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8 pugliesi su 10 chiedono che l’ex Ilva venga rilanciata e che rimanga sotto il controllo della proprietà italiana. Anche a livello nazionale l’85,7% degli italiani è contrario alla chiusura della fabbrica. E’ emerso da una indagine realizzata da Federmeccanica e presentata all’interno dello stabilimento tarantino insieme a Confindustria. La produzione di acciaio è necessaria per la sopravvivenza dell’industria nazionale per il 78,5% degli intervistati, mentre il 77,1% teme pesanti ricadute occupazionali in caso di dismissione. Dunque non si puo’ fare a meno dell’ex Ilva, ha detto Simone Bettini, presidente di Federmeccanica. Rinunciarvi o marginalizzarlo significherebbe condannare l’Italia ad una sempre maggior dipendenza dall’estero. Intervista a Simone Bettini pres. Federmeccanica, Salvatore Toma pres. Confindustria

Assemblea generale della Fiom Cgil a Taranto. Si è discusso di lavoro ed industria, mentre all’ex Ilva si è verificato l’ennesimo infortunio sul lavoro. Gli incidenti all’ex Ilva si possono fermare solo in un modo: mettendo in sicurezza i lavoratori e gli impianti. Ed è possibile solo con un piano reale di gestione uscendo dalla struttura commissariale. Arriva a Taranto Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, all’indomani di un altro infortunio allo stabilimento siderurgico. Intervista a Michele De Palma segretario generale Fiom Cgil

A Taranto il seminario sulla transizione giusta per le imprese con la vice presidente nazionale, Lara Ponti: “La sostenibilità economica conviene ma servono regole certe e investimenti”. Su Ilva: “È lo snodo cruciale”. La sostenibilità conviene economicamente. Lo ha spiegato la vice presidente nazionale di Confindustria, Lara Ponti nel seminario, in collaborazione col gruppo Ambrosetti, per le imprese di Taranto. Città definita hub della transizione ma che ha ancora tanto da fare. Così la Puglia, anche se registra importanti passi in avanti. Il passaggio al green non riguarda solo la singola azienda ma tutto il sistema nazionale e locale. La sostenibilità è economica, ambientale e sociale. In questo, Taranto non può non fare i conti con la grande industria. Intervista a Lara Ponti, vice presidente nazionale Confindustria e Lella Miccolis, vice presidente Confindustria Taranto

Una crisi senza via d’uscita: la voce dei lavoratori. Avevamo la più grande acciaieria d’Europa e ora, tra i viali dello stabilimento dell’Ilva di Taranto, siamo arrivati alla resa dei conti. Quello che un tempo era l’orgoglio della siderurgia italiana è oggi il teatro di una crisi senza soluzione, dove il destino di migliaia di famiglie è appeso a un filo. Ma dietro i decreti legge e i bilanci in rosso, c’è la realtà cruda di chi quella fabbrica la vive ogni giorno. Questo reportage scava nel cuore del siderurgico attraverso le testimonianze dirette di chi indossa la tuta blu. La vita in fabbrica: tra orgoglio e polvere Per gli operai dell’Ilva, la fabbrica non è solo un posto di lavoro; è un’identità lacerata. Le interviste raccolte descrivono un clima pesante, dove il rumore degli impianti fa da sottofondo a un’incertezza cronica. La narrazione si sposta dai tavoli della politica al fumo delle cokerie, dando un volto umano a chi si sente prigioniero di un paradosso: la necessità di portare a casa uno stipendio scontrandosi quotidianamente con il tema della salute e dell’inquinamento a Taranto.

Quando il carro funebre è andato via, il bimbo più grande, solo 6 anni, ha allungato la mano e ha sussurrato “Addio papà” Uno dei momenti più struggenti che rimarrà inciso nella sua memoria per l’eternità. “Sei stato un padre meraviglioso” grida la moglie Giusy davanti alla bara di Loris mentre esce dalla chiesa di sant’Egidio al Tramontone. Domenica scorsa Loris era nella stessa chiesa con i suoi due figlioletti, Riccardo e Salvatore, uno di loro in braccio al papà orgoglioso. Il suo sguardo parlava di futuro e di una normalità quasi scontata. Eppure a distanza di pochi giorni quell’immagine si è infranta. Loris ora giace in quella fredda bara e davanti a lui ci sono i suoi bambini, la moglie, la sua mamma consumati dal dolore. Era una morte che si poteva evitare ha detto don Carmine Agresta durante l’omelia I funerali di Loris e l’intervista don Carmine Agresta parroco chiesa sant’Egidio Quando il carro funebre è andato via, il bimbo più grande, solo 6 anni, ha allungato la mano e ha sussurrato “Addio papà” Uno dei momenti più struggenti che rimarrà inciso nella sua memoria per l’eternità

Entro il termine stabilito Acciaierie d’Italia S.p.a. potrà adoperarsi per ottenere un’integrazione dell’AIA 2025 . Sospensione dal 24 agosto dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento dell’ex Ilva se non adeguerà l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Lo ha disposto il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, che fa riferimento a “rischi attuali di pregiudizi alla salute” e chiarisce che il decreto non è allo stato esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato. Nella nota del tribunale di Milano si legge che la “disapplicazione dell’AIA 2025 è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni (es.: monitoraggio PM10 e PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell’acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke, ecc.) in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzione.La sospensione dell’attività produttiva avrà efficacia a decorrere dal 24 agosto 2026. Entro tale termine Acciaierie d’Italia S.p.a. in A.S., Acciaierie d’Italia Holding S.p.a. in A.S., ILVA S.p.a. in A.S. – potranno adoperarsi per ottenere un’integrazione dell’AIA 2025 che abbia ad oggetto l’indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione ed impegnandosi a tale tempestiva attuazione. A decorrere dal 24 agosto 2026, in assenza degli adempimenti sopra indicati, dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello Stabilimento ILVA di Taranto. In ogni caso l’ordine di sospensione dell’attività produttiva cesserà di avere effetto quando parti resistenti avranno adempiuto agli incombenti.

Mandato ai commissari per avviare la negoziazione sulla cessione del complesso siderurgico nel rispetto delle consultazioni sindacali previste dalla Legge 428/1990. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito mandato ai Commissari straordinari di Ilva e di Acciaierie d’Italia (Adi), entrambe in amministrazione straordinaria, di avviare formalmente la negoziazione finalizzata alla cessione del complesso siderurgico al Flacks Group. La decisione rientra nel percorso istituzionale volto a individuare una soluzione industriale stabile per il futuro della siderurgia italiana e, in particolare, per il sito strategico di Taranto. Secondo quanto comunicato in una nota ufficiale, il mandato prevede che la trattativa venga condotta tenendo conto del consolidamento di possibili partenariati industriali, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva, sostenibilità economica e prospettive di rilancio per uno dei più importanti poli siderurgici d’Europa. In questo quadro, il coinvolgimento di Flacks Group, gruppo industriale internazionale attivo nel settore dell’acciaio, rappresenta un passaggio chiave nella complessa procedura di dismissione. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha inoltre ribadito la necessità che l’intero processo avvenga nel pieno rispetto delle procedure previste dall’articolo 47 della Legge 428/1990, norma che disciplina le consultazioni sindacali in caso di trasferimento d’azienda o di rami d’impresa. Tale passaggio è considerato essenziale per tutelare i livelli occupazionali, i diritti dei lavoratori e il ruolo delle organizzazioni sindacali nella fase di confronto. La negoziazione dovrà quindi svilupparsi su un doppio binario: da un lato la valutazione industriale e finanziaria dell’operazione di cessione, dall’altro il dialogo con le parti sociali, chiamate a esprimersi sugli effetti dell’eventuale passaggio di proprietà. Un equilibrio ritenuto fondamentale per garantire una transizione ordinata e sostenibile dell’asset siderurgico. La cessione di Ilva e di Acciaierie d’Italia rappresenta uno snodo cruciale non solo per il futuro del comparto dell’acciaio, ma anche per l’economia del Mezzogiorno e per le politiche industriali nazionali. Il dossier resta quindi al centro dell’attenzione del Governo, delle istituzioni locali e del mondo sindacale, in attesa degli sviluppi della trattativa con Flacks Group.

Nel verbale condiviso: tre forni elettrici, quattro DRI nello stabilimento, intervento pubblico e sostegni sociali. “Il Governo convochi subito il tavolo”. Sindacati metalmeccanici e istituzioni locali – Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto – hanno firmato un verbale congiunto che definisce una piattaforma industriale e sociale unitaria per il futuro dell’ex Ilva. Il documento, spiegano le sigle, “fa cadere ogni alibi” e impone al Governo di aprire subito un tavolo unico a Palazzo Chigi. Nel verbale si chiede un intervento pubblico nella nuova cordata industriale, dopo il fallimento delle ultime due gare, e la partecipazione di aziende pubbliche utilizzatrici dell’acciaio prodotto a Taranto. Viene inoltre stabilito che la produzione resti nello stabilimento tarantino, con tre forni elettrici e quattro impianti DRI da realizzare tutti a Taranto, respingendo qualunque ipotesi di delocalizzazione. Il documento include anche la richiesta di predisporre strumenti di risarcimento per i lavoratori che hanno pagato il prezzo più alto della crisi, e l’avvio di una transizione sociale che garantisca che nessuno resti indietro. I sindacati sollecitano inoltre l’avvio immediato della decarbonizzazione, la definizione rapida dell’approvvigionamento del gas e chiarimenti sul taglio governativo dei 280 milioni destinati al primo DRI, ritenuto un ostacolo alla ripartenza del progetto. Tutte le sigle chiedono il ritiro del “piano corto” del Governo e la convocazione urgente del tavolo a Palazzo Chigi per una gestione unificata della vertenza, denunciando il “silenzio assordante” dell’esecutivo. Nel frattempo, si sollecita lo stop ai licenziamenti già avviati, con riferimento ai 220 lavoratori Semat e ai 60 della Pitrelli.

I due hanno parlato anche del piano operativo per il rilancio produttivo predisposto dai Commissari straordinari e ulteriori investimenti nell’area di Taranto. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in una lunga telefonata, ha informato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, della riunione che si è svolta venerdì scorso al Mimit con gli enti locali pugliesi. I due hanno parlato anche del piano operativo per il rilancio produttivo predisposto dai Commissari straordinari e ulteriori investimenti nell’area di Taranto. Il ministro Urso ha inoltre aggiornato il presidente Decaro sugli obiettivi del decreto ex Ilva, attualmente all’esame del Senato, e sulle procedure negoziali per la cessione degli asset previste nella gara internazionale in corso. Urso e Decaro si sono inoltre confrontati sulle  prospettive della revisione del Cbam (Carbon border adjustment mechanism, regolamento dell’Unione Europea che introduce una tassa alle frontiere per le importazioni di beni ad alta intensità di carbonio). Urso ha infine assicurato al presidente Decaro il massimo impegno e la piena collaborazione del Governo con Regione ed enti locali. 

Taranto può vivere senza Ilva. Le alternative ci sono. È stato questo l’intento della manifestazione organizzata da diverse associazioni. . Una città senza Ilva. Questo ha voluto dimostrare, attraverso tante testimonianze, la manifestazione itinerante “L’ora di Taranto”, il movimento nato sui social. Non la Taranto delle cronache industriali, ma una Taranto sussurrata dalle onde del suo mar Piccolo, scrigno di biodiversità marina, da un patrimonio archeologico e storico di inestimabile valore custodito al Museo Archeologico nazionale, dall’energia di giovani che, hanno scelto di non andare via e con tanti sacrifici, investono nella città. Un percorso alternativo grazie alle potenzialità straordinarie che ha la città che, però, vengono mortificate e ignorate, dicono i manifestanti. E invece ancora una volta il Governo e le istituzioni cercano di salvare la fabbrica. Da quasi vent’anni non si fa altro. Peccato che quando la piazza avrebbe dovuto raccogliere questo grido, l’assenza ha parlato più forte della presenza. Dov’erano i tarantini? È facile osservare da lontano, criticare, lamentarsi che scendere in piazza e rischiare di esporsi. Questa apatia rappresenta il vero grande ostacolo al cambiamento per Taranto.

E’ uno dei due fondi americani che si e’ presentato alla gara per la vendita dell’azienda. Saranno domani e dopodomani in visita all’ex Ilva di Taranto, con una delegazione tecnica, irappresentanti di Flacks Group, uno dei due fondi americani che si e’ presentato alla gara per la venditadell’azienda, dichiarando di essere interessato ad acquisire l’intero gruppo ex Ilva. L’altro fondo e’ invece Bedrock, che si era gia’ presentato alla gara precedente chiusa a gennaio. Flacks non e’ mai venuto a vedere gli impianti di Taranto, come non e’ mai venuto Bedrock, al contrario degli azeri di BakuSteel e degli indiani di Jindal, presenti alla precedente gara ma non all’attuale, che invece gli impianti gli hanno visti. Ci sarebbero poi altri due gruppi extrauropei interessati, che hanno chiesto al Mimit chesia per ora mantenuta riservatezza sulla loro identita’. Circola l’ipotesi che uno dei due nuovi soggetti presentatisi per acquisire l’ex Ilva possa essere EM Steel, azienda siderurgica degli Emirati Arabi.

“Deve farsi carico della ripartenza dell’impianto di Taranto e dei lavoratori” ‘Pretendenti all’altezza dell’Ilva non ce ne sono. Oggi non ci sono alternative allo Stato. La via per risanare e rilanciare l’Ilva passa per l’intervento dello Stato: si deve fare imprenditore, deve farsi carico della ripartenza dell’impianto di Taranto e poi vedere se ci sono privati che si affiancano”. Così i segretari di Fim, Fiom e Uilm Ferdinando Uliano, Rocco Palombella e Michele De Palma riuniti nella sede di Corso Trieste. “Finora sono state presentate solo due offerte, da due fondi americani, uno dei quali ha presentato la risibile offerta di 1 euro. Ieri il ministro Urso ci ha detto che venerdì si è palesato un ‘cavaliere mascherato’, il cui nome per un accordo di segretezza non ci è stato rivelato ieri sera al tavolo di Palazzo Chigi, ma di cui oggi abbiamo letto il nome sul giornale di Confindustria’, hanno detto. Si tratterebbe di Qatar Steel. Allarme anche dal sindaco di Taranto Piero Bitetti, che ventila il rischio di una pesante crisi sociale.

L’incontro si è chiuso senza intese e a breve il numero di cassaintegrati potrebbe salire a 5700 per poi arrivare a 6.000 a gennaio “Per l’ex Ilva non c’è alcun piano, vogliono solo chiuderla”. È la sintesi dei sindacati al termine dell’incontro avvenuto ieri con il Governo. La cassa integrazione è destinata a salire di altre 1200 unità nelle prossime settimane e 300 a gennaio. Saranno quindi circa 6mila i lavoratori interessati. Durante l’incontro il ministro Urso avrebbe fatto riferimento a un possibile nuovo investitore. Circostanza però che non convince i sindacati. Una situazione sempre più complessa. “Dal Governo piano inaccettabile e da contrastare con tutti gli strumenti possibili”, dicono i sindacati. 

Rimarrà fermo per 48 ore per manutenzione Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, ha avviato le operazioni di fermata dell’altoforno 4, l’unico attualmente operativo nello stabilimento di Taranto, per sottoporlo a manutenzione. Da fonti sindacali si apprende che la fermata dell’impianto e’ stata accorciata come durata. Non saranno piu’ le 72 ore inizialmente previste ma 48. L’altoforno 4 restera’ infatti inattivo domani e mercoledi’ e riprendera’ poi giovedi’ la sua marcia regolare. Prima di questo stop, l’impianto stava producendo in media 4.500 tonnellate di ghisa al giorno. Nel frattempo Acciaierie d’Italia sta mandando avanti il piano relativo alla ripresa degli altri due attualmente fermi, cioe’ l’1 e il 2, bloccati per motivi diversi.

Rimarrà fermo per 48 ore per manutenzione Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, ha avviato le operazioni di fermata dell’altoforno 4, l’unico attualmente operativo nello stabilimento di Taranto, per sottoporlo a manutenzione. Da fonti sindacali si apprende che la fermata dell’impianto e’ stata accorciata come durata. Non saranno piu’ le 72 ore inizialmente previste ma 48. L’altoforno 4 restera’ infatti inattivo domani e mercoledi’ e riprendera’ poi giovedi’ la sua marcia regolare. Prima di questo stop, l’impianto stava producendo in media 4.500 tonnellate di ghisa al giorno. Nel frattempo Acciaierie d’Italia sta mandando avanti il piano relativo alla ripresa degli altri due attualmente fermi, cioe’ l’1 e il 2, bloccati per motivi diversi.

La denuncia è di Luciano Manna che invita le autorità della Grecia a monitorare e analizzare il carico di fanghi e polverino di Altoforno dell’ex Ilva, a bordo della motonave Vittoria, che sta partendo dal porto di Taranto. Il personale della Procura di Taranto, scrive Manna, dopo alcune verifiche effettuate nei capannoni dove giacevano i cumuli di questo materiale, ha riscontrato radioattività. Così l’ambientalista di Veraleaks ha informato il cementificio destinatario del carico, autorizzato dalla Provincia, il ministro dell’ambiente greco tramite la ambasciata greca in Italia e gli europarlamentari della Grecia a Bruxelles.

“Serve una legge speciale, con la decarbonizzazione si prevedono migliaia di esuberi” Servizio di Alessandra Martellotti; intervista a Rosa D’Amato, Commissaria regionale EV/ AVS;

L’incontro è previsto per il 28 ottobre Domani i lavoratori ex Ilva aderenti a Fim, Fiom e Uilm sciopereranno per chiedere certezze sul futuro dell’azienda, ma non ci sarà l’Usb. Un corteo attraverserà la città, con un corteo che si concluderà davanti al Municipio. Dopo 13 anni di vertenza e 8 governi, dal sequestro preventivo del 26 luglio 2012, i lavoratori – affermano i sindacati – sono esausti. Intanto il Governo ha convocato azienda e sindacati per il 28 ottobre.

Metalmeccanici pronti alla mobilitazione di domani, con lo sciopero di 24 ore e il corteo dalla fabbrica al Comune di Taranto. Oltre 7mila lavoratori a rischio: “Sarà una macelleria sociale” Di Alessandra Martellotti Interviste a Francesco Brigati, segretario generale Fiom Cgil Taranto; Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl; Davide Sperti, segretario generale Uilm Uil Taranto

Il consiglio comunale di Taranto dice no al ricorso contro l’Aia per l’ex Ilva. Impugnerà invece il progetto del dissalatore sul fiume Tara. Ieri riunione fiume con 11 ore di lavori Di Alessandra Martellotti

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