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La vittima venne colpita da una raffica di pugni che lo sbilanciarono e lo fecero cadere, battendo la testa Il pm Ignazio Abbadessa ha chiesto 30 anni di reclusione per Fabio Giampalmo, ex pugile di 21 anni, che nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2021, in un’area di servizio tra Modugno e Bitonto uccise il 40enne Paolo Caprio. La vittima venne colpita da una raffica di pugni che lo sbilanciarono e lo fecero cadere, battendo la testa. Nelle motivazioni consegnate dal Pm, quella sera Giampalmo agì “non come un uomo di strada ma come un fighter ben cosciente di ciò che stava facendo”. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti l’aggressione, avvenuta all’esterno di un bar di un’area di servizio tra Modugno e Bitonto, per affermare la propria posizione all’interno del suo gruppo criminale, di Bitonto, davanti ad altri concittadini.

Uno dei due ha avuto sei mesi di reclusione Due parcheggiatori abusivi sono stati arrestati dalla polizia locale di Bari in due distinte occasioni. Uno dei due è stato processato per direttissima e condannato alla pena di sei mesi di reclusione. Il primoepisodio risale a giovedì scorso, nella centrale piazza Libertà. All’arrivo degli agenti il parcheggiatore ha iniziato a inveire, rifiutando di mostrare i suoi documenti e poi cercando di allontanarsi camminando fra le auto in transito. Raggiunto da due vigili, si è scagliato contro di loro prima con una testata, non andata asegno, e poi con pugni e calci. Fermato, è stato portato nel carcere di Lecce con l’ipotesi di reato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Ieri è stato processato e condannato, inoltre sono stati sequestrati 50 euro, frutto della presunta attività illecita. Il secondo episodio è avvenuto ieri. Un altro parcheggiatore, di circa 40 anni, è stato fermato mentre cercava di estorcere cinque euro a una ragazza che voleva sostare con la sua auto al molo San Nicola. La donna ha sporto denuncia. L’uomo è stato portato nel carcere di Bari in attesa del processo per direttissima, risponde di tentata estorsione e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo i giudici, l’ex patron del Bari avrebbe svuotato le casse della società. Assoluzione per Giovanni Ferrara Servizio di Guglielmina Logroscino Intervista all’avv. Felice Petruzzella, legale Giancaspro

L’uomo fu arrestato a Bari il 18 gennaio 2022  Servizio di Guglielmina Logroscino

Cinque anni e sei mesi di reclusione per il dipendente della società partecipata del Comune di Lecce, accusato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce hanno condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione un dipendente della Sgm, la società partecipata del Comune di Lecce, accusato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore. I fatti contestati si sarebbero verificati tra luglio e novembre del 2011. Secondo l’accusa Vito Baglivi, 55 anni, con mansioni di autista presso la suddetta società, estranea ai fatti contestati dalla Procura, attraverso pressioni e minacce, avrebbe ricevuto da un imprenditore edile, in più tranches somme di denaro con interessi usurari tra il 94 % ed il 190 %, come corrispettivo di precedenti prestiti sotto forma di assegni. Al 55enne è stata anche inflitta una multa di 20 mila euro e disposta l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e la confisca di quasi 4 mila euro, ritenuti profitto del reato. La vittima era difesa dall’avvocato Francesca Conte.

La donna è accusata di truffa ed esercizio abusivo della professione legale, per aver raggirato almeno 15 clienti che le avrebbero consegnato complessivamente circa 250mila euro Tre anni e nove mesi di reclusione per Antonella Veronico Marino, la 48enne finita sotto processo per essersi finta avvocatessa. La decisione è del Tribunale di Bari. La donna è accusata di truffa ed esercizio abusivo della professione legale, per aver raggirato almeno 15 clienti che le avrebbero corrisposto complessivamente circa 250mila euro. L’inchiesta ha preso il via a seguito alla denuncia presentata da un gruppo di vittime ed è sfociata, a maggio 2016, nell’arresto della donna, finita ai domiciliari. Secondo l’accusa, la finta avvocatessa sarebbe riuscita a convincere le sue vittime, spesso in stato di bisogno, della sua serietà professionale, facendosi pagare parcelle senza poi emettere alcuna fattura. L’ordine degli avvocati di Bari è costituito parte civile nel processo, insieme con una decina di clienti truffati.

L’ex capo della Protezione Civile della Puglia è stato arrestato il 23 dicembre del 2021 con l’accusa di aver intascato mazzette da 20mila e 10mila euro da due imprenditori, a cui erano stati affidati appalti per la realizzazione di strutture per l’emergenza Covid Servizio di Guglielmina Logroscino Intervista all’avv. Michele Laforgia, difensore Lerario

Nel mirino una concessionaria d’auto e una profumeria, per il responsabile 6 anni e 8 mesi Condannato l’autore degli attentati con potenti ordigni rudimentali a una concessionaria d’auto e una profumeria a San Severo, la notte del 4 gennaio dello scorso anno. Inflitti 6 anni e 8 mesi, con il rito abbreviato, al 28enne Salvatore Brattoli. Lo ha deciso il gup del tribunale di Bari, che ha accolto la richiesta della DDA. Nella vicenda è coinvolto anche un minore, ritenuto complice di Brattoli.I reati contestati sono di tentata estorsione (per il solo maggiorenne), porto e detenzione illegale di materiale esplodente con l’aggravante del metodo mafioso. I due furono individuati la scorsa estate dai carabinieri del nucleo investigativo di Foggia. Brattoli e il minore avrebbero fatto esplodere due potenti ordigni, mescolati anche con alcune componenti metalliche per aumentare i danni alle attività commerciali.

Il 12 ottobre del 2021, l’uomo colpì a morte, con un taglierino, la donna per poi confessare tutto ai Carabinieri E’ stato condannato all’ergastolo il 76enne Pietro Dimitri, di Manduria, accusato di avere ucciso la compagna Giuseppina Loredana Dinoi, 71 anni, il 12 ottobre del 2021. È la decisione della Corte d’Assise di Taranto. L’uomo colpì la donna con numerosi fendenti sferrati con un taglierino, raggiungendola  al volto, al collo, al torace e agli arti, nella loro casa. Fu lo stesso Dimitri a chiamare i carabinieri, ammettendo di aver ucciso la convivente e dicendo di volersi suicidare. L’uomo si procurò delle ferite non graviagli arti superiori e al collo e attese l’arrivo dei soccorsi.Il collegio giudicante ha inoltre condannato l’imputato, al pagamento di una provvisionale di 140mila euro a sei familiari della vittima che si erano costituti parte civile. Infine Dimitri dovrà farsi carico delle spese legali e della pubblicazione della sentenza con manifesti da affiggere a Manduria e a Taranto per la durata di 15 giorni.

Salvatore Camporeale e Giuseppe Barra sono stati condannati, per concussione e peculato, rispettivamente a 9 e 4 anni. Dovranno anche risarcire un imprenditore di Trani Salvatore Camporeale, ex sindaco di Margherita di Savoia, e il suo vice Giuseppe Barra, sono stati condannati dalla corte di Appello di Bari, per concussione e peculato, rispettivamente a 9 e 4 anni. Dovranno anche risarcire un imprenditore di Trani. Quest’ultimo, che gestiva la Salina di Margherita di Savoia, nel 2007 denunciò le pressioni ricevute da sindaco e dal vice. Raccontò delle difficoltà poste per il pagamento da parte del Comune dei 120mila euro che gli spettavano, nonostante la delibera fosse già pronta. I due ex amministratori avrebbe chiesto computer per il loro ufficio personale, soldi per l’affitto della sede del partito e alcuni abiti in cambio di modifiche al piano regolatore. Camporeale e Barra furono arrestati nel luglio del 2007 ma subito scarcerati. Assolti in primo grado nel 2016, sono stati condannati in Appello

E’ quanto avanzato dalla Procura di Bari nei confronti dell’ex dirigente della Protezione civile della Regione Puglia, arrestato il 23 dicembre 2021 con l’accusa di corruzione per aver intascato due “mazzette” Servizio di Maurizio Marangelli

Dieci anni di reclusione per l’uomo che ha aggredito la donna poiché si sarebbe rifiutata di avere un rapporto sessuale Nell’agosto del 2021 accoltellò la moglie, a Canosa di Puglia, sfregiandole in modo permanente il volto perché si era rifiutata di avere un rapporto sessuale. Oggi il 44enne di origine marocchina è stato condannato a 10 anni di reclusione. È stato infatti ritenuto colpevole di tentato omicidio dal gup del Tribunale di Trani. Il gup ha condannato l’uomo, giudicato con rito abbreviato, anche al risarcimento in favore della donna, una 23enne sua connazionale, riconoscimento della provvisionaleimmediatamente esecutiva di 50mila euro sul maggior danno daquantificarsi in sede civile. 

Due anni e sei mesi di reclusione per il patrigno di una “bulla” che avrebbe perseguitato, con pedinamenti e minacce, la madre della vittima Il patrigno di una “bulla” avrebbe perseguitato, con pedinamenti e minacce, la madre della vittima. L’uomo, per questo, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di stalking. A finire nei guai il patrigno di una studentessa 14enne dell’Istituto professionale Majorana di Bari che lo scorso gennaio sarebbe stata aggredita dalla mamma della compagna di scuola che aveva bullizzato.  Secondo la Procura di Bari, il 50enne avrebbe perseguitato la donna che, per porre fine alle continue vessazioni subite da sua figlia, avrebbe aggredito la ragazzina bulla, colpendola con una testata. Da quel momento il 50enne avrebbe iniziato a perseguitare la donna con ripetute telefonate, minacce e appostamenti sotto casa. In aula l’uomo si è difeso dichiarando di aver minacciato la donna una sola volta, con una telefonata. “Le altre volte è stata lei a chiamarmi – ha precisato – per chiedermi di ritirare la denuncia” presentata dopo l’aggressione alla presunta bulla. L’uomo ha anche aggiunto di non aver mai seguito né la donna né sua figlia. Per lui il difensore aveva chiesto l’assoluzione o, in subordine, la concessione delle attenuanti generiche vista l’ammissione degli addebiti durante il processo, oltre alla cancellazione dell’aggravante di aver agito nei confronti di una minorenne.

Isolamento diurno per 3 anni per l’assassino reo confesso dell’arbitro leccese Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta Servizio di Stefania Congedo Montaggio di Francesco Afrune Intervista all’avv. Giovanni Bellisario, legale di Antonio De Marco

Filomena D’Antino fu assassinata durante un tentativo di rapina a San Marco la Catola Condannato a 30 anni di reclusione il 31enne Felice Cassano, imputato per l’omicidio della 90enne Filomena D’Antino, uccisa il 17 aprile di due anni fa a San Marco la Catola, piccolo Comune dei Monti Dauni settentrionali. Lo ha deciso la Corte d’assise di Foggia; il pm aveva chiesto la condanna a 22 anni di carcere. L’anziana fu assassinata durante un tentativo di rapina nella sua abitazione: la donna fu violentemente strattonata da Cassano, fino a sbattere violentemente la testa sul pavimento.A ritrovarla, ormai senza vita, fu suo figlio, preoccupato per il prolungato silenziose della pensionata.

Uccise anziana, condannato a trent’anni

Filomena D’Antino fu assassinata durante un tentativo di rapina a San Marco la Catola Condannato a 30 anni di reclusione il 31enne Felice Cassano, imputato per

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