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La sentenza della Corte d’Appello di Bari La Corte d’Appello di Bari ha confermato la condanna alla pena di 20 anni di reclusione per il boss di Bitonto (Bari) Domenico Conte, coinvolto nell’indagine ‘Market drugs’ sul traffico di droga nel comune del Barese, insieme ad oltre 40 persone. Il collegio ha anche confermato condanna a 18 anni di reclusione per Mario D’Elia, considerato suo braccio destro, e quella a 13 anni e 4 mesi per Francesco Bonasia. Confermate le condanne di primo grado per altri sette imputati, per altri 30 le pene sono state ridotte portandole da un anno e sei mesi a 10 anni di reclusione.

L’accusa è omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il 43enne ucciso per una lite via social Il pm Desire Di Geronimo ha chiesto una condanna a 16 anni a testa di reclusione per i presunti responsabili della morte del 43enne Giovanni Colaianni, ucciso da due proiettili esplosi con un revolver calibro 38 a un ginocchio e all’addome la notte tra il 21 e il 22 giugno 2023, sul pianerottolo di casa, in via Napoli. A processo, innanzi alla Corte d’Assise, ci sono Nicola Amoruso, esecutore materiale, e Francesco Ricci, che quella sera era insieme a lui. L’ accusa per entrambi e quella di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Movente dell’ omicidio una lite via social in cui era coinvolto il figlio della vittima. La sentenza verrà pronunciata nel corso della prossima udienza.

A Matera in corso processo per altri sette La Corte di appello di Potenza ha confermato la condanna a sei anni di reclusione, decisa dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Matera, nei confronti di Michele Falotico, ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di due ragazze inglesi, avvenuta la notte del 7 settembre 2020 in una villa di Pisticci. A darne notizia l’avvocato delle parti civili, Giuseppe Rago, che si è detto soddisfatto. Falotico, l’unico degli indagati a scegliere di essere giudicato con il rito abbreviato, fu condannato dal gup nel 2022. Intanto, in Tribunale a Matera è in corso il processo a carico degli altri sette imputati dello stupro delle due ragazze: la fase dibattimentale potrebbe concludersi il prossimo 16 ottobre.

Il delitto risale al 26 ottobre 2023, sentenza con rito abbreviato. Ma il movente non è mai stato chiarito Diciassette anni e 4 mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta al 22enne Alessio Marino, imputato per l’omicidio di suo cognato Alessandro Ronzullo, ucciso la notte tra il 26 e il 27 ottobre dello scorso anno, a Foggia. Lo ha deciso il gup del Tribunale del capoluogo dauno al termine del processo con rito abbreviato. Vittima e assassino si frequentavano essendo fidanzati con due sorelle di San Severo. L’agguato a colpi di pistola avvenne in via Lucera, alla periferia del capoluogo. Ronzullo morì poco dopo l’arrivo in ospedale. Mai chiarito il movente del delitto.

La vittima ha riportato lesioni ai denti e alla mandibola Hanno aggredito e picchiato in branco un 13enne per futili motivi, solo per dimostrare la forza del loro gruppo. Per questo tre minori, accusati di lesioni personali aggravate in concorso e violenza privata, non potranno per ora più uscire di casa. Praticamente l’equivalente degli arresti domiciliari. Gli indagati fanno parte del gruppo di minori che la sera del 30 marzo scorso a Villa Castelli, nel Brindisino, aggredirono e picchiarono un 13enne, provocandogli lesioni personali gravi alla corona dentale e il conseguente indebolimento permanente dell’organo della masticazione. Accerchiarono e aggredirono la vittima avvalendosi di altri tre minori di età inferiore ai 14 anni, quindi non imputabili. Gli altri minori, tra cui una ragazza quattordicenne, filmarono il pestaggio e fecero in modo che la vittima non scappasse.

In primo grado era stato prosciolto per una vicenda di droga Servizio di Linda Cappello, montaggio di Maria Cristina Quintale

Sentenza con rito abbreviato del Tribunale per i minori di Lecce Il Tribunale per i minorenni di Lecce ha condannato (con rito abbreviato) a 20 anni direclusione e 8mila euro di multa Luigi Borracino, il 19enne imputato per l’omicidio di Paolo Stasi. La vittima, conoscente e coetanea del killer, fu uccisa a colpi di pistola il 9 novembre del 2022 a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Borraccino, all’epoca dei fatti minorenne, dopo l’arresto confessò di aversparato ma di non voler uccidere Stasi: è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il difensore dell’imputato ha annunciato che dopo il deposito delle motivazioni impugnerà la sentenza. La pena inflitta ha superato le richieste della pubblica accusa, che aveva chiesto 18 anni. Borracino è imputato anche nel processo in corso davanti ai giudici del Tribunale ordinario di Brindisi per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, reati che sarebbero stati commessi dopo il raggiungimento della maggiore età. Tra gli imputati in questo procedimento il 23enne Cristian Candita, accusato di omicidio volontario in concorso con Borracino, e la madre della vittima, Annunziata D’Errico, accusata solo di spaccio di droga. Per gli investigatori l’omicidio del 19enne è riconducibile a un debito di 5mila euro contratto con Borracino da Stasi e dalla madre per il consumo di hascisc e marijuana.Droga in dosi che veniva confezionata – secondo l’accusa – ai fini di spaccio nell’abitazione della famiglia Stasi a seguito di un accordo tra Borracino e la D’Errico. La donna ed il figlio poi ucciso avrebbero consumato la droga, ma l’avrebbero pagata solo in parte.

Insieme al proprietario dell’immobile, custodiva 200 pezzi tra mitragliatori, pistole, bombe a mano e migliaia di munizioni  L’ex gip barese Giuseppe De Benedicits è stato condannato in via definitiva a 9 anni e 3 mesi dalla Corte d’Appello di Lecce  per la vicenda dell’arsenale trovato in una villa di Andria.  La Cassazione  ha respinto il ricorso dei difensori dell’ex magistrato e ha leggermente ritoccato la pena inflitta al proprietario dell’immobile, Antonio Tannoia la cui condanna da 8 anni, 7 mesi e 20 giorni è passata a 8. Secondo la Dda di Lecce, i due custodivano un arsenale composto da più di 200 pezzi tra fucili mitragliatori, fucili a pompa, mitragliette, pistole, bombe a mano e migliaia di munizioni. 

Secondo l’accusa avrebbe ricevuto una mazzetta da 15mila euro per favorire un’impresa di costruzioni Servizio di Luigi Lupo

Confermata in Appello la condanna dell’imprenditore di Gravina accusato dell’omicidio del paladino della legalità Servizio di Luigi Lupo

L’ex amministratore unico di Ferrovie del Sud-Est Luigi Fiorillo, riconosciuto responsabile dei reati di bancarotta fraudolenta e di alcuni episodi di distrazione e dissipazione del patrimonio societario, avvenuti negli anni tra il 2001 e il 2015. Servizio di Luigi Lupo Montaggio di Pasquale Realmonte

Il Tribunale di Trani ha inflitto un anno e otto mesi di reclusione a un giovane tunisino Un anno e otto mesi di reclusione per una pacca sul sedere. E’ la condanna inflitta dal tribunale di Trani ad un 23enne cittadino tunisino senza fissa dimora accusato di violenza sessuale. I fatti si sono svolti a Canosa di Puglia a marzo dello scorso anno. Il giovane, secondo quanto accertato, si era avvicinato ad una ragazza di 29 anni appena uscita dalla filiale di una banca e con un gesto repentino le aveva colpito la natica sinistra. Spaventata la giovane urlò per mettere in fuga l’extracomunitario ma subito dopo lo inseguì fino a raggiungerlo in un locale dove gli intimò di non importunarla più altrimenti gli avrebbe fatto passare i guai.

L’ex capo delle Procure di Trani e Taranto era accusato di tentata induzione indebita e falso ideologico Servizio di Alessandro Boccia Intervistati: Angela Pignatari

Potrebbe riaprirsi il caso di Giovanni Camassa, l’agricoltore condannato in via definitiva all’ergastolo nel febbraio 2014 per l’omicidio di Angela Petrachi, la giovane mamma di 31 anni trovata uccisa brutalmente nell’ottobre del 2002 nelle campagne di Melendugno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal legale della famiglia, avvocato Ladislao Massari, contro le motivazioni con cui per la seconda volta la Corte d’Appello di Potenza aveva rigettato la richiesta di revisione del processo, chiedendo che fosse un’altra corte ad esprimersi. La richiesta è stata accolta nei giorni scorsi dalla Corte Suprema che ha stabilito che a decidere sul criterio di ammissibilità della richiesta di revisione del processo sia la Corte d’Appello di Catanzaro. Un piccolo spiraglio di speranza per i familiari di Camassa, che si è sempre dichiarato innocente. Dopo essere stato assolto in primo grado per non aver commesso il fatto, Camassa è stato condannato in appello al carcere a vita. Condanna poi confermata in cassazione.

Vito Passalacqua è stato ritenuto responsabile di maltrattamenti nei confronti della moglie e delle due figlie Condannato a sette anni di reclusione. E’ la pena inflitta dalla Gup del tribunale di Bari, Susanna De Felice a Vito Passalacqua per i maltrattamenti aggravati nei confronti delle due figlie e della moglie Michelle Baldassarre, morta suicida nelle campagne di Santeramo in Colle il 9 febbraio scorso. Passalacqua è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. l’uomo dovrà pagare i danni e una provvisionale di 30mila euro in favore di ciascuna delle due figlie e versare tremila euro alla onlus Giraffa, costituitasi in giudizio. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a otto anni. 

Per Gianfranco Grandaliano la pm aveva invocato 4 anni e 8 mesi Al termine del processo celebrato con rito abbreviato, l’ex direttore dell’Agenzia regionale per i rifiuti Gianfranco Grandaliano è stato condannato a un anno per corruzione per l’esercizio della funzione. La pm Chiara Giordano aveva invocato una condanna a quattro anni e otto mesi. Secondo l’accusa, l’ex direttore dell’Ager avrebbe favorito un imprenditore che, nell’agosto del 2017, avrebbe pagato 2.900 euro per la festa di compleanno dello stesso Grandaliano. L’imprenditore e un suo collaboratore saranno giudicati nel processo che sara’ celebrato con rito ordinario.

La vicenda risale al 2014, quando l’amante, un imprenditore barese, venne sorpreso dalla Guardia di Finanza proprio su soffiata del marito in cerca di vendetta Chiesta la condanna a 4 anni di di reclusione nei confronti di Gaetano Filograno e il rinvio a giudizio per Nicola Loprieno. Queste le richieste della Procura di Bari nei confronti dei due avvocati ritenuti colpevoli in concorso di detenzione e spaccio di stupefacenti. Il primo ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, mentre il secondo procederà con il rito ordinario. Filograno, con la complicità di Loprieno, tentò di incastrare l’amante della moglie, nascondendo 26 grammi di cocaina nella sua auto. La vicenda risale al 2014, quando l’amante, un imprenditore barese, venne sorpreso dalla Guardia di Finanza proprio su soffiata del marito in cerca di vendetta. L’uomo venne prima arrestato e poi, nel 2017, assolto con formula piena. Nella trama ordita ai danni dell’imprenditore è coinvolto anche un finanziere, Enzo Cipolla, che coordinò la perquisizione e poi, nel 2016, chiese all’imprenditore 15mila euro per fornire un elenco di domande che il difensore dell’imprenditore avrebbe potuto fargli nel processo. Per lui le accuse sono di tentata corruzione in atti giudiziari e la Procura ha chiesta un anno e sei mesi di reclusione

Secondo quanto raccontato dalla donna alle forze dell’ordine, tutto sarebbe iniziato dopo la separazione dei due Ha perseguitato e condizionato la vita quotidiana della ex moglie con chiamate insistenti,  messaggi,minacce, appostamenti e pedinamenti. Per questi comportamenti un 49enne di Taranto è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Secondo quanto raccontato dalla donna alle forze dell’ordine, tutto sarebbe iniziato dopo la separazione dei due. La donna ha trovato la forza di denunciare dopo l’ennesima minaccia ricevuta all’esterno dell’uscio di casa

Tutto è iniziato nell’ottobre 2022 quando l’anziano autodenunciò le violenze a cui aveva sottoposto le nipotine, che all’epoca dei fatti avevano meno di dieci anni Si è conclusa con la condanna a 7 anni di reclusione la sentenza a carico di un 76enne, che ha confessato di aver abusato delle nipotine in due momenti diversi. Il processo si è svolto col rito abbreviato, che ha permesso all’uomo di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Dovrà comunque risarcire 110mila euro ai familiari dei due bambini. Non finisce qui, la condanna prevede che il 76enne, per un anno, non possa svolgere lavori che prevedano contatto con i minori e dovrà informare gli organi di polizia sulla residenza e su eventuali spostamenti. Tutto è iniziato nell’ottobre dello scorso anno quando l’anziano scrisse una lettera al proprio legale, nella quale autodenunciò le violenze a cui aveva sottoposto le nipotine, che all’epoca dei fatti avevano meno di dieci anni.

L’uomo, cugino di secondo grado della ragazza, deve scontare 30 anni di reclusione Chiede di essere perdonato Giovanni Potenza, l’uomo condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio della cugina di secondo grado, Giusy, uccisa nel 2004 a Manfredonia quando aveva appena 14 anni. Fu trovata sfigurata sulla scogliera il giorno dopo il delitto. A riferirlo è l’avvocato Innocenza Starace, che assiste i parenti della ragazza, tra cui il nonno materno. Quest’ultimo ha fatto sapere di essere “disposto a perdonare l’assassino solo se rivelasse chi sono i suoi complici”. Secondo l’avvocato Starace, “si trattò di un omicidio compiuto al termine di un atto di violenza sessuale nei confronti della 14enne”.

Pacca sul sedere: condannato

Il Tribunale di Trani ha inflitto un anno e otto mesi di reclusione a un giovane tunisino Un anno e otto mesi di reclusione per

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