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Il maresciallo dei carabinieri morto il 27 aprile di 20 anni fa a Nassyria, in Iraq. L’avvio di un percorso della memoria che, per tutto il 2026, ha come obiettivo quello di custodire e trasmettere l’esempio di vita di un uomo alle nuove generazioni. A Bisceglie la bandiera tricolore viene issata in piazza Vittorio Emanuele, dono della famiglia di Carlo De Trizio, il maresciallo dei carabinieri morto il 27 aprile di 20 anni fa a Nassyria, in Iraq, durante la missione di pace “Antica Babilonia”, insignito della croce d’onore alle vittime di atti di terrorismo e di atti ostili in operazioni militari e civili all’estero. Interviste a Gianni De Trizio, fratello di Carlo; colonnello Massimiliano Galasso, comandante provinciale carabinieri

Inseguimento sulla strada statale 93 in direzione Canosa. Ennesimo assalto ad un bancomat. Questa volta è successo alla filiale Banca Popolare di Novara, a Rapolla, nel Potentino. Udite due esplosioni. Ad agire tre persone incappucciate scappate a bordo di un’auto di colore nero. Immediato l’intervento dei carabinieri della Compagnia di Melfi che hanno iniziato un inseguimento sulla strada statale 93 in direzione Canosa fino a quando i malviventi non hanno cosparso di chiodi il manto stradale. Bottino ancora da quantificare. Sul posto anche gli artificieri del comando provinciale di Potenza dell’Arma.

Gli altri due sono riusciti a fuggire. Dovrà rispondere di furto aggravato in concorso un uomo di 40 anni, arrestato a Taranto dai Carabinieri, dopo la segnalazione di un vigilante. Insieme a due complici, ancora da rintracciare, ha rubato 400 metri di cavo di rame rivestito, per un peso complessivo di circa 680 chilogrammi, in una azienda situata sulla statale 7, vicino alla stazione Bellavista, in direzione Massafra. I tre hanno tentato la fuga ma sono stati raggiunti dopo un breve inseguimento. Il 40enne è stato arrestato in flagranza di reato. Gli altri 2 sono fuggiti. Secondo quanto accertato il cavo di rame era destinato all’alimentazione di una cabina elettrica di una nota azienda tarantina, indispensabile per l’azionamento di alcune pompe.

Avviate le indagini dei carabinieri, telecamere al setaccio. Una donna anziana di Gallipoli è stata truffata per circa 40.000 euro da due malviventi che hanno fatto leva sulle sue paure per la figlia. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, la vittima è stata contattata telefonicamente da un uomo che si è spacciato per “commissario”, prospettandole gravi conseguenze legali per la figlia e chiedendo il versamento immediato di una somma di denaro a titolo di cauzione. Poco dopo, un complice si è presentato a casa della donna e ha ritirato il denaro. I Carabinieri di Gallipoli hanno avviato le indagini, acquisendo le immagini di videosorveglianza e coordinandosi con la Procura di Lecce.

L’uomo è stato ritrovato morto nella sua casa di campagna. E’ il terzo caso. Un sottufficiale dei carabinieri di 49 anni (del quale omettiamo le generalità) è stato trovato senza vita nella sua casa di campagna, nella provincia di Matera. Le indagini preliminari confermano che si è trattato di un suicidio. Questo tragico evento si inserisce in una serie di episodi simili che hanno colpito l’Arma negli ultimi mesi, tra cui il suicidio di un altro sottufficiale, avvenuto a dicembre sempre in Basilicata, e un altro caso, quello di una donna sottufficiale verificatosi in estate a Siena. “L’anno per me inizia nel modo più doloroso – è il messaggio affidato ai social di Vincenzo Incampo, dirigente del Sindacato Carabinieri – Lo conoscevo e come sindacalista avevo seguito una sua vicenda burocratica che gli stava causando forti malumori. Ho scritto più volte agli organi competenti e lui stesso aveva intrapreso i percorsi gerarchici previsti. Nonostante tutto questo, non siamo riusciti a risolvere quella situazione. Ed è così che mi porterò dentro un peso enorme”.

Si tratta del quinto episodio registrato in due settimane nel Brindisino. Indagano i carabinieri. Portafiori abbandonati lungo i viali e lapidi saccheggiate di altri oggetti. È lo scenario che, questa mattina, si è presentato agli addetti alle pulizie del cimitero di San Vito dei Normanni. Nel brindisino, è ormai il quinto episodio di furti e danneggiamenti registrato nelle ultime due settimane. Nei giorni scorsi erano stati presi di mira i cimiteri di Tuturano, Torchiarolo, San Pietro Vernotico e San Donaci. La sindaca di San Vito dei Normani, Silvana Errico, ha denunciato l’accaduto ai carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il sospetto è che ad agire sia stata un’unica banda.

L’uomo è il titolare di una rivendita di auto online. Colpi di pistola contro l’abitazione del titolare di una rivendita di auto online. È accaduto ieri sera a Ruvo di Puglia. Non ci sono feriti. L’uomo, un 45enne, è stato ascoltato dai carabinieri ed era in casa con familiari e parenti quando i proiettili sono stati esplosi. Non è chiaro se quanto accaduto sia legato alla sua attività e si possa inquadrare come atto intimidatorio. Sarebbero poco meno di una decina i bossoli repertati. Utili alle indagini saranno le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona che si trova alla periferia della città.

L’uomo, con precedenti penali, è stato soccorso e trasportatoall’ospedale Marianna Giannuzzi di Manduria. Sparatoria a Sava, in via San Cosimo, alle 8 di questa mattina. Ferito un uomo, già noto alle forze dell’ordine e molto conosciuto in paese. 45enne, fruttivendolo che, stando alle prime informazioni, avrebbe a che fare con importanti giri di droga. È rimasto coinvolto in un agguato a pochi passi dal portone di casa. Sarebbe stato raggiunto da tre colpi, alle gambe e a una spalla. Non è in pericolo di vita. Al momento è piantonato dai carabinieri all’ospedale Giannuzzi di Manduria. Ad accompagnarlo in pronto soccorso i familiari. Sono in corso le indagini per risalire ai responsabili e ricostruire i fatti. Sullo stabile limitrofo all’abitazione della vittima c’è una telecamera di videosorveglianza che potrebbe aver ripreso tutta la scena.

Si tratta di un 42enne. Analoga operazione a Fasano. I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Brindisi hanno arrestato un 42enne per detenzione illegale di materiale esplodente. Nel garage della sua abitazione sono stati trovati 180 chili di artifici pirotecnici e 84 ordigni artigianali vietati, ritenuti altamente pericolosi. L’uomo è stato posto ai domiciliari. Il materiale è stato sequestrato e successivamente fatto brillare dagli artificieri. Un’operazione analoga è stata condotta anche a Fasano, dove un 40enne è stato denunciato per la detenzione abusiva di circa 50 chili di materiale pirotecnico, tra cui ordigni artigianali. Anche in questo caso gli artificieri hanno provveduto alla messa in sicurezza e alla distruzione del materiale.

L’aggressore è scappato dopo aver esploso i colpi, indagano i carabinieri. Ieri sera a Rutigliano una lite tra due cittadini extracomunitari è finita a colpi di pistola. Uno di loro, un 26enne di nazionalità bulgara, è stato colpito ed è stato portato all’ospedale Di Venere di Bari dai soccorritori del 118. Le sue condizioni non sarebbero gravi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione locale. Dopo aver sparato l’aggressore è scappato. Secondo le prime informazioni la lite sarebbe scoppiata in un appartamento in via Pietro De Bellis, per motivi ancora da chiarire ed ora oggetto di indagine. Il diverbio è degenerato finché uno dei due ha estratto la pistola e ha aperto il fuoco. I carabinieri stanno ora appurando se anche la vittima era in possesso di armi.  

Si sono fatti consegnare da un anziano 400 euro per ripagare un presunto danno provocato alla loro auto. Un coppia di coniugi è stata arrestata dai carabinieri ad Acquaviva per aver tentato di truffare ed estorcere denaro a un 84enne nel parcheggio dell’ospedale Miulli. L’anziano era a bordo della sua vettura quando ha sentito un rumore sordo. Sceso per controllare cosa fosse accaduto ha trovato i due indagati, di 55 e 46 anni, che lo accusavano di aver urtato la loro auto. A quel punto si sono fatti consegnare 400 euro per ripagare il presunto danno. Un vigilante della struttura si è accorta di quanto stava accadendo e ha chiamato i carabinieri. Il tentativo di fuga dei due è stato impedito dai militari.

L’episodio il 2 novembre scorso. Sul posto trovati sei bossoli esplosi. È stato arrestato dai carabinieri di Apricena un 31enne del posto accusato di aver ferito a colpi d’arma da fuoco, nella serata del 2 novembre scorso, un giovane operaio che passeggiava per le vie del centro. La segnalazione dell’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco tra via Armando Diaz e piazza San Francesco d’Assisi partì da alcuni passanti. Un 23enne di Apricena rimase ferito agli arti inferiori. Sul posto vennero stati trovati sei bossoli esplosi, una cartuccia e una pistola calibro 7,65. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Foggia, hanno portato all’individuazione del presunto autore del gesto.

Le richieste estorsive risultavano sistematicamente precedute da atti intimidatori. Con fare tipicamente mafioso estorcevano il “pizzo” ai commercianti e agli operatori turistici di Pulsano e dintorni, usando minacce, prepotenza, appiccando incendi alle loro auto. Arrestati, all’alba, Anselmo Venere, a capo dell’organizzazione, già noto per reati che vanno dall’omicidio all’estorsione, dalla rapina alla droga. Figura di spicco a Pulsano, storicamente vicina al clan Locorotondo-Cagnazzo, frangia della Scu e antagonsita del clan di Maurizio Agosta. In manette anche Nicola Casucci, nipote di Anselmo Venere; Emidio Galeandro e Gennaro Migliorini. Venere impartiva gli ordini. Gli altri eseguivano. Arresti e perquisizioni, sono l’epilogo dell’operazione Argan dei carabinieri che hanno dato esecuzione all’ordinanza a firma del gip del tribunale di Lecce, Anna Paola Capano. Coordinate dalla dda le indagini, durate, due anni, scattate dopo un primo episodio estorsivo di marzo 2023 ai danni di un esercente di Pulsano. 11 gli indagati, tutti legati alla figura di Anselmo Venere. Tra loro, una donna che si fingeva avvocata, agevolando le comunicazioni di Venere con l’esterno, nei periodi in cui era in carcere per altri reati. Per ben tre volte Venere è riuscito a ottenere i domiciliari, fingendo gravi problemi di salute, presentandosi ai processi in sedia a rotelle, simulando malori. Dalle intercettazioni è emerso il clima di terrore generato tra le vittime, in totale stato di assoggettamento, tanto da parlare di Venere come di “un uomo d’onore”. Se pagavano, erano definite “persone educate”. Altrimenti subivano atti incendiari studiati a tavolino.

Operazione dei Carabinieri. Complessivamente, 19 soggetti in carcere e 5 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I Carabinieri della Compagnia di Foggia, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso quel Tribunale, nei confronti di 24 persone (di cui 19 destinatarie del carcere e 5 degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico) gravemente indiziate – a vario titolo – di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività monitorata da maggio 2024 ad aprile 2025, sarebbe stata condotta da cittadini – tra i 23 e i 61 anni – di nazionalità italiana, albanese, georgiana e rumena, attivi, oltre che in provincia di Foggia, anche a Rieti, in Emilia Romagna e nel basso Molise. L’indagine muove i primi passi dal monitoraggio di un 36enne albanese, con precedenti specifici, ritenuto il punto nevralgico dell’attività di commercializzazione di sostanze stupefacenti nel territorio pugliese e motore propulsore di un ampio traffico di cocaina, con base operativa a Foggia. L’indagato avrebbe acquistato all’ingrosso – tramite canali di connazionali radicati nel Nord-Italia – lo stupefacente, poi reimmesso sul mercato grazie alla complicità di soggetti ritenuti validi e riservati collaboratori. La rete di spaccio avrebbe permesso di far confluire in provincia dai 5 ai 10 kg al mese di cocaina, acquistata a oltre 22 euro al grammo e rivenduta a un prezzo -variabile a seconda dei quantitativi richiesti – tra i 30 e i 50 al grammo, generando profitti mensili stimati in circa 200mila euro. Gli indagati avrebbero beneficiato della disponibilità di depositi sorvegliati, dove lo stupefacente sarebbe stato stoccato e confezionato per la successiva consegna, avvenuta quasi sempre senza che la sostanza fosse tagliata. Uno dei sequestri effettuato nel corso delle investigazioni, relativo a2 kg di cocaina provenienti dalla Bolivia, avrebbe documentato l’elevata qualità dello stupefacente, risultato puro al 96% dalle successive analisi di laboratorio dei Carabinieri. Inoltre, i servizi di pedinamento e osservazione dei corrieri deputati a trasportare la droga dal Nord Italia fino a Foggia avrebbe permesso di individuare 7 indagati residenti in provincia di Parma, che avrebbero creato un’autonoma rete di spaccio con un giro d’affari di proporzioni ancora più ampie. La complessità delle dinamiche descritte è ben rappresentata dall’adozione, da parte degli arrestati, di espedienti finalizzati ad eludere eventuali controlli. Tra questi spiccano l’occultamento della droga in auto fornite di doppi-fondi, l’utilizzo di criptofonini ed il trasferimento dei proventi – destinati in Albania – attraverso il ricorso ad autisti di pullman di linea e ad autotrasportatori compiacenti, come appurato lo scorso gennaio, quando i Carabinieri hanno sequestrato la somma di 40 mila euro contanti, consegnati presso una piazzola di sosta lungo la SS 16. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i Carabinieri hanno notificato 9 decreti di fissazione di interrogatorio preventivo nei confronti di altrettanti indagati, che dovranno rispondere a vario titolo degli stessi reati.

È accaduto a Margherita di Savoia. Fondamentale la denuncia di madre e padre. Avrebbe aggredito ripetutamente gli anziani genitori e pretendendo continuamente denaro ed estorcendo loro circa 40 mila euro negli ultimi mesi. L’uomo, 46 anni, di Margherita di Savoia, è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ed estorsione. I genitori, entrambi 70enni, avevano denunciato ai carabinieri le condotte subite. La situazione era diventata insostenibile: negli ultimi quattro anni, il rapporto con il figlio era diventato sempre più problematico a causa delle continue richieste di denaro, giustificate da presunti debiti contratti. Ai ripetuti rifiuti di consegnare soldi seguivano aggressioni, verbali e fisiche. In più occasioni, i genitori sono stati costretti ad abbandonare la propria abitazione e a trovare riparo da parenti e amici, Una volta addirittura in una struttura ricettiva della zona.

La donna sarebbe stata afferrata al collo e colpita con pugni al capo e al volto, riportando la rottura degli occhiali. Un 49enne di Crispiano, in provincia di Taranto, è stato arrestato dai carabinieri per aver maltrattato la compagna. A chiamare il 112 la figlia minorenne. L’uomo, con problemi di tossicodipendenza, sin dall’inizio della convivenza nel 2010 avrebbe offeso e minacciato la compagna, episodi mai denunciati fino al 6 dicembre. Nel corso dell’ultima lite, avrebbe insultato, minacciato e colpito la donna alla presenza della figlia minorenne, cercando anche di impedirle di chiedere aiuto sottraendole il cellulare. La donna sarebbe stata afferrata al collo e colpita con pugni al capo e al volto, riportando la rottura degli occhiali. I carabinieri sono arrivati in pochi minuti dopo la telefonata al 112 della adolescente, bloccando l’uomo. La donna è stata soccorsa dal 118 e trasportata all’ospedale di Martina Franca, dove è stata medicata e dimessa. Il 49enne è stato condotto in carcere.

Preso di mira lo sportello della Bper, in via Gobetti. Indagano i carabinieri. Nuovo assalto a un bancomat nel Foggiano. Questa volta è successo a Torremaggiore. In nottata, poco prima delle 4, i banditi hanno preso di mira lo sportello della BPER, in via Gobetti. L’esplosione ha distrutto il bancomat, ma non è chiaro se i ladri siano riusciti a portare via il denaro. L’area è stata messa in sicurezza dai vigili del fuoco. Sull’accaduto indagano i carabinieri, che stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza.

Danneggiata anche l’auto della moglie, indagano carabinieri. Un incendio ha distrutto la notte scorsa a Laterza l’auto del consigliere comunale Vito Minei, di Forza Italia. La vettura era parcheggiata per strada, in via Giambattista Vico. Le fiamme hanno interessato anche l’auto della moglie, posteggiata vicino. Sull’accaduto indagano i carabinieri di Castellaneta per accertare se si è trattato di un gesto di natura dolosa o meno. Al vaglio degli inquirenti le immagini raccolte dalle telecamera di videosorveglianza presenti in zona. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. L’episodio è accaduto intorno alle tre di notte.

Dodici arresti. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la famiglia rivale Vavalle. Dodici arresti all’alba: il clan Strisciuglio, storica organizzazione criminale del quartiere San Paolo di Bari, è stato smantellato dai Carabinieri in un’operazione che ha coinvolto anche Triggiano, Lecce, Trani, Larino, Napoli, Lanciano, San Gimignano e Viterbo. Droga, estorsioni, armi da guerra e rituali mafiosi: è questo il inquietante universo criminale che gli investigatori hanno messo a nudo, svelando come il clan abbia continuato a operare anche durante i mesi di lockdown. L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal settembre 2019 al maggio 2023, ha fotografato l’organizzazione interna del clan, con ruoli gerarchici ben definiti, riti di affiliazione e summit mafiosi sotto i portici dei complessi popolari. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la famiglia rivale Vavalle. Sono emerse anche le cosiddette “cupe”, nascondigli per droga, armi e denaro, dove alcune banconote riportavano i nomi degli affiliati destinatari dei soldi destinati al sostentamento dei detenuti e al reinvestimento nelle attività illecite. Nonostante molti vertici fossero in carcere, il clan riusciva a impartire ordini e ricevere aggiornamenti tramite familiari o telefoni illegali, mantenendo il controllo delle attività criminali.

L’appuntamento si terrà alle 16.30 in Largo Arcivescovado 8. I carabinieri di Taranto insieme alla Procura hanno organizzato per il 27 novembre un incontro rivolto soprattutto gli anziani e ai soggetti fragili, prede di truffatori senza scrupoli. L’appuntamento si terrà alle 16.30 in Largo Arcivescovado 8. Durante l’incontro i militari dell’Arma spiegheranno come riconoscere i truffatori, come allontanarli e denunciarli. “Fermiamo insieme le truffe” è aperto all’intera cittadinanza.

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