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Devono rispondere tutti di omicidio colposo. La tragedia risale alla notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 2024. L’ipotesi è che l’incidente si verificò a causa di incuria nella manutenzione. Ci sono quattro indagati per la morte di Clelia Ditano, la 25enne di Fasano che morì precipitando nel vano ascensore della palazzina in cui abitava con i suoi genitori. Si tratta dell’amministratore di condominio, e poi del rappresentante legale, responsabile tecnico e dipendente di una ditta che ha curato la manutenzione dell’impianto. Devono rispondere tutti di omicidio colposo. La tragedia risale alla notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 2024. L’ipotesi è che l’incidente si verificò a causa di incuria nella manutenzione.Dalle indagini è emerso che la manutenzione era stata sempre fatta in maniera superficiale. L’accusa contesta di aver omesso di effettuare le necessarie riparazioni, di mettere in sicurezza l’ascensore e comunque di inibire l’uso dello stesso a fronte dell’accertata difettosità e consapevoli del pericolo per l’incolumità dei condomini.Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie e altri elementi utili alla difesa.

. E’ ricoverato nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce il brigadiere maratoneta Donato Russo che ha corso per oltre un chilometro inseguendo uno dei banditi dell’assalto sulla statale. Nella colluttazione con Giuseppe Russo, il 62enne arrestato insieme a Giuseppe Iannelli, il carabiniere salentino, ha riportato la frattura di una costola e una sospetta lesione alla spalla oltre a escoriazioni sul labbro segno dei pugni ricevuti. A circondarlo di affetto in queste ore i colleghi e l’amore della moglie Simona e del figlio Cristiano che guarda con orgoglio il suo papà. Il suo eroe.

Molti disagi, ma non si registrano feriti. Un principio d’incendio si è verificato questa mattina, 10 febbraio, verso le 11 al primo piano di una palazzina di sette piani in via Carulli a Bari, quasi ad angolo con piazza Sant’Antonio. Nell’appartamento per fortuna non c’era nessuno. Il fumo si è propagato nel vano scale, invadendo altre abitazioni e la sede al piano terra della Cisl. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno fatto evacuare temporaneamente gli appartamenti per motivi di sicurezza.  Sembra che a causare l’incendio sia stato un condizionatore difettoso situato nella veranda dell’appartamento. Molti disagi, anche alla circolazione, interrotta per oltre un’ora sul tratto interessato di via Carulli, ma non si registrano feriti né danni gravi.

Le guardie giurate hanno intercettato l’uomo all’interno dei locali dell’ADI. È andata male al “ladro di salute” che stanotte, 10 febbraio, è stato colto sul fatto e bloccato dalle guardie giurate in servizio nel PTA di Bitonto, proprio mentre probabilmente tentava di rubare tablet. Dopo il furto messo a segno tra sabato e domenica scorsi, un uomo si è introdotto nella struttura danneggiando un’altra porta-finestra per sottrarre verosimilmente altri tablet e forse anche le auto di servizio dell’Assistenza domiciliare.  Dopo il primo furto, è stata intensificata la vigilanza sull’intera struttura proprio temendo una nuova intrusione notturna. Le guardie giurate hanno intercettato l’uomo all’interno dei locali dell’ADI e lo hanno bloccato, consentendo l’arrivo tempestivo della Forze dell’Ordine. «Il ladro di salute – commenta il Direttore generale, Luigi Fruscio – è stato consegnato alle Forze dell’ordine per subire le conseguenze di legge per chi non si fa scrupolo di rubare strumenti utili alla Sanità pubblica, che è al servizio anche della comunità in cui probabilmente egli stesso vive. Noi continueremo a lavorare e sorvegliare per il bene di tutti, fiduciosi che l’Autorità Giudiziaria preposta possa recuperare il maltolto, e fare in modo che i nostri operatori possano fornire normalmente l’assistenza domiciliare a pazienti cronici, oncologici e anziani».

Danneggiati quattro distributori automatici e portate via le monete. Nuovo raid vandalico in una scuola a Lecce. Ignoti nottetempo sono penetrati all’interno dell’Istituto Tecnico Economico “Olivetti” sito in via Marugi, danneggiando le quattro macchinette dei distributori automatici presenti nel plesso scolastico e portando via le monete. Sull’episodio indagano gli agenti della Questura. Si tratta del terzo episodio, in pochi giorni dopo quelli del Fermi e del Banzi.

L’operazione è del comando provinciale carabinieri di Bari. L’omicidio avvenne il 14 novembre 2003. I familiari della vittima: “Giustizia è fatta”. Due arresti per l’omicidio mafioso di cui rimase vittima Danilo Abiuso, ucciso a Valenzano la sera del 14 novembre 2003.  A distanza di ben 23 anni, anche grazie al prezioso contributo di alcuni collaboratori di giustizia, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno arrestato Luigi Guglielmi e Giovanni Partipilo, entrambi già detenuti. Indagata a piede libero anche una terza persona, per la quale però il gip non ha ravvisato la sussistenza di esigenze cautelari. Abiuso, all’epoca 22enne, venne raggiunto da almeno 8 colpi di pistola mentre parlava al telefono in largo Marconi. Il suo omicidio – secondo gli investigatori- sarebbe inserito nell’ambito dei contrasti fra in clan Strisciuglio e Di Cosola.  I familiari della vittima, completamente estranei a contesti criminali, hanno espresso soddisfazione sui social. “Giustizia è fatta – hanno scritto – grazie a tutti coloro che hanno collaborato per questa operazione”.

L’indagine è stata condotta tra ottobre 2024 e febbraio 2025 e rientra nell’operazione “Crocevia”, conclusasi il 9 ottobre 2024 con l’arresto di 10 persone. Quattro persone sono state arrestate per detenzione e spaccio di droga, furto aggravato, detenzione di armi e tentata estorsione. Si tratta di soggetti di età compresa tra 37 e 62 anni, di cui 3 di Minervino Murge e uno di Cosenza residente ad Andria. L’ordinanza è stata adottata dal Tribunale di Trani su richiesta della Procura ed eseguita dai carabinieri della Bat. L’indagine è stata condotta tra ottobre 2024 e febbraio 2025 e rientra nell’operazione “Crocevia”, conclusasi il 9 ottobre 2024 con l’arresto di 10 persone. Gli indagati rimasti in libertà, subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, hanno immediatamente ripreso a gestire gli affari illeciti nel centro murgiano così permettendo il proseguimento del controllo del mercato degli stupefacenti. Per due degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i rimanenti invece gli arresti domiciliari. Uno dei quattro soggetti continuava a delinquere anche in carcere dal cui interno continuava a coordinare le illecite attività.

Le indagini proseguono per individuare gli altri componenti della banda e i complici che avrebbero supportato l’azione. Fermo di indiziato di delitto nei confronti dei due foggiani, di 62 e 39 anni ritenuti appartenenti alla banda che ha assaltato un portavalori sulla statale Brindisi- Lecce. Sono accusati in concorso di tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Poco dopo le 8.40 di ieri, 9 febbraio, il commando ha interrotto l’assalto e ha tentato la fuga, dividendosi tra strade secondarie e campagne. Durante la corsa viene fermata un’auto in coda. Alla guida c’è una giovane donna diretta all’Università di Lecce per un esame. Davanti alle armi, implora: “Ho una figlia, non mi fate del male”. I rapinatori le portano via l’auto e proseguono la fuga. Nel frattempo intervengono i carabinieri. Una pattuglia intercetta i banditi: l’auto dell’Arma viene colpita, il parabrezza è forato ad altezza uomo. Il proiettile poteva uccidere, i militari si salvano per pochi centimetri. La statale 613 viene chiusa in entrambi i sensi di marcia. Migliaia di automobilisti restano bloccati mentre scatta la caccia all’uomo. L’inseguimento prosegue tra Campi Salentina e Guagnano, due rapinatori abbandonano i mezzi e tentano la fuga a piedi nelle campagne. Un carabiniere li rincorre e, dopo una violenta colluttazione, riesce a bloccarne uno, restando ferito. Poco dopo viene fermato anche il secondo. I due, Giuseppe Russo, 62 anni, e Giuseppe Iannelli, 39 anni, entrambi foggiani, vengono condotti in caserma e sottoposti a interrogatorio. Al termine degli accertamenti e dei riscontri investigativi, scatta il fermo di indiziato di delitto. Come detto, sono accusati, in concorso, di tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, materiale esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Entrambi non hanno precedenti specifici. Si attende che il gip fissi l’udienza per laconvalida del fermo.  Le indagini proseguono per individuare gli altri componenti della banda e i complici che avrebbero supportato l’azione.

Luca Petruzzo, brigadiere in servizio a Cellino San Marco e Giuseppe Conte, vicebrigadiere di Brindisi, sono due dei militari intervenuti durante la rapina. Luca Petruzzo, brigadiere in servizio a Cellino San Marco, è uno dei carabinieri che hanno inseguito i due presunti componenti della banda che ha assaltato il portavalori con Kalashnikov ed esplosivo sulla strada Brindisi-Lecce. “Ho ingaggiato l’inseguimento dell’auto con il collega a folle velocità – hadetto ai cronisti – e loro hanno sparato contro la nostra auto di servizio: siamo riusciti a evitare il primo colpo di fucile, il secondo ha colpito il parabrezza. Abbiamo ancora continuato nonostante i due colpi fino a quando siamo entrati nel centro abitato dove c’erano scolaresche ai bambini e lì abbiamo desistito per evitare conseguenze”. Hanno sparato per uccidere? “Penso di sì”, ha risposto. Poi ha precisato: “Non ci sentiamo eroi, facciamo il nostro lavoro”. Il vicebrigadiere Giuseppe Conte, del nucleo operativo radiomobile di Brindisi, non era in servizio ma si trovava sulla strada nel momento dell’assalto. Per questo ha dato l’allarme ma si è lanciato all’inseguimento dei malviventi con la propria auto. “Ho messo in sicurezza le persone ed è sopraggiunta una macchina dalla parte posteriore – ha spiegato ai giornalisti – ho provato a bloccarla pensando fosse qualche utente della strada che si si stava infilando per per avvicinarsi. Ma sono ripartiti e da lì ho cominciato ad inseguirli per una quindicina di chilometri. Durante l’inseguimento ero continuamente incontatto con la centrale, dando tutte le indicazioni che potevano essere date. In tutto questo sono stato speronato due volte da un’altra macchina, che credo fosse un’auto di supporto dei malviventi”. “Il nostro è un lavoro di squadra, non di un singolo militare”, ha concluso.

L’anziano, incensurato, ha ferito a colpi di pistola il ragioniere della farmacia agricola del figlio, per cause non ancora chiarite. Quattro ore da incubo, a Cerignola, a causa del gesto dell’85enne Giuseppe Quarticelli. Prima il litigio nell’azienda di famiglia, con l’esplosione di cinque colpi di pistola che hanno ferito un dipendente; poi la fuga in auto, per barricarsi – armato – in un appartamento dall’altra parte della città. Infine, l’irruzione dei carabinieri del reparto speciale della SOS – la Squadra Operativa di Supporto – che lo hanno bloccato e consegnato al personale del 118. Qui il servizio L’anziano, incensurato, ha ferito a colpi di pistola il ragioniere della farmacia agricola del figlio, per cause non ancora chiarite. L’uomo è stato raggiunto al torace dai proiettili ed è ricoverato in prognosi riservata. Pare che l’arma fosse legalmente detenuta. Dopo la fuga in auto, l’anziano si è barricato nel suo appartamento. L’intervento dei carabinieri della ‘SOS’ è stato risolutivo. Il Colonello Giovanni Capone, comandante provinciale dei carabinieri, racconta: “Siamo intervenuti anche con il nostro negoziatore, ci siamo assicurati che l’uomo stesse bene, considerata l’età avanzata. Mon ha opposto alcun tipo di resistenza, verosimilmente ha anche problemi di salute”. 

I carabinieri stanno cercando eventuali connessioni fra la caduta ed un tentativo di furto ai danni di un appartamento al terzo piano in via Ravanas, nel quartiere Libertà. Sono ancora gravi le condizioni dell’uomo di 51 anni ricoverato nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari con diverse fratture causate probabilmente da una caduta da diversi metri di altezza. Ad accompagnarlo al pronto soccorso, domenica scorsa, sono stati alcuni familiari. Non è chiaro cosa gli sia accaduto. I carabinieri stanno cercando di capire se possano esserci eventuali connessioni fra la sua caduta ed un tentativo di furto ai danni di un appartamento ubicato al terzo piano di una palazzina di via Ravanas, nel quartiere Libertà .In queste ore gli uomini dell’Arma stanno visionando le telecamere di videosorveglianza della zona.

Altri 1500 sono risultati irreperibili e saranno richiamati. Per contro ci sono più di 6300 persone che hanno potuto anticipare l’esame richiesto e di questi, oltre la metà, è stato effettuato nella prima settimana. Ci sono i primi dati sull’abbattimento delle liste d’attesa voluto dal presidente della regione Puglia Antonio Decaro. Innanzitutto circa il 30% delle persone richiamate per anticipare esami e visite in Puglia, parliamo di oltre 3mila persone, hanno rifiutato il nuovo appuntamento. Altri 1500 sono risultati irreperibili e saranno richiamati. Per contro ci sono più di 6300 persone che hanno potuto anticipare l’esame richiesto e di questi, oltre la metà, è stato effettuato nella prima settimana. Il piano di recupero prevede lo smaltimento delle liste di attesa dando la precedenza a chi, per gli esami specialistici, ha priorità U (entro 72 ore) o B (entro dieci giorni); o a chi è in lista per un ricovero con priorità A (entro 30 giorni).In totale sono state richiamate dalle sei Asl, dalle aziende Policlinico di Bari e Policlinico Riuniti di Foggia, e dai due Irccs De Bellis e Oncologico Giovanni Paolo II, 14.923 persone di cui 12.018 per visite ed esami e 2.905 per ricoveri. L’azienda che ha richiamato il maggior numero di persone sia per prestazioni specialistiche sia per ricoveri è il Policlinico Riuniti di Foggia con 3.162 recall, 1.199 prestazioni anticipate e 377 prestazioni già eseguite.

. Dopo essersi barricato in casa, si è arreso ai carabinieri Giuseppe Quarticelli, 85 anni, di Cerignola. Si era rifugiato lì dopo aver esploso un colpo di pistola contro il dipendente di una farmacia agricola di proprietà della sua famiglia. Il ferito è ricoverato nell’ospedale cittadino, sarà sottoposto ad intervento chirurgico. La trattativa perché l’anziano si consegnasse è stata condotta con un negoziatore del comando provinciale dei carabinieri. L’anziano non ha opposto resistenza. Non è ancora chiaro il movente, non si sa cosa abbia potuto scatenare il litigio e l’esplosione del colpo d’arma da fuoco.

Non si esclude l’ipotesi dolosa. Potrebbe essere doloso l’incendio che la notte tra domenica e lunedì, a Torremaggiore, ha distrutto l’auto del consigliere comunale Francesco Mele. Era parcheggiata sotto la sua abitazione. Il Sindaco Emilio di Pumpo ha espresso ferma condanna per l’accaduto e massima solidarietà al consigliere per il vile attentato subito. “Episodi di questo genere – ha dichiarato Di Pumpo – rappresentano un grave attacco alla serenità e alla sicurezza dei nostri cittadini e non possono trovare alcuna giustificazione”.

La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. I giudici si sono riservati di decidere. Ci sono altre condanne per la morte di Domenico Martimucci, 26 anni, deceduto cinque mesi dopo l’attentato dinamitardo del 5 marzo del 2015 ai danni della sala da gioco “Green Table” di Altamura. La gup di Bari Antonella Cafagna ha condannato a 20 anni di reclusione Nicola Centonze e a 6 anni Nicola Laquale. Sono accusati, a vario titolo, di omicidio volontario, tentato omicidio plurimo, detenzione eporto di esplosivo, con aggravante mafiosa. Secondo la Dda di Bari, Centonze sarebbe statol’intermediario tra mandante ed esecutori dell’attentato, mentre Laquale è considerato l’uomo che avrebbe fornito l’esplosivo. Per la stessa vicenda sono stati già condannati in via definitiva dalla Cassazione il mandante dell’attentato, il boss Mario D’Ambrosio (30 anni di reclusione), l’esecutore materiale Savino Berardi (20 anni) e uno dei complici, Luciano Forte (18 anni). La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. Nel 2021, infatti, dopo che in tre (mandante ed esecutori materiali) erano già stati condannati in via definitiva per l’attentato con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, il Ministero dell’Interno negò ai genitori del 26enne, il riconoscimento come vittime della criminalità organizzata. E questo perché un cuginodella madre del ragazzo, con cui la donna dichiara di non avere contatti, ha diversi precedenti penali e di polizia. La legge 302 del 1990, almeno fino al 2024, proibiva il riconoscimento dei benefici in caso di rapporti di parentela o di affinità fino al quarto grado con persone con precedenti specifici.I genitori di Martimucci, assistiti dagli avvocati Donato Carlucci e Cipriano Popolizio, hanno impugnato il provvedimento del Ministero davanti al tribunale del lavoro di Bari, che però ha dato loro torto. Nel frattempo, il 4 luglio 2024, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma limitatamentealle parole “parente o affine di quarto grado”, stabilendo come sia “imprescindibile un’attenta valutazione di meritevolezza dei beneficiari” nei casi in questione. I legali hanno quindi impugnato la sentenza e oggi hanno discusso la vicenda davanti alla Corte d’Appello di Bari. I giudici si sono riservati didecidere.

Dalle notizie trapelate sembra che la banda di malviventi avrebbe agito usando tre auto con lampeggianti, per camuffarle come auto civili in servizio alla polizia. Prima l’incendio di un camion e poi l’assalto di un furgone portavalori. Sembrano le scene di un film quelle riprese questa mattina da diversi automobilisti e che in poco tempo hanno fatto il giro del web. L’assalto a un blindato dell’azienda Battistolli è accaduto sulla superstrada Lecce-Brindisi all’altezza di Tuturano. Ad agire un commando armato di kalashnikov. I malviventi si sono finti poliziotti e hanno usato tre veicoli con lampeggianti per camuffarli come auto di servizio della polizia. Hanno finto di essere agenti di scorta per trarre in inganno le guardie giurate. Le hanno fatte scendere dal mezzo che poi è stato fatto esplodere. Dai video amatoriali registrati dagli automobilisti in transito, si vedono almeno sei persone agire a volto coperto, alcune con tute bianche e imbracciando armi. Il colpo è fallito. Nei momenti concitati dell’assalto c’è stato un conflitto a fuoco tra i banditi e i carabinieri ma non ci sono feriti. Terrore anche per gli automobilisti: il commando, per fuggire, li ha rapinati delle loro auto. I militari della compagnia di Campi Salentina hanno individuato il mezzo, un’ Alfa Romeo, nelle campagne di Squinzano in provincia di Lecce. In auto non c’era nessuno, ma hanno notato, braccato e fermato un uomo incappucciato che correva disarmato. Un complice è stato individuato, anch’egli col volto coperto e disarmato, in fuga a piedi. I due sono stati condotti in caserma. I banditi vengono dal territorio foggiano. Poco distante dal luogo della cattura, è stata rinvenuta una seconda auto, una jeep che era stata nascosta evidentemente per coprire la seconda parte della fuga passando inosservati. Le indagini dei Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce proseguono per risalire ad almeno altri due fuggitivi, ma secondo quanto emerge dalle indagini, la banda al completo potrebbe essere composta da più di 4 persone.

L’area si estendeva per 12.500 mq. Sono scattati gli arresti domiciliari per un uomo per reati di materia ambientale. L’operazione è dei Carabinieri della Compagnia di Bari – San Paolo e del Gruppo Carabinieri Forestale di Bari – NIPAAF. Durante un controllo eseguito dalla Stazione di Bari Carbonara e dal Gruppo Carabinieri Forestale di Bari, lo scorso settembre 2025 era stata sequestrata una vasta discarica a cielo aperto estesa per circa 12.500 mq. in cui erano accumulati rifiuti di ogni tipo tra cui materiale edile e ferroso di diverso genere e tipologia, pneumatici, parti elettriche e meccaniche di autovetture, batterie esauste, bombole di gas esauste e altro.  Il responsabile è un 53enne originario del posto: all’interno della discarica avrebbe depositato e abbandonato rifiuti speciali pericolosi e avrebbe smaltito mediante combustione rifiuti anche pericolosi in essa abbandonati appiccando il fuoco in svariati punti del terreno.  

Il piccolo, ricoverato al Policlinico di Bari, è stato sottoposto ad un delicato intervento alla milza ed i medici si dicono ottimisti su una sua completa ripresa. È fuori pericolo il bambino di 7 anni rimasto coinvolto nel tragico incidente avvenuto la notte tra sabato e domenica sulla provinciale 111 fra Mola e Rutigliano. Il piccolo, ricoverato al Policlinico di Bari, è stato sottoposto ad un delicato intervento alla milza ed i medici si dicono ottimisti su una sua completa ripresa. I funerali della 25enne di Mola Rita Sanitate saranno celebrati martedì mattina alle 10 nella chiesa madre. Per quella giornata il sindaco Giuseppe Colonna proclamerà il lutto cittadino. 

La Procura di Lagonegro indaga per chiarire le cause del decesso. Lutto cittadino a Scalea. La Procura di Lagonegro ha disposto l’autopsia sul corpo di Francesca Nepita, la donna di 36 anni morta nell’ospedale del comune potentino, due ore dopo il parto. Sarà l’esame a chiarire le cause del decesso, preceduto da un’emorragia e da un arresto cardiaco. La donna, madre di altri due bambini, era residente a Scalea, in provincia di Cosenza, dove nel giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino, come annunciato dal vicesindaco Mario Russo. Nel frattempo, prosegue anche il lavoro del gruppo tecnico nominato dall’azienda sanitaria San Carlo di Potenza, al fine di verificare quanto accaduto e collaborare con gli inquirenti, che hanno già acquisito le cartelle cliniche. Sta bene, invece, la neonata, che è stata affidata alle cure del personale sanitario.

I calcinacci e l’intonaco sono finiti all’interno delle navate. Un fulmine ha colpito la chiesa di Santa Maria Assunta a Moliterno, in provincia di Potenza. È accaduto sabato 8 febbraio. Distrutta parte della cupola con i calcinacci e intonaco finiti all’interno delle navate. Al momento l’area è stata dichiarata inaccessibile per motivi di sicurezza ed è stato chiuso il vicolo adiacente l’edificio religioso. Sul posto vigili del fuoco per i rilievi.

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