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Primo Piano

Un passeggero è salito a bordo del pullman con il suo cane senza guinzaglio e museruola. L’operatore, un giovane di 32 anni, più volte, con garbo, gli ha chiesto di scendere. É tornato al volante del suo mezzo l’autista di Kyma Mobilità, sulla stessa linea 8, dove martedì mattina è stato aggredito. È successo in via Golfo di Taranto: un passeggero è salito a bordo del pullman con il suo cane senza guinzaglio e museruola. L’operatore, un giovane di 32 anni, più volte, con garbo, gli ha chiesto di scendere o di collaborare ma di fronte ha trovato un muro.  L’intervista di Annamaria Rosato all’autista aggredito la trovate qui 

Ci sono anche i cacciatori di Puglia, gli stessi che a Mola di bari hanno rintracciato e arrestato Carlo Biancofiore, latitante da luglio scorso.. Blitz antidroga dei carabinieri in corso questa sera (11 febbraio) nel centro storico di Bitonto. I militari sono intervenuti anche con un elicottero, droni, cani antidroga. Ci sono anche i cacciatori di Puglia, gli stessi che a Mola di Bari hanno rintracciato e arrestato Carlo Biancofiore, latitante da luglio scorso. Era destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Bari su richiesta Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, per i reati  di associazione mafiosa e finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nonché per tentato omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso.  Nelle stradine del centro storico di Bitonto nessuno poteva transitare senza essere visto e filmato. Decine di microcamere, nascoste tra vicoli e archi, controllavano l’area ventiquattr’ore su ventiquattro. Alcune sarebbero state addirittura murate nel cemento, quasi invisibili anche agli occhi dei militari. È quanto scoperto dai carabinieri durante l’operazione che ieri sera ha passato al setaccio la zona di Porta Robustina. Un dispiegamento imponente di uomini e mezzi: militari a terra, unità cinofile, il reparto speciale Cacciatori di Puglia, mentre dall’alto vigilavano elicottero e droni. Il sofisticato sistema di videosorveglianza, secondo quanto emerso, sarebbe stato utilizzato dagli spacciatori per monitorare le vie di accesso e prevenire controlli. I militari hanno lavorato per ore per individuare e smantellare tutte le apparecchiature. Secondo informazioni ancora in fase di verifica, due persone sarebbero state fermate e sarebbe stata recuperata una grande quantità di sostanza stupefacente. L’operazione arriva in un momento particolarmente delicato per la città. Nelle ultime settimane si sono registrati incendi di auto, colpi di pistola a scopo intimidatorio e, a fine gennaio, il ferimento del 30enne Damiano Liso, raggiunto da proiettili in via Generale Planelli. Episodi che, secondo quanto trapela, sarebbero legati a tensioni per il controllo delle piazze di spaccio. Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Francesco Paolo Ricci, che nei giorni scorsi aveva chiesto in Prefettura un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine. “Una risposta forte e decisa”, ha commentato, parlando di un segnale importante per la sicurezza della comunità.

Alcuni operatori avrebbero manomesso le liste d’attesa accedendo alla piattaforma fuori dall’orario di lavoro. Il commissario straordinario della Asl Ta, Gregorio Colacicco, chiarisce: “Gli accessi al di fuori degli orari di servizio riguardano 4-5 operatori e ora li stiamo identificando e stiamo facendo le verifiche”. Stando a quanto emerso dalla prima indagine interna della Commissione speciale, istituita dal commissario straordinario Asl, Colacicco, alcuni operatori fuori servizio, a sportelli chiusi, si sono introdotti nel sistema digitale per le prenotazioni, modificando gli appuntamenti. Il faldone di dati raccolti nella prima fase, è stato consegnato ai carabinieri del Nas, dichiara Colacicco. In corso, le verifiche tecniche. Poi si capirà che piega prenderà la vicenda. Qui il servizio di Alessandra Martellotti con l’intervista al commissario straordinario Asl Ta Gregorio Colacicco

Gli investigatori sospettano che dietro ci possa essere la mafia foggiana supportata sull’aspetto logistico dalla Scu brindisina e salentina. Si terrà domani mattina (12 febbraio) alle 9.30 nel carcere di Lecce davanti al gip l’udienza di convalida dei fermi a carico di Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, i due foggiani presi dopo l’assalto al blindato di lunedì sulla Brindisi-Lecce. Sono accusati, tra l’altro, di tentato omicidio e delitto aggravato dal metodo mafioso, associazione di stampo mafioso, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, tentato omicidio aggravato, rapina aggravata, estorsione, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente. Il portavalori della Battistolli era diretto alla sede della Banca d’Italia di Lecce e trasportava circa 6 milioni di euro. I banditi lunedì mattina hanno agito indossando maschere in silicone, raffiguranti volti umani, alterate persino con del fondotinta per evitare qualsiasi rischio di identificazione. Due di quelle utilizzate sono state rinvenute nel borsone abbandonato durante la fuga nelle campagne dai due banditi foggiani arrestati. Gli investigatori sospettano che dietro ci possa essere la mafia foggiana supportata sull’aspetto logistico dalla Scu brindisina e salentina. A bordo della Jeep Compass sequestrata, risultata rubata, sono stati rinvenuti numerosi effetti personali . Tutto servirà per un eventuale estrapolazione profili utili di DNA. Le indagini proseguono con perquisizioni e rastrellamenti lungo le province di Foggia, Brindisi e Lecce.

. Il Tribunale di Lecce ha condannato a sei anni di reclusione per direttissima un 41enne origini pakistane per aver aggredito per strada un uomo di 86 anni. Lo aveva colpito con violenza facendolo cadere rovinosamente per terra solo perché si era rifiutato di dargli soldi. L’anziano era stato trasportato in ospedale e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Qui il video dell’aggressione Il 41enne era stato arrestato lo scorso 29 gennaio dalla Polizia e portato in carcere. Il giudice Pietro Baffa ha disposto anche una multa di 1.500 euro e il risarcimento del danno in favore della vittima. Il pm aveva chiesto per l’imputato una pena di quattro anni. E’ ritenuto responsabile di tentata rapina e lesioni personali.

Il femminicidio avvenne nell’abitazione della coppia, dov’era presente una delle tre figlie della coppia, all’epoca minorenne. Confermata in secondo grado la condanna all’ergastolo per Angelo Di Lella, il 60enne che, il 16 dicembre del 2022, uccise ad Apricena, nel Foggiano, sua moglie Giovanna Frino, di 44 anni.Lo ha deciso la corte d’assise d’appello di Bari.Secondo l’accusa, Di Lella era ossessionato dalla gelosia, poiché riteneva che la donna lo tradisse.Il femminicidio avvenne nell’abitazione della coppia, dov’era presente una delle tre figlie della coppia, all’epoca minorenne. Giovanna Frino fu uccisa con tre colpi di pistola da suo marito, ex guardia giurata.

. Butta per sbaglio nel cestino della spazzatura 20 lingotti d’oro custoditi in un contenitore di latta, i carabinieri li ritrovano nella discarica e glieli restituiscono. È l’incredibile vicenda accaduta in Salento ad un 57enne. L’uomo l’altro giorno si era recato nella marina di Torre Lapillo per gettare la spazzatura raccolta in uno dei cestini lungo via Bonomi, non rendendosi conto che nel sacchetto c’era anche la scatola dove erano custoditi 20 lingotti di vario peso acquistati con regolare fattura nel corso degli anni, per un valore complessivo di 120 mila euro. Accortosi il giorno dopo della disavventura, l’uomo si è recato dai carabinieri di Porto Cesareo denunciando il fatto. I militari, inizialmente increduli, hanno poi verificato dalla visione dei filmati delle telecamere il racconto corrispondeva al vero. La ricerca così si è spostata ad Ugento, nella discarica dove gli autocompattatori avevano conferito i rifiuti. Alla fine il contenitore di latta è stato rinvenuto con tutto il suo carico prezioso restituito al suo legittimo proprietario. 

Sequestrata la pistola priva di tappo rosso, coinvolto il padre e informata la Procura per i minorenni. Attimi di tensione in una scuola media del Basso Salento, dove i carabinieri sono intervenuti dopo il ritrovamento di una pistola tra i banchi di un’aula. L’arma, di colore nero e priva del tappo rosso, si è rivelata essere una pistola da softair, ma del tutto simile a una reale. L’oggetto era in possesso di uno studente di 13 anni, iscritto alla terza media, in un istituto di un comune dell’hinterland A fare la scoperta sono stati i docenti, che, accortisi della presenza dell’arma, hanno immediatamente allertato la dirigente scolastica e le forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti i militari della stazione locale, affiancati dal Nucleo operativo e radiomobile. La pistola softair è stata sequestrata per gli accertamenti del caso. Per l’accaduto è stato indagato il padre del ragazzo, un 50enne. Della vicenda è stata informata anche la Procura per i minorenni di Lecce. Al momento sono in corso ulteriori verifiche per chiarire le modalità con cui il giovane sia entrato in possesso dell’arma e le eventuali responsabilità.

Danneggiate anche alcune auto in sosta. Ennesimo assalto ad un bancomat in Puglia. Questa volta preso di mira lo sportello della Banca di credito cooperativo di Canosa di Puglia, in via Generale Rizzi, periferia della città. Ignoti hanno utilizzato un ordigno per far esplodere la zona della cassaforte, il colpo però è fallito e gli autori sono fuggiti a mani vuote cospargendo l’asfalto di chiodi a tre punte per rallentare l’arrivo delle forze dell’ordine. Con gli pneumatici a terra sul posto sono subito intervenute le guardie giurate della Vegapol assicurandosi che nessuno fosse rimasto ferito. Il boato ha spaventato chi vive nella palazzina in cui si trova lo sportello automatico dell’istituto di credito. Ingenti i danni alla struttura, tre auto sono state danneggiate dalla deflagrazione. Indagano i carabinieri. Quello di Canosa di Puglia è solo l’ultimo episodio di una preoccupante escalation che negli ultimi mesi sta interessando diverse province. Tra gli ultimi casi ricordiamo Margherita di Savoia, Giovinazzo e Cagnano Varano.

Intanto, dall’inchiesta emergono le falle di un piano definito paramilitare. La Procura contesta il tentato omicidio ai due uomini fermati dopo il colpo fallito di lunedì sulla statale 613 Brindisi-Lecce. Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62, entrambi di Foggia, avrebbero sparato ad altezza d’uomo contro la pattuglia dei carabinieri durante la fuga. Un proiettile ha forato il parabrezza lato conducente, un altro è rimasto conficcato nella carrozzeria: elementi che, per gli inquirenti, dimostrerebbero la volontà di uccidere. I due sono in carcere e rispondono anche di rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra ed esplosivi, oltre a resistenza e lesioni. Dall’inchiesta emergono intanto le falle di un piano definito paramilitare: auto civetta con lampeggianti per simulare controlli, esplosivo e kalashnikov in pieno giorno. L’ordigno sarebbe stato posizionato dal lato opposto rispetto alla cassaforte con circa un milione di euro, provocando solo l’attivazione dello “spumablock” e il fallimento del colpo. Sotto la lente anche la scelta del luogo, nei pressi di Tuturano, ritenuto meno favorevole alla fuga. Proseguono le ricerche degli altri componenti della banda tra Salento e Foggiano. E in Prefettura a Brindisi si è già tenuto un vertice per rafforzare controlli e strategie di prevenzione lungo le direttrici dei portavalori.

Secondo quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno, la commissione ispettiva della Asl avrebbe rilevato cancellazioni e riprenotazioni sospette anche in orari notturni: atti trasmessi alla Procura di Taranto.. Alla Asl Taranto scoppia il caso delle liste d’attesa sanità. Una commissione interna avrebbe individuato anomalie nella gestione del Cup Taranto, il Centro unico di prenotazione gestito da Sanitaservice Taranto: prenotazioni sanitarie cancellate e sostituite nel giro di pochi minuti, in alcuni casi anche in orari insoliti, tra tarda sera, alba e notte. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, l’attività ispettiva – voluta dal direttore generale Gregorio Colacicco – ha analizzato circa un milione di accessi alla piattaforma tra gennaio e giugno 2025. Nel mirino decine di credenziali riconducibili a operatori Cup della provincia, con accessi notturni al sistema Cup e operazioni di cancellazione e immediata ri-prenotazione. La stessa azienda sanitaria, sentita dal Corriere del Mezzogiorno, ha parlato di «una pratica ricorrente» di modifica delle prenotazioni durante l’orario di servizio, precisando che tecnicamente tali operazioni sono consentite in caso di rinuncia da parte del cittadino. Restano però i dubbi sugli accessi effettuati da remoto fuori dagli orari ordinari, circostanza che solleva interrogativi su possibili irregolarità prenotazioni sanitarie e su un’eventuale alterazione liste d’attesa. Il dossier è stato trasmesso alla Procura di Taranto, che dovrà verificare l’eventuale presenza di profili penalmente rilevanti. L’inchiesta Procura di Taranto dovrà chiarire se si sia trattato di episodi isolati o di un sistema strutturato capace di incidere sulla gestione delle liste e sui tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. Sullo sfondo resta il tema dei controlli interni e delle responsabilità ancora da accertare.

La donna era diretta a Lecce, all’università, per sostenere l’ultimo esame. Invece si è trovata faccia a faccia con i banditi . L’incredibile testimonianza della donna bloccata dall’assalto al blindato lunedì mattina, mentre si recava all’università di Lecce per sostenere l’ultimo esame. I banditi l’hanno fatta scendere dall’auto puntandole il fucile addosso: lei ha messo me lani in alto e ha detto: “Ho una bambina” Qui l’intervista di Matteo Bottazzo

Era salito sull’autobus con un cane senza guinzaglio e museruola, è stato invitato a scendere e lui, di tutta risposta, ha inveito contro il dipendente Kyma mobilita . Un autista di Kyma Mobilità di Taranto è stato colpito con uno schiaffo ed è stato insultato da un passeggero. Quest’ultimo era salito sul mezzo pubblico con un cane senza guinzaglio e museruola, in violazione alle norme per la sicurezza. L’autista lo ha invitato a scendere ma di tutta risposta è stato aggredito. L’episodio è avvenuto sulla linea 8, in via Golfo di Taranto. Un collega è arrivato in soccorso dell’autista ed è intervenuta la Polizia che analizzerà i filmati del sistema di videosorveglianza. “Il lavoratore ha subito un forte stato di shock e di agitazione – spiega l’Ugl ferrotranvieri – tale da impedirgli la prosecuzione del servizio”

Devono rispondere tutti di omicidio colposo. La tragedia risale alla notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 2024. L’ipotesi è che l’incidente si verificò a causa di incuria nella manutenzione. Ci sono quattro indagati per la morte di Clelia Ditano, la 25enne di Fasano che morì precipitando nel vano ascensore della palazzina in cui abitava con i suoi genitori. Si tratta dell’amministratore di condominio, e poi del rappresentante legale, responsabile tecnico e dipendente di una ditta che ha curato la manutenzione dell’impianto. Devono rispondere tutti di omicidio colposo. La tragedia risale alla notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 2024. L’ipotesi è che l’incidente si verificò a causa di incuria nella manutenzione.Dalle indagini è emerso che la manutenzione era stata sempre fatta in maniera superficiale. L’accusa contesta di aver omesso di effettuare le necessarie riparazioni, di mettere in sicurezza l’ascensore e comunque di inibire l’uso dello stesso a fronte dell’accertata difettosità e consapevoli del pericolo per l’incolumità dei condomini.Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie e altri elementi utili alla difesa.

. E’ ricoverato nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce il brigadiere maratoneta Donato Russo che ha corso per oltre un chilometro inseguendo uno dei banditi dell’assalto sulla statale. Nella colluttazione con Giuseppe Russo, il 62enne arrestato insieme a Giuseppe Iannelli, il carabiniere salentino, ha riportato la frattura di una costola e una sospetta lesione alla spalla oltre a escoriazioni sul labbro segno dei pugni ricevuti. A circondarlo di affetto in queste ore i colleghi e l’amore della moglie Simona e del figlio Cristiano che guarda con orgoglio il suo papà. Il suo eroe.

Molti disagi, ma non si registrano feriti. Un principio d’incendio si è verificato questa mattina, 10 febbraio, verso le 11 al primo piano di una palazzina di sette piani in via Carulli a Bari, quasi ad angolo con piazza Sant’Antonio. Nell’appartamento per fortuna non c’era nessuno. Il fumo si è propagato nel vano scale, invadendo altre abitazioni e la sede al piano terra della Cisl. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno fatto evacuare temporaneamente gli appartamenti per motivi di sicurezza.  Sembra che a causare l’incendio sia stato un condizionatore difettoso situato nella veranda dell’appartamento. Molti disagi, anche alla circolazione, interrotta per oltre un’ora sul tratto interessato di via Carulli, ma non si registrano feriti né danni gravi.

Le guardie giurate hanno intercettato l’uomo all’interno dei locali dell’ADI. È andata male al “ladro di salute” che stanotte, 10 febbraio, è stato colto sul fatto e bloccato dalle guardie giurate in servizio nel PTA di Bitonto, proprio mentre probabilmente tentava di rubare tablet. Dopo il furto messo a segno tra sabato e domenica scorsi, un uomo si è introdotto nella struttura danneggiando un’altra porta-finestra per sottrarre verosimilmente altri tablet e forse anche le auto di servizio dell’Assistenza domiciliare.  Dopo il primo furto, è stata intensificata la vigilanza sull’intera struttura proprio temendo una nuova intrusione notturna. Le guardie giurate hanno intercettato l’uomo all’interno dei locali dell’ADI e lo hanno bloccato, consentendo l’arrivo tempestivo della Forze dell’Ordine. «Il ladro di salute – commenta il Direttore generale, Luigi Fruscio – è stato consegnato alle Forze dell’ordine per subire le conseguenze di legge per chi non si fa scrupolo di rubare strumenti utili alla Sanità pubblica, che è al servizio anche della comunità in cui probabilmente egli stesso vive. Noi continueremo a lavorare e sorvegliare per il bene di tutti, fiduciosi che l’Autorità Giudiziaria preposta possa recuperare il maltolto, e fare in modo che i nostri operatori possano fornire normalmente l’assistenza domiciliare a pazienti cronici, oncologici e anziani».

Danneggiati quattro distributori automatici e portate via le monete. Nuovo raid vandalico in una scuola a Lecce. Ignoti nottetempo sono penetrati all’interno dell’Istituto Tecnico Economico “Olivetti” sito in via Marugi, danneggiando le quattro macchinette dei distributori automatici presenti nel plesso scolastico e portando via le monete. Sull’episodio indagano gli agenti della Questura. Si tratta del terzo episodio, in pochi giorni dopo quelli del Fermi e del Banzi.

L’operazione è del comando provinciale carabinieri di Bari. L’omicidio avvenne il 14 novembre 2003. I familiari della vittima: “Giustizia è fatta”. Due arresti per l’omicidio mafioso di cui rimase vittima Danilo Abiuso, ucciso a Valenzano la sera del 14 novembre 2003.  A distanza di ben 23 anni, anche grazie al prezioso contributo di alcuni collaboratori di giustizia, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno arrestato Luigi Guglielmi e Giovanni Partipilo, entrambi già detenuti. Indagata a piede libero anche una terza persona, per la quale però il gip non ha ravvisato la sussistenza di esigenze cautelari. Abiuso, all’epoca 22enne, venne raggiunto da almeno 8 colpi di pistola mentre parlava al telefono in largo Marconi. Il suo omicidio – secondo gli investigatori- sarebbe inserito nell’ambito dei contrasti fra in clan Strisciuglio e Di Cosola.  I familiari della vittima, completamente estranei a contesti criminali, hanno espresso soddisfazione sui social. “Giustizia è fatta – hanno scritto – grazie a tutti coloro che hanno collaborato per questa operazione”.

L’indagine è stata condotta tra ottobre 2024 e febbraio 2025 e rientra nell’operazione “Crocevia”, conclusasi il 9 ottobre 2024 con l’arresto di 10 persone. Quattro persone sono state arrestate per detenzione e spaccio di droga, furto aggravato, detenzione di armi e tentata estorsione. Si tratta di soggetti di età compresa tra 37 e 62 anni, di cui 3 di Minervino Murge e uno di Cosenza residente ad Andria. L’ordinanza è stata adottata dal Tribunale di Trani su richiesta della Procura ed eseguita dai carabinieri della Bat. L’indagine è stata condotta tra ottobre 2024 e febbraio 2025 e rientra nell’operazione “Crocevia”, conclusasi il 9 ottobre 2024 con l’arresto di 10 persone. Gli indagati rimasti in libertà, subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, hanno immediatamente ripreso a gestire gli affari illeciti nel centro murgiano così permettendo il proseguimento del controllo del mercato degli stupefacenti. Per due degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i rimanenti invece gli arresti domiciliari. Uno dei quattro soggetti continuava a delinquere anche in carcere dal cui interno continuava a coordinare le illecite attività.

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