Intanto, dall’inchiesta emergono le falle di un piano definito paramilitare
La Procura contesta il tentato omicidio ai due uomini fermati dopo il colpo fallito di lunedì sulla statale 613 Brindisi-Lecce. Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62, entrambi di Foggia, avrebbero sparato ad altezza d’uomo contro la pattuglia dei carabinieri durante la fuga.
Un proiettile ha forato il parabrezza lato conducente, un altro è rimasto conficcato nella carrozzeria: elementi che, per gli inquirenti, dimostrerebbero la volontà di uccidere. I due sono in carcere e rispondono anche di rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra ed esplosivi, oltre a resistenza e lesioni.
Dall’inchiesta emergono intanto le falle di un piano definito paramilitare: auto civetta con lampeggianti per simulare controlli, esplosivo e kalashnikov in pieno giorno. L’ordigno sarebbe stato posizionato dal lato opposto rispetto alla cassaforte con circa un milione di euro, provocando solo l’attivazione dello “spumablock” e il fallimento del colpo. Sotto la lente anche la scelta del luogo, nei pressi di Tuturano, ritenuto meno favorevole alla fuga.
Proseguono le ricerche degli altri componenti della banda tra Salento e Foggiano. E in Prefettura a Brindisi si è già tenuto un vertice per rafforzare controlli e strategie di prevenzione lungo le direttrici dei portavalori.













