chesera-2026
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

bassi-home-giugno

Primo Piano

La vettura sulla quale viaggiavano si è scontrata con un’altra che procedeva in senso inverso e sulla quale c’erano cinque persone rimaste gravemente ferite, trasferite negli ospedali di Barletta e Andria. Si chiamavano Savina Carbonaro di 61 anni e Francesco Berteramo di 68 le due vittime del terribile incidente stradale di questa sera sulla provinciale 15, tra Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia. L’auto sulla quale viaggiavano si è scontrata con un’altra vettura che procedeva in senso inverso e sulla quale c’erano cinque persone rimaste gravemente ferite, trasferite negli ospedali di Barletta e Andria. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno estratto una persona rimasta incastrata tra le lamiere della vettura, oltre a personale del 118 e dell’elisoccorso da Foggia. Per i rilievi ci sono i carabinieri e agenti della polizia locale. Il tratto di strada è stato in passato teatro di diversi incidente, di cui molti anche mortali

L’assassino forse ha esploso quattro colpi: ha chiamato i carabinieri e poi si è costituito. Prima la lite e poi i colpi in rapida successione (forse quattro), esplosi con la pistola d’ordinanza; infine, la telefonata ai carabinieri per confessare ciò che aveva commesso e costituirsi: la tragedia si è consumata a Foggia in un appartamento al quarto piano di una palazzina in via Salvemini, nei pressi dello stadio.La vittima è Stefania Rago, 46 anni, uccisa con tre, forse quattro colpi di pistola da suo marito, Antonio Tommaso Fortebraccio, 48. Lei lavorava come collaboratrice domestica, lui come guardia giurata. La coppia ha due figli, entrambi maggiorenni, che non erano in casa al momento della tragedia. Questa mattina, 24 aprile, l’uomo è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale e portato in carcere dai carabinieri. “Erano sposati da quasi 30 anni e mia figlia aveva deciso di separarsi. Problemi c’erano nel senso cheera troppo geloso. Geloso di tutto quello che faceva. Lei andava in palestra e ultimamente aveva deciso di lasciarlo. Lo aveva detto a noi e lo aveva detto a lui”. Lo ha detto Giuseppe Rago, padre di Stefania. “Mia figlia era un angelo – ha aggiunto l’uomo – Una bravissima ragazza. Non so cosa sia venuto in mente a questo”. “Durante l’interrogatorio non ha raccontato nulla dell’accaduto, di un eventuale litigio. Nonaveva la lucidità. E’ come se non capisse quanto accaduto. Era in affanno. Non ha mostrato alcun tipo di reazione emotiva”. E’ quanto dichiarato dall’avvocata Rosa Archidiacono, legale di ufficio di Antonio Fortebraccio, la guardia giurata di 48 anni fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale della moglie, la 46enne Stefania Rago uccisa all’interno della loro abitazione in via Gaetano Salvemini a Foggia. Secondo l’avvocata, l’uomo non avrebbe confessato l’uccisione della moglie e non è stato nemmeno in grado di ricostruire l’accaduto: “si è presentato ieri sera in caserma dai carabinieri dicendo che alla moglie avevano sparato e chiedendo aiuto, dicendo di non sapere se la moglie fosse morta o meno. Quando i sanitari sono giunti nell’abitazione, hanno accertato che per la donna non c’era più nulla da fare”. “Era sotto choc profondo, dispiaciuto, non ha raccontato nulla di quanto accaduto”. Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari della vittima e del marito al fine di ricostruire l’esistenza di dissapori o frizioni nella coppia.

Tragico incidente stradale sulla statale 275, all’altezza di Surano. Incidente mortale sulla statale 275 che collega Maglie a Leuca, in Salento. La vittima è un ragazzo di 25 anni, Luigi Calora, di Castro. A bordo della sua motocicletta, all’altezza di Surano, si è scontrato frontalmente con una Ford Puma condotta da una donna di 46 anni di Trepuzzi con a bordo il marito. La donna nell’impatto non ha riportato gravi conseguenze. Sul posto per i rilievi i carabinieri. La donna è stata portata presso il Vito Fazzi di Lecce per gli accertamenti di rito

La prontezza di riflessi di alcuni militari, che lo hanno afferrato per un braccio mentre tentava di lanciarsi nel vuoto, ha evitato il peggio. Blitz dei carabinieri a Trani in un appartamento di via Grecia, periferia della città, dove è stata scoperta una coppia dedita allo spaccio di cocaina. Marito e moglie sono stati denunciati, recuperati soldi e cellulari per ricevere le ordinazioni. In una successiva perquisizione in una abitazione poco distante i militari hanno trovato un grande quantitativo di cocaina e della mannite con cui tagliare la sostanza stupefacente. Qui c’era un giovane che è stato arrestato dopo aver cercato di gettarsi dal terzo piano per togliersi la vita all’arrivo dei carabinieri. La prontezza di riflessi di alcuni militari, che lo hanno afferrato per un braccio mentre tentava di lanciarsi nel vuoto, ha evitato il peggio.

La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. È stato condannato all’ergastolo Albano Galati, il 56enne di Taurisano che il 16 marzo 2024 uccise in casa con 20 coltellate la moglie, Aneta Danelczyk 49 anni di origini polacche da cui si era da poco separato, aggredendo e ferendo la vicina dove la donna aveva tentato di rifugiarsi per mettersi in salvo. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. Nel corso dell’udienza l’uomo aveva letto in aula una lettera nella quale rivolgendosi ai giudici si professava incapace di spiegare l’accaduto, di ricordare poco di quel giorno e di come ne fosse tormentato ogni giorno non riuscendo a capire quanto fatto, che quel giorno non era lui, annebbiato dai farmaci che era costretto a prendere, raccontando di una forte depressione, di come in quel periodo si sentisse fallito, senza dignità dopo aver sempre lavorato e non aver fatto mancare mai nulla alla famiglia. I figli verranno risarciti con una provvisionale di 50 mila euro ciascuno , la donna ferita con 25 mila. Galati era difeso dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto.

Quando sono tornati a riprenderlo hanno trovato i carabinieri. Un attimo di distrazione è costato caro ad un uomo di Andria e alla sua compagna. I due sono stati arrestati dai carabinieri dopo avere dimenticato, sul tavolo di un McDonald, un borsello contenente una pistola.I fatti risalgono a venerdì scorso. L’uomo, alle 19, ha fatto una telefona piuttosto concitata al McDonald’s di Santa Caterina, a Bari: “Per caso avete trovato un borsello?” ha chiesto preoccupato. Quando gli hanno risposto che sì, ce n’era uno, si è sincerato che glielo tenessero da parte ed è tornato per recuperarlo. Purtroppo per lui ad attenderlo c’erano i carabinieri che. La coppia, in possesso anche di un’altra pistola, è stata arrestata.

L’ex responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle sarà candidato in una lista del centrosinistra che comprenderà rappresentanti del M5S e della società civile. Rocco Casalino, già portavoce dell’ex premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, sarà candidato al Consiglio comunale di Ceglie Messapica in vista delle amministrative del 24 e 25 maggio. L’annuncio è arrivato dallo stesso Casalino, originario del comune in provincia di Brindisi, dopo giorni di indiscrezioni sulla sua possibile discesa in campo. L’ex responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle sarà candidato in una lista del centrosinistra che comprenderà rappresentanti del M5S e della società civile. “È un momento storico in cui non si può restare neutrali né sottrarsi: bisogna scegliere se limitarsi a osservare la crescita di queste destre o lavorare per indebolirle”, ha dichiarato Casalino in una nota. “Credo che si debba partire dal livello locale”. Secondo l’ex portavoce, il lavoro nei comuni rappresenta un passaggio politico decisivo: “Far vincere le forze che si oppongono a queste destre significa iniziare a costruire il terreno per le prossime elezioni politiche. Ogni vittoria locale contribuisce a generare un’onda positiva che rafforza un fronte largo contro una deriva che considero pericolosa e dannosa per il Paese”.

Sono sette i minorenni autori della bravata che a Stornara, nel Foggiano, poteva costare cara a un uomo caduto col monopattino. I ragazzi sono stati individuati grazie alla videosorveglianza. Una banda di giovanissimi, che – nella tarda serata di lunedì – ha, prima, tranciato i cavi elettrici di una cabina dell’Enel e, poi, ha teso un filo di metallo rivestito in plastica tra un lampione e l’inferriata di una finestra al piano terra, in una stradina nei pressi del Municipio.Tutto sarebbe stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza, che avrebbero immortalato una baby gang composta da almeno sette ragazzi fra i 13 e i 15 anni.Sarebbero loro gli autori del gesto vandalico che poteva costare caro a Stefano Matteucci, all’alba di martedì, a Stornara.Il 35enne stava andando a lavorare, in monopattino, quando è rimasto impigliato in un cavo elettrico, cadendo violentemente sull’asfalto e riportando ferite al volto, al collo e a una spalla.Per fortuna, il casco ha evitato conseguenze ancora più gravi.Tutti e sette sarebbero già stati identificati.Da tempo, i residenti nella zona lamentano schiamazzi fino a tarda ora, che sarebbero causati proprio da numerosi ragazzini.La vicenda è all’attenzione della Procura per i minorenni di Bari, che coordina le indagini dei carabinieri, a cui la vittima ha presentato denuncia.

Hanno tra i 16 e i 17 anni. Sono tutti originari di Bisceglie e hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni i quattro minori arrestati dalla polizia, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Bari, perché ritenuti responsabili della rapina commessa a bordo di un treno regionale. I fatti risalgono allo scorso 28 febbraio, quando i quattro ragazzi, dalla stazione di Trani, sarebbero saliti a bordo di un treno che percorreva la tratta Foggia-Bari e avrebbero da subito preso di mira un giovane passeggero: la vittima sarebbe stata dapprima minacciata e accerchiata, quindi aggredita fisicamente e rapinata del cellulare e di una collanina d’oro. All’arrivo alla stazione di Bisceglie, la vittima è riuscita a divincolarsi e ad allertare il 112 tramite il telefono di un viaggiatore. I quattro minori dovranno rispondere, a vario titolo e in concorso tra loro, di violenza privata, rapina e lesioni personali.

Piazza della Vittoria è stata temporaneamente interdetta a pedoni e auto. Un falso allarme bomba questa mattina nella centralissima piazza della Vittoria a Taranto. Immediato intervento delle forze dell’ordine per la presenza di una borsa abbandonata per strada. La piazza è stata temporaneamente interdetta a pedoni e auto e sono stati chiusi temporaneamente negozi e uffici della zona. Sono intervenuti gli artificieri anti sabotaggio per verificare se all’interno non ci fosse materiale esplosivo, ma nella borsa c’erano solo rifiuti. La zona è stata riaperta verso le 11.30

Tre uomini sono entrati nel locale, intimando ai presenti di non muoversi e agendo in pochi minuti. Attimi di terrore in mattina a Policoro per via di una rapina a mano armata, all’interno di una gioielleria del centro commerciale Heraclea, lungo la strada statale 106 Jonica. Tre uomini sono entrati nel locale, intimando ai presenti di non muoversi e agendo in pochi minuti. Dopo aver infranto le vetrine, hanno portato via numerosi monili e oggetti preziosi, fuggendo a bordo di un’auto guidata da un complice. La vettura è stata poi ritrovata incendiata a circa un chilometro dal centro commerciale. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Policoro per i rilievi e le indagini. Non si registrano feriti.

Il sacerdote ha riportato lesioni guaribili in cinque giorni. Ha destato sconcerto l’aggressione subita ieri dal parroco don Dino D’Aloia nella sacrestia della Parrocchia San Giuseppe Artigiano di San Severo. Il sacerdote è stato colpito da un parrocchiano, riportando lesioni guaribili in cinque giorni dopo aver fatto ricorso alle cure nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile Teresa Masselli Mascia di San Severo. “La notizia dell’aggressione – dichiara la sindaca Lidya Colangelo – non ha precedenti nella storia della nostra Città, siamo particolarmente vicini a don Dino, un sacerdote che si spende tantissimo per la sua comunità, che ha fatto tanto in questi anni in un quartiere di periferia, sia per i giovani che per gli anziani. Siamo tutti scossi per la gravità dell’accaduto. A don Dino vanno i sentimenti di affetto e di vicinanza dell’Amministrazione, del Presidente del Consiglio Rosa Caposiena, del Vice Sindaco Anna Paola Giuliani, della Giunta e dell’intero Consiglio Comunale. Esprimiamo la più ferma condanna per l’accaduto nella certezza che simili, deprecabili episodi non abbiano più a verificarsi”. Unanime solidarietà è stata espressa anche dalla Diocesi di San Severo. Qui di seguito il videomessaggio del sacerdote: Solo qualche giorno fa, a Terlizzi, un altro sacerdote era stato aggredito: don Michele Stragapede, parroco della chiesa di San Gioacchino, era in sella alla sua bici quando è stato affiancato da un’auto da cui si è sporto un uomo che gli ha sferrato un pugno.

Il parere dell’Avvocato Generale UE Nicholas Emiliou sul piano del Governo: la delocalizzazione dei rimpatri è possibile, ma la giurisdizione e i diritti dei richiedenti asilo restano vincolati alle garanzie europee. Il controverso Protocollo Italia-Albania segna un punto a favore del governo italiano, ma con riserve significative. Secondo il parere dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Nicholas Emiliou, l’accordo che prevede la creazione di centri di rimpatrio extra-UE è, in linea di principio, compatibile con il diritto dell’Unione Europea. Tuttavia, la legittimità del progetto resta strettamente legata a una condizione imprescindibile: il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei migranti. Centri per i rimpatri fuori dall’UE: cosa dice il parere legale Nel documento depositato a Lussemburgo, l’Avvocato generale Emiliou chiarisce che la normativa europea non vieta esplicitamente a uno Stato membro di istituire centri di detenzione per le procedure di rimpatrio al di fuori dei propri confini nazionali. Nonostante la delocalizzazione in Albania, l’Italia rimane l’unico soggetto responsabile. Ciò significa che lo Stato italiano è vincolato a garantire tutte le tutele previste dall’ordinamento UE, tra cui: Diritto all’assistenza legale gratuita; Accesso a servizi di mediazione linguistica; Possibilità di mantenere contatti con la famiglia e le autorità competenti. Il conflitto tra Italia e UE sui “Paesi Sicuri” Il protocollo, siglato il 6 novembre 2023, ha già incontrato numerosi ostacoli giudiziari. In particolare, il Tribunale di Roma ha sollevato dubbi sulla legittimità dei trattenimenti per i migranti provenienti da Paesi considerati “sicuri” dal governo italiano, come Egitto e Bangladesh. L’attuale ricorso giunto alla Corte di Giustizia UE nasce dalla contestazione delle autorità italiane contro la Corte d’Appello di Roma, che aveva negato la convalida del trattenimento per alcuni migranti trasferiti nei centri albanesi e richiedenti asilo. Diritto di restare contro diritto al rientro Un punto cruciale del parere di Emiliou riguarda la permanenza dei richiedenti asilo. L’avvocato generale ha precisato che: “La norma che permette ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro durante l’esame della domanda non conferisce loro il diritto automatico di essere riportati nel territorio fisico di quello Stato.” Tuttavia, resta l’obbligo tassativo per l’Italia di assicurare un accesso effettivo alla giustizia e tempi rapidi per il riesame dei decreti, onde evitare che la detenzione nei centri in Albania si trasformi in un trattenimento illegittimo. Le prossime tappe: verso la sentenza definitiva Sebbene il parere dell’Avvocato generale non sia vincolante, esso rappresenta una guida autorevole per i giudici della Corte di Lussemburgo. La sentenza definitiva, attesa nei prossimi mesi, stabilirà se il modello di gestione dei flussi migratori proposto dall’Italia potrà diventare un precedente per altri Paesi europei o se subirà nuove restrizioni. Punti chiave del dossier: Obiettivo: Gestione esterna delle procedure di asilo e rimpatrio. Protocollo: Italia-Albania (6 novembre 2023). Giurisdizione: Italiana ed Europea. Punto critico: Definizione di “Paesi sicuri”.

La sindaca Maria Aida Episcopo ha proclamato per la giornata il lutto cittadino. Si stanno svolgendo a Foggia i funerali di Dino Carta, il personal trainer di 42 anni ucciso la sera del 13 aprile a pochi metri dalla sua abitazione. Il feretro, ricoperto di corone di fiori bianchi, ha fatto ingresso nella chiesa del Santissimo Salvatore dove lui e la giovane moglie Sara si sono sposati circa due anni fa. Ad officiare la celebrazione monsignor Giorgio Ferretti arcivescovo della diocesi Foggia Bovino. Chiesa e piazzale affollato di tantissima gente ed istituzioni. La sindaca Maria Aida Episcopo ha proclamato per la giornata il lutto cittadino. Mons. Ferretti, in un passaggio dell’omelia, ha detto: “Foggia alza la testa! Ribellati alla violenza, all’ingiustizia, al sopruso, al pizzo, alla criminalità. Cara Foggia, non è normale che un uomo venga uccisosulle tue strade. Non è normale che si giri armati per la città. Non è normale che i giovani abbiamo coltelli. Foggia basta! Basta mogli e figli che piangono i loro mariti. Padri e madri che piangono i figli. La scia di sangue è lunga ormai decenni. Basta sangue. Tutto questo deve finire. Lo vogliamo tutti. Lo sogniamo tutti. Alziamo la testa, con coraggio. Uniamoci, denunciamo, ribelliamoci al male. Lo dobbiamo ai nostri figli, alle prossime generazioni di questa terra”. Il servizio di Pietro Loffredo.

Riferiscono, inoltre, che non c’era nessuno: “Né l’assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, né un dirigente o funzionario regionale”. “Nell’allestimento dello stand compare una foto che ritrae chiaramente un banco di frutta con arance spagnole. Arance spagnole nello spazio istituzionale della Regione Puglia, in una fiera internazionale dedicata all’ortofrutta. È una cosa che non sta né in cielo né in terra”. La denuncia arriva dai consiglieri regionali di Fratelli d’Italia che riferiscono quanto succede nello stand Puglia, alla fiera Macfrut 2026 in corso a Rimini. “C’è un limite oltre il quale non si può più parlare di distrazione o superficialità. A Macfrut 2026, la tre giorni che si chiude oggi a Rimini, una delle più importanti fiere internazionali del settore ortofrutticolo, laRegione Puglia quel limite lo ha superato. Nello stand, pur allestito, della Regione Puglia non c’era nessuno. Né l’assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, né un dirigente o funzionario regionale. Un’assenza istituzionale grave, inspiegabile. E mentre la Regione Puglia era assente, il ministro all’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, veniva accolto dalla presidente del Consorzio delle Clementine di Taranto Igp. Un’immagine simbolica: la filiera c’è, la Regione no”. “Macfrut – continuano – non è una fiera qualsiasi. È una vetrina internazionale dove si costruiscono relazioni, si aprono mercati, si rafforza la competitività. E la Puglia, invece di esserci da protagonista – concludono da FdI – si presenta senza rappresentanza, con uno stand marginale e con un messaggio sbagliato”.

Armati di una mazza hanno colpito ripetutamente la teca, ma non sono riusciti a infrangere il vetro. Tentato furto nella notte al Santuario della Madonna dell’Incoronata, a pochi chilometri da Foggia, dove ignoti hanno tentato di rubare le corone delle statue sacre. Armati di una mazza, i ladri hanno colpito ripetutamente la teca che custodisce la Madonna Nera e il Bambin Gesù senza, però, riuscire a infrangere il vetro. Non è la prima volta che il santuario viene preso di mira: nel 2011 fu rubata una preziosa corona d’oro donata dai fedeli. Anche per questo, l’episodio riaccende preoccupazioni sulla sicurezza e ferisce profondamente la devozione popolare. 

Le accuse, contestate a vario titolo, vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’autoriciclaggio e al peculato. Sono nove in tutto le persone finite agli arresti domiciliari nell’inchiesta su presunte irregolarità negli appalti pubblici a Torricella (Taranto). Tra queste figura l’ex vice sindaco ed ex assessore ai Lavori pubblici Michele Franzoso. Per altri sette indagati è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Complessivamente sono sedici le persone coinvolte, tra amministratori locali, tecnici comunali, professionisti e imprenditori.
Le accuse, contestate a vario titolo, vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’autoriciclaggio e al peculato. Secondo l’impostazione accusatoria, alcune procedure di gara sarebbero state pilotate per favorire operatori economici ritenuti vicini agli indagati.
Tra gli interventi finiti sotto verifica figurano lavori di sistemazione della litoranea in località Torre Ovo, opere sportive e interventi sul waterfront. Respinte, invece, le richieste cautelari per un funzionario comunale e un consigliere, per il quale era stata ipotizzata anche una misura interdittiva poi esclusa dal gip.

Al vaglio degli investigatori le immagini del circuito di videosorveglianza. Nella notte a Parabita ignoti hanno fatto esplodere con il cosiddetto metodo della “marmotta” il bancomat della filiale Unicredit in via Vittorio Emanuele II. Dai primi accertamenti non risulta che sono riusciti ad asportare denaro. Non si registrano danni strutturali all’edificio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del NOR, locale Stazione ed artificieri del nucleo investigativo. Ad agire 4 malviventi arrivati a bordo di due auto. Al vaglio degli investigatori le immagini del circuito di videosorveglianza.

Secondo la polizia, il veicolo sarebbe stato utilizzato dai responsabili dell’azione e poi incendiato per cancellare impronte. Proseguono le indagini sull’agguato avvenuto martedì sera a Ostuni ai danni dell’imprenditore Roberto Marzio. Gli investigatori concentrano ora l’attenzione su una Fiat 500X bianca, risultata rubata a Monopoli e ritrovata poco dopo completamente bruciata in contrada San Giovanni, a pochi chilometri dal luogo del ferimento. Secondo la polizia, il veicolo sarebbe stato utilizzato dai responsabili dell’azione e poi incendiato per cancellare impronte, residui balistici e altre tracce utili. Al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che potrebbero fornire elementi decisivi sui movimenti dell’auto e sull’identità di chi era a bordo. La Procura di Brindisi indaga per tentato omicidio.

Secondo le testimonianze rese dal fratello maggiore e dall’amico che quella sera si trovavano con lui, il 17enne, dopo aver trovato una pistola in apparenza scarica, avrebbe iniziato a maneggiarla per gioco ignaro che era rimasto un colpo in canna. Nuovo sopralluogo della polizia a Lecce, in via Quinto Mario Corrado, nell’abitazione dove la sera del 19 aprile un 17enne è stato raggiunto alla testa da un colpo di pistola. La dinamica è ancora da chiarire ma il proiettile potrebbe essere esploso accidentalmente, forse dalla stessa vittima. Sull’accaduto la Procura ha aperto un’ inchiesta al momento a carico di ignoti per istigazione al suicidio. Gli uomini della scientifica della Squadra Mobile sono tornati per effettuare nuovi rilievi su tracce ematiche, rilievi dattiloscopici e fotogrammetrici alla ricerca di ogni traccia utile alla ricostruzione della dinamica e all’accertamento dei fatti. Secondo le testimonianze rese dal fratello maggiore e dall’amico che quella sera si trovavano con lui, il 17enne, dopo aver trovato una pistola in apparenza scarica, avrebbe iniziato a maneggiarla per gioco ignaro che era rimasto un colpo in canna . Sulle tre persone presenti in casa è stata effettuata la prova dello stub. L’arma era regolarmente detenuta dal proprietario della casa

deliziosa
deliziosa