L’assassino forse ha esploso quattro colpi: ha chiamato i carabinieri e poi si è costituito
Prima la lite e poi i colpi in rapida successione (forse quattro), esplosi con la pistola d’ordinanza; infine, la telefonata ai carabinieri per confessare ciò che aveva commesso e costituirsi: la tragedia si è consumata a Foggia in un appartamento al quarto piano di una palazzina in via Salvemini, nei pressi dello stadio.
La vittima è Stefania Rago, 46 anni, uccisa con tre, forse quattro colpi di pistola da suo marito, Antonio Tommaso Fortebraccio, 48. Lei lavorava come collaboratrice domestica, lui come guardia giurata. La coppia ha due figli, entrambi maggiorenni, che non erano in casa al momento della tragedia.
Questa mattina, 24 aprile, l’uomo è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale e portato in carcere dai carabinieri.
“Erano sposati da quasi 30 anni e mia figlia aveva deciso di separarsi. Problemi c’erano nel senso che
era troppo geloso. Geloso di tutto quello che faceva. Lei andava in palestra e ultimamente aveva deciso di lasciarlo. Lo aveva detto a noi e lo aveva detto a lui”. Lo ha detto Giuseppe Rago, padre di Stefania. “Mia figlia era un angelo – ha aggiunto l’uomo – Una bravissima ragazza. Non so cosa sia venuto in mente a questo”. “Durante l’interrogatorio non ha raccontato nulla dell’accaduto, di un eventuale litigio. Non
aveva la lucidità. E’ come se non capisse quanto accaduto. Era in affanno. Non ha mostrato alcun tipo di reazione emotiva”. E’ quanto dichiarato dall’avvocata Rosa Archidiacono, legale di ufficio di Antonio Fortebraccio, la guardia giurata di 48 anni fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale della moglie, la 46enne Stefania Rago uccisa all’interno della loro abitazione in via Gaetano Salvemini a Foggia. Secondo l’avvocata, l’uomo non avrebbe confessato l’uccisione della moglie e non è stato nemmeno in grado di ricostruire l’accaduto: “si è presentato ieri sera in caserma dai carabinieri dicendo che alla moglie avevano sparato e chiedendo aiuto, dicendo di non sapere se la moglie fosse morta o meno. Quando i sanitari sono giunti nell’abitazione, hanno accertato che per la donna non c’era più nulla da fare”. “Era sotto choc profondo, dispiaciuto, non ha raccontato nulla di quanto accaduto”. Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari della vittima e del marito al fine di ricostruire l’esistenza di dissapori o frizioni nella coppia.














