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Primo Piano

Fra gli atti dell’inchiesta immagini postate sui social dai detenuti. “Il piatto va servito freddo. Ognuno avrà ciò che merita“. Un’arma lunga automatica all’interno di un frigo è la simbolica immagine postata nelle storie di Instagram da un detenuto vicino ai Capriati, recluso nella prima sezione del carcere di Bari. È il 19 aprile, il 42enne di Carbonara Filippo Scavo è appena stato ucciso. In un altro post, si brinda con le birre. Ma se i Capriati festeggiano, gli Strisciuglio invece rovesciano un biliardino del carcere per non farlo utilizzare, in segno di lutto. I pm valorizzano i contenuti dei social nel decreto di fermo emesso per l’omicidio Scavo nei confronti di Dylan Capriati, nipote di Lello, Aldo Lagioia e Michele Morelli. Quella sera al Divine Club di Bisceglie nessuna lite: l’assassino matura invece in quella che viene definita “un’atavica e feroce contrapposizione armata fra i due clan”. Dylan Capriati e Lagioia sono armati, Morelli invece no. Entrano dal varco D. Tutto accade in appena 11 secondi. “La gestione dei flussi – scrivono i magistrati a proposito dei controlli – non era rigidamente impermeabile”. Gli addetti alla sicurezza avrebbero assunto un atteggiamento omertoso, mentre invece un avventore avrebbe riferito di aver assistito all’omicidio. Nessun riferimento all’assassinio del cameriere Lino Pizzi a Bisceglie, ucciso probabilmente per errore: “Stiamo indagando – dice il procuratore Rossi – ma di certo si tratta di una vicenda legata alla criminalità organizzata “. Il gip Vittorio Rinaldi, a proposito della contrapposizione fra i rampolli dei clan, parla di una sfacciata disinvoltura nell’utilizzo delle armi, dell’indifferenza rispetto a rischio di poter ferire innocenti. Alla base dei contrasti motivi più che banali: uno sguardo di troppo alle ragazze, liti per l’acquisto di bottiglie, biglietti o autografi. L’omicidio Scavo – secondo la Dda – rappresenta una sorta di vendetta per quello di Lello Capriati, morto il 1 aprile 2024 a Torre a Mare. Per la Squadra Mobile, a sparare fu Gianluca Marinelli, in sella ad una moto guidata da Nunzio Losacco.

L’avrebbe attirata anche con piccole somme di denaro. Un venditore ambulante di frutta e verdura che vive nel nord Salento è stato condannato a 11 anni di reclusione per violenza sessuale aggravata e adescamento di minori. Secondo l’accusa, nel 2020 l’uomo avrebbe abusato più volte di una bambina di 11 anni, attirandola anche con piccole somme di denaro. Decisiva la testimonianza della minore durante l’incidente probatorio. Nonostante la richiesta di assoluzione della Procura, che aveva dubbi sull’attendibilità della vittima, il Tribunale di Lecce ha emesso la condanna.

Tangenti per appalti sul verde pubblico: l’inchiesta della Procura di Taranto coinvolge imprenditori e funzionari. La Procura di Taranto ha formalizzato una richiesta di custodia cautelare in carcere per un funzionario del Comune di Martina Franca, coinvolto in una pesante indagine per corruzione aggravata. Secondo l’ipotesi accusatoria, il dipendente del Servizio Verde Pubblico avrebbe intascato tangenti da tre diversi imprenditori per garantire l’affidamento diretto di vari appalti legati alla manutenzione delle aree verdi cittadine. Oltre alla misura restrittiva principale, l’accusa ha richiesto gli arresti domiciliari per altre cinque persone, tra cui i tre imprenditori interessati e una coppia indagata anche per traffico di influenze illecite. La complessa vicenda giudiziaria vedrà un passaggio cruciale il prossimo 12 maggio, data in cui sono stati fissati gli interrogatori di garanzia dinanzi al GIP per fare luce sulla rete di favori e mazzette nel settore del verde pubblico pugliese.

“Nella peggiore delle ipotesi” spiega l’ex presidente della Regione, “Dovrei fare lavori talmente belli che io stesso pagherei per farlo” . Nel numeroso pubblico che lo accoglie alla Feltrinelli, per la presentazione del suo libro “L’Alba di San Nicola”, Michele Emiliano riconosce quelli che definisce “pezzi di vita”. Quella politica, lunga oltre vent’anni, e quella precedente, in magistratura. Scrivere un libro, su richiesta dell’editore, racconta, è qualcosa di nuovo ed emozionante. “È la prima volta che mi capita di scrivere un romanzo che parla di donne, del sud e della passione della mia vita: l’indagine giudiziaria penale” spiega Emiliano e a chi gli chiede dove si vede tra due anni risponde: “Sicuramente in qualche asilo a portare Maria Antonietta (la figlia nata quest’anno ndr). Nella peggiore delle ipotesi dovrei fare lavori che sono talmente belli che pagherei per farlo” Qui l’intervista

Due ore di colloquio a porte chiuse per esternare le preoccupazioni dei dipendenti che attendono una risposta quanto prima . Le rivendicazioni sempre le stesse, così come i punti della vertenza. Due ore a colloquio, a porte chiuse, con il segretario di Stato, il cardinale Pietro parolin, a san Giovanni rotondo per i 70 anni di casa sollievo rdella sofferenza, attraversata ora da un momento di difficoltà, in qualche modo sottolineato anche dal presidente della fondazione mons. Franco Moscone durante la celebrazione religiosa Intervistati: Angelo Ricucci, Cgil e S.E. rev.ma card. Pietro parolin, segretario di Stato Vaticano

Il segretario di Stato della Santa Sete ha portato la voce di Leone XIV il quale, ha detto, ha a cuore la situazione dell’opera che vive un periodo difficile . Un’opera di Dio che durerà nei secoli. Casa sollievo della sofferenza, l’ospedale voluto da padre Pio a San Giovanni Rotondo ha compiuto 70 anni. E qui, nel punto esatto in cui il frate di Pietrelcina oggi santo, pronunciò il discorso inaugurale il 5 maggio del 1956, il segretario di Stato della Santa sede, il cardinale Pietro Parolin, ha portato la voce di Papa Leone XIV il quale, ha detto, ha a cuore la situazione dell’opera, che vive un periodo difficile, ribadendo il suo sostegno e la sua vicinanza.

Resta ancora un’altra ipotesi in campo che è quella della proposta di un incarico come consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro. La terza commissione del Csm ha rigettato anche la seconda proposta per l’aspettativa dell’ex governatore Michele Emiliano come consulente della presidenza della Regione Puglia. Lo si apprende dal fonti del Csm. Resta ancora un’altra ipotesi in campo che è quella della proposta di un incarico come consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro. A quanto si è appreso, la commissione del Csm ha chiesto al presidente della commissione parlamentare precisazioni sulle motivazioni che richiedono la consulenza di Emiliano e dovrà poi chiedere l’assenso dell’interessato. In ogni caso anche questa proposta dovrà essera vagliata in commissione e poi, se ci dovesse esserel’assenso, passare al plenum.

Sono in corso le verifiche degli artificieri dei Carabinieri. Paura nel primo pomeriggio a Taranto per un trolley sospetto, abbandonato in piazza Medaglie d’oro. Sono in corso le verifiche degli artificieri dei Carabinieri. La valigia è stata trovata in prossimità di una palestra. I militari stanno accertando il contenuto della stessa e stanno mettendo in sicurezza l’area. Stando alle prime informazioni si è trattato di un falso allarme. È il secondo episodio in poco tempo. Una decina di giorni fa, l’altro allarme è scattato per una borsa abbandonata in piazza della Vittoria

La Procura di Bari sollecita oltre 17 anni di carcere per l’ex presidente e l’ex vicedirettore accusati di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza. La Procura di Bari ha richiesto la condanna a nove anni e sei mesi per Marco Jacobini e a otto anni e tre mesi per Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore della Banca Popolare di Bari (oggi Banca del Mezzogiorno). Il processo riguarda le accuse di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza legati al crac dell’istituto commissariato nel 2019. Il procuratore Roberto Rossi, insieme ai pm Toscani, Di Vittorio e Perrone Capano, ha concluso la requisitoria evidenziando la cattiva gestione che ha causato ingenti perdite a centinaia di risparmiatori e azionisti, costituitisi parti civili. Durante l’udienza è stata citata la toccante mail di una risparmiatrice che ha perso l’intera eredità del padre, simbolo dei 70mila azionisti danneggiati da un bilancio fasullo e da una situazione finanziaria che ha pesato per oltre un miliardo di euro sui cittadini e sull’Erario. Le discussioni delle parti civili inizieranno il 19 maggio, seguite dalle arringhe dei difensori degli imputati.

L’ospedale vive una situazione difficile con i dipendenti che chiedono l’adeguamento degli arretrati contrattuali e protestano per alcune scelte gestionali ritenute “non adeguate” dai sindacati. “Sono lieto di comunicare la vicinanza del Santo Padre che desidera ribadire il suo sostegno all’opera di Padre Pio. Il Papa mi ha incaricato di dirvi che ha a cuore la situazione di Casa sollievo della sofferenza”. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, nella omelia della messa celebrata per i 70 anni di Casa sollievo della sofferenza, l’ospedale voluto da San Pio a San Giovanni Rotondo. L’ospedale vive una situazione difficile con i dipendenti che chiedono l’adeguamento degli arretrati contrattuali e protestano per alcune scelte gestionali ritenute “non adeguate” dai sindacati. “Casa sollievo della sofferenza è nata dalla tenerezza di Gesù che voleva dare ristoro ai sofferenti e li invita ad accostarsi al suo cuore umile – ha continuato Parolin -. San Pio ha intuito che dalla esperienza del dolore doveva scaturire un grande amore per i sofferenti”.

“Non ci sono mafiosi di successo” ha dichiarato Emiliano, “o si finisce in carcere o al cimitero”. Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia, questa mattina, 5 maggio, è stato ospite della trasmissione “Mattino Norba” in onda su Telenorba. Tra i tanti temi affrontati ha voluto mandare anche un messaggio diretto ai boss mafiosi: “Bisognerebbe che spiegate ai vostri figli, ai vostri nipoti” ha detto Emiliano, “che fare le vostre scelte è follia: non ci sono mafiosi di successo,  o si finisce in carcere o al cimitero”. Poi ha incalzato: “È necessario che questi ragazzi ve li chiamate e gli spieghiate bene cosa significa fare la vita che avete fatto voi, una vita durissima, senza nessuna speranza, con un’enorme sofferenza che avete inflitta a voi stessi e alle persone che vi vogliono bene” Emiliano ha parlato del suo rapporto con il governatore Antonio Decaro: “Antonio è reo confesso: lo dice chiaramente a tutti che soffre la mia presenza, ma questo lo capisco”. Emiliano è in attesa oggi della decisione della commissione del Csm sulla richiesta avanzata dalla Regione Puglia sull’aspettativa per ricoprire il ruolo di consulente dell’ente. “Io, comunque, qualunque cosa dovesse fare Antonio, sono dalla sua parte e lo sosterrò in tutte le maniere perché ovviamente, come diceva mia madre, l’ho fatto io, non è che lo posso distruggere. Forse, ma parlo dei rapporti personali e non politici, avrebbe dovuto avere un po’ più di coraggio di dirmi le cose come le pensava sin dall’inizio. Invece alle volte forse io l’ho un po’ intimidito e non è riuscito a dirmi tutto quello che aveva in testa, però sono cose che succedono”.  Emiliano ha continuato: “Il presidente Decaro a un certo punto mi ha chiesto di dargli una mano come consulente. Io gli ho detto: ‘Guarda che io sono disposto a darti consulenze pure telefoniche gratuitamente’, però evidentemente voleva darmi il segno della sua vicinanza. Io avevo detto all’inizio che era una costruzione un po’ ardita, però lui ha voluto andare avanti. Dopodiché il Partito Democratico ha chiesto alla commissione sugli incidenti del lavoro di inserirmi come consulente, ma se io dovessi proprio scegliere, non vedrei l’ora di rimettermi la toga, di andare a fare il pubblico ministero in una Procura. Se mi costringono a rientrare, io sarò felicissimo perché chi nasce magistrato muore magistrato“. Qui di seguito l’intervista integrale a Michele Emiliano.

È accaduto in via Giacomo Matteotti. La notte scorsa attorno all’una è andata a fuoco l’auto, una Mercedes, del sindaco di Villa Castelli Giovanni Barletta. È accaduto in via Giacomo Matteotti. Sul posto i vigili del fuoco e la Digos. Non si esclude il dolo. “Sono stato svegliato dai vicini, abbiamo subito chiamato i soccorsi -ha commentato il sindaco -. Non socosa pensare, saranno le indagini a chiarire. Se si colpisce l’auto di un primo cittadino c’è qualcosa che non quadra. Sono fiducioso nel lavoro degli investigatori e nello Stato”. I carabinieri hanno avviato le indagini: al vaglio anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona per ricostruire l’accaduto.

La Procura ha aperto un’inchiesta senza indagati per chiarire la dinamica. Uno studente di Monopoli è in condizioni critiche dopo una caduta da un balcone di un hotel a Lignano Sabbiadoro, dove si trovava in gita scolastica. L’incidente è avvenuto domenica. Il ragazzo è precipitato per alcuni metri nel cortile della struttura. Soccorso immediatamente dai compagni e dai docenti, è stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Udine, dove si trova in terapia intensiva. La Procura ha aperto un’inchiesta senza indagati per chiarire la dinamica. Il giovane, studente modello, aveva da poco raggiunto importanti risultati scolastici.

Per l’omicidio Scavo fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni. La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Dopo i fatti di sangue che hanno scosso il barese e la provincia BAT, la DDA di Bari ha coordinato un massiccio intervento che ha colpito il cuore dei clan mafiosi Capriati e Strisciuglio. 14 gli arresti. L’operazione all’alba chiude il cerchio su due omicidi eccellenti. Il primo è quello di Lello Capriati, avvenuto la sera di Pasquetta del 2024; il secondo, più recente, riguarda Filippo Scavo, vittima di un agguato in discoteca a Bisceglie nell’aprile 2026. Le forze dell’ordine stanno attualmente eseguendo perquisizioni a tappeto. L’inchiesta promette di far luce sulle nuove dinamiche della malavita organizzata pugliese. C’è anche Dylan Capriati, di 22 anni, nipote di Lello Capriati assassinato a Bari il primo aprile di due anni fa, tra i destinatari delle 14 misure eseguite oggi da carabinieri e polizia tra Bari e nord Barese. Il 22enne è in carcere in stato di fermo per l’omicidio di Filippo Scavo. Qui le parole del procuratore Roberto Rossi durante la conferenza stampa di stamattina. L’omicidio di Lello Capriati L’omicidio di Lello Capriati avvenne il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua, quando due killer, giunti a bordo di una moto di grossa cilindrata, esplodevano contro la vittima quattro colpi di pistola mentre viaggiava in auto. “All’epoca dei fatti, ricostruisce la Procura in una nota, Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare”. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA. Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito alla DDA di chiedere ed ottenere dal GIP 11 misure custodiali, non solo per l’omicidio, ma anche per altri gravi reati, tra cui un ulteriore allarmante fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti; inoltre, è emersa una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni. L’omicidio di Filippo Scavo Contemporaneamente, sempre oggi, la DDA ha disposto l’esecuzione di tre fermi di indiziati di delitto in relazione all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie. Sono stati fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni, ai quali sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio volontario in concorso e porto illegale di armi da fuoco in luogo aperto al pubblico, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale di appartenenza. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’intera progressione dell’agguato e, allo stesso tempo, di collocare il tragico evento delittuoso quale ulteriore sviluppo del percorso di contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio, finalizzato all’occupazione violenta del territorio e al controllo del traffico di stupefacenti.    Gli inquirenti: “Omertà, ma anche risposta della società” Il questore di Bari, Annino Gargano, ha commentato così l’operazione: “Oggi è un punto importante nelmantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica a Bari. Nei prossimi giorni le attività non saranno soltanto di repressione, come oggi, ma anche di prevenzione. Continueranno per far sì che le festività di San Nicola si svolgano nel modo più tranquillo possibile”. Il comandante provinciale dei carabinieri della Bat, Massimiliano Galasso, rivendica la rapidità e lasolidità dell’attività condotta sull’omicidio avvenuto in discoteca: “Abbiamo riscontrato sia un atteggiamento omertoso, sia una risposta molto meno omertosa da parte della cittadinanza. Da un lato c’è ancora una sorta di timore reverenziale nei confronti di determinate frange criminali; dall’altro una risposta positiva della società civile e di parte dell’imprenditoria. Facciamo un appello al mondo dell’imprenditoria e alla società civile affinché il sentimento di sicurezza non sia solo appannaggio delle istituzioni, ma diventi realmente partecipato, anche attraverso investimenti non solo economici maumani”.

Gli esami sono stati eseguiti dal medico legale Biagio Solarino nella sala autoptica del cimitero di Ostuni. Eros Rossi è stato ucciso con oltre 200 colpi di cacciavite. Il 41enne è stato aggredito la notte tra il 17 e il 18 aprile scorsi in una villetta di Torre Canne. In carcere con l’accusa di omicidio c’è Teodoro Cavaliere, che ha confessato il delitto sostenendo però di aver agito per difendersi. Una versione, la sua, apparentemente incongruente con i risultati preliminari dell’autopsia e con tutti quei colpi di cacciavite a stella inferti soprattutto sul viso di Eros Rossi. Letale quello alla carotide. L’autopsia, disposta dalla pm Sofia Putignani della procura di Brindisi, è stata eseguita dal medico legale Biagio Solarino nella sala autoptica del cimitero di Ostuni. Le indagini sono coordinate dai carabinieri. Eros Rossi era noto alle forze dell’ordine, la notte dell’omicidio festeggiava con l’amico “assassino” il ritorno alla libertà dopo un periodo ai domiciliari.

Il figlio di Patrizia Lamanuzzi, uccisa dal marito a Bisceglie il 15 aprile, rompe il silenzio ed esprime tutto il suo dolore . Elia Gentile, figlio di Patrizia Lamanuzzi, uccisa dal marito il 15 aprile scorso a Bisceglie, ha rotto il silenzio in cui – devastato dal dolore – si era trincerato e ha scritto una lettera a sua madre. Un lungo post in cui esprime tutto il suo dolore ma soprattutto l’amore che li legava. “Scusami se non sono riuscito a trovare le parole per dirti ciò che penso, da quel maledetto giorno si è spenta la luce nei nostri cuori, ogni giorno buio, cupo e senza senso. Mi sembra di essere capitato in un brutto sogno” scrive Elia Gentile, “Eri cosi bella, dolce, solare, piena di vita, di amore una mamma unica e speciale. Avrei voluto vedessi i traguardi miei e di Mauro” il fratello maggiore che tra poco diventerà padre. E poi una preghiera: “Ora che non sei più su questa terra” scrive Elia “guardaci da lassù”.  Infine la promessa: “Porteremo sempre in alto il tuo nome, il rispetto verso le donne e la tua storia. Nessuno qui ti dimenticherà mai, passeranno giorni, mesi e anni ma tu sarai sempre con noi. Ciao Angioletto mio, riposa in pace, tuo Elia”.  Patrizia Lamanuzzi è stata spinta giù dal quinto piano dal marito Luigi Gentile, che poi si è lanciato nel vuoto togliendosi la vita. L’ennesimo femminicidio si è consumato il giorno in cui i due avrebbero dovuto mettere a posto i documenti per la separazione che lui aveva voluto. 

Nei giorni scorsi si sono anche svolti a Roma,gli esami balistici sul caricatore dell’arma presumibilmente persa dal killer in fuga dopo il delitto. Gli investigatori stanno passando al setaccio ogni elemento utile per risalire al killer di Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso a Foggia il 13 aprile. In mattinata sono stati eseguiti gli accertamenti sugli abiti indossati dalla vittima la sera del delitto. Sperando che possano raccontare qualcosa dell’assassino. Per esempio se i colpi che hanno ucciso Dino carta siano stati esplosi da vicino o da lontano. Potrebbero esserci strappi o altri segni dai quali si può dedurre se la vittima abbia provato o meno a difendersi. Oppure un capello o altre fibre che possano fornire maggiori dettagli sul responsabile dell’atroce delitto.  Per il momento si cerca un’ombra: una persona in bicicletta, col capo coperto da un cappuccio, ripreso sul luogo dell’agguato pochi attimi prima dell’omicidio. E poi una donna che era lì vicino 20 secondi dopo l’esplosione dei quattro colpi di pistola mortali. Potrebbe essere una testimone oculare o comunque fornire elementi utili alle indagini. Nei giorni scorsi si sono anche svolti a Roma,gli esami balistici sul caricatore dell’arma presumibilmente persa dal killer in fuga dopo il delitto. Tante tessere di un puzzle difficile ma non impossibile da ricomporre. Fino a questo momento gli investigatori escludono un omicidio maturato nell’ambito della criminalità. Dino Carta era un bravo ragazzo e quella sera era in giro come sempre per portare a spasso il suo cane. Si ipotizza la pista della vendetta privata, legata ad un episodio avvenuto in passato nella palazzina in cui il persona trainer abitava. La morte di un ragazzo precipitato da un’impalcatura.

Il Report AIFA certifica un deficit pesante: l’affondo di Vizziello (Basilicata Casa Comune) contro la gestione della spesa ospedaliera e il management sanitario.. Il bilancio sanitario della Basilicata trema sotto il peso della spesa farmaceutica. Tra gennaio e ottobre 2025, la regione ha registrato un “rosso” di quasi 50 milioni di euro rispetto ai tetti stabiliti dalla legge. Una cifra enorme per una popolazione di soli 500 mila residenti, che sembra essere la causa principale del deficit sanitario ripianato dalla Giunta Bardi con le royalty del petrolio. L’allarme arriva da Giovanni Vizziello, capogruppo di Basilicata Casa Comune, a seguito della pubblicazione dell’ultimo Report AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). I dati del Report AIFA: spesa diretta contro convenzionata L’analisi dettagliata dei numeri rivela dove si annida il problema principale: Spesa Farmaceutica Diretta: È la vera nota dolente. Gli acquisti effettuati direttamente da aziende sanitarie e ospedaliere lucane hanno superato il tetto previsto di oltre 43 milioni di euro. Spesa Farmaceutica Convenzionata: I medicinali acquistati dai cittadini nelle farmacie territoriali mostrano invece un surplus decisamente più contenuto, pari a circa 5,5 milioni di euro. “Lo sforamento riguarda soprattutto la spesa diretta, segno di un’incapacità gestionale nel monitorare gli acquisti delle aziende sanitarie”, sottolinea Vizziello. Le accuse di Basilicata Casa Comune Secondo l’opposizione, la responsabilità ricade sulla Regione e sui vertici del management sanitario regionale. Questa gestione delle risorse, secondo sottrarrebbe fondi vitali ad altre emergenze croniche della Basilicata, come: L’abbattimento delle liste d’attesa. Il contrasto all’emigrazione sanitaria. La proposta di legge: “A casa i DG che sforano il budget” Vizziello ricorda la proposta di legge presentata da Basilicata Casa Comune lo scorso settembre, finora ignorata dalla maggioranza. Il piano prevede tre pilastri per il contenimento dei costi: Responsabilità dei dirigenti: Rimozione dei Direttori Generali di ASP, ASM e San Carlo che non rispettano i tetti di spesa. Farmaci Generici e Biosimilari: Incentivazione e ricorso più ampio a farmaci a minor costo ma pari efficacia. Centralizzazione degli acquisti: Maggiore coordinamento per l’acquisto di farmaci e dispositivi medici per ottenere economie di scala. Tabella riassuntiva: Sforamento Spesa Farmaceutica Basilicata (Gen-Ott 2025) Voce di SpesaSforamento stimatoCanale di acquistoFarmaceutica Diretta> 43 Milioni €Ospedali e ASLFarmaceutica Convenzionata~ 5,5 Milioni €Farmacie territorialiTotale “Rosso” Sanitario~ 50 Milioni €–

Si è concluso il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica svolto questa mattina: “Chiamare immediatamente il 112 nel momento in cui si individuano situazioni che destano preoccupazioni”. “Abbiamo deciso le misure di controllo ordinarie per San Nicola, con un’attenzione particolare quest’anno considerate anche le preoccupazioni che emergono dalla cittadinanza. Prepariamo i controlli per San Nicola da tanto tempo, li stiamo calibrando sulla situazione di quest’anno. Ci saranno rinforzi adeguati“. A dirlo è il il prefetto di Bari, Francesco Russo, al termine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica svolto questa mattina in Prefettura a Bari.“Prevediamo una presenza importante nella zona del porto” e, in generale “un buono schieramento di forze che riteniamo idoneo ad affrontare la situazione, ci sarà una cospicua presenza di personale sia in divisa che borghese”, ha aggiunto il prefetto, invitando la cittadinanza a “partecipare a San Nicola” e a vivere la festa “con attenzione”. L’invito è di “chiamare immediatamente il 112 nel momento in cui si individuano situazioni che destano preoccupazioni”. “La risposta dello Stato c’è e si avverte, la finalità è far trascorrere San Nicola come una vera festa, come è sempre stato per tutti i baresi”, ha aggiunto il sindaco di Bari, Vito Leccese. “Nessuno ha voglia di tornare alla Bari degli anni Novanta, nessuno ha voglia di tornare indietro ma dobbiamo guardare con speranza al futuro”.

L’uomo ha 35 anni, è ora in terapia intensiva all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Si aggravano le condizioni di uno dei quattro tifosi rimasti feriti ieri a Squinzano, in provincia di Lecce, al culmine della partita del campionato di promozione girone B in cui la squadra di casa ha sfidato la squadra del Leverano. Un trentacinquenne tifoso dello Squinzano è stato infatti trasferito in terapia intensiva all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, a causa della gravità delle ferite riportate al cranio. Durante gli scontri è stato colpito ripetutamente alla testa con un cacciavite. Le condizioni sono critiche, l’uomo èstato sottoposto ieri ad un intervento chirurgico e la situazione continua ad essere monitorata. Un altro tifoso del Leverano era rimasto ferito in maniera lieve, mentre altri due coinvolti, componenti delle tifoserie contrapposte, hanno perso alcune dita delle mani in seguito all’esplosione di bombe carta. Le indagini sono svolte dai Carabinieri della compagnia di Campi Salentina e del comando provinciale di Lecce.

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