
Dalle buone intenzioni alle sfide quasi impossibili
Ecco quello che dovrà affrontare Decaro, dalle liste d’attesa al lavoro fino alle infrastrutture Quando si guarda al programma di Antonio Decaro non basta parlare
Ecco quello che dovrà affrontare Decaro, dalle liste d’attesa al lavoro fino alle infrastrutture . Quando si guarda al programma di Antonio Decaro non basta parlare di buone intenzioni: molte delle sue priorità si scontrano con problemi strutturali profondi. La sanità, ad esempio, è un’emergenza concreta. Le liste d’attesa in Puglia sono lunghe e, per ridurle, Decaro propone esami fino alle 23 e anche nei weekend. Ma realizzare questo significa aumentare il carico di lavoro sulle strutture, reclutare personale, investire in macchinari e coordinare turni. Non è solo una questione di orari più lunghi, ma di organizzazione, costi e sostenibilità. Come ha detto durante la campagna elettorale, “crediamo sia giusto ascoltare la voce di chi vive quotidianamente la nostra regione, chi ha un problema, chi ha un sogno, chi ha una proposta per migliorare la vita delle persone”. Sul fronte del lavoro, la situazione è migliorata negli ultimi anni, ma resta fragile: il tasso di disoccupazione in Puglia rimane tra i più alti d’Italia e dietro i numeri positivi ci sono ancora sacche di fragilità. Molti giovani rimangono fuori dal mercato del lavoro e alcune aree interne rischiano di essere tagliate fuori dai benefici delle politiche di sviluppo. Il nuovo presidente punta a creare opportunità di lavoro “di qualità”, rafforzando le politiche attive e incentivando le imprese locali, ricordando che “non potevo girare le spalle alla mia terra e al mio popolo, andiamo a vincere questa campagna elettorale”. La gestione dei rifiuti e le politiche ambientali è un’altra grande sfida. Il sistema attuale non sempre funziona efficacemente, con disparità tra comuni e costi elevati. Il governatore propone di puntare sull’economia circolare, ma per farlo servono investimenti, coordinamento tra enti locali e strategie industriali chiare: senza questi elementi, le intenzioni rischiano di rimanere teoriche. Anche le infrastrutture sono un tallone d’Achille della Puglia: migliorare la mobilità tra città e aree interne significa intervenire su strade e trasporti pubblici, opere costose e lunghe da realizzare. La transizione ecologica, pur necessaria, aggiunge complessità e richiede pianificazione e fondi dedicati. Sul piano sociale, persistono disuguaglianze radicate: giovani che emigrano, famiglie in difficoltà e territori marginali che attendono politiche di inclusione efficaci. Garantire un welfare capillare e funzionale è essenziale ma complesso. La partecipazione democratica è un’altra questione critica: l’alto tasso di astensionismo segnala una distanza crescente tra cittadini e politica regionale. Decaro dovrà lavorare per recuperare fiducia, attraverso ascolto reale, consultazioni e trasparenza. Non sarà facile. Ma l’uomo è così: ci proverà e s’impegnerà con metodo da ingegnere. Infine, la gestione della coalizione è un’altra sfida: il progetto politico si appoggia su diverse forze – partiti e liste civiche – e mantenerle unite richiederà capacità di mediazione. In questo senso, la sua esperienza, seppur breve, come presidente di commissione al Parlamento europeo, potrebbe rivelarsi preziosa e gli fornirà glii strumenti per negoziare e conciliare diverse anime politiche. Magari ricordando sempre ciò che ha ripetuto: “Fin dall’inizio ho detto che non sono né indispensabile, né tantomeno insostituibile”.
Nonostante le sue 9.698 preferenze complessive, di cui 6.624 solo a Bari, il leader di Avs non ce l’ha fatta. È uno degli esclusi eccellenti che non siederà, a differenza di altri, in consiglio regionale. Nonostante le sue 9.698 preferenze complessive, di cui 6.624 solo a Bari, Nichi Vendola non ce l’ha fatta. L’ex governatore della Puglia e leader di Alleanza Verdi e Sinistra rimane così fuori da via Gentile. A determinarne l’esclusione, la percentuale raggiunta dal suo partito: Avs ha superato di poco il 4% ma, in base alla legge elettorale, non è sufficiente. Ieri, ai microfoni del TgNorba, Vendola si è congratulato con Antonio Decaro e sul risultato ottenuto in Puglia. “Il centrosinistra – dice – è saldamente dentro al cuore dei pugliesi. Una parte del merito di questa affermazione è dovuta alla personalità di Antonio Decaro”. Sul risultato ottenuto dal suo partito dice: “Il nostro obiettivo era superare la soglia di sbarramento perché veniamo da una lunga stagione in cui non c’eravamo nelle istituzioni. Senza risorse, senza rappresentanti si fa fatica a fare politica così. I voti li prendiamo sulla base dei programmi e delle idee, non abbiamo reti clientelari a supporto della nostra proposta politica”. Qui di seguito è possibile ascoltare il suo intervento, di ieri sera, ai nostri microfoni.
. Le elezioni regionali al Sud hanno dipinto un quadro sorprendentemente chiaro e al tempo stesso pieno di sfumature complesse: in Puglia, Antonio Decaro trionfa con il 66% dei voti, secondo gli instant poll di Telenorba, ma la vittoria non è un trionfo senza problemi. Perché dietro il numero si nasconde una coalizione ampia e variegata: unisce il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e diverse liste civiche come “Decaro Presidente” e “Per la Puglia”. Gestire questa pluralità di interessi sarà la vera sfida del nuovo presidente. Bari, cuore politico e amministrativo della regione, diventa il centro simbolico di questa sfida: la città e le aree urbane più popolose richiedono attenzione alle infrastrutture, servizi pubblici e progetti concreti che possano consolidare il consenso e mantenere coesa la coalizione. La Bat con i suoi Comuni di dimensioni differenti impone un equilibrio tra investimenti nei centri urbani e nelle aree più piccole, per evitare che qualcuno si senta lasciato indietro. Lecce, con una partecipazione leggermente più alta, offre un sostegno più stabile ma va rafforzato con azioni tangibili sul fronte sociale ed economico. Stesso copione per Brindisi alle prese con una imponente fase di transizione post industriale: dalla chimica alla robotica passando per l’aerospazio. Taranto, divorata da problemi ambientali e occupazionali, richiede interventi immediati e visibili su lavoro, bonifiche e infrastrutture: in caso contrario le difficoltà locali rischiano di diventare terreno di scontro politico interno alla coalizione. Foggia, con affluenza molto bassa, rappresenta la provincia simbolo del rischio politico: qui Decaro dovrà dimostrare attenzione concreta ai territori marginalizzati. Dovrà trasformare il consenso relativo, cioè legato al voto, in sostegno reale attraverso programmi di sviluppo agricolo, servizi pubblici e politiche sociali mirate. Allo stesso tempo, in Campania, Roberto Fico ottiene una vittoria significativa: conferma che il centrosinistra al Sud può costruire alleanze vincenti. Ma anche qui il quadro è complesso: la coalizione eterogenea dovrà affrontare problemi simili di mediazione tra partiti tradizionali, liste civiche e componenti progressiste: vincere un’elezione non garantisce automaticamente una governance efficace e stabile. La scarsa affluenza alle urne, intorno al 41- 42% in Puglia e con punte leggermente più alte in alcune province come Lecce, rappresenta un elemento di riflessione non trascurabile: il consenso raccolto dai vincitori, per quanto numericamente ampio, deriva da una minoranza della popolazione. E questo riduce la forza politica percepita e la legittimità “attiva” della coalizione. La bassa partecipazione può essere letta come un segnale di disillusione o di distanza tra cittadini e istituzioni. E pone una sfida ulteriore: convincere chi non è andato a votare che il nuovo governo regionale può rappresentare realmente i loro interessi. Inoltre, territori con affluenza molto bassa, come Foggia e alcune aree interne, rischiano di sentirsi marginalizzati. Così di fatto aumenta la pressione sul governatore per bilanciare equità nella distribuzione delle risorse. La scarsa partecipazione accentua anche le differenze territoriali: le province più urbane e popolose determinano gran parte del risultato, mentre le zone rurali o periferiche rischiano di subire un peso minore nelle decisioni politiche. Il rischio? Possibili fratture interne alla coalizione. In entrambe le regioni la sfida sarà trasformare il consenso elettorale in risultati concreti. Come? Affrontando temi cruciali come sanità, infrastrutture, sviluppo economico, gestione dei fondi europei e politiche sociali. E bisognerà dimostrare che la leadership personale di Decaro e Fico non si limita a raccogliere voti, ma sa tradurre numeri e coalizioni in azioni politiche concrete. Il Sud diventa così un laboratorio politico in cui il centrosinistra ha riconquistato terreno. Tuttavia non è finita: questo Sud deve misurarsi con la complessità delle province, la fragilità del consenso e la varietà degli interessi interni. Il vero banco di prova sarà la capacità dei due presidenti di bilanciare ambizione e concretezza, mediazione e visibilità, attenzione alle aree urbane e cura dei territori marginali. Solo così potranno trasformare una vittoria elettorale netta in governi operativi, coesi e credibili agli occhi dei cittadini. Perché vincere le elezioni è solo il primo passo. C’è una sfida più grande: la gestione reale delle province, dei servizi, delle risorse. In parole povere le attese del Sud.
Il Partito Democratico resta il perno della maggioranza. Tra i 50 eletti in Consiglio regionale ci sono molte novità ma anche esclusi eccellenti. Cresce leggermente la rappresentanza femminile: saranno 12 complessivamente le elette nella XII legislatura, 10 per la maggioranza e 2 per l’opposizione. Il più suffragato di Puglia è, come per la precedente tornata elettorale, Francesco Paolicelli, eletto nel Pd con 33.117 preferenze e considerato l’esponente politico più vicino a Decaro. La consigliera più votata è Elisabetta Vaccarella con 26.714 preferenze, anche lei nel Pd. Di seguito tutti i neo consiglieri regionali secondo i dati del Viminale: Nel PD sono eletti per la prima volta Elisabetta Vaccarella, Ubaldo Pagano, Domenico De Santis, Giovanni Vurchio, Isabella Lettori, Rossella Falcone, Stefano Minerva. Riconfermati gli uscenti Loredana Capone, Donato Pentassuglia, Debora Ciliento, Raffaele Piemontese e Francesco Paolicelli e tornano dopo passate esperienze nell’assise Toni Matarrelli e Cosimo Borracino. Tutti alla prima elezione i consiglieri regionali di Decaro Presidente: Felice Spaccavento, Nicola Rutigliano, Tommaso Gioia, Graziamaria Starace, Giulio Scarpato, Silvia Miglietta, Giuseppe Fischetti. Due riconferme e due novità per il M5S: Rosa Barone e Cristian Casili continueranno a sedere in Consiglio regionale assieme alle esordienti Maria La Ghezza e Annagrazia Angolano. Per la Puglia si rinnova solo in parte: Sebatiano Leo, Saverio Tammacco e Antonio Tutolo sono riconfermati, accanto a loro Ruggiero Passero. Nel centrodestra è Fratelli d’Italia a conquistare più seggi, tra conferme e novità. Tornano in Consiglio Tommaso Scatigna, Tonia Spina, Luigi Caroli, Paolo Pagliaro, Renato Perrini, Dino Basile, Giannicola De Leonardis affiancati dai nuovi eletti Andrea Ferri, Antonio Scianaro, Nicola Gatta e Giampaolo Vietri. I quattro seggi di Forza Italia andranno a Paride Mazzotta, Paolo Dell’Erba, Massimiliano Di Cuia (tutti riconfermati) e Carmela Minuto e Marcello Lanotte. Infine, la Lega riconferma tutti gli uscenti: Fabio Romito, Napoleone Cera, Gianni De Blasi e Antonio Scalera. Una tornata elettorale che consegna esclusi eccellenti: Nichi Vendola, gli assessori uscenti Gianfranco Lopane e Fabiano Amati, consiglieri di lungo corso come Ruggiero Mennea o dal fronte opposto Domenico Damascelli.
“La prima forza politica in Puglia, stacchiamo di 10 punti il partito della premier. E per questo risultato devo anche ringraziare chi ci ha permesso di non partire da zero”. “Caro Antonio dice che parli dalle 17.30 ma la bella notizia è che parlerai per cinque anni da presidente della Regione”, lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein arrivata in serata nel comitato di Antonio Decaro. “Per il Pd un risultato straordinario di cui siamo orgogliosi a livello nazionale” ha proseguito Schlein, “La prima forza politica in Puglia, stacchiamo di 10 punti il partito della premier. E per questo risultato devo anche ringraziare chi ci ha permesso di non partire da zero”.
“Sono felice per l’elezione di Decaro”. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, è intervenuto commentando il dato dell’affluenza e di Antonio Decaro neo presidente della regione Puglia. “C’è un dato su cui dobbiamo riflettere – dice – che è quello dell’affluenza alle urne che è in forte calo. C’è la necessità di ritornare a far affezionare gli elettori alle istituzioni democratiche. C’è da riflettere anche sulle modalità su cui si svolge il voto. Chi ha la competenza dovrebbe riflettere alla luce delle tante innovazioni tecnologiche che ci sono”. Sulla elezione di Decaro come governatore pugliese, Leccese ha detto: “Sono felice perché avere come presidente della regione un sindaco che è stato presidente dell’Anci significa avviare un percorso di collaborazione tra sindaci e istituzioni regionale”. Qui uno stralcio delle sue parole.
La sindaca di Lecce è intervenuta a VotoFinish su Telenorba. A commentare i dati delle elezioni regionali la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone. Ecco di seguito uno stralcio del suo intervento a VotoFinish, in diretta su Telenorba.
Il suo profilo combina tecnica e pragmatismo, e la sua parabola resta una delle più interessanti degli ultimi anni. Antonio Decaro è uno di quei protagonisti della politica italiana che, in poco tempo, sono riusciti a passare dall’immagine di “ingegnere affidabile” a quella di amministratore di primo piano. Il suo profilo combina tecnica e pragmatismo, e la sua parabola resta una delle più interessanti degli ultimi anni: non tanto perché faccia proclami, quanto perché ovunque sia passato ha lasciato interventi, cantieri e trasformazioni che hanno inciso sul territorio. Nato a Bari il 17 luglio 1970, cresce nel capoluogo pugliese sviluppando presto una familiarità con la città e le sue dinamiche. Si laurea in ingegneria civile con una specializzazione nei trasporti, scelta che gli apre la strada verso incarichi tecnici prima all’Acquedotto Pugliese e poi all’ANAS. Qui si forma come professionista abituato ai numeri, alle soluzioni pratiche e ai problemi concreti: caratteristiche che porterà con sé anche quando passerà alla politica. Il suo ingresso nella vita pubblica avviene nel 2004, quando Michele Emiliano, appena eletto sindaco di Bari, lo inserisce in giunta come assessore alla Mobilità. In quella fase Decaro costruisce il suo primo profilo politico: piste ciclabili quando sembravano stranezze, i primi tentativi di bike-sharing, una riorganizzazione dei trasporti, nuovi parcheggi di scambio. Le reazioni iniziali sono scettiche, ma col tempo molte di quelle misure vengono riconosciute come anticipatrici di un cambio di passo urbano. Nel 2010 approda in Consiglio regionale, dove continua a coltivare una linea amministrativa misurata e pragmatica. Tre anni dopo arriva la chiamata nazionale: nel 2013 viene eletto deputato. L’esperienza romana non lo allontana però dalla sua città, e nel 2014 decide di candidarsi a sindaco di Bari. Vince, e nel 2019 si conferma con un secondo mandato. Da primo cittadino si concentra sulla rigenerazione degli spazi urbani, sulla sicurezza partecipata e sulla rivitalizzazione dei quartieri periferi: un metodo basato sulla presenza costante e sull’ascolto diretto dei cittadini. La sua visibilità cresce ulteriormente nel 2016, quando viene eletto presidente dell’ANCI, ruolo che manterrà per due mandati consecutivi. In quegli anni affronta momenti complessi, tra cui la gestione condivisa delle misure per comuni e città durante la pandemia. Il suo stile, più istituzionale che spettacolare, gli consente di ottenere ascolto trasversale e di consolidare una reputazione da mediatore. Il 2024 segna un nuovo capitolo: si candida alle elezioni europee e conquista un risultato molto significativo nella circoscrizione Sud, guadagnando un seggio a Bruxelles. Poco dopo assume la presidenza della Commissione Ambiente, Salute e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo, posizione che gli permette di lavorare su dossier centrali della politica comunitaria. Lo definisce “una responsabilità importante”, mantenendo un tono più tecnico che politico. Il ritorno sulla scena pugliese arriva nel 2025, con la decisione di candidarsi alla presidenza della Regione. La scelta matura dopo settimane di trattative interne al centrosinistra, accompagnate da frizioni con Michele Emiliano e da fasi interlocutorie con Nichi Vendola. Decaro interviene pubblicamente per chiarire il proprio obiettivo: «Voglio essere un presidente libero». Una dichiarazione che segna una presa di distanza dai giochi interni e definisce la cornice della sua candidatura. Una volta formalizzata, la coalizione si ricompatta attorno a lui: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e più liste civiche convergono sul suo nome. La campagna segue un registro sobrio, coerente con il suo stile: molte presenze territoriali, poche promesse altisonanti, molta enfasi sulla fattibilità delle proposte. «Non prometto ciò che non posso mantenere», ribadisce in più occasioni. Gli ultimi sviluppi lo vedono in una posizione fortemente favorevole: i primi risultati lo danno nettamente avanti, confermando le previsioni e proiettandolo verso la guida della Regione. Davanti ai sostenitori, mantiene un tono misurato e parla di una “vittoria della Puglia”, scelta comunicativa che gli consente di restare su un registro istituzionale e inclusivo. Il suo messaggio intercetta non solo l’elettorato tradizionale del centrosinistra, ma anche una parte di cittadini che guardavano a lui come amministratore più che come uomo di partito. Sul piano personale, è noto per il forte legame con la famiglia: è sposato, ha due figlie e non nasconde che la dimensione domestica rappresenti uno spazio di equilibrio. Tra le sue passioni si contano il mare, il calcio e le lunghe camminate nei quartieri di Bari, città che considera il nucleo della sua formazione pubblica. Oggi Antonio Decaro è percepito come una figura tecnica con solide capacità comunicative, dotato di un pragmatismo che raramente rinuncia a un margine di ironia. L’arrivo alla guida della Regione Puglia, se confermato, apre una fase nuova, fatta di attese molto elevate e di un mandato che richiederà un equilibrio tra visione e gestione quotidiana. Probabilmente, come sempre, inizierà dai dati e dalle priorità urgenti: dopotutto, la sua storia parte da lì, dai numeri.
Riconoscimento sportivo della sconfitta e la promessa di continuare a lavorare per la Puglia, dal suo posto, qualunque esso sia. Lo sconfitto. Lobuono, classe 1955, non nasce politico. Nasce imprenditore. E soprattutto nasce in un settore che non ama spettacoli: la distribuzione editoriale. L’agenzia di famiglia, una delle realtà storiche della Puglia, gestisce da decenni la rete di giornali e periodici che attraversano la regione all’alba. Una di quelle attività ad alto anticipo e basso glamour, dove contano i camion, le tabelle, le edicole e i conti che devono tornare. Qui Lobuono matura un approccio pragmatico, fatto di relazioni costanti e di una certa capacità di tenere insieme mondi diversi: editori, fornitori, edicolanti, clienti. È un mestiere concreto, che non consente distrazioni. A questa attività affianca anche un impegno nel mondo immobiliare e un interesse per il settore mediatico, con ruoli legati alla Gazzetta del Mezzogiorno e all’emittente Antenna Sud. Non è un imprenditore da copertina: preferisce il lavoro dietro le quinte, evitare gli eccessi, lasciare che a parlare siano i risultati. La prima incursione pubblica arriva nel 2001, quando diventa presidente della Fiera del Levante. Per cinque anni guida una delle principali istituzioni economiche del Mezzogiorno, portando a Bari premier e ministri, facendo dialogare imprese e istituzioni e avviando interventi strutturali. È un incarico che, di fatto, lo proietta nella dimensione politica, anche se lui preferisce definirsi un “gestore”. A volte quasi un “curatore di sistema”. In quegli anni dà forma a nuovi spazi fieristici, potenzia gli eventi e lascia un’impronta che viene ricordata ancora oggi come una stagione di riorganizzazione più che di spettacolo. Nel 2004 tenta la sfida più impegnativa: la candidatura a sindaco di Bari per il centrodestra. È una corsa difficile, con un avversario forte come Michele Emiliano. Lobuono ottiene un risultato rilevante, ma non sufficiente. Non insiste. Ritorna al suo mondo, agli equilibri aziendali, alle reti commerciali. Il suo rapporto con la politica non si interrompe, ma resta laterale, più consultivo che competitivo. Il 2025 segna il ritorno sulla scena. Il centrodestra pugliese, dopo una lunga fase di discussione interna, individua in lui il candidato alla presidenza della Regione: un profilo moderato, competente, con una reputazione solida e lontano dalle polemiche. È una scelta che punta sulla credibilità economica e sulla sobrietà, più che sulla spettacolarizzazione. “Basta slogan, serve concretezza” dice nel discorso di candidatura, tracciando da subito il suo stile. La campagna elettorale che ne segue è coerente con la sua natura: sobria, lineare, concentrata sui dossier più che sui palchi. Lobuono gira la regione, visita imprese, incontra associazioni di categoria, parla di lavoro, infrastrutture, sanità. Non promette rivoluzioni, promette aggiustamenti. Non si presenta come uomo della rottura, ma come uomo della manutenzione — e nell’immaginario pugliese questa immagine funziona, anche se non abbastanza da vincere. Poi arriva la sera del voto. I risultati lo vedono indietro, e nettamente. Le percentuali non lasciano spazio a speranze. Ma la sua reazione conferma il suo carattere. Nessun dramma, nessuna accusa, nessun mea culpa esagerato. Un riconoscimento sportivo della sconfitta e la promessa di continuare a lavorare per la Puglia, dal suo posto, qualunque esso sia. “Avrei voluto un’altra fine, ma rispetto il giudizio dei pugliesi”, dice con la stessa calma con cui avrebbe commentato un bilancio difficile. Il suo ritratto, oggi, è quello di un imprenditore-prestato-alla-politica che ha portato nel dibattito pubblico uno stile diverso: niente colpi di scena, molta continuità, un approccio quasi manageriale. I detrattori parlano di mancanza di mordente, gli estimatori di senso delle istituzioni. Lui, intanto, sembra più concentrato sulla sua rete di relazioni, sulle attività storiche che porta avanti e sulla convinzione che la politica, anche se non ti premia, possa comunque beneficiare di una certa forma di sobrietà. Non sarà diventato presidente della Regione, ma la sua figura — proprio grazie a quella compostezza antiretorica — rimane una presenza riconoscibile nel mosaico pugliese. Un candidato che non ha fatto rumore né prima né dopo, ma che ha mostrato che anche nella sconfitta si può difendere un certo stile. Non rivoluzionario, non carismatico, ma autentico nella sua misura. E forse, per qualcuno, anche rassicurante.
Le parole dell’ormai ex governatore della Puglia. Anche Michele Emiliano è intervenuto per commentare i primi risultati delle elezioni regionali. “Volevo ringraziare Luigi Lobuono per la signorilità e garbo. La Puglia è ancora saldamente nelle mani del centrosinistra. Questo è un momento di felicità, grazie a chi ha fatto campagna elettorale fuori stagione e ciò nonostante hanno fatto un lavoro magnifico”. Su Decaro dice: “Oggi Antonio assume una responsabilità grandissima, spero che possa vivere con la maggior leggerezza possibile. Miei programmi per il futuro? Riposarmi, divertirmi un po’, studiare ed essere disponibile per tutti i cittadini: il mio numero di telefono rimane attivo”.
Le prime parole . Sui dati delle elezioni, che vedono ormai Decaro verso la presidenza della Regione, è intervenuto Luigi Lobuono del centrodestra. “Il dato che sta emergendo dalle urne credo che sia un dato abbastanza consolidato. Quindi si può viaggiare su un 5-6%, ma cambia poco la sostanza. Prendo atto di quello che è stata la scelta degli elettori pugliesi. Faccio i miei complimenti a Decaro: il mio in bocca al lupo a lui. Ringrazio tutti i partiti della coalizione e gli elettori che mi hanno dato consenso. L’unica cosa che obiettivamente mi spiace è aver visto che quasi il 60% degli elettori non si è recato alle urne. È un dato preoccupante: la politica faccia qualcosa per cercare di riconquistare anche gli elettori”. “Non potevo fare di più di quello che ho fatto. Resterò in consiglio regionale a fare l’interesse dei cittadini” ha detto.
Il dato definitivo delle 4.032 sezioni. L’affluenza in Puglia per le Regionali è al 41,83%. Il dato definitivo delle 4.032 sezioni nella regione è inferiore di oltre 14 punti percentuali rispetto alle elezioni del 20 e 21 settembre 2020 quando fu il 56,43%. La provincia con la maggiore partecipazione al voto è quella di Lecce con il 44,50% dei votanti. Seguono Bari con il 42,31%; Brindisi col 41,94%; Bat arriva al 41,22% e Taranto 40,60%. Ultima è la provincia di Foggia con una percentuale che si ferma al 38,61%.
Tra loro chi non ha fiducia nella politica, chi ritiene che non cambierà nulla. Chi ancora sostiene che andare a votare sia inutile. Il dato dell’affluenza è condizionato soprattutto dagli astenuti, siamo andati a chiedere perché non hanno votato.
Secondo questi dati, la vittoria appare non solo probabile, ma schiacciante. È significativamente simbolico che Decaro arrivi al traguardo proprio mentre l’affluenza risulta fra le più basse mai viste per una tornata regionale in Puglia. Antonio Decaro trionfa fin dai primi dati, confermando tutte le previsioni: stando all’instant poll del TgNorba nel corso della diretta Votofinish sulle elezioni regionali pugliesi, sembra ormai cosa fatta: il candidato del centrosinistra si imporrebbe con un margine netto, il 66,4 per cento. Luigi Lobuono sarebbe staccato al 30,1 per cento. Ada Donno (Puglia pacifista e popolare) al 2,4 per cento e Sabino Mangano (Alleanza civica per la Puglia) l’1,4 per cento. Gli instant poll sono sondaggi realizzati il giorno stesso del voto. Per il TgNorba sono stati realizzati da Winpoll, una delle società leader in sondaggi d’opinione e ricerche elettorali. Si tratta di mille interviste completate, con un margine di errore del 2,3 per cento. La metodologia è cati-cami. Le interviste sono state seguite il 23 e 24 novembre sulla popopolazione pugliese segmentata per sesso ed età. Primo partito sarebbe il Pd con il 24,3 per cento, seguito da Decaro presidente col 14,9, dal Movimento 5 Stelle col 14,3 e poi Avs col 4,9, Per la Puglia 3,3 e Avanti e Popolari con Decaro con 1,4. Nel centrodestra Fratelli d’Italia al 20,5 per cento, Forza Italia al 7,2, la Lega al 4,6 e poi la Puglia con noi allo 0,4 e Noi Moderati civici per Lobuono allo 0,3. Puglia pacifista e popolare con Ada Donno raccoglierebbe il 2,4 per cento, mentre Alleanza civica per la Puglia con Sabino Mangano l’1,4 per cento. Decaro, ingegnere di formazione, ex sindaco di Bari per due mandati di grande successo, e presidente nazionale dell’ANCI, aveva in molti sondaggi raccolto un consenso larghissimo: ad esempio, l’ultimo rilevamento Ipsos lo dava al 63,8 % contro il 33,1 % del suo avversario di centrodestra Luigi Lobuono. Secondo questi dati, la vittoria appare non solo probabile, ma schiacciante. È significativamente simbolico che Decaro arrivi al traguardo proprio mentre l’affluenza risulta fra le più basse mai viste per una tornata regionale in Puglia: alle 23 della prima giornata di voto, infatti, solo il 29,4 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne, un dato che certo non riduce l’ampiezza del suo successo, ma che solleva più di un interrogativo sulla partecipazione democratica. La corsa di Decaro era partita non senza tensioni: quando ha deciso di candidarsi, ha dovuto affrontare attriti con l’uscente Michele Emiliano e con Nichi Vendola. Emiliano – che ha guidato la Regione per due mandati – ha dichiarato di sentirsi “un po’ arrabbiato”, lamentando che Decaro avesse messo sul tavolo il veto sulla sua candidatura al Consiglio regionale, detto con una franchezza che ha messo in luce la fragilità del patto interno al centrosinistra. Vendola, da parte sua, ha rivendicato l’autonomia della sua forza politica, criticando anche la richiesta di Decaro di una sorta di passo indietro sul suo ruolo. Non si è trattato di semplice diplomazia: Decaro ha dovuto costruire un equilibrio fra le varie anime della coalizione, facendo leva sulla sua credibilità di amministratore esperto e sul suo progetto di rinnovamento. La biografia di Decaro gioca a suo favore: la sua formazione da ingegnere al Politecnico di Bari, le sue competenze tecniche, l’esperienza nella gestione della capitale pugliese – con politiche concrete su mobilità, sostenibilità, trasporti – e il suo ruolo da presidente dell’ANCI gli hanno conferito un profilo forte e competente, capace di unire lo spirito civico a una solida capacità di governance. In campagna elettorale ha puntato su tematiche molto concrete: sanità, sviluppo infrastrutturale, lotta alle disuguaglianze, efficienza amministrativa. La sua promessa non è mai stata quella di “miracoli”, ma di un governo ragionato, costruito “strada per strada”, casa per casa, sfruttando la sua conoscenza del territorio e il suo radicamento locale. Il suo messaggio – secondo molti analisti – ha colpito nel segno: i pugliesi sembrano premiare non solo la sua esperienza ma anche la sua sobrietà e la visione di un centrosinistra più largo e inclusivo, capace di dialogare con diverse sensibilità politiche. La coalizione che lo sostiene è nutrita e variegata: Pd, M5S, Alleanza Verdi‑Sinistra e diverse liste civiche, tutte unite per puntare su un cambiamento costruito con competenza e gradualità. Il vantaggio netto rispetto a Lobuono e la mobilitazione (seppure con affluenza bassa) sembrerebbero consegnare a Decaro un mandato forte: una vittoria così netta potrebbe permettergli di impostare un governo con basi stabili, senza dover rincorrere solo il consenso elettorale ma investendo su un progetto di lungo termine per la Puglia. Già dalle prime proiezioni, la sua elezione appare come l’inizio di una nuova era per la regione: un governatore “di sostanza”, capace di mettere in piedi una squadra efficace, di usare la sua esperienza per attrarre risorse e di tracciare un percorso di sviluppo concreto. Se i dati verranno confermati con lo spoglio definitivo, sarà un risultato storico: non semplicemente un cambio di guardia, ma l’affermazione di un progetto politico che unisce tecnicità e visione, idealismo civico e concretezza amministrativa. Decaro sembra aver conquistato la Regione con quella stessa determinazione con cui ha guidato Bari, e ora ha l’occasione di trasformare una promessa elettorale in un governo efficace per tutti i pugliesi.
L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà potrà ottenere il potere ma con una base debole. “Buon voto a tutti. C’è ancora qualche ora per votare e per tenere un po’ su questa affluenzache non è altissima, e un po’ mi dispiace. Mi auguro che questa campagna elettorale si concluda serenamente così come è cominciata”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano uscendo dal seggio allestito nell’istituto Vivante in piazza Diaz a Bari, dove ha votato poco fa. Il secondo giorno delle elezioni regionali in Puglia si apre con un rischio che pesa sulla legittimità del futuro governo regionale: l’astensione. Dopo una prima giornata in cui l’affluenza ha toccato soltanto il 29,45 %, partiti e osservatori guardano con preoccupazione alle ore decisive che mancano prima della chiusura dei seggi alle 15. L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo, ma potrebbe decidere le sorti di una tornata segnata da una mobilitazione fiacca. Le campagne elettorali sono tornate a intensificarsi: appelli, chiamate, telegrammi. Ma la fatica più grande è convincere non già chi ha incertezze sulla scelta tra Decaro, Lobuono, Mangano e Donno, quanto chi ha deciso fin da ora di rinunciare al voto. Sono loro, gli astensionisti, il nodo politico più spinoso: il motivo non è solo delusione verso i candidati, ma un senso più generale di distanza nelle istituzioni. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà — Decaro, Lobuono, Mangano o Donno — potrà ottenere il potere ma con una base debole. Il nuovo presidente si troverà a governare sotto l’ombra di un mandato parziale, simbolicamente povero di partecipazione. Non sarà facile, fin da subito, trasformare lo spazio politico in un’effettiva rappresentanza democratica. Le ore della mattina di lunedì saranno decisive: tradizionalmente la partecipazione è bassa, ma stavolta ogni voto in più può fare una differenza significativa. Per alcune forze politiche, una bassa affluenza potrebbe rappresentare un vantaggio — se la loro base è più compatta e motivata — ma per altre sarà una grande incognita. In ogni caso, il gioco non è solo nel convincere gli indecisi, ma nel riallacciare un rapporto con chi ha scelto di non andare a votare. Il voto fino alle 15 non è quindi una mera estensione: è l’ultima chance per invertire una tendenza che, se confermata, potrebbe restare anche in futuro. Non si tratta solo di eleggere un presidente (Decaro, Lobuono, Mangano o Donno), ma di dare un segnale sulla vitalità della democrazia regionale. Se alla fine il dato rimarrà basso, sarà il primo problema che il nuovo governo dovrà affrontare: non solo disegnare politiche, ma ricostruire fiducia.
Vincenza Cito, di Martina Franca, ricorda bene quando il voto non era un diritto/dovere per tutti. Nonna Vincenza compirà 102 anni il 19 gennaio prossimo. Domenica mattina ha preso la tessera elettorale, ha chiamato i suoi familiari e si è fatta accompagnare al seggio di Martina Franca – dove risiede – per andare a votare. Un appuntamento al quale non sarebbe mancata per nulla al mondo. Vincenza Cito è madre di due figli, Teresa e Antonio e nonna di numerosi nipoti e pronipoti. Ha dedicato la sua vita alla famiglia e al lavoro nei campi. É sempre stata una cittadina attenta e partecipe. Tante volte ha chiamato in Comune per segnalare problemi e chiedere soluzioni. Il sindaco di Martina Franca, Gianfranco Palmisano, le ha dedicato un post. “Nonna Vincenza ricorda bene – ha scritto – quando il voto non era un diritto/dovere per tutti”. Per cui ha fatto la cosa giusta: andare a votare.
Le parole del candidato presidente della Regione Puglia per la coalizione di centrosinistra. “Sono felice, è una bella giornata e spero siano tanti i pugliesi che andranno a votare. Perché votare è sempre giusto, lo abbiamo detto tante volte in questi giorni. È un diritto che ci siamo conquistati e la democrazia è bellissima perché ci dà la possibilità di scegliere. Possiamo scegliere il nostrofuturo”. Lo ha detto il candidato presidente della Regione Puglia per la coalizione di centrosinistra, Antonio Decaro, andando a votare.
Le parole del candidato governatore del centrodestra . “È una bella giornata di sole e spero che sia di buon auspicio per la nostra Puglia. Sono giorni cruciali per il nostro destino, per il nostro futuro. Votare è il momento in cui decidiamo ed è, quindi, la massima espressione della nostra libertà. Buon voto a tutti. Forza, Puglia”. Così Luigi Lobuono, candidato presidente della Regione per il centrodestra, andando a votare a Bari.
Oggi, lunedì 24 novembre, chiuderanno le urne e scatterà lo spoglio. I pugliesi sapranno chi guiderà la Regione per i prossimi cinque anni. Ma è emergenza astensionismo. Crolla l’affluenza in Puglia, record negativo in Italia: alle 23 di domenica aveva votato solo il 29,45% degli aventi diritto, rispetto al 39,88% della precedente tornata elettorale del 2020. Su 3.527.187 cittadini chiamati alle urne, saranno eletti 50 consiglieri che definiranno i futuri equilibri della Regione. L’astensionismo si conferma il vero “avversario” di tutti i candidati. Oggi, lunedì 24 novembre, chiuderanno le urne alle 15 e scatterà lo spoglio. Dopo ore di trepidante attesa, i pugliesi sapranno chi guiderà la Regione per i prossimi cinque anni. Le 4.032 sezioni distribuite nelle sei circoscrizioni sono pronte a consegnare un verdetto che potrebbe consolidare o cambiare un lungo dominio politico. La sfida vede quattro candidati in campo: Antonio Decaro, sostenuto dal fronte progressista con sei liste; Luigi Lobuono, leader del centrodestra con cinque liste; Sabino Mangano, civico con Alleanza civica per la Puglia; e Ada Donno, anch’essa civica, con Puglia Pacifista Popolare. Ma il vero test è la capacità di convincere gli elettori a recarsi alle urne. Nel 2020, in pieno post-Covid, votò il 56,43%, mentre nel 2015 fu il 51%. Nel 2020 il centrosinistra vinse con Michele Emiliano, che conquistò il secondo mandato con il 46,78%, superando il centrodestra di Raffaele Fitto (38,93%) e il Movimento 5 Stelle (11,12%). Con due mandati di Nichi Vendola e due di Emiliano, il centrosinistra guida la Puglia da vent’anni, ma ora il primato è nuovamente in gioco. A complicare il quadro elettorale, la legge pugliese prevede un premio di maggioranza fino a 29 seggi alla coalizione vincente, senza mai lasciare la minoranza sotto i 21, ma impone soglie di sbarramento rigide: 4% per le liste in coalizione e 8% per quelle singole. Per i candidati civici, il percorso sarà difficile e ogni voto conterà più che mai. Stasera, con l’avvio dello spoglio, si saprà chi guiderà la Regione, chi avrà conquistato il consenso dei pugliesi e come saranno distribuiti i 50 seggi. Una tornata elettorale segnata da bassa partecipazione, ma destinata a decidere il futuro della Puglia.
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