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Donatella Azzone

Una piattaforma digitale e un videogioco educativo per promuovere stili di vita sani tra i giovani in Puglia, Basilicata e Grecia. Il professor Antonio Moschetta, direttore dell’unità operativa di Medicina Interna “Frugoni” del Policlinico di Bari, guida il progetto Shield (Sustainable Health Innovation and Engagement for Lifestyle Determinants), un’iniziativa internazionale volta a contrastare l’obesità e le malattie metaboliche fin dall’età scolare. Il progetto, finanziato dal programma Interreg VI-A Grecia-Italia 2021-2027, ha un budget complessivo di 2,1 milioni di euro, di cui circa 1,6 milioni provengono da fondi europei. L’iniziativa coinvolge diverse istituzioni e realtà sanitarie: il Policlinico di Bari, l’ospedale e l’università di Ioannina, l’ospedale generale di Corfù, l’ASL di Matera e il Centro di welfare sociale della Regione dell’Epiro in Grecia. L’obiettivo principale è rafforzare le azioni di prevenzione delle malattie metaboliche nelle aree del Sud Italia e della Grecia, regioni in cui i tassi di obesità e sovrappeso sono preoccupanti. Il progetto integra innovazione digitale, educazione alla salute e prevenzione. La creazione di una piattaforma digitale permetterà a medici, specialisti, medici di famiglia e famiglie di collaborare in tempo reale, favorendo la diagnosi precoce e il trattamento delle patologie metaboliche. La piattaforma sarà uno strumento chiave per monitorare la salute, condividere informazioni e offrire supporto in tempo reale a chi vive con malattie croniche. Accanto alla piattaforma, il progetto prevede anche la creazione di un videogioco educativo, Shield Edugame, progettato per sensibilizzare i più giovani sull’importanza di stili di vita sani. Il gioco trasmetterà i principi della dieta mediterranea e delle abitudini salutari in un formato coinvolgente e interattivo, con l’obiettivo di educare i ragazzi divertendoli e rendendo la prevenzione un obiettivo accessibile. Le regioni di Puglia e Basilicata sono particolarmente colpite dal fenomeno dell’obesità. Secondo le statistiche, la Puglia è la seconda regione italiana per incidenza di persone in sovrappeso, mentre in Basilicata il 34% della popolazione è in sovrappeso e il 12% è obesa. Questi dati pongono un serio rischio per la salute pubblica, con patologie come diabete, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari in forte aumento. Il progetto Shield si propone di intervenire precocemente, migliorando la consapevolezza tra i giovani e le famiglie riguardo ai benefici di una dieta equilibrata e di uno stile di vita attivo. Il professor Moschetta sottolinea che la prevenzione è la chiave per contrastare l’aumento delle malattie croniche legate all’obesità. “Prevenire l’obesità e le sue complicazioni è un obiettivo fondamentale. Se iniziamo a educare i giovani già a partire dalla scuola, possiamo evitare che in futuro diventino adulti con gravi problemi di salute”, afferma. La strategia di Shield si basa quindi su una combinazione di educazione, monitoraggio e supporto medico, utilizzando anche le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie digitali. Il progetto rappresenta un esempio di collaborazione transnazionale tra Italia e Grecia per affrontare una problematica comune. Unendo istituzioni sanitarie, università, esperti in medicina e tecnologie digitali, l’iniziativa intende costruire un modello di prevenzione che possa essere replicato anche in altre regioni, promuovendo la salute in modo innovativo e sostenibile. Con il progetto Shield, la Puglia, la Basilicata e la Grecia si preparano a fare un passo avanti nella lotta contro l’obesità, puntando sulla prevenzione come strumento principale di salute pubblica.

Già 4 milioni di italiani colpiti dall’inizio della stagione, picco atteso tra fine dicembre e gennaio. L’ondata di influenza e di altre infezioni respiratorie acute sta aumentando in modo significativo in Italia e ha già messo a letto circa 4 milioni di persone dall’inizio della stagione. Nella settimana dall’1 al 7 dicembre l’incidenza è salita a 12,4 casi ogni mille assistiti, in aumento rispetto alla settimana precedente. Solo nell’ultima settimana si stimano circa 695mila nuovi casi, con la fascia di età 0‑4 anni tra le più colpite. A livello regionale, la situazione mostra differenze: alcune regioni del Nord e del Centro registrano livelli di circolazione influenzale di intensità media, mentre altre mostrano livelli più bassi. La Puglia figura tra le regioni con incidenza elevata rispetto alla media nazionale nelle settimane più intense della stagione, segnalata come area dove l’influenza circola in modo sostenuto. Per la Basilicata, invece, non risultano attivate ufficialmente le attività di sorveglianza epidemiologica nei bollettini disponibili finora, quindi non ci sono dati regionali aggiornati pubblicati per l’influenza stagionale come accade per le altre regioni monitorate. Secondo l’esperta dell’ISS, Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive, la crescita dei casi è in linea con l’andamento atteso per questo periodo dell’anno. Il picco stagionale non è ancora raggiunto, ma è probabile tra fine dicembre e fine gennaio. Palamara ribadisce l’importanza di vaccinarsi ancora, lavarsi frequentemente le mani, rispettare l’etichetta respiratoria e limitare l’esposizione in luoghi affollati in caso di sintomi. I dati virologici mostrano che, oltre ai virus influenzali, circolano numerosi altri agenti respiratori come Rhinovirus, Adenovirus, virus Parainfluenzali e altri, confermando la complessità dell’epidemia stagionale in corso.

Uno studio su oltre un milione di persone rivela segnali genetici condivisi tra 13 disturbi psichiatrici, aprendo la strada a diagnosi più precise e nuovi trattamenti. Una scoperta rivoluzionaria potrebbe cambiare il modo in cui comprendiamo le malattie mentali. Depressione, ansia, schizofrenia e altre undici condizioni psichiatriche sembrano condividere segnali genetici comuni, secondo uno studio pubblicato su Nature dagli scienziati dell’Università del Colorado a Boulder. Il team guidato da Andrew Grotzinger ha analizzato i dati genetici di oltre 1.056.000 persone con disturbi psichiatrici, alla ricerca di pattern genetici nascosti che potessero collegare le diverse condizioni. Il risultato? Cinque fattori genetici chiave in grado di spiegare gran parte della variabilità tra i disturbi. Questi fattori, spiegano i ricercatori, collegano tra loro diverse serie di patologie: dai comportamenti compulsivi alla schizofrenia e al disturbo bipolare, dalle condizioni del neurosviluppo a quelle più “internalizzanti” come depressione e ansia, fino all’abuso di sostanze. “Molte malattie psichiatriche non si presentano mai da sole”, osserva Grotzinger. La loro concomitanza rende le diagnosi complesse, perché oggi i clinici si basano principalmente sui sintomi e non sulla biologia di base. Comprendere i legami genetici tra queste patologie, sottolineano gli autori, è fondamentale per sviluppare diagnosi più precise e trattamenti più mirati. Secondo lo studio, i fattori genetici individuati sembrano influenzare già le prime fasi dello sviluppo cerebrale, aprendo la strada a un approccio più biologico e personalizzato alla cura dei disturbi mentali. Gli esperti sottolineano che questi risultati potrebbero portare a nuovi farmaci e terapie capaci di agire su più condizioni contemporaneamente, anziché trattare solo i sintomi specifici di ciascuna. Gli autori precisano però che la ricerca si è concentrata principalmente su partecipanti di origine europea. Il prossimo passo sarà ampliare lo studio a popolazioni più diverse, per capire come queste scoperte possano essere applicate su scala globale e come possano influenzare lo sviluppo di nuovi trattamenti psichiatrici. In sostanza, questo studio getta una luce nuova sulle connessioni genetiche tra le malattie mentali, avvicinando la psichiatria a una visione più scientifica e meno frammentata, con l’obiettivo di migliorare la vita di milioni di persone affette da disturbi psichiatrici.

Il nuovo programma del presidente promette residenza e cittadinanza rapida agli stranieri facoltosi, con versioni Platinum e tasse milionarie. Donald Trump ha lanciato ufficialmente la sua ultima trovata: la Trump Gold Card, un programma che promette di trasformare il sogno americano in realtà a patto di avere un portafoglio ben fornito. Gli stranieri facoltosi potranno ottenere visti statunitensi accelerati semplicemente sborsando almeno un milione di dollari. “Eccezionale! Le nostre grandi aziende americane possono finalmente mantenere i loro preziosi talenti”, ha twittato Trump, subito rilanciato dai principali media americani e internazionali. La Gold Card, annunciata già all’inizio dell’anno, è pensata per chi può dimostrare di portare un “beneficio sostanziale” agli Stati Uniti, come spiegato sul sito ufficiale del programma. Si tratta di un visto Usa che offre un vero e proprio percorso diretto verso la cittadinanza americana, promettendo la residenza in tempi record. Chi vuole ottenere la Trump Gold Card dovrà versare 1 milione di dollari, mentre le aziende che sponsorizzano i dipendenti dovranno sborsarne 2 milioni, più eventuali commissioni aggiuntive. Per chi vuole il massimo del lusso c’è la versione “Platino”, con speciali agevolazioni fiscali, al costo di 5 milioni di dollari. Ogni richiedente dovrà inoltre pagare una commissione di elaborazione non rimborsabile di 15.000 dollari prima che la domanda venga presa in considerazione. Non sono mancate le critiche. Alcuni Democratici sostengono che la Gold Card favorirebbe ingiustamente i ricchi, mentre Trump l’ha definita una versione “premium” della Green Card, pensata per professionisti di alto livello: “Vogliamo persone produttive. Chi può pagare 5 milioni di dollari creerà posti di lavoro. Si venderà a ruba. È un vero affare”, ha assicurato il presidente. Il lancio della Gold Card Usa arriva in un momento in cui Washington ha intensificato le misure contro l’immigrazione irregolare: aumenti delle tariffe per i visti di lavoro, deportazioni e sospensioni temporanee per domande di immigrazione provenienti da 19 paesi, soprattutto in Africa e Medio Oriente. Sono anche bloccate le decisioni sulle domande di asilo, mentre migliaia di casi approvati sotto l’amministrazione Biden attendono revisione. Recentemente, Trump ha firmato un’ordinanza che prevede una tassa di 100.000 dollari per i richiedenti del programma H-1B, dedicato a lavoratori stranieri qualificati, scatenando timori tra studenti e aziende tecnologiche. Successivamente la Casa Bianca ha chiarito che la tassa si applicherà solo ai nuovi richiedenti dall’estero. Insomma, tra visti dorati, cittadinanza americana a pagamento e politiche restrittive, il sogno americano sembra oggi riservato a chi ha un conto in banca decisamente pesante.

Da gennaio l’appuntamento pensato da quattro professioniste. Prendersi una pausa, scrollarsi di dosso la settimana e ritrovarsi davanti a un drink per parlare — finalmente senza tabù — di benessere mentale. A Matera, da gennaio 2026, torna lo “Psicoaperitivo”, l’appuntamento che negli ultimi anni ha saputo trasformare un semplice aperitivo in un piccolo rito cittadino. A firmarlo sono quattro professioniste che hanno deciso di portare la psicologia fuori dagli studi e dentro la vita quotidiana: le psicoterapeute Patrizia De Luca, Debora L’Episcopia e Samantha Fusiello, affiancate dalla biologa nutrizionista Serena Santagata. L’iniziativa, lanciata nell’aprile 2024, ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama culturale locale: niente conferenze pesanti, zero jargon, nessun tono accademico. Qui si chiacchiera, ci si confronta, si ride, ci si ascolta. Un formato semplice, fresco, che ha convinto molti materani a sedersi attorno allo stesso tavolino per parlare di ansia, relazioni, emozioni e tutto ciò che normalmente si evita nei discorsi da bar. “Viviamo in un tempo in cui nessuno si ferma mai — spiegano le promotrici — e spesso le nostre emozioni finiscono sullo sfondo. Lo Psicoaperitivo serve proprio a rimetterle al centro, senza pressioni, senza giudizi”. E aggiungono: “Scoprire che altri provano ciò che proviamo noi è spesso il primo passo per sentirsi meno soli”. Il format resta fedele alla sua natura: appuntamenti informali, ambienti caldi, atmosfera da ritrovo tra amici. Chiunque può partecipare: coppie, gruppi di amici, familiari o persone che decidono di presentarsi da sole, magari per conoscersi un po’ meglio. Il tema di ogni serata nasce direttamente dal pubblico, che propone gli argomenti nell’incontro precedente: un modo per far sentire tutti parte attiva dell’evento e per mantenere vivo un dialogo autentico. Le professioniste alternano spiegazioni psicologiche e spunti neurobiologici, raccontati con parole semplici, spesso con qualche esempio ironico o quotidiano che strappa un sorriso e rende tutto più leggero. Un altro tratto distintivo dello Psicoaperitivo è la sua capacità di muoversi nella città: ogni evento si svolge in una location diversa, scelta tra locali e spazi che fanno parte del tessuto più vivace della Matera contemporanea. Una sorta di “tour della salute mentale” che rende il progetto aperto, itinerante e, soprattutto, accessibile a chiunque. “Per noi è fondamentale uscire dagli studi — raccontano — perché la psicologia appartiene a tutti, non solo a chi decide di iniziare un percorso. Portarla nei luoghi della quotidianità significa normalizzarla”. In un’epoca in cui si parla tanto di isolamento e fatica emotiva, lo Psicoaperitivo prova a ribaltare la tendenza: ricrea un senso di comunità, invita a confrontarsi, ricorda che nessuno vive davvero in solitudine, anche quando ne è convinto. “Mettersi uno accanto all’altro, ascoltare e raccontarsi — dicono le organizzatrici — è già un modo per alleggerire il peso delle proprie preoccupazioni. E spesso succede tutto davanti a un semplice bicchiere”.

Preghiere, fiaccole e cioccolata calda: il rito del 6 dicembre. Nella Basilica di San Nicola si celebra la prima messa, sul sagrato, già dalle 4 del mattino, ci sono migliaia di persone. È il giorno più lungo per la Città Vecchia di Bari che vive, nel segno della devozione al santo patrono, uno dei momenti più attesi dell’anno. A Bari, la festa di san Nicola del 6 dicembre, data in cui la chiesa celebra, nella ricorrenza della sua morte, la solennità liturgica del vescovo di Myra, (da non confondere con la sagra di maggio) apre tradizionalmente le feste natalizie. Tra fede e folklore, il rito si è ripetuto anche quest’anno. All’alba, mentre già per i vicoli del borgo antico echeggiava la musica degli zampognari, in tanti già affollavano la Basilica per la prima messa delle 5 celebrata dal rettore, padre Giovanni Distante. Sempre da copione molti fedeli hanno reso omaggio al santo recitando una preghiera nella Cripta, in cui riposano le sue reliquie, portate a Bari dai valorosi marinai della mirabile impresa del 1087. Intorno alle 6 in piazza San Nicola, l’arrivo dei podisti che  animano la “fiaccolata nicolaiana” e l’appuntamento immancabile con la cioccolata calda offerta ai visitatori nei vicoli della Città Vecchia. Celebrazioni ed eventi continueranno nel pomeriggio fino a sera. Alle 18 è in programma la solenne celebrazione sarà presieduta quest’anno da da monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario Cei insieme a Monsignor Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto.   Seguirà  la processione con la statua del Santo per le vie della Città Vecchia. Questa sera alle 20 l’accensione dell’grande albero di Natale in piazza del Ferrarese, simbolo luminoso di unità, armonia e speranza, affidata al sindaco di Bari, Vito Leccese e dal presidente di Amgas Srl, Vanni Marzulli. Alle 20.30 al Molo Sant’Antonio in programma lo spettacolo pirotecnico.

Un nuovo sguardo sull’invecchiamento sano: ecco le principali regole da seguire. Un recente studio italiano sugli anziani mostra come l’invecchiamento sano favorisca la capacità di esprimere emozioni, desideri e intenzioni attraverso il linguaggio. La ricerca, condotta dall’Università di Udine e dall’Università di Torino e pubblicata su Scientific Reports, ha coinvolto 90 partecipanti suddivisi in tre gruppi d’età: giovani adulti, over 65 e anziani oltre i 75 anni. Linguaggio ed emozioni negli over 65: cosa hanno analizzato i ricercatori Il lavoro scientifico si concentra su aspetti fondamentali del linguaggio ed emozioni negli over 65, osservando: quantità e informatività delle parole, uso di marcatori di soggettività come aggettivi e avverbi emotivi, capacità di descrivere spontaneamente stati emotivi.Parallelamente, è stata valutata la Teoria della mente negli anziani, cioè la capacità di riconoscere e interpretare gli stati mentali propri e altrui. Capacità cognitive degli anziani: le differenze tra 65-74 anni e over 75 Secondo lo studio, gli adulti tra i 65 e i 74 anni utilizzano con maggiore frequenza i modalizzatori, termini che esprimono certezza o incertezza, segno di una narrazione consapevole e strutturata.Negli over 75 si osserva invece un calo nella spontanea descrizione delle emozioni. La capacità di esprimere desideri, intenzioni e sentimenti risulta collegata soprattutto alla produzione di parole informative e alla tendenza a descrivere emozioni, indicatori centrali delle capacità cognitive degli anziani. Empatia e comunicazione negli anziani: il commento degli esperti “Questi risultati offrono nuove evidenze sul rapporto tra linguaggio, espressività soggettiva e abilità socio-cognitive nelle diverse fasi dell’invecchiamento sano – spiega Andrea Marini, coordinatore dello studio –. Comprendere come cambiano le capacità narrative contribuisce a migliorare modelli di comunicazione, empatia e benessere cognitivo degli anziani”. Il ruolo della ricerca italiana su linguaggio e invecchiamento Lo studio, finanziato dal PNRR nell’ambito dei PRIN, è stato realizzato dal Language Lab dell’Università di Udine con la collaborazione dell’Università di Torino guidata da Francesca Marina Bosco.Questa ricerca contribuisce a definire nuovi percorsi di analisi per comprendere come l’invecchiamento sano influenzi le capacità cognitive degli anziani. Perché conoscere il potenziale cognitivo degli anziani è importante per il Sud Italia Il lavoro assume particolare importanza nelle regioni del Sud, dove la popolazione over 65 è in crescita costante. In Puglia gli over 65 rappresentano circa il 24% dei residenti, mentre in Basilicata l’invecchiamento è tra i più pronunciati.Promuovere empatia e comunicazione negli anziani, sostenere le abilità mentali e valorizzare il legame tra linguaggio ed emozioni negli over 65 è essenziale per migliorare la qualità della vita e favorire un vero invecchiamento sano.

Caduti anche alberi di Natale e gazebo. Alberi di Natale, bar e anche opere d’arte. Ingenti i danni provocati dal maltempo che si è abbattuto su Bari. Crollata a causa del forte vento e della pioggia battente, una parte della grande opera dell’artista Edoardo Tresoldi realizzata in piazza San Pietro, nella città vecchia. A cedere è stata una porzione della struttura metallica che evoca la chiesa e il convento un tempo presenti nella piazza che era ancora in fase di montaggio e doveva essere assemblata proprio nelle prossime ore. L’area è stata delimitata è messa in sicurezza per evitare rischi. Sul posto gli operai del cantiere e i tecnici del comune. La Soprintendenza di Bari e l’artista stanno valutando come ripristinare la parte danneggiata e ripristinare i lavori. Il temporale ha fatto cadere alcuni degli abeti del bosco urbano di natale allestito in piazza del Ferrarese per le feste. Verranno ripristinati nelle prossime ore. Infine il gazebo di un noto bar in largo Giordano Bruno, sul lungomare di Bari è stato letteralmente divelto dal vento. Intorno alle 7.30 di questa mattina, la copertura è stata sradicata e i pilastri metallici che la reggevano sono stati abbattuti. Fortunatamente in nessun caso si registrano feriti.

I ricercatori hanno identificato un approccio innovativo basato su una glicoproteina naturalmente presente nelle articolazioni e sulla superficie oculare. Una recente scoperta dell’IRCCS “Saverio De Bellis” di Castellana Grotte potrebbe aprire nuovi scenari terapeutici per il carcinoma epatocellulare, la forma più diffusa di tumore al fegato. Dopo anni di lavoro, i ricercatori hanno identificato un approccio innovativo basato sull’utilizzo del Proteoglicano-4 (PRG4), una glicoproteina naturalmente presente nelle articolazioni e sulla superficie oculare, nota per la sua funzione lubrificante. Pur non essendo prodotta dal fegato, questa molecola sembra esercitare un ruolo sorprendente quando viene associata al regorafenib, uno dei farmaci attualmente impiegati nei pazienti con carcinoma epatico avanzato. Gli studiosi hanno infatti osservato che il PRG4 amplifica in modo significativo l’azione del regorafenib, rendendo più efficace il blocco dei processi che permettono al tumore di alimentarsi. La combinazione, secondo il direttore scientifico del De Bellis, professor Gianluigi Giannelli, ostacola la formazione di nuovi vasi sanguigni, privando così la massa tumorale dell’apporto necessario alla crescita e riducendone anche la capacità di sviluppare metastasi. Lo studio, finanziato dal Ministero della Salute, rappresenta il risultato di oltre quattro anni di ricerca avanzata condotta attraverso modelli preclinici ottenuti tramite tecniche di ingegnerizzazione molecolare, e ha ottenuto riconoscimento internazionale grazie alla pubblicazione su Journal of Experimental & Clinical Cancer Research. Primo autore del lavoro è il ricercatore Francesco Dituri. Parallelamente, il team scientifico sta sviluppando versioni più piccole e più facilmente utilizzabili del PRG4, frammenti dotati della stessa efficacia biologica ma più adatti all’impiego clinico e già tutelati da brevetti internazionali. Secondo gli studiosi, questa strategia potrebbe in futuro consentire di ridurre il dosaggio del regorafenib mantenendo o addirittura aumentando l’efficacia complessiva del trattamento, migliorare la tollerabilità della terapia e diminuire gli effetti collaterali che spesso portano alla sospensione del farmaco. Un aspetto particolarmente importante riguarda la sicurezza della molecola: essendo fisiologica, il PRG4 non risulta immunogenico e si comporta in modo simile, sotto questo profilo, ad altri composti naturali utilizzati in medicina come l’insulina. Il passo successivo sarà l’avvio delle sperimentazioni cliniche sui frammenti della molecola, necessarie per verificarne l’efficacia anche nei pazienti. Questa scoperta conferma il ruolo crescente del De Bellis nel panorama della ricerca italiana, specialmente in ambito brevettuale e nel trasferimento tecnologico. Come sottolineato dal presidente del CIV, Enzo Delvecchio, l’Istituto è capofila per il Sud Italia nel progetto nazionale PerfeTTO, dedicato alla valorizzazione dei risultati della ricerca in campo biomedico e supportato dal Ministero della Salute. Il De Bellis è inoltre l’unica struttura pugliese certificata da AIFA per condurre studi clinici di Fase 1, elemento che lo colloca tra i centri più avanzati del Paese. Il commissario straordinario, Luigi Fruscio, evidenzia che l’integrazione tra ricerca e attività clinica rappresenta il pilastro su cui costruire il futuro della sanità. Non sorprende quindi che i ricercatori dell’Istituto stiano guidando una ricerca multicentrica nazionale proprio sull’applicazione del PRG4 nel trattamento del tumore al fegato, confermando ancora una volta il ruolo di eccellenza dell’IRCCS De Bellis.

Lo studio americano evidenzia che nelle donne obese post-menopausa l’estrone accelera la crescita del carcinoma ER+. Attenzione a Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera. Uno studio pubblicato su Nature Reviews Endocrinology dal Cancer Host Interaction Program del Lombardi Comprehensive Cancer Center della Georgetown University suggerisce che nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario positivo ai recettori degli estrogeni (ER+) alti livelli di estrone, ormone prodotto dal tessuto adiposo, possano favorire una forma più aggressiva del tumore. Dopo la menopausa, la produzione ovarica di estrogeni come il 17-estradiolo diminuisce drasticamente, e l’estrone diventa l’estrogeno predominante nel sangue e nei tessuti, incluso il tessuto mammario. Nelle donne obese i livelli di estrone possono essere da due a quattro volte più elevati rispetto alle donne normopeso, stimolando processi infiammatori e geni legati alla proliferazione tumorale, e aumentando così il rischio di forme tumorali più aggressive e difficili da trattare. Lo studio evidenzia inoltre che interventi integrati — combinando modifiche dello stile di vita, esercizio fisico regolare e farmaci dimagranti come gli agonisti del recettore GLP-1 — potrebbero ridurre l’effetto cancerogeno dell’estrone, offrendo nuove prospettive terapeutiche oltre alle terapie tradizionali. Questo tema ha particolare rilevanza in Puglia e Basilicata, dove l’obesità femminile in età post-menopausale è significativa: in Puglia, secondo i dati PASSI 2022-2023, circa il 37% della popolazione adulta è in sovrappeso, l’11,7% obesa, con quasi il 49,1% in eccesso ponderale; in Basilicata circa il 38,9% degli adulti è in sovrappeso e il 13,6% obeso. Questi numeri indicano che le donne delle principali aree urbane come Bari, Lecce, Taranto e Foggia in Puglia, e Potenza e Matera in Basilicata, potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli effetti dell’estrone sull’aggressività tumorale. L’alta densità demografica di questi centri rende strategico concentrare lì le attività di prevenzione e screening, campagne di sensibilizzazione su alimentazione e attività fisica, e interventi clinici personalizzati che integrino la gestione del peso corporeo con la cura oncologica. Lo studio suggerisce inoltre di rafforzare i registri regionali dei tumori e i sistemi di sorveglianza sanitaria per monitorare l’incidenza di carcinoma mammario correlato a obesità e fattori ormonali, valutando l’efficacia delle strategie preventive nel tempo.In questo contesto, le donne di Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera rappresentano una popolazione chiave per interventi mirati, perché la combinazione di obesità, menopausa e carcinoma ER+ può aumentare la probabilità di forme più aggressive.

Una scelta consapevole in cui le donne oggi più che mai non sono lasciate sole come ribadito all’ospedale San Paolo di Bari durante una giornata di formazione rivolta agli operatori sanitari. Il parto in anonimato non è abbandono ma un gesto di amore assoluto sofferto e solitario compiuto dalle donne alle quali la legge garantisce il diritto di rimanere nascoste. Una garanzia per la donna  ma anche per il neonato che viene avviato rapidamente all’adozione. Una scelta consapevole in cui le donne oggi più che mai non sono lasciate sole come ribadito all’ospedale San Paolo di Bari durante una giornata di formazione rivolta agli operatori sanitari. Intervistata Laura Bruno

In primo piano il futuro del porto. La crescita economica della Puglia, passa anche dal buon funzionamento dei porti, dalla creazione di posti di lavoro legati alle risorse del mare che vano nel contempo preservate. Investimenti e prospettive al centro del forum sulla blue economy, che ha fatto tappa a Bari. Riprese di Roberto cofanoMontaggio Maria Cristina Quintale

. Oggi, 1° dicembre, l’Asl di Bari inaugura il reclutamento dei dodici psicologi di base previsti dalla legge regionale n. 11/2023, segnando un passo decisivo nel rafforzamento dell’assistenza territoriale in Puglia e Basilicata. Il servizio prevede un impegno di 24 ore settimanali per ciascun professionista e una fase sperimentale di sei mesi. Gli psicologi opereranno all’interno dei distretti socio-sanitari, collaborando strettamente con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali. L’obiettivo del progetto è garantire un accesso rapido e qualificato all’assistenza psicologica primaria, supportando le persone in caso di ansia, stress, difficoltà emotive transitorie, disturbi dell’umore, problematiche legate alla cronicità e al ciclo di vita. Il servizio punta anche a promuovere il benessere psicologico, migliorare l’aderenza ai percorsi di cura e offrire sostegno alle famiglie e alle comunità. Il personale sarà selezionato attraverso lo scorrimento della graduatoria già approvata dalla Regione, e l’assegnazione nei distretti sarà organizzata dall’area del personale della Asl. Il servizio nasce in un momento di crescente bisogno psicologico: negli ultimi anni, infatti, l’Italia ha registrato un aumento significativo dei disturbi emotivi e dei sintomi ansioso-depressivi. Oltre 16 milioni di cittadini dichiarano oggi un disagio psicologico medio o grave, con incrementi particolarmente evidenti tra giovani, adulti e anziani. La crescita riguarda in particolare ansia e depressione, con milioni di persone che convivono quotidianamente con tensione, isolamento o difficoltà di adattamento a nuove situazioni. Anche i giovani risultano tra i più colpiti: centinaia di migliaia convivono con forme di ansia o depressione, segnando l’urgenza di servizi territoriali accessibili e vicini alle persone. Gli psicologi di base saranno quindi un presidio fondamentale: offriranno ascolto, supporto emotivo e strumenti concreti per affrontare le difficoltà quotidiane. In Puglia e Basilicata, dove molti piccoli centri e comunità interne restano lontani dai grandi servizi urbani, la loro presenza potrà ridurre il senso di isolamento e garantire un intervento tempestivo in caso di disagio psicologico. Il servizio si integra con la medicina di base: intervenendo precocemente, può prevenire il peggioramento dei sintomi e favorire il benessere generale della comunità. Per cittadini e famiglie, dagli studenti agli adulti fino agli anziani, rappresenta una possibilità concreta di sentirsi ascoltati, accompagnati e supportati.

Nel 2024 in Europa sono stati registrati 24.164 nuovi casi di infezione da Hiv, un tasso di 5,3 diagnosi ogni 100.000 abitanti. Ti ricordi l’Aids? Quella parola che negli anni ’80 e ’90 faceva paura solo a sentirla nominare, che riempiva i telegiornali e scuoteva le coscienze, oggi sembra quasi scomparsa dal discorso pubblico, ma non dalla realtà. Nel 2024 in Europa sono stati registrati 24.164 nuovi casi di infezione da Hiv, un tasso di 5,3 diagnosi ogni 100.000 abitanti: numeri che appaiono in calo rispetto al passato, ma che secondo il report dell’Oms e dell’Ecdc devono essere letti con prudenza, perché la diminuzione potrebbe riflettere ritardi nelle segnalazioni e non una reale frenata del contagio. E mentre l’Europa osserva questi dati con preoccupazione, uno sguardo al Sud Italia, soprattutto a Puglia e Basilicata, mostra un mosaico fatto di progressi, fragilità e nuove consapevolezze che avanzano lentamente ma con forza. In Puglia la situazione si muove su due velocità: nelle città più grandi, come Bari, Lecce e Taranto, il test è più accessibile, le campagne informative più diffuse, la PrEP comincia a entrare nei comportamenti preventivi di giovani e adulti, e la normalizzazione del tema avanza grazie al lavoro delle associazioni. Ma basta uscire dai centri principali per scivolare in una realtà diversa, dove lo stigma pesa di più, il test viene percepito ancora come qualcosa “per altri”, e molte persone scoprono la positività quando compaiono i sintomi avanzati. Non è raro che la diagnosi arrivi in pronto soccorso o durante un ricovero per patologie correlate, quando ormai l’infezione ha compromesso il sistema immunitario. Eppure proprio in queste aree si sta muovendo un vento nuovo: screening nelle scuole, test rapidi durante gli eventi pubblici, sportelli universitari, piccoli gruppi di attivisti che lavorano nell’ombra e cambiano il territorio una conversazione alla volta. In Basilicata, regione meno popolosa e più dispersa, la sfida principale è la distanza. Potenza e Matera sono i due poli specialistici, ma per chi vive nei comuni interni il test diventa un viaggio, quasi un ostacolo logistico oltre che culturale. Gli operatori sanitari raccontano che molte diagnosi emergono tra adulti o persone di mezza età che non hanno mai considerato l’idea di controllarsi e arrivano alla verità solo quando compaiono segnali clinici importanti. Tuttavia anche qui si sta aprendo un nuovo scenario: campagne nei consultori, iniziative dedicate ai giovani, distribuzione di autotest, formazione nelle scuole. In un territorio segnato dallo spopolamento, l’educazione alla salute diventa una strategia di resistenza comunitaria, un modo per colmare distanze fisiche e culturali. Nel resto d’Europa il quadro resta complesso: più della metà delle diagnosi avviene troppo tardi e nell’Ue/See il 48% dei nuovi casi presenta una conta dei linfociti CD4 sotto le 350 cellule/mm³, un terzo addirittura sotto le 200, cioè in fase già avanzata. La diagnosi tardiva colpisce soprattutto uomini eterosessuali, consumatori di droghe iniettive e persone anziane, con forti differenze territoriali. Il direttore regionale dell’Oms per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, parla di una “crisi silenziosa”: sempre più persone convivono con l’Hiv senza saperlo, alimentando inconsapevolmente la trasmissione. La paura del test, lo stigma, la sensazione di non essere a rischio continuano a essere barriere più forti del virus stesso. Eppure qualcosa sta cambiando: la terapia antiretrovirale è sempre più diffusa, il principio “U=U” è ormai solido, la PrEP si sta espandendo, i test diventano più frequenti nelle popolazioni chiave e i servizi di prevenzione hanno ripreso vigore dopo la pandemia. L’Oms e l’Ecdc chiedono però di fare di più: rendere il test un gesto ordinario, facilitare l’autotest, raggiungere chi vive ai margini o lontano dai centri sanitari. Perché il vero nemico, oggi, non è più la malattia, ma il silenzio. In un’Europa che sembra parlare meno di Hiv ma che continua a conviverci, il Sud Italia mostra una verità semplice: la prevenzione funziona quando la comunità si mette in movimento. E mentre Puglia e Basilicata provano a trasformare il test in un gesto normale, la sfida più grande resta sempre la stessa: ricordare che l’Hiv non è un fantasma del passato, ma una realtà che si può controllare, curare e prevenire, a patto che nessuno scelga di voltarsi dall’altra parte.

Per dormire meglio bastano poche pagine di un libro: lo dice la scienza. In un mondo che va a letto con lo smartphone in mano, una sorpresa arriva dalla scienza: per dormire meglio bastano poche pagine di un libro. Niente tecnologie, niente app, niente rimedi complicati. Solo qualche minuto di lettura, un gesto semplice e antichissimo che oggi torna a essere uno dei metodi più efficaci per migliorare il riposo notturno. La lettura prima di dormire non è solo un’abitudine rilassante: secondo numerose ricerche internazionali è uno dei metodi più semplici ed efficaci per migliorare il riposo notturno, ridurre l’ansia serale e stabilizzare il ritmo sonno-veglia. Un tema che torna centrale in un momento in cui il 16,2% della popolazione mondiale soffre di insonnia e in cui, nella maggior parte dei casi, l’ultimo gesto prima di andare a letto è scorrere i social. Gli specialisti del sonno avvertono che il problema non riguarda soltanto la luce blu degli schermi, ma il tipo di stimolazione mentale: scrollare implica continue micro-attivazioni cognitive che mantengono il cervello in uno stato di allerta. La lettura fa l’opposto: rallenta l’attività mentale e prepara fisiologicamente al sonno. Uno dei lavori più citati in questo campo è uno studio del 2021 che ha osservato due gruppi per una settimana: il primo leggeva alcune pagine ogni sera, il secondo no. Nel gruppo della lettura serale, il 42% dei partecipanti ha mostrato un miglioramento significativo nella qualità del sonno e nei tempi di addormentamento. Un risultato che ha confermato in modo netto l’efficacia del gesto. La stessa tendenza è stata riscontrata anche nei bambini. Un’indagine condotta su oltre mille piccoli tra i nove e i dieci anni ha rilevato che la lettura prima di dormire è associata a una riduzione delle parasonnie, a minore ansia notturna, a minore sonnolenza diurna e a un addormentamento più rapido. Secondo gli esperti, la routine serale della lettura funziona come un regolatore naturale del sistema nervoso: la prevedibilità del gesto, la tranquillità e il tempo condiviso creano un ambiente psicofisico favorevole al sonno. Il fenomeno sta attirando l’attenzione anche dei sistemi scolastici locali. In Basilicata, scuole primarie di Matera hanno introdotto progetti che incoraggiano le famiglie a dedicare cinque minuti alla lettura serale. L’esperienza ha mostrato miglioramenti sia nei tempi di addormentamento sia negli stati emotivi dei bambini. In Puglia, alcune scuole secondarie stanno promuovendo iniziative analoghe. In vari istituti leccesi sono stati raccolti dati secondo cui molti studenti che hanno sostituito venti minuti di social con dieci di lettura serale hanno iniziato a dormire meglio nel giro di poche settimane. Le criticità emergono soprattutto tra gli adolescenti. Una ricerca comparativa internazionale ha rilevato che i ragazzi di oggi dormono l’equivalente di una notte in meno a settimana rispetto ai coetanei degli anni Novanta. La causa principale è l’uso esteso dei dispositivi elettronici nelle ore serali, che ritarda l’addormentamento e compromette la qualità del riposo. Gli esperti sottolineano che la deprivazione del sonno è correlata ad ansia, irritabilità, calo dell’attenzione e maggiore vulnerabilità emotiva. In questo quadro, la lettura rappresenta una possibile misura preventiva a costo zero. Le analisi concordano sul fatto che leggere prima di dormire non sia una cura miracolosa, ma una componente fondamentale dell’igiene del sonno: abbassa l’attivazione mentale, aiuta a scandire il passaggio alla notte e crea un rituale stabile. Spegnere gli schermi almeno mezz’ora prima di andare a letto e sostituirli con alcune pagine di lettura è oggi considerato uno dei gesti più efficaci per favorire un riposo migliore. In un mondo dove la notte è diventata un’appendice stanca del giorno e dove il sonno sembra sempre più un lusso, la soluzione arriva da un gesto antichissimo, silenzioso e a costo zero. Una lampada accesa, un libro aperto e qualche pagina letta con calma: è questo il nuovo “antidoto digitale” proposto da medici e ricercatori. Forse non risolve tutto, certo. Ma tra una notifica e un algoritmo, la lettura resta una delle poche tecnologie che continua a funzionare senza aggiornamenti: porta pace, ordine e lentezza. E, pagina dopo pagina, può restituirci ciò che abbiamo perso più spesso: il semplice gesto di addormentarci bene. Quindi, buona notte.

Ecco la sesta edizione del premio. Parliamo di arte, letteratura e ricerca. A Bari la cerimonia di premiazione del premio nazionale “Incanto della bellezza”.

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