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Donatella Azzone

Un’opportunità per gli operatori del settore, e per la Fiera del Levante che ospita l’evento confermandosi punto di riferimento per manifestazioni del genere. Bari storicamente crocevia di popoli è oggi il cuore pulsante dell’economia del turismo pugliese. Per tre giorni in Fiera del Levante grazie a Btm, la 12esima edizione business tourism management, il salone del turismo sostenuto da Regione Puglia e Puglia Promozione si incontrano operatori, buyers, enti locali e professionisti del settore per declinare il turismo in tutte le maniere possibili. Un connubio forte con la nuova Fiera del Levante che per il quarto anno ospita l’evento confermandosi centro nevralgico di quello scambio tra domanda e offerta che fa crescere il mercato del turismo. intervista a Gaetano Frulli, Presidente Nuova Fiera del Levante di Bari

Da struttura ricettiva, nel cuore della città vecchia, a negozio di prodotti tipici. Questa la scelta contro corrente fatta da due imprenditori baresi. Pazzia, forza e coraggio di sicuro. Per andare controcorrente ci vogliono entrambi. Come ha fatto Rino Peschetola storico ristoratore di Bari vecchia che a novembre scorso, insieme al suo amico e socio Maurizio Colamonico ha trasformato questo fruttuoso B&B, uno dei primi nel centro storico, aperto 17 anni fa in corte Sant’Agostino in un negozio di prodotti di tipici. “Orecchiette & Things” orecchiette e ben altro: taralli, pasta, olio, vino, salse capocollo e formaggi, tutti rigorosamente a chilometro zero e prodotti da aziende del territorio. Qui dove si stendono ancora i panni per strada e si conoscono tutti- L’idea è di offrire ai turisti stranieri e non quei prodotti di nicchia che hanno scoperto a Bari, proprio a due passi dai ristoranti in cui li hanno assaggiati. Prodotti artigianali, ma confezionati secondo le regole che possono arrivare ovunque grazie anche ad uno shop on line. Intervista a Rino Pischetola, titolare negozio prodotti tipici a Bari vecchia

Il figlio, Michele, fu vittima di un agguato tra clan rivali 25 anni fa. Storie di donne coraggiose che combattono la mafia e l’illegalità raccontate agli studenti del Liceo Flacco di Bari. Ospite Lella Fazio, la madre di Michele vittima di un agguato tra clan rivali 25 anni fa. Interviste a Lella Fazio, madre di Michele Fazio; prof.ssa Maria Rosaria Clelia Gioncada, Dirigente Scolastica Liceo Classico “Flacco” di Bari

Un rito antico che rinnova ancora oggi i valori che da secoli animano coloro che fanno parte di questa istituzione. I cavalieri e le dame dell’ordine equestre del santo sepolcro di Gerusalemme dell’Italia meridionale adriatica hanno aperto la celebrazione in Cattedrale a Bari per il cambio al vertice della luogotenenza territoriale. Un rito antico che rinnova ancora oggi i valori che da secoli animano coloro che fanno parte di questa istituzione laicale posta sotto la protezione della santa sede che sostiene attività e istituzioni della chiesa cattolica in terra santa. Una missione di Carità fatta di azioni concrete oggi ancor più determinante in un territorio martoriato dalla guerra e afflitto da una grave crisi umanitaria. Interviste a monosignor Giuseppe Satriano, arcivescovo Bari e Bitonto; Ferdinando Parente, cavaliere di gran croce ordine equestre santo sepolcro di Gerusalemme; Bernardo Capozzolo, luogotenente Italia meridionale ordine equestre santo sepolcro di Gerusalemme  Riprese e montaggio di Orazio Corbacio 

Ecco il resoconto dell’iniziativa . Donare un pandoro o un panettone. Un gesto semplice che racchiude in sè tutto il sapore del Natale, ma anche il gusto della solidarietà. Questo lo spirito dell’iniziativa “Prendi1, doniamo1” lanciata da Coop Alleanza 3.0 che dal 18 al 24 dicembre ha trasformato l’acquisto di un semplice panettone in un gesto concreto di aiuto a chi ha più bisogno. Interviste a Michele Tataranni, presidente associazione In.con.tra; Antonella Fumai, fondazione Giovanni Paolo II; Eliana Straziota, consigliera amministrazione Coop Alleanza 3.0Riprese e montaggio di Orazio Corbacio

“ControlliAMOCi”, recita lo slogan dell’evento promosso dalla Asl di Brindisi, in collaborazione con il Comune. A Ceglie Messapica, in un gazebo allestito dalla Croce Rossa in largo Cappuccini, di fronte all’ex ospedale, decine di persone tra cui anche giovani, si sono sottoposte agli screening cardiologici nell’ambito della prima edizione di “Cardiologie Aperte” giornata coordinata dalla fondazione. Interviste a dott.ssa Loredana Carulli, direttore amministrativo dell’Asl di Brindisi; dott.ssa Annapaola Zito, cardiologa dell’Asl di Brindisi Montaggio di Luigi Aloisio

Lo studio SELECT conferma che la perdita di peso con semaglutide abbassa del 20% il rischio di eventi cardiovascolari gravi in pazienti con obesità, migliorando salute e qualità di vita.. L’obesità aumenta significativamente il rischio di problemi cardiovascolari. Le persone con obesità hanno tra il 67% e l’85% di probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari gravi (MACE), contro il 21-32% delle persone in sovrappeso. Preoccupa anche il rischio di riospedalizzazione: entro un mese dal primo ricovero per MACE, le persone con obesità vengono ricoverate di nuovo 1,4 volte più spesso rispetto ai pazienti in sovrappeso. Questi dati emergono dallo studio del Ceis (Centre for Economic and International Studies) dell’Università di Roma Tor Vergata, presentato oggi a Roma. L’analisi si basa sul trial SELECT, il primo studio CVOT a dimostrare il legame tra perdita di peso e riduzione del rischio cardiovascolare. Lo studio ha mostrato che il farmaco semaglutide è più efficace e sicuro rispetto alle terapie tradizionali nelle persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare, anche senza diabete. Il trattamento con semaglutide riduce il rischio di eventi cardiovascolari gravi del 20%. Secondo Pasquale Perrone Filardi, direttore di cardiologia all’AOU “Federico II” di Napoli, “semaglutide protegge cuore e reni e può migliorare significativamente la vita dei pazienti”. Paolo Sbraccia, direttore del Centro medico dell’obesità del Policlinico Tor Vergata, ricorda che l’obesità è una malattia cronica legata a numerose altre patologie, come tumori, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, principale causa di morte in Italia. Farmaci come semaglutide non solo aiutano a perdere peso, ma riducono ospedalizzazioni, migliorano gli esiti clinici e limitano eventi fatali in chi è ad alto rischio.

Riduce diarrea e infezioni da rotavirus nei modelli animali, aprendo la strada a nuovi vaccini contro i virus gastrointestinali.. Un nuovo vaccino a mRNA contro il rotavirus promette di rivoluzionare la protezione dei bambini dalle infezioni intestinali. Somministrato tramite iniezione, il vaccino attiva una risposta immunitaria intestinale potente, riducendo il rischio di diarrea da rotavirus e altri sintomi nei modelli animali. Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, è stato guidato da Jingjiao Li e dal team del Beijing National Laboratory for Molecular Sciences. Rotavirus: cause e limiti dei vaccini attuali Il rotavirus è tra le principali cause di diarrea nei neonati e bambini, con febbre e vomito. Nonostante esistano vaccini orali vivi attenuati, la loro diffusione nei Paesi a basso e medio reddito è limitata per problemi di produzione, efficacia variabile ed effetti collaterali. Il sistema immunitario intestinale risponde in modo particolare, rendendo la progettazione di vaccini gastrointestinali complessa. Vaccino a mRNA iniettabile con adiuvante Am80 Per superare questi ostacoli, i ricercatori hanno sviluppato un vaccino a mRNA iniettabile che combina nanoparticelle lipidiche con un nuovo adiuvante Am80. Questo composto agisce sul recettore dell’acido retinoico e guida le cellule immunitarie verso l’intestino, attivando una immunità mucosale mirata anche se somministrato per via intramuscolare o sottocutanea. Risultati nei modelli animali Negli esperimenti su topi e minipigs, la vaccinazione ha promosso l’espressione di recettori di homing intestinale sulle cellule immunitarie e ha generato risposte robuste nell’intestino e nei linfonodi associati. Nei topi neonati esposti al rotavirus, il vaccino ha ridotto gravità e frequenza della diarrea, indicando una chiara efficacia protettiva. Secondo gli autori, l’adiuvante Am80 è fondamentale: le nanoparticelle lipidiche senza Am80 non garantiscono la stessa protezione. Le immagini di microscopia confocale confermano la consegna efficace dell’mRNA alle cellule bersaglio. Implicazioni future Lo studio suggerisce che un vaccino efficace contro i virus intestinali deve non solo fornire l’antigene giusto, ma anche indirizzare la risposta immunitaria all’intestino. Pur essendo testato solo su modelli animali, l’approccio apre nuove prospettive per lo sviluppo di vaccini a mRNA contro le infezioni enteriche, superando le difficoltà che finora hanno limitato la protezione dei bambini nel mondo.

Ricercatori italiani individuano una combinazione di farmaci che rende le cellule leucemiche più sensibili al trattamento, aprendo nuove possibilità per pazienti con T-ALL resistente o in recidiva. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV-IRCCS) ha trovato una nuova strategia per trattare la leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL), una forma di leucemia difficile da curare quando il tumore torna o non risponde alle terapie standard. La chemioterapia adattata al rischio è un trattamento personalizzato, in cui l’intensità della cura viene scelta in base a fattori come lo stadio della malattia, i marcatori molecolari o la risposta iniziale alle terapie. Questo approccio ha già migliorato i risultati clinici, ma ancora circa il 20% dei bambini e il 50% degli adulti con T-ALL non risponde alla cura o ha ricadute. Per questi pazienti, trovare nuove terapie è una priorità. In uno studio recente pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy (Nature), i ricercatori hanno identificato farmaci che rendono le cellule leucemiche più sensibili al venetoclax, un farmaco usato in oncologia ma poco efficace da solo nella T-ALL. Bloccando mTORC1, una proteina troppo attiva nelle cellule leucemiche resistenti, si attiva la “risposta integrata allo stress”, che può portare alla morte delle cellule tumorali. In questo processo, un ruolo chiave è svolto dalla proteina BMF, necessaria per far morire le cellule leucemiche. La presenza di BMF potrebbe anche aiutare a capire quali pazienti trarrebbero più beneficio dalla combinazione di farmaci, perché non tutti i tumori esprimono questa proteina. La combinazione di farmaci è stata testata su topi con cellule leucemiche umane. Nei topi sensibili al trattamento, la leucemia si è ridotta molto, senza danneggiare le cellule sane del sangue. Questi risultati offrono una base scientifica solida per studi clinici futuri, con l’obiettivo di migliorare le cure per le recidive di T-ALL. Sottolineano anche l’importanza di trattamenti più precisi e mirati, studiati sulle caratteristiche biologiche di ciascun paziente.

Chi ha il peso in eccesso rischia il 70% in più di ricovero o morte. Un nuovo studio internazionale su oltre 540.000 pazienti, pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, ha messo in luce un legame allarmante tra obesità e malattie infettive. Secondo i dati, vivere con un eccesso di peso aumenta di oltre il 70% il rischio di ricovero o morte per patologie come influenza, Covid-19, polmonite, gastroenterite, e infezioni delle vie respiratorie e urinarie. I ricercatori stimano che circa una morte su dieci legata alle infezioni nel mondo possa essere attribuita direttamente all’obesità. Lo studio: dati, durata e metodologia La ricerca è stata condotta da scienziati britannici e finlandesi, utilizzando dati di 67.766 adulti provenienti da due studi finlandesi e 479.498 partecipanti dalla biobanca britannica. Sono state analizzate 925 malattie infettive di origine batterica, virale, parassitaria e fungina, monitorando i pazienti per una media di 13-14 anni. L’indice di massa corporea (BMI) dei partecipanti è stato valutato all’inizio dello studio. Chi presentava un BMI tra 18,5 e 24,9, considerato peso sano, aveva un rischio annuo di infezione grave dell’1,1%, mentre chi era obeso (BMI ≥ 30) aveva un rischio dell’1,8%, con un aumento progressivo proporzionale all’incremento di peso. I pazienti con obesità grave (BMI ≥ 40) avevano tre volte più probabilità di ricovero o morte rispetto a chi aveva un peso sano. Malattie più colpite Tra le infezioni più comuni, le persone con obesità hanno mostrato un rischio significativamente maggiore di sviluppare forme gravi di: Influenza Covid-19 Polmonite Gastroenterite Infezioni delle vie respiratorie e urinarie Sorprendentemente, lo studio non ha trovato un aumento del rischio per infezioni come HIV o tubercolosi, suggerendo che l’obesità impatti in modo selettivo sul sistema immunitario. Il ruolo dell’obesità sul sistema immunitario Secondo Mika Kivimaki dell’University College London, l’obesità potrebbe indebolire la capacità del sistema immunitario di difendersi da batteri, virus, parassiti o funghi, causando infezioni più gravi. Solja Nyberg dell’Università di Helsinki aggiunge: “Con l’aumento globale dell’obesità, crescerà anche il numero di ricoveri e decessi legati alle malattie infettive.” Cosa fare per ridurre i rischi Gli esperti sottolineano l’urgenza di politiche sanitarie efficaci: Promuovere stili di vita sani e perdita di peso Garantire accesso a cibi sani e convenienti Offrire opportunità di attività fisica Mantenere aggiornati i vaccini raccomandati La ricerca evidenzia che intervenire sull’obesità non significa solo prevenire malattie croniche come diabete o cardiopatie, ma anche ridurre il rischio di infezioni gravi e complicazioni durante epidemie o pandemie.

Addio a 96 anni al divulgatore e scienziato italiano, protagonista della fisica delle particelle e della cultura scientifica internazionale. È morto all’età di 96 anni il fisico, organizzatore scientifico e divulgatore Antonino Zichichi, una delle voci più conosciute e controverse della scienza italiana del Novecento e del primo venticinquennio del nuovo millennio. La sua scomparsa segna la perdita di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nel mondo della fisica delle particelle, nella cultura scientifica e nel dialogo tra scienza, società e fede. Nato a Trapani nel 1929, Zichichi è stato protagonista di una lunga carriera internazionale, attraversata da incarichi accademici e istituzionali di rilievo. Dopo gli anni formativi a Palermo, ha lavorato in centri di eccellenza come il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra, dove negli anni Sessanta ha diretto il gruppo che ha osservato per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria costituita da un antiprotone e un antineutrone. Alla sua carriera scientifica si affianca quella di promotore di grandi infrastrutture di ricerca: è stato tra i principali ideatori e sostenitori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi uno dei centri di ricerca sotterranei più importanti al mondo, e fondatore del Centro interdisciplinare per la cultura scientifica “Ettore Majorana” a Erice, luogo di incontro e confronto per scienziati di molte nazionalità. Nel corso della sua vita Zichichi ha ricoperto incarichi di responsabilità nazionali e internazionali: è stato presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) tra il 1977 e il 1982 e della Società europea di fisica, oltre a guidare il World Lab e altre associazioni scientifiche impegnate a favorire la ricerca nei Paesi in via di sviluppo. Figura di forte personalità, Zichichi è stato anche un appassionato divulgatore e un uomo di fede. Nel dibattito pubblico italiano è ricordato per la sua dura critica alle superstizioni e all’astrologia, definite una “Hiroshima culturale”, ma anche per le sue posizioni critiche sulla teoria darwiniana dell’evoluzione e sulle analisi scientifiche relative al cambiamento climatico, questioni che lo hanno reso – nel corso degli anni – una figura discussa e, talvolta, divisiva. Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo scientifico e istituzionale: Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN, lo ha ricordato come “un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta, capace di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese”, sottolineando l’importanza storica dei Laboratori del Gran Sasso e del suo impegno nel costruire ponti tra scienza, cultura e società.

Il programma degli eventi si concentra su sostenibilità, antiche tecniche rigenerative dai muri a secco alla gestione dell’acqua, arti performative e narrazioni transfrontaliere. Matera è stata ufficialmente designata capitale mediterranea della cultura e del dialogo 2026, insieme a Tétouan in Marocco. Dopo il successo del 2019, la città dei sassi consolida il suo ruolo internazionale, promuovendo pace, cooperazione interculturale e inclusione sociale attraverso un programma ricco di eventi e scambi tra le due sponde del mediterraneo. L’iniziativa, promossa dall’Unione per il mediterraneo e dalla Fondazione Anna Lindh, punta a valorizzare il dialogo e il patrimonio condiviso. Si parte il 20 marzo 2026, in coincidenza con la giornata mondiale della felicità. Il programma degli eventi si concentra su sostenibilità, antiche tecniche rigenerative dai muri a secco alla gestione dell’acqua, arti performative e narrazioni transfrontaliere, con il progetto “Terre immerse” che connette cultura costiera e interna.

Il dispositivo impara dalle risposte del paziente e regola automaticamente la stimolazione. Un nuovo sistema di stimolazione midollare basato sull’intelligenza artificiale, capace di adattarsi al dolore del paziente e di personalizzare in modo automatico la terapia. È stato impiantato all’ospedale Di Venere di Bari. La tecnologia utilizza una stimolazione ad alta frequenza ed è dotata di un sistema intelligente capace di analizzare numerosi parametri clinici e comportamentali. In questo modo la terapia viene regolata automaticamente, adattandosi in tempo reale all’andamento del dolore e alle attività quotidiane del paziente. A eseguire l’intervento è stato Bruno Romanelli, responsabile dell’unità operativa di  Neurochirurgia. L’integrazione tra neuromodulazione e intelligenza artificiale segna un’evoluzione importante nella curadel dolore cronico. Si tratta di una tecnologia capace di adattarsi dinamicamente alle necessità del paziente, migliorando in modo concreto la qualità della vita di persone affette da patologie spesso molto invalidanti. Questa terapia è indicata in diverse forme di dolore persistente, in particolare quando lecure tradizionali non hanno dato i risultati sperati. La novità del sistema utilizzato al Di Venere è la capacità di funzionare in modo intelligente: grazie all’intelligenza artificiale, il dispositivo impara infatti dalle risposte del paziente e regola automaticamente la stimolazione, riducendo la necessità di continui aggiustamenti manuali e garantendo un controllo del dolore più stabile e duraturo. Roberto Anaclerio, responsabile della terapia del dolore, evidenzia come questo approccio mininvasivo rappresenti un’opportunità concreta per i pazienti che soffrono di dolore cronico complesso e resistente alle terapie tradizionali, offrendo la possibilità di ottenere un sollievo rapido e significativo.

In poco più di dieci giorni raccolte 18mila firme per la proposta di legge che punta a ridurre il tabagismo e finanziare il Servizio Sanitario Nazionale. È in questo contesto che nasce la campagna “5 euro contro il fumo”, una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di 5 euro il costo di sigarette e prodotti da inalazione di nicotina. L’obiettivo è duplice: ridurre il tabagismo e reperire nuove risorse per il Servizio Sanitario Nazionale. In poco più di dieci giorni sono state raccolte 18mila firme, pari al 35% delle 50mila necessarie per portare la proposta in Parlamento. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare online tramite la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID, CIE o CNS. Una campagna senza precedenti in Italia Si tratta della prima iniziativa di questo tipo mai realizzata nel Paese, promossa da AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. Hanno già aderito circa 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni di pazienti, che nella Giornata mondiale contro il cancro rilanciano l’appello a firmare per raggiungere rapidamente la soglia delle 50mila firme. Prevenzione oncologica e stili di vita: i numeri Il fumo resta il principale fattore di rischio oncologico, ma non è l’unico. Secondo le stime, oltre il 40% dei decessi per cancro è legato a fattori di rischio modificabili, come: fumo consumo di alcol dieta scorretta sovrappeso e obesità sedentarietà Nonostante ciò, l’Italia investe nella prevenzione sanitaria solo il 4,6% della spesa sanitaria complessiva, una quota inferiore a quella di Regno Unito (5,6%), Olanda (5,2%) e Germania (4,8%). L’appello dell’AIOM: “Serve uno sforzo in più” «La campagna “5 euro contro il fumo” è pienamente in linea con gli obiettivi della Giornata mondiale contro il cancro, a partire dall’informazione sui fattori di rischio», spiega Massimo Di Maio, presidente AIOM. «In pochi giorni migliaia di cittadini hanno già firmato, ma serve uno sforzo ulteriore per arrivare alle 50mila firme». I dati sugli stili di vita degli italiani confermano l’urgenza: il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso, il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.

Secondo le nuove agende allargate saranno recuperati e anticipati anche gli interventi chirurgici. Entra a regime il piano per abbattere le liste d’attesa della regione Puglia. Negli ospedali e nei presidi territoriali di Bari nel pomeriggio di ieri, 2 febbraio, diversi i pazienti chiamati per anticipare esami e visite. Interviste a dott. Vito Ricapito, direttore Uoc urologia ospedale di Venere di Bari; prof. Amato Antonio Stabile Ianora, direttore Uoc Radiodiagnostica universitaria Policlinico di Bari Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

Il comitato di Santa Rita ha organizzato un evento nel giardino che porta il nome della Santa. Nella tradizione cristiana è il giorno della presentazione di Gesù nel tempio. Il due febbraio la Candelora, che segna il tempo annunciando la fine dell’inverno, al quartiere San Paolo di Bari è festa. A quaranta giorni dal 25 dicembre, qui l’atmosfera natalizia si respira ancora per qualche ora, perché la candelora scandisce anche la fine delle feste. Appuntamento nel giardino di Santa Rita, tra via Candura e via Pacifico Mazzoni, dove il comitato che porta il nome della santa ha organizzato un evento per celebrare la candelora e mettere in mostra i presepi dell’associazione Spacca Bari: 5 piccoli capolavori realizzati artigianalmente con materiali poveri e anche riciclati.  Interviste a Elisabetta D’Angelo, associazione Spaccabari; Michele Genchi, comitato santa Rita; Luisa Verdoscia, Presidente III Municipio di Bari

Alto il rischio di cronicizzazione e iperuso di farmaci analgesici . L’emicrania, spesso sottovalutata e sottodiagnosticata, colpisce oggi in Italia oltre 6 milioni di persone, di cui circa il 70% costituito da donne. La difficoltà nel percorso della presa in carico è dovuta a diversi fattori, in primis i tempi d’attesa variabili tra i due e i sei mesi per una prima visita o per accertamenti. Il rischio che ne consegue è di cronicizzazione (circa 2,3 milioni di persone soffrono di cefalee croniche) e di iperuso di farmaci analgesici (l’1,4% della popolazione generale). A ciò si aggiungono stigma, disomogeneità territoriali, percorsi assistenziali frammentati e un forte sovraccarico dei centri specializzati (centri cefalee). Tra le possibili direttrici di evoluzione individuate dagli esperti, raccolte nel documento “Emicrania: evoluzione dei modelli di presa in carico e cura”, cruciale è il potenziamento del ruolo della medicina generale e della neurologia territoriale nell’intercettare precocemente i pazienti, per garantire continuità assistenziale, favorire un accesso più equo e tempestivo ai farmaci innovativi e alleggerire la pressione sui centri cefalee, che devono poter concentrare le proprie competenze sui casi ad alta complessità. Necessario, inoltre, sviluppare percorsi di presa in carico multidisciplinari e personalizzati, capaci di integrare prevenzione e trattamento secondo un approccio bio-psico-sociale e di tenere conto delle specificità di sesso e genere e delle diverse fasi della vita, in particolare per la donna. Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica di Fondazione Onda ETS, commenta: “I dati epidemiologici e l’impatto sociale dell’emicrania ci dicono con chiarezza che non siamo di fronte a un disturbo minore, ma a una vera e propria patologia cronica ad alta complessità. Oggi disponiamo di terapie che hanno cambiato radicalmente la cura della malattia, ma senza un’evoluzione dei modelli organizzativi rischiamo di non sfruttarne pienamente il potenziale”.

Si tratta di una metodica diagnostica di ultima generazione che consente un’individuazione più tempestiva e accurata delle patologie mammarie. Prima volta in Basilicata. L’ospedale San Carlo di Potenza rafforza le attività di prevenzione e diagnosi precoce del tumore alla mammella attraverso l’introduzione di un nuovo servizio di Senologia. Nell’ambito del dipartimento di Diagnostica per immagini diretto dal dottor Enrico Scarano, è attiva, per la prima volta in Basilicata – lamammografia con mezzo di contrasto, una metodica diagnostica di ultima generazione che consente un’individuazione più tempestiva e accurata delle patologie mammarie, segnando un significativo passo avanti sul piano dell’innovazione tecnologica e della qualità dell’assistenza offerta alle pazienti. La mammografia con mezzo di contrasto prevede la somministrazione endovenosa di un mezzo di contrasto iodato e l’acquisizione di immagini mammografiche con tecnologia a doppia energia. L’esameha una durata complessiva di circa 10-15 minuti e presenta indicazioni cliniche che includono, tra le altre,l’approfondimento di reperti dubbi o sospetti emersi da mammografia e ecografia, la valutazione delle mammelle dense, la stadiazione del carcinoma mammario, il monitoraggio della risposta a terapie oncologiche e il follow-up”. “Portare per la prima volta in Basilicata la mammografia con mezzo di contrasto – spiega il direttore generale del San Carlo, Giuseppe Spera – significa offrire alle pazienti percorsi diagnostici più completi, tempestivi e sicuri, riducendo al contempo la necessità di ricorrere a strutture extraregionali. L’attivazione di questo nuovo servizio – ha aggiunto Spera – conferma l’impegno dell’Azienda nel promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce attraverso l’innovazione tecnologica e l’appropriatezza delle cure, garantendo standard assistenziali sempre più elevati e una risposta concreta ai bisogni di salute espressi”. L’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha sottolineato che “l’attivazione della mammografia con mezzo di contrasto all’Aor San Carlo rappresenta un investimento strategico per la sanità lucana, perché contribuisce a rafforzare concretamente anche la prevenzione, che resta la prima e più efficace forma di cura. Dotare i nostri ospedali di tecnologie avanzate significa valorizzare le competenze professionali già presenti sul territorio e ridurre la mobilità passiva, offrendo alle cittadine lucane risposte qualificate. Stiamo lavorando per un sistema sanitario sempre più moderno, accessibile e vicino ai bisogni delle persone. Un ringraziamento sentito va a tutta l’equipe sanitaria che, con professionalità e impegno quotidiano, contribuisce a elevare la qualità delle cure e a raggiungere risultati di rilievo sul piano clinico e assistenziale”, ha concluso Latronico. 

Un dossier di Francia e Regno Unito: meno pane e cibi industriali salati, meno infarti e ictus. Ridurre il consumo di sodio nella dieta quotidiana potrebbe garantire importanti benefici per la salute cardiovascolare in tutte le popolazioni. È quanto emerge da due studi pubblicati sulla rivista Hypertension, condotti rispettivamente dall’Agenzia Nazionale Francese di Sanità Pubblica di Saint-Maurice e dall’Università di Oxford. Il primo studio, guidato da Clémence Grave, ha analizzato dati nazionali francesi attraverso un modello matematico per stimare quanti casi di malattie cardio-cerebrovascolari, patologie renali e demenza potrebbero essere evitati rispettando pienamente gli obiettivi di riduzione del sale. I risultati indicano che una diminuzione del contenuto di sale nelle baguette e in altri tipi di pane potrebbe ridurre l’assunzione quotidiana di sale di 0,35 grammi a persona, con un calo stimato di oltre 1.000 decessi all’anno a livello nazionale. Il pane, in particolare la baguette, rappresenta un alimento centrale nella cultura e nell’alimentazione francese, ma è anche una delle principali fonti di sodio. Nel 2019 la Francia ha fissato l’obiettivo di ridurre il consumo di sale del 30%. Secondo lo studio, mantenendo invariato il consumo di pane ma riducendone il contenuto di sale, si otterrebbe un abbassamento diffuso della pressione arteriosa nella popolazione. In termini concreti, i decessi diminuirebbero dello 0,18% annuo, mentre i ricoveri per cardiopatia ischemica calerebbero dell’1,04%. I benefici sarebbero evidenti in tutte le fasce d’età maschili e, tra le donne, soprattutto nella fascia 55-64 anni. «Riformulare i prodotti alimentari può avere un impatto significativo sulla salute pubblica, anche attraverso modifiche minime e quasi impercettibili», spiega Grave, sottolineando come questo approccio sia efficace perché non richiede cambiamenti nei comportamenti individuali, ma migliora direttamente l’ambiente alimentare. Il secondo studio, condotto dal team di Oxford guidato da Lauren Bandy, ha stimato l’assunzione di sale derivante da alimenti confezionati, precotti e da asporto, analizzando 84 categorie di prodotti di largo consumo – tra cui pane, formaggi, carni e snack – e 24 tipologie di cibi pronti come pizza e hamburger. La modellazione ha valutato l’impatto della riduzione del sodio su malattie cardiache, ictus, qualità della vita e costi sanitari. I risultati indicano che il pieno raggiungimento degli obiettivi di riduzione del sale potrebbe abbassare l’assunzione media giornaliera da 6,1 a 4,9 grammi, pari a una riduzione del 17,5%. In un arco di 20 anni, solo nel Regno Unito, si potrebbero prevenire circa 103.000 casi di cardiopatia ischemica e 25.000 ictus ischemici. «L’industria alimentare ha ancora ampi margini di miglioramento nella riduzione del sale», osserva Bandy. Entrambe le ricerche rafforzano la necessità di azioni coordinate tra decisori politici, industria alimentare e altri attori chiave per rafforzare e far rispettare i programmi di riduzione del sodio a livello globale. Il sodio, ricordano gli esperti, è un minerale essenziale ma, se assunto in eccesso, è associato a gravi problemi di salute pubblica e a un aumento dei costi sanitari. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti di consumare meno di 2 grammi di sodio al giorno, un valore che resta ampiamente superato nella maggior parte dei Paesi. «Sebbene la riduzione del sodio produca miglioramenti modesti a livello individuale – conclude Daniel Jones, presidente delle linee guida 2025 dell’American Heart Association – questi piccoli cambiamenti si traducono in benefici significativi su scala di popolazione, riducendo in modo sostanziale il rischio di malattie cardiache e ictus».

Tra le malattie più temute ci sono l’Alzheimer e le demenze. I temi riguardanti la salute mentale, negli ultimi anni, stanno avendo un peso specifico maggiore rispetto al passato. Certamente, c’è una maggiore consapevolezza tra gli italiani e una crescente necessità di informarsi. Resta da capire, però, quali sono le fonti di informazione sulla salute mentale. Infatti, secondo una ricerca le fonti di informazione tra gli italiani non vedono una prevalenza netta di quelle di tipo professionale (dal medico curante allo psichiatra) rispetto a quelle non professionali e ai media. Infatti, il 30% degli italiani cita solo fonti non professionali, il 24,1% solo fonti professionali, mentre il 45,9% afferma di utilizzarle entrambe. I risultati sono stati presentati dall’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani” realizzata dal Censis su un campione rappresentativo di 1.000 adulti. A proposito di informazione, c’è la tendenza a distinguere tra quella sulla salute mentale e quella relativa al cervello: il 62,8% pensa che salute mentale e salute del cervello non coincidano e tende quindi a distinguere tra le malattie neurologiche e del neurosviluppo (salute del cervello) e le malattie psichiatriche (salute mentale).  Per il Censis si tratta di una concezione in cui è poco presente la consapevolezza di una interdipendenza tra salute mentale e salute del cervello e delle sovrapposizioni tra i disturbi cerebrali e il fatto che entrambe dipendano dalla salute del cervello. Ma quali sono le tipologie di malattie più temute? Ecco qui un elenco: Alzheimer e le demenze (49,5%) tumori del cervello (32,7%) depressione (24,1%). Come anticipato, negli ultimi sta aumentando la centralità della dimensione del benessere psicologico nella concezione della salute. Per il 31,3% degli italiani la salute coincide con l’equilibrio psicofisico e il benessere mentale, quota che sale al 44,0% tra i giovani. Quasi uno su due (46,7%) ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, mentre il 45,8% ritiene che si tratta di due aspetti ugualmente rilevanti. Solo il 7,5% lo considera secondario. 

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