cm-rooms-and-apartments-sogg-colonna-suites-giugno
banca-popolare-di-puglia-e-basilicata-giugno

Tgnorba

Telenorba

deliziosa

Tribunale di Bari

Sentenza del Tribunale di Bari per bancarotta fraudolenta: condannati l’ex direttore Abbinante e l’ex amministratore Eremita. Il Tribunale di Bari ha assolto l’ex sindaco di Casamassima Domenico Birardi da tutte le accuse che gli venivano contestate nel processo nato dal fallimento della “Prestigia Srl“, società per la quale aveva operato come consulente del lavoro. L’azienda si occupava di esternalizzazione dei processi aziendali per diverse realtà produttive su scala nazionale. In merito alla medesima vicenda, i giudici hanno invece condannato a tre anni e sei mesi Vincenzo Abbinante, ex direttore, e a due anni Francesco Eremita, ex amministratore e liquidatore della società. L’accusa contestata era quella di bancarotta fraudolenta. “È stato finalmente riconosciuto che mi sono limitato a svolgere la mia attività professionale in favore di uno dei miei numerosi clienti – dichiara Birardi in una nota diffusa dai suoi legali, gli avvocati Michele Laforgia e Federico Straziota – che l’ho fatto con rigore e che sono completamente estraneo al fallimento della società che io stesso ho richiesto”.

Trattamento inadeguato per cisti ovariche: il Tribunale di Bari accerta l’errore medico per l’uso di una tecnica desueta che ha causato la rimozione di tube e ovaio. Arriva dopo 17 anni la condanna in primo grado nei confronti della Asl di Bari, chiamata a risarcire con 60mila euro una paziente per un trattamento inadeguato di alcune cisti ovariche. I fatti risalgono al lontano 2008, ma la causa civile è stata avviata 9 anni più tardi, in seguito alla citazione presentata dall’avvocato Nicolò Nono D’Achille. Prima di finire in Tribunale, era stato esperito un tentativo di mediazione e un accertamento tecnico preventivo. Su consiglio della ginecologa, la donna nel mese di giugno si sottopone presso un ospedale barese a un intervento chirurgico con la tecnica dell’ago aspirato. Viene poi dimessa in giornata, senza la prescrizione di antibiotici o antinfiammatori. Ed ecco che a distanza di giorni si manifestano febbre e dolori. I postumi proseguono per alcuni mesi, con la formazione di un ematoma retroperitoneale, fino all’intervento risolutivo che ha però comportato la rimozione delle tube e di un ovaio. L’attrice — scrive il giudice — era portatrice di cisti endometriosiche alle ovaie trattate in modo errato dai sanitari mediante una metodica desueta e non suggerita dalle buone pratiche cliniche, atteso che entrambe le cisti avrebbero dovuto essere trattate chirurgicamente in via laparoscopica sin dall’inizio.

È stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari . “Mi sono rivolta a lui per ritrovare la macchina rubata perché pensavo potesse conoscere gente capace di fare una cosa del genere”. É stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari da una funzionaria della Prefettura, sentita come persona offesa nell’ambito del processo Codice Interno. Le indagini della Dda hanno documentato come la donna, che per questa vicenda ha subito un procedimento disciplinare, nel 2018 abbia pagato 700 euro per riavere l’auto che le era stata rubata, rivolgendosi a Gaetano Scolletta, imputato perché ritenuto vicino al clan Parisi. Quando il pm Fabio Buquicchio le chiede con insistenza perché si sia rivolta a Scolletta, lei spiega che il giovane era un vecchio compagno di scuola di un suo parente e alla fine precisa: “Japigia è un rione in cui ci sono certe fazioni, ragazzi che si arrangiano”. Incalzata sull’argomento, prosegue ancora dicendo che Scolletta – che secondo il suo racconto si sarebbe comportato come una sorta di intermediario – le disse che le persone a cui lui si era rivolto volevano soldi, 800 euro. “Adesso non ce li ho 800 euro da darti così “, si legge nell’ intercettazione. “Io non volevo dare i soldi ma mi ha detto che dovevo prenderla per forza perché questo veicolo era stato liberato per me, mi sono sentita minacciata”. “Mi sono recata con lui in zona Mungivacca – ha aggiunto – ho consegnato i soldi (fra i 500 ed i 700 euro) ad uno sconosciuto, la macchina era nelle vicinanze ma ormai inutilizzabile. A quel punto ho chiamato la polizia, perché avevo fatto la denuncia, dicendo di essere stata io stessa a ritrovare la macchina, anche se non era vero”.

Disposta la confisca di 13 borse di lusso. ”Era uso e costume all’interno della Asl Bari avanzare pretese”. Lo scrive il Tribunale di Bari nelle motivazioni della sentenza di condanna a 4 anni e 6 mesi emessa nel dicembre scorso nei confronti di Concetta Sciannimanico, l’ex funzionaria accusata di associazione a delinquere e di un episodio corruzione per aver percepito una tangente nella gestione di due appalti. “L’imputata non ha infatti manifestato alcuna sincera resipiscenza – si legge – trincerandosi dietro l’allegato ambiente maschilista interno all’ASL di Bari e alla conseguente condizione di inferiorità in cui versava”. Il giudice parla anche di un “atteggiamento parassitario” per aver chiesto a due imprenditori lavori di ristrutturazioni gratuiti per le sue abitazioni. “Una condotta, quindi, per nulla improntata alla legalità e orientata a fini di lucro extra istituzionali”. È stata inoltre disposta la confisca di 13 borse di lusso.

In magistratura dal 1994 è statoi anche giudice minorile, GIP/GUP e componente del Consiglio Giudiziario. Il dottor Giuseppe Battista, barese di 62 anni, è stato nominato all’unanimità presidente di sezione penale del Tribunale di Bari. La delibera è stata adottata dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). In magistratura dal 1994, Giuseppe Battista ha ricoperto diversi incarichi: è stato giudice minorile, giudice presso le sezioni distaccate di Rutigliano e Acquaviva delle Fonti, coordinatore di sezione, magistrato del Riesame e delle misure di prevenzione per 10 anni. Attualmente svolge le funzioni di GIP/GUP presso il Tribunale di Bari. Da aprile 2025 è anche componente del Consiglio Giudiziario.

Tante le reazioni alla sentenza di condanna inflitta dal Tribunale di Bari per 12 persone. Dalla politica nazionale a quella locale, prevedibili le reazioni del centrosinistra dopo la sentenza di condanna inflitta, dal Tribunale di Bari, ai dodici militanti di CasaPound. Alla Camera dei Deputati i parlamentari di Avs, Pd e 5 Stelle esortano il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a riferire immediatamente in aula. E al Governo, chiedono lo scioglimento del movimento politico di estrema destra, oltre allo sgombero dell’immobile che gli attivisti occupano, da anni, a Roma. A salutare con favore la notizia dello storico verdetto anche il governatore pugliese, Antonio Decaro. La Regione – parte civile nel processo -, devolverà il risarcimento all’Osservatorio sui neofascismi. Un doppio smacco per CasaPound, “perchè – afferma Decaro – il fascismo si combatte con la conoscenza su ciò che sia realmente stato per Italia”. Dal Comune di Bari, la soddisfazione del sindaco Vito Leccese, per una sentenza definita “di grande valore, che restituisce dignità a una città”, anche in questo caso costituitasi parte civile. Nel gran parlare delle reazioni post-verdetto, fa ancora più rumore il silenzio dei referenti nazionali del movimento: attendono le motivazioni e le bocche restano cucite. Un silenzio rotto dai difensori degli imputati, solo per ribadire che la condanna riguarda il reato di manifestazioni del disciolto Partito fascista, ma non quello della ricostituzione. E poi l’annuncio, scontato, del ricorso in Appello.

L’imputato si dichiara innocente e annuncia denuncia per calunnia “Io, vittima di una gogna mediatica”: così Sandro Cataldo, marito dell’ex assessora regionale Anita Maurodinoia, si difende dalle accuse di corruzione elettorale nell’ambito del processo in corso a Bari. L’udienza preliminare coinvolge altri 16 imputati. Il GUP ha ammesso come parti civili la ASL di Bari e il Comune di Triggiano, escludendo invece il circolo del Partito Democratico. Cataldo, fondatore del movimento Sud al Centro, si dice “completamente innocente” e denuncia tre mesi di arresti cautelari “ingiusti”. Attacca inoltre il maresciallo Gerardo Leone, figura chiave dell’inchiesta, annunciando una denuncia per calunnia. Prossima udienza il 5 dicembre

Il Tribunale di Bari ha condannato in solido il Comune e 16 tra ex amministratori, revisori e sindaci dell’azienda a risarcire ben 27 milioni alla curatela fallimentare Maxi stangata per il comune di Foggia. Nell’ambito del processo per il fallimento dell’ex municipalizzata amica, che si occupava di igiene urbana, la sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Bari ha infatti condannato in solido il Comune e 16 tra ex amministratori, revisori e sindaci dell’azienda a risarcire ben 27 milioni alla curatela fallimentare. Una sentenza choc, che rischia di mettere ko il capoluogo Dauno. La cifra potrebbe salire a causa di interessi e rivalutazione. Nella sentenza viene evidenziata la grave omissione di controllo da parte del Comune, socio unico di Amica. Da Palazzo di Città nessun commento ufficiale, ma è quasi certo che sarà presentato ricorso.

I contegni censurabili sotto il profilo morale ed etico da parte dell’indagato – conclude alla fine il giudice – restano relegati alla sfera dei rapporti interpersonali Abitudini sessuali stravaganti, questo sì, ma nessun tipo di violenza o costrizione. A questa conclusione è arrivata la gip di Bari Rossana De Cristofaro, che ha archiviato l’inchiesta avviata nei confronti di un militare dell’esercito accusato di stalking e violenza sessuale nei confronti della sua amante.  Servizio di Linda Cappello

Fabrizio Volpe, docente di diritto civile, condannato per aver chiesto prestazioni sessuali in cambio del superamento dell’esame Servizio di Linda Cappello

Lo aveva già sancito il Tribunale di Bari a settembre del 2021, lo ha ribadito la Corte d’Appello di Bari nei giorni scorsi, rigettando tutti i motivi di censura contenuti nell’appello Servizio: Antonio Procacci

gilca-srl-giugno
gilca-srl-giugno