
L’Istat: le multinazionali trainano l’economia pugliese, incontro alla Camera di Commercio
Sono più grandi, pagano meglio e sono sempre di più le sedi locali delle multinazionali, che scelgono la Puglia, dove impiegano quasi 90mila dipendenti, con
Sono più grandi, pagano meglio e sono sempre di più le sedi locali delle multinazionali, che scelgono la Puglia, dove impiegano quasi 90mila dipendenti, con una ricaduta positiva sul valore aggiunto e un effetto traino sull’indotto delle imprese locali. Se ne è hanno discusso alla Camera di Commercio con i rappresentanti di Unioncamere, Bankitalia, e Confindustria, in occasione del Seminario organizzato a Bari, dall’Istat. Sono 4127, il 18% delle imprese del Mezzogiorno, e occupano 89386 addetti, le sedi locali delle multinazionali in Puglia. 1500 sono a controllo estero e 2600 a controllo italiano. Intervista a Emanuela Trinca Direzione centrale per le statistiche economiche Istat, Antonella Bianchino Dirigente Ufficio territoriale Area Sud Istat e Luciana Di Bisceglie Presidente della Camera di Commercio di Bari
I dati Istat di aprile confermano il record negativo: rincari per 204 euro a famiglia e salari giù del 7,8%. La situazione economica del Paese peggiora drasticamente: ad aprile 2026 la fiducia dei consumatori scende a 90,8, il minimo da tre anni, mentre quella delle imprese cala a 95,2. Il segnale dell’Istat è chiaro: tra il 2021 e il 2025 le retribuzioni contrattuali sono crollate del 7,8% a fronte di un aumento del 24% del carrello della spesa, erodendo il potere d’acquisto. Il nostro Osservatorio Nazionale rileva un impatto medio di +204,31 euro a famiglia negli ultimi due mesi a causa del conflitto in Medio Oriente, con rincari pesanti su carburanti (+60 €), agroalimentari (+52,21 €) e trasporti (+31,28 €). In Basilicata la crisi è amplificata da un reddito pro capite inferiore del 15-18% rispetto alla media nazionale; qui le famiglie spendono fino al 5% in più per beni essenziali e riscaldamento, subendo un’inflazione alimentare reale che pesa per 195 € annui solo sui prodotti di prima necessità. Sul fronte energia e trasporti, la riduzione del taglio delle accise (da 25 a 5 centesimi) si traduce in un aumento netto di 18-19 centesimi al litro, mentre l’Euribor al 3,2% mantiene altissime le rate dei mutui variabili, rendendo la surroga (tassi 2,8-3,0%) l’unica via d’uscita. Anche il bonus elettrodomestici risulta paradossale: con un tetto ISEE a 25.000 €, chi è davvero in difficoltà non può anticipare i costi di acquisto. Chiediamo al Governo misure urgenti: rimodulazione dell’IVA sui beni primari (risparmio di 516 € annui), tassazione degli extraprofitti, fondo contro la povertà energetica e controlli severi contro le speculazioni per difendere i bilanci delle famiglie lucane e italiane.
Il rapporto Save the Children “Le Equilibriste” evidenzia le criticità della maternità in Puglia tra occupazione e servizi. Il rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, redatto da Save the Children in stretta collaborazione con l’Istat, restituisce un’istantanea impietosa della Regione Puglia, che si colloca al 20esimo posto della classifica nazionale nell’Indice delle Madri. Questo indicatore, ormai giunto a una nuova edizione, monitora quanto ogni territorio italiano sia realmente mother-friendly, analizzando le condizioni di vita delle donne attraverso sette ambiti chiave: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza. Nonostante il podio occupato da Emilia-Romagna, Provincia Autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta, la Puglia resta confinata nel fondo della graduatoria, precedendo soltanto la Sicilia. Entrando nel dettaglio della dimensione Lavoro, la Puglia mostra tuttavia una capacità di reazione sorprendente, riuscendo a guadagnare ben cinque posizioni e attestandosi al 13esimo posto. Questo miglioramento è sostenuto da dati statistici incoraggianti: il tasso di occupazione delle madri con figli minorenni è passato dal 48,6% al 49,1%, mentre il part-time involontario ha subito una decisa riduzione, scendendo dal 20,3% al 17,2%. Questi parametri, uniti al monitoraggio delle dimissioni per madri con figli tra 0 e 3 anni, indicano un tentativo di stabilizzazione professionale per le donne pugliesi, nonostante le difficoltà strutturali del mercato lavorativo locale. Note meno positive arrivano invece dal fronte della sicurezza e dei servizi sociali. Nell’ambito relativo alla Violenza di genere, che calcola la disponibilità di centri antiviolenza e case rifugio ogni 100.000 donne dai 14 anni in su, la Puglia ha perso terreno, scivolando al 14esimo posto. Tale flessione evidenzia una carenza nella rete di protezione che, sommata alle criticità storiche nei servizi per l’infanzia, penalizza fortemente il benessere complessivo delle madri nel territorio. Il rapporto “Le Equilibriste” sottolinea come la strada per colmare il divario con il Nord sia ancora lunga e richieda investimenti mirati per trasformare la Puglia in una regione capace di accogliere e sostenere pienamente la maternità.
L’ultimo rapporto Istat condanna la Puglia, negli ultimi 26 anni persi più di 168mila residenti. Gli ultimi dati Istat sulla popolazione non fanno sorridere la Puglia. Al primo gennaio 2026 la regione perde oltre 168mila residenti rispetto al 2000. Le fasce di popolazione colpite dal calo demografico sono quelle più giovani ed istruite, destinate ad altre regioni italiane oppure all’estero. I laureati pugliesi che vanno all’estero nel 2024 (ultimo campione disponibile) sono178 nella fascia 0-24 anni, 1.355 tra 25-34 anni, 2.118 tra 35-64 anni e 33 tra gli over 65. Nello stesso anno, i laureati che si sono trasferiti in altre regioni italiane sono 489 (0-24 anni), 4.928 (25-34 anni), 688 (35-64 anni) e 248 (over 65). A tal proposito, Cisl Puglia evidenzia la necessità di “costruire un’alleanza generazionale, un patto fondato sulla corresponsabilità e sulla partecipazione, che affronti i problemi del lavoro dignitoso e stabile, dello sviluppo delle competenze, della valorizzazione dei talenti e dell’inclusione sociale”. Il dato sulla fuga di cervelli, commenta il segretario generale della Cisl Puglia, Antonio Castellucci, “impoverisce il capitale umano e il mercato del lavoro, compromettendo il futuro del sistema produttivo e la sostenibilità del welfare”. Per quanto riguarda il tasso di fecondità, nel 2025 in Puglia si scende a 1,11 figli per donna (1,16 nel 2024), al di sotto della media italiana pari a 1,14. Sale, invece, l’età media delle madri al parto, che raggiunge i 32,59 anni (32,53 nel 2024), in linea con la media nazionale di 32,7 anni. Cresce, invece, lapopolazione straniera residente: al primo gennaio 2026 raggiunge le 165.797 unità (erano 155.066 nel 2025).
La speciale classifica stilata dall’Istat. L’Istat ha reso noti i dati territoriali dell’inflazione di gennaio, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In questa speciale classifica Bari si posiziona al settimo posto. Ecco di seguito come si posizionano le altre città italiane: COSENZA: +2,6% PISTOIA: +1,8%BOLZANO: +1,4% Per Cosenza si verifica una maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 506 euro per una famiglia media; per Pistoia c’è un incremento di spesa annuo pari a 487 euro a famiglia; per Bolzano spesa supplementare pari a 465 euro annui per una famiglia tipo. Appena fuori dal podio Macerata, Belluno, Reggio Calabria, Bari, terza per inflazione (+1,9%), con una spesa di 385 euro. All’ottavo posto Napoli (+1,7%, +384 euro), scende in nona posizione Siena, ex aequo con Grosseto (+1,4% e +379 euro per entrambe). Le città più virtuose La città più virtuosa d’Italia è ancora una volta Campobasso, l’unica ad essere in deflazione: -0,1% e un risparmio pari a 24 euro a famiglia. Al secondo posto sia per inflazione bassa che per spesa, Modena, con una variazione dei prezzi e della spesa nulli. Medaglia di bronzo per Pisa (+0,1%, +27 euro). La prima pugliese di questa classifica è al quarto posto: Brindisi registra un +0,2%, +39 euro), seguita daPotenza (0,3%, +66 euro), Teramo (+0,3% e +74 euro), Ravenna e Piacenza (+0,3%, +83 euro), poi Sassari (+0,5%, +100 euro). Chiude la top ten delle migliori città, Livorno (+0,4%, +108 euro).
I dati Istat evidenziano un incremento dei consumi nelle due regioni, sostenuto dal rientro dell’inflazione e dalle buone performance del mercato del lavoro, ma permangono difficoltà per alimentari, abbigliamento e piccole imprese.. I dati Istat sulle vendite di novembre confermano una ripresa della spesa delle famiglie italiane nella parte finale del 2025. Un segnale atteso, anche alla luce dell’andamento positivo del Black Friday, ma che assume un valore ancora più rilevante perché consolida un trend di miglioramento iniziato già a ottobre. A sottolinearlo è l’ufficio studi di Confcommercio, commentando due variazioni congiunturali positive consecutive, un evento che non si registrava da quasi due anni. Secondo gli analisti, la dinamica suggerisce che le famiglie abbiano iniziato a ridurre le cautele nei consumi, dopo una lunga fase segnata da incertezza sul reddito e da una forte attenzione al risparmio. Non a caso, nel terzo trimestre dello scorso anno la propensione al risparmio aveva raggiunto l’11,4 per cento, un livello storicamente elevato. Oggi, invece, il rientro dell’inflazione e le buone performance del mercato del lavoro sembrano aver rafforzato la fiducia sul potere d’acquisto. Anche in Puglia e Basilicata, territori caratterizzati da un tessuto economico fatto in gran parte di piccole e microimprese commerciali, i segnali di fine anno sono stati letti con cauto ottimismo. In particolare, nei centri urbani e nelle aree a vocazione turistica, il periodo promozionale di novembre ha registrato un incremento delle vendite, soprattutto nei settori della tecnologia, degli elettrodomestici e dei beni durevoli. In Puglia, città come Bari, Lecce, Taranto e Brindisi hanno beneficiato di una maggiore vivacità dei consumi, sostenuta anche da eventi commerciali e dall’anticipo degli acquisti natalizi. In Basilicata, il miglioramento è stato più contenuto ma comunque percepibile, in particolare nei capoluoghi Potenza e Matera, dove il commercio di prossimità ha mostrato segnali di tenuta dopo mesi difficili. Nonostante il quadro complessivamente incoraggiante, Confcommercio invita a non sottovalutare gli elementi di fragilità. Persistono infatti difficoltà strutturali in alcuni segmenti maturi dei consumi, come alimentari, abbigliamento e calzature, comparti fondamentali per il commercio tradizionale del Mezzogiorno. Queste criticità continuano a pesare soprattutto sulle imprese di minori dimensioni, molto diffuse in Puglia e Basilicata, che risentono ancora di margini ridotti, costi operativi elevati e di una concorrenza sempre più forte da parte dell’e-commerce e della grande distribuzione organizzata. Il quadro che emerge è dunque quello di una ripresa graduale dei consumi, sostenuta da un clima di maggiore fiducia ma ancora disomogenea tra settori e territori. Per le regioni del Sud, e in particolare per Puglia e Basilicata, la sfida resta quella di trasformare il miglioramento congiunturale in una crescita più stabile, capace di rafforzare il commercio locale, tutelare le piccole attività e sostenere l’economia delle famiglie. Una partita che si giocherà nei prossimi mesi, tra inflazione sotto controllo, occupazione e politiche di sostegno al reddito e alle imprese.
L’Istat segnala record di risparmio e prudenza nei consumi nonostante il reddito in crescita. Nel terzo trimestre del 2025, le famiglie italiane hanno registrato un forte incremento del potere d’acquisto, secondo i dati diffusi dall’Istat. Il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, mentre il deflatore implicito dei consumi è cresciuto solo dello 0,2%, segnalando un reale miglioramento della capacità di spesa delle famiglie. Questo incremento rappresenta un fenomeno significativo: si tratta di un aumento del reddito reale e della propensione al risparmio che, se si esclude il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009. Nonostante questo, la spesa per consumi finali delle famiglie rimane contenuta, segnalando un atteggiamento prudente nei confronti delle spese quotidiane. Sempre nel terzo trimestre 2025, l’Istat stima che la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici abbia raggiunto l’11,4%, registrando un incremento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Questo aumento riflette una spesa per consumi finali molto più debole rispetto alla crescita del reddito disponibile lordo, che nello stesso periodo è aumentato del 2%, mentre la spesa per consumi è cresciuta solo dello 0,3%. Il dato conferma una tendenza alla prudenza economica delle famiglie italiane, che, pur beneficiando di maggiori risorse, scelgono di accumulare risparmio piuttosto che aumentare i consumi. Questo comportamento ha implicazioni importanti per la ripresa economica e la domanda interna, evidenziando come l’incremento del reddito reale non si traduca automaticamente in maggiore spesa. Oltre al risparmio, l’Istat segnala anche l’andamento degli investimenti delle famiglie consumatrici. Nel terzo trimestre 2025, il tasso di investimento è stimato all’8,5%, in leggera diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La flessione è legata a un calo degli investimenti fissi lordi dell’1,4%, nonostante l’aumento del reddito disponibile lordo. Questo indica che le famiglie italiane stanno destinando una quota maggiore delle proprie risorse al risparmio, piuttosto che agli investimenti materiali, confermando la tendenza alla cautela in un contesto economico caratterizzato da inflazione contenuta ma anche da incertezza sui mercati. In sintesi, il terzo trimestre 2025 evidenzia un quadro complesso per le famiglie italiane: l’aumento del potere d’acquisto dell’1,8%, la crescita della propensione al risparmio all’11,4%, la spesa per consumi finali ancora debole (+0,3%) e il tasso di investimento in lieve calo (8,5%), a fronte di un aumento del reddito disponibile lordo (+2%). Questi dati confermano come le famiglie italiane abbiano adottato strategie di risparmio e investimento prudenti, pur beneficiando di una maggiore capacità di spesa. Per il settore economico e per le politiche di sostegno ai consumi, questo significa che l’incremento del potere d’acquisto non si traduce automaticamente in un aumento dei consumi, ma può essere indirizzato verso investimenti futuri e sicurezza finanziaria.
Nel 2024, rispetto all’anno precedente – viene evidenziato nel report dell’Istat – aumentano in modo significativo, più di quanto si registri a livello nazionale, il numero degli incidenti (+12%) e quello dei feriti (+14%). In Puglia, nel 2024, si sono verificati 11.026 incidenti stradali, che hanno causato la morte di 241 persone e il ferimento di altre 17.013. Lo rileva l’Istat nel report pubblicato ieri. Rispetto al 2023 – viene evidenziato – aumentano in modo significativo, più di quanto si registri a livello nazionale, il numero degli incidenti (+12%) e quello dei feriti (+14%). In aumento anche il numero delle vittime (+3,9%), in controtendenza al lieve calo osservato a livello nazionale (-0,3%). Nel 2024 in Puglia, come è riportato nello studio, il maggior numero di incidenti (7.829, il 71% del totale) si è verificato sulle strade urbane, provocando 53 morti (il 22% del totale) e 11.394 feriti (67%).Rispetto all’anno precedente gli incidenti aumentano su tutte le tipologie di strada, ma l’incremento maggiore è registrato sulle autostrade (+32,8%), poi strade urbane (+12,2%). Dall’analisi del report si evince che nel periodo gennaio-aprile si sono registrati in Puglia 3.236 incidenti (il 29,3% del totale), mentre tra maggio e settembre, in coincidenza, spiegano dall’Istat, del periodo di maggiore mobilità per vacanze, ne sono stati rilevati 5.184 (il 47% di quelli avvenuti durante l’anno), in cui hanno subito lesioni 8.006 persone (47,1%) e 108 sono decedute (44,8%).
L’indagine dell’Istat su 17.500 di donne dai 16 a 75 anni. Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Questo è uno dei dati che emerge dall’indagine “Sicurezza delle donne” dell’Istat. È stata condotta da marzo a luglio del 2025 e coinvolto circa 17.500 donne dai 16 a 75 anni. Dal report emerge che subiscono violenza sia nella coppia (12,6% delle donne che hanno o hanno avuto partner) sia al di fuori: parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Sono circa 1 milione 720mila quelle che hanno subito violenza fisica da parte dell’ex partner, pari al 15,9% delle donne con un ex. La probabilità di denuncia delle violenze subite dagli ex partner è direttamente proporzionale alla durata delle violenze e raggiunge il 40% se la violenza dura da più di 10 anni. Considerando la diffusione delle violenze fisiche e sessuali negli ultimi cinque anni, le nubili sono le più esposte al rischio di subire violenza. Percentuali più alte della media si riscontrano per le studentesse (36,2%) e le più giovani di 16-24 anni (37,6%) e 25-34 anni. Altri dati Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (donne di 16-24 anni). Si passa dal 28,4% al 37,6%. L’incremento riguarda in particolare le violenze di natura sessuale. Ma anche le donne con problemi di salute hanno subito più violenze: parliamo del 36,1%, circa 2milioni 350mila. Maggiore consapevolezza, non aumentano le denunce Dal report emerge la crescita sulla consapevolezza ma non la propensione alla denuncia: aumentano dal 30,1% al 36,3% le vittime che considerano un reato la violenza subita dal partner e raddoppia la percentuale delle richieste di aiuto ai Centri antiviolenza e gli altri servizi specializzati (dal 4,4 del 2014 all’8,7% del 2025). Resta stabile invece il sommerso dei reati: rispetto al 2014 non è aumentata né la quota di chi denuncia la violenza da parte dei partner né la condivisione con altri delle esperienze vissute. Il 22,5% delle vittime della violenza nella coppia non ha mai parlato della violenza subita (lo ha fatto per la prima volta con l’intervistatrice stessa), percentuale che sale al 37,8% per le violenze subite da parte del partner con cui la vittima sta ancora insieme. La maggior parte delle donne che ha subito violenza tende a confidarsi all’interno della propria rete familiare o amicale: il 54,6% delle vittime ne parla con amici, vicini o compagni di studi, il 31,3% con un familiare e il 19,3% con il partner. Solo una minoranza, pari al 3,2%, sceglie invece di rivolgersi al di fuori della propria cerchia relazionale, ad avvocati, magistrati o Forze dell’ordine. Le conseguenze della violenza Queste le conseguenze delle violenze sulle donne: – ansia, fobia e attacchi di panico (48,4%) -disperazione e sensazione di impotenza (44,4%) -disturbi del sonno e dell’alimentazione (43,6%) -depressione (31,6%) -difficoltà a concentrarsi e perdita della memoria (26,4%) -dolori ricorrenti nel corpo (18,0%) -autolesionismo o idee di suicidio (11,7%) -difficoltà nel gestire i figli (10,7). La violenza psicologica Nel confronto con l’Indagine del 2014, considerando solo le donne dai 16 ai 70 anni, la violenza psicologica è diminuita dal 21,6% al 18,7%. Quella fisica e sessuale si accompagna molto spesso a forme di violenza psicologica: tra le donne che vivono una relazione con il partner attuale, l’1,3% ha subìto sia violenze fisiche o sessuali sia comportamenti di violenza psicologica, mentre il 2,2% ha sperimentato soltanto quest’ultima forma. La compresenza delle diverse tipologie di violenza è ancora più marcata nel caso degli ex partner: il 15,2% delle donne con ex partner riferisce episodi di violenza sia psicologica sia fisica o sessuale, mentre il 12,7% ha subìto solo violenza psicologica.
Secondo gli ultimi dati Istat un cittadino su tre pratica attività fisica
Incremento sostenuto quasi interamente dalla domanda interna Servizio di Stefania Rotolo riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio
Il paese è indietro su salari e produttività Servizio di Stefania Rotolo riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio
Preoccupanti i dati del censimento 2023 forniti dall’Istat
Uno studio rivela le criticità nella distribuzione idrica, con alta insoddisfazione al Sud e preoccupazioni per la qualità dell’acqua
Secondo l’istituto di statistica, migliora la situazione per i lavoratori dipendenti Servizio di Stefania Rotolo riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio
Sono in calo sia i volumi che il valore Servizio di Stefania Rotolo;
Il testo ogni anno fornisce un quadro aggiornato sulla struttura e sulla dinamica dello scambio internazionali di merci e servizi Intervista: Adolo Urso, Ministro Imprese e Made in Italy
L’Istat, nel suo ultimo report, fotografa un Paese dove metter su famiglia è un problema, a cominciare dall’acquisto della casa Servizio di Stefania RotoloRiprese e montaggio di Massimo D’Olimpio
E’ il paese della musica, riconosciuto tale dai Borbone, nel 1800. A questo primato ora se ne aggiunge uno in negativo: è il comune del tarantino che fa registrare il più alto indice di spopolamento Servizio di Francesco Persiani
Diffusi dall’Istat i dati relativi alla produzione industriale del 2022. Il Pil è aumentato del 3,9% Servizio di Stefania Rotolo Montaggio di Massimo D’Olimpio

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