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La tragedia ha colpito la comunità di San Donaci, in provincia di Brindisi. Lui è morto a causa di un infarto fulminante, lei non ha retto il dolore per la perdita dell’amato fratello . Fratello e sorella morti a poche ore di distanza l’uno dall’altra e una terza sorella è ricoverata in gravi condizioni. La tragedia si è consumata a San Donaci, in provincia di Brindisi. Angelo Verdoscia 50 anni, si è sentito male mentre era in un bar a prendere un caffè. Ha chiesto ad un amico di accompagnarlo a casa perché non si sentiva bene ma non ha fatto in tempo a tirare a casa. Si è accasciato sulla strada, un infarto fulminante non gli ha lasciato scampo. Claudia Verdoscia, 62 anni, non ha retto al dolore per la perdita del fratello. Anche lei, poche ore dopo aver appreso della morte di Angelo, ha avuto un malore che le è stato fatale. C’è una terza sorella che, duramente provata da quanto accaduto, si è sentita male. È ricoverata all’ospedale Perrino di Brindisi dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico, le sue condizioni sono gravi. Angelo e Claudia Verdoscia erano molto conosciuti nella comunità di Sandonaci. Erano persone brave e umili, dedite al lavoro nei campi. Una famiglia numerosa la loro, dieci figli, molto uniti. I funerali dei due fratelli si sono svolti sabato. 

E’ accaduto la notte della vigilia di Natale. La donna è stata trasferita da Melfi all’ospedale del capoluogo. Nella serata della vigilia di Natale, l’équipe di Cardiologia Invasiva dell’ospedale “San Carlo” di Potenza , diretta dal professor Eugenio Stabile, ha eseguito con successo un delicato intervento di angioplastica coronarica salvavita su una paziente di 104 anni colpita da infarto miocardico acuto, trasferita dalla propria abitazione a Melfi direttamente in sala operatoria dal servizio emergenza urgenza 118. Nonostante l’età molto avanzata e l’elevata complessità clinica, i medici hanno prontamente proceduto al trattamento interventistico in urgenza, consentendo la rivascolarizzazione della coronaria responsabile dell’evento ischemico, senza complicazioni. Fondamentale è stato inoltre il coordinamento con il personale del Servizio di emergenza-urgenza 118, dell’unità di Terapia intensiva cardiologica e con il personale infermieristico e tecnico, che ha assicurato un’assistenza continua e tempestiva.

Si chiama colchicina, è basso costo ed è impiegato da decenni per la gotta La colchicina, un farmaco a basso costo impiegato da decenni per la gotta, potrebbe ridurre il rischio di infarti e ictus in persone con malattie cardiovascolari. Lo rivela uno studio guidato da Ramin Ebrahimi, dell’Università di Medicina di Greifswald, in Germania. Analizzando 12 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto quasi 23.000 pazienti, la revisione ha rilevato che dosing bassi di colchicina, 0,5 mg una o due volte al giorno, somministrati per almeno sei mesi si associano a una minore incidenza di eventi cardiaci e cerebrovascolari rispetto al trattamento standard o al placebo, con un effetto complessivo stimato di circa 9 infarti e 8 ictus evitati ogni 1.000 pazienti trattati. Gli effetti avversi gravi non sono stati incrementati, ma si osservano più frequentemente disturbi gastrici, di solito lievi e transitori. Questi risultati suggeriscono che la colchicina potrebbe offrire un’opzione di prevenzione secondaria economicamente accessibile per ridurre l’onere delle malattie cardiovascolari, sempre tenendo conto della necessità di ulteriori dati su mortalità globale, mortalità specifica per malattia e impatto su tempi di degenza.

L’attesa potrebbe essere stata fatale. Di questo sono convinti i familiari che attraverso il loro legale hanno presentato un esposto in Procura, che ha avviato un’indagine Si sottopone ad una coronografia e scopre che ha bisogno urgentemente di un intervento al cuore. Ma dopo 12 giorni muore d’infarto. La vittima è un medico di 66 anni di origini napoletane, residente da tempo a Taranto. L’attesa potrebbe essere stata fatale. Di questo sono convinti i familiari che attraverso il loro legale hanno presentato un esposto in Procura, che ha avviato un’indagine. Teatro della vicenda una clinica privata tarantina. Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici della struttura, un atto dovuto per consentire ai loro consulenti di presenziare all’autopsia, affidata al medico legale Davide Ferorelli e al cardiochirurgo Nicola Marraudino. Sequestrata anche la cartella clinica del paziente. Gli accertamenti mirano a capire le cause esatte del decesso e a verificare eventuali responsabilità.

Prevenire le malattie cardiache si può e si deve. Al Senato, un convegno promosso dal senatore Filippo Melchiorre ha acceso i riflettori sulla prevenzione cardiovascolare Servizio di Giovanna De Crescenzo

E’ stato stroncato ieri da un infarto mentre si trovava al mare a Monopoli Il mondo del giornalismo pugliese è in lutto per la morte di Francesco Saccente, storico cameraman di Antenna Sud, stroncato ieri da un infarto mentre si trovava al mare a Monopoli. L’uomo, 61 anni e residente a Palo del Colle, è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale San Giacomo della città, dove i medici hanno tentato a lungo di rianimarlo con il defibrillatore, ma ogni tentativo si è rivelato inutile. Oltre alla lunga carriera nel mondo dell’audiovisivo, Saccente era anche un appassionato podista e autore di cinque libri, dedicati alla cyber security e all’atletica leggera.

Il decesso non è dovuto a calore, ma ad infarto o aneurisma Servizio Giovanni Di Benedetto

L’imprenditore salentino era presidente dell’azienda farmaceutica Lachifarma Improvvisamente, colpito da un infarto nella notte, è morto Luciano Villanova, 46 anni, presidente dell’azienda farmaceutica Lachifarma, fondata nel 1985 dal padre Luigi Villanova. L’uomo ha perso la vita mentre si trovava in barca al largo delle coste del Salento. Lachifarma, con sede nella Grecìa salentina, è un’azienda nota nel campo farmaceutico e si è distinta durante il periodo della pandemia da Covid-19 per aver collaborato a testare alcuni vaccini contro il virus.

La grave invalidità conseguente alle infezioni e ai trattamenti subiti è stata confermata dai periti medici Un uomo di 59 anni di Ostuni ha ottenuto giustizia dopo un calvario ospedaliero durato 168 giorni e che ha coinvolto diverse strutture sanitarie italiane. Tutto ha avuto inizio il 9 giugno 2019, quando è stato ricoverato d’urgenza al “Perrino” di Brindisi per un infarto miocardico acuto e sottoposto a un intervento di angioplastica. Durante il ricovero, l’uomo ha contratto una grave infezione batterica da Klebsiella, aggravata da altre complicazioni che hanno portato a una lunga serie di trasferimenti ospedalieri, interventi e trattamenti complessi in diverse città, tra cui Bari, Padova e Pavia. La vicenda è giunta in tribunale, dove il giudice ha condannato l’Asl di Brindisi a risarcire l’uomo per oltre 200.000 euro per il danno biologico subito. La sentenza ha stabilito che le lesioni riportate dal paziente sono imputabili alla condotta imperita del personale sanitario dell’ospedale “Perrino”, che non avrebbe identificato tempestivamente una rara complicanza della tracheotomia – una fistola tracheo-esofagea – prolungando così il periodo di degenza e aggravando la condizione fisica del paziente. Nel corso del lungo percorso giudiziario, la grave invalidità conseguente alle infezioni e ai trattamenti subiti è stata confermata dai periti medici incaricati dal tribunale, i quali hanno evidenziato come la gestione clinica, inclusa la tracheotomia mal riuscita, abbia contribuito al peggioramento delle condizioni del paziente e al ritardo nella guarigione.

La donna di 70anni è stata elitrasportata all’aeroporto di Palese con un mezzo dell’84° Centro SAR del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare Si è concluso il soccorso effettuato da un elicottero dell’84° Centro SAR del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare in aiuto ad una donna di 70 anni con gravi problemi cardiaci colta da malore a bordo di una nave da crociera maltese al largo della costa barese. La richiesta di intervento è giunta dalla Guardia Costiera della Capitaneria di Porto di Bari. L’elicottero militare è decollato dall’aeroporto militare di Gioia delColle e ha raggiunto la nave che si trovava a circa 15 miglia dalla costa barese. Una volta sul posto, è stata calata una speciale barella aviotrasportabile sulla quale è stata stabilizzata la paziente con l’assistenza del medico di bordo. Una volta raggiunto l’aeroporto di Palese, la donna è stata trasferita con un’ambulanza in ospedale per le cure del caso

Sembra infatti che l’uomo non si sentisse bene già al momento di arrivare al lavoro, situazione che è poi peggiorata sino al decesso Servizio di Michele Frallonardo

Per il grave lutto che ha colpito la città la sindaca Mariolina Pizzuto ha deciso di annullare uno spettacolo in programma per questa sera Doppia tragedia a Monteroni. Mentre perdeva la vita Andrea Centonze, l’autista di scuolabus coinvolto con lo scooter in un incidente stradale poco prima dell’abitato, poco più avanti moriva una giovane mamma di 33 anni, ironia della sorte con lo stesso cognome, Luana Centonze, madre di una bambina di tre anni, colta da un infarto fulminante. Due giovani vite stroncate tragicamente in pochi minuti. Per il grave lutto che ha colpito la città la sindaca Mariolina Pizzuto ha deciso di annullare uno spettacolo in programma per questa sera

Era atteso in tribunale a Lecce, ma non è mai arrivato Un magistrato in servizio presso il tribunale di Lecce è morto questa mattina a Monteroni per un malore improvviso che lo ha colto mentre si accingeva a raggiungere il Palazzo di Giustizia di via Brenta. Si tratta del giudice del tribunale fallimentare Paolo Moroni 57 anni di origini abruzzesi ma domiciliato a Lecce. Poco prima si era incontrato con un avvocato per motivi di lavoro, ma quando è salito in auto è stato colto da un malore che non gli ha lasciato scampo. E’ stato il legale a dare l’allarme, attivando i soccorsi che quando sono arrivati sul posto in via Spacciante, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Non vedendolo arrivare sono andati a citofonare a casa sua ed hanno scoperto che stava male Arriva da Collepasso, in Salento, una storia di grande umanità e solidarietà. Due fratelli ristoratori, Alessandro e Rosario Guido, qualche giorno fa hanno salvato la vita ad un loro cliente abituale. Non vedendolo arrivare nella tavola calda che gestiscono in paese e preoccupati per la sua assenza, hanno provato a chiamarlo ma il telefono non era raggiungibile. Allora sono andati direttamente a citofonare a casa dell’uomo, all’ennesima mancata risposta hanno chiamato i carabineri per chiedere aiuto. Nel mentre hanno sentito un rumore provenire dall’interno dell’abitazione. Con l’aiuto dei vicini hanno sfondato la porta e trovato il loro amico per terra, colpito da infarto, in stato confusionale ma vivo. Gli hanno prestato i primi soccorsi, nel frattempo è arrivata l’ambulanza del 118. L’uomo ora è ricoverato nell’ospedale Panico di Tricase, non ricorda nulla di quanto accaduto ma si riprenderà. Intanto i fratelli Guido non vogliono nemmeno sentir parlare di ringraziamenti: “Abbiamo fatto quello che sentivamo di fare” hanno detto e sono già pronti a preparare il pranzo per il loro affezionato cliente.

Trani, morto per infarto operaio 53enne

Sembra infatti che l’uomo non si sentisse bene già al momento di arrivare al lavoro, situazione che è poi peggiorata sino al decesso Servizio di

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