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Il Tribunale del Riesame ha rigettato le richieste degli imputati. Il Tribunale del Riesame di Lecce ha rigettato tutte le richieste avanzate da 15 indagati dell’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Lecce denominata “Core”, confermando integralmente i provvedimenti cautelari emessi dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti degli indagati che avevano proposto impugnazione. Tre di loro le avevano ritirate prima che si esprimesse il Tribunale. Restano pertanto confermate le misure custodiali in carcere già applicate, fatta eccezione per un indagato che, già prima della decisione del Tribunale del riesame, era stato ammesso a una misura meno afflittiva consistente nel divieto di dimora nel territorio della Regione Puglia. L’operazione aveva portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 30 persone, a fronte di un totale di 52 indagati. Tra gli aspetti di maggiore rilievo emersi nel corso delle indagini c’erano la ricostruzione, sulla base dell’attività investigativa, della struttura e dell’operatività del sodalizio criminale, l’accertamento di presunti riti di affiliazione e di progressione interna, oltre all’individuazione di una serie di condotte delittuose che avrebbero consentito agli investigatori di delineare ruoli, gerarchie e dinamiche associative.

. Ci sono sei indagati per la morte di Mattia Ottaviano, il 26enne di Tuglie deceduto per l’incidente avvenuto il 21 febbraio 2024 sulla pista di collaudo Porsche di Nardò. Si tratta della società Ntc Center Srl che gestisce il centro di collaudo, del presidente del consiglio di amministrazione della Ntc, del consigliere delegato della società e dei due responsabili del servizio di prevenzione e protezione, accusati tutti di omicidio colposo. Il collaudatore che era alla guida della Porsche Panamera coinvolta nell’impatto con la moto Ducati Panigale condotta da Ottaviano, è accusato di omicidio stradale.Secondo la Procura, gli indagati non avrebbero valutato correttamente i rischi connessi alla contemporanea circolazione sull’anello ad alta velocità di motocicli e autoveicoli, non adottando le adeguate misure organizzative e procedurali per evitare o ridurre i rischi.

Tra loro anche sei dirigenti di Acciaierie di Italia, tra cui il direttore generale Maurizio Saitta e il direttore di stabilimento Benedetto Valli, indagati anche per la morte dell’altro operaio, Claudio Salamida, deceduto a gennaio. Venerdì l’autopsia . I manifesti funebri davanti alla fabbrica. I volti scuri. Il dolore, lo sciopero, il lutto. Uno scenario già visto all’ex Ilva di Taranto. Questa è volta il rito è per Loris Costantino, 36 anni, morto all’ex Ilva, dopo un volo di oltre 10 metri. Il piano di calpestio ha ceduto. Una morte per la quale ci sono 10 indagati : 6 dirigenti di Acciaierie di Italia, tra cui il direttore generale Maurizio Saitta e il direttore di stabilimento Benedetto Valli, indagati anche per la morte dell’altro operaio, Claudio Salamida, deceduto a gennaio. Venerdì l’autopsia sul corpo di Loris. Sarà effettuata dal medico legale, Davide Ferorelli. Su quel calpestio gli ultimi passi dell’operaio. Pochi istanti prima l’ha attraversata il collega che l’ha assistito fino alla fine. Loris è morto in ospedale. I colleghi si sono ritrovati davanti alla portineria Imprese. Ormai hanno paura di varcare la soglia del siderurgico. Qui la testimonianza di un collega della vittima

Il pm Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati 16 dipendenti di Acciaierie d’ Italia tra tecnici e figure professionali del reparto ed un dipendente dell’impresa appaltatrice Peyrani che ha effettuato le attivitaà di manutenzione al convertitore 3. Diciassette persone dovranno rispondere di omicidio colposo per la morte di Claudio Salamida, l’operaio di Acciaierie d’Italia, morto lunedi mattina mentre ispezionava le valvole del convertitore 3 dell’acciaieria 3. Il pm Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati 16 dipendenti di Acciaierie d’Italia tra tecnici e figure professionali del reparto ed un dipendente dell’impresa appaltatrice Peyrani che ha effettuato le attività di manutenzione al convertitore 3. Lunedi prossimo il pm conferirà l’ incarico al medico legale per l’autopsia sul corpo di Claudio Salamida

Sono accusati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta sul decesso di un neonato avvenuto il 23 novembre scorso all’ospedale Perrino. Sono stati iscritti nel registro degli indagati tre medici e due ostetriche, accusati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Venerdì sarà eseguita l’autopsia dal medico legale Roberto Vaglio per chiarire le cause del decesso. La madre, una donna di 30 anni, era quasi al nono mese di gravidanza e si trovava già in travaglio quella notte. Durante la fase di monitoraggio, i primi tracciati non avevano evidenziato anomalie, ma poco prima del parto l’ultimo tracciato ha registrato la scomparsa completa del battito cardiaco del feto. Il neonato è stato poi fatto nascere, risultando però già senza vita. L’indagine della Procura è scaturita dall’esposto presentato dall’avvocata Antonella Palmisano che assiste i genitori.

La Procura di Bari pronta a coinvolgere due imprese che nel 2024 avevano effettuato lavori di messa in sicurezza. Sei gli indagati già a processo

La presunta frode scoperta alla fine dello scorso anno, haportato oggi alla iscrizione di altre 41 persone nel registrodegli indagati e al sequestro di beni per un valore di 9 milionidi euro. Il provvedimento emesso dal gip del tribunale di Trani è stato eseguito dai finanzieri che avevano scoperto la truffa messa in atto, secondo quanto accertato dalle indagini coordinate dalla procura di Trani, attraverso falsi crediti fiscali concessi dallo Stato per lavori edili che non sarebbero mai stati eseguiti perché riferiti a immobili inesistenti.

Si attendono gli esiti dell’autopsia Non ce l’ha fatta l’operaio di 65 anni caduto dall’impalcatura ad Andria. L’uomo è morto dopo una settimana di coma nell’ospedale Bonomo. L’incidente è avvenuto in un capannone di via Canosa. Sul corpo della vittima è stata eseguita l’autopsia. Secondo quanto emerso finora, l’uomo avrebbe messo un piede in fallo per poi cadere nel vuoto. La procura di Trani ha aperto una inchiesta per omicidio colposo disponendo l’esame autoptico anche per chiarire se l’operaio sia stato colpito da malore prima di precipitare nel vuoto. Ci sono 3 persone iscritte nel registro degli indagati, come atto dovuto.

C’è riserbo, ma sicuramente più di una persona Ci sono i primi indagati nell’inchiesta aperta dopo la denuncia presentata da Arianna Petti, la 19enne foggiana le cui foto sono state modificate, sessualizzate e diffuse sui muri della città. La procura ha effettuato perquisizione e sequestri di computer e telefoni cellulari i cui proprietari sono stati iscritti nel registro degli indagati. L’avvocato della ragazza, Fabio Verile, non specifica di quante persone si tratti ma sicuramente più di una. Sul materiale sequestrato saranno effettuati gli accertamenti per capire se siano stati utilizzati per realizzare i volantini diffusi in città e comparsi per la prima volta a maggio scorso e poi ancora a luglio e a settembre.

Accusa di crollo colposo, disposti accertamenti irripetibili Servizio di Linda Cappello

I giovani, tra i 17 e i 19 anni, appartengono a famiglie della medio-alta borghesia brindisina Servizio di Pamela Spinelli;

Si tratta del titolare e del responsabile della sicurezza della ditta di costruzioni per la quale lavorava Cosimo Granieri, 54enne di San Giorgio Jonico Ci sono due indagati per la morte di Cosimo Granieri, l’operaio 54enne precipitato giovedì scorso da un’altezza di 5 metri mentre lavorava in un cantiere della zona industriale di Modugno. Si tratta del titolare e del responsabile della sicurezza della ditta di costruzioni per la quale l’uomo lavorava. Un atto dovuto, in attesa di accertare la dinamica dell’accaduto che è al vaglio degli ispettori dello Spesal. Lunedì il medico legale Biagio Solarino effettuerà l’autopsia. 

In cinque rispondono di associazione a delinquere, gli altri a vario titolo di falso Falsi corsi di formazione per i dipendenti delle aziende al fine di ottenere le relative certificazioni ed essere in regola con gli obblighi in tema di sicurezza sul lavoro. Ma alla fine la realtà è venuta a galla ed è scattata un’inchiesta da parte della procura di Foggia. Servizio di Linda Cappello

Il cedimento, avvenuto il 30 agosto 2024, non provocò feriti Undici persone risultano indagate a Latiano per il crollo di uno stabile, avvenuto il 30 agosto 2024 in via Francavilla Fontana. Nel mirino della Procura di Brindisi ci sono proprietari – vecchi e nuovi – e diversi tecnici che negli anni hanno eseguito lavori di modifica all’immobile, prima adibito a negozio di casalinghi. L’accusa è di concorso in crollo colposo. Per fare piena luce sull’accaduto, il pm Giovanni Marino ha incaricato un geometra e un ingegnere di effettuare accertamenti irripetibili direttamente tra le macerie rimaste ancora sul posto. L’incarico ufficiale sarà affidato il prossimo 2 luglio. Il cedimento, per fortuna, non provocò feriti, anche se la tragedia fu sfiorata: il locale, infatti, sarebbe stato aperto poche ore dopo. Per mesi quel tratto di strada è rimasto off-limits per motivi di sicurezza, creando forti disagi al traffico e alle attività commerciali della zona. La vicenda vide anche episodi di sciacallaggio tra le macerie e proteste dei residenti per le lunghe tempistiche di messa in sicurezza. Ora si attende l’esito della perizia per capire le cause del crollo e accertare eventuali responsabilità.

L’ispezione da parte degli agenti della polizia penitenziaria risale al 14 ottobre 2022: nell’occasione in una cella occupata da due detenuti vennero trovati due telefoni e sei sim card  Telefonate ad amici e parenti nonostante fossero in carcere. L’uso dei telefoni cellulari all’interno degli istituti penitenziari è ormai un’abitudine consolidata.  Sono 17 gli indagati dalla procura di Bari per aver utilizzato il cellulare dalle rispettive celle: il pubblico ministero Desire Digeronimo ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari in cui contesta il reato di accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti. Per lo più si tratta di residenti a Bari ma non solo: ci sono anche persone di Andria, Mesagne, Conversano ed Acquaviva delle Fonti.  Nel provvedimento compare anche il nome di un medico in servizio nel carcere barese: secondo l’accusa non avrebbe segnalato il possesso del telefono da parte di uno dei soggetti reclusi. Risponde dell’ipotesi di omessa denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale. Servizio di Linda Cappello

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due arrestati di Gravina, padre e figlia, accusati di tentato omicidio ai danni del 71enne Saverio Scalese. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, che si è svolto innanzi al gip Angela Paola De Santis, i due hanno scelto di rilasciare spontanee dichiarazioni, per chiarire la loro posizione. L’uomo intanto è uscito dalla terapia intensiva del Policlinico e le sue condizioni sono in miglioramento. La lite è avvenuta martedì mattina in via Casale: pare che fra i tre ci fossero vecchi rancori, sfociati in querele reciproche.

L’inchiesta aperta dalla Procura di Taranto muove i primi passi Ci sono 5 persone indagate, 2 manager della Fondazione della cittadella della Carità ed un medico della Rsa l’Ulivo, uno del SS. Annunziata ed un altro dell’ospedale di Martina Franca, in seguito alla morte dell’ex sindaco ed ex parlamentare, Giancarlo Cito, scomparso domenica scorsa a 79 anni. Il pm Salvatore Colella ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità colpose in ambito sanitario dopo la denuncia di una parente dell’ex sindaco. Cito era ricoverato da 3 anni nella Rsa della Cittadella, ma negli ultimi mesi era stato ricoverato anche agli ospedali di Martina e Taranto. Venerdi mattina si terrà l’esame autoptico nell’obitorio del SS. Annunziata

L’accusa è omicidio aggravato dal metodo mafioso Servizio di Giovanni Di Benedetto;

Concluse indagini, ipotesi di reato omicidio stradale Ci sono 4 persone iscritte nel registro degli indagati per l’incidente in cui morì la 19enne tarantina Sharon Bonillo, in via Mediterraneo, nella notte tra il 7 e l’8 marzo dell’anno scorso. Emesso l’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero Filomena Di Tursi. L’ipotesi di reato è omicidio stradale. Dovrà risponderne la conducente di 33 anni della Fiat 500 su cui viaggiava Sharon con altre due amiche, rimaste ferite. Indagati poi la responsabile del servizio manutenzione strade del Comune di Taranto e due istruttori tecnici della Polizia Locale. Sharon morì dopo 3 giorni di agonia al Ss Annunziata di Taranto.

L’inchiesta della Procura di Trani riguarda sinistri avvenuti tra settembre 2021 e gennaio scorso tra Canosa, Andria e Cerignola servizio di Linda Cappello

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