
Ex Ilva, scatta il piano B: palazzo Chigi potrebbe puntare su Arvedi e Qatar Steel
IL SIDERURGICO Rocco Palombella della Uilm: “L’ennesimo fallimento del Governo” Per la vendita dell’ex Ilva di Taranto il Governo starebbe pensando ad un piano B.

Rocco Palombella della Uilm: “L’ennesimo fallimento del Governo”. Per la vendita dell’ex Ilva di Taranto il Governo starebbe pensando ad un piano B. Un’alternativa se dovessero naufragare, come è molto probabile, le trattative con i due player internazionali: il fondo americano Flacks Group e gli indiani della Jindal. Potrebbe tornare in gioco il gruppo Arvedi attraverso una possibile alleanza con un partner industriale straniero. Il principale indiziato sarebbe il gruppo Qatar Steel al quale potrebbe aggiungersi un fondo finanziario internazionale. Intanto con l’ultimo prestito, 149 milioni di euro, sbloccato dal ministero delle imprese, tra finanziamenti, contributi, cassa integrazione e compensi per commissari e consulenze, si è arrivati a spendere per l’ex Ilva più di 3 miliardi e mezzo da quando è andata via la famiglia Riva. Altro che piano B, commenta Rocco Palombella della Uilm, è l’ennesimo fallimento del Governo che invece deve assumersi fino in fondo la responsabilità di una presenza pubblica forte per garantire la continuità produttiva, la sicurezza degli impianti e la salvaguardia dell’occupazione.
Nel ddl in Consiglio dei ministri 250 milioni nel 2027 e tutele su lavoro, università e welfare per chi assiste familiari non autosufficienti. Il governo punta a riconoscere e tutelare in modo organico la figura del caregiver familiare, valorizzandone il ruolo sociale ed economico. È questo l’obiettivo del disegno di legge che approda sul tavolo del Consiglio dei ministri e che prevede uno stanziamento di 250 milioni di euro per il 2027 e di 253,32 milioni di euro annui a partire dal 2028. Il provvedimento mira a garantire adeguati sostegni a chi assiste in modo continuativo il coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente di fatto, nonché un parente o affine entro il secondo grado (e, in alcuni casi, entro il terzo), assicurando al caregiver la migliore qualità di vita possibile e un pieno coinvolgimento nella rete dei servizi sociosanitari e nella loro pianificazione. La norma individua il caregiver familiare sulla base di due criteri fondamentali: il legame di parentela o affinità con la persona assistita e le specifiche esigenze della persona che riceve assistenza. Si tratta di un’attività di cura non professionale, svolta prevalentemente in ambito domestico o nei luoghi di vita dell’assistito, che comprende il supporto nella mobilità, nella vita di relazione e nelle attività quotidiane, sia di base (come l’igiene personale e l’alimentazione) sia strumentali (preparazione dei pasti, gestione dei farmaci, uso dei trasporti, amministrazione del denaro). Uno dei punti centrali del ddl è l’introduzione di un contributo economico trimestrale posticipato, previsto dall’articolo 13, destinato ai caregiver familiari con reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro annui e con un Isee inferiore a 15.000 euro. Il contributo, determinato dall’Inps, potrà arrivare fino a un massimo di 1.200 euro a trimestre per ciascun assistito ed è riservato alle situazioni di maggiore gravosità, in particolare ai caregiver conviventi con persone non autosufficienti che prestano oltre 91 ore settimanali di assistenza. La scelta di subordinare l’erogazione del sostegno a requisiti economici è finalizzata a concentrare le risorse sui profili più fragili, dove il carico assistenziale si accompagna spesso a condizioni di emarginazione economica e lavorativa. Il disegno di legge riconosce infatti il caregiver come figura centrale del welfare familiare, non solo come fornitore di cure, ma come attore fondamentale nel sistema di tutela della persona assistita. Il testo prevede la possibilità che il caregiver svolga anche un’attività assistenziale retribuita nei confronti della stessa persona assistita — ad esempio attraverso risorse per la vita indipendente — ma stabilisce che, durante il periodo di contrattualizzazione, non sia cumulabile il contributo economico previsto dal ddl. È inoltre ammessa la presenza di più caregiver familiari per la stessa persona, purché conviventi. Vengono individuati diversi profili in base al carico assistenziale: due riservati ai caregiver conviventi (oltre 91 ore settimanali e tra 30 e 90 ore), uno per i caregiver non conviventi con almeno 30 ore settimanali e un ulteriore profilo comune, per carichi tra le 10 e le 29 ore settimanali. Particolare attenzione è dedicata anche alla formazione e al percorso universitario dei caregiver. Il ddl prevede il riconoscimento di crediti formativi universitari extracurriculari per le competenze acquisite durante l’attività di cura, nonché misure di flessibilità nella frequenza dei corsi e il possibile riconoscimento dello status di studente lavoratore. È inoltre estesa l’esenzione dalle tasse universitarie agli studenti caregiver familiari. Il provvedimento tutela la libertà di scelta della persona assistita, che potrà in ogni momento sostituire o revocare il proprio caregiver. La procedura di riconoscimento avverrà tramite autodichiarazione e dovrà concludersi entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, con il rilascio di una certificazione ufficiale. Per la realizzazione del sistema informativo e il rafforzamento del personale Inps sono previsti specifici stanziamenti a partire dal 2026. Sul fronte lavorativo, al caregiver che svolge un’attività subordinata viene riconosciuto il diritto alla rimodulazione dell’orario di lavoro, anche attraverso forme di lavoro agile o la trasformazione del rapporto da tempo pieno a part-time, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’azienda. Le tutele sono proporzionate all’impegno assistenziale, tenendo conto del carico di cura e delle condizioni personali.
È lo stesso fondatore del gruppo, Michael Flacks, a renderlo noto condividendo su Linkedin il post sull’accordo raggiunto . La tanto attesa svolta per l’Ex Ilva sembra essere arrivata. O per lo meno ci sono le intenzioni: è lo stesso fondatore di Flacks Group, Michael Flacks, a renderlo noto condividendo su Linkedin il post sull’accordo raggiunto con il Governo italiano per acquisire Ilva Steel. Ora si aprirà la trattativa in esclusiva per la vendita dell’azienda. “Questa acquisizione – scrive Flacks – garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica e supporta 8.500 lavoratori. Stiamo impegnando fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, inclusa l’elettrificazione, per promuovere la decarbonizzazione, l’efficienza e la crescita sostenibile”. La proposta prevede che il Governo italiano resti partner strategico con una quota del 40%, mentre Flacks Group deterrà l’opzione di acquisire un ulteriore 40% in futuro. L’esito ora sarà sottoposto ai sindacati e al governo. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, è preoccupato per la scelta: “Non lasceremo il destino di 20mila lavoratori – dichiara – nelle mani di un fondo di investimento”.La Fim Cisl prende atto dell’autorizzazione a proseguire le trattative specificando che non è importante il nome di chi inizierà quanto i fatti. Intanto la Procura di Taranto ha nuovamente respinto la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1 dello stabilimento ex Ilva avanzata da Acciaierie d’Italia che si era già vista respinta una prima istanza presentata lo scorso agosto. L’altoforno è sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso dallo scorso maggio quando un incendio provocò danni all’impianto e rischiò di provocare feriti tra i lavoratori. Da allora l’acciaieria tarantina funziona con un solo altoforno, il 4, e con capacità produttive ulteriormente ridotte.
Serve un intervento urgente del Governo: gli impianti Enel restano strategici per la sicurezza energetica ma costano 100 milioni l’anno. La centrale Enel di Brindisi, così come la centrale di Civitavecchia, entro fine anno potrebbe chiudere i battenti. È necessario, nel giro di due settimane, un intervento del Governo. In realtà è questa la sorte decisa per le centrali a carbone dal Piano nazionale energia. Ma nel frattempo è necessario garantire l’approvvigionamento energetico per motivi di sicurezza nazionale. Infatti il ministro dell’Ambiente non le spegne in quanto possono garantire, in caso di emergenza, 4.650 megawatt di potenza, anche se inquinano. Tenerle aperte, queste centrali elettriche, però, come accade da fine 2023, costa 100 milioni di euro l’anno senza che producano e vendano energia. Il rischio è quello di nuovi oneri in bolletta. L’alternativa è quella del passaggio di proprietà degli impianti Enel allo Stato. Così potrebbero essere classificate come strutture strategiche per la sicurezza energetica. In buona sostanza, quelle spese potrebbero diventare debito pubblico destinato alla difesa. Bisogna decidere quanto prima: al primo gennaio non resta molto tempo.
Nel verbale condiviso: tre forni elettrici, quattro DRI nello stabilimento, intervento pubblico e sostegni sociali. “Il Governo convochi subito il tavolo”. Sindacati metalmeccanici e istituzioni locali – Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto – hanno firmato un verbale congiunto che definisce una piattaforma industriale e sociale unitaria per il futuro dell’ex Ilva. Il documento, spiegano le sigle, “fa cadere ogni alibi” e impone al Governo di aprire subito un tavolo unico a Palazzo Chigi. Nel verbale si chiede un intervento pubblico nella nuova cordata industriale, dopo il fallimento delle ultime due gare, e la partecipazione di aziende pubbliche utilizzatrici dell’acciaio prodotto a Taranto. Viene inoltre stabilito che la produzione resti nello stabilimento tarantino, con tre forni elettrici e quattro impianti DRI da realizzare tutti a Taranto, respingendo qualunque ipotesi di delocalizzazione. Il documento include anche la richiesta di predisporre strumenti di risarcimento per i lavoratori che hanno pagato il prezzo più alto della crisi, e l’avvio di una transizione sociale che garantisca che nessuno resti indietro. I sindacati sollecitano inoltre l’avvio immediato della decarbonizzazione, la definizione rapida dell’approvvigionamento del gas e chiarimenti sul taglio governativo dei 280 milioni destinati al primo DRI, ritenuto un ostacolo alla ripartenza del progetto. Tutte le sigle chiedono il ritiro del “piano corto” del Governo e la convocazione urgente del tavolo a Palazzo Chigi per una gestione unificata della vertenza, denunciando il “silenzio assordante” dell’esecutivo. Nel frattempo, si sollecita lo stop ai licenziamenti già avviati, con riferimento ai 220 lavoratori Semat e ai 60 della Pitrelli.
Scontro sull’ex Ilva, i sindacati: “La premier ora deve rispondere”
L’incontro si è chiuso senza intese e a breve il numero di cassaintegrati potrebbe salire a 5700 per poi arrivare a 6.000 a gennaio “Per l’ex Ilva non c’è alcun piano, vogliono solo chiuderla”. È la sintesi dei sindacati al termine dell’incontro avvenuto ieri con il Governo. La cassa integrazione è destinata a salire di altre 1200 unità nelle prossime settimane e 300 a gennaio. Saranno quindi circa 6mila i lavoratori interessati. Durante l’incontro il ministro Urso avrebbe fatto riferimento a un possibile nuovo investitore. Circostanza però che non convince i sindacati. Una situazione sempre più complessa. “Dal Governo piano inaccettabile e da contrastare con tutti gli strumenti possibili”, dicono i sindacati.
L’incontro è previsto per il 28 ottobre Domani i lavoratori ex Ilva aderenti a Fim, Fiom e Uilm sciopereranno per chiedere certezze sul futuro dell’azienda, ma non ci sarà l’Usb. Un corteo attraverserà la città, con un corteo che si concluderà davanti al Municipio. Dopo 13 anni di vertenza e 8 governi, dal sequestro preventivo del 26 luglio 2012, i lavoratori – affermano i sindacati – sono esausti. Intanto il Governo ha convocato azienda e sindacati per il 28 ottobre.
A denunciarlo è la Fiom Cgil, che rivolge l’ennesimo appello al Governo per salvare il settore Servizio di Antonio Maiellaro Montaggio di Maria Cristina Quintale Intervista: Michele De Palma – Segr. Gen. Fiom Cgil
Il risultato grazie all’impegno di due parlamentari pugliesi di Forza Italia, Mauro d’Attis e Dario Damiani Grazie all’impegno di due parlamentari pugliesi di Forza Italia, Mauro d’Attis e Dario Damiani, le emittenti locali conserveranno quasi intatto il contributo statale a loro destinato dai fondi del canone tv. Il Ministero dell’Industria lo aveva ridotto di circa 19 milioni per l’anno in corso, un provvedimento che, ad anno finanziario già inoltrato, avrebbe messo in grosse difficoltà l’intero settore.
Il provvedimento è già stato approvato dal Senato Il governo, per mezzo del ministro ai Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, ha posto la questionedi fiducia nell’Aula della Camera sul dl ex Ilva. Il provvedimento è già stato approvato dal Senato.
La risposta del Governo, che ha previsto uno sconto del 75% sull’importo dovuto, non convince le associazioni di categoria Servizio di Anna De Feo Riprese di Pasquale D’Attoma Intervista a Grazia Guida, presidente Aforp Puglia e Basilicata
“Il processo di decarbonizzazione va attuato subito, dicono gli ambientalisti, e va sviluppato contestualmente un programma relativo all’utilizzo dell’idrogeno verde” “Il governo parla di Aia e accordo di programma con una transizione strutturata su 12 anni, con la realizzazione di un forno elettrico ogni 4 anni”. Lo dichiara Legambiente dopo l’incontro di ieri sulla questione ex Ilva. “Il processo di decarbonizzazione va attuato subito, dicono gli ambientalisti, e va sviluppato contestualmente un programma relativo all’utilizzo dell’idrogeno verde. Bisogna sostituire, non certo in 12 anni, altiforni e cokerie, ormai obsoleti e soggetti a frequenti malfunzionamenti, con forni elettrici e impianti per la produzione di preridotto. Ci sono 800 milioni di euro del Jtf per fare questo. Quella che sta mettendo in pratica il Governo è una pratica di marketing ingannevole che presenta un’azienda sostenibile quando in realtà non lo è” scrive Legambiente.
Per arrivare alla decarbonizzazione servirebbero 12 anni, ma nell’immediato è urgente il completamento dell’accordo di programma per l’autorizzazione integrata ambientale. Questione che chiama in campo le istituzioni locali, Regione e Comune di Taranto, con il sindaco appena eletto Un decreto legge per la copertura finanziaria per il proseguimento delle attività del siderurgico. E’ quanto ha garantito il Governo ai sindacati durante l’incontro a Palazzo Chigi convocato sull’ex Ilva. Una assicurazione che non tranquillizza affatto i sindacati ai quali non sono state fornite cifre, né tempi certi. Servizio di Stefania RotoloRiprese e Montaggio Massimo D’OlimpioInterviste a:Michele De Palma Segr. Gen Fiom CgilRocco Palombella Segr. Uilm Ferdinando Uliano Segr. Fim Cisl
Confronto aggiornato alla prossima settimana, tutte le questioni restano aperte Servizio di Stefania Rotolo riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio
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