TACCUINO ECONOMICO
Nel ddl in Consiglio dei ministri 250 milioni nel 2027 e tutele su lavoro, università e welfare per chi assiste familiari non autosufficienti
Il governo punta a riconoscere e tutelare in modo organico la figura del caregiver familiare, valorizzandone il ruolo sociale ed economico. È questo l’obiettivo del disegno di legge che approda sul tavolo del Consiglio dei ministri e che prevede uno stanziamento di 250 milioni di euro per il 2027 e di 253,32 milioni di euro annui a partire dal 2028.
Il provvedimento mira a garantire adeguati sostegni a chi assiste in modo continuativo il coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente di fatto, nonché un parente o affine entro il secondo grado (e, in alcuni casi, entro il terzo), assicurando al caregiver la migliore qualità di vita possibile e un pieno coinvolgimento nella rete dei servizi sociosanitari e nella loro pianificazione.
La norma individua il caregiver familiare sulla base di due criteri fondamentali: il legame di parentela o affinità con la persona assistita e le specifiche esigenze della persona che riceve assistenza. Si tratta di un’attività di cura non professionale, svolta prevalentemente in ambito domestico o nei luoghi di vita dell’assistito, che comprende il supporto nella mobilità, nella vita di relazione e nelle attività quotidiane, sia di base (come l’igiene personale e l’alimentazione) sia strumentali (preparazione dei pasti, gestione dei farmaci, uso dei trasporti, amministrazione del denaro).
Uno dei punti centrali del ddl è l’introduzione di un contributo economico trimestrale posticipato, previsto dall’articolo 13, destinato ai caregiver familiari con reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro annui e con un Isee inferiore a 15.000 euro. Il contributo, determinato dall’Inps, potrà arrivare fino a un massimo di 1.200 euro a trimestre per ciascun assistito ed è riservato alle situazioni di maggiore gravosità, in particolare ai caregiver conviventi con persone non autosufficienti che prestano oltre 91 ore settimanali di assistenza.
La scelta di subordinare l’erogazione del sostegno a requisiti economici è finalizzata a concentrare le risorse sui profili più fragili, dove il carico assistenziale si accompagna spesso a condizioni di emarginazione economica e lavorativa. Il disegno di legge riconosce infatti il caregiver come figura centrale del welfare familiare, non solo come fornitore di cure, ma come attore fondamentale nel sistema di tutela della persona assistita.
Il testo prevede la possibilità che il caregiver svolga anche un’attività assistenziale retribuita nei confronti della stessa persona assistita — ad esempio attraverso risorse per la vita indipendente — ma stabilisce che, durante il periodo di contrattualizzazione, non sia cumulabile il contributo economico previsto dal ddl. È inoltre ammessa la presenza di più caregiver familiari per la stessa persona, purché conviventi.
Vengono individuati diversi profili in base al carico assistenziale: due riservati ai caregiver conviventi (oltre 91 ore settimanali e tra 30 e 90 ore), uno per i caregiver non conviventi con almeno 30 ore settimanali e un ulteriore profilo comune, per carichi tra le 10 e le 29 ore settimanali.
Particolare attenzione è dedicata anche alla formazione e al percorso universitario dei caregiver. Il ddl prevede il riconoscimento di crediti formativi universitari extracurriculari per le competenze acquisite durante l’attività di cura, nonché misure di flessibilità nella frequenza dei corsi e il possibile riconoscimento dello status di studente lavoratore. È inoltre estesa l’esenzione dalle tasse universitarie agli studenti caregiver familiari.
Il provvedimento tutela la libertà di scelta della persona assistita, che potrà in ogni momento sostituire o revocare il proprio caregiver. La procedura di riconoscimento avverrà tramite autodichiarazione e dovrà concludersi entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, con il rilascio di una certificazione ufficiale. Per la realizzazione del sistema informativo e il rafforzamento del personale Inps sono previsti specifici stanziamenti a partire dal 2026.
Sul fronte lavorativo, al caregiver che svolge un’attività subordinata viene riconosciuto il diritto alla rimodulazione dell’orario di lavoro, anche attraverso forme di lavoro agile o la trasformazione del rapporto da tempo pieno a part-time, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’azienda. Le tutele sono proporzionate all’impegno assistenziale, tenendo conto del carico di cura e delle condizioni personali.













