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Centrali a carbone, conto alla rovescia: Brindisi rischia la chiusura entro fine anno

Serve un intervento urgente del Governo: gli impianti Enel restano strategici per la sicurezza energetica ma costano 100 milioni l’anno

La centrale Enel di Brindisi, così come la centrale di Civitavecchia, entro fine anno potrebbe chiudere i battenti. È necessario, nel giro di due settimane, un intervento del Governo. In realtà è questa la sorte decisa per le centrali a carbone dal Piano nazionale energia. Ma nel frattempo è necessario garantire l’approvvigionamento energetico per motivi di sicurezza nazionale.

Infatti il ministro dell’Ambiente non le spegne in quanto possono garantire, in caso di emergenza, 4.650 megawatt di potenza, anche se inquinano. Tenerle aperte, queste centrali elettriche, però, come accade da fine 2023, costa 100 milioni di euro l’anno senza che producano e vendano energia. Il rischio è quello di nuovi oneri in bolletta.

L’alternativa è quella del passaggio di proprietà degli impianti Enel allo Stato. Così potrebbero essere classificate come strutture strategiche per la sicurezza energetica. In buona sostanza, quelle spese potrebbero diventare debito pubblico destinato alla difesa. Bisogna decidere quanto prima: al primo gennaio non resta molto tempo.

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