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In manette a Taranto un giovane accusato di estorsione Minaccia di dar fuoco ad alcuni appartamenti del Borgo di Taranto, appena ristrutturati, in cambio di denaro. Sotto ricatto il proprietario delle abitazioni che in 5 mesi ha consegnato 2.200 euro in contanti. Non contento l’estorsore, un 29 enne finito in manette, sarebbe passato alle vie di fatto. Ha incendio a gennaio scorso un appartamento causando danni all’intero immobile. L’indagato avrebbe continuato ad avanzare richieste estorsive anche quando era agli arresti domiciliari in seguito all’arresto per spaccio di sostanze stupefacenti. L’uomo utilizzava utenze telefoniche di amici e parenti

Indagine della polizia, in carcere 29enne accusato di estorsione Avrebbe chiesto in più occasioni denaro al proprietario di diversi appartamenti di uno stabile del borgo di Taranto con la minaccia di dar fuoco agli immobili in caso di rifiuto. E poi, dopo aver ottenuto dalla presunta vittima 2.200 euro in contanti nell’arco di cinque mesi, sarebbe passato alle vie di fatto incendiando un appartamento a gennaio scorso, danneggiando l’intero condominio. Un 29enne è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile per estorsione aggravata. L’indagato avrebbe continuato ad avanzare richieste anche dopo essere stato arrestato per spaccio di stupefacenti ed aver ottenuto i domiciliari dopo alcuni mesi di reclusione. L’uomo avrebbe utilizzato utenze telefoniche di amici e parenti, minacciando sempre di danneggiare gli appartamenti della vittima, da poco ristrutturati. 

Le indagini sono partite dopo la denuncia della vittima È accusato di estorsione e detenzione di sostanze stupefacenti un 35enne arrestato dai carabinieri a San Vito dei Normanni, nel brindisino. L’uomo avrebbe minacciato di morte e picchiato un 43enne pretendendo la restituzione di un presunto debito di 17mila euro per cocaina. La vittima si è rivolta alle forze dell’ordine che hanno arrestato l’indagato. L’uomo aveva intascato, intanto, la prima trance di 500 euro. La somma è stata restituita al 43enne. Nella casa dell’arrestato sono rinvenuti 55 grammi di cocaina.

Le indagini sono partite dopo le dichiarazioni di un commerciante Un 34enne e un 18enne di Monte Sant’Angelo sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Le indagini sono partite dopo le dichiarazioni di un commerciante, a cui i due indagati si sarebbero rivolti nel tentativo di costringerlo a diminuire il volume di vendite in quel centro, così da eliminare forme di concorrenza a vantaggio di esercenti compiacenti o, a partecipare direttamente al sostentamento di sodali appartenenti al clan Li Bergolis-Miucci. Secondo la ricostruzione dei carabinieri le pretese sarebbero state reiterate dai due indagati anche nei confronti di un altro commerciante del luogo.

L’inchiesta “Logos” ha consentito di verificare l’esistenza del sodalizio mafioso, documentandone la genesi e la diffusione ad Altamura I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito undici ordini di carcerazione nei confronti di altrettante persone colpite da sentenze definitive di condanna, per gravi reati commessi ad Altamura, tra il 2018 e il 2019, da soggetti vicini al clan Loiudice. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari hanno consentito, già nel novembre del 2021, di eseguire 24 provvedimenti cautelari. L’inchiesta denominata “Logos” ha consentito di verificare l’esistenza del sodalizio mafioso, documentandone la genesi e la diffusione ad Altamura. L’organizzazione mafiosa riusciva ad impedire il regolare svolgimento di alcune gare, condizionandone, in cambio di denaro, gli esiti, esercitando violenza o minaccia nei confronti degli altri partecipanti al fine di scoraggiarli alla partecipazione. Inoltre, è stato documentato come il sodalizio gestisse tutte le fiorenti piazze di spaccio di Altamura. Nel corso delle indagini sono stati confiscati ai clan beni per 150mila euro e sequestrati contanti per oltre 162mila euro. Le condanna vanno dai 2 agli 11 anni di reclusione. Nei confronti di una persona l’ordine di carcerazione è stato sospeso.

Fondamentale la denuncia dell’imprenditore. In carcere presunti affiliati alla Sacra Corona Unita, del ‘clan dei mesagnesi’ Pretendevano soldi dall’imprenditore che, a Mesagne, si era aggiudicato l’appalto per lavori stradali. Quattro persone sono state arrestate per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Avrebbe chiesto prima 200mila euro e poi 50mila oltre all’assunzione di una persona nel cantiere. I quattro apparterebbero alla frangia del “clan dei mesagnesi” della Sacra Corona Unita. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e condotte dalla Squadra Mobile della questura di Brindisi e dalla Sisco di Lecce. Di fondamentale importanza è stata la collaborazione dell’imprenditore che, nonostante la caratura criminale dei soggetti che lo avevano intimidito, ha denunciato alla Polizia. Gli investigatori hanno documentato tre incontri e la richiesta di duecentomila euro alla vittima. Il giorno fissato per la consegna di una prima tranche della somma di denaro, pari a ventimila euro, l’imprenditore non si è presentato all’appuntamento, sgarro punito con visite a distanza ravvicinata al cantiere della vittima, a scopo intimidatorio, seguiti da minacce per entrare in possesso del denaro richiesto.

L’ex boss di Trani, conosciuto come “manomorta”, è indagato per estorsione Salvatore Annacondia resta in carcere. Il Gip del tribunale di Macerata ha convalidato l’arresto di domenica scorsa. Annacondia è stato colto in flagranza mentre ritirava 5.000 euro da un imprenditore, somma elargita a scopo estensivo. Manomozza ieri è stato ascoltato dal Gip in videoconferenza e ha negato tutto. A suo dire quei soldi gli erano stati offerti da una persona – senza chiarire chi – per aiutarlo in un momento di difficoltà e l’imprenditore, vecchio cliente del ristorante di sua figlia, si era fatto da tramite per consegnarglieli. Non era un’estorsione, non ho chiesto soldi, ha ribadito Annacondia, che però non ha convinto il giudice, che l’ha lasciato in carcere. Le indagini proseguono.

Rispondo di tentata estorsione. Sono in 4 e sono indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro dei box del mercato ittico Un’intera famiglia di Gallipoli è stata arrestata all’alba di oggi con l’accusa di tentata estorsione. Luigi e Fabrizio Sabato, padre e figlio di 54 e 29 anni, sono finiti in carcere, Rosaria Scialpi e Maria Rosaria Sabato, madre e figlia, sono invece ai domiciliari. I quattro sono coinvolti nell’inchiesta che lo scorso 26 luglio ha portato al sequestro di otto box del mercato ittico di Gallipoli, che di mattina erano pescherie, di sera si trasformavano in ristoranti abusivi. Secondo la Procura di Lecce gli indagati hanno tentato di estorcere 100.000 euro a tre persone e di ottenere un locale in loro possesso. Lo hanno fatto con minacce pesanti e attraverso l’incendio di un furgone ortofrutticolo appartenente ad uno degli 11 indagati nell’inchiesta sul mercato ittico, Francesco Boellis, marito di una consigliera comunale in carica. Di quest’ultimo episodio risponde solo il capofamiglia, Luigi Sabato, che è stato arrestato a bordo di un motopeschereccio nelle acque di Santa Maria di Leuca.

Un candidato consigliere comunale pretendeva 20mila euro da un imprenditore come contributo per la campagna elettorale, al rifiuto erano seguite minacce anche di morte Due arresti della Guardia di Finanza di Foggia per tentata estorsione aggravata. I destinatari del provvedimento, uno dei due candidato consigliere alle elezioni comunali di Foggia del 2023, avrebbero avvicinato un noto imprenditore dell’Appenino Dauno chiedendo di versare 20mila euro come contributo per la campagna elettorale, prospettando benefici per l’impresa. Al rifiuto di versare la somma, sarebbero seguite minacce, anche di morte, nei confronti dell’imprenditore e dei suoi familiari da parte dell’esponente politico – nel frattempo escluso dalla tornata elettorale perché dichiarato incandidabile – e di un altro soggetto. Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, sono state condotte dai finanzieri della Tenenza di Lucera.

Gli indagati chiedevano l’affidamento dei campi di calcetto Minacce, intimidazioni e un attentato incendiario per ottenere l’affidamento dei campi di calcetto di Cellamare. Si aprono le porte del carcere per i due presunti responsabili di almeno tre episodi avvenuti tra il settembre del 2019 e il gennaio del 2020 nel piccolo comune del barese. Nel primo caso l’assessore Digioia fu aggredito da un 40enne mentre qualche mese dopo il sindaco Vurchio fu avvicinato da un 35enne, ritenuto anche il mandante dell’incendio dell’auto della moglie dello stesso assessore. i due arrestati rispondono di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

In carcere una 24enne georgiana e un 18enne, denunciato minore Avrebbero costretto un 30enne della provincia di Bari, dal quale avevano ricevuto foto intime, a pagare fino a 2000 euro tra ricariche di carte di credito e buoni acquisto di una piattaforma e-commerce, minacciandolo di pubblicare quelle immagini. Ma dopo un’ulteriore richiesta di 800 euro l’uomo, inizialmente convinto di parlare solo con una ragazza, ha denunciato il tutto alla polizia. Così, una 24enne georgiana e un 18enne della provincia di Bari sono stati arrestati con l’accusa di estorsione in concorso, eun minorenne è stato denunciato per lo stesso reato. Gli agenti della polizia postale, che hanno condotto le indagini, si sono concentrati nel quartiere Libertà di Bari, dove era stato dato appuntamento alla vittima. I presunti responsabili sono quindi stati individuati e arrestati in flagranza di reato. La 24enne e il 18enne sono finiti in carcere, il minore è stato affidato ai genitori. 

Sono stati eseguiti dalla Polizia Sette arresti sono stati effettuati questa mattina dalla Polizia a Taranto per reati che vanno dall’estorsione, all’usura, alla detenzione armi ed all’incendio doloso. Nei confronti di uno degli indagati e’ anche contestato il metodo mafioso. I dettagli saranno illustrati in una conferenza stampa in Questuraoggi alle ore 10.30, con la presenza del procuratore della Repubblica di Taranto, Eugenia Pontassuglia, e del questore, Massimo Gambino.

In carcere un 40enne dopo indagini squadra mobile Avrebbe intimidito altre ditte che si occupavano del trasporto dei pazienti al Policlinico Riuniti diFoggia monopolizzando il settore a suo favore. E’ quanto scoperto dagli agenti della squadra mobile di Foggia, che hanno arrestato un 40enne foggiano, accusato di tentata estorsione commessa nei mesi di aprile e maggio scorsi. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, era agli arresti domiciliari per altri reati, maera autorizzato ad effettuare il servizio di trasporto, in quanto titolare della ditta di trasporto. 

Duro colpo della Polizia a una banda di spacciatori di eroina, hashish e marijuana che operava nel tarantino. Indagate 23 persone Detenzione e spaccio di cocaina, hashish e marijuana, detenzione e porto d’arma da sparo, estorsione ed usura. Per questi reati sono indagate a Taranto – a vario titolo – 12 persone, 9 delle quali finite in carcere questa mattina, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del tribunale del capoluogo ionico, su richiesta della Procura della Repubblica. Altre due persone sono ai domiciliari, un’altra ancora con obbligo di presentazione alla PG. Indagati inoltre, a piede libero, per i medesimi reati, 23 soggetti. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati sei chilogrammi di stupefacenti, tra hashish e cocaina. Il blitz è stato condotto dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Taranto.

A commerciante prestati 25mila euro con tasso 60% annuo La sorella dell’ex boss di Valenzano Michelangelo Stramaglia (ucciso nel 2009 a 49 anni), Chiara Stramaglia, è stata arrestata con l’accusa di usura ed estorsione nei confronti di un commerciante di Valenzano. Con l’accusa di usura è stato arrestato anche il figlio 30enne, Francesco Giangregorio. I due sono ai domiciliari nella loro abitazione. La vittima, secondo le indagini della Guardia di finanza coordinate dalla Procura di Bari, nel 2020 avrebbe chiesto soldi in prestito ai due per estinguere un altro debito usurario contratto con il boss Salvatore Buscemi, arrestato per il presunto scambio elettorale politico-mafioso a Valenzano per cui sono imputati l’ex consigliera comunale di Bari Francesca Ferri e il presidente del Foggia Calcio Nicola Canonico (Buscemi ha optato per l’abbreviato). Al commerciante avrebbero prestato 25mila euro con un tasso usurario del 5% al mese, il 60% annuo. La gip Ilaria Casu, che ha firmato l’ordinanza con cui è statadisposta la misura, ha rilevato la concreta ed “estrema attualità del pericolo di reiterazione” del reato da parte degli indagati che, nonostante fossero incensurati prima di oggi, avrebbero mostrato “capacità di delinquere” agendo con “spregiudicatezza”.

Prestavano denaro a famiglie e imprenditori in difficoltà a tassi del 300% Estorsione pluriaggravata anche dal metodo mafioso, usura pluriaggravata e continuata, oltre ad associazione a delinquere. Sono le pesanti accuse rivolte alle quattro persone arrestate nel tarantino dalla guardia di finanza, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini hanno permesso di accertare numerosi episodi di usura in cui sarebbero coinvolti i quattro, che operavano in concorso in particolare ai danni di famiglie ed imprenditori di Laterza. Il gruppo imponeva alle sue vittime tassi usurari fino al 300%. Nel corso dell’operazione è stato sequestrato denaro contante per 183 mila euro, oltre a numerosi titoli di credito fra assegni e cambiali per circa 230mila euro, in parte occultati in una lavatrice.  

Minacciandolo di diffondere un video compromettente, si sarebbe fatto consegnare dal religioso più di seimila euro Avrebbe estorto denaro a un sacerdote, accusato di avergli rivolto delle avances. Un 22enne di Andria è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere, con le accuse di estorsione e violazione degli obblighi imposti dall’autorità giudiziaria. Durante la confessione il sacerdote avrebbe rivolto attenzioni particolari al giovane: quest’ultimo, minacciandolo di diffondere un video compromettente, si sarebbe fatto consegnare dal religioso più di seimila euro. Il pm aveva chiesto 6 anni e 8 mesi.

Secondo la GdF, l’uomo avrebbe accumulato simile ricchezza attraverso usura, estorsione, riciclaggio e ricettazione Avrebbe accumulato una ricchezza superiore alle proprie possibilità attraverso usura, estorsione, riciclaggio e ricettazione di beni per circa 1,3 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Altamura, su richiesta della Procura di Bari, ha sequestrato preventivamente conti corrente, beni mobili e immobili a un residente di Gravina di Puglia. I sigilli sono stati apposti a 10 fabbricati, 2 terreni, 2 autovetture e diversi mobili di arredamento.

Cinque anni e sei mesi di reclusione per il dipendente della società partecipata del Comune di Lecce, accusato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce hanno condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione un dipendente della Sgm, la società partecipata del Comune di Lecce, accusato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore. I fatti contestati si sarebbero verificati tra luglio e novembre del 2011. Secondo l’accusa Vito Baglivi, 55 anni, con mansioni di autista presso la suddetta società, estranea ai fatti contestati dalla Procura, attraverso pressioni e minacce, avrebbe ricevuto da un imprenditore edile, in più tranches somme di denaro con interessi usurari tra il 94 % ed il 190 %, come corrispettivo di precedenti prestiti sotto forma di assegni. Al 55enne è stata anche inflitta una multa di 20 mila euro e disposta l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e la confisca di quasi 4 mila euro, ritenuti profitto del reato. La vittima era difesa dall’avvocato Francesca Conte.

Vittima un medico che danzò con la compagna di un detenuto L’estorsione viaggia su TikTok: due persone sono state arrestate (una in carcere, l’altra ai domiciliari) ed una terza è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria al termine di un’indagine dei carabinieri di Santo Spirito. Il provvedimento cautelare segue la denuncia di estorsione presentata nel gennaio 2022 da un medico barese 31enne, che da alcune settimane, assieme alla compagna, riceveva minacce di morte da sconosciuti che si erano presentati nei pressi delle loro abitazioni, oltre a intimidazioni compiute da un uomo, all’epoca dei fatti detenuto nel carcere di Rossano. Il recluso, dopo aver visto un video su TikTok pubblicato dalla sua fidanzata che riprendeva i momenti di una serata danzante trascorsa a Bari con il medico, aveva più volte inviato dal carcere messaggi e videochiamate alla vittima, minacciandola di morte e di future aggressioni da parte di alcuni conoscenti. Come risarcimento per l’affronto subito, il detenuto chiedeva al professionista 10.000 euro, poi scesi a 2.500 euro, o la consegna di orologi da polso di pregio o dell’auto. I carabinieri, a gennaio scorso, hanno arrestato in flagranza la madre e il fratello 15enne dell’estortore, incaricati di riscuotere il denaro. il recluso, che ora si trova ad Avellino, ha ricevuto più volte droga in carcere, mimetizzata nei barattoli di sugo pronto.

“Dammi i soldi o ti brucio le case”

In manette a Taranto un giovane accusato di estorsione Minaccia di dar fuoco ad alcuni appartamenti del Borgo di Taranto, appena ristrutturati, in cambio di

Taranto, arresti per usura ed estorsione

Sono stati eseguiti dalla Polizia Sette arresti sono stati effettuati questa mattina dalla Polizia a Taranto per reati che vanno dall’estorsione, all’usura, alla detenzione armi

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