
Agricoltura blindata in Puglia: la Consulta stoppa i pannelli solari nei campi
LO STUDIO Coldiretti esulta per la decisione della Corte Costituzionale che vieta gli impianti a terra. Salvati dall’energia selvaggia 758 ettari di aree coltivabili e

Coldiretti esulta per la decisione della Corte Costituzionale che vieta gli impianti a terra. Salvati dall’energia selvaggia 758 ettari di aree coltivabili e produzioni locali. Lo stop della Corte Costituzionale al fotovoltaico selvaggio rappresenta una decisione fondamentale per tutelare il suolo agricolo in una regione come la Puglia, dove gli impianti fotovoltaici a terra hanno già sottratto 758 ettari di terreni fertili alla produzione agricola. Lo riferisce Coldiretti Puglia, sulla base dei dati Ispra sul consumo di suolo, commentando la sentenza della Consulta che conferma il divieto di installazione dei pannelli fotovoltaici a terra sui terreni agricoli previsto dal decreto Agricoltura e fortemente sostenuto da Coldiretti e Filiera Italia. L’agricoltura pugliese è chiamata a produrre cibo, tutelare il paesaggio e garantire la sicurezza alimentare. Per questo la sentenza della Corte Costituzionale rappresenta una vittoria per gli agricoltori e per tutti i cittadini, perché conferma che la transizione ecologica non può avvenire sacrificando il suolo agricolo, una risorsa limitata e non rinnovabile, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. Per Coldiretti Puglia, la sentenza della Consulta conferma la scelta di puntare su soluzioni realmente innovative, dagli impianti fotovoltaici installati sui tetti di stalle, capannoni e fabbricati rurali fino a un agrivoltaico sostenibile, con pannelli elevati da terra che consentano la coesistenza tra produzione di energia e attività agricola. In questa direzione, prosegue Coldiretti, un ruolo strategico può essere svolto anche dalle comunità energetiche, capaci di coniugare autosufficienza energetica e sviluppo dei territori rurali. Si tratta di modelli virtuosi che, oltre a rispettare l’ambiente e salvaguardare il suolo agricolo, generano nuove opportunità di reddito per le imprese, migliorano la resilienza delle colture agli effetti dei cambiamenti climatici e contribuiscono alla valorizzazione del territorio. Si delinea così un approccio integrato che unisce sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e sviluppo economico locale senza sottrarre altro terreno fertile alla produzione alimentare.
I dati Copernicus EFFIS svelano il disastro ecologico da Lecce al Gargano. Dietro l’emergenza climatica si nasconde la piaga dell’inciviltà quotidiana. La Puglia sta bruciando, e lo sta facendo a un ritmo spaventoso. Dal 1° giugno al 17 luglio 2026, ben 1.041 ettari di territorio sono stati letteralmente cancellati dalle fiamme. Non parliamo solo di sterpaglie, ma di boschi secolari, macchia mediterranea e aree protette: un patrimonio di biodiversità che impiegherà decenni per rigenerarsi. I dati satellitari del sistema europeo EFFIS di Copernicus descrivono uno scenario desolante, con due province finite nel mirino del fuoco. La mappa del disastro: Lecce e BAT le più colpite La crisi non risparmia nessuna area, ma alcune zone stanno pagando un prezzo altissimo. Ecco come si dividono i danni sul territorio regionale: Provincia di Lecce: 399 ettari divorati dalle fiamme. Provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT): 238 ettari distrutti, con Minervino Murge duramente colpita. Tarantino: 212 ettari in cenere. Foggiano: 179 ettari andati persi, inclusi i polmoni verdi del Gargano. Brindisino: 13 ettari colpiti. Non è solo il caldo: il fattore umano e la “bomba” dei rifiuti Puntare il dito solo contro la siccità e le temperature record del 2026 sarebbe un errore imperdonabile. La verità è più amara: siamo noi a fornire il combustibile ideale per i roghi. Le campagne pugliesi sono troppo spesso trattate come discariche a cielo aperto. Cumuli di plastica, vecchi pneumatici e rifiuti di ogni genere vengono abbandonati tra la vegetazione secca. Quando scoppia una scintilla, questi materiali si trasformano in veri e propri acceleratori di combustione, rendendo gli incendi indomabili anche per i soccorritori. La perdita è irreversibile: ogni ettaro di terra bruciata non è solo un danno economico per l’agricoltura, ma una ferita profonda al cuore del paesaggio pugliese e alla sua biodiversità. Come fermare l’emergenza? Il ruolo dei contadini e i doveri di tutti Per invertire la rotta serve un cambio di passo immediato. Gli agricoltori rappresentano la prima linea di difesa sul territorio: presidiano i campi, puliscono i canali e creano quelle fasce tagliafuoco che possono salvare interi boschi. Ma non possono fare tutto da soli. Servono investimenti pubblici strutturali nella manutenzione delle aree rurali e controlli serrati contro l’abbandono dei rifiuti. Allo stesso tempo, la prevenzione passa dalle nostre abitudini quotidiane. Bastano pochi, semplici gesti di puro buon senso: Zero fiamme: non accendere mai fuochi vicino a zone alberate o campi secchi. Attenzione alle auto: non parcheggiare la macchina sopra l’erba alta e secca (la marmitta calda può innescare un rogo). Niente mozziconi: non lanciare mai sigarette dal finestrino o sul terreno. Rispetto per l’ambiente: riporta sempre a casa i tuoi rifiuti, senza eccezioni. Salvare la Puglia dal fuoco significa proteggere la nostra salute, la nostra economia e la bellezza che ci circonda. Il tempo di girarsi dall’altra parte è finito.
Investire in parchi e tutelare i frutteti può tagliare le temperature fino a 1,5 gradi. Il piano di Coldiretti per trasformare i capoluoghi pugliesi, oggi all’ultimo posto in Italia per aree verdi. Rinnovare e potenziare le aree verdi, i parchi e i viali alberati non è più solo una questione di decoro, ma una vera e propria mossa strategica di sopravvivenza urbana. Incrementare la vegetazione in città può infatti rinfrescare l’aria cittadina riducendo le temperature medie anche di 1,5 gradi, con benefici immediati sulla salute pubblica e nel contrasto alle polveri sottili. L’appello per un piano strutturale arriva da Coldiretti Puglia che, analizzando i dati dell’ultimo report ISTAT dedicato all’ambiente, fotografa una regione stremata da un’estate di canicola asfissiante, bollini di allerta meteo e picchi termici che nell’entroterra sfiorano costantemente i 40 gradi. I numeri attuali evidenziano un ritardo cronico: nei capoluoghi della regione la quota di verde pubblico si attesta su una media di appena 10,8 metri quadrati per residente. Si tratta di una cifra impietosa se paragonata ai 35,7 metri quadrati pro capite registrati su scala nazionale, un dato che relega il territorio pugliese in fondo alle classifiche italiane. Guardando la mappa delle città, Taranto guida la classifica locale con 14,4 metri quadrati per abitante, seguita da Brindisi (11,9), Lecce (9,6) e Bari (9,2). Chiudono la fila Foggia con 9 metri quadrati, Trani con 8,8, Barletta con 8,4 e infine Andria, fanalino di coda con soli 7,4 metri quadrati. Sul fronte del patrimonio arboreo, i grandi centri pugliesi contano complessivamente quasi 140 mila piante. Bari svetta in termini assoluti superando la soglia dei 30 mila esemplari (potendo contare anche su una superficie a parchi superiore alla media), seguita a ruota da Foggia, Taranto, Lecce e Brindisi, mentre Andria e Barletta si fermano a circa 15 mila alberi ciascuna. Tuttavia, se si calcola la densità di piante in rapporto ai residenti, lo spazio di crescita resta enorme: Bari conta appena 9,7 alberi ogni 100 abitanti e Taranto si ferma a 10,9. Leggermente migliori, ma sempre parziali, le quote di Foggia (14,4), Andria (15,4), Barletta (16,2), fino ai valori più alti di Lecce (20,7) e Brindisi (21,3). Proprio nei quartieri dove cemento e asfalto dominano incontrastati l’afa diventa insostenibile. La vegetazione combatte l’effetto isola di calore urbana sia offrendo ombra naturale con le fronde, sia attivando la fotosintesi e la traspirazione, processi biologici che agiscono come veri condizionatori ecologici. Un grande parco cittadino riesce ad abbassare la colonnina di mercurio da 1 a 3 gradi rispetto alle aree esposte al sole. Bastano anche piccoli interventi diffusi: un’isola alberata di 1.500 metri quadrati genera un microclima più fresco di 1,5 gradi, estendendo il refrigerio alle strade vicine e aiutando a prevenire i fenomeni di desertificazione. Oltre allo scudo termico, le piante fungono da veri e propri filtri contro l’inquinamento atmosferico. Un singolo albero adulto è in grado di catturare tra i 100 e i 250 grammi di polveri sottili (PM10) ogni dodici mesi, mentre un ettaro di bosco urbano arriva a sequestrare fino a 20 tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno. Per ottenere i risultati migliori, gli esperti suggeriscono di puntare su alberi autoctoni e resistenti: tra le specie spiccano leccio, farnia, carpino bianco, acero campestre, tiglio, frassino e pioppo; tra gli arbusti sono ottimi alleati l’alloro, la rosa canina, il biancospino, il ligustro e il corniolo. La sfida della crisi climatica impone quindi una rivoluzione urbanistica che incentivi la diffusione di piante sia negli spazi pubblici sia nei giardini privati. Ma l’emergenza non si ferma ai confini delle città: negli ultimi vent’anni le campagne pugliesi hanno perso quasi il 25% dei frutteti (tra pescheti, albicoccheti e agrumeti), a cui si somma il disastro della Xylella che ha ucciso milioni di ulivi. Questa perdita non ha colpito solo l’economia agricola, ma ha privato il territorio di polmoni verdi fondamentali per lo stoccaggio della CO₂. Tutelare e rilanciare l’agricoltura sostenibile e la frutticoltura locale resta una colonna portante per la salvaguardia dell’ambiente e la stabilità climatica dell’intera regione.
Da Xylella e granchio blu ai nuovi insetti killer: Coldiretti lancia l’allarme sulle frontiere colabrodo nel 2026. La Puglia si ritrova in prima linea in una vera e propria emergenza ecologica e commerciale. Posizionata al centro delle rotte globali e colpita duramente dal cambiamento climatico — con un 2026 segnato da temperature record —, la regione assiste a una continua avanzata di organismi non autoctoni. Specie invasive, insetti e agenti patogeni stanno stravolgendo gli ecosistemi marini e terrestri, provocando un aumento costante dei danni all’agricoltura e alla pesca locali. La denuncia arriva direttamente da Coldiretti Puglia, che punta il dito contro il mix esplosivo di riscaldamento globale e libera circolazione delle merci. Mare a rischio: l’arrivo dei pesci tropicali I mari pugliesi stanno cambiando pelle a causa della progressiva tropicalizzazione del Mediterraneo. Accanto alla minaccia ormai nota del granchio blu (Callinectes sapidus) — che sta mettendo in ginocchio gli allevamenti di cozze e vongole — si registra lo stanziamento fisso di altri pericolosi predatori: Pesce scorpione (Pterois miles) e pesce coniglio (Siganus spp.) Pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus) Queste specie ittiche aliene stanno colonizzando le coste, minacciando la biodiversità locale e le attività dei pescatori. Campagne sotto assedio: insetti killer e volatili L’allarme non risparmia la terraferma, dove i produttori devono fare i conti con l’insediamento di animali infestanti e parassiti distruttivi. Parrocchetto monaco: Questo pappagallo originario del Sud America provoca danni ingenti a frutteti e coltivazioni di mandorlo. Storno: Divenuto stanziale nella piana olivetata tra Bari e Brindisi e nel Foggiano, consuma le olive e compromette la raccolta. Drosophila suzukii: Il cosiddetto moscerino killer attacca ciliegie e piccoli frutti. Il danno spesso si palesa solo dopo la raccolta, azzerando la qualità del prodotto. Foreste e agrumi: la piaga della Xylella La pressione biologica colpisce duro anche il patrimonio arboreo e boschivo: Cinipide del castagno: Insetto asiatico che decima la produzione di castagne, rendendo necessaria la lotta biologica. Tristeza degli agrumi: Un virus (CTV) che impone rigidi protocolli fitosanitari per il mercato comunitario. Punteruolo rosso: Dal 2004 devasta il patrimonio di palme ornamentali. L’emergenza più drammatica resta però quella della Xylella fastidiosa. Il batterio ha già colpito oltre 21 milioni di piante, interessando circa l’80% del territorio salentino e ridisegnando i confini biologici di circa il 40% dell’intera regione. Il nodo delle frontiere colabrodo Secondo Coldiretti, il problema centrale risiede nel sistema di vigilanza europeo. Le “frontiere colabrodo” facilitano l’ingresso di materiale vegetale infetto e parassiti, penalizzando la produzione nazionale rispetto a un export italiano sottoposto a controlli fitosanitari molto più rigidi.
Terreni agricoli si sono trasformati in un enorme bacino d’acqua causando ingenti danni alle coltivazioni. In Contrada Polvere nel distretto 52 tra Andria e Barletta, una condotta irrigua è rotta da tempo trasformando i terreni agricoli in un enorme bacino d’acqua e causando ingenti danni alle coltivazioni. Lo ha segnalato Coldiretti Puglia. Sentiamo le parole di un imprenditore agricolo, Giuseppe Cannone Servizio di Damiana Sgaramella
Il primo picco di calore africano sopra i 35 gradi toglie il sonno a 500 mila pugliesi: ecco i cibi promossi e bocciati per dormire bene la notte. A causa della prima ondata di caldo africano, che in Puglia ha spinto il termometro sopra i 35 gradi, circa cinquecentomila residenti stanno sperimentando forti disturbi del sonno, accompagnati da stati d’ansia, irritabilità, emicranie e rigidità muscolare acuiti dall’afa notturna. Per contrastare questo malessere, Coldiretti Puglia suggerisce di intervenire sulle abitudini alimentari, una strategia fondamentale soprattutto per i soggetti più vulnerabili come i bambini e i quasi 280mila ultraottantenni della regione, che risentono maggiormente della canicola. Per godere di un sonno ristoratore si rivela decisivo optare per pietanze sobrie e di facile assimilazione, limitando i condimenti elaborati e puntando sui prodotti ortofrutticoli di stagione, che si rivelano ideali per ripristinare i liquidi e i micronutrienti eliminati con la traspirazione. Al contrario, andrebbero banditi dalle cene estive i cibi ricchi di spezie piccanti come paprika o pepe, gli alimenti con un alto tasso di sodio, le pietanze precotte e i prodotti conservati, poiché tendono a disturbare il riposo e ad accentuare la disidratazione. La qualità del rilassamento notturno si costruisce a tavola fin dai pasti principali: alimenti come carboidrati complessi, ortaggi quali lattuga e cipolla, latticini freschi, uova cucinate sode e frutta estiva come le pesche costituiscono ottimi supporti biologici per superare le notti tropicali. È opportuno invece moderare l’assunzione di caffeina, alcolici e bevande stimolanti, tipici della movida estiva, oltre a evitare i cibi ultra-processati spesso consumati per comodità durante i soggiorni estivi. L’equilibrio resta la regola d’oro: coricarsi a stomaco vuoto o, viceversa, dopo un’ingestione eccessiva di calorie e sostanze nervine compromette seriamente la fase di addormentamento. L’ortofrutta fresca estiva rimane la risorsa principale per il benessere in estate, in quanto capace di reidratare, apportare fibre per la regolarità viscerale e difendere le cellule dai danni dei radicali liberi stimolati dai raggi solari. Infine, l’impiego sempre più comune di piccoli elettrodomestici come essiccatori e centrifughe permette di realizzare in modo rapido bevande dissetanti e spuntini genuini, ideali per garantire un’alimentazione corretta a tutta la famiglia, sia tra le mura domestiche sia sotto l’ombrellone.
L’analisi di Coldiretti Puglia per la Giornata mondiale contro la siccità: tra Xylella, crisi climatica e calo dei frutteti, serve subito un piano invasi. La Puglia è tra le regioni italiane più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, con le aree a rischio desertificazione che interessano infatti il 57% della superficie utilizzabile e conseguenze sempre più pesanti per il comparto agricolo. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1994 e celebrata ogni 17 giugno. L’agricoltura pugliese continua a pagare un prezzo elevato agli effetti della crisi climatica tra siccità, temperature estreme ed eventi meteorologici sempre più violenti, una situazione che rende indispensabile adottare interventi strutturali capaci di rafforzare la resilienza del territorio e delle imprese agricole. Anche il patrimonio arboreo delle campagne continua a ridursi, dove negli ultimi vent’anni è scomparsa quasi una pianta da frutto su quattro, tra pesche, arance, albicocche e altre specie frutticole. A questo si aggiunge la desertificazione causata dalla Xylella, che ha determinato la perdita di milioni di ulivi, con gravissime ripercussioni non solo sulla produzione agricola, ma anche sull’equilibrio ambientale e sulla capacità degli alberi di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Le conseguenze non sono soltanto economiche e occupazionali, perché la progressiva scomparsa di frutteti e uliveti riduce infatti la capacità del territorio di assorbire anidride carbonica e sostanze inquinanti, comprese le polveri sottili PM10. Numerosi studi hanno evidenziato il contributo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente grazie alla capacità delle piante di catturare CO₂, un ruolo che potrebbe essere ulteriormente valorizzato attraverso tecniche colturali orientate non solo alla produzione, ma anche alla sostenibilità ambientale. Di fronte a un cambiamento climatico sempre più segnato da lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni intense, Coldiretti ribadisce la necessità di realizzare un piano degli invasi per aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, oggi ferma ad appena l’11%. Insieme ad Anbi e a soggetti pubblici e privati sono già pronti numerosi interventi immediatamente cantierabili, in grado di garantire risorse idriche per gli usi civili, per l’agricoltura e per la produzione di energia pulita. Un investimento considerato strategico anche per rafforzare la sovranità alimentare, incrementare la produzione Made in Italy, ridurre la dipendenza dall’estero e assicurare produzioni di qualità, considerato che una corretta irrigazione può arrivare a triplicare le rese agricole.
Via libera dell’INPS al Bonus Giovani 2026: sgravi del 100% per assumere under 35 nelle imprese agricole pugliesi. Una svolta decisiva per il settore primario pugliese arriva con l’attivazione del Bonus Giovani in agricoltura, una misura strategica pensata per incentivare le assunzioni e promuovere il ricambio generazionale nei campi. Come comunicato da Coldiretti Puglia, l’INPS ha ufficialmente sbloccato le linee guida per accedere all’esonero contributivo al 100% introdotto dal Decreto Legge n. 62/2026. L’agevolazione è rivolta ai datori di lavoro che scelgono di assumere a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, ragazzi con un’età inferiore ai 35 anni. Questa iniziativa si inserisce in un contesto straordinariamente dinamico: l’agricoltura si conferma infatti un motore occupazionale anticiclico in Puglia, dove si registrano quasi 109mila occupati, un dato in controtendenza nazionale che segna una crescita del 4,3% a fronte di un calo del 3,3% nel resto d’Italia. Per Coldiretti, il bonus rappresenta una leva fondamentale per stabilizzare il personale e attrarre competenze innovative in un comparto che vede il lavoro dipendente agricolo crescere del 10,8%, in particolare nelle filiere d’eccellenza come l’ortofrutta, la vitivinicoltura e la trasformazione alimentare. Analizzando la geografia del lavoro, la provincia di Bari guida la classifica regionale concentrando il 25,3% degli addetti, seguita da Foggia (22,2%), Taranto e BAT (entrambe al 15,4%), Brindisi (12,4%) e Lecce (9,3%). Parallelamente all’occupazione giovanile, cresce del 5% l’apporto dei lavoratori stranieri in agricoltura, che in Puglia superano quota 32mila, con la provincia di Foggia che ne assorbe da sola il 40%. Secondo Coldiretti Puglia, per consolidare questo trend positivo è ora indispensabile accelerare i flussi per gli stagionali, tagliare la burocrazia e intensificare il contrasto al caporalato, garantendo alle imprese manodopera regolare, qualificata e protetta per affrontare al meglio le sfide della stagione.
Il report di Coldiretti Puglia accende i riflettori sulla pastorizia storica: le rotte sui tratturi resistono alla crisi dei costi e alle tensioni geopolitiche. La transumanza si conferma anche nel 2026 una pratica biologica e culturale cruciale per l’allevamento pugliese, un rito stagionale che muove le greggi del Gargano alla ricerca di pascoli freschi e ricchi d’acqua e che Coldiretti Puglia valorizza come pilastro di sostenibilità, benessere animale e identità rurale protetta dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità. Questo viaggio di quattro giorni vede pastori, cani e cavalli guidare le mandrie dalle pianure riarse fino ai freschi alpeggi montani attraverso soste storiche a San Paolo di Civitate, Santa Croce di Magliano, Ripalimosani e Frosolone, lasciando nelle stalle di origine soltanto gli agnelli troppo giovani per affrontare il cammino. Il tracciato si snoda lungo la secolare autostrada verde dei tratturi storici italiani come il celebre L’Aquila-Foggia noto come “tratturo del Re”, il Celano-Foggia e il Lucera-Castel di Sangro, vie d’erba collegate da tratturelli e bracci che consentono di tutelare la biodiversità zootecnica del Paese salvaguardando razze ovine uniche come la Sarda, la Sopravissana, la Brogna, la Comisana, la Bergamasca e la Massese, che altrimenti rischierebbero di scomparire. Nonostante il profondo valore ambientale, gli allevatori si trovano oggi a fare i conti con una crisi economica stringente dovuta a prezzi di vendita alla filiera del tutto insufficienti a coprire i costi di gestione, una situazione aggravata nel 2026 dalle pesanti tensioni geopolitiche della guerra in Iran che hanno fatto impennare i prezzi di energia, carburanti, trasporti e mangimi. Per questo motivo Coldiretti Puglia lancia l’allarme evidenziando che la chiusura di ogni singola stalla rappresenta una ferita insanabile per l’occupazione, l’economia delle aree interne e la sopravvivenza dei prodotti tipici locali, rendendo la difesa della pastorizia transumante una priorità strategica assoluta per la tenuta sociale e la tutela del territorio pugliese.
Allarme Coldiretti su obesità e cibi ultra-processati. Arrivano i fondi per mense a km zero e merende sane: ecco come ottenerli. La scorretta alimentazione, unita alla riduzione dell’attività fisica, continua ad alimentare la crescita dei casi di sovrappeso e obesità tra bambini e ragazzi, fenomeno aggravato dal consumo sempre più diffuso di alimenti ultra-processati. In questo contesto assume particolare importanza il programma “Frutta e Verdura nelle Scuole”, che promuove il consumo di prodotti ortofrutticoli freschi, stagionali e di qualità tra gli studenti. A sottolinearlo è Coldiretti Puglia, in occasione della pubblicazione da parte del MASAF del decreto che disciplina l’attuazione del programma per l’anno scolastico 2026-2027, con le domande per accedere ai contributi che potranno essere presentate entro il 6 luglio 2026. Saranno finanziati i progetti che, oltre alla distribuzione di frutta e verdura nelle scuole, prevedano specifiche misure di accompagnamento rivolte agli alunni per promuovere la conoscenza dell’agricoltura, delle sane abitudini alimentari, delle filiere locali, dell’agricoltura biologica, della lotta agli sprechi alimentari e della corretta gestione degli imballaggi. L’iniziativa assume particolare rilevanza in Puglia, dove il 10,3% dei minori è obeso e l’11,1% dei bambini – aggiunge Coldiretti Puglia – consuma frutta meno di una volta a settimana o non la consuma affatto. Solo il 39,8% dei bambini, inoltre, effettua una merenda adeguata a metà mattina. Una situazione che desta preoccupazione per la salute delle giovani generazioni e che si accompagna a una crescente diffusione di alimenti ultra-processati, come merendine, snack e bevande zuccherate, spesso caratterizzati dalla presenza di numerosi additivi. Secondo Coldiretti Puglia, il fenomeno rischia di allontanare le nuove generazioni dai principi della Dieta Mediterranea, patrimonio culturale e alimentare del nostro territorio. Negli ultimi vent’anni le persone obese sono aumentate del 36%, mentre quelle in sovrappeso del 7%. Oggi quasi il 46% della popolazione italiana adulta, pari a oltre 23 milioni di persone, è interessata da problemi di sovrappeso o obesità. Le stime indicano che una riduzione del 20% delle calorie derivanti da alimenti ad alto contenuto di zuccheri e grassi potrebbe evitare fino a 688mila casi di malattie croniche entro il 2050, generando anche un risparmio economico stimato in 12 miliardi di euro. Per favorire una maggiore educazione alimentare, prosegue anche il Progetto di Educazione alla Campagna Amica, che da anni mette in contatto studenti e famiglie con il mondo agricolo e i prodotti del territorio. In Puglia, negli ultimi dieci anni, il progetto delle masserie didattiche ha coinvolto circa 250mila bambini e 500 scuole. In questa direzione si inserisce anche il protocollo d’intesa siglato tra Coldiretti Puglia e ANCI Puglia, finalizzato a qualificare le mense scolastiche e collettive dei Comuni. L’accordo punta a privilegiare prodotti locali, stagionali e a chilometro zero, promuovendo alimenti “glifosato free” ed escludendo dai menu i cibi ultra-processati. Seguire una corretta alimentazione e praticare regolarmente attività fisica rappresentano strumenti fondamentali per prevenire obesità e sovrappeso, fattori di rischio per numerose patologie, tra cui malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e alcune forme tumorali.
Imperversano sulle ciliegie Bigarreau, con la perdita di 2 frutti su 3 Bigarreau e Ferrovia: Coldiretti denuncia il crac produttivo nel Barese. Grandine e nubifragi stanno devastando le coltivazioni di ciliegie Bigarreau in Puglia, causando la perdita di ben 2 frutti su 3 e un danno stimato fino al 70% della produzione totale. Secondo la denuncia di Coldiretti Puglia, il forte maltempo ha colpito duramente il cuore del distretto cerasicolo di Bari e della BAT, con violenti nubifragi localizzati a Conversano, Rutigliano, Turi, Castellana Grotte e Casamassima, oltre a pesanti grandinate tra Triggianello, Andria e Bisceglie. I dati ISTAT confermano che la provincia di Bari è il primo produttore di ciliegie in Italia, con 47 mila tonnellate annue (circa il 34% del mercato nazionale) e oltre 17 mila ettari dedicati. Nonostante l’eccellenza delle varietà Bigarreau e Ferrovia, la tropicalizzazione del clima e gli eventi estremi stanno compromettendo la redditività delle imprese agricole, spingendo i prezzi al consumo fino a 20 euro al chilo a Milano. Questo scenario critico favorisce il rischio di importazioni estere da Egitto, Tunisia e Marocco, rendendo necessari controlli serrati sull’origine del prodotto e interventi urgenti per sostenere la filiera cerasicola pugliese.
Il presidente Alfonso Cavallo: “Scenario insostenibile nello Stretto di Hormuz”. Gasolio agricolo a 1,42 euro e rincari record per i fertilizzanti. L’aggravarsi del conflitto in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno provocando una vera e propria tempesta economica sulle aziende agricole della Puglia. Secondo l’ultimo report di Coldiretti Puglia, l’escalation dei costi di produzione ha raggiunto picchi del 45%, mettendo a rischio la tenuta del comparto regionale. A pesare è soprattutto la fiammata dei prezzi dei fertilizzanti e dei carburanti, influenzata dall’instabilità di uno snodo logistico cruciale per gli approvvigionamenti mondiali. I numeri delineano un quadro allarmante: il prezzo dell’urea è schizzato a 870 euro a tonnellata, segnando un rincaro dell’85% rispetto allo scorso anno. Non va meglio per il nitrato ammonico (+38%) e per il gasolio agricolo, che è tornato a correre toccando quota 1,42 euro al litro, contro gli 0,85 euro di inizio anno. Questi aumenti, uniti ai rincari di plastica e materie prime, soffocano i bilanci delle imprese agricole già provate dall’emergenza energetica. Le soluzioni di Coldiretti: digestato e alternative green Per ridurre la dipendenza dall’estero e mitigare i costi, Coldiretti Puglia sollecita un cambio di passo deciso verso l’economia circolare. Tra le risorse strategiche figurano: Il digestato: un biofertilizzante naturale derivante dalla produzione di biogas, ottenuto da scarti agricoli e liquami, capace di rigenerare i suoli con alto valore nutritivo. L’acido pelargonico: un erbicida naturale biodegradabile, eccellenza produttiva che trova in Sardegna un polo di riferimento. Rappresenta l’alternativa sostenibile al glifosato, non lasciando residui nel suolo e tutelando la biodiversità. Il grido d’aiuto dei produttori pugliesi “L’aumento dei costi ha raggiunto livelli non più sostenibili – dichiara Alfonso Cavallo, Presidente di Coldiretti Puglia – le nostre imprese non possono assorbire ulteriori rincari. In assenza di interventi a sostegno del reddito agricolo, rischiamo di compromettere l’intero sistema produttivo regionale”. Sulla stessa linea il direttore Pietro Piccioni, che evidenzia il paradosso della filiera: mentre i costi di produzione esplodono, i prezzi di vendita riconosciuti agli agricoltori restano insufficienti a coprire le spese, con ripercussioni pesanti anche sui carrelli della spesa dei consumatori. Secondo Coldiretti, l’Unione Europea appare ancora troppo distratta e in ritardo rispetto alle necessità urgenti dei coltivatori, impegnati a garantire cibo sicuro e di qualità in un clima di forte incertezza geopolitica.
Il quadro di Coldiretti Puglia. Annata ad alto rischio per il pomodoro da industria, stretta tra l’aumento vertiginoso dei costi di produzione del 50%, legati anche agli effetti della guerra in Iran, e un forte incremento delle superfici coltivate stimato al momento in +20% che potrebbe generare squilibri di mercato. È questo il quadro di Coldiretti Puglia sull’annata del pomodoro in Puglia con i trapianti partiti in ritardo per la forte ondata di maltempo delle scorse settimane che ha ritardato le operazioni in campo, con una situazione particolarmente critica in Puglia nel Centro-Sud dove, a differenza del Nord Italia, non è stato ancora raggiunto alcun accordo sul prezzo. Nel Nord è stato infatti già siglato un contratto al ribasso, con valori compresi tra i 13 e i 13,7 centesimi al chilo, inferiori rispetto allo scorso anno – denuncia Coldiretti Puglia – mentre al Centro-Sud le trattative sono ancora in corso, con la parte industriale che spinge per una chiusura su livelli più bassi, aumentando l’incertezza per gli agricoltori. Il risultato è una combinazione pericolosa, con costi certi in aumento e ricavi sempre più incerti e potenzialmente in calo. In questo scenario la Puglia gioca un ruolo centrale, è infatti il principale polo della salsa Made in Italy nel Mezzogiorno, concentrato per l’84% in provincia di Foggia, leader del comparto – sottolinea Coldiretti Puglia – con circa 3.500 produttori impegnati su una superficie complessiva di circa 32mila ettari, per una produzione di 20 milioni di quintali e una Produzione Lorda Vendibile che sfiora i 180 milioni di euro, numeri di assoluto rilievo se confrontati con il dato nazionale, che si attesta su circa 55 milioni di quintali di produzione e 95mila ettari investiti. I problemi, tra costi di produzione e frammentazione della filiera A pesare è soprattutto l’impennata dei costi di produzione, con fertilizzanti sempre più cari e difficili da reperire, rincari energetici, aumento del gasolio agricolo e costi più elevati lungo tutta la filiera – insiste Coldiretti Puglia – dalle piantine ai mezzi tecnici, una situazione aggravata dalle tensioni internazionali, che stanno incidendo sia sui prezzi che sulla disponibilità delle materie prime. Allo stesso tempo, si registra un forte aumento delle superfici coltivate a pomodoro in diversi areali produttivi, dal Nord Italia alla Campania, fino alla Calabria e alla Capitanata, dove – spiega Coldiretti Puglia – il riempimento degli invasi e il miglioramento della disponibilità idrica hanno spinto molti agricoltori a investire nuovamente nel pomodoro, anche per compensare l’andamento negativo del grano. Una dinamica che, se da un lato rappresenta un segnale positivo, dall’altro rischia di trasformarsi in un boomerang, con l’eccesso di offerta – segnala Coldiretti Puglia – unito a una raccolta che si preannuncia concentrata a causa dei ritardi nei trapianti dovuti alle piogge primaverili, potrebbe infatti saturare la capacità di lavorazione dell’industria e comprimere ulteriormente i prezzi. In questo contesto pesa anche la storica frammentazione della filiera del pomodoro nel Centro-Sud, che rende più difficile costruire accordi di valore tra parte agricola e industriale, a differenza di quanto avviene nel Nord dove il sistema appare più strutturato. Se non si interviene rapidamente per riequilibrare i rapporti di filiera e garantire prezzi equi, il rischio concreto è quello di una campagna che, nonostante le buone prospettive produttive, possa trasformarsi in una vera e propria crisi per le imprese agricole.
Secondo Coldiretti la caduta della grandine nelle campagne è la più dannosa in questa fase della stagione per le perdite alle coltivazioni. Sono da quantificare i danni di una violenta grandinata che si è abbattuta nella serata di ieri, 21 aprile, in territorio di Andria, nella zona di Castel del Monte, dove ha colpito campi coltivati a grano e vigneti. Secondo Coldiretti la caduta della grandine nelle campagne è la più dannosa in questa fase della stagione per le perdite alle coltivazioni. Colpisce fiori e frutticini nei primi giorni di formazione danneggiandoli e impedendone la crescita. Abbondanti precipitazioni piovose si sono registrate anche tra Canosa di Puglia e San Ferdinando di Puglia.
L’ortofrutta pugliese si conferma leader nazionale, ma il settore deve oggi fare i conti con una pressione senza precedenti. Con oltre 3 milioni di tonnellate prodotte all’anno e un valore che sfiora i 2,7 miliardi di euro, la Puglia resta il pilastro agricolo d’Italia. Tuttavia, le importazioni selvagge e i cambiamenti climatici mettono a rischio il reddito di migliaia di imprese. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia diffusa in occasione del Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta. I numeri del settore: la forza della Puglia La filiera ortofrutticola regionale non è solo un asset economico, ma un vero motore occupazionale e produttivo. Ecco i dati principali: Produzione annua: oltre 3 milioni di tonnellate. Imprese coinvolte: più di 21.000. Superficie coltivata: 164.000 ettari. Valore alla produzione: circa 2,7 miliardi di euro. Dalle brassicacee al pomodoro, fino agli ortaggi in serra, il sistema pugliese garantisce qualità e continuità di approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri. Le minacce: importazioni e concorrenza sleale Nonostante i numeri da record, Coldiretti Puglia lancia l’allarme: la competitività delle nostre imprese è minacciata da importazioni extra-UE che spesso non rispettano i rigorosi standard produttivi e normativi italiani. Questa dinamica genera un’alterazione della concorrenza e una drastica riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, rendendo difficile coprire persino i costi di produzione, gonfiati anche dai rincari energetici e dalle tensioni geopolitiche. Le richieste di Coldiretti: reciprocità e trasparenza Per difendere il “Made in Puglia”, Coldiretti punta su tre pilastri fondamentali: Revisione del Codice Doganale: per garantire massima trasparenza sull’origine dei prodotti. Principio di Reciprocità: le produzioni importate devono sottostare alle stesse regole (sociali, ambientali e sanitarie) imposte agli agricoltori italiani. Stop alle “trasformazioni fittizie”: evitare che prodotti esteri, con minime lavorazioni, acquisiscano la cittadinanza italiana ingannando il consumatore. Innovazione e Logistica: il futuro dell’ortofrutta Oltre alla difesa dei confini commerciali, Coldiretti Puglia sottolinea l’importanza di investire internamente. Per rafforzare la filiera sono necessari: Investimenti nella logistica: per abbattere i costi di trasporto e migliorare la freschezza. Aggregazione: per dare più forza contrattuale agli agricoltori. Innovazione tecnologica: per affrontare i cambiamenti climatici e aumentare la resa qualitativa. “Appuntamenti come il Macfrut sono strategici per costruire nuove prospettive di sviluppo, difendere il reddito degli agricoltori e garantire un futuro sostenibile a uno dei comparti più importanti della nostra regione” – conclude Coldiretti Puglia.
Denunciano una crisi senza precedenti che sta mettendo in ginocchio imprese agricole e zootecniche. Piano Marshall da 200 milioni di euro per salvare l’agricoltura pugliese è la richiesta lanciata da Coldiretti Puglia alla Regione Puglia, avanzata davanti agli agricoltori scesi in piazza. Denunciano una crisi senza precedenti che sta mettendo in ginocchio imprese agricole e zootecniche. “Una situazione ormai fuori controllo che impone interventi immediati, a partire dalla richiesta urgente al governo dello stato di calamità dopo gli eventi estremi che si sono abbattuti sulla Puglia nelle ultime settimane, aggravando ulteriormente le difficoltà di un settore già allo stremo. Il costo del gasolio agricolo arrivato a 1,70 euro al litro rappresenta il segnale più evidente di una situazione ormai insostenibile aggravata dall’aumento dei prezzi dell’energia, dei carburanti e dei fertilizzanti, da catene diapprovvigionamento sempre più fragili e da bilanci aziendali sotto pressione, con effetti diretti sulla competitività delle filiere locali e sul futuro del sistema agroalimentare regionale”. “La situazione è ormai insostenibile, servono interventi concreti per garantire reddito, sicurezza e prospettive agli agricoltori pugliesi”, ha detto Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. “È ora di passare dalle parole ai fatti, investendo su filiere strategiche, infrastrutture idriche e innovazione”.
Mobilitazione di Coldiretti sul lungomare di Bari per chiedere interventi su caro energia, gestione idrica, emergenza Xylella e difesa del Made in Puglia. Oggi, la città di Bari diventerà l’epicentro della mobilitazione per il mondo rurale. Agricoltori e allevatori pugliesi lasceranno campagne e stalle per partecipare a una massiccia manifestazione organizzata da Coldiretti Puglia. L’obiettivo è portare all’attenzione delle istituzioni una crisi che sta mettendo in ginocchio le imprese locali. Il programma della manifestazione a Bari Il raduno è previsto a partire dalle ore 9:00 sul lungomare Nazario Sauro. Il corteo seguirà un percorso simbolico e strategico: Partenza: Sede dell’Assessorato regionale all’Agricoltura. Arrivo: Presidenza della Regione Puglia. Secondo le previsioni di Coldiretti, sono attese 10.000 persone provenienti da ogni angolo della regione. Le motivazioni della protesta: Xylella, acqua e burocrazia La mobilitazione nasce dall’esigenza di denunciare una situazione diventata ormai insostenibile per le imprese agricole e zootecniche. In una nota ufficiale, Coldiretti Puglia ha delineato i punti cardine della protesta: Emergenza Xylella: Richiesta di interventi drastici e rapidi per il rilancio del patrimonio olivicolo. Gestione Idrica: Necessità di infrastrutture moderne per l’irrigazione e il contrasto alla siccità. Semplificazione Burocratica: Abbattimento degli ostacoli amministrativi che soffocano le aziende. Tutela del Made in Italy: Difesa della qualità delle filiere locali contro la concorrenza sleale. “Il settore è alle prese con un contesto sempre più difficile, con costi di energia, carburanti e fertilizzanti in aumento e bilanci aziendali sotto pressione”, spiega Coldiretti Puglia. Sostenibilità e rincari: il futuro del comparto agricolo pugliese Oltre alle problematiche territoriali, gli agricoltori puntano il dito contro l’aumento dei costi di produzione e la fragilità delle catene di approvvigionamento. La richiesta alla Regione è chiara: servono investimenti mirati e azioni concrete per garantire la sicurezza nelle campagne e la competitività delle filiere pugliesi sui mercati internazionali. La giornata di domani segnerà un momento cruciale per il dialogo tra il mondo produttivo e il governo regionale, con la speranza che le istanze di migliaia di lavoratori trovino finalmente risposte efficaci. In sintesi: info utili Chi: Coldiretti Puglia e 10.000 partecipanti. Cosa: Manifestazione agricoltori e allevatori. Dove: Bari (Lungomare Nazario Sauro). Quando: Oggi, ore 9:00.
In media nella spazzatura finiscono 75 grammi di cibo al giorno di prodotti alimentari a persona. L’analisi di Coldiretti Puglia. L’economia circolare torna protagonista grazie alla crescita di attività green che spaziano dal riutilizzo degli scarti per creare nuovi oggetti alla condivisione di beni e servizi, dalla riparazione dei prodotti domestici al trattamento dei rifiuti fino alla produzione di biogas agricolo e al riutilizzo dei rifiuti trasformati in concime attraverso il compost fai da te, utile per nutrire orti e giardini. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in occasione dalla giornata mondiale del riciclo che si celebra il 18 marzo, quando in Puglia secondo i dati dell’ultimo rapporto sui rifiuti urbani dell’ISPRA, in un anno vengono prodotti circa 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani pari a circa 467 chili per abitante. Con alcuni semplici accorgimenti è possibile smaltire i rifiuti alimentari trasformandoli in concime da riutilizzare per la coltivazione di piante e fiori, una soluzione utile sia per chi ha un terrazzo sia per chi dispone di un giardino utilizzando gli scarti alimentari o quelli provenienti dall’orto per ottenere un fertilizzante naturale. La compostiera rappresenta lo strumento più adatto può essere realizzata in plastica o in legno dotata di prese d’aria per evitare fenomeni di putrefazione oppure può consistere anche in un semplice cumulo in giardino al suo interno possono essere inseriti tutti gli scarti organici privilegiando quelli vegetali e limitando quelli di origine animale. L’economia circolare mette infatti a disposizione diversi strumenti – insiste Coldiretti Puglia – per ridurre gli sprechi e promuovere il riciclo. In Puglia in media nella spazzatura finiscono 75 grammi di cibo al giorno di prodotti alimentari a persona, con il cibo avanzato dopo pranzi e cene che rappresenta una fetta rilevante degli sprechi alimentari che possono essere combattuti con la riscoperta dei piatti che valorizzano gli avanzi.
Aumenti dei costi in stalle pugliesi: soia +30%, polpe di barbabietola +16%, gasolio agricolo +40%; Coldiretti Puglia lancia l’allarme per il settore lattiero-caseario. Iran e Coldiretti Puglia: +25% di costi per le stalle, rincari su soia e polpe di barbabietola Puglia, 16 marzo 2026 – Il conflitto in Iran sta incidendo direttamente sulle aziende agricole pugliesi, con un aumento dei costi energetici e dei mangimi che ha fatto crescere fino al 25% le spese per gli allevamenti di bovini, suini e ovini destinati alle produzioni lattiero-casearie Made in Puglia. Lo segnala Coldiretti Puglia, evidenziando l’impatto sulla filiera agroalimentare regionale. Carburante e energia: +30% e +40% per il settore agricolo pugliese Secondo Coldiretti Puglia, l’aumento del prezzo del carburante di circa 30 centesimi al litro genera 25 milioni di euro di costi aggiuntivi per le aziende agricole pugliesi. Il rincaro del gasolio agricolo (+40%) e dei trasporti dei mangimi incide pesantemente sui costi di produzione, influenzando direttamente la competitività della filiera lattiero-casearia locale. Rincari dei mangimi: soia +30%, polpe di barbabietola +16%, mais in aumento L’incremento dei costi dei mangimi è determinato dall’aumento dei prezzi di materie prime fondamentali: Soia: +30% Polpe di barbabietola: +16% Mais: andamento crescente Questi rincari gravano sulle stalle pugliesi, facendo lievitare i costi per l’alimentazione degli animali e rendendo più onerosa la produzione dei prodotti lattiero-caseari tipici della regione. Il valore del settore lattiero-caseario pugliese Il settore lattiero-caseario in Puglia rappresenta un patrimonio di biodiversità e tradizione, con produzioni riconosciute a livello nazionale e internazionale. Sul territorio sono presenti: 5 formaggi DOP Burrata di Andria IGP 17 specialità tradizionali riconosciute dal MIPAAF Oltre alla produzione di eccellenze, gli allevamenti contribuiscono alla manutenzione dei terreni, contrastando il degrado e lo spopolamento delle aree rurali. Urgenza di interventi per garantire stabilità e competitività Coldiretti Puglia sottolinea che la guerra alle porte dell’Europa influisce concretamente sulle aziende agricole locali, con rincari di carburante, fertilizzanti e difficoltà logistiche. L’organizzazione chiede interventi immediati per: Calmierare i costi di carburanti e fertilizzanti Garantire la continuità delle forniture essenziali Proteggere la competitività della filiera agroalimentare regionale La stabilità del settore lattiero-caseario pugliese è fondamentale: dietro ogni stalla c’è un ecosistema fatto di animali, prati per il foraggio, formaggi tipici e persone che lavorano da generazioni per mantenere vivo il territorio.
Gasolio, energia e concimi in forte aumento: Coldiretti Puglia denuncia la pressione sulle aziende agricole. La guerra in Iran sta già avendo effetti concreti sull’agricoltura pugliese, aggravando una situazione energetica e logistica già critica. Le aziende agricole della regione devono affrontare un aumento del costo del gasolio agricolo di quasi il 40%, oltre ai rincari dell’energia elettrica, e la crescita esponenziale dei fertilizzanti azotati, con aumenti del 30% e difficoltà nel reperimento dei prodotti. Anche gli altri concimi registrano incrementi medi del 15% e continuano a salire. Secondo Coldiretti Puglia, l’esempio più emblematico è quello dell’urea, passata da 50 a 70 euro al quintale, a dimostrazione dello shock sui costi di produzione agricoli. In questo periodo, i fertilizzanti sono particolarmente strategici: gli azotati sono utilizzati per le ultime concimazioni sul grano, mentre concimi a base di fosforo e potassio servono per la preparazione dei terreni e le concimazioni di fondo, in vista delle nuove semine e dei trapianti di colture orticole, in particolare il pomodoro da industria, coltura simbolo della Capitanata e di altre aree agricole pugliesi. Effetto a cascata dei costi energetici L’aumento del costo dei carburanti incide direttamente sui trasporti e sui costi logistici, ricadendo sulle spalle degli agricoltori. Così, le aziende regionali rischiano di vedere compressi i margini, con difficoltà nel garantire la continuità produttiva e possibili ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare pugliese. La logistica come nodo critico La guerra alle porte dell’Europa sta provocando distorsioni logistiche che impattano sulla competitività del settore agricolo. Coldiretti Puglia sottolinea che Paesi concorrenti come la Spagna stanno guadagnando terreno nell’ortofrutta, non per qualità superiore, ma grazie a investimenti più consistenti in infrastrutture logistiche e sistemi di distribuzione. La logistica incide su gasolio, trasporto delle merci, distribuzione e prezzo finale dei prodotti agricoli. Richiesta di misure di sostegno Per Coldiretti Puglia è urgente adottare misure immediate di sostegno: calmierare i prezzi di carburanti e fertilizzanti, garantire la disponibilità delle forniture essenziali e proteggere la competitività della filiera agroalimentare regionale. Senza interventi, la crisi internazionale rischia di aumentare ulteriormente i costi a carico degli agricoltori e di penalizzare l’intero settore agricolo pugliese.

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