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Allarme Coldiretti su obesità e cibi ultra-processati. Arrivano i fondi per mense a km zero e merende sane: ecco come ottenerli. La scorretta alimentazione, unita alla riduzione dell’attività fisica, continua ad alimentare la crescita dei casi di sovrappeso e obesità tra bambini e ragazzi, fenomeno aggravato dal consumo sempre più diffuso di alimenti ultra-processati. In questo contesto assume particolare importanza il programma “Frutta e Verdura nelle Scuole”, che promuove il consumo di prodotti ortofrutticoli freschi, stagionali e di qualità tra gli studenti. A sottolinearlo è Coldiretti Puglia, in occasione della pubblicazione da parte del MASAF del decreto che disciplina l’attuazione del programma per l’anno scolastico 2026-2027, con le domande per accedere ai contributi che potranno essere presentate entro il 6 luglio 2026. Saranno finanziati i progetti che, oltre alla distribuzione di frutta e verdura nelle scuole, prevedano specifiche misure di accompagnamento rivolte agli alunni per promuovere la conoscenza dell’agricoltura, delle sane abitudini alimentari, delle filiere locali, dell’agricoltura biologica, della lotta agli sprechi alimentari e della corretta gestione degli imballaggi. L’iniziativa assume particolare rilevanza in Puglia, dove il 10,3% dei minori è obeso e l’11,1% dei bambini – aggiunge Coldiretti Puglia – consuma frutta meno di una volta a settimana o non la consuma affatto. Solo il 39,8% dei bambini, inoltre, effettua una merenda adeguata a metà mattina. Una situazione che desta preoccupazione per la salute delle giovani generazioni e che si accompagna a una crescente diffusione di alimenti ultra-processati, come merendine, snack e bevande zuccherate, spesso caratterizzati dalla presenza di numerosi additivi. Secondo Coldiretti Puglia, il fenomeno rischia di allontanare le nuove generazioni dai principi della Dieta Mediterranea, patrimonio culturale e alimentare del nostro territorio. Negli ultimi vent’anni le persone obese sono aumentate del 36%, mentre quelle in sovrappeso del 7%. Oggi quasi il 46% della popolazione italiana adulta, pari a oltre 23 milioni di persone, è interessata da problemi di sovrappeso o obesità. Le stime indicano che una riduzione del 20% delle calorie derivanti da alimenti ad alto contenuto di zuccheri e grassi potrebbe evitare fino a 688mila casi di malattie croniche entro il 2050, generando anche un risparmio economico stimato in 12 miliardi di euro. Per favorire una maggiore educazione alimentare, prosegue anche il Progetto di Educazione alla Campagna Amica, che da anni mette in contatto studenti e famiglie con il mondo agricolo e i prodotti del territorio. In Puglia, negli ultimi dieci anni, il progetto delle masserie didattiche ha coinvolto circa 250mila bambini e 500 scuole. In questa direzione si inserisce anche il protocollo d’intesa siglato tra Coldiretti Puglia e ANCI Puglia, finalizzato a qualificare le mense scolastiche e collettive dei Comuni. L’accordo punta a privilegiare prodotti locali, stagionali e a chilometro zero, promuovendo alimenti “glifosato free” ed escludendo dai menu i cibi ultra-processati. Seguire una corretta alimentazione e praticare regolarmente attività fisica rappresentano strumenti fondamentali per prevenire obesità e sovrappeso, fattori di rischio per numerose patologie, tra cui malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e alcune forme tumorali.

Imperversano sulle ciliegie Bigarreau, con la perdita di 2 frutti su 3 Bigarreau e Ferrovia: Coldiretti denuncia il crac produttivo nel Barese. Grandine e nubifragi stanno devastando le coltivazioni di ciliegie Bigarreau in Puglia, causando la perdita di ben 2 frutti su 3 e un danno stimato fino al 70% della produzione totale. Secondo la denuncia di Coldiretti Puglia, il forte maltempo ha colpito duramente il cuore del distretto cerasicolo di Bari e della BAT, con violenti nubifragi localizzati a Conversano, Rutigliano, Turi, Castellana Grotte e Casamassima, oltre a pesanti grandinate tra Triggianello, Andria e Bisceglie. I dati ISTAT confermano che la provincia di Bari è il primo produttore di ciliegie in Italia, con 47 mila tonnellate annue (circa il 34% del mercato nazionale) e oltre 17 mila ettari dedicati. Nonostante l’eccellenza delle varietà Bigarreau e Ferrovia, la tropicalizzazione del clima e gli eventi estremi stanno compromettendo la redditività delle imprese agricole, spingendo i prezzi al consumo fino a 20 euro al chilo a Milano. Questo scenario critico favorisce il rischio di importazioni estere da Egitto, Tunisia e Marocco, rendendo necessari controlli serrati sull’origine del prodotto e interventi urgenti per sostenere la filiera cerasicola pugliese.

Il presidente Alfonso Cavallo: “Scenario insostenibile nello Stretto di Hormuz”. Gasolio agricolo a 1,42 euro e rincari record per i fertilizzanti. L’aggravarsi del conflitto in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno provocando una vera e propria tempesta economica sulle aziende agricole della Puglia. Secondo l’ultimo report di Coldiretti Puglia, l’escalation dei costi di produzione ha raggiunto picchi del 45%, mettendo a rischio la tenuta del comparto regionale. A pesare è soprattutto la fiammata dei prezzi dei fertilizzanti e dei carburanti, influenzata dall’instabilità di uno snodo logistico cruciale per gli approvvigionamenti mondiali. I numeri delineano un quadro allarmante: il prezzo dell’urea è schizzato a 870 euro a tonnellata, segnando un rincaro dell’85% rispetto allo scorso anno. Non va meglio per il nitrato ammonico (+38%) e per il gasolio agricolo, che è tornato a correre toccando quota 1,42 euro al litro, contro gli 0,85 euro di inizio anno. Questi aumenti, uniti ai rincari di plastica e materie prime, soffocano i bilanci delle imprese agricole già provate dall’emergenza energetica. Le soluzioni di Coldiretti: digestato e alternative green Per ridurre la dipendenza dall’estero e mitigare i costi, Coldiretti Puglia sollecita un cambio di passo deciso verso l’economia circolare. Tra le risorse strategiche figurano: Il digestato: un biofertilizzante naturale derivante dalla produzione di biogas, ottenuto da scarti agricoli e liquami, capace di rigenerare i suoli con alto valore nutritivo. L’acido pelargonico: un erbicida naturale biodegradabile, eccellenza produttiva che trova in Sardegna un polo di riferimento. Rappresenta l’alternativa sostenibile al glifosato, non lasciando residui nel suolo e tutelando la biodiversità. Il grido d’aiuto dei produttori pugliesi “L’aumento dei costi ha raggiunto livelli non più sostenibili – dichiara Alfonso Cavallo, Presidente di Coldiretti Puglia – le nostre imprese non possono assorbire ulteriori rincari. In assenza di interventi a sostegno del reddito agricolo, rischiamo di compromettere l’intero sistema produttivo regionale”. Sulla stessa linea il direttore Pietro Piccioni, che evidenzia il paradosso della filiera: mentre i costi di produzione esplodono, i prezzi di vendita riconosciuti agli agricoltori restano insufficienti a coprire le spese, con ripercussioni pesanti anche sui carrelli della spesa dei consumatori. Secondo Coldiretti, l’Unione Europea appare ancora troppo distratta e in ritardo rispetto alle necessità urgenti dei coltivatori, impegnati a garantire cibo sicuro e di qualità in un clima di forte incertezza geopolitica.

Il quadro di Coldiretti Puglia. Annata ad alto rischio per il pomodoro da industria, stretta tra l’aumento vertiginoso dei costi di produzione del 50%, legati anche agli effetti della guerra in Iran, e un forte incremento delle superfici coltivate stimato al momento in +20% che potrebbe generare squilibri di mercato. È questo il quadro di Coldiretti Puglia sull’annata del pomodoro in Puglia con i trapianti partiti in ritardo per la forte ondata di maltempo delle scorse settimane che ha ritardato le operazioni in campo, con una situazione particolarmente critica in Puglia nel Centro-Sud dove, a differenza del Nord Italia, non è stato ancora raggiunto alcun accordo sul prezzo. Nel Nord è stato infatti già siglato un contratto al ribasso, con valori compresi tra i 13 e i 13,7 centesimi al chilo, inferiori rispetto allo scorso anno – denuncia Coldiretti Puglia – mentre al Centro-Sud le trattative sono ancora in corso, con la parte industriale che spinge per una chiusura su livelli più bassi, aumentando l’incertezza per gli agricoltori. Il risultato è una combinazione pericolosa, con costi certi in aumento e ricavi sempre più incerti e potenzialmente in calo. In questo scenario la Puglia gioca un ruolo centrale, è infatti il principale polo della salsa Made in Italy nel Mezzogiorno, concentrato per l’84% in provincia di Foggia, leader del comparto – sottolinea Coldiretti Puglia – con circa 3.500 produttori impegnati su una superficie complessiva di circa 32mila ettari, per una produzione di 20 milioni di quintali e una Produzione Lorda Vendibile che sfiora i 180 milioni di euro, numeri di assoluto rilievo se confrontati con il dato nazionale, che si attesta su circa 55 milioni di quintali di produzione e 95mila ettari investiti. I problemi, tra costi di produzione e frammentazione della filiera A pesare è soprattutto l’impennata dei costi di produzione, con fertilizzanti sempre più cari e difficili da reperire, rincari energetici, aumento del gasolio agricolo e costi più elevati lungo tutta la filiera – insiste Coldiretti Puglia – dalle piantine ai mezzi tecnici, una situazione aggravata dalle tensioni internazionali, che stanno incidendo sia sui prezzi che sulla disponibilità delle materie prime. Allo stesso tempo, si registra un forte aumento delle superfici coltivate a pomodoro in diversi areali produttivi, dal Nord Italia alla Campania, fino alla Calabria e alla Capitanata, dove – spiega Coldiretti Puglia – il riempimento degli invasi e il miglioramento della disponibilità idrica hanno spinto molti agricoltori a investire nuovamente nel pomodoro, anche per compensare l’andamento negativo del grano. Una dinamica che, se da un lato rappresenta un segnale positivo, dall’altro rischia di trasformarsi in un boomerang, con l’eccesso di offerta – segnala Coldiretti Puglia – unito a una raccolta che si preannuncia concentrata a causa dei ritardi nei trapianti dovuti alle piogge primaverili, potrebbe infatti saturare la capacità di lavorazione dell’industria e comprimere ulteriormente i prezzi. In questo contesto pesa anche la storica frammentazione della filiera del pomodoro nel Centro-Sud, che rende più difficile costruire accordi di valore tra parte agricola e industriale, a differenza di quanto avviene nel Nord dove il sistema appare più strutturato. Se non si interviene rapidamente per riequilibrare i rapporti di filiera e garantire prezzi equi, il rischio concreto è quello di una campagna che, nonostante le buone prospettive produttive, possa trasformarsi in una vera e propria crisi per le imprese agricole.

Secondo Coldiretti la caduta della grandine nelle campagne è la più dannosa in questa fase della stagione per le perdite alle coltivazioni. Sono da quantificare i danni di una violenta grandinata che si è abbattuta nella serata di ieri, 21 aprile, in territorio di Andria, nella zona di Castel del Monte, dove ha colpito campi coltivati a grano e vigneti. Secondo Coldiretti la caduta della grandine nelle campagne è la più dannosa in questa fase della stagione per le perdite alle coltivazioni. Colpisce fiori e frutticini nei primi giorni di formazione danneggiandoli e impedendone la crescita. Abbondanti precipitazioni piovose si sono registrate anche tra Canosa di Puglia e San Ferdinando di Puglia.

L’ortofrutta pugliese si conferma leader nazionale, ma il settore deve oggi fare i conti con una pressione senza precedenti. Con oltre 3 milioni di tonnellate prodotte all’anno e un valore che sfiora i 2,7 miliardi di euro, la Puglia resta il pilastro agricolo d’Italia. Tuttavia, le importazioni selvagge e i cambiamenti climatici mettono a rischio il reddito di migliaia di imprese. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia diffusa in occasione del Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta. I numeri del settore: la forza della Puglia La filiera ortofrutticola regionale non è solo un asset economico, ma un vero motore occupazionale e produttivo. Ecco i dati principali: Produzione annua: oltre 3 milioni di tonnellate. Imprese coinvolte: più di 21.000. Superficie coltivata: 164.000 ettari. Valore alla produzione: circa 2,7 miliardi di euro. Dalle brassicacee al pomodoro, fino agli ortaggi in serra, il sistema pugliese garantisce qualità e continuità di approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri. Le minacce: importazioni e concorrenza sleale Nonostante i numeri da record, Coldiretti Puglia lancia l’allarme: la competitività delle nostre imprese è minacciata da importazioni extra-UE che spesso non rispettano i rigorosi standard produttivi e normativi italiani. Questa dinamica genera un’alterazione della concorrenza e una drastica riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, rendendo difficile coprire persino i costi di produzione, gonfiati anche dai rincari energetici e dalle tensioni geopolitiche. Le richieste di Coldiretti: reciprocità e trasparenza Per difendere il “Made in Puglia”, Coldiretti punta su tre pilastri fondamentali: Revisione del Codice Doganale: per garantire massima trasparenza sull’origine dei prodotti. Principio di Reciprocità: le produzioni importate devono sottostare alle stesse regole (sociali, ambientali e sanitarie) imposte agli agricoltori italiani. Stop alle “trasformazioni fittizie”: evitare che prodotti esteri, con minime lavorazioni, acquisiscano la cittadinanza italiana ingannando il consumatore. Innovazione e Logistica: il futuro dell’ortofrutta Oltre alla difesa dei confini commerciali, Coldiretti Puglia sottolinea l’importanza di investire internamente. Per rafforzare la filiera sono necessari: Investimenti nella logistica: per abbattere i costi di trasporto e migliorare la freschezza. Aggregazione: per dare più forza contrattuale agli agricoltori. Innovazione tecnologica: per affrontare i cambiamenti climatici e aumentare la resa qualitativa. “Appuntamenti come il Macfrut sono strategici per costruire nuove prospettive di sviluppo, difendere il reddito degli agricoltori e garantire un futuro sostenibile a uno dei comparti più importanti della nostra regione” – conclude Coldiretti Puglia.

Denunciano una crisi senza precedenti che sta mettendo in ginocchio imprese agricole e zootecniche. Piano Marshall da 200 milioni di euro per salvare l’agricoltura pugliese è la richiesta lanciata da Coldiretti Puglia alla Regione Puglia, avanzata davanti agli agricoltori scesi in piazza. Denunciano una crisi senza precedenti che sta mettendo in ginocchio imprese agricole e zootecniche. “Una situazione ormai fuori controllo che impone interventi immediati, a partire dalla richiesta urgente al governo dello stato di calamità dopo gli eventi estremi che si sono abbattuti sulla Puglia nelle ultime settimane, aggravando ulteriormente le difficoltà di un settore già allo stremo. Il costo del gasolio agricolo arrivato a 1,70 euro al litro rappresenta il segnale più evidente di una situazione ormai insostenibile aggravata dall’aumento dei prezzi dell’energia, dei carburanti e dei fertilizzanti, da catene diapprovvigionamento sempre più fragili e da bilanci aziendali sotto pressione, con effetti diretti sulla competitività delle filiere locali e sul futuro del sistema agroalimentare regionale”. “La situazione è ormai insostenibile, servono interventi concreti per garantire reddito, sicurezza e prospettive agli agricoltori pugliesi”, ha detto Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. “È ora di passare dalle parole ai fatti, investendo su filiere strategiche, infrastrutture idriche e innovazione”.

Mobilitazione di Coldiretti sul lungomare di Bari per chiedere interventi su caro energia, gestione idrica, emergenza Xylella e difesa del Made in Puglia. Oggi, la città di Bari diventerà l’epicentro della mobilitazione per il mondo rurale. Agricoltori e allevatori pugliesi lasceranno campagne e stalle per partecipare a una massiccia manifestazione organizzata da Coldiretti Puglia. L’obiettivo è portare all’attenzione delle istituzioni una crisi che sta mettendo in ginocchio le imprese locali. Il programma della manifestazione a Bari Il raduno è previsto a partire dalle ore 9:00 sul lungomare Nazario Sauro. Il corteo seguirà un percorso simbolico e strategico: Partenza: Sede dell’Assessorato regionale all’Agricoltura. Arrivo: Presidenza della Regione Puglia. Secondo le previsioni di Coldiretti, sono attese 10.000 persone provenienti da ogni angolo della regione. Le motivazioni della protesta: Xylella, acqua e burocrazia La mobilitazione nasce dall’esigenza di denunciare una situazione diventata ormai insostenibile per le imprese agricole e zootecniche. In una nota ufficiale, Coldiretti Puglia ha delineato i punti cardine della protesta: Emergenza Xylella: Richiesta di interventi drastici e rapidi per il rilancio del patrimonio olivicolo. Gestione Idrica: Necessità di infrastrutture moderne per l’irrigazione e il contrasto alla siccità. Semplificazione Burocratica: Abbattimento degli ostacoli amministrativi che soffocano le aziende. Tutela del Made in Italy: Difesa della qualità delle filiere locali contro la concorrenza sleale. “Il settore è alle prese con un contesto sempre più difficile, con costi di energia, carburanti e fertilizzanti in aumento e bilanci aziendali sotto pressione”, spiega Coldiretti Puglia. Sostenibilità e rincari: il futuro del comparto agricolo pugliese Oltre alle problematiche territoriali, gli agricoltori puntano il dito contro l’aumento dei costi di produzione e la fragilità delle catene di approvvigionamento. La richiesta alla Regione è chiara: servono investimenti mirati e azioni concrete per garantire la sicurezza nelle campagne e la competitività delle filiere pugliesi sui mercati internazionali. La giornata di domani segnerà un momento cruciale per il dialogo tra il mondo produttivo e il governo regionale, con la speranza che le istanze di migliaia di lavoratori trovino finalmente risposte efficaci. In sintesi: info utili Chi: Coldiretti Puglia e 10.000 partecipanti. Cosa: Manifestazione agricoltori e allevatori. Dove: Bari (Lungomare Nazario Sauro). Quando: Oggi, ore 9:00.

In media nella spazzatura finiscono 75 grammi di cibo al giorno di prodotti alimentari a persona. L’analisi di Coldiretti Puglia. L’economia circolare torna protagonista grazie alla crescita di attività green che spaziano dal riutilizzo degli scarti per creare nuovi oggetti alla condivisione di beni e servizi, dalla riparazione dei prodotti domestici al trattamento dei rifiuti fino alla produzione di biogas agricolo e al riutilizzo dei rifiuti trasformati in concime attraverso il compost fai da te, utile per nutrire orti e giardini. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in occasione dalla giornata mondiale del riciclo che si celebra il 18 marzo, quando in Puglia secondo i dati dell’ultimo rapporto sui rifiuti urbani dell’ISPRA, in un anno vengono prodotti circa 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani pari a circa 467 chili per abitante. Con alcuni semplici accorgimenti è possibile smaltire i rifiuti alimentari trasformandoli in concime da riutilizzare per la coltivazione di piante e fiori, una soluzione utile sia per chi ha un terrazzo sia per chi dispone di un giardino utilizzando gli scarti alimentari o quelli provenienti dall’orto per ottenere un fertilizzante naturale. La compostiera rappresenta lo strumento più adatto può essere realizzata in plastica o in legno dotata di prese d’aria per evitare fenomeni di putrefazione oppure può consistere anche in un semplice cumulo in giardino al suo interno possono essere inseriti tutti gli scarti organici privilegiando quelli vegetali e limitando quelli di origine animale. L’economia circolare mette infatti a disposizione diversi strumenti – insiste Coldiretti Puglia – per ridurre gli sprechi e promuovere il riciclo. In Puglia in media nella spazzatura finiscono 75 grammi di cibo al giorno di prodotti alimentari a persona, con il cibo avanzato dopo pranzi e cene che rappresenta una fetta rilevante degli sprechi alimentari che possono essere combattuti con la riscoperta dei piatti che valorizzano gli avanzi.

Aumenti dei costi in stalle pugliesi: soia +30%, polpe di barbabietola +16%, gasolio agricolo +40%; Coldiretti Puglia lancia l’allarme per il settore lattiero-caseario. Iran e Coldiretti Puglia: +25% di costi per le stalle, rincari su soia e polpe di barbabietola Puglia, 16 marzo 2026 – Il conflitto in Iran sta incidendo direttamente sulle aziende agricole pugliesi, con un aumento dei costi energetici e dei mangimi che ha fatto crescere fino al 25% le spese per gli allevamenti di bovini, suini e ovini destinati alle produzioni lattiero-casearie Made in Puglia. Lo segnala Coldiretti Puglia, evidenziando l’impatto sulla filiera agroalimentare regionale. Carburante e energia: +30% e +40% per il settore agricolo pugliese Secondo Coldiretti Puglia, l’aumento del prezzo del carburante di circa 30 centesimi al litro genera 25 milioni di euro di costi aggiuntivi per le aziende agricole pugliesi. Il rincaro del gasolio agricolo (+40%) e dei trasporti dei mangimi incide pesantemente sui costi di produzione, influenzando direttamente la competitività della filiera lattiero-casearia locale. Rincari dei mangimi: soia +30%, polpe di barbabietola +16%, mais in aumento L’incremento dei costi dei mangimi è determinato dall’aumento dei prezzi di materie prime fondamentali: Soia: +30% Polpe di barbabietola: +16% Mais: andamento crescente Questi rincari gravano sulle stalle pugliesi, facendo lievitare i costi per l’alimentazione degli animali e rendendo più onerosa la produzione dei prodotti lattiero-caseari tipici della regione. Il valore del settore lattiero-caseario pugliese Il settore lattiero-caseario in Puglia rappresenta un patrimonio di biodiversità e tradizione, con produzioni riconosciute a livello nazionale e internazionale. Sul territorio sono presenti: 5 formaggi DOP Burrata di Andria IGP 17 specialità tradizionali riconosciute dal MIPAAF Oltre alla produzione di eccellenze, gli allevamenti contribuiscono alla manutenzione dei terreni, contrastando il degrado e lo spopolamento delle aree rurali. Urgenza di interventi per garantire stabilità e competitività Coldiretti Puglia sottolinea che la guerra alle porte dell’Europa influisce concretamente sulle aziende agricole locali, con rincari di carburante, fertilizzanti e difficoltà logistiche. L’organizzazione chiede interventi immediati per: Calmierare i costi di carburanti e fertilizzanti Garantire la continuità delle forniture essenziali Proteggere la competitività della filiera agroalimentare regionale La stabilità del settore lattiero-caseario pugliese è fondamentale: dietro ogni stalla c’è un ecosistema fatto di animali, prati per il foraggio, formaggi tipici e persone che lavorano da generazioni per mantenere vivo il territorio.

Gasolio, energia e concimi in forte aumento: Coldiretti Puglia denuncia la pressione sulle aziende agricole. La guerra in Iran sta già avendo effetti concreti sull’agricoltura pugliese, aggravando una situazione energetica e logistica già critica. Le aziende agricole della regione devono affrontare un aumento del costo del gasolio agricolo di quasi il 40%, oltre ai rincari dell’energia elettrica, e la crescita esponenziale dei fertilizzanti azotati, con aumenti del 30% e difficoltà nel reperimento dei prodotti. Anche gli altri concimi registrano incrementi medi del 15% e continuano a salire. Secondo Coldiretti Puglia, l’esempio più emblematico è quello dell’urea, passata da 50 a 70 euro al quintale, a dimostrazione dello shock sui costi di produzione agricoli. In questo periodo, i fertilizzanti sono particolarmente strategici: gli azotati sono utilizzati per le ultime concimazioni sul grano, mentre concimi a base di fosforo e potassio servono per la preparazione dei terreni e le concimazioni di fondo, in vista delle nuove semine e dei trapianti di colture orticole, in particolare il pomodoro da industria, coltura simbolo della Capitanata e di altre aree agricole pugliesi. Effetto a cascata dei costi energetici L’aumento del costo dei carburanti incide direttamente sui trasporti e sui costi logistici, ricadendo sulle spalle degli agricoltori. Così, le aziende regionali rischiano di vedere compressi i margini, con difficoltà nel garantire la continuità produttiva e possibili ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare pugliese. La logistica come nodo critico La guerra alle porte dell’Europa sta provocando distorsioni logistiche che impattano sulla competitività del settore agricolo. Coldiretti Puglia sottolinea che Paesi concorrenti come la Spagna stanno guadagnando terreno nell’ortofrutta, non per qualità superiore, ma grazie a investimenti più consistenti in infrastrutture logistiche e sistemi di distribuzione. La logistica incide su gasolio, trasporto delle merci, distribuzione e prezzo finale dei prodotti agricoli. Richiesta di misure di sostegno Per Coldiretti Puglia è urgente adottare misure immediate di sostegno: calmierare i prezzi di carburanti e fertilizzanti, garantire la disponibilità delle forniture essenziali e proteggere la competitività della filiera agroalimentare regionale. Senza interventi, la crisi internazionale rischia di aumentare ulteriormente i costi a carico degli agricoltori e di penalizzare l’intero settore agricolo pugliese.

La Puglia è seconda in Italia per quantità di vino stoccato e prima per detenzione dei mosti. Coldiretti Puglia chiede più tutele per i viticoltori e maggiore valorizzazione delle denominazioni DOP e IGP. La Puglia si conferma tra le regioni leader del vino italiano, con oltre 7,1 milioni di ettolitri di vino in giacenza, di cui il 65,5% a Indicazione Geografica (DOP e IGP). La regione è seconda in Italia per quantitativi stoccati e detiene il primato nazionale dei mosti (46,8% del totale), un dato che evidenzia la straordinaria forza della produzione vitivinicola pugliese. A renderlo noto è Coldiretti Puglia, sulla base dell’ultimo report “Cantina Italia” dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, che conferma il ruolo strategico della vitivinicoltura pugliese per l’intero comparto nazionale. Vino Puglia: leadership produttiva ma redditività da rafforzare Nonostante i numeri record, i viticoltori pugliesi continuano a fare i conti con costi di produzione in aumento e con un mercato che spesso non riconosce il giusto valore lungo la filiera. Difendere il vino pugliese significa tutelare migliaia di imprese agricole, salvaguardare l’occupazione e proteggere un patrimonio economico e sociale fondamentale per il territorio. Denominazioni DOP e IGP: asset strategico del vino pugliese La valorizzazione delle denominazioni DOP e IGP, la difesa del reddito agricolo e il rafforzamento del Made in Italy agroalimentare rappresentano priorità per garantire un futuro sostenibile al settore. La Puglia non può essere considerata soltanto un bacino di approvvigionamento, ma una regione protagonista per qualità, tracciabilità e capacità produttiva. Nuovo pacchetto vino UE: più trasparenza e strumenti anticrisi Un segnale positivo arriva dal via libera del Parlamento Europeo al nuovo pacchetto vino, che introduce: Maggiore trasparenza in etichetta, anche per i vini dealcolati Semplificazioni burocratiche per le imprese vitivinicole Strumenti più efficaci per affrontare eventuali crisi di mercato Si tratta di misure importanti per rafforzare la competitività del settore vitivinicolo pugliese, che dovranno essere accompagnate da risorse adeguate e scelte politiche coerenti. Settore vitivinicolo italiano: un patrimonio da 14,5 miliardi di euro Il settore vitivinicolo italiano vale complessivamente 14,5 miliardi di euro e vede la Puglia tra le regioni leader per superficie vitata e capacità produttiva. Un comparto chiave dell’agroalimentare nazionale che necessita di politiche mirate per garantire sostenibilità, competitività e giusto reddito ai viticoltori pugliesi. Valorizzare il vino della Puglia significa rafforzare l’intero sistema del vino italiano e sostenere uno dei simboli più rappresentativi del Made in Italy nel mondo.

Il programma del MASAF coinvolge produttori locali e scuole per garantire alimenti sicuri, educazione nutrizionale e tutela dei formaggi DOP pugliesi. Parte ufficialmente il programma “Latte nelle Scuole”, l’iniziativa dedicata alla promozione del consumo di latte, yogurt e formaggi nelle scuole primarie, con l’obiettivo di educare i bambini a una corretta alimentazione fin dai primi anni di vita. A darne notizia è Coldiretti Puglia, in riferimento al programma di educazione alimentare promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), che coinvolge direttamente i produttori del settore lattiero-caseario nella distribuzione dei prodotti e nelle attività di sensibilizzazione. L’iniziativa punta a garantire che nelle mense scolastiche arrivino esclusivamente prodotti 100% Made in Italy, certificati per qualità e sicurezza alimentare. Latte e yogurt: benefici nutrizionali per la crescita dei bambini Come evidenzia il Ministero della Salute, latte e yogurt rappresentano fonti essenziali di: Calcio Vitamine del gruppo B Proteine ad alto valore biologico Questi nutrienti sono fondamentali per la crescita ossea nei bambini e per il benessere generale della popolazione. Il Ministero raccomanda il consumo quotidiano di 3 porzioni tra latte e yogurt, per assicurare un adeguato apporto nutrizionale e contribuire alla prevenzione di patologie cronico-degenerative. Il programma “Latte nelle Scuole” non si limita alla semplice distribuzione dei prodotti, ma prevede anche: Corsi di degustazione Attività didattiche Visite nelle fattorie Percorsi di educazione alimentare Un progetto strategico che contribuisce a formare i consumatori del futuro, rendendoli più consapevoli nelle scelte alimentari. Settore lattiero-caseario in Puglia: numeri, occupazione e valore economico Secondo Coldiretti Puglia, è fondamentale garantire stabilità al settore lattiero-caseario pugliese, che rappresenta un pilastro economico, sociale e ambientale per il territorio. Attualmente il comparto conta: 674 stalle da latte 108.000 tonnellate di latte prodotte ogni anno Oltre 130 milioni di euro di valore economico Più di 40.000 tonnellate di formaggi Oltre 6.000 occupati tra diretto e indotto Quando chiude una stalla — sottolinea Coldiretti — si perde un intero sistema fatto di animali, prati per il foraggio, formaggi tipici e famiglie che da generazioni contrastano lo spopolamento delle aree rurali, soprattutto nelle zone più svantaggiate. I formaggi DOP e IGP della Puglia: un patrimonio da tutelare La Puglia vanta un patrimonio caseario unico al mondo, con eccellenze riconosciute a livello nazionale ed europeo. Tra queste: Canestrato Pugliese DOP Burrata di Andria IGP Canestrato leccese Caciocavallo podolico Dauno Caciocavallo della Murgia In totale la regione può contare su 4 formaggi DOP, una IGP e 17 specialità tradizionali riconosciute dal Ministero. Secondo Coldiretti, la tutela di queste produzioni significa anche preservare biodiversità, patrimonio genetico animale e identità culturale del territorio. Prezzi equi e accordi di filiera per garantire la sostenibilità La chiusura di un’azienda zootecnica comporta la perdita definitiva di animali e del loro patrimonio genetico, custodito da generazioni di allevatori. Per questo Coldiretti Puglia ribadisce la necessità di: Accordi di filiera tra imprese agricole e industria Obiettivi qualitativi e quantitativi chiari Prezzi equi che non scendano sotto i costi di produzione Applicazione della normativa contro le pratiche sleali Solo così è possibile garantire la sostenibilità del settore lattiero-caseario, la tutela del Made in Italy e la salute alimentare dei cittadini, in linea con le raccomandazioni del Ministero della Salute.

Il 31% delle imprese agricole giovanili applica tecniche di agricoltura di precisione . I cambiamenti climatici stanno spingendo con forza la trasformazione tecnologica dell’agricoltura italiana e oggi oltre il 41% delle aziende agricole utilizza almeno uno strumento di Agricoltura 4.0, dai droni ai robot, dai sensori ai sistemi GPS, fino alle piattaforme satellitari e alle soluzioni basate sull’Internet of Things, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, proteggere le produzioni dagli eventi estremi, migliorare l’efficienza e contenere i costi, come emerge dall’analisi di Coldiretti. Anche i numeri economici confermano il peso crescente dell’innovazione perché, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Smart Agrifood, il mercato italiano dell’agritech ha raggiunto i 2,3 miliardi di euro e nel 2024 ha registrato un rallentamento dell’8% rispetto all’anno precedente, pur restando uno dei comparti più strategici per l’evoluzione digitale del settore primario. All’interno delle aziende più dinamiche – aggiunge Coldiretti Puglia – si diffondono soprattutto software gestionali, sistemi di supporto alle decisioni e tecnologie per il monitoraggio e la mappatura di suoli e colture, con una crescita evidente dell’uso dei dati e delle piattaforme digitali che compensa in parte la frenata negli investimenti in macchinari e altre dotazioni hardware. L’innovazione non riguarda più casi isolati ma interessa ormai quasi un milione di ettari in Italia, pari a circa il 9,5% della superficie agricola nazionale – insiste Coldiretti Puglia – gestita con strumenti digitali avanzati che permettono interventi più mirati e un uso più efficiente delle risorse. Le tecnologie digitali sono anche alla base dei sistemi di tracciabilità tramite blockchain che rafforzano le garanzie sull’origine dei prodotti, un aspetto sempre più rilevante se si considera che il 53% dei consumatori cerca con frequenza informazioni sulla provenienza degli alimenti prima dell’acquisto consultando siti dei produttori, QR code o strumenti di realtà aumentata.  I nuovi orizzonti dell’agritech A guidare questo cambiamento sono soprattutto le nuove generazioni visto che il 31% delle imprese agricole giovanili applica tecniche di agricoltura di precisione e la spinta all’innovazione passa anche dalla comunicazione perché il 37% dei giovani agricoltori utilizza i social network per promuovere la propria attività con Facebook che resta il canale preferito dal 71%.  Resta però il nodo delle infrastrutture digitali nelle aree rurali e montane, dove quasi una famiglia su tre, circa il 30%, non dispone ancora di una connessione Internet adeguata, un divario che rischia di frenare l’adozione delle tecnologie più avanzate e che secondo Coldiretti va superato rapidamente per garantire a tutte le imprese agricole la possibilità di sfruttare pienamente il potenziale dell’agricoltura di precisione e delle soluzioni digitali, mantenendo competitività, sostenibilità e resilienza di fronte alle sfide climatiche ed economiche.

La Coldiretti: “Difendere acqua e biodiversità per salvare agricoltura e territorio”. In Puglia le zone umide sono un baluardo naturale contro i cambiamenti climatici e una risorsa vitale per l’agricoltura e la sicurezza del territorio. Con oltre 245mila ettari di aree naturali protette, 2.500 specie vegetali e centinaia di habitat capaci di regolare acqua, clima e fertilità dei suoli, questi ecosistemi rappresentano vere e proprie infrastrutture verdi strategiche. In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, che si celebra il 2 febbraio, Coldiretti Puglia richiama l’attenzione su lagune, paludi, saline e bacini naturali, ambienti chiave per la tutela della biodiversità e per la difesa del territorio dagli effetti sempre più estremi del clima, tra siccità prolungate e piogge violente concentrate in poche ore. Dalle lagune costiere del Gargano alle zone umide del Salento, passando per saline, paludi retrodunali e bacini naturali, la Puglia custodisce un patrimonio ambientale unico. Qui convivono uccelli migratori, anfibi, insetti impollinatori, pesci e una ricca vegetazione palustre fatta di canneti, giunchi, tamerici e piante alofile, capaci di adattarsi alla salinità. Un capitale naturale che non è solo bellezza paesaggistica, ma equilibrio ecologico e valore economico. Le zone umide pugliesi sono veri e propri serbatoi di biodiversità: ospitano specie protette, offrono aree di sosta fondamentali per l’avifauna migratoria lungo le rotte tra Europa e Africa e favoriscono la presenza di insetti utili all’agricoltura. Allo stesso tempo svolgono una funzione cruciale di regolazione delle acque, contrastando erosione costiera, siccità e allagamenti, fenomeni amplificati dal cambiamento climatico. La biodiversità si difende nei campi e nelle stalle, dove in Puglia si contano 139 specie vegetali e 9 animali a rischio estinzione, salvaguardati grazie all’impegno degli agricoltori e allevatori custodi, protagonisti di un vero e proprio “cibo eroico”. Il sistema delle aree protette regionali copre oltre 245mila ettari, di cui il 75,8% costituito dai Parchi Nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia e l’8,3% da aree e riserve naturali marine. Le province con la maggiore incidenza di territorio protetto sono Foggia (51,5%) e Bari (27,7%), dove la varietà botanica raggiunge 2.500 specie vegetali. Difendere le zone umide significa difendere l’agricoltura pugliese – sottolinea Coldiretti Puglia – perché dove c’è biodiversità c’è suolo fertile, equilibrio naturale e qualità delle produzioni. Senza questi ecosistemi si indebolisce l’intero territorio, dalle campagne alle città. Da qui l’appello di Coldiretti a contrastare consumo di suolo, inquinamento e abbandono del territorio, puntando su una gestione attiva e sostenibile delle aree naturali e rurali. Gli agricoltori sono i primi custodi dell’ambiente: attraverso pratiche responsabili contribuiscono alla tutela degli habitat, alla salvaguardia delle specie selvatiche e alla manutenzione del paesaggio. La Giornata Mondiale delle Zone Umide diventa così un momento per ribadire che ambiente e agricoltura sono alleati naturali, non mondi contrapposti. Investire nella tutela della biodiversità vegetale e animale significa rafforzare la resilienza del territorio pugliese e garantire un futuro alle nuove generazioni. Coldiretti Puglia invita istituzioni e cittadini a sostenere politiche di protezione delle aree umide e a scegliere produzioni agricole locali, espressione di un territorio vivo e ricco di biodiversità.

La denuncia di Coldiretti Puglia. Cattive notizie per l’agricoltura pugliese. Si registra un calo della produzione per le clementine stimato tra il 50 e il 60%. La denuncia arriva da Coldiretti Puglia. La campagna delle clementine è ormai nella fase conclusiva ed è per questo che il bilancio finale assume un peso ancora maggiore. Ma quali sono le cause del crollo? Tra le cause ci sono la siccità, il freddo tardivo e soprattutto i prezzi bassi riconosciuti agli agricoltori che non riescono a coprire neppure i costi di produzione. “Una situazione che rende urgente – ritengono da Coldiretti – l’attivazione di un Piano agrumicolo regionale capace di sostenere il comparto e tutelare un patrimonio produttivo strategico. È un’annata complicata, dopo una lunga serie di anni da dimenticare, in cui il settore agrumicolo in provincia di Taranto ha perso la metà della produzione, oltre ad aver dovuto rigenerare lo stesso patrimonio arboreo. I prezzi al momento risultano accettabili, anche se la produzione ha subìto una riduzione drastica a causa della siccità”. Le imprese agricole impegnate nella produzione di agrumi in provincia di Taranto sono 1.041, pari al 9% del totale dell’imprenditoria agroalimentare jonica, con una produzione complessiva di clementine, arance e mandarini che raggiunge 1,9 milioni di quintali. In provincia di Foggia si producono inoltre 103mila quintali di arance e limoni, in un’area ad alto rischio di dissesto idrogeologico, caratterizzata da agrumeti storici. “All’aumento dei costi di produzione si sommano gli effetti della concorrenza sleale, con prodotti importati che non rispettano le stesse regole imposte ai nostri agricoltori”, denuncia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Valori fondiari in aumento: +1,7% oltre l’inflazione, spiega la Coldiretti. Nel 2024 i valori dei terreni agricoli in Puglia tornano a crescere, segnando un aumento dell’1,7% che supera l’inflazione. Lo rileva Coldiretti Puglia sulla base dei dati del CREA Bari, evidenziando come il mercato fondiario regionale resti dinamico soprattutto nelle aree più produttive, tra cui il Tavoliere, le colline cerealicole e gli oliveti del Barese-Foggiano. In calo invece i vigneti da vino e le autorizzazioni al reimpianto, un settore che registra una fase di rallentamento. La situazione degli oliveti mostra un forte divario territoriale: nel nord della Puglia i valori crescono grazie all’ottima performance dell’olio, mentre nel Salento, ancora segnato dalla Xylella, i prezzi rimangono bassi nonostante l’avvio dei reimpianti e la lenta ripresa produttiva. I fondi pubblici destinati al settore risultano ad oggi insufficienti rispetto alle necessità reali del territorio. L’aumento delle compravendite è guidato principalmente dagli agricoltori professionali, che puntano ad ampliare le superfici aziendali e migliorare la redditività. A questi si affiancano investitori non agricoli sempre più interessati alla terra come alternativa ai mercati finanziari. I bandi del PSR hanno ulteriormente rafforzato il movimento del mercato.Il CREA sottolinea come il capitale fondiario si confermi un asset stabile anche nei periodi di crisi economica. I terreni più meccanizzabili e destinati a produzioni di qualità vedono una crescita dei valori, mentre le superfici marginali continuano a perdere attrattività. Avviare una nuova azienda agricola resta però impegnativo: la superficie media per azienda supera gli 11 ettari e l’accesso alla terra rappresenta l’ostacolo principale per i giovani under 35, spesso privi di terreni familiari. A complicare il quadro interviene il cambiamento climatico, che rende i terreni più vulnerabili ad alluvioni, frane ed eventi estremi; allo stesso tempo, cresce la richiesta di terreni irrigabili e aumenta l’impatto della diffusione di impianti per energie rinnovabili.Tra gli acquirenti prevalgono gli agricoltori, ma cresce anche il numero di privati interessati alla vita rurale; tra i venditori, invece, sono frequenti gli ex agricoltori o chi ha ereditato terreni senza volerli coltivare. Un ruolo importante per il 2024 lo svolge anche l’ottava edizione della Banca Nazionale delle Terre Agricole di ISMEA, che in Puglia mette in vendita 1.019 ettari con agevolazioni dedicate ai giovani agricoltori. L’iniziativa mira a sostenere il ricambio generazionale, promuovere l’innovazione e contrastare la fuga dei giovani verso altri settori.Secondo Coldiretti Puglia è indispensabile facilitare il ritorno alla terra, ridurre gli ostacoli burocratici e valorizzare il ruolo dell’agricoltura come motore di occupazione, sviluppo e sostenibilità ambientale.

L’area infetta è estesa per circa 50 metri quadrati e complessivamente sarebbero una settantina gli alberi da eradicare Inizieranno oggi le attività di espianto a Minervino Murge del primo ulivo colpito dalla Xylella nella zona vicina al parco dell’Alta Murgia barese. L’area infetta è estesa per circa 50 metri quadrati e complessivamente sarebbero una settantina gli alberi da eradicare. In precedenza, nella zona di Canosa di Puglia era risultata infetta una pianta che si trovava in un vivaio. L’espianto – fanno sapere da Coldiretti Puglia – è necessario per eliminare la fonte di inoculo e arrestare l’avanzata del batterio ma sono urgenti anche le lavorazioni artificiali contro la sputacchina. Anche a Minervino Murge “è stata effettuata un’attività di sorveglianza rafforzata dell’area attorno alla zona infetta per verificare la presenza di ulteriori piante malate”.

La denuncia dell’associazione dopo un caso registrato in Salento Anche le imprese agricole pugliesi hanno subito cyber attacchi da parte di hacker stranieri. Lo denuncia Coldiretti: nei giorni scorsi un’azienda agricola di Vernole, in provincia di Lecce, ha ricevuto diverse mail scritte in russo e avrebbe subito anche una transazione economica non autorizzata dal conto corrente aziendale, mettendo in ginocchio i device dell’impresa. Gli attacchi web si attuerebbero con e-mail che hackerano i domini dei siti aziendali, accedendo a informazioni sensibili e sfruttando i dati finanziari per effettuare transazioni non autorizzate. 

‘Tre miliardi di euro di danni in Puglia negli ultimi 10 anni’ “Una grandinata killer ha colpito duramente le campagne del nord Barese con epicentro a Ruvo diPuglia, dove i chicchi di grandine si sono abbattuti sugli oliveti spazzando via le olive e spezzando rami e foglie”. Coldiretti Puglia sottolinea che “l’arrivo di grandinate improvvise e di nubifragi violenti fa salire il conto dei danni nelle campagne, in un territorio duramente provato dal caldo e dalla siccità che ha seccato la terra, scottato la frutta e la verdura, impoverito i raccolti di grano, danneggiato il pomodoroda conserva e l’uva da vino e tagliato la disponibilità di foraggio per gli animali nei campi arsi dal sole o andati a fuoco per gli incendi”. Secondo Coldiretti Puglia “è da rivedere il meccanismo del Fondo di Solidarietà Nazionale per le calamità naturali che così com’è non risponde più alla complessità,violenza e frequenza degli eventi calamitosi. Anche la gestione del rischio e le scelte in tema di assicurazioni in agricoltura vanno profondamente riviste perché incidono sulla redditività esulla liquidità delle imprese agricole, insieme alla corretta programmazione e gestione aziendale”.I fenomeni estremi, “oltre ad azzerare le produzioni – conclude l’associazione – danneggiano piante e alberi, con una frequenza e una violenza che gli agricoltori non possono in alcun modo gestire e sopportare in solitudine. La tropicalizzazione del clima con fenomeni violenti che si abbattono sulle campagne ha provocato 3 miliardi di euro di danni in Puglia negli ultimi 10 anni”. 

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