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Organizzato dall’Ipres. Lo scenario di medio lungo periodo parla di meno acqua, più siccità e infrastrutture da modernizzare aggravate dal cambiamento climatico. È il quadro futuro che la Puglia si troverà ad affrontare come emerso dal convegno promosso dall’Ipres al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università. A confronto istituzioni, docenti ed esperti che hanno acceso i riflettori sulle ricette per raggiungere la sicurezza idrica. La crisi del 2025 in Puglia per ora è superata, gli invasi sono pieni. Ma bisogna cambiare rotta ha spiegato il presidente della commissione bilancio Pagano. Acquedotto Pugliese investirà dal 2026 al 2029 1,4 miliardi per ammodernare 1.300 chilometri di reti. La sfida, però, è anche economica. Chiuso il PNRR si profila il cosiddetto “effetto scalino”: senza nuove risorse gli investimenti si ridurranno del 20% con un rischio maggiore per il Sud. Da qui il supporto dell’agenzia statale Acque del sud con sede in Puglia che ha messo in campo un piano d’intervento straordinario. Intervista: Luigi Decollanz, presidente Acque del Sud

Le perdite sono legate alla rottura delle tubazioni. In Puglia si disperde il 40,7 per cento dell’acqua potabile immessa nella rete idrica, pari a 106 litri per abitante al giorno. È questo lo scenario denunciato da Coldiretti Puglia sulla base del report della Cgia di Mestre su dati Istat. Le perdite sono legate principalmente alla rottura delle tubazioni, errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi. Questa criticità colpisce soprattutto regioni come la Puglia dove l’acqua è fondamentale per l’agricoltura. Da una situazione di emergenza – dicono dall’associazione di categoria – é necessario passare a una programmazione puntuale: servono nuovi invasi, il completamento delle opere incompiute e il recupero dell’acqua piovana. “Non possiamo chiedere sacrifici alle imprese agricole e contemporaneamente continuare a perdere acqua” denuncia il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni. Ogni goccia recuperata oggi è una risorsa per il domani.

L’Acqua come leva strategica per la sicurezza e la crescita di un Paese. L’Assemblea generale dell’Anbi ha riportato al centro del dibattito politico la capacità di governare la risorsa più preziosa. La gestione delle risorse idriche è la sfida che nessun Paese può permettersi di ignorare. L’acqua è sicurezza, sviluppo, diplomazia, coesione territoriale e per questo l’Associazione nazione dei consorzi di gestione e tutela del territorio e del-le acque irrigue, l’ha posta al centro dei due giorni di assemblea generale, a Roma. L’Anbi che custodisce la rete capilla-re di canali, idrovore, casse di espansione e dighe ha assunto un ruolo importante sia nell’ambito del Pnrr che del Piano nazionale di Interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico. A questi si aggiunge ora un protocollo d’intesa con il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio nell’ambito della ZeS unica. Intervista a Francesco Vincenzi Pres. ANBI, Giuseppe Romano Capo Dipartimento per il Sud

Salvare il salvabile, la missione. Fare gli agricoltori senza l’acqua è difficile, se non impossibile. L’ultima segnalazione arriva dagli arenili tra Margherita i Savoia e Zapponeta, una fascia di terra sabbiosa tra le saline e il mare. Le produzioni, come i pomodori coltivati nelle serre, soffrono. Il paradosso della stagione estiva, gli invasi sono pieni, l’acqua non sempre viene erogata, o erogata in ritardo dal consorzio di bonifica. Ridotta la produzione anche per cipolle, carote e patate. Intervista a Domenico Mastropasqua, produttore

Un paradosso, dicono gli agricoltori. L’acqua c’è, gli invasi sono pieni, ma molti non riescono ad averla e il caldo non gioca a favore delle colture. Siamo a Canosa di Puglia, borgata agricola di Loconia, le tessere vengono caricate negli uffici della diga del Locone, bisogna prenotarsi e non è detto che l’acqua venga erogata. Il consigliere provinciale Michele Vitrani ha scritto, tra gli altri, al presidente della regione e al commissario straordinario del consorzio di bonifica, la situazione rischia di diventare insostenibile. Intervista ad agricoltori

Da dieci giorni il pozzo 4 non eroga più l’acqua per irrigare i campi. Gli imprenditori lamentano già perdite per migliaia di euro e chiedono l’intervento delle istituzioni. Da dieci giorni, infatti, il pozzo di Arif numero 4, da cui oltre 30 aziende attingevano l’acqua necessaria per irrigare i campi, è a secco. Il motivo? Forse, si dice, un guasto elettrico. Ma i giorni passano e i danni per gli imprenditori del settore aumentano. Qualcuno lamenta già oltre 30mila euro di perdite. Le coltivazioni, viste le temperature di questi giorni, non possono stare senz’acqua per così tanto tempo. L’altro pozzo destinato all’irrigazione, quello numero 7, è fermo da gennaio. Colpa di un furto di cavi, dicono. “In queste condizioni non si può andare avanti” spiegano, chiedendo un intervento immediato da parte delle istituzioni preposte. Intervista a Biagio Campanale, imprenditore e Alessia Di Terlizzi, segretario cittadino Lega

Le tariffe risultano raddoppiate. Protestano le organizzazioni agricole. Stanno arrivando in queste ore agli agricoltori pugliesi le cartelle per il conguaglio dell’acqua utilizzata nel 2022. Il Consorzio di bonifica Centro Sud chiede oltre 4 milioni di euro per coprire l’aumento dei costi energetici legati al contesto internazionale, e le tariffe risultano praticamente raddoppiate. Le organizzazioni agricole protestano e chiedono la sospensione degli avvisi, parlando di rincari unilaterali insostenibili. Alla tensione si aggiungono anche le cartelle del famigerato tributo 630, relative agli anni dal 2017 al 2024. Nei giorni scorsi le Corti tributarie di Bari e Taranto hanno annullato diverse ingiunzioni di pagamento, ritenendole illegittime.

Il personale tecnico di Acquedotto lucano continuerà a vigilare con la massima attenzione sulla sorgente per garantire la perfetta stabilità del servizio. In Basilicata è rientrata l’allerta acqua torbida alla sorgente del Frida. L’ Acquedotto Lucano ha scaricato circa 450 litri al secondo per evitare il deposito dei detriti e preservare le condotte. Non si mai interrotto il servizio di erogazione idrica nei 28 comuni serviti. Acquedotto comunica che, a causa della variazione di pressione potrebbero verificarsi “lievi e temporanei fenomeni di opalescenza o presenza di aria nelle tubazioni”.  Si tratta di fenomeni fisiologici legati alla variazione delle pressioni che non pregiudicano la potabilità dell’acqua. Il personale tecnico di Acquedotto lucano continuerà a vigilare con la massima attenzione sulla sorgente per garantire la perfetta stabilità del servizio

Per garantire la massima sicurezza sanitaria e preservare l’integrità delle condotte adduttrici, il personale di Acquedotto Lucano sta attualmente deviando allo scarico circa 450 litri di acqua al secondo. A causa delle intense e persistenti precipitazioni che stanno interessando la zona del Pollino, si è verificato un fenomeno di forte innalzamento della torbidità delle acque alla sorgente del Frida. Per garantire la massima sicurezza sanitaria e preservare l’integrità delle condotte adduttrici, il personale di Acquedotto Lucano sta attualmente deviando allo scarico circa 450 litri di acqua al secondo per evitare che il fenomeno comprometta i processi di disinfezione e provochi l’accumulo di detriti lungo la rete, che causerebbero danni strutturali e lunghi tempi di bonifica. Al momento, l’erogazione nei 28 comuni interessati dalla condotta sta proseguendo regolarmente grazie all’utilizzo dei volumi di riserva accumulati nei serbatoi. Tuttavia, la disponibilità di acqua  è strettamente legata alla durata e all’intensità delle piogge e alla capacità dei serbatoi di accumulo. Contestualmente il laboratorio di Acquedotto Lucano sta effettuando campionamenti continui per monitorare i parametri di torbidità e la qualità microbiologica.

La Coldiretti: “Difendere acqua e biodiversità per salvare agricoltura e territorio”. In Puglia le zone umide sono un baluardo naturale contro i cambiamenti climatici e una risorsa vitale per l’agricoltura e la sicurezza del territorio. Con oltre 245mila ettari di aree naturali protette, 2.500 specie vegetali e centinaia di habitat capaci di regolare acqua, clima e fertilità dei suoli, questi ecosistemi rappresentano vere e proprie infrastrutture verdi strategiche. In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, che si celebra il 2 febbraio, Coldiretti Puglia richiama l’attenzione su lagune, paludi, saline e bacini naturali, ambienti chiave per la tutela della biodiversità e per la difesa del territorio dagli effetti sempre più estremi del clima, tra siccità prolungate e piogge violente concentrate in poche ore. Dalle lagune costiere del Gargano alle zone umide del Salento, passando per saline, paludi retrodunali e bacini naturali, la Puglia custodisce un patrimonio ambientale unico. Qui convivono uccelli migratori, anfibi, insetti impollinatori, pesci e una ricca vegetazione palustre fatta di canneti, giunchi, tamerici e piante alofile, capaci di adattarsi alla salinità. Un capitale naturale che non è solo bellezza paesaggistica, ma equilibrio ecologico e valore economico. Le zone umide pugliesi sono veri e propri serbatoi di biodiversità: ospitano specie protette, offrono aree di sosta fondamentali per l’avifauna migratoria lungo le rotte tra Europa e Africa e favoriscono la presenza di insetti utili all’agricoltura. Allo stesso tempo svolgono una funzione cruciale di regolazione delle acque, contrastando erosione costiera, siccità e allagamenti, fenomeni amplificati dal cambiamento climatico. La biodiversità si difende nei campi e nelle stalle, dove in Puglia si contano 139 specie vegetali e 9 animali a rischio estinzione, salvaguardati grazie all’impegno degli agricoltori e allevatori custodi, protagonisti di un vero e proprio “cibo eroico”. Il sistema delle aree protette regionali copre oltre 245mila ettari, di cui il 75,8% costituito dai Parchi Nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia e l’8,3% da aree e riserve naturali marine. Le province con la maggiore incidenza di territorio protetto sono Foggia (51,5%) e Bari (27,7%), dove la varietà botanica raggiunge 2.500 specie vegetali. Difendere le zone umide significa difendere l’agricoltura pugliese – sottolinea Coldiretti Puglia – perché dove c’è biodiversità c’è suolo fertile, equilibrio naturale e qualità delle produzioni. Senza questi ecosistemi si indebolisce l’intero territorio, dalle campagne alle città. Da qui l’appello di Coldiretti a contrastare consumo di suolo, inquinamento e abbandono del territorio, puntando su una gestione attiva e sostenibile delle aree naturali e rurali. Gli agricoltori sono i primi custodi dell’ambiente: attraverso pratiche responsabili contribuiscono alla tutela degli habitat, alla salvaguardia delle specie selvatiche e alla manutenzione del paesaggio. La Giornata Mondiale delle Zone Umide diventa così un momento per ribadire che ambiente e agricoltura sono alleati naturali, non mondi contrapposti. Investire nella tutela della biodiversità vegetale e animale significa rafforzare la resilienza del territorio pugliese e garantire un futuro alle nuove generazioni. Coldiretti Puglia invita istituzioni e cittadini a sostenere politiche di protezione delle aree umide e a scegliere produzioni agricole locali, espressione di un territorio vivo e ricco di biodiversità.

Marciapiedi impraticabili e attraversamenti pedonali inutilizzabili. Bomba d’acqua a Talsano, frazione di Taranto. Strade allagate, marciapiedi impraticabili e attraversamenti pedonali inutilizzabili. Disagi che si ripresentano ogni volta che piove. Il problema degli allagamenti è causato principalmente da una rete fognaria per le acque bianche incompleta o inadeguata a gestire le precipitazioni intense. La pioggia ha trasformato diverse strade in torrenti.

I tecnici dell’Acquedotto pugliese sono già al lavoro e proseguiranno fino alla riparazione che dovrebbe avvenire intorno alle 7 di domani giovedì 15 gennaio. Problemi di approvvigionamento idrico nella zona nord della città di Lecce. Molte abitazioni sono rimaste senza acqua corrente o con pressione molto ridotta a causa della rottura improvvisa di un tronco idrico in via De Jacobis. I tecnici dell’Acquedotto pugliese sono già al lavoro e proseguiranno fino alla riparazione che dovrebbe avvenire intorno alle 7 di domani giovedì 15 gennaio. A partire dalle 22 di stasera (14 gennaio) l’erogazione idrica sarà sospesa. Queste le zone interessate: Centro Storico, San Pio, Viale Grassi e traverse nell’abitato di Lecce.  La rottura è stata causata sicuramente dall’usura del tempo perché si tratta di una condotta risalente al 1904. A questi si sono aggiunti i problemi causati dai lavori di posa della fibra ottica

Un pericolo per gli automobilisti che potrebbero perdere il controllo del mezzo . Non c’è mai limite all inciviltà. A Taranto, nei pressi di viale Liguria, un gruppo di minorenni a bordo di motorini lanciano bottigliette di acqua o gavettoni contro le auto in transito. Un pericolo per gli automobilisti che potrebbero perdere il controllo del mezzo. Il video è stato postato sui social e sta raccogliendo decine e decine di commenti di disapprovazione. I cittadini chiedono un potenziamento dei sistemi di sorveglianza e una maggiore presenza della polizia municipale. L’invito è di contattare immediatamente le forze dell’ ordine per scongiurare conseguenze gravi.

Nelle quattro dighe c’è un sesto dell’acqua che potrebbero contenere, ma nei prossimi giorni sono attese le piogge. Nelle quattro dighe della provincia di Foggia, ci sono complessivamente 55 milioni di metri cubi d’acqua, 13 in più di un anno fa, a fronte di una capienza massima di 302 milioni. Nell’invaso di Occhito, a Carlantino, che garantisce il potabile alla Capitanata, ci sono 47 milioni di metri cubi, 15 in più di un anno fa. La situazione resta comunque critica; nei prossimi giorni, però, sono attese significative precipitazioni, che potrebbero fornire un importante apporto idrico.  Occhito può contenere 220 milioni di metri cubi d’acqua, necessari anche al comparto agricolo; proprio a causa della carenza idrica, l’ultima stagione irrigua è saltata nel Foggiano. Resta invariato, invece, il livello delle scorte d’acqua nelle altre tre dighe gestite dal Consorzio per la bonifica della Capitanata, tutte riservate all’irrigazione delle campagne: Capacciotti, nei pressi di Cerignola, registra poco più di sei milioni di metri cubi, du in meno di un anno fa; nella diga di Capaccio, tra Foggia e Lucera, ci sono appena 400 mila metri cubi d’acqua, identico dato del gennaio dello scorso anno; nell’invaso sull’Osento, in Alta Irpinia, c’è poco più di un milione di metri cubi, stesso livello di un anno fa.

Non solo: c’è il portone completamente rotto, il citofono non funzionante, l’ascensore vecchio e pericoloso per chi lo utilizza, umidità nelle case. 20 famiglie di Paolo VI sono senza acqua perché il palazzo, di proprietà del comune di Taranto, è sprovvisto di cisterne. “Non ci sono i soldi per i lavori”, replica l’ente. I dettagli.

Le operazioni di riparazione, comprensive di lavaggio, sanificazione della condotta e graduale ripristino del flusso idrico, andranno avanti per tutta la giornata. Disagi all’erogazione idrica potrebbero interessare oltre venti comuni del materano per via di una rottura della condotta adduttrice principale del “Frida” in contrada Sorbaro, nel territorio di Valsinni, in prossimità del confine con la Calabria. Si tratta, fa sapere Acquedotto lucano, di un’infrastruttura primaria di importanza strategica per l’approvvigionamento idrico di un vasto territorio della Basilicata. La complessità dell’intervento richiede operazioni tecniche particolarmente delicate che le squadre operative stanno affrontando con il massimo impegno. I disagi potrebbero interessare, in misura variabile in base all’altitudine e alla disponibilità di riserve idriche locali nei serbatoi: Accettura, Calciano, Cirigliano, Colobraro, Craco, Ferrandina, Garaguso, Gorgoglione, Grassano, Grottole, Miglionico, Montalbano Jonico, Nova Siri, Oliveto Lucano, Pisticci, Pomarico, Rotondella, Salandra, San Giorgio Lucano, San Mauro Forte, Stigliano, Tursi, Valsinni. Le operazioni di riparazione, comprensive di lavaggio, sanificazione della condotta e graduale ripristino del flusso idrico, sono previste in conclusione entro le ore serali di oggi

. In Puglia esplode la tensione tra agricoltori e Consorzi di Bonifica dopo l’arrivo, nelle ultime settimane, di una lunga serie di fatture a conguaglio che stanno colpendo aziende agricole grandi e piccole. Si tratta di richieste di pagamento inviate dal Consorzio Stornara e Tara e dal Consorzio Terre d’Apulia, con importi che in molti casi risultano più che raddoppiati e che si riferiscono addirittura ai consumi del 2021 e del 2022. Una circostanza che ha provocato la dura reazione di Coldiretti Puglia, che definisce le notifiche “totalmente illegittime” e mette in guardia: se i Consorzi non ritireranno immediatamente le fatture, partirà una mobilitazione senza precedenti. Al centro della polemica ci sono le Deliberazioni Commissariali approvate nel dicembre 2022, che prevedono aumenti tariffari legati ai costi energetici e alla minore compartecipazione della Regione. Nonostante siano in vigore da oltre due anni, gli agricoltori affermano di non aver ricevuto comunicazioni chiare, né aggiornamenti tempestivi. Così oggi si ritrovano bollette retroattive, arrivate in alcuni casi senza dettagli sufficienti e con cifre che incidono pesantemente sui bilanci delle aziende. Emblematico il caso delle utenze zootecniche, costrette a fare i conti con un prezzo dell’acqua lievitato da 2 a 3,70 euro al metro cubo, un aumento superiore all’80% che ora viene richiesto in un’unica soluzione per annualità passate. Coldiretti denuncia una gestione amministrativa “inaccettabile”, accusando i Consorzi di scaricare sugli agricoltori ritardi, inefficienze e mancanza di trasparenza. “Si tratta di un colpo basso per imprese che già oggi fanno fatica a sostenere i costi di produzione”, afferma il presidente regionale Alfonso Cavallo, secondo cui “non è tollerabile attribuire ai produttori rurali la responsabilità delle criticità gestionali di chi eroga un servizio essenziale come quello idrico”. Cavallo avverte che l’organizzazione agricola non resterà a guardare e chiede un confronto immediato, altrimenti scatteranno forme di protesta diffuse. Preoccupato anche il direttore regionale di Coldiretti, Pietro Piccioni, che parla di “forzatura amministrativa priva di fondamento”, annunciando che sono già in corso verifiche legali e che l’associazione è pronta a difendere gli agricoltori anche sul piano giudiziario. Piccioni chiede inoltre alla Regione un intervento urgente per fare chiarezza, stabilire regole certe e porre fine a una situazione che definisce “ai limiti dell’assurdo”.Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni da parte dei produttori, che lamentano calcoli poco chiari, comunicazioni inviate a distanza di anni e un impatto economico difficilmente sostenibile in un periodo in cui il settore è già logorato dalla crisi dei mercati, dalla siccità e dai costi energetici. L’acqua, elemento fondamentale per la sopravvivenza delle aziende agricole, rischia così di trasformarsi in un ulteriore fattore di stress per un comparto già fragile. Coldiretti avverte che, senza una rapida soluzione, la vicenda potrebbe degenerare in un problema sociale di ampia portata, coinvolgendo non solo gli agricoltori ma l’intero sistema economico regionale. L’associazione si dice pronta a rendere pubblica ogni evoluzione della situazione e a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché, dopo anni di difficoltà, non siano ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo di errori amministrativi che non hanno contribuito a generare.

Grazie alle piogge degli ultimi giorni, in ventiquattr’ore sono stati accumulati 5 milioni di metri cubi, passando così da 39 a 44 milioni. Torna a salire il livello della diga di Occhito, al confine tra Puglia e Molise, che assicura l’acqua potabile alla provincia di Foggia. Grazie alle piogge degli ultimi giorni, in ventiquattr’ore sono stati accumulati 5 milioni di metri cubi, passando così da 39 a 44 milioni. Nei prossimi giorni, sono previste altre precipitazioni, che dovrebbero garantire un’ulteriore scorta idrica. La diga di Occhito, in territorio di Carlantino, può accumulare fino a 220 milioni di metri cubi d’acqua.

Colpa della rottura di una condotta idrica a ridosso della linea ferroviaria adriatica Intervista a Matteo Facchino, agricoltore Servizio di Pietro Loffredo

Un’opera indispensabile per un investimento di 129 mln L’Autorita’ Idrica Pugliese (AIP) ha approvato il progetto definitivo per la realizzazionedell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del fiume Tara alle porte di Taranto. E’ un’opera destinata a fornire acqua ad una popolazione di circa 380milapersone e a dare un contributo importante sul fronte dell’attuale crisi idrica. Un primo atto di approvazione della variante urbanistica era avvenuto a marzo (con successivarettifica il 15 aprile). Si e’ trattato del provvedimento con il quale si dichiarava la pubblica utilita’ dell’opera. Ora, invece, e’ giunta l’approvazione definitiva da parte delconsiglio direttivo Aip ed e’ arrivata a seguito della autorizzazione da parte della Regione Puglia al prelievo di acqua superficiale dal Tara per destinarla al consumo umanopotabile nell’arco ionico-salentino.Il progetto, si spiega, si configura come un pilastro all’interno del Piano d’ambito 2020-2045 e del Piano degli interventi 2024-2029 dell’Autorita’idrica pugliese ed e’ riconosciuto “come essenziale per affrontare e superare la crisi idrica, rafforzandosignificativamente la resilienza dell’intero sistema idrico regionale. L’opera e’ interamente finanziata con risorse pubbliche, con un investimento complessivo stimato in 129 milioni di euro. Questa importante realizzazione e’ garantita da un mix di fonti strategiche. Include un contributo pari a 27,5milioni di euro come opera chiave del Pnrr. A cio’ si aggiungono circa 70 milioni di euro provenienti dai Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC) e ulteriori stanziamenti coperti dai proventitariffari residuali”.

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