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Primo Piano

Episodi collegati, ma non solo come vendette: secondo gli inquirenti, il quadro è più complesso. Che l’omicidio di Filippo Scavo, alle 4 del mattino di domenica, nella discoteca di Bisceglie, e il ferimento di Kevin Ciocca, a poche ore di distanza, davanti all’ingresso del porto di Bari, siano collegati è un’ipotesi concreta; ma parlare di botta e risposta, è una semplificazione, spiegano fonti investigative. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia, sono stati impegnati, per tutta la giornata, in Procura, a Bari, in una serie di riunioni, con gli investigatori, per coordinare una decina di fascicoli di inchieste e incastrare, risultanze, intercettazioni, dichiarazioni, che diano sostanza alle ipotesi. È una corsa contro il tempo: l’imminenza dei festeggiamenti per San Nicola desta preoccupazione, in un momento in cui gli attriti, tra i clan Strisciuglio e Capriati si susseguono con sempre maggiore frequenza. E anche per questo il Prefetto ha convocato un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il quadro, in cui si collocano gli ultimi due episodi, è quello di una serie di fatti, più o meno gravi, avvenuti negli ultimi due-tre anni, tutti collegati, nei quali, ricorrono i nomi, come quello di Scavo, già presente nell’informativa dell’inchiesta sulla morte di Antonella Lopez, nella discoteca Bahia di Molfetta, a settembre del 2024. Collegati, ma non solo come vendette: secondo gli inquirenti, il quadro più complesso, che per questo richiede un lavoro di squadra, è quello di una nuova faida per il controllo del territorio, e del suo business principale, la droga. Bisceglie, storica roccaforte dei Capriati, sta subendo l’intrusione degli Strisciuglio. A questo si aggiunge che, per le nuove leve della criminalità – come raccontano i post sui social, con le foto delle torte con cui si festeggiano agguati e omicidi, e si minacciano ritorsioni – il controllo del territorio, passa soprattutto per la sua rappresentazione esteriore, mediatica: una lite, o una sfida, non possono essere ricomposte in privato, come succedeva prima, ma esigono una risposta pubblica. E così gli attriti tra i due clan, sfociano, spesso occasionalmente, senza premeditazione, in fatti sangue. Anche l’altra notte, a Bisceglie potrebbe essere successo questo, ma è ancora presto per chiudere il cerchio.

Ai vertici dell’attività la famiglia Leone. La condanna di 16 anni, 8 mesi e 10 giorni di carcere per Vincenzo Leone è quella più alta, tra le 24 emesse con sentenza del tribunale di Lecce a chiusura del processo sul grosso giro di droga nelle piazze del quartiere Salinella, a Taranto. Vincenzo Leone è stato condannato assieme al fratello, Cosimo che dovrà scontare 10 anni e 10 mesi, e al padre Giovanni, condannato a 7 anni, 8 mesi e 20 giorni. La famiglia era ai vertici dell’attività. Inferiori le altre condanne, fino alla minore, con un anno di reclusione. Disposta in alcuni casi anche l’interdizione dai pubblici uffici. L’indagine fu avviata nel 2021 e culminò nel blitz dei carabinieri del dicembre 2024. Fu smantellata un’organizzazione ben strutturata. La droga arrivava da Bari e da Brindisi e finiva nelle piazze della periferia tarantina.

Più di mille persone hanno preso parte all’iniziativa. È ancora caccia al killer. Dino Carta era molto conosciuto a Foggia e in tanti gli volevano bene: più di mille persone hanno partecipato al corteo per ricordarlo, a una settimana dal suo omicidio. In prima fila, sua moglie Sara.C’era anche il cane Maya, che Dino stava portando a passeggio, quando è stato assassinato da un killer ancora senza nome.Un gruppo di amici ha, invece, portato in spalla una croce di legno. Partenza dal luogo in cui è stato ucciso con quattro colpi di pistola alle spalle – come ha confermato l’autopsia – e arrivo davanti alla chiesa di San Francesco Saverio, dove il personal trainer di 42 anni era impegnato come ministrante con il parroco Don Giulio Dal Maso.I funerali saranno celebrati giovedì mattina dal vescovo Giorgio Ferretti, nella chiesa del Santissimo Salvatore.Il corteo è stato organizzato dai suoi colleghi. 

É accaduto a Taviano, è stato il custode ad accorgersi dell’accaduto e a dare l’allarme. Una parente della defunta ha confermato la presenza di preziosi. Hanno agito a colpo sicuro, in cerca di monili e gioielli i malviventi che, qualche notte fa, sono entrati nel cimitero comunale di Taviano e hanno profanato la tomba di un’anziana benestante morta nel 2014 a 87 anni. Una volta disseppellita la bara, l’hanno aperta rovistando all’interno per impossessarsi dei preziosi custoditi. Chi ha agito probabilmente sapeva che la tomba custodiva un ricco corredo funebre. A dare l’allarme è stato il custode del cimitero. É stata una parente della defunta a confermare ai carabinieri la presenza di gioielli e ori nella bara.

Nelle prossime ore saranno eseguiti anche gli esami balistici sul caricatore abbandonato dall’omicida sul luogo dell’agguato. L’assassino lo ha colpito alle spalle: ha esploso quattro colpi di pistola a distanza ravvicinata per freddare Dino Carta, il personal trainer ucciso a foggia la sera del 13 aprile scorso. La vittima non ha avuto nemmeno il tempo di reagire, dall’autopsia eseguita oggi (lunedì 20 aprile) non sono emersi segni di colluttazione. L’esame è stato eseguito nell’istituto di medicina legale del policlinico di Foggia dal professor Luigi Cipolloni affiancato dalla sua equipe. Nelle prossime ore saranno eseguiti anche gli esami balistici sul caricatore abbandonato dall’omicida sul luogo dell’agguato. Le indagini si concentrano sui filmati di videosorveglianza che hanno immortalato un uomo col cappuccio fuggire in bicicletta. Chi era e perché si trovava lì proprio quella sera. Tra le ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori, c’è quella di una vendetta privata collegata alla morte di un 39enne avvenuta due anni fa. L’uomo morì dopo essere caduto dall’impalcatura dall’edificio di via Caracciolo 7, lo stesso dell’abitazione di Dino Carta. l sospetto è che potrebbe esserci un possibile risentimento della famiglia dell’uomo verso il personal trainer e la sua famiglia. Intanto Foggia si prepara per il corteo organizzato da amici, colleghi e conoscenti di Dino Carta che partirà dal luogo dell’agguato per terminare davanti alla chiesa di San Francesco Saverio, la parrocchia in cui svolgeva attività di ministrante e volontario. 

Secondo una prima ricostruzione degli investigatori della Squadra Mobile sulla scorta delle testimonianze rese, si sarebbe trattato di un gioco finito male sebbene non venga esclusa alcuna pista. Finisce in tragedia quello che potrebbe essere stato un drammatico gioco con la pistola tra tre amici. Uno di loro, un ragazzo di 17 anni di nazionalità bulgara è morto colpito da un colpo esploso dall’arma che stava maneggiando. È quanto accaduto ieri sera in un appartamento di via Quinto Mario Corrado, nel rione Casermette, a Lecce, dove il 17enne abitava insieme al fratello di 28 anni ospitati dall’ex compagno della madre defunta. Ieri sera insieme ai due fratelli c’era anche un loro amico, un connazionale. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori della Squadra Mobile sulla scorta delle testimonianze rese, si sarebbe trattato di un gioco finito male sebbene non venga esclusa alcuna pista. I tre dopo aver scoperto la presenza in una scatola della pistola, regolarmente detenuta e col caricatore scarico, avrebbero iniziato a maneggiarla, ignorando probabilmente la presenza di un colpo in canna. Il 17enne si sarebbe quindi puntato la pistola alla testa premendo il grilletto. Soccorso immediatamente, è stato portato in ospedale dove poco dopo è morto. Il pm Alfredo Manca ha disposto il sequestro della casa e dell’arma ordinando l’autopsia.

Un segnale di quanto possa essere salita la tensione tra i gruppi della criminalità organizzata barese. “Appena sapremo chi è stato ce li mangeremo tutti quanti senza pietà”. È il messaggio affidato ai social dal figlio più giovane di Filippo Scavo, l’uomo di 42 anni ucciso da un colpo di pistola la notte tra sabato e domenica scorsi all’interno della discoteca Divine Club di Bisceglie. Un messaggio che fa discutere, soprattutto perché scritto da un bambino ma commentato dai “grandi”. Un segnale di quanto possa essere salita la tensione tra i gruppi della criminalità organizzata barese. Massima l’attenzione da parte della direzione antimafia. Tutto fa pensare ad un regolamento di conti legato allo spaccio di droga. Sono già una decina le persone identificate dai carabinieri. Secondo la ricostruzione, due gruppi si sarebbero affrontati all’interno del locale: uno degli aggressori sarebbe uscito per recuperare le armi e poi sarebbe rientrato nella discoteca aprendo il fuoco con un complice. Scavo, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, è stato colpito al collo da un proiettile ed è morto poco dopo. Una parte della discoteca è stata sequestrata, i gestori del locale in una lettera si dicono colpiti e addolorati per quanto accaduto. Rivolgono un appello al territorio, alle famiglie e soprattutto ai giovani: i luoghi di aggregazione devono restare spazi di condivisione, di musica e di socialità, lontani da ogni forma di violenza.

Il sacerdote ha sporto denuncia ma non ha saputo riferire né il modello dell’auto né dettagli utili a indentificare l’aggressore. “Oggi sto meglio, ma sono stato davvero male non solo fisicamente perché poteva andarmi peggio, ma anche moralmente: non comprendo il perché di quanto mi è successo”. A dirlo è don Michele Stragapede, parroco della chiesa di San Gioacchino a Terlizzi. Il sacerdote, in sella alla sua bici a pedalata assistita è stato affiancato da un’auto da cui si è sporto un uomo che gli ha sferrato un pugno. “Stavo percorrendo la strada che collega Ruvo di Puglia a Terlizzi, e quando il tempo è bello e le temperature lo consentono, uso la bici, erano le nove di sera, stavo tornando a casa quando un’auto si è avvicinata. Ha iniziato a stringermi e ho cominciato a perdere l’equilibrio. Poi, in un attimo ho visto questa persona sporgersi dal finestrino dal lato passeggeri, accanto al posto di guida, e ho avvertito un dolore sordo nel fianco sinistro. Subito dopo avermi colpito, ha riso e l’auto è fuggita“. Il sacerdote ha sporto denuncia ma non ha saputo riferire né il modello dell’auto né dettagli utili a indentificare l’aggressore. “Non sono andato al Pronto soccorso: con tutto quello che ho da fare in parrocchia, non potevo perdere tempo in ospedale”, dice. Le indagini sono in corso.

La vittima avrebbe riferito di conoscere l’identità dell’aggressore, un coetaneo di origini egiziane. Un ragazzo di 20 anni, di origini tunisine, è stato trasportato d’urgenza in ospedale nella notte con una ferita da taglio alla gola dopo essere stato aggredito a Trepuzzi, in provincia di Lecce. Secondo una prima ricostruzione, l’episodio sarebbe collegato a un acceso litigio avvenuto sabato sera nella piazzetta Santa Chiara a Lecce, luogo abitualmente frequentato da giovanissimi. Il diverbio, apparentemente circoscritto, avrebbe invece avuto strascichi violenti, fino a far ipotizzare una spedizione punitiva. Ilgiovane non sarebbe in pericolo di vita. La vittima avrebbe riferito di conoscere l’identità dell’aggressore, un coetaneo di origini egiziane. Sulla vicenda indaga la Polizia di Stato.

Il club precisa: “Un gesto individuale e imprevedibile”. Analizzate le immagini della videosorveglianza mentre la struttura resta operativa. Il Divine Club interviene ufficialmente a seguito dei gravi fatti accaduti nella notte di sabato, esprimendo profondo cordoglio per la vittima e fornendo dettagli cruciali sulla dinamica gestionale dell’evento. La proprietà ha confermato la piena collaborazione con le autorità, mettendo immediatamente a disposizione i filmati della videosorveglianza interna ed esterna. Standard di sicurezza e controlli Nonostante l’accaduto, la direzione sottolinea come il locale operi da anni con standard di sicurezza superiori ai requisiti di legge. Nella serata di sabato, i protocolli preventivi erano regolarmente attivi: Metal detector: Controlli manuali rigorosi su tutti gli ingressi. Personale qualificato: Un team di sicurezza strutturato per il monitoraggio costante. Collaborazione istituzionale: Dialogo continuo e periodico con le Forze dell’Ordine. Precisazioni sullo stato della struttura Contrariamente ad alcune indiscrezioni, il Divine Club non è tutto sotto sequestro. Le autorità hanno infatti circoscritto l’area del sequestro a una porzione limitata del locale, necessaria esclusivamente per i rilievi tecnici del caso. “Questo conferma la natura isolata dell’episodio, riconducibile a un gesto individuale violento, imprevedibile e al di fuori di ogni protocollo di controllo preventivo”. “I luoghi di aggregazione devono restare spazi di condivisione e socialità, lontani da ogni forma di violenza,” dichiarano dalla proprietà. “La sicurezza è un impegno comune che coinvolge tutti: istituzioni, gestori e giovani.” Un punto di riferimento per il territorio Con centinaia di dipendenti e collaboratori coinvolti settimanalmente, il Divine Club ribadisce il proprio ruolo di realtà imprenditoriale seria e responsabile. L’azienda rinnova la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti, auspicando che venga fatta chiarezza al più presto su un episodio che non rappresenta i valori e il sacrificio quotidiano dello staff.

Il giovane non sarebbe in pericolo di vita. Un 21enne è rimasto ferito nella tarda serata di ieri, 19 aprile, a Bari, raggiunto da colpi d’arma da fuoco in pieno centro storico, a pochi passi dall’area portuale, in largo Ospedale Civile, nella zona di San Pietro. Il giovane, che ha precedenti penali per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e sarebbe vicina al clan Capriati, è stata soccorsa dal personale 118 ed è ricoverata nel Policlinico di Bari: nonsarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, con le Volanti e la Scientifica, che hanno eseguito i rilievi e repertato almeno tre bossoli. Sono in corso le indagini per chiarire la dinamica e individuare i responsabili. Chi ha premuto il grilletto lo avrebbe fatto a distanza ravvicinata: si tratta di una persona che era a piedi che ha sparato quattro colpi di pistola, uno solo dei quali ha raggiunto il 21enne. A riferire il dettaglio è stato proprio il giovane che però non ha fornito indizi utili per identificare chi ha sparato. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione: la scorsa notte, a Bisceglie, il 43enneFilippo Scavo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco all’interno di una discoteca. Registrati anche altri episodi analoghi nel capoluogo pugliese: nei giorni scorsi un 19enne era stato ferito davanti a una sala giochi in viale della Repubblica, mentre un altro giovane, poco più che ventenne, si era presentato in ospedale con una ferita d’arma da fuoco al polpaccio.

La minaccia: proteste fino a venerdì. Protestano nel Foggiano gli autotrasportatori contro l’aumento del costo del carburante e delle spese complessive del settore. Dall’alba, due presìdi di camionisti sono attivi al casello dell’A14 di Lesina-Poggio Imperiale e in un’area di servizio lungo la Statale 16, in località Ripalta. L’obiettivo è quello di convincere quanti più conducenti dei mezzi pesanti ad unirsi alla protesta, che, nelle prossime ore, potrebbe allargarsi, coinvolgendo altri caselli. Al momento, non si segnalano criticità alla circolazione. Gli autotrasportatori – sostenuti da alcune sigle sindacali – minacciano di protestare fino a venerdì.

Nella discoteca ci sarebbe stato almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato quattro colpi. Spari che hanno scatenato il panico tra gli avventori ma non ci sono stati altri feriti. Sono stati già identificati una decina dei partecipanti alla lite scoppiata la notte tra sabato e domenica nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Trani e della tenenza di Bisceglie, coordinati dalla Dda di Bari che indaga per omicidio con l’aggravante mafiosa, nel locale si sarebbero fronteggiati due gruppi, pare tutti baresi. Uno degli aggressori, per eludere i controlli con il metal, sarebbe uscito da un ingresso secondario, avrebbe recuperato le armi, sarebbe rientrato dallo stesso ingresso e avrebbe fatto fuoco insieme ad un complice. La vittima si chiamava Filippo Scavo, 42 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Strisciuglio. L’uomo è stato ucciso da un proiettile calibro 7,65 che lo ha colpito alla base del collo. Nella discoteca ci sarebbe stato almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato quattro colpi. Spari che hanno scatenato il panico tra gli avventori ma non ci sono stati altri feriti. Sono stati ascoltati il gestore del locale e gli addetti alla sicurezza. Parte della discoteca è stata sottoposta a sequestro per consentire i rilievi del reparto scientifico dei carabinieri, che hanno acquisito anche i video delle telecamere di sorveglianza. Scavo è arrivato già morto al Pronto soccorso dell’ospedale di Bisceglie. In tasca aveva molti soldi in contanti, potrebbe trattarsi di provento di spaccio. Anche perché Tra le ipotesi all’origine dell’agguato mortale potrebbe esserci un regolamento di conti legato alla droga. Scavo era stato condannato definitivamente per fatti risalenti al 2019 ed era tornato libero da circa un anno. Il suo nome figurerebbe anche in numerosi atti giudiziari della Dda di Bari relativi a episodi degli ultimi anni che hanno visto protagonisti esponenti di clan baresi fronteggiarsi in locali e discoteche. “È un fatto gravissimo, che colpisce e che preoccupa tutta la comunità. Tocca a tutti noi, con pazienza, provare a rimettere insieme i pezzi” scrive sui social il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, commentando l’omicidio. “Bisceglie è una città ferita da giorni difficili”, aggiunge il primo cittadino. il riferimento è alla morte della 12enne Alicia Amoruso, travolta e schiacciata da un pino sradicato dal vento lo scorso 13 aprile, e al femminicidio di Patrizia Lamanuzzi a cui è seguito il suicidio del marito, Luigi Gentile, che mercoledì scorso avrebbe prima tentato di strangolarla per poi buttarla dal balcone. “Bisceglie è fatta di persone perbene che affrontano le difficoltà senza cercare scorciatoie. Dobbiamo rimetterci in piedi – conclude Angarano – Non servono grandi parole, ma responsabilità e presenza”

Lo ha fatto durante la sua visita al Tattoo Festival, l’evento dedicato all’arte del tatuaggio attualmente in corso a Lecce. Di Matteo Bottazzo. In un gesto che unisce sfera privata e memoria politica, la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, ha deciso di imprimere sulla propria pelle l’acronimo “MSI” durante la sua visita al Tattoo Festival, l’evento dedicato all’arte del tatuaggio attualmente in corso nel capoluogo salentino. Il video del primo tatuaggio di Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce Si tratta del suo primo tatuaggio. La scelta del soggetto non è casuale: la sigla richiama il Movimento Sociale Italiano, partito fondato nel 1946 da Giorgio Almirante e Pino Romualti, formazione in cui la Poli Bortone ha mosso i primi passi della sua carriera parlamentare, eletta deputata nel 1983. Con questa decisione, la sindaca ha voluto marcare indelebilmente le proprie origini politiche, rendendo omaggio alla sigla che ha segnato l’avvio della sua lunga esperienza nelle istituzioni.

È stato il parroco, Don Giovanni De Marco, a dare l’allarme recandosi in sagrestia per prepararsi alla celebrazione della messa serale. Ladri in azione a Taurisano, nella chiesa parrocchiale della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Dopo aver scardinato la porta della sagrestia hanno messo a soqquadro i locali per poi impossessarsi di pochi spiccioli ma soprattutto del prezioso calice d’ argento che la comunità aveva acquistato con lo scorso anno, in occasione della festa del patrono, Santo Stefano. È stato il parroco, Don Giovanni De Marco, a dare l’allarme recandosi in sagrestia per prepararsi alla celebrazione della messa serale. Il furto è stato postato con foto a corredo sul sito social della parrocchia dove i malfattori sono stati polemicamente “ringraziati” per il danno arrecato. Sull’accaduto indagano i carabinieri.

Eros Rossi era andato a casa dell’amico per festeggiare la libertà dai domiciliari con la cocaina, poi qualcosa è andata male. “Vaneggiava, alterato dalla cocaina. Aveva chiuso a chiave la casa, spostando persino il frigorifero davanti la porta dicendomi Da qui oggi non esci. Allora l’ho colpito più volte con un cacciavite piccolo mentre tentava di uccidermi con un pezzo di vetro”. É uno dei passaggi del lungo racconto fatto da Teodoro Cavaliere, il 40enne brindisino reo confesso dell’omicidio di Eros Rossi, il 41enne anche lui brindisino, ucciso nella villetta di Torre Canne dove stava scontando l’ultimo giorno di arresti domiciliari . Cavaliere al termine dell’interrogatorio fiume durato fino a mezzanotte davanti al pm Sofia Putignani e al proprio legale Chiara Capodieci, è stato arrestato e condotto in carcere, in quello stesso carcere da dove era uscito lo scorso 8 aprile dopo aver scontato una condanna per rapina. Una libertà che aveva celebrato con un post sui social. Eros suo amico d’infanzia, lo aveva letto e contattato per festeggiare insieme la ritrovata libertà di entrambi. E così avviene, in regalo Eros riceve dall’amico della cocaina. Appare visibilmente alterato dall’alcol ma nonostante ciò la assume in macchina, portando poi l’amico nella villetta di Torre Canne per quello che doveva essere l’ultimo saluto alla detenzione domiciliare da festeggiare sempre con la cocaina. Fatale sarebbe stato l’ultimo tiro che secondo quanto dichiarato da Cavaliere, avrebbe ingenerato nella vittima un crescente stato di alterazione degenerata poi nella colluttazione finale

. La vittima è Filippo Scavo, 43 anni, con precedenti penali, del rione barese di Carbonara, ritenuto elemento di spicco del clan Strisciuglio. Almeno due le persone armate che avrebbero esploso quattro colpi di pistola contro la vittima, sorpreso alle spalle, uno dei quali lo avrebbe attinto al collo. L’uomo, soccorso dal 118, è deceduto all’arrivo nell’ospedale di Bisceglie. Gli spari hanno scatenato il panico tra gli avventori, per fortuna senza creare feriti. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Trani e della tenenza di Bisceglie, coordinati dalla Dda di Bari che indaga per omicidio con l’aggravante mafiosa, all’interno del locale si sarebbero fronteggiati due gruppi, pare tutti baresi. Sarebbe scoppiata una lite. Uno degli aggressori, per eludere i controlli con il metal detector, sarebbe uscito da un ingresso secondario, avrebbe recuperato le armi, sarebbe rientrato dallo stesso ingresso e avrebbe fatto fuoco insieme ad un complice. Sul posto sono tornati in mattinata i carabinieri, con il comandante di Trani, il capitano Giovanni Capone, la scientifica e la pm di turno della Procura di Bari, Bruna Manganelli. Sono stati ascoltati il gestore del locale e gli addetti alla sicurezza. Ulteriori particolari potranno emergere dalle immagini delle videocamere. Un’area della discoteca è stata sottoposta a sequestro. Tra le ipotesi all’origine dell’agguato mortale non si esclude un regolamento di conti forse legato allo spaccio di droga. Scavo aveva avuto una condanna definitiva nell’ambito di un’indagine del 2019 che portò ad una serie di arresti nel clan Strisciuglio per, tra i reati contestati, associazione mafiosa. Il suo nome figurerebbe anche in numerosi atti giudiziari della Dda di Bari relativi a episodi degli ultimi anni che hanno visto protagonisti esponenti di clan baresi fronteggiarsi in locali e discoteche. Nel 2021 nello stesso locale era stato accoltellato un ragazzo di 25 anni. Motivo per cui all’ingresso principale della discoteca c’è il metaldetector insieme al sistema di videosorveglianza.

La procura ipotizza il reato di cooperazione in omicidio colposo e colpa medica.i La paziente è morta giovedì sera per un malore durante l’immunoterapia. Indagati cinque medici per la morte di Tiziana Maniscalco, 51enne di Lizzano, affetta da leucemia, deceduta al Moscati di Taranto. La procura ipotizza il reato di cooperazione in omicidio colposo e colpa medica. La paziente è morta giovedì sera per un malore durante l’immunoterapia. Stava facendo un’infusione di linfociti autologhi. Titolare dell’inchiesta il pm Marco Colascilla Narducci che ha disposto anche accertamenti sul corpo, assegnando l’incarico ai medici legali Biagio Solarino e Mario D’Elia. La 51enne era sposata con due figli. La famiglia della donna è assistita dall’avvocato Dario Iaia.

L’azienda ha motivato la necessità di incrementare la quota di cassa integrazione straordinaria con le difficoltà di mercato legate alla situazione geopolitica e alla sfiducia generalizzata dei consumatori. Si prevede un lunedì di forti tensioni all’esterno delle fabbriche a marchio Natuzzi, dopo la presentazione del nuovo piano industriale che prevede un incremento dal 45% all’80% delle ore di cassa integrazione. La  misura riguarderà i 1755 dipendenti del gruppo, così distribuiti: 673 a Santeramo, 417 ad Sltamura, 391 a Laterza e 272 a Matera. La richiesta presentata da Natuzzi al ministero del Lavoro e del Made in Italy riporta la data del 20 aprile, giorno in cui sono previste assemblee, proteste e presidi fuori dai cancelli dei quattro stabilimenti. L’azienda ha motivato la necessità di incrementare la quota di cassa integrazione straordinaria con le difficoltà di mercato legate alla situazione geopolitica e alla sfiducia generalizzata dei consumatori, elementi che nei primi quattro mesi dell’anno avrebbero provocato un calo delle vendite che si attesta intorno al 16%. Sulla vicenda è intervenuto l’assessore pugliese allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, il quale, d’intesa con la regione Basilicata, ha convocato un tavolo di crisi del distretto del mobile imbottito. “Tiapriamo il dialogo, non ci rassegniamo alla rottura delle trattative, non arrendiamoci”, questo l’appello lanciato da Di Sciascio ad azienda e sindacati.

La residenza per anziani era gestita dalla società Nicolaus, riconducibile a Michele Schettino, l’imprenditore brindisino arrestato la scorsa settimana per bancarotta fraudolenta. Saranno trasferiti tra lunedì e martedì i 50 ospiti della Rsa “Casa Caterina” di Adelfia. La struttura è stata destinataria di un provvedimento di chiusura urgente da parte della Regione per le gravi irregolarità. La residenza per anziani era gestita dalla società Nicolaus, riconducibile a Michele Schettino, l’imprenditore brindisino arrestato la scorsa settimana per bancarotta fraudolenta.  Il trasferimento è stato organizzato dal comune di Adelfia affiancato dalla Asl che sta individuando le strutture disponibili ad accogliere i pazienti.  La Procura di Bari sta indagando su “Casa Caterina” e le ipotesi di reato sono – tra le altre –  associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e ai maltrattamenti. È un’inchiesta ulteriore rispetto a quella aperta dalla procura di Lecce che ha portato all’arresto di Schettino. Per quest’ultimo martedì è in programma l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip di Lecce. Con lui ai domiciliari c’è anche il socio Giovanni Burro, 49 anni. Altre due persone sono state interdette per 12 mesi. L’accusa è di bancarotta fraudolenta per la società Grs che controllava due Rsa di San Donaci e Miggiano. 

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