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Primo Piano

Il ragazzo è ferito in modo grave. Le forze dell’ordine sono alla ricerca dei due pirati della strada . Un ragazzo di 15 anni è rimasto ferito gravemente dopo essere stato investito, mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali, da una moto con a bordo due giovani. È successo in viale Virgilio a Taranto. Il motociclista avrebbe frenato per evitare l’impatto ma non è riuscito ad evitare l’investimento. I due giovani sono caduti dalla moto ma si sarebbero rialzati subito e sono scappati. I Carabinieri e la Polizia locale starebbero visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona per individuare i due ragazzi

Martedì l’affidamento dell’autopsia. Il branco che ha aggredito e ucciso Bakari Sako, ha agito nella totale convinzione di impunità. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri pomeriggio nei confronti di Cosimo Colucci, 22 anni, uno dei sei indagati per l’omicidio in concorso del 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. “Hanno  pestato un soggetto sconosciuto in pieno centro città, quasi in orario diurno” scrive il gip Taranto Gabriele Antonaci, “non preoccupandosi minimamente di essere visti da testimoni oculari o di essere immortalati dalle telecamere di videosorveglianza. Non si sono premurati, ad esempio, di occultare il proprio viso, tramite cappucci o caschi, mostrandosi liberamente mentre ponevano in essere una condotta gravemente sprezzante della vita altrui”. Sako era in giro in bici e si era fermato un attimo prima di andare a lavorare nei campi quando è stato iaccerchiato e picchiato senza un particolare motivo. Poi un 15enne gli ha sferrato tre coltellarìte, due all’addome e una al torace. Il 35nne è entrato in un bar per trovare riparo e si è accasciato sul pavimento. Il gestore lo ha mandato via e non ha chiamato le forze dell’ordine. Motivo per cui è indagato per favoreggiamento personale.  Martedì la procuratrice facente funzioni del tribunale per i minorenni Daniela Putignano affiderà l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio. Nella stessa giornata la pm del Tribunale ordinario Paola Francesca Ranieri assegnerà la consulenza sui file video del bar di piazza Fontana e i cellulari dei due maggiorenni. 

La storia risale al  2021. La vittima si chiamava Fedelino Margheriti, di Torre Santa Susanna. Aveva 51 anni. Abbandonarono l’amico nel bosco di Crispiano e lui morì a causa di un infarto: i due sono stati condannati in primo grado a cinque anni e sei mesi per morte come conseguenza di altro reato. La storia risale al  2021. Il 5 dicembre di quell’anno Fedelino Margheriti, 51 anni, di Torre Santa Susanna, fu ritrovato senza vita nelle campagne di Crispiano. Due giorni prima era andato con due amici nel bosco per raccogliere funghi. Si erano divisi per darsi appuntamento in un luogo stabilito e tornare a casa. Margheriti però si perse e gli amici rientrarono senza cercarlo e senza nemmeno dare l’allarme, nonostante fossero a conoscenza delle delicate condizioni di salute dell’uomo e del fatto che non avesse con se il cellulare.  Le ricerche iniziano il pomeriggio dopo la denuncia dei familiari di Margheriti. Due giorni dopo i vigili del fuoco scoprirono il cadavere. L’autopsia evidenziò che la vittima era deceduta per un infarto generato, con molta probabilità, dallo stress subito per la perdita dell’orientamento.  Secondo la difesa dei due imputati Margheriti era in condizioni di salute tali per cui, anche se fosse stato tempestivamente soccorso, non ce l’avrebbe fatta. Ma i giudici non hanno condiviso la tesi e li hanno condannati. 

Documenta per la prima volta in tutta l’Asia un intervento neurochirurgico che non ha precedenti noti nel continente a quella data. Due bambini, di tre e cinque anni, deposti fianco a fianco. Uno dei due porta sul cranio i segni inequivocabili di un’operazione chirurgica. Quattromila anni fa, nella città di Djarkutan, nel cuore dell’Asia Centrale, qualcuno sapeva aprire una testa per tentare di guarire. È questa la scoperta straordinaria che la campagna di scavo in corso in Djarkutqn in Uzbekistan, ha restituito alla missione congiunta dell’Università del Salento, dell’Università Statale di Termez e dell’Istituto Archeologico di Samarcanda. La sepoltura rivoluziona le conoscenze sulle pratiche rituali e mediche della Civiltà dell’Oxus, la grande cultura che tra la fine del terzo e l’inizio del secondo millennio avanti Cristo dominò l’Asia Centrale e si estese fino alle coste del Golfo Persico. E soprattutto documenta per la prima volta in tutta l’Asia un intervento neurochirurgico — probabilmente eseguito per trattare patologie neurologiche, traumi, epilessie o emicranie — che non ha precedenti noti nel continente a quella data.

Un 26enne pakistano è stato arrestato con le accuse di tentato omicidio e danneggiamento. Avrebbe danneggiato un furgone e ferito una persona. Paura questa a Bisceglie dove un 26enne pakistano è stato arrestato con le accuse di tentato omicidio e danneggiamento. Secondo i carabinieri l’uomo, licenziato circa un mese e mezzo fa da un’azienda agricola, sarebbe tornato sul posto armato di motosega per vendicarsi. Dopo aver distrutto i vetri di un furgone aziendale, avrebbe ferito al collo il fratello del titolare intervenuto per calmarlo. La vittima ha riportato ferite giudicate guaribili in 7 giorni. Il 26enne è stato arrestato e trasferito in carcere.

Slitta la festa del patrono Sant’Alberto invocato proprio per portare acqua sui campi: il pellegrinaggio si svolgerà domenica . Per il secondo anno consecutivo, la pioggia fa slittare di 24 ore la processione in onore del patrono invocato proprio per far piovere sui campi di grano: a Pietramontecorvino, l’acqua scesa dal cielo ha causato il rinvio a domenica mattina della processione per Sant’Alberto, che dal 1889 si svolge il 16 maggio.È un pellegrinaggio di sette chilometri verso il sito archeologico di Montecorvino, lungo sentieri che diventano impraticabili per il fango, quando piove.

L’incidente è avvenuto a San Marzano di San Giuseppe. La piccola sarebbe deceduta a causa del forte trauma cranico . Tragedia a San Marzano di San Giuseppe. Una bambina di 2 anni è morta per un trauma cranico in fase di accertamento medico. La piccola è deceduta poco prima dell’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale SS Annunziata. Da quanto si apprende, la bimba, di origine marocchina, sarebbe caduta a causa dell’urto di un’auto: un parente si è recato a trovare i genitori lasciando solo momentaneamente l’auto fuori posto. E’ subito uscito di nuovo per parcheggiare, senza rendersi conto che la piccola lo stesse seguendo. Durante la manovra l’avrebbe urtata ed è caduta. Da qui la corsa in ospedale. Questa è la prima ricostruzione. L’incidente è avvenuto venerdì (15 maggio) sera. Sulla vicenda indagano i carabinieri di Manduria, coordinati dal pm Mariano Buccoliero. La bambina avrebbe compiuto 2 anni il 30 maggio. La famiglia, marocchina, è ben integrata in paese, dove il papà lavora come meccanico. Sconvolta la comunità. Si stringe attorno alla famiglia, attraverso le parole del sindaco, Francesco Leo: “Una tragedia. Conosco i genitori. Il fratellino è mio alunno. Attendiamo di capire meglio le dinamiche. Rivolgo intanto il mio abbraccio alla comunità marocchina, da noi molto numerosa”.

“Introdotto un principio progressivo, chi ha di più dovrà contribuire di più”. “Oltre il 70% dei pugliesi non avrà un aumento o avrà un aumento limitato a circa 4 euro al mese”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, annunciando l’aumento dell’addizionale Irpef per il disequilibrio nella sanità del 2025 di 349 milioni di euro. Decaro fa sapere che sono stati tagliati 107 milioni di euro dai costi della politica e della macchina regionale che andranno a coprire una parte del disequilibrio sanitario del 2025. “L’altra parte, purtroppo, da commissario della sanità come previsto per le legge, la devo fare agendo sulla leva fiscale”. “Abbiamo introdotto – ha spiegato – un principio progressivo, chi ha di più dovrà contribuire di più. Il 30% dei pugliesi, tutti quelli nella fascia fino a 15mila euro, non avranno nessun aumento. Il 40% dei pugliesi che sono compresi nella fascia di reddito tra 15 e 28mila euro avrà un aumento medio mensile di 4 euro. Sopra i 28mila e fino a 50mila euro ci sarà un aumento medio di 19 euro; sopra i 50mila euro l’aumento medio sarà di circa 66 euro”.

Il 22enne è il sesto a essere stato fermato dalla squadra mobile, mentre l’ultimo a essere iscritto nel registro degli indagati è il barista. Non ha partecipato all’azione violenta in alcun modo. Non ha sferrato pugni, anche perché si trovava all’interno del bar: questa è la versione di Cosimo Colucci, uno dei 7 indagati per l’aggressione sfociata nell’omicidio di Bakari Sako all’alba del 9 maggio. Nel video la scena è diversa: il ragazzo è ai tavolini e sferra un pugno. Il 22enne è il sesto a essere stato fermato dalla squadra mobile, mentre l’ultimo a essere iscritto nel registro degli indagati è il barista di piazza Fontana, Romolo Magnati, accusato di favoreggiamento. In una intercettazione avrebbe infatti ammesso di conoscere Colucci, diversamente da quanto aveva dichiarato agli investigatori. L’attività resterà chiusa per 60 giorni, dopo la sospesione della licenza. Per la Procura, il barista non avrebbe solo favorito il 22enne, ma anche negato di aiutare il giovane maliano che ha cercato rifugio nel locale. La versione di Colucci, le dichiarazioni dei 4 minorenni e del 19enne spingerebbero dunque la Procura a rivedere i filmati di videosorveglianza e le ricostruzioni, considerando anche quando sarebbe accaduto prima. Per i minorenni ci sarebbe stato un confronto precedente a quanto si vede: Bakari li avrebbe ripresi col telefono cellulare. Loro gli avrebbero intimato di smetterla per poi aggredirlo. Per difendersi, ha detto il 15enne che poi, lo ha ammesso, ha sferrato 3 coltellate. Potrebbero non essere queste la causa del decesso, ma la lesione di organi interni. Sarà valutato durante l’autopsia, fissata al 19. 

La vittima aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai suoi assassini. Il proprietario del bar in cui aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai suoi assassini Bakari Sako è indagato con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del 22enne fermato per aver partecipato all’aggressione durante la quale è stato ucciso il 35enne originario del Mali, il 9 maggio a Taranto. Si tratta di Romolo Magnati, indagato per favoreggiamento. Sarà difeso dall’avvocato Martino Paolo Rosato. Sale dunque a 7 il numero di indagati.

Nelle prossime ore potrebbe essere definita la posizione del barista, la cui attività è stata sospesa per 60 giorni. Proclamato il lutto cittadino anche a Pulsano, disposto dal sindaco Pietro D’Alfonso per martedì 19 maggio, in segno di cordoglio e vicinanza per la tragica scomparsa di Bakari Sako. “Una notizia che ha profondamente scosso l’intera comunità – dichiara il sindaco, ripudiato ogni forma di odio e di violenza – e che ci chiama, come cittadini e come istituzioni, a una riflessione forte sul valore della vita umana, della solidarietà, del rispetto e della convivenza civile”. Ci sarà anche un momento di raccoglimento e di riflessione ai Giardini de falconibus, con la presenza delle scuole. Saranno esposte le bandiere a mezz’asta o parate a lutto sugli edifici pubblici comunali. Tutte le attività ludiche e di intrattenimento saranno sospese. Il 19 sarà anche il giorno dell’autopsia. Intanto si continua a indagare. Nelle prossime ore potrebbe essere definita la posizione del barista, la cui attività è stata sospesa per 60 giorni.

Un team di esperti artificieri è intervenuto all’interno di un cantiere in cui erano in corso i lavori di ristrutturazione di un immobile. Si sono concluse senza intoppi, a Carmiano, le operazioni di bonifica di un’area, in pieno centro abitato, in cui era stato rinvenuto un ordigno bellico risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Ad operare sono stati i militari dell’11° reggimento genio guastatori dell’esercito italiano, un team di esperti artificieri intervenuto all’interno di un cantiere in cui erano in corso i lavori di ristrutturazione di un immobile e dove è stato scoperto il residuato. Le operazioni si sono svolte in coordinamento con le autorità locali, senza necessità di evacuare i cittadini residenti in zona.

Il professor Carlo Taormina, uno dei difensori di Cataldo, ha detto che il proprio assistito aveva certamente una rete di contatti su cui contare per la campagna elettorale ma senza avere nulla in cambio. La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità in occasione delle elezioni amministrative del 2021 a Triggiano, del 2020 a Grumo Appula e contestualmente anche delle elezioni regionali.  Fra i 15 imputati nomi eccellenti come Sandrino Cataldo, fondatore del movimento Sud al Centro, e la sua ex moglie Anita Maurodinoia, già assessore regionale ai Trasporti poi dimessasi in seguito all’arresto del marito nell’aprile 2024, chiamati a rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.  Principale accusatore di Cataldo – ritenuto promotore della presunta associazione – il suo ex braccio destro Armando Defrancesco, che però ha poi ritrattato. La difesa della Maurodinoia ha sostenuto come l’ex assessore fosse totalmente estranea ai presunti accordi presi dal coniuge. Il professor Carlo Taormina, uno dei difensori di Cataldo, ha detto che il proprio assistito aveva certamente una rete di contatti su cui contare per la campagna elettorale ma senza avere nulla in cambio. Del resto – ha proseguito – dalle indagini non sono emerse dazioni di denaro né altro tipo di utilità come ad esempio posti di lavoro.  L’altro difensore di Cataldo, l’avvocato Mario Malcangi, formulerà la sua arringa in occasione di un’altra udienza.  Venerdì prossimo proseguiranno le discussioni dei difensori degli altri imputati, mentre la requisitoria fissata per il 5 giugno per coloro che avevano scelto il rito abbreviato, fra cui l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli, sarà probabilmente rinviata.

Il 52enne, trovato senza vita in una zona impervia, aveva anche segni evidenti sui polsi. Sarebbe morto per soffocamento o, addirittura, per strangolamento, Nicola Scarascia, il 52enne scomparso l’8 maggio scorso a Scanzano Jonico e trovato senza vita quattro giorni dopo in un’area impervia del canale Fosso Valle, una zona difficile da raggiungere, anche a piedi, dove il corpo sarebbe stato trascinato. È il risultato dell’autopsia eseguita all’ospedale di Policoro dal medico legale Sara Sablone che, nella relazione consegnata alla Procura di Matera, ha confermato elementi compatibili con una morte per asfissia, oltre alla presenza di segni evidenti sui polsi del 52enne. Questo farebbe pensare che l’uomo sia stato immobilizzato prima del suo decesso, rendendo sempre più concreta l’ipotesi dell’omicidio volontario. Le indagini procedono in maniera serrata, tanto che i sospetti degli investigatori si stanno concentrando su una persona già sentita nei giorni scorsi dal pm, Annunziata Cazzetta. Scarascia, da anni residente in Germania, era tornato in Basilicata da una ventina di giorni per aiutare alcuni parenti nei lavori di ristrutturazione di un immobile.

Nelle prossime ore ci sarà l’interrogatorio del 22enne fermato per ultimo dalla squadra mobile. Non sono stati convalidati i fermi dei quattro minorenni, ma per loro il gip ha comunque disposto la misura cautelare presso i centri di prima accoglienza di Bari e di Lecce. Sono accusati dell’omicidio di Bakari Sako, ma decade l’aggravante dei futili motivi. Sabato mattina ci saranno invece in carcere gli interrogatori di Mimmo Colucci, 22enne, l’ultimo ad essere stato fermato dalla squadra mobile

Secondo una prima ricostruzione, la donna viaggiava insieme ad altri motociclisti quando avrebbe perso il controllo della moto e sarebbe caduta. Tragico incidente sull’autostrada A1 nel tratto compreso tra Capua e Caianello, in territorio casertano. Una 50enne pugliese, che viaggiava in sella alla sua moto in direzione Roma, è morta dopo essere stata investita da un mezzo pesante. Secondo una prima ricostruzione, la donna viaggiava insieme ad altri motociclisti quando avrebbe perso il controllo della moto e sarebbe caduta, per poi essere travolta da un camion. Il corpo è stato trasferito all’istituto di medicina legale di Caserta per l’autopsia. Sul posto gli agenti della Polizia Stradale di Caserta per ricostruire la dinamica dell’incidente.

Il Ministro dell’Interno lancia l’allarme sulla diffusione di armi da taglio tra i giovanissimi e punta su nuovi accordi per la movida nelle province di Bari, Bat e Foggia. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha acceso un faro sulla violenza giovanile, un fenomeno definito “purtroppo in crescita” in tutta Italia e con una forte incidenza anche nei territori di Bari, Bat e Foggia. A margine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Bari, il titolare del Viminale ha confermato una massima attenzione per i luoghi della movida e dell’intrattenimento, frutto di un’analisi condotta in sinergia con le procure. L’obiettivo è rafforzare i controlli attraverso accordi nazionali con gli esercenti per garantire divertimento e legalità. Piantedosi ha poi lanciato l’allarme sulla diffusione di armi tra i giovani, in particolare coltelli e armi da taglio, facilmente reperibili e sempre più presenti nelle cronache. Nonostante i recenti interventi normativi, il ministro è stato categorico: l’inasprimento delle leggi da solo non basta. Per contrastare il degrado serve una strategia integrata che crei i presupposti per un’applicazione concreta delle norme, perché la sicurezza non si fa solo sulla carta, ma sul campo.

I minorenni dichiarano di non essersi resi conto della gravità e che hanno tentato di rianimare il 35enne . Due alla volta lasciano la procura minorile, verso i centri di prima accoglienza dove sono ristretti. “Ho accoltellato perché ho visto i miei amici in pericolo”. Il 15enne ammette l’omicidio di Bakari Sako. Poi si dice pentito, alla giudice Paola Morelli. Le hanno dato tutti la stessa versione. In sostanza una lettura diversa da quella delle procure dei filmati. Qui il servizio sull’ammissione di responsabilità del 15enne E cioè che Bakari dopo un primo scambio di provocazioni avrebbe iniziato a filmare con il cellulare i giovani, che gli hanno prima intimato di smetterla, passando poi all’aggressione e all’accoltellamento. Cosa di cui gli altri non si sarebbero resi conto. Dichiarazioni spontanee dalle quali emergerebbe anche il tentativo di rianimare il 35enne. Agli interrogatori tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella loro versione si troverebbe il movente, e aggravante, dei futili motivi.  Intervista Salvatore Di Maggio, avvocato 

. “Non chiange’”. Non piangere. La voce è quella di uno dei ragazzi arrestati per l’omicidio di Bakary mentre esce dal tribunale dei Minori. Davanti a lui, poco distante, la fidanzatina che non riesce a trattenere le lacrime. Attorno ci sono madri, nonne, padri, fratelli e amici. Qualcuno si avvicina, altri restano immobili in silenzio. Mentre vanno via al termine degli interrogatori un padre si avvicina al van, guarda dentro e dice “Comportatevi bene”. Tutto è accaduto nel cuore della città vecchia di Taranto, in uno dei luoghi simbolo della storia cittadina. Da una parte il tribunale per i minori, dall’altra la maestosa cattedrale di san Cataldo. Di fronte palazzo Troilo, sede dei Giochi del Mediterraneo. E a pochi metri piazza Fontana dove è stato ucciso Bakary. Un intreccio di dolore, incredulità e normalità apparente. E intanto i turisti attraversano la piazza con le loro macchina fotografiche al collo, immortalano gli scorci della città vecchia senza sapere che a pochi metri si stanno consumando lacrime, interrogatori e disperazione. Sull’uscio della chiesa compare don Emanuele Ferro. Osserva in silenzio. Quei ragazzi li conosce bene, conosce le loro famiglie, le fragilità. Non dice nulla ma nel suo sguardo c’è tutto il peso di una tragedia che non riguarda soltanto un delitto, ma il fallimento di una intera comunità 

La ministra commenta la decisione della Corte d’Appello: «I figli si fanno in due. C’è il rischio di aggirare la legge sull’utero in affitto». “È tipicamente una sentenza che molti definiscono ‘creativa’. Il punto è che, al di là del caso singolo, riconoscere tre genitori è qualcosa che incide sull’idea stessa di famiglia“. Lo ha detto Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, a “Ping Pong” su Rai Radio1 commentando la sentenza della Corte d’Appello di Bari che ha riconosciuto un bambino come figlio di una madre e di due padri. “La famiglia sembra che sia qualunque cosa uno voglia che sia, e così non è, perché ci sono elementi biologici, culturali e simbolici. I figli si fanno in due, c’è una mamma e un papà. Questo non scombina soltanto il diritto ma anche la base culturale della famiglia. Inoltre, se decisioni di questo tipo dovessero moltiplicarsi, si rischierebbe anche di aggirare la legge contro l’utero in affitto“, ha aggiunto Roccella.

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