chesera-2026
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

bassi-home-giugno

Primo Piano

Oggi, a distanza di quasi dieci anni, la Dda ha chiuso il cerchio. Non fu un suicidio quello di Nicola Visienti, 44enne barese trovato morto nella sua abitazione dove era ai domiciliari il 16 novembre 2016. Ma un’esecuzione in piena regola, da parte di presunti appartenenti al clan Strisciuglio, che lo avrebbero strangolato perché lo stesso aveva manifestato l’intenzione di collaborare.  Oggi, a distanza di quasi dieci anni, la Dda ha chiuso il cerchio su coloro che sono ritenuti responsabili dell’omicidio: quattro persone sono state condotte in carcere, fra mandante ed esecutori, accusati a vario titolo di omicidio ed anche (per tre di loro) di estorsione.  Visienti, dopo l’assassinio del suo amico Luigi Luisi, sarebbe stato vittima di continue vessazioni da parte del clan. Il giorno prima del delitto, qualcuno aveva utilizzato la sua macchina e fatto un incidente per le vie di Bari Vecchia. Fu quello il motivo per cui il 44enne venne prelevato dai carabinieri dalla sua abitazione e condotto in caserma, per poi essere riportato alle cinque del mattino. Secondo gli inquirenti, è probabile che qualcuno abbia pensato che l’intervento dei carabinieri fosse legato alla sua volontà di collaborare. Il giorno dopo, Visienti venne trovato esanime sul pavimento con un lenzuolo intorno al collo. La porta era chiusa dall’interno ma la finestra aperta. A raccontare la sua fine sono stati diversi collaboratori di giustizia: ma ci sarebbero anche alcune intercettazioni, contenute in un altro procedimento, in cui i presunti assassini si sarebbero vantati dell’omicidio con le rispettive fidanzate.

Dovrà espiare la pena di 4 anni e 2 mesi di carcere. Su di lui gravava un mandato d’arresto europeo. Un 69enne di Ugento, resosi irreperibile da oltre 2 anni, è stato catturato a Tenerife, in Spagna. Determinante l’attività di ricerca dei carabinieri del comando provinciale di Lecce. L’uomo era destinatario di un ordine di carcerazione per violenza sessuale aggravata continuata su un minorenne. Per questo reato dovrà espiare la pena di 4 anni e 2 mesi di carcere. Su di lui gravava un mandato d’arresto europeo.

Il colpo all’alba di oggi. Dopo un’auto rubata è stata data alle fiamme. Ennesimo assalto a un bancomat nel Brindisino. Nel mirino dei banditi è finita la filiale Unicredit di viale Commenda, nel capoluogo. Il colpo è stato messo a segno prima dell’alba di oggi, 18 dicembre, intorno alle 3. I malviventi hanno preso di mira entrambe le casse automatiche. Al momento non è ancora chiaro se il furto sia andato a buon fine né quale sia l’entità del bottino. Poco dopo l’assalto, un’auto rubata è stata data alle fiamme in un canale in contrada Piccoli, in agro di Brindisi, nei pressi della zona industriale. È altamente probabile che il veicolo sia stato utilizzato per la fuga. In entrambi i casi sono intervenuti vigili del fuoco e polizia di Stato. Le indagini sono affidate alla questura di Brindisi. L’ipotesi è che ad agire sia stata la cosiddetta “banda della marmotta”. La stessa banda era tornata in azione nel Brindisino lo scorso 11 dicembre con un assalto a un istituto di credito di Oria, in piazza Lama.

L’episodio il 2 novembre scorso. Sul posto trovati sei bossoli esplosi. È stato arrestato dai carabinieri di Apricena un 31enne del posto accusato di aver ferito a colpi d’arma da fuoco, nella serata del 2 novembre scorso, un giovane operaio che passeggiava per le vie del centro. La segnalazione dell’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco tra via Armando Diaz e piazza San Francesco d’Assisi partì da alcuni passanti. Un 23enne di Apricena rimase ferito agli arti inferiori. Sul posto vennero stati trovati sei bossoli esplosi, una cartuccia e una pistola calibro 7,65. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Foggia, hanno portato all’individuazione del presunto autore del gesto.

Le richieste estorsive risultavano sistematicamente precedute da atti intimidatori. Con fare tipicamente mafioso estorcevano il “pizzo” ai commercianti e agli operatori turistici di Pulsano e dintorni, usando minacce, prepotenza, appiccando incendi alle loro auto. Arrestati, all’alba, Anselmo Venere, a capo dell’organizzazione, già noto per reati che vanno dall’omicidio all’estorsione, dalla rapina alla droga. Figura di spicco a Pulsano, storicamente vicina al clan Locorotondo-Cagnazzo, frangia della Scu e antagonsita del clan di Maurizio Agosta. In manette anche Nicola Casucci, nipote di Anselmo Venere; Emidio Galeandro e Gennaro Migliorini. Venere impartiva gli ordini. Gli altri eseguivano. Arresti e perquisizioni, sono l’epilogo dell’operazione Argan dei carabinieri che hanno dato esecuzione all’ordinanza a firma del gip del tribunale di Lecce, Anna Paola Capano. Coordinate dalla dda le indagini, durate, due anni, scattate dopo un primo episodio estorsivo di marzo 2023 ai danni di un esercente di Pulsano. 11 gli indagati, tutti legati alla figura di Anselmo Venere. Tra loro, una donna che si fingeva avvocata, agevolando le comunicazioni di Venere con l’esterno, nei periodi in cui era in carcere per altri reati. Per ben tre volte Venere è riuscito a ottenere i domiciliari, fingendo gravi problemi di salute, presentandosi ai processi in sedia a rotelle, simulando malori. Dalle intercettazioni è emerso il clima di terrore generato tra le vittime, in totale stato di assoggettamento, tanto da parlare di Venere come di “un uomo d’onore”. Se pagavano, erano definite “persone educate”. Altrimenti subivano atti incendiari studiati a tavolino.

L’automobilista che l’ha travolto si è fermata a chiamare i soccorsi. La sua posizione è al vaglio degli investigatori . Travolto e ucciso mentre era in sella alla sua bicicletta. Vittima un 30enne straniero, investito da una vettura guidata da una donna che si è subito fermata a chiamare i soccorsi. È accaduto sulla provinciale che collega Ruvo di Puglia a Corato in un tratto scarsamente illuminato. L’uomo procedeva a bordo della tarda quando è stato investito. La vittima, operaio di un’azienda ortofrutticola di Bisceglie, stava tornando a casa dopo il lavoro ed era diretto a Corato. Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e gli agenti della polizia locale per i rilievi. La posizione della conducente della vettura è al vaglio degli investigatori.

L’uomo, reo confesso dell’omicidio, avrebbe agito al culmine di una lite. Già da qualche tempo aveva manifestato segni di disagio psichico. Sarà sottoposto a perizia psichiatrica Vincenzo Visaggi, il 75enne di Mariotto sotto processo per aver ucciso a colpi di forbici la moglie Lucia Chiapperini nella loro abitazione il 18 aprile scorso.La Corte d’Assise ha nominato un perito, che dovrà valutare tre aspetti: la pericolosità sociale, la capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere al momento del fatto. L’uomo, reo confesso dell’omicidio, avrebbe agito al culmine di una lite con la moglie. Già da qualche tempo aveva manifestato segni di disagio psichico. Sembra che le condizioni psichiatriche di Visaggi siano peggiorate. La casa circondariale di Trani, dove l’uomo è detenuto, ha comunicato gli esiti della consulenza dello psichiatra Carmine De Rosa, il quale ha ritenuto che i sistemi di sorveglianza dell’istituto penitenziario non siano sufficienti per garantire la sua incolumità, in caso di gesti autolesionistici. Per questo l’imputato dovrebbe essere internato in una casa di cura specializzata, ma al momento il carcere di Trani non ha trovato una struttura adeguata. Vista la situazione, il 2 dicembre scorso la Corte d’Assise ne ha disposto il trasferimento nel reparto psichiatrico di una struttura ospedaliera, con relativo piantonamento da parte delle forze dell’ordine. Ma pare che neanche negli ospedali ci sia un posto disponibile, con la conseguenza che al momento il 72enne , difeso dall’avvocato Francesco Bonasia, è ancora in carcere.

“Non è giusto”, ha denunciato Rocco Camasta, “che io devo sgobbare per 13 ore di lavoro per poi trovare questi danni. È caccia al ladro che la notte tra lunedì 15 e martedì 16 dicembre si è introdotto in un’hamburgeria in viale Ennio, a Bari, ha smontato la cassa automatica ed è fuggito via in bicicletta. È stato il titolare del The Butcher, questo il nome del locale, a denunciare il furto postando il video ripreso dalle telecamere interne. Il ladro ha rubato anche due iPad e 700 euro in contanti. Tutto è durato pochi minuti durante i quali il malvivente, a volto scoperto, senza guanti e con un cappello sulla testa, ha rotto porta e maniglione antipatico. Il furto è stato messo a segno il lunedì, giornata di chiusura del locale.  “Non è giusto”, ha denunciato Rocco Camasta, titolare del locale, “che io devo sgobbare per 13 ore di lavoro per poi trovare questi danni. Pazienza, ci rifaremo e andremo avanti” ha concluso. 

Sono accusati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta sul decesso di un neonato avvenuto il 23 novembre scorso all’ospedale Perrino. Sono stati iscritti nel registro degli indagati tre medici e due ostetriche, accusati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Venerdì sarà eseguita l’autopsia dal medico legale Roberto Vaglio per chiarire le cause del decesso. La madre, una donna di 30 anni, era quasi al nono mese di gravidanza e si trovava già in travaglio quella notte. Durante la fase di monitoraggio, i primi tracciati non avevano evidenziato anomalie, ma poco prima del parto l’ultimo tracciato ha registrato la scomparsa completa del battito cardiaco del feto. Il neonato è stato poi fatto nascere, risultando però già senza vita. L’indagine della Procura è scaturita dall’esposto presentato dall’avvocata Antonella Palmisano che assiste i genitori.

La donna risponde di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo inizierà il 3 febbraio 2026. Andrà a giudizio Angela De Cosmo, la 36enne che era con il pregiudicato Raffaele Capriati, detto Lello, la sera in cui fu ucciso. Era il primo aprile del 2024 quando il nipote del boss Antonio Capriati fu freddato a colpi di pistola.  La donna risponde di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo inizierà il 3 febbraio 2026. Stando alle indagini della squadra mobile, quando Capriati fu colpito e ferito a morte, De Cosmo avrebbe nascosto la pistola che l’uomo aveva con sé e ne avrebbe fatto perdere le tracce: l’arma, che sarebbe stata notata da alcuni testimoni, non è più stata trovata. La donna era alla guida della Fiat 500 a bordo della quale, come passeggero, c’era Capriati. I due avevano trascorso la serata insieme nel quartiere Torre a Mare quando, in via Bari, furono avvicinati dai sicari che uccisero Capriati.

La Fimmg Puglia denuncia gravi carenze di personale in tutta la regione. A rischio l’assistenza territoriale. La Fimmg Puglia lancia un allarme sulla grave carenza di personale medico per coprire i turni della Continuità Assistenziale (ex guardia medica) e del servizio 118, in vista dell’imminente ponte festivo natalizio. La situazione è critica in diversi distretti su tutto il territorio regionale. Nella Asl Bari nella risultano attualmente scoperti decine di turni di continuità assistenziale, con centinaia di ore di assistenza che verranno meno durante le festività con sedi di guardia medica che resteranno vuote durante le feste. Inoltre, sotto Natale, alla carenza di personale si sommerà l’aumento dei casi di influenza. Senza adeguata copertura della Continuità Assistenziale si rischia di sovraccaricare ulteriormente i pronto soccorso. “Per capire l’entità del problema” scrive in una nota la Fimmg Puglia, “basta guardare i turni che a oggi risultano scoperti in una postazione come quella di Polignano: da oggi alla fine del mese di dicembre ci sono 7 giornate completamente scoperte e 4 giorni in cui solo 2 dei 3 turni vedono un medico presente”.  La Federazione italiana medici di medicina generale sollecita a Regione Puglia a completare urgentemente la riorganizzazione dell’assistenza territoriale attraverso una chiara regolamentazione regionale del Ruolo Unico della Medicina Generale.

. È stato un cane a pagare il prezzo più alto dell’incendio scoppiato ieri sera a Rutigliano. Un Rottweiler, intrappolato nell’appartamento da cui è partito il rogo, è stato trovato dai Vigili del Fuoco in arresto cardiaco, probabilmente intossicato dal fumo. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma dopo circa mezz’ora hanno dovuto arrendersi. L’incendio era divampato intorno alle 19.00 dalla cucina di un appartamento al piano rialzato, sprigionando un denso fumo che ha invaso l’intero condominio. Le fiamme sono state domate dai Vigili del Fuoco di Bari, intervenuti con più squadre, mentre i residenti venivano evacuati, tra cui alcuni anziani, affidati alle cure dei sanitari. Le operazioni si sono concluse intorno alle 21.30. Sul posto anche la Polizia Locale.

Bari e Brindisi tra le destinazioni più ricercate dagli europei, con voli in crescita del 10% rispetto all’anno scorso e un fascino irresistibile per chi sogna un Capodanno speciale. Se stai già sognando il capodanno 2026, sappi che sempre più europei puntano lo sguardo verso l’Italia, e in particolare verso la Puglia. Secondo i dati raccolti da Jetcost, motore di ricerca leader in Europa per voli e offerte di viaggio, le ricerche per i voli della fine del 2025 sono aumentate del 10% rispetto all’anno precedente, confermando il trend consolidato dei viaggi di fine anno. Il fascino della Puglia non si limita al sole ancora tiepido di dicembre. Gli europei sono attratti dal mix perfetto tra clima mite, patrimonio culturale e gastronomia d’eccellenza, senza dimenticare l’ospitalità degli alberghi locali, spesso più convenienti rispetto ad altre destinazioni europee. Tutto questo ha fatto dell’Italia il secondo paese più cercato su Jetcost per l’inizio del 2026, subito dopo la Spagna e davanti a Francia, Portogallo e Regno Unito. Bari e Brindisi: le stelle della Puglia Dalle analisi delle ricerche effettuate dal 26 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, emerge chiaramente che Bari è tra le città più desiderate dagli europei: Germania, Regno Unito e Paesi Bassi: sesta città più richiesta Francia: settima posizione Spagna: ottava posizione Portogallo: undicesima Brindisi non è da meno: è la nona meta per i tedeschi, la dodicesima per i francesi e la quindicesima per i britannici. Anche per i turisti italiani Bari mantiene un certo fascino, piazzandosi trentesima tra le città più desiderate al mondo per la fine del 2025. Le mete più gettonate in Europa e nel mondo Oltre alla Puglia, le grandi capitali europee dominano le preferenze: Parigi, Londra, Vienna, Praga, Barcellona, Amsterdam e Madrid figurano ai primi posti delle ricerche, insieme a Roma, Milano, Napoli, Palermo e Catania. Per chi cerca sole e mare, le Isole Canarie rimangono un classico: Tenerife e Gran Canaria sono tra le destinazioni più cliccate. Chi invece desidera avventure più lontane opta per mete intercontinentali come New York, Istanbul, Sharm El Sheikh, Dubai e Marrakech. Un trend chiaro Il dato più interessante, secondo Jetcost, è che i viaggi di fine anno non sono più appannaggio solo delle capitali e dei grandi classici europei: gli italiani e gli europei cercano sempre più spesso esperienze autentiche e mete emergenti, e la Puglia con i suoi borghi, le coste e la cucina tradizionale sembra avere tutte le carte in regola per sedurre chi desidera iniziare il 2026 con stile.

I genitori hanno denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine e sono state attivate tutte le ricerche del caso. Dallo scorso 11 dicembre non si hanno più notizie di Marco Giosa, 23enne di Tito (PZ), studente universitario a Roma. Il giovane non dà sue notizie da alcuni giorni. I genitori hanno denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine e sono state attivate tutte le ricerche del caso. Negli ultimi giorni sarebbe stato avvistato prima Cologno Monzese e successivamente a Torino.

La guardia di Finanza, durante i controlli, ha sequestrato inoltre oltre 390 litri di olio ad un imbottigliatore perché privo delle indicazioni obbligatorie previste dalle leggi Europee. Spacciava per “extravergine locale di Altamura” una miscela composta da olio di semi e una piccola parte di olio d’oliva. Denunciato un commerciante di Fasano accusato di frode in commercio. Le analisi di laboratorio eseguite su un campione di prodotto non hanno lasciato dubbi.  L’irregolarità è emersa dopo i controlli effettuati nel territorio dalla dalla guardia di Finanza. Attività che ha fatto emergere anche un imbottigliatore, sempre di Fasano, che confezionava olio extravergine privo delle indicazioni obbligatorie previste dalle leggi Europee vigenti.  Sequestrati 391 litri di olio.

Il gip respinge per la terza volta l’archiviazione e dispone nuovi accertamenti. La trentenne precipitò dal balcone. Il Gip del Tribunale di Potenza ha disposto nuove indagini sul caso di Dora Lagreca, la trentenne di Montesano sulla Marcellana morta il 9 ottobre 2021 nel capoluogo lucano, dopo essere caduta dal quarto piano di una palazzina nel rione Parco Aurore. Il giudice per le indagini preliminari ha così accolto la richiesta degli avvocati della famiglia Lagreca, che si erano opposti all’archiviazione del caso. La Procura di Potenza, che procede per istigazione al suicidio nei confronti di Antonio Capasso, fidanzato della giovane, aveva infatti avanzato per la terza volta la richiesta di archiviazione. Anche questa volta, però, il Gip ha respinto l’istanza, disponendo ulteriori accertamenti investigativi. Secondo il giudice, è necessario approfondire ancora la vicenda prima di poter arrivare a una eventuale chiusura definitiva del procedimento.

La 30enne morì a Potenza il 9 ottobre del 2021. Antonio Capasso, allora fidanzato della ragazza, è indagato per istigazione al suicidio. Il caso non è chiuso. A distanza di quattro anni dalla morte, il gip del Tribunale di Potenza ha disposto nuove indagini sul caso di Dora Lagreca, la 30enne di Montesano sulla Marcellana deceduta il 9 ottobre del 2021 nel capoluogo. La famiglia non ha mai creduto all’ipotesi di suicidio. Dora Lagreca, la notte tra l’8 e il 9 ottobre del 2021, dopo una serata trascorsa con gli amici e il fidanzato, precipitò dal quarto piano della palazzina di via Giura, a Potenza, morendo poco dopo l’arrivo dei soccorsi. Era originaria di Montesano sulla Marcellana in provincia di Salerno, si era trasferita da poco per lavorare in una scuola e per poter stare più vicina ad Antonio Capasso, il suo fidanzato. È stato lui l’ultimo a vederla viva, ed è lui l’unico indagato dalla procura di Potenza per istigazione al suicidio.  Dora amava la vita tanto da aver confidato a sua sorella di voler diventare mamma. Aveva progetti, guardava al futuro. E poi quella maledetta notte faceva molto freddo, pioveva e lei era senza vestiti quando è precipitata. Altra circostanza molto strana. Non solo. Dalle indagini sono emersi altri particolari. In casa di Antonio Capasso è stata trovata un unghia di Dora per esempio. Cosa è successo prima dell’incidente? Ci sono anche lesioni sul corpo della ragazza, ad una mano per esempio. Sono emerse dall’autopsia, potrebbero essere compatibili con un’aggressione. Il rapporto con Antonio Capasso era burrascoso, i due litigavano spesso, soprattutto per questioni legate alla gelosia. Gli ultimi contatti avuti da Capasso con la famiglia Lagreca risalgono alla notte in cui Dora è morta. Si è limitato a rispondere ad una telefonata della sorella dopo tre tentativi andati a vuoto. Dopo di che è sparito: non una parola di conforto, né un “mi dispiace”, un abbraccio ai genitori o un fiore al suo funerale. La famiglia di Dora, intanto, resta in attesa di risposte.  La Procura del capoluogo lucano, aveva chiesto per la terza volta l’archiviazione del caso. Per la terza volta il gip ha respinto la richiesta disponendo ulteriori accertamenti, ritenendo necessario approfondire ancora la vicenda prima di una eventuale chiusura del caso.

Il tentativo di conciliazione della prefettura di Foggia è fallito: si va, dunque, verso un clamoroso sciopero dei medici e del personale del comparto dell’ospedale di San Giovanni Rotondo.La direzione generale di Casa Sollievo della Sofferenza ha confermato l’intenzione di applicare, dal primo marzo, i contratti della sanità privata, ritenuti peggiorativi dai sindacati. Per l’assessore alla Sanità Raffaele Piemontese, Casa Sollievo è una fondazione privata di diritto canonico che appartiene a uno Stato estero, ha difficoltà di bilancio e non riesce a fare fronte ai costi. Donato Menichella, segr. naz. ANMIRS, sostiene che la a direzione generale non può proporre contatti previsti per le cliniche private, ma deve applicare quelli ospedalieri, confermando che sono pronti a scioperare. Stessa cosa per Giuseppe Mangiacotti, segr. prov.le FP Cisl: “Proclameremo lo sciopero con tutte le organizzazioni sindacali anche dei medici, per gennaio” dice, “andremo anche a Roma, in Vaticano a manifestare”. Intanto la direzione generale di Casa sollievo della Sofferenza non vuole chiudere: Gino Gumirato, il direttore generale, è intenzionato a tenere aperto il dialogo. il servizio qui

La legge regionale scatena le critiche delle opposizioni: duri attacchi al governo e dibattito politico infuocato. In Puglia il salario minimo è legittimo. Chiunque si aggiudichi un appalto con la Regione Puglia o con aziende ed enti strumentali ad essa collegati dovrà inderogabilmente corrispondere un compenso orario minimo di 9 euro l’ora ai propri dipendenti. La legge sul salario minimo in Puglia, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale pugliese il 5 novembre 2024, ha superato il vaglio della Corte Costituzionale. A sollevare la questione di legittimità costituzionale era stato un ricorso della Presidenza del Consiglio, convinta che la norma pugliese ledesse il principio dell’autonomia della contrattazione collettiva e la potestà statale in materia. Per la Consulta, tuttavia, si tratta di un “errore di prospettiva”, poiché la legge non applica il trattamento economico minimo inderogabile a tutti gli appalti sul territorio pugliese, ma esclusivamente agli appalti della Regione Puglia e degli enti strumentali ad essa afferenti. La decisione ha acceso la polemica politica da parte delle opposizioni, che hanno fatto del salario minimo una battaglia identitaria, criticando duramente la premier Giorgia Meloni. La segretaria del Pd Elly Schlein afferma: “Meloni prenda atto che ha fallito nel tentativo di bloccare le Regioni che stanno solo sopperendo alle sue mancanze: approvi subito la proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo e una legge per regolare gli affitti brevi dando poteri ai sindaci”. Il vicepresidente M5S Mario Turco sollecita “l’immediata discussione su una legge sul tema. Fissare una soglia minima inderogabile che stabilisca il confine tra lavoro e sfruttamento è un obiettivo imprescindibile”. Per Nicola Fratoianni (AVS) la sentenza rappresenta “un altro ceffone al governo”: “Cade l’ipocrisia della Meloni che continua ad affossare ogni provvedimento che restituisce dignità ai lavoratori. Ancora più chiaro da che parte stanno: dalla parte dei potenti e dello sfruttamento”. Rivendica il successo il governatore uscente Michele Emiliano, secondo il quale si tratta di una “notizia importantissima”. “Perché – spiega – la Puglia è la prima Regione d’Italia ad avere introdotto una legislazione che prevede un salario minimo per tutti i lavoratori diretti e indiretti della Regione. Come per altri casi, come lo screening obbligatorio per i neonati, siamo gli unici in Italia a tutelare alcuni diritti fondamentali. E di questo siamo molto orgogliosi”. Il governatore eletto (in attesa di proclamazione) Antonio Decaro guarda già oltre: “Nei prossimi anni sperimenteremo questa norma a partire dagli appalti regionali condividendo con tutti i soggetti del partenariato socio-economico gli effetti di queste disposizioni, anche in vista di possibili estensioni. Perché un lavoro giusto è anche uno strumento di forza e di competitività per le imprese”.

La decisione del Tribunale per i minorenni di Bari è arrivata dopo l’esito positivo della messa alla prova a cui la minorenne aveva fatto richiesta di accedere. Si è conclusa con la sentenza di non dover procedere per estinzione del reato la vicenda della 16enne di Alberobello che, a gennaio del 2024, gettò con un calcio un gatto in una fontana. Il gesto causo la morte del povero micio e fu immortalato in un video diffuso sui social, con orgoglio, dalla 16enne. Il programma di messa alla prova, durato sette mesi, ha sortito l’effetto voluto. La ragazza ha dovuto seguire colloqui  in un consultorio familiari, con i genitori, per imparare a gestire la rabbia. Ha svolto attività di volontariato in un Canile municipale e attività socioeducativa nell’opera Don Guanella destinata al recupero dei minori.  La notizia è stata diffusa dalla Lav.  “Auspichiamo – ha dichiarato Annarita D’Errico, responsabile degli Sportelli contro i maltrattamenti sugli animali – che la denuncia e il processo subito possano aver fatto prendere coscienza non solo all’autrice materiale del gesto, ma anche a molti suoi coetanei, circa l’importanza di alcune loro azioni che possono costare la vita di un essere vivente”.

deliziosa
deliziosa