Le richieste estorsive risultavano sistematicamente precedute da atti intimidatori
Con fare tipicamente mafioso estorcevano il “pizzo” ai commercianti e agli operatori turistici di Pulsano e dintorni, usando minacce, prepotenza, appiccando incendi alle loro auto. Arrestati, all’alba, Anselmo Venere, a capo dell’organizzazione, già noto per reati che vanno dall’omicidio all’estorsione, dalla rapina alla droga. Figura di spicco a Pulsano, storicamente vicina al clan Locorotondo-Cagnazzo, frangia della Scu e antagonsita del clan di Maurizio Agosta. In manette anche Nicola Casucci, nipote di Anselmo Venere; Emidio Galeandro e Gennaro Migliorini.
Venere impartiva gli ordini. Gli altri eseguivano. Arresti e perquisizioni, sono l’epilogo dell’operazione Argan dei carabinieri che hanno dato esecuzione all’ordinanza a firma del gip del tribunale di Lecce, Anna Paola Capano. Coordinate dalla dda le indagini, durate, due anni, scattate dopo un primo episodio estorsivo di marzo 2023 ai danni di un esercente di Pulsano. 11 gli indagati, tutti legati alla figura di Anselmo Venere. Tra loro, una donna che si fingeva avvocata, agevolando le comunicazioni di Venere con l’esterno, nei periodi in cui era in carcere per altri reati.
Per ben tre volte Venere è riuscito a ottenere i domiciliari, fingendo gravi problemi di salute, presentandosi ai processi in sedia a rotelle, simulando malori. Dalle intercettazioni è emerso il clima di terrore generato tra le vittime, in totale stato di assoggettamento, tanto da parlare di Venere come di “un uomo d’onore”. Se pagavano, erano definite “persone educate”. Altrimenti subivano atti incendiari studiati a tavolino.











