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Maurizio Marangelli

Dall’efficienza energetica all’Industria 4.0: il piano da 18 milioni di euro per un modello industriale sostenibile, digitale e all’avanguardia. Innovazione tecnologica, riduzione dei consumi energetici ed efficientamento dei processi produttivi: sono questi i pilastri su cui Granoro ha concentrato i propri investimenti negli ultimi anni. L’obiettivo è chiaro: rendere il modello industriale del pastificio sempre più sostenibile, digitalizzato e orientato ai massimi standard di efficienza e trasparenza. Dal 2022 ad oggi, il percorso di rinnovamento ha visto investimenti superiori a 8 milioni di euro. Questo piano, tra progetti in corso e futuri, supererà i 18 milioni di euro entro il 2028, destinati all’ammodernamento degli impianti e allo sviluppo di soluzioni per l’autoproduzione energetica. Autoproduzione energetica: il nuovo impianto fotovoltaico Granoro Uno dei tasselli fondamentali della transizione ecologica di Granoro è l’imminente attivazione di un impianto fotovoltaico da 1,1 MW. Installato sulle coperture del pastificio, permetterà di: Coprire tra il 15% e il 20% del fabbisogno elettrico annuo. Ridurre drasticamente il prelievo dalla rete nazionale. Abbandonare progressivamente l’uso di fonti fossili. Integrazione con il sistema di trigenerazione Il fotovoltaico si integrerà con il sistema di trigenerazione già operativo, capace di produrre simultaneamente energia elettrica, termica e frigorifera. Grazie a questa sinergia, l’85% del fabbisogno energetico del sito produttivo sarà autoprodotto, mentre la quota residua sarà coperta da energia certificata da fonti rinnovabili. «I benefici sono concreti: riduciamo il consumo di gas, spegniamo gli impianti frigoriferi tradizionali e abbattiamo le emissioni in atmosfera», spiega l’Ing. Roberto Leo, Responsabile Stabilimento Granoro. Digitalizzazione e Industria 4.0: il sistema MES Parallelamente all’energia, Granoro ha puntato sulla trasformazione digitale introducendo un sistema MES (Manufacturing Execution System) di ultima generazione. Questa soluzione top di gamma consente di: Monitorare in tempo reale le linee di produzione e confezionamento. Analizzare performance e consumi di ogni macchinario. Ottimizzare la pianificazione per ridurre scarti di prodotto e imballaggi. Questo approccio ha reso Granoro un vero e proprio caso studio internazionale per l’integrazione delle tecnologie digitali nel settore alimentare. Ricerca e Sviluppo: la collaborazione con l’Università di Bari La mole di dati raccolta grazie alla digitalizzazione ha dato vita a una partnership scientifica con l’Università degli Studi di Bari, focalizzata sulla fisica tecnica e l’ingegneria dei processi. L’obiettivo della ricerca applicata è analizzare le fasi critiche, come l’essiccazione della pasta, per individuare nuovi margini di miglioramento. Passando da un approccio empirico a uno scientifico, Granoro è in grado di simulare i processi in ambiente controllato e portare in produzione solo le soluzioni che garantiscono benefici reali in termini di qualità e risparmio energetico. Investimenti in infrastrutture e sicurezza dati Il piano include anche oltre 3 milioni di euro investiti in macchinari avanzati e nel potenziamento dell’infrastruttura IT. L’adozione di server di ultima generazione garantisce oggi la sicurezza dei dati aziendali e la continuità operativa di uno stabilimento sempre più interconnesso. Con questa strategia, Granoro conferma la sua posizione di leader nel Made in Italy, capace di coniugare la tradizione della pasta di qualità con le sfide della moderna industria green e digitale.

Le esportazioni pugliesi verso il mercato britannico ammontano a 447 milioni, mentre le importazioni dal Regno Unito totalizzano 81 milioni. Secondo i dati Istat l’interscambio commerciale tra il Regno Unito e la Regione Puglia nel 2025 ha raggiunto 528 milioni di euro, a conferma della solidità dei rapporti economici bilaterali. Lo dice in una nota Confindustria Bari e BAT. Le esportazioni pugliesi verso il mercato britannico ammontano a 447 milioni, mentre le importazioni dal Regno Unito totalizzano 81 milioni, generando per la regione pugliese un saldo commerciale positivo di 366 milioni. Il settore manifatturiero si conferma il motore principale degli scambi, rappresentando la quota prevalente sia dell’export sia dell’import. Guardando al confronto tra il 2020 e il 2025 per il comparto, si nota una crescita dell’export britannico da 64 milioni a 80 milioni circa, pari a un incremento del 24%. La crescita in ambedue i flussi evidenzia il rafforzamento, nonostante lo scenario geopolitico, della relazione e delle partnership industriali bilaterali”.

Aumenti dei costi in stalle pugliesi: soia +30%, polpe di barbabietola +16%, gasolio agricolo +40%; Coldiretti Puglia lancia l’allarme per il settore lattiero-caseario. Iran e Coldiretti Puglia: +25% di costi per le stalle, rincari su soia e polpe di barbabietola Puglia, 16 marzo 2026 – Il conflitto in Iran sta incidendo direttamente sulle aziende agricole pugliesi, con un aumento dei costi energetici e dei mangimi che ha fatto crescere fino al 25% le spese per gli allevamenti di bovini, suini e ovini destinati alle produzioni lattiero-casearie Made in Puglia. Lo segnala Coldiretti Puglia, evidenziando l’impatto sulla filiera agroalimentare regionale. Carburante e energia: +30% e +40% per il settore agricolo pugliese Secondo Coldiretti Puglia, l’aumento del prezzo del carburante di circa 30 centesimi al litro genera 25 milioni di euro di costi aggiuntivi per le aziende agricole pugliesi. Il rincaro del gasolio agricolo (+40%) e dei trasporti dei mangimi incide pesantemente sui costi di produzione, influenzando direttamente la competitività della filiera lattiero-casearia locale. Rincari dei mangimi: soia +30%, polpe di barbabietola +16%, mais in aumento L’incremento dei costi dei mangimi è determinato dall’aumento dei prezzi di materie prime fondamentali: Soia: +30% Polpe di barbabietola: +16% Mais: andamento crescente Questi rincari gravano sulle stalle pugliesi, facendo lievitare i costi per l’alimentazione degli animali e rendendo più onerosa la produzione dei prodotti lattiero-caseari tipici della regione. Il valore del settore lattiero-caseario pugliese Il settore lattiero-caseario in Puglia rappresenta un patrimonio di biodiversità e tradizione, con produzioni riconosciute a livello nazionale e internazionale. Sul territorio sono presenti: 5 formaggi DOP Burrata di Andria IGP 17 specialità tradizionali riconosciute dal MIPAAF Oltre alla produzione di eccellenze, gli allevamenti contribuiscono alla manutenzione dei terreni, contrastando il degrado e lo spopolamento delle aree rurali. Urgenza di interventi per garantire stabilità e competitività Coldiretti Puglia sottolinea che la guerra alle porte dell’Europa influisce concretamente sulle aziende agricole locali, con rincari di carburante, fertilizzanti e difficoltà logistiche. L’organizzazione chiede interventi immediati per: Calmierare i costi di carburanti e fertilizzanti Garantire la continuità delle forniture essenziali Proteggere la competitività della filiera agroalimentare regionale La stabilità del settore lattiero-caseario pugliese è fondamentale: dietro ogni stalla c’è un ecosistema fatto di animali, prati per il foraggio, formaggi tipici e persone che lavorano da generazioni per mantenere vivo il territorio.

Gasolio, energia e concimi in forte aumento: Coldiretti Puglia denuncia la pressione sulle aziende agricole. La guerra in Iran sta già avendo effetti concreti sull’agricoltura pugliese, aggravando una situazione energetica e logistica già critica. Le aziende agricole della regione devono affrontare un aumento del costo del gasolio agricolo di quasi il 40%, oltre ai rincari dell’energia elettrica, e la crescita esponenziale dei fertilizzanti azotati, con aumenti del 30% e difficoltà nel reperimento dei prodotti. Anche gli altri concimi registrano incrementi medi del 15% e continuano a salire. Secondo Coldiretti Puglia, l’esempio più emblematico è quello dell’urea, passata da 50 a 70 euro al quintale, a dimostrazione dello shock sui costi di produzione agricoli. In questo periodo, i fertilizzanti sono particolarmente strategici: gli azotati sono utilizzati per le ultime concimazioni sul grano, mentre concimi a base di fosforo e potassio servono per la preparazione dei terreni e le concimazioni di fondo, in vista delle nuove semine e dei trapianti di colture orticole, in particolare il pomodoro da industria, coltura simbolo della Capitanata e di altre aree agricole pugliesi. Effetto a cascata dei costi energetici L’aumento del costo dei carburanti incide direttamente sui trasporti e sui costi logistici, ricadendo sulle spalle degli agricoltori. Così, le aziende regionali rischiano di vedere compressi i margini, con difficoltà nel garantire la continuità produttiva e possibili ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare pugliese. La logistica come nodo critico La guerra alle porte dell’Europa sta provocando distorsioni logistiche che impattano sulla competitività del settore agricolo. Coldiretti Puglia sottolinea che Paesi concorrenti come la Spagna stanno guadagnando terreno nell’ortofrutta, non per qualità superiore, ma grazie a investimenti più consistenti in infrastrutture logistiche e sistemi di distribuzione. La logistica incide su gasolio, trasporto delle merci, distribuzione e prezzo finale dei prodotti agricoli. Richiesta di misure di sostegno Per Coldiretti Puglia è urgente adottare misure immediate di sostegno: calmierare i prezzi di carburanti e fertilizzanti, garantire la disponibilità delle forniture essenziali e proteggere la competitività della filiera agroalimentare regionale. Senza interventi, la crisi internazionale rischia di aumentare ulteriormente i costi a carico degli agricoltori e di penalizzare l’intero settore agricolo pugliese.

Il risultato è stato pubblicato su Nature Nanotechnology. Tra gli autori figurano infatti, i proff. Mario Carpentieri e Riccardo Tomasello. Pacemaker e sensori senza batterie completamente integrati nei microchip: è questo lo scenario tecnologico reso possibile dalla spintronica, la branca dell’elettronica che sfrutta non solo la carica dell’elettrone ma anche il suo “spin”, una proprietà magnetica che consente di realizzare dispositivi più piccoli, più efficienti e a bassissimo consumo energetico. In questa direzione si inserisce il risultato pubblicato su Nature Nanotechnology (doi: s41565-026-02129-w), frutto della collaborazione internazionale che vede coinvolto il gruppo di ricerca “PETASPIN”, composto da ricercatori del Politecnico di Bari e dell’Università di Messina, con il Suzhou Institute of Nano-tech and Nano-bionics (SINANO) in Cina ed il KAUST in Arabia Saudita. Tra gli autori figurano infatti, i proff. Mario Carpentieri e Riccardo Tomasello del Politecnico di Bari, insieme al prof. Giovanni Finocchio dell’Università di Messina, che hanno avuto un ruolo centrale nella progettazione e sviluppo del dispositivo. Il prof. Carpentieri, ordinario di elettrotecnica, è Prorettore alla ricerca. Il prof. Tomasello è associato dello stesso ramo scientifico. Il team ha realizzato un rivelatore di microonde grande meno di mezzo millimetro quadrato, pienamente compatibile con la tecnologia CMOS. Tale tecnologia è utilizzata nell’industria dei microprocessori. Il dispositivo integra in un’unica architettura un’antenna magnetoelettrica e una giunzione tunnel magnetica (MTJ), elemento chiave della spintronica già impiegato nelle memorie magnetiche di nuova generazione. L’integrazione elimina la necessità di antenne esterne ingombranti, superando uno dei principali limiti alla miniaturizzazione dei rivelatori a microonde. Il risultato è un sensore wireless ultrasensibile, con una sensibilità superiore a 90.000 volt per watt e capace di rilevare segnali nell’ordine dei nanowatt. Inoltre, integrando più giunzioni magnetiche sullo stesso dispositivo, la sensibilità può superare i 400.000 volt per watt senza aumentare significativamente le dimensioni.

Il decreto Milleproroghe proroga fino ad aprile 2026 gli incentivi per giovani under 35 e disoccupati over 35 nella Zes del Mezzogiorno, mentre il bonus per l’assunzione di donne svantaggiate resta pieno per tutto l’anno. Con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe 2025 (Dl 200/2025), cambiano gli incentivi alle assunzioni per il 2026. I bonus destinati a giovani under 35 e disoccupati over 35 nelle aree della Zona economica speciale unica del Mezzogiorno vengono prorogati fino al 30 aprile 2026, ma con un’intensità ridotta rispetto alla versione originaria prevista dal Decreto Coesione 2024 (Dl 60/2024). Al contrario, il bonus per l’assunzione di donne svantaggiate viene esteso per tutto l’anno senza tagli. Per finanziare queste misure, il Governo utilizzerà risorse europee e nazionali del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027 e fondi previsti dalla Legge di Bilancio 2026. In particolare, circa 417,6 milioni di euro – metà degli 825 milioni destinati agli sgravi contributivi – saranno impiegati per sostenere le agevolazioni alle assunzioni. Bonus giovani under 35 Le aziende private che assumono o stabilizzano giovani under 35 mai occupati a tempo indeterminato potranno beneficiare di uno sgravio contributivo pari al 70% per due anni per i contratti stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026. L’incentivo potrà arrivare al 100% se l’assunzione comporta un aumento reale dell’occupazione aziendale. Il beneficio massimo è di 500 euro al mese, che sale a 650 euro nelle regioni della Zes del Mezzogiorno. Incentivi per disoccupati over 35 nella Zes Un meccanismo simile riguarda l’assunzione di lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi nelle aree della Zes. Le imprese con meno di dieci dipendenti potranno ottenere uno sgravio del 70% dei contributi fino ad aprile 2026, che diventa del 100% in caso di incremento occupazionale netto. Bonus donne 2026 Diversamente dagli altri incentivi, il bonus per l’assunzione di donne svantaggiate viene prorogato fino al 31 dicembre 2026 senza riduzioni. Lo sgravio copre il 100% dei contributi per un massimo di 24 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato di donne senza lavoro da almeno 24 mesi, oppure da sei mesi se residenti nelle regioni della Zes o impiegate in settori con forte disparità di genere. Possibili nuove proroghe Il Governo non esclude ulteriori estensioni delle misure nel corso dell’anno, anche in base alle risorse disponibili e al loro utilizzo. La possibilità è stata ricordata dalla ministra del Lavoro Maria Elvira Calderone durante il Welfare & HR Summit 2026, lasciando aperta la porta a nuovi interventi a sostegno dell’occupazione.

I nuovi dati dell’Indice realizzato dal Sole 24 Ore . La temperatura media annua in Italia è aumentata di 1,8 gradi negli ultimi 15 anni. A nord il termometro è salito in media di 2,3 gradi tra il 2015 e il 2025, mentre nei capoluoghi del Centro Italia è stato di 1,9 gradui, in quelli del Mezzogiorno di 1,3 gradi. Questi sono i nuovi dati dell’Indice realizzato dal Sole 24 Ore con 3bmeteo. Per il terzo anno consecutivo Bari primeggia per qualità del clima: seguono il capoluogo pugliese diverse località della costa adriatica come Barletta-Andria-Trani, Pescara, Ancona e Chieti. La classifica Tra i primi dieci figurano per lo più territori costieri (tra cui anche Livorno, Trieste e Imperia), ma anche alcune città in altura (Pesaro e Urbino, come media dei valori rilevati in entrambe i centri urbani, ed Enna). In chiusura c’è la città di Carbonia (Sud Sardegna), tra le più colpite dai picchi di caldo estremo, dall’indice di calore e dall’umidità relativa. Il capoluogo sardo è preceduto da Terni, Belluno e Caserta. Belluno, in particolare, è ultima in tre dei quindici indicatori: ha il minor numero di ore di sole al giorno, registra il maggior numero medio di giorni freddi all’anno, è penalizzata poi dall’umidità relativa, con ben 263 giorni all’anno fuori dal comfort climatico, cioè sotto il 30% oppure sopra il 70% di umidità. Lacittà veneta, però, vanta anche il minor numero di notti tropicali, solo 15. Terni, invece, è penalizzata dalla performance peggiore tra i capoluoghi per ondate di calore e picchi di caldo estremo: nell’entroterra questi fenomeni non sono mitigati dalla brezza marina, che invece premia città come Savona, Pescara, Imperia, Genova, tra le prime in questi indicatori.

Risultati 2025: crescita dell’utile, patrimonio solido, sviluppo commerciale e iniziative ESG rafforzate. La Banca Popolare di Puglia e Basilicata (presieduta da Leonardo Patroni Griffi, in foto) ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2025, registrando un utile netto di 57,3 mln di euro, in crescita del 39% rispetto al 2024, e un ROE del 15%. L’utile ante imposte è pari a 77,4 mln, comprensivo di proventi non ricorrenti derivanti dalla cessione del ramo merchant acquiring a Nexi. Il patrimonio netto sale a 405,1 mln (+13%), mentre il margine di intermediazione primario cresce dell’1,1%, sostenuto dall’incremento del margine di interesse nonostante il calo dei tassi di mercato. La qualità del credito resta elevata, con crediti deteriorati netti pari all’1,4% e coverage al 56,6%. Performance commerciale e sviluppo La raccolta globale raggiunge 6.824 mln (+1,6%), con la raccolta diretta in aumento del 3,6%. I nuovi finanziamenti alla clientela superano i 420 mln, sostenendo l’economia locale. Gli impieghi in bonis crescono del 2,8%, oltre la media di Sistema (1,1%). Strategia e iniziative ESG Il 2025 ha visto il completamento del Piano 2023-2025 “Una Banca semplice e sostenibile”, con razionalizzazione della rete territoriale, digitalizzazione dei processi core e partnership strategica con Nexi. Sul fronte ESG, la Banca ha rafforzato efficienza energetica, iniziative sociali e governance responsabile, con l’avvio operativo della Fondazione BPPB ETS e la riconferma della Certificazione per la Parità di Genere. Dividendi e prospettive All’assemblea dei Soci del 27 marzo 2026 sarà proposta la distribuzione di un dividendo unitario di 0,20 euro per azione (+33%) e accantonamenti a riserva per 45 mln, consolidando la solidità patrimoniale e sostenendo la crescita futura della Banca.

Degustazioni, visite ai frantoi e percorsi tra ulivi secolari: l’oleoturismo in Puglia cresce e trasforma l’olio extravergine in esperienza culturale ed enogastronomica. L’oleoturismo in Puglia si conferma uno dei segmenti più dinamici del turismo enogastronomico, con la regione che guida le preferenze nazionali: il 28% dei turisti italiani sceglie la Puglia come meta per degustazioni di olio, visite ai frantoi e percorsi tra ulivi secolari. Tra esperienze immersive, cene in uliveto e tour culturali, la regione offre opportunità uniche di entrare in contatto con la tradizione olivicola. A confermarlo è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, curato da Roberta Garibaldi e promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol. Secondo il sondaggio di Coldiretti Puglia, condotto sul portale puglia.coldiretti.it, i turisti sono principalmente interessati a degustazioni guidate, produzione del proprio olio, eventi culturali ed educativi negli oliveti, cene tra gli ulivi e alla possibilità di adottare un ulivo a distanza, seguendo tutto il ciclo produttivo e creando un legame diretto con il territorio. Il fenomeno pugliese si inserisce in un contesto globale di crescita del turismo del gusto, un mercato da 11,5 miliardi di dollari destinato a superare i 40 miliardi entro il 2030. L’Italia resta tra le mete più desiderate per esperienze enogastronomiche, con una domanda in aumento sia sul mercato interno sia nei principali mercati esteri (Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti). Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione a esperienze legate all’olio extravergine di oliva è cresciuta del 37,1%, mentre il 70% degli italiani considera l’olio un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico regionale. L’oleoturismo, come attività agricola connessa, comprende attività formative e informative sulle produzioni olivicole locali, visite guidate in oliveti e frantoi, iniziative culturali e ricreative, degustazioni e vendita diretta dei prodotti aziendali, escludendo però la ristorazione. La Puglia vanta oltre 370.000 ettari di uliveti (64% della SAU regionale) e 148.127 aziende olivicole (43% del totale regionale), producendo cinque oli DOP e un IGP Olio di Puglia. Con circa 60 milioni di ulivi, la regione rappresenta il 40% della superficie olivicola del Sud Italia, quasi il 32% di quella nazionale e l’8% di quella europea, con un valore di 1 miliardo di euro di produzione di olio extravergine. Sul fronte dei consumi, oltre l’82% delle famiglie italiane sceglie olio italiano per sostenere il territorio e l’economia locale. Le aziende pugliesi hanno risposto con sale di degustazione, packaging accattivante e iniziative promozionali, trasformando l’olio in un prodotto non solo gastronomico, ma anche culturale ed esperienziale. Oggi i turisti cercano esperienze autentiche: l’olio extravergine diventa così un volano per il turismo esperienziale in campagna, nei frantoi e nelle masserie storiche della Puglia. Diffondere la cultura dell’olio, valorizzare le varietà locali e sostenere la filiera olivicola pugliese rimangono obiettivi strategici per rendere ogni visita immersiva, educativa e indimenticabile, conclude Coldiretti Puglia.

Due persone sono state denunciate e sanzionate. Sequestro di ricci anche a Taranto. Pesca di frodo sul litorale brindisino. I militari della sezione operativa navale della Guardia di Finanza hanno sequestrato in diversi controlli 13 chili e mezzo di datteri di mare, 3 chili di novellame e 45 chili di ricci di mare. Tutti prodotti ittici la cui pesca e commercializzazione è vietata. Due persone sono state denunciate e sanzionate. In particolare la cattura del dattero di mare rappresenta una delle più gravi forme che deturpa l’ambiente marino. Ieri, 23 febbraio, invece, gli uomini della Guardia Costiera di Taranto hanno sequestrato  30 chilogrammi di ricci, nascosti nei pressi della città vecchia.

Situazione preoccupante se non disastrosa per la nuova giunta regionale. È da profondo rosso la somma delle perdite delle singole Asl pugliesi nel 2025. Il buco finanziario totale della sanità in Puglia è di 460 milioni di euro. Spicca il dato della Asl di Bari, meno 210 milioni insieme alla Asl di Brindisi che ne ha persi 67 e alla Asl di Foggia in deficit di altri 60. Queste tre Asl da sole superano la metà della perdita complessiva. Al netto delle possibili variazioni per effetto delle operazioni di consolidamento, si tratta di una situazione preoccupante se non disastrosa per la nuova giunta regionale. Con le risorse finanziarie statali insufficienti a coprire spesa sanitaria e nuove assunzioni di cui c’è bisogno, il presidente Decaro potrebbe essere costretto a scelte impopolari. La leva fiscale, con possibili incrementi dei quattro scaglioni delle addizionali Irpef ferme dal 2022 quando la regione ha aumentato la percentuale di tassazione per i redditi superiori a 28 mila euro. L’altra strada è quella di una nuova razionalizzazione della rete ospedaliera. Significa accorpare reparti e forse anche chiudere piccoli ospedali.

Nonostante una speranza di vita superiore a 84 anni, in Italia calano gli anni in buona salute e crescono le disuguaglianze nell’accesso alle cure e nei tempi di attesa del SSN. L’Italia mantiene una speranza di vita alla nascita superiore a 84 anni, ai vertici dell’Unione Europea insieme alla Svezia (dati OCSE 2025, Country Health Profile 2024). Tuttavia, la speranza di vita in buona salute si ferma a circa 69 anni (68,5 per i maschi, 69,6 per le femmine), con un calo di circa un anno rispetto all’anno precedente (Istat 2024, BES 2023). Il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, evidenzia forti disparità territoriali tra Nord e Sud Italia, con differenze di 4-5 anni nella salute media della popolazione. Circa il 40% degli indicatori di salute relativi agli obiettivi dell’Agenda 2030 mostra un trend negativo, tra cui sovrappeso infantile, disuguaglianze nell’accesso alle cure e debolezze nelle misure di prevenzione. Disuguaglianze sociali e mortalità evitabile Il Rapporto conferma che salute e istruzione sono strettamente correlate: Mortalità evitabile per 10.000 residenti: 39,6 per chi ha licenza elementare o nessun titolo 33,5 per licenza media 26,4 per diploma 20,3 per laurea o titolo superiore Inoltre, fino al 74% degli italiani ha avuto esperienze dirette o indirette di problemi di salute mentale (Rapporto Censis & Lundbeck Italia 2025). Accesso alle cure e rinunce La difficoltà di accesso alle cure è il principale indicatore della perdita di universalismo nel SSN: 9-10% della popolazione rinuncia o rinvia cure necessarie per motivi economici o lunghe attese Oltre il 20% tra le fasce più svantaggiate Il 67-73% degli italiani segnala criticità nei tempi di attesa: 73% per esami diagnostici, 67% per prime visite specialistiche Solo 6 delle 10 visite più comuni vengono effettuate nei tempi previsti, mentre per gli esami diagnostici sono 8 su 20. Questi ritardi compromettono diagnosi precoce e continuità terapeutica. Spesa sanitaria e privatizzazione La spesa sanitaria privata (out-of-pocket) in Italia è tra le più alte d’Europa, pari al 24% della spesa totale, superiore alla media UE del 15%. L’8,6% delle famiglie affronta spese sanitarie insostenibili, collocando l’Italia al nono posto peggiore nell’area OCSE. Dal 1980 al 2023 la quota di spesa pubblica sul totale è scesa dal 63,9% al 61,1%, mentre la spesa a carico delle famiglie è aumentata dal 18,6% al 25,7%. Studi recenti mostrano che una riduzione del 10% della spesa sanitaria può causare 44 decessi in più ogni 10.000 pazienti, mentre un incremento del 10% in farmaci e controlli preventivi può evitare fino a 2.500 decessi all’anno. Conclusioni del Rapporto Secondo il Rapporto, la sanità italiana non è in crisi improvvisa, ma sta subendo una trasformazione lenta e strutturale dovuta a: Sottofinanziamento storico Disuguaglianze tra territori e fasce socio-economiche Aumento della spesa privata e ricorso a strutture private La sfida per il futuro è garantire equità, accesso universale e qualità delle cure, riducendo le disparità territoriali e rafforzando il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale come diritto reale per tutti i cittadini.

Dal primato nel manifatturiero agli investimenti in sostenibilità, il report “Competitivi perché sostenibili” evidenzia l’aumento dei brevetti ambientali, l’export da 63 miliardi e il vantaggio competitivo delle aziende italiane rispetto a Germania e Francia. L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green, confermandosi protagonista nell’innovazione sostenibile. Le imprese attive nelle tecnologie ambientali mostrano una competitività superiore rispetto a quelle che operano in altri ambiti. Il Paese è inoltre terzo per quota di aziende con brevetti (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Il settore manifatturiero è il principale motore dell’innovazione green (59%), seguito da ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello territoriale, le regioni con il maggior numero di brevetti ambientali sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. È quanto emerge dal rapporto “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Gli investimenti in sostenibilità sono in crescita costante: tra il 2019 e il 2024, 578.450 imprese (38,7% del totale) hanno realizzato eco-investimenti. L’Italia si distingue in comparti chiave come la mobilità sostenibile (31% dei brevetti per la mitigazione dei cambiamenti climatici), l’efficienza energetica in edilizia, la gestione dei rifiuti e delle acque reflue e le tecnologie ICT per il clima, cresciute del +270% negli ultimi dieci anni. Dal punto di vista tecnologico, emergono soluzioni per la digitalizzazione dei processi produttivi e la gestione efficiente delle risorse energetiche (12%), seguite da tecnologie per la misurazione elettrica e magnetica (7,3%) e per il trattamento delle acque reflue (6,5%). Rilevanti anche le innovazioni nella micromobilità e nei sistemi energetici avanzati, come reti di distribuzione, gestione e ricarica delle batterie, integrazione multi-fonte e trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia il forte legame tra innovazione verde e competitività aziendale. Le imprese con brevetti green generano un fatturato medio di 382 milioni di euro (contro 41 milioni delle non green) e una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000). Il 57,8% esporta, per oltre 63 miliardi di euro, con un’elevata diversificazione dei mercati esteri. Inoltre, presentano un capitale umano qualificato (29,7% laureati, di cui 16,7% in discipline STEM) e una maggiore capacità di attrarre investimenti esteri (41,9%). Il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, sottolinea la necessità di rafforzare ricerca e sviluppo, trasferimento tecnologico ed economia circolare nei settori dell’efficienza energetica, dell’elettrificazione e delle energie rinnovabili, per rendere l’Italia leader dell’innovazione ambientale europea. Anche il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, evidenzia i progressi nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022), pur segnalando il divario ancora esistente con Francia e Germania. Ogni brevetto ambientale, sottolinea, rappresenta un investimento strategico in ricerca, innovazione e proprietà intellettuale, sempre più valorizzato anche dal sistema finanziario.

Scopri come funzionano i rimborsi per hotel, pasti, taxi, NCC e chilometri, con esempi pratici da Bari, Potenza, Lecce e Foggia e consigli per evitare tassazioni in busta paga. Dal 2026, grazie alla Circolare n. 15/E del 22 dicembre 2025 dell’Agenzia delle Entrate, non basta più conservare scontrino o fattura: anche il metodo di pagamento diventa fondamentale. Le novità riguardano dipendenti e lavoratori con redditi assimilati, per trasferte di lavoro fuori e dentro comune, incluse spese di hotel, pasti, taxi, NCC, pedaggi e imposta di soggiorno. Trasferte fuori comune: sistemi di rimborso e limiti fiscali Quando la trasferta è fuori comune, l’azienda può scegliere tra tre sistemi: forfettario, misto o analitico. La scelta vale per l’intero periodo di trasferta. 1. Rimborso forfettario Indennità giornaliera: Italia fino a 46,48€ / Estero fino a 77,47€ Spese di viaggio documentate non tassabili Extra diversi da viaggio o trasporto diventano imponibili Esempio Bari: Maria, commerciale a Bari, va due giorni a Roma. Riceve l’indennità forfettaria; eventuali cene extra non documentate diventano tassabili. 2. Rimborso misto Indennità + vitto e/o alloggio Riduzione della franchigia: 1/3 per vitto o alloggio, 2/3 se entrambi Rimborsi viaggio documentati restano esenti Esempio Potenza: Luca da Potenza va a Milano tre giorni. L’indennità si riduce in base alla franchigia, ma hotel e pasti documentati non concorrono al reddito. 3. Rimborso analitico Tutte le spese documentate (vitto, alloggio, viaggio, trasporto) sono esenti Spese minori come lavanderia, telefono e mance fino a 15,49€/giorno Italia (25,82€ estero) Esempio Lecce: Francesca va a Napoli due giorni. Paga hotel, pasti e una mancia di 20€. I rimborsi principali restano esenti, ma 4,51€ eccedenti la soglia diventano tassabili. Trasferte dentro il comune: la novità “salva-rimborsi” Le trasferte intra-comunali fino al 2025 erano quasi sempre tassate. Ora: Rimborsi di viaggio e trasporto esenti se documentati Rimborso chilometrico auto propria, pedaggi e parcheggi esenti se comprovati Esempio Foggia: Antonio, tecnico a Foggia, si sposta tra clienti con la sua auto. Con ricevute di parcheggio e nota chilometrica, il rimborso resta fuori dal reddito. Tracciabilità dei pagamenti: quando serve Obbligo di tracciabilità per: Taxi e NCC Vitto e alloggio Imposta di soggiorno Strumenti validi: carta di credito/debito, bonifico, MAV, PagoPA, app come PayPal o Satispay.Esclusi dall’obbligo: treni, aerei, autobus, navi e rimborsi chilometrici auto propria.Trasferte estere: tracciabilità non obbligatoria. Esempio pratico: Maria da Bari paga hotel con carta (esente) e taxi in contanti (potenzialmente tassato). Documenti da conservare per evitare tasse Per non perdere l’esenzione fiscale: Ricevute carta di credito/debito Bollettini, MAV, PagoPA App e cripto con documento fiscale Estratti conto come prova residuale Consigli pratici per gestire al meglio i rimborsi spese Documentare tutte le spese Usare strumenti di pagamento tracciabili quando richiesto Conservare ricevute, fatture e note interne Conoscere i limiti di non imponibilità per ogni sistema di rimborso Seguendo queste indicazioni, i rimborsi spese restano fuori dal reddito, tutelando il dipendente e garantendo trasparenza fiscale.

La 25esima edizione si aprirà il 10 marzo. Taglia il traguardo dei 25 anni Il Libro Possibile. Il festival culturale made in Puglia celebrerà l’anniversario con la tappa internazionale di Londra, organizzata per il secondo anno consecutivo in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura della capitale britannica. Il programma è stato illustrato in fiera a Milano nella giornata conclusiva della Borsa internazionale del turismo. Presenti anche due ospiti che hanno annunciato le loro prossime pubblicazioni in uscita ad aprile: la scrittrice iraniana Pegah Moshir Pour con “La stanza delle donne” e Carlo Cottarelli con “L’economia spiegata a tutti. Tutto quello che dovremmo sapere sul denaro e su come muove il mondo”.

Agriturismi, masserie e percorsi tra uliveti e vigneti trasformano l’offerta agroalimentare pugliese in esperienze turistiche autentiche e sostenibili. Con il 41% dei turisti italiani che considera la Puglia la prima meta in Italia per esperienze enogastronomiche, e oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proveniente dall’estero, il cibo, il vino e le produzioni tipiche attirano visitatori da tutto il mondo. In questo contesto, gli agriturismi pugliesi giocano un ruolo centrale, trasformando l’offerta agroalimentare in vere e proprie esperienze turistiche, sostenendo la crescita del settore. Lo afferma Coldiretti Puglia, basandosi sui dati di Pugliapromozione, in occasione della BIT – Borsa Internazionale del Turismo, dove agriturismi e masserie di Terranostra mostrano il volto più autentico del turismo food & wine. La domanda per esperienze legate alla tradizione agroalimentare e alla vita rurale è in costante crescita: degustazioni in azienda, visite nelle masserie, mercati contadini e percorsi tra uliveti e vigneti aumentano la spesa media e la durata dei soggiorni. Questo conferma la posizione della Puglia tra le mete italiane più rilevanti per il turismo enogastronomico e sostiene l’intero sistema economico rurale. Anche il turismo lento sta cambiando il modo di scoprire la regione, con un aumento del 48% dei viandanti sui cammini pugliesi, secondo il report Cammini di Puglia 2025. Cresce non solo il numero di visitatori, ma anche la dimensione internazionale, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Tra i percorsi più frequentati: la Via Francigena del Sud, il Cammino Materano (+37,5%), il Cammino del Salento (+23,5%) e la Rotta dei Due Mari (+7,9%). Questi flussi portano visitatori nelle aree interne, nei borghi e nelle campagne, creando nuove opportunità per le imprese agricole e rafforzando il legame tra territorio e sviluppo turistico. Il ruolo dell’agricoltura si conferma strategico: la multifunzionalità agricola in Puglia vale 1,1 miliardi di euro e le attività connesse contribuiscono per circa il 20% al PIL agricolo regionale. Come sottolinea Antonio Baselice, presidente di Terranostra Puglia: “L’agriturismo unisce produzione di qualità e accoglienza professionale. I turisti vogliono vivere esperienze complete, conoscere chi produce e capire da dove nasce il cibo. Questa integrazione tra ospitalità, paesaggio e tradizioni rende l’agriturismo pugliese sempre più competitivo”. L’agriturismo emerge come leva principale della crescita, integrando ospitalità, ristorazione e promozione del territorio, con oltre 15.000 posti letto, quasi 1.900 piazzole di agricampeggio e circa 28.000 posti tavola, tra degustazioni guidate e attività esperienziali legate alle produzioni locali. Per Coldiretti Puglia, questi dati confermano che l’agricoltura è oggi una vera infrastruttura turistica, capace di generare reddito, valorizzare il paesaggio e sostenere esperienze autentiche e sostenibili. Investire nelle campagne, nelle filiere locali e nella qualità dell’accoglienza agrituristica significa rafforzare un modello di sviluppo integrato, che unisce economia, ambiente e identità, consolidando la competitività della Puglia nel panorama turistico nazionale e internazionale.

Nel 2025 sono cresciuti anche i Cammini e il loro turismo lento. Oltre agli ottimi dati su arrivi e presenze in Puglia, dalla Bit di Milano arrivano anche altri dati confortanti, soprattutto in relazione al turismo enogastronomico in Puglia. Il 41% dei turisti italiani che considera la Puglia la prima meta in Italia per esperienze enogastronomiche, mentre oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proviene dall’estero, con una quota significativa attratta da cibo, vino e produzioni tipiche. In questo quadro gli agriturismi pugliesi svolgono un ruolo centrale, trasformando l’offerta agroalimentare in esperienze turistiche complete, sostenendo la crescita del settore. Risulta in costante aumento la domanda per esperienze legate alla tradizione agroalimentare e alla vita rurale – dice Coldiretti Puglia – con degustazioni in azienda, visite nelle masserie, mercati contadini e percorsi tra uliveti e vigneti che incidono direttamente sulla spesa media e sulla durata dei soggiorni, consolidando la posizione della Puglia tra le mete italiane più rilevanti per il turismo food & wine e sostenendo l’intero sistema economico rurale. Il turismo dei cammini in Puglia Parallelamente il turismo lento sta modificando in modo strutturale il modo di scoprire la regione, con un incremento dei viandanti sui cammini pugliesi del 48%, secondo il report Cammini di Puglia 2025. A crescere non sono solo i numeri, ma anche la dimensione internazionale, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Tra i percorsi più frequentati, la Via Francigena del Sud si conferma la scelta principale degli stranieri, il Cammino Materano registra un aumento del 37,5%, il Cammino del Salento del 23,5% e la Rotta dei Due Mari del 7,9%. Questi flussi portano visitatori nelle aree interne, nei borghi e nelle campagne, generando una rete di economia diffusa che crea nuove opportunità per le imprese agricole e rafforza il legame tra valorizzazione del territorio e sviluppo turistico. Agricoltura e agriturismi pugliesi In questo contesto il ruolo dell’agricoltura si conferma strategico, con il valore della multifunzionalità agricola in Puglia che raggiunge 1,1 miliardi di euro e le attività connesse che contribuiscono per circa il 20% al PIL agricolo regionale. L’agriturismo emerge come leva principale della crescita, integrando ospitalità, ristorazione e promozione del territorio, con un’offerta complessiva che supera i 15 mila posti letto, quasi 1.900 piazzole di agricampeggio e circa 28 mila posti tavola, con centinaia di strutture impegnate in degustazioni guidate e attività esperienziali legate alle produzioni locali. 

Resta forte la connotazione femminile, la componente più numerosa è quella italiana. I lavoratori domestici registrati in Puglia nel 2024 sono 27.355, con una lieve prevalenza di Colf (52,1%). Il calo dell’ultimo triennio, più accentuato per le colf (-20,8%) che per le badanti (-15,2%). Anche in Puglia il lavoro domestico ha una forte connotazione femminile (88,9%) ma, come in altre regioni del Sud, la componente più numerosa è quella italiana, che in questo caso rappresenta il 55,6% del totale. Il secondo gruppo più numeroso è quello dell’Asia (21,3%), mentre l’Est Europa è più contenuto (17,0%). Ecco i dati dell’osservatorio DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. Nel 2024 le famiglie in Puglia hanno speso 206 milioni di euro per il lavoro domestico. Il contributo al PIL generato dal settore equivale a 594 milioni di euro di valore aggiunto, pari allo 0,7% del totale regionale. I lavoratori domestici in Puglia sono concentrati principalmente tra le province di Bari e Lecce, che insieme contano circa il 70% delle Colf e il 60% delle Badanti. In termini relativi Lecce è la provincia con più Colf (6,0 ogni 1.000 abitanti, contro una media regionale di 3,7); quella con più badanti invece è Bari, con 5,6 badanti ogni 100 anziani (media regionale 4,7). La Regione Puglia prevede Buoni Anziani e Disabili per la copertura parziale o totale di servizi domiciliari e diurni, in base all’ISEE. Sono inoltre presenti Progetti di Vita Indipendente che supportano persone con disabilità tra i 16 e i 64 anni residenti in Puglia. Il Sostegno Familiare è destinato a soggetti con disabilità gravissima assistiti da caregiver familiari. Infine, Il patto di Cura 2023–2024 eroga un contributo mensile per assistenza da parte di lavoratori regolarmente contrattualizzati. Le misure non sono cumulabili tra loro.

Economia meridionale in recupero, occupazione in aumento e nuove opportunità di sviluppo, ma persistono divari e criticità attuative. Il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM – Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo, restituisce l’immagine di un Mezzogiorno in progressivo recupero, caratterizzato da un rafforzamento strutturale dell’economia. Negli ultimi anni la crescita economica del Sud, trainata dagli investimenti, risulta più sostenuta rispetto al resto del Paese, pur in un contesto macroeconomico e geopolitico complesso. I divari storici territoriali non sono ancora superati, ma il cambio di passo appare ormai evidente e apre una traiettoria credibile di convergenza. Nel 2025, l’Indice sintetico dell’economia meridionale raggiunge quota 641,9, collocandosi tra Centro (666,5) e Nord (630), con un incremento di 6,1 punti dopo il rallentamento registrato nel 2024. Il PIL del Mezzogiorno cresce del +7,7% nel periodo 2019–2024, superando la media nazionale (+5,8%). Nel 2024 la crescita si attesta allo 0,7%, con prospettive di rafforzamento nel 2026, anche grazie all’attuazione del PNRR. Il PIL pro-capite sale a 22mila euro, restando tuttavia inferiore alla media italiana. Il mercato del lavoro nel Sud registra una crescita dell’occupazione del +0,8%, superiore al dato nazionale, ma permangono criticità strutturali, legate al costo del lavoro e al mismatch delle competenze. Il superamento della Decontribuzione Sud e le difficoltà applicative della nuova fase rendono necessarie risposte chiare e coerenti di politica economica. Il tessuto produttivo meridionale continua a evolversi: a fronte di una lieve riduzione del numero complessivo di imprese, in linea con il resto del Paese, cresce il numero delle società di capitali (+4,0%), segnale di un graduale irrobustimento della struttura imprenditoriale. Più fragile l’andamento dell’export del Mezzogiorno, che nel 2025 mostra una fase di debolezza, pur con la manifattura che resta il pilastro delle esportazioni, rappresentando oltre il 93% del totale. Un ruolo decisivo nel sostenere questa fase di crescita è svolto dalle politiche pubbliche, che hanno contribuito in modo determinante alla tenuta del sistema produttivo e all’attivazione degli investimenti. Il Check-up Mezzogiorno aggiorna i dati relativi al credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica Mezzogiorno e alle autorizzazioni uniche, confermandone la piena efficacia.Nel 2025 sono state presentate 10.493 domande di credito d’imposta (+52%), per un valore di 3,64 miliardi di euro, che hanno attivato oltre 7,3 miliardi di investimenti. Le autorizzazioni uniche nella ZES Unica confermano il successo di un modello basato sulla semplificazione amministrativa: a inizio 2026 si contano oltre mille autorizzazioni, con circa 6 miliardi di investimenti diretti e oltre 17mila posti di lavoro creati, senza considerare gli effetti indiretti e moltiplicativi. Il PNRR nel Mezzogiorno rappresenta un’ulteriore leva strategica, con oltre 110mila progetti concentrati nel Sud. Tuttavia, permangono criticità nell’attuazione: a fronte delle risorse assegnate, risultano liquidati 14,5 miliardi di euro, con un tasso di pagamento del 27%, inferiore a quello del Centro-Nord. La programmazione 2014–2020 della politica di coesione si è chiusa positivamente, raggiungendo tutti gli obiettivi di spesa. Diversamente, la programmazione 2021–2027 mostra un livello di avanzamento ancora contenuto, nonostante la revisione di metà periodo sia ormai consolidata. Nel complesso, il Check-up Mezzogiorno 2025 conferma la centralità del “Fattore Mezzogiorno”, inteso come combinazione virtuosa di crescita economica, politiche pubbliche efficaci e capacità imprenditoriale. Resta tuttavia concreto il rischio di rallentamento e di riapertura dei divari, soprattutto in un contesto internazionale incerto. «Per consolidare la crescita e trasformarla in sviluppo strutturale – ha dichiarato Natale Mazzuca, Vice Presidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno – è fondamentale garantire certezza delle regole, continuità degli strumenti e coerenza delle politiche in una visione di medio-lungo periodo. Occorre rafforzare la ZES Unica Mezzogiorno, attrarre grandi imprese, sviluppare filiere innovative, riequilibrare gli investimenti territoriali e definire una strategia chiara per il post-PNRR». «Il Check-up Mezzogiorno – ha sottolineato Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM – evidenzia un chiaro cambio di passo nella crescita del Sud, con un +7,7% di PIL tra il 2019 e il 2024, circa due punti percentuali in più della media nazionale. Un Mezzogiorno più solido è oggi un fattore chiave di competitività per l’Italia e può svolgere un ruolo strategico nel nuovo scenario geoeconomico euromediterraneo, come hub produttivo, infrastrutturale ed energetico».

L’Ufficio parlamentare di bilancio: Pil in accelerazione nell’ultimo trimestre grazie alla domanda interna, occupazione stabile e inflazione contenuta. L’economia italiana arriva alla fine del 2025 con segnali di rafforzamento, ma senza perdere l’equilibrio precario su cui cammina. La crescita c’è, sostenuta soprattutto dalla domanda interna, ma lo sguardo resta rivolto a un orizzonte ancora incerto, segnato dai rischi globali, dagli umori dei mercati finanziari e dagli effetti sempre più tangibili del cambiamento climatico. È questo il quadro che emerge dalla Nota congiunturale di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che fotografa un Paese in ripresa lenta, più solida nei fondamentali interni ma esposto a fattori esterni difficili da governare. Dopo una fase di quasi stagnazione nei trimestri centrali dell’anno, il Pil italiano ha accelerato nel quarto trimestre del 2025, registrando una crescita dello 0,3%. Un risultato attribuito in larga parte alla tenuta dei consumi e alla spinta della domanda interna, che ha compensato un contesto internazionale meno favorevole. Su base annua, secondo le stime preliminari, il prodotto interno lordo sarebbe cresciuto dello 0,7%, anche se il dato finale potrebbe risultare inferiore di due decimi di punto a causa dell’aggiustamento per i giorni lavorativi, tre in meno rispetto al 2024. Il mercato del lavoro offre segnali di stabilità, più che di slancio. Durante l’estate è aumentato l’input di lavoro, trainato soprattutto dal recupero delle ore lavorate per addetto, in particolare nella manifattura e nei servizi. Nello scenario previsivo dell’Upb, l’occupazione continuerà a crescere a ritmi contenuti, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 6%. Resta però un nodo irrisolto: i salari. La dinamica retributiva continua a essere moderata e il divario negativo delle retribuzioni reali rispetto al periodo pre-pandemico rimane ampio. In altre parole, si lavora di più, ma il potere d’acquisto non ha ancora recuperato le perdite accumulate negli ultimi anni. Sul fronte dei prezzi, il quadro è più rassicurante. L’inflazione si mantiene contenuta, attestandosi intorno all’1,5% nel 2025, un livello inferiore rispetto alla media dell’area euro. I consumi delle famiglie crescono, ma lo fanno con cautela. L’atteggiamento prudente è confermato da una propensione al risparmio che nel terzo trimestre del 2025 ha raggiunto l’11,4%, circa quattro punti percentuali in più rispetto ai livelli pre-pandemici. Famiglie e imprese, secondo l’Upb, mantengono aspettative orientate alla stabilità, senza eccessi di ottimismo ma neppure segnali di allarme immediato. Anche gli investimenti tengono: il tasso di investimento resta intorno al 23% del Pil, un valore elevato nel confronto storico e indicativo di una struttura produttiva che continua a scommettere sul medio periodo.

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