
Salto con l’asta: Gabriele Belardi è campione italiano
NORBA SPORT Il talento tranese ha conquistato il suo quinto titolo Gabriele Belardi, atleta di salto con l’asta, è campione italiano under 18. Il talento
Il talento tranese ha conquistato il suo quinto titolo. Gabriele Belardi, atleta di salto con l’asta, è campione italiano under 18. Il talento tranese conquista così il suo quinto titolo. Interviste a Gabriele Belardi; Lorenzo Giusto, allenatore Montaggio di Pasquale D’Attoma
Solo il 21,6% delle donne ha contratti da dirigente contro il 78,4% dei colleghi uomini. In Basilicata lavora il 40,9% delle donne contro il 59,1% degli uomini, con contratti di lavoro principalmente occasionali. Il dato medio regionale evidenzia un tasso di disoccupazione del 6,7%, con un tasso di disoccupazione femminile pari a circa il doppio rispetto agli uomini. Sono questi alcuni dei dati del Rendiconto di genere Inps 2025, presentato a Potenza. Tra gli altri dati evidenziati, l’inattività colpisce in misura più significativa la componente femminile, tra ilavoratori dipendenti del settore privato in Basilicata solo il 21,6% delle donne ha contratti da dirigente contro il 78,4% dei colleghi uomini. Tra i quadri il genere femminile rappresenta il 26,4% mentre quello maschile il 73,6%. Rispetto alla tipologia di contratto le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato sono il 30,6%, mentre il 38,6% ha un contratto a tempo determinato. Nel 2024 le lavoratrici part-time risultano il 63,5% rispetto al 36,5% dei lavoratori, con un gap del 27%. Nel settore pubblico della Basilicata il divario retributivo di genere giornaliero è meno marcato rispetto al settore privato, ma la retribuzione media giornaliera delle donne rimane inferiore a quella degli uomini. “Parlare di divario di genere in Basilicata – ha detto Anna Russelli, segretaria regionale della Cgil Basilicata, significa parlare di una ferita ancora aperta nel nostro sistema economico e sociale. I dati ci dicono che il gap tra uomini e donne nel lavoro supera i 29 punti percentuali, uno dei valori più alti d’Europa. Quando parliamo di divario di genere non ci riferiamo solo alla differenza di salario, ma a un insieme di disuguaglianze che le donne incontrano nel lavoro e nella società: minori opportunità di accesso all’occupazione, maggiore precarietà, salari mediamente più bassi, carriere più lente e una distribuzione ancora profondamente squilibrata del lavoro di cura nelle famiglie”.
A scoprirlo gli ispettori di Legambiente. Non sono bastati i cartelli di divieto lungo la costa di Porto Cesareo. Un giovane pescatore salentino ha parcheggiato la sua auto su una duna nella riserva regionale, in un’area protetta. A scoprilo gli ispettori di Legambiente. L’automobilista, per raggiungere la cima della duna, ha danneggiato la recinzione e la vegetazione presente lungo il percorso. le dune sono ricche di biodiversità e per questo tutelate da normative nazionali e internazionali. Il giovane è stato sanzionato e denunciato per danneggiamento di bellezze naturalistiche.
Gli obiettivi sono molteplici: supportare le potenzialità di tutti, motivare i nuovi arrivati e superare i propri limiti. A Trani dal 2017 si fa inclusione con il baskin: nella stessa squadra giocano atleti normodotati e persone con disabilità. Nelle stagioni 2021/2022 e 2023/2024 sono stati campioni regionali. Il bilancio di questi anni nel servizio. Interviste ad atleti; Lilli Basile, presidente Fortitudo Trani; Anna Brizzi, presidente Age Trani
Negli uomini diminuiscono sia incidenza sia mortalità. Nelle donne la mortalità cala, ma l’incidenza è stabile. Nel 2025 sono stimati 362.100 nuovi casi di tumore (182.300 uomini, 179.800 donne) e si riduce il divario tra Nord e Sud: nelle regioni meridionali aumentano stili di vita meno salutari e di conseguenza scompare il tradizionale vantaggio che aveva in termini di minore incidenza. Migliora la sopravvivenza a 5 anni ma resta un divario del 5% a sfavore di Sud e Isole rispetto al Centro-Nord. Sono i dati principali, presentati al ministero della Salute, dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori (Airtum) elaborati sulla base di oltre 3 milioni di casi registrati da 34 Registri Tumori, che coprono circa l’80% della popolazione. Il tumore più frequente resta quello alla mammella (55.900 casi), seguito da polmone (43.500), colon-retto (41.700) e prostata (31.200, il più frequente tra gli uomini). Negli uomini diminuiscono sia incidenza (-1,9% annuo) sia mortalità (-1,8%). Nelle donne la mortalità cala (-0,6%), ma l’incidenza è stabile, con un aumento dei tumori al polmone (+2,3%), legato alla diffusione del fumo. In calo in entrambi i sessi fegato,colon-retto e stomaco; in aumento il melanoma. Le donne hanno una sopravvivenza più alta degli uomini (74,1% vs 70,7%). Per quanto riguarda i tumori pediatrici e adolescenziali, l’incidenza è stabile nei bambini (0-14 anni) con sopravvivenza all’85% (+2%). Negli adolescenti (15-19 anni) aumentano quelli alla tiroide e il melanoma ma aumenta anche la sopravvivenza, salita all’89% senza particolari differenze geografiche.
La Puglia è al nono posto nella classifica nazionale per valore dell’export vinicolo. La Puglia vitivinicola chiude il 2025 con la “vendemmia più abbondante degli ultimi anni”. La produzione regionale ha raggiunto circa 11 milioni di ettolitri, con un incremento tra il 15 e il 20% per il primitivo rispetto alla campagna precedente. A gennaio 2026, nelle cantine pugliesi giacevano 7.126.436 ettolitri di vino, un livello che colloca la regione al secondo posto in Italia per stock complessivo. Di questi, 1.101.180 ettolitri sono riferibili a denominazioni Dop e 3.566.720 al marchio Igp Puglia. Sul fronte internazionale, qualche segnale positivo c’è. Ma pesano – spiega Confagricoltura – il tema e le incertezze dei dazi Usa. Nel primo semestre del 2025 le esportazioni di vino regionale hanno raggiunto 114 milioni di euro, con un incremento del +5,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, grazie soprattutto a Germania, Svizzera, Albania e Regno Unito. La Puglia è al nono posto nella classifica nazionale per valore dell’export vinicolo, alle spalle di Veneto, Toscana, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Lombardia, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia. “La forbice tra capacità produttiva e posizionamento di mercato è il problema che il settore pugliese trascina irrisolto da anni. Un passo nella direzione giusta è stato compiuto per la campagna 2025, – spiegano – con la conferma della riduzione delle rese per i vini Igp rossi: una misura pensata per alzare l’asticella sulla qualità e, allo stesso tempo, evitare nuove eccedenze”.
La gara ha riguardato la classe optimist, ovvero la barca a vela monoposto riservata ai giovanissimi nati tra il 2013 e il 2017. In acqua 63 giovani velisti da tutta la Puglia perché da qui nascono i futuri campioni. A Trani, sotto l’organizzazione della Lega Navale, si è svolta la prima tappa del Trofeo Challenge, che ha aperto ufficialmente il campionato regionale di vela giovanile. Si tratta di un trofeo individuale, che vale anche ai fini del campionato nazionale. I migliori classificati infatti accedono alle fasi successive, fino agli Europei e, i più bravi, approdano alle competizioni mondiali. La gara nelle acque tranesi ha riguardato la classe optimist, ovvero la barca a vela monoposto riservata ai giovanissimi nati tra il 2013 e il 2017. La grande scuola da cui nascono i velisti del domani. Alla regata hanno preso parte 15 circoli pugliesi, suddivisi in due divisioni, tra atleti più grandi e quelli più piccoli. Il campo ha visto disputarsi tre prove, ciascuna su un percorso completo a giro. Nella divisione A ha dominato il circolo della vela di Bari con una tripletta: sul podio Michele De Michele, Nicola Di Pilla e Carol Veneri. Nella divisione B la competizione ha premiato il Gargano e il Salento. Prima classificata Anna Gaudiano del centro velico Gargano di Manfredonia, seguita da Niccolò Portaluri del circolo nautico Lampara di Nardò e Dmytro Shevchenko, del centro garganico. Per la sezione di Trani, che ha schierato tre atleti nella divisione A, il migliore piazzamento è stato quello di Massimo Mastropasqua, 12 anni, sesto classificato.
La speciale classifica stilata dall’Istat. L’Istat ha reso noti i dati territoriali dell’inflazione di gennaio, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In questa speciale classifica Bari si posiziona al settimo posto. Ecco di seguito come si posizionano le altre città italiane: COSENZA: +2,6% PISTOIA: +1,8%BOLZANO: +1,4% Per Cosenza si verifica una maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 506 euro per una famiglia media; per Pistoia c’è un incremento di spesa annuo pari a 487 euro a famiglia; per Bolzano spesa supplementare pari a 465 euro annui per una famiglia tipo. Appena fuori dal podio Macerata, Belluno, Reggio Calabria, Bari, terza per inflazione (+1,9%), con una spesa di 385 euro. All’ottavo posto Napoli (+1,7%, +384 euro), scende in nona posizione Siena, ex aequo con Grosseto (+1,4% e +379 euro per entrambe). Le città più virtuose La città più virtuosa d’Italia è ancora una volta Campobasso, l’unica ad essere in deflazione: -0,1% e un risparmio pari a 24 euro a famiglia. Al secondo posto sia per inflazione bassa che per spesa, Modena, con una variazione dei prezzi e della spesa nulli. Medaglia di bronzo per Pisa (+0,1%, +27 euro). La prima pugliese di questa classifica è al quarto posto: Brindisi registra un +0,2%, +39 euro), seguita daPotenza (0,3%, +66 euro), Teramo (+0,3% e +74 euro), Ravenna e Piacenza (+0,3%, +83 euro), poi Sassari (+0,5%, +100 euro). Chiude la top ten delle migliori città, Livorno (+0,4%, +108 euro).
La Puglia è seconda in Italia per quantità di vino stoccato e prima per detenzione dei mosti. Coldiretti Puglia chiede più tutele per i viticoltori e maggiore valorizzazione delle denominazioni DOP e IGP. La Puglia si conferma tra le regioni leader del vino italiano, con oltre 7,1 milioni di ettolitri di vino in giacenza, di cui il 65,5% a Indicazione Geografica (DOP e IGP). La regione è seconda in Italia per quantitativi stoccati e detiene il primato nazionale dei mosti (46,8% del totale), un dato che evidenzia la straordinaria forza della produzione vitivinicola pugliese. A renderlo noto è Coldiretti Puglia, sulla base dell’ultimo report “Cantina Italia” dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, che conferma il ruolo strategico della vitivinicoltura pugliese per l’intero comparto nazionale. Vino Puglia: leadership produttiva ma redditività da rafforzare Nonostante i numeri record, i viticoltori pugliesi continuano a fare i conti con costi di produzione in aumento e con un mercato che spesso non riconosce il giusto valore lungo la filiera. Difendere il vino pugliese significa tutelare migliaia di imprese agricole, salvaguardare l’occupazione e proteggere un patrimonio economico e sociale fondamentale per il territorio. Denominazioni DOP e IGP: asset strategico del vino pugliese La valorizzazione delle denominazioni DOP e IGP, la difesa del reddito agricolo e il rafforzamento del Made in Italy agroalimentare rappresentano priorità per garantire un futuro sostenibile al settore. La Puglia non può essere considerata soltanto un bacino di approvvigionamento, ma una regione protagonista per qualità, tracciabilità e capacità produttiva. Nuovo pacchetto vino UE: più trasparenza e strumenti anticrisi Un segnale positivo arriva dal via libera del Parlamento Europeo al nuovo pacchetto vino, che introduce: Maggiore trasparenza in etichetta, anche per i vini dealcolati Semplificazioni burocratiche per le imprese vitivinicole Strumenti più efficaci per affrontare eventuali crisi di mercato Si tratta di misure importanti per rafforzare la competitività del settore vitivinicolo pugliese, che dovranno essere accompagnate da risorse adeguate e scelte politiche coerenti. Settore vitivinicolo italiano: un patrimonio da 14,5 miliardi di euro Il settore vitivinicolo italiano vale complessivamente 14,5 miliardi di euro e vede la Puglia tra le regioni leader per superficie vitata e capacità produttiva. Un comparto chiave dell’agroalimentare nazionale che necessita di politiche mirate per garantire sostenibilità, competitività e giusto reddito ai viticoltori pugliesi. Valorizzare il vino della Puglia significa rafforzare l’intero sistema del vino italiano e sostenere uno dei simboli più rappresentativi del Made in Italy nel mondo.
Il programma del MASAF coinvolge produttori locali e scuole per garantire alimenti sicuri, educazione nutrizionale e tutela dei formaggi DOP pugliesi. Parte ufficialmente il programma “Latte nelle Scuole”, l’iniziativa dedicata alla promozione del consumo di latte, yogurt e formaggi nelle scuole primarie, con l’obiettivo di educare i bambini a una corretta alimentazione fin dai primi anni di vita. A darne notizia è Coldiretti Puglia, in riferimento al programma di educazione alimentare promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), che coinvolge direttamente i produttori del settore lattiero-caseario nella distribuzione dei prodotti e nelle attività di sensibilizzazione. L’iniziativa punta a garantire che nelle mense scolastiche arrivino esclusivamente prodotti 100% Made in Italy, certificati per qualità e sicurezza alimentare. Latte e yogurt: benefici nutrizionali per la crescita dei bambini Come evidenzia il Ministero della Salute, latte e yogurt rappresentano fonti essenziali di: Calcio Vitamine del gruppo B Proteine ad alto valore biologico Questi nutrienti sono fondamentali per la crescita ossea nei bambini e per il benessere generale della popolazione. Il Ministero raccomanda il consumo quotidiano di 3 porzioni tra latte e yogurt, per assicurare un adeguato apporto nutrizionale e contribuire alla prevenzione di patologie cronico-degenerative. Il programma “Latte nelle Scuole” non si limita alla semplice distribuzione dei prodotti, ma prevede anche: Corsi di degustazione Attività didattiche Visite nelle fattorie Percorsi di educazione alimentare Un progetto strategico che contribuisce a formare i consumatori del futuro, rendendoli più consapevoli nelle scelte alimentari. Settore lattiero-caseario in Puglia: numeri, occupazione e valore economico Secondo Coldiretti Puglia, è fondamentale garantire stabilità al settore lattiero-caseario pugliese, che rappresenta un pilastro economico, sociale e ambientale per il territorio. Attualmente il comparto conta: 674 stalle da latte 108.000 tonnellate di latte prodotte ogni anno Oltre 130 milioni di euro di valore economico Più di 40.000 tonnellate di formaggi Oltre 6.000 occupati tra diretto e indotto Quando chiude una stalla — sottolinea Coldiretti — si perde un intero sistema fatto di animali, prati per il foraggio, formaggi tipici e famiglie che da generazioni contrastano lo spopolamento delle aree rurali, soprattutto nelle zone più svantaggiate. I formaggi DOP e IGP della Puglia: un patrimonio da tutelare La Puglia vanta un patrimonio caseario unico al mondo, con eccellenze riconosciute a livello nazionale ed europeo. Tra queste: Canestrato Pugliese DOP Burrata di Andria IGP Canestrato leccese Caciocavallo podolico Dauno Caciocavallo della Murgia In totale la regione può contare su 4 formaggi DOP, una IGP e 17 specialità tradizionali riconosciute dal Ministero. Secondo Coldiretti, la tutela di queste produzioni significa anche preservare biodiversità, patrimonio genetico animale e identità culturale del territorio. Prezzi equi e accordi di filiera per garantire la sostenibilità La chiusura di un’azienda zootecnica comporta la perdita definitiva di animali e del loro patrimonio genetico, custodito da generazioni di allevatori. Per questo Coldiretti Puglia ribadisce la necessità di: Accordi di filiera tra imprese agricole e industria Obiettivi qualitativi e quantitativi chiari Prezzi equi che non scendano sotto i costi di produzione Applicazione della normativa contro le pratiche sleali Solo così è possibile garantire la sostenibilità del settore lattiero-caseario, la tutela del Made in Italy e la salute alimentare dei cittadini, in linea con le raccomandazioni del Ministero della Salute.
In coppia con lui Gaia Giordano. Da un piccolo comune in provincia di Potenza al tempio mondiale della danza sportiva. Il giovanissimo ballerino Andrea La Rocca, 13enne di Lagonegro, ha vinto la medaglia d’oro alla prestigiosa competizione “The all England Open Championships 2026”; in coppia con lui, Gaia Giordano, 12enne campana, della scuola “Arthemia Danza”. I due hanno conquistato il primo posto nella categoria under 14, superando le altre 50 coppie partecipanti. La blackpool tower ballroom si è trasformata così in un’arena dove i più bravi ballerini hanno mostrato le loro doti tra performance e coreografie. Avvolti dal tricolore della bandiera italiana, Andrea e Gaia hanno condiviso la loro vittoria con i maestri Massimiliano Monda e Andreana Camodeca. Nonostante risiedano a centinaia di chilometri di distanza, i due sono riusciti a conciliare lo studio con la loro più grande passione. Il successo inglese si aggiunge a una serie di risultati positivi: il secondo posto all’Universal Championship di Mantova, la medaglia d’oro conquistata in macedonia e la vittoria al Campionato Mondiale disputato in Emilia Romagna.
Il set cinematografico tra Bari e Foggia. Un progetto nato quasi per caso ma che ha colpito subito la giuria tanto da vincere il primo premio. “Dust&Heart”, della regista leccese Alice Della Valle, è il miglior cortometraggio per il London Vision Film Festival. Nel team di lavoro, formato da altri pugliesi, c’è l’art director Karol Cordella e Toni Tarantino, compositore della colonna sonora. Il corto non ha parti parlate, ma il racconto avviene solo attraverso le espressioni. Il set si divide tra Bari e Foggia. Intervista ad Alice Della Valle, regista Montaggio di Luca Campobasso
Il comparto colloca la regione al settimo posto nella graduatoria nazionale. Il florovivaismo pugliese si conferma una realtà strategica dell’agricoltura regionale e nazionale, con un valore della produzione che raggiunge i 178 milioni di euro, circa il 5% del totale italiano, e un tessuto produttivo composto da circa 2.000 aziende attive, capaci di generare occupazione, presidio del territorio e opportunità economiche diffuse. Un comparto che colloca la Puglia al settimo posto nella graduatoria nazionale. Sul comparto florovivaistico pugliese pesa però l’impatto dell’emergenza fitosanitaria legata alla diffusione della Xylella, che negli ultimi dieci anni ha contribuito a ridurre i volumi produttivi complessivi di circa il 15%, secondo le analisi su dati ISMEA. A incidere non sono stati solo gli effetti diretti del batterio, ma soprattutto le rigorose misure fitosanitarie introdotte per contenerne la diffusione, con restrizioni alla movimentazione delle piante, maggiori controlli, aumento dei costi burocratici e difficoltà commerciali, in particolare sui mercati esteri. Una situazione che ha costretto molte imprese a riorganizzare le produzioni, rallentando gli scambi e frenando lo sviluppo di un settore che resta strategico per l’economia agricola regionale. “In questo contesto – dice Coldiretti Puglia – diventa fondamentale sostenere le aziende florovivaistiche con strumenti adeguati per garantire la ripresa produttiva, tutelare la competitività delle imprese e salvaguardare un patrimonio economico, occupazionale e ambientale unico per il territorio”. La forza del florovivaismo regionale è legata alla presenza di distretti altamente specializzati e riconosciuti a livello nazionale e internazionale, come quello del Salento, con epicentro nell’area di Taviano e Leverano e una rete produttiva – aggiunge Coldiretti Puglia – che coinvolge numerosi comuni limitrofi, e quello della provincia di Bari, con Terlizzi punto di riferimento per la produzione e la commercializzazione insieme ad altri centri del territorio, ai quali si affiancano numerose realtà imprenditoriali diffuse in tutta la regione, contribuendo a rendere la Puglia uno dei poli più dinamici del Mezzogiorno in un settore che negli ultimi anni ha dimostrato una crescente vocazione anche verso i mercati esteri, dove viene destinata una quota significativa della produzione. “Il florovivaismo rappresenta oggi non solo un comparto economico di rilievo – dice Coldiretti Puglia – ma anche un elemento centrale nelle politiche di sostenibilità ambientale, grazie al ruolo svolto dalle piante nella riduzione dell’impatto climatico attraverso l’assorbimento e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, nella difesa del suolo dal dissesto idrogeologico e nella salvaguardia della biodiversità, contribuendo allo stesso tempo a migliorare la qualità dell’aria e degli spazi urbani, con effetti positivi diretti sulla salute e sul benessere delle persone”. Non è un caso che la crescente attenzione verso il verde sia accompagnata da evidenze scientifiche sempre più rilevanti, come dimostrato dalla ricerca promossa da Coldiretti insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di Bioeconomia, che ha evidenziato come l’introduzione di specifiche piante negli ambienti scolastici sia in grado di ridurre fino al 20% le concentrazioni di anidride carbonica e del 15% le polveri sottili, confermando il contributo concreto del verde nel migliorare la qualità della vita negli ambienti chiusi, mentre si diffondono sempre più esperienze legate alle terapie forestali e al contatto diretto con la natura per contrastare stress, ansia e disagi psicofisici. Floricoltura in Puglia: oltre il valore economico Accanto agli effetti benefici sul piano ambientale e sanitario, cresce anche l’interesse verso il valore sociale, culturale e alimentare dei fiori, sempre più utilizzati anche in cucina, con i fiori eduli che arricchiscono le preparazioni gastronomiche grazie alle loro proprietà, ai colori e ai profumi, contribuendo a rafforzare il legame tra agricoltura, alimentazione e benessere. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei costi di produzione e dalle tensioni internazionali, il florovivaismo pugliese dimostra una straordinaria capacità di innovazione e adattamento, affermandosi come uno dei settori più dinamici dell’agricoltura regionale – conclude Coldiretti Puglia – ed è fondamentale continuare a sostenere le imprese, valorizzando il Made in Italy e garantendo il rispetto del principio di reciprocità negli scambi internazionali, per tutelare il lavoro dei nostri florovivaisti che hanno investito in modelli produttivi sostenibili, innovazione e qualità.
Un progetto da 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno che divide la città: Legambiente evidenzia i pericoli per la sicurezza e le attività portuali, mentre Confapi propone un’alternativa offshore per sviluppo industriale e transizione energetica. A Taranto si riaccende il dibattito sul rigassificatore, un progetto ancora in fase di sviluppo proposto da una società privata, con una capacità di 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno e un investimento stimato di circa 600 milioni di euro. Lo scorso ottobre è stata depositata al Ministero dell’Ambiente l’istanza per l’impianto, dando il via alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Legambiente: rischi per sicurezza e sviluppo Secondo Legambiente, il rigassificatore collocato onshore alla testa del molo polisettoriale, vicino ad altri impianti a rischio incidente rilevante, renderebbe praticamente impossibile qualsiasi attività portuale non legata alle navi metaniere. Anche con una zona di interdizione limitata a 500 metri, il traffico portuale sarebbe compromesso. L’associazione definisce il progetto un “macigno” per Taranto: ostacolerebbe l’hub per l’eolico offshore già finanziato, monopolizzerebbe una struttura pubblica su cui sono stati investiti ingenti fondi e interferirebbe con il traffico commerciale, aumentando i costi e riducendo i flussi futuri. I rischi diventano rilevanti anche in caso di incidenti o eventi meteorologici avversi. Confapi: l’alternativa offshore Confapi denuncia la lunga fase di stallo della città e propone un’alternativa: posizionare l’unità di rigassificazione offshore, a 12 miglia dalla costa, con una condotta sottomarina verso la rete nazionale. Questa soluzione permetterebbe di: Ridurre le interferenze con il molo polisettoriale Proteggere l’hub per l’eolico offshore Limitare l’esposizione della popolazione Garantire maggiore compatibilità con la vocazione strategica del porto di Taranto La posizione del sindaco di Taranto Anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha commentato: “Stiamo analizzando il progetto con prudenza. Da una prima lettura, l’area individuata risulta già concessa e indicata dal Mase per investimenti legati all’energia eolica offshore, quindi il progetto ci sembra improcedibile”. Lo scorso anno, il Comune di Taranto aveva già negato l’attracco di una nave di rigassificazione destinata a sostenere la decarbonizzazione dell’ex Ilva, provocando il ritiro degli azeri di Baku Steel dalla gara per l’acquisizione dell’acciaieria.
Uno studio su 65.000 giovani rivela che oltre 16 ore a settimana sui social aumentano significativamente il senso di solitudine e i rischi per la salute mentale. Più della metà degli studenti universitari statunitensi si sente sola, e chi trascorre molte ore sui social media ha una probabilità significativamente più alta di provare isolamento. Lo rivela uno studio nazionale pubblicato sul Journal of American College Health, basato su quasi 65.000 giovani tra i 18 e i 24 anni iscritti a oltre 120 college negli Stati Uniti. Già con circa 16 ore settimanali di utilizzo dei social – poco più di due ore al giorno – aumenta la probabilità di sentirsi soli. Gli studenti che usano i social 16-20 ore a settimana risultano il 19% più propensi alla solitudine, cifra che sale al 23% per 21-25 ore e al 34% per 26-30 ore. Chi supera le 30 ore settimanali, i cosiddetti “heavy users”, ha il 38% di probabilità in più di sentirsi isolato. Lo studio, guidato da Madelyn Hill (Ohio University), mostra che il 54% degli studenti si sente solo, confermando dati recenti sugli effetti della solitudine nella giovane età adulta. Le studentesse e gli studenti afroamericani riportano livelli più alti di isolamento, mentre chi frequenta corsi ibridi segnala meno solitudine rispetto a chi partecipa solo in presenza. Gli studenti membri di confraternite e sororities risultano tra i più connessi, mentre chi vive ancora a casa con la famiglia mostra più isolamento rispetto a chi risiede nel campus universitario. La solitudine è stata misurata chiedendo con quale frequenza gli studenti si sentissero esclusi, privi di compagnia o isolati. “Chi si sente solo ha un rischio maggiore di depressione e di mortalità precoce,” spiega Hill. “La giovane età adulta è una fase delicata: è fondamentale che college e università aiutino gli studenti a costruire relazioni e connessioni significative.” Gli autori chiariscono che non è possibile stabilire un nesso di causa-effetto: un uso eccessivo dei social potrebbe ridurre le interazioni faccia a faccia, ma anche chi è già solo potrebbe cercare supporto online. Tuttavia, intervenire sull’uso intensivo dei social media potrebbe contribuire a ridurre la solitudine universitaria. “I risultati evidenziano quanto la solitudine sia diffusa e come un uso eccessivo dei social possa sostituire interazioni reali, fondamentali per la salute mentale,” aggiunge Ashley L. Merianos (University of Cincinnati). Gli autori invitano le istituzioni accademiche a informare gli studenti sui possibili effetti negativi dei social e a promuovere attività in presenza per creare legami reali e duraturi.
Le atlete disputano il campionato di calcio Paralimpico e sperimentale della FIGC, ma nella loro divisione non c’è nessuna classifica e non ci sono medaglie. Solo la voglia di giocare e rinascere. A Triggiano c’è una squadra di calcio composta da donne oncologiche e con un passato difficile, ospiti di due case di comunità in convenzione con il Comune di Bari. Ieri mattina, 12 febbraio, sono state ricevute dal sindaco Leccese. Intervista a Cristiano Di Corato, presidente Ifa Italia
I dati di Inail Puglia. Sette le iniziative presentate. In Puglia nel 2025 sono stati denunciati 27.973 infortuni sul lavoro, dato in lieve flessione (-0.64%) rispetto all’anno precedente. I settori più colpiti sono l’agricoltura con 2.259 infortuni ed un aumento del 3,91% rispetto agli eventi del 2024 e le costruzioni: 1807 infortuni con un aumento rispetto al 2024 del 3,55%. Sono 71 i cittadini pugliesi che nel 2025 non hanno fatto ritorno a casa dal lavoro, numero in calo rispetto ai 74 decessi del 2024. In preoccupante crescita gli eventi mortali in occasione di lavoro (+28,89%) mentre si riducono significativamente gli infortuni mortali in itinere, dai 29 del 2024 ai 13 del 2025 (-55,17%). Le denunce di malattia professionale nel 2025 in Puglia sono state 11.198, +23% rispetto al 2024, un dato che rappresenta l’11,26% del dato italiano. I progetti Per l’Avviso Pubblico INAIL 2025 sono 128 mila euro i fondi destinati al cofinanziamento delle iniziative di prevenzione selezionate per il 2025. Questa mattina, 11 febbraio, sono stati presentati 7 progetti. “I sette progetti presentati questa mattina – afferma Giuseppe Gigante, direttore regionale Inail Puglia – affrontano strategicamente diversi fenomeni infortunistici e sono stati selezionati proprio per la loro carica innovativa, sia nella metodologia d’approccio che nella loro puntuale analisi del contesto socio – lavorativo. I nuovi scenari occupazionali richiedono, infatti, una rinnovata attenzione, un ampliamento delle tutele e un maggior impegno per colmare il gap formativo in tema di diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro. I dati parlano chiaro, noi come Ente preposto e i nostri partner istituzionali siamo chiamati in prima linea ad un’azione congiunta per la tutela del patrimonio umano della nostra regione”. I sette progetti presentati abbracciano più settori e sono rivolti ad una molteplicità di destinatari: CIA – Associazione Regionale Puglia – C.A.M.P.O. SICURO: il progetto si focalizza sulla diffusione di una cultura della sicurezza nel mondo agricolo. APS AFO 6 – Taranto – Cinzella Festival 2026: il progetto mira a integrare cultura, musica e sicurezza sul lavoro, utilizzando il contesto del Cinzella Festival. Cassa Edile Provincia Jonica – Ascoltare per prevenire: il progetto si focalizza sul settore edile, tra i più esposti a infortuni. USB Bari – Un podcast, una sicurezza: il progetto affronta i temi della sicurezza nei settori trasformati dalla turistificazione della città di Bari. CISL Puglia – La terra sicura: l’iniziativa propone un prodotto audiovisivo che racconta il mondo agricolo attraverso storie e immagini.
La sottosegretaria Ferro: “Priorità al terzo settore, al sociale e al recupero delle aziende”. Negli ultimi tre anni la Puglia ha registrato risultati di grande rilievo nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, grazie anche al lavoro svolto in sinergia con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati. A sottolinearlo è stata Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno, intervenuta al Comune di Taranto durante un convegno dedicato all’Osservatorio di concertazione permanente sull’uso sociale dei beni confiscati. I numeri parlano chiaro: le assegnazioni dei beni confiscati sono aumentate del 59,8 per cento, per un totale di 330 beni a Taranto e 2.867 in tutta la Puglia. Un dato che Ferro ha definito straordinario, sottolineando i progressi compiuti anche nella gestione delle aziende confiscate. Un ruolo centrale, in questo percorso, è svolto dall’Osservatorio, che rappresenta – secondo il sottosegretario – una scelta politica coraggiosa da parte di un’amministrazione comunale trasparente e determinata. La lotta alla criminalità organizzata, ha spiegato Ferro, non si combatte solo con le sentenze e la repressione, pur fondamentali grazie al lavoro di magistratura e forze dell’ordine, ma anche attraverso una forte azione culturale capace di restituire i beni alla collettività. Un impegno che l’amministrazione di Taranto ha saputo mettere in campo. Per quanto riguarda il riutilizzo dei beni confiscati, la priorità resta il terzo settore e il sociale, attraverso un dialogo costante con le realtà che rispondono ai bisogni dei cittadini. Un’altra parte dei beni, grazie alla collaborazione con l’Agenzia del Demanio, è stata destinata a caserme, presidi di pronto intervento e ai Vigili del Fuoco. Importante anche l’aspetto culturale, con la realizzazione di una mostra itinerante di opere d’arte e l’assegnazione ai musei pubblici. Dal punto di vista economico, il valore dei beni confiscati è definito incommensurabile: si parla di circa 18mila beni, comprese numerose aziende sequestrate. Non tutte possono essere salvate, poiché alcune risultano essere contenitori vuoti, mentre su altre è in corso un lavoro strutturato tramite protocolli d’intesa con il Tribunale di Milano e il Tribunale di Reggio Calabria. Il modello prevede il coinvolgimento di associazioni di professionisti, procure, forze dell’ordine e Abi, in particolare sul tema dei crediti revocati al momento del sequestro. Il sottosegretario ha ribadito che il percorso non si fermerà, ricordando anche l’abbattimento di beni insanabili, nonostante l’introduzione di una norma sulla sanabilità degli immobili da parte delle amministrazioni comunali. Tra i simboli più forti di questo percorso di riscatto, Ferro ha citato l’abbattimento del bunker di Zagaria, auspicando che possa diventare l’ultima, decisiva “puntata” di un racconto che dimostra come il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenti un modello vincente di legalità.
Il 31% delle imprese agricole giovanili applica tecniche di agricoltura di precisione . I cambiamenti climatici stanno spingendo con forza la trasformazione tecnologica dell’agricoltura italiana e oggi oltre il 41% delle aziende agricole utilizza almeno uno strumento di Agricoltura 4.0, dai droni ai robot, dai sensori ai sistemi GPS, fino alle piattaforme satellitari e alle soluzioni basate sull’Internet of Things, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, proteggere le produzioni dagli eventi estremi, migliorare l’efficienza e contenere i costi, come emerge dall’analisi di Coldiretti. Anche i numeri economici confermano il peso crescente dell’innovazione perché, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Smart Agrifood, il mercato italiano dell’agritech ha raggiunto i 2,3 miliardi di euro e nel 2024 ha registrato un rallentamento dell’8% rispetto all’anno precedente, pur restando uno dei comparti più strategici per l’evoluzione digitale del settore primario. All’interno delle aziende più dinamiche – aggiunge Coldiretti Puglia – si diffondono soprattutto software gestionali, sistemi di supporto alle decisioni e tecnologie per il monitoraggio e la mappatura di suoli e colture, con una crescita evidente dell’uso dei dati e delle piattaforme digitali che compensa in parte la frenata negli investimenti in macchinari e altre dotazioni hardware. L’innovazione non riguarda più casi isolati ma interessa ormai quasi un milione di ettari in Italia, pari a circa il 9,5% della superficie agricola nazionale – insiste Coldiretti Puglia – gestita con strumenti digitali avanzati che permettono interventi più mirati e un uso più efficiente delle risorse. Le tecnologie digitali sono anche alla base dei sistemi di tracciabilità tramite blockchain che rafforzano le garanzie sull’origine dei prodotti, un aspetto sempre più rilevante se si considera che il 53% dei consumatori cerca con frequenza informazioni sulla provenienza degli alimenti prima dell’acquisto consultando siti dei produttori, QR code o strumenti di realtà aumentata. I nuovi orizzonti dell’agritech A guidare questo cambiamento sono soprattutto le nuove generazioni visto che il 31% delle imprese agricole giovanili applica tecniche di agricoltura di precisione e la spinta all’innovazione passa anche dalla comunicazione perché il 37% dei giovani agricoltori utilizza i social network per promuovere la propria attività con Facebook che resta il canale preferito dal 71%. Resta però il nodo delle infrastrutture digitali nelle aree rurali e montane, dove quasi una famiglia su tre, circa il 30%, non dispone ancora di una connessione Internet adeguata, un divario che rischia di frenare l’adozione delle tecnologie più avanzate e che secondo Coldiretti va superato rapidamente per garantire a tutte le imprese agricole la possibilità di sfruttare pienamente il potenziale dell’agricoltura di precisione e delle soluzioni digitali, mantenendo competitività, sostenibilità e resilienza di fronte alle sfide climatiche ed economiche.
Con l’esclusione si rischiava una ulteriore marginalizzazione . Celenza Valfortore, nel Foggiano, torna a essere comune montano. Il riconoscimento è avvenuto grazie ai criteri definiti dalla nuova Legge sulla montagna. Soddisfatto il sindaco Massimo Venditti, che parla di grande risultato per la comunità: con l’esclusione dai comuni montani si rischiava una ulteriore marginalizzazione. Rientrano nella nuova classificazione anche Carlantino, San Marco La Catola e Rocchetta Sant’Antonio per i Monti Dauni, e i comuni di Vieste, Carpino, Cagnano Varano, Peschici, Mattinata e Ischitella. Grazie alla nuova legge sulla montagna si protrà accedere a una serie di agevolazioni come crediti d’imposta per le nuove imprese giovanili e bonus fiscali per l’acquisto della prima casa. Tuttavia, alcuni comuni restano ancora fuori dalla nuova riclassificazione. Per questo il sindaco di Celenza Valfortore si dice al fianco dei comuni esclusi.

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