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Marika Scoccimarro

Con la fine delle deroghe entrano in vigore i nuovi limiti sui “forever chemicals” e il monitoraggio diventa vincolante in tutti gli Stati membri. L’Europa rafforza la tutela sulla qualità dell’acqua potabile e alza il livello di attenzione sui Pfas, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”. Da oggi, con la fine delle scadenze transitorie previste dalla direttiva europea sulle acque potabili, gli Stati membri sono obbligati a monitorare sistematicamente la presenza di Pfas nell’acqua destinata al consumo umano e a intervenire immediatamente in caso di superamento dei limiti di sicurezza. È la prima volta che l’Unione europea introduce un controllo strutturato su queste sostanze, al centro di crescenti preoccupazioni sanitarie e ambientali. I Pfas (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) costituiscono un vasto gruppo di composti chimici utilizzati soprattutto per le loro proprietà di resistenza all’acqua, al grasso e alle macchie. La direttiva stabilisce due parametri fondamentali: un limite di 500 nanogrammi per litro per il parametro “Pfas totale”, che misura la concentrazione complessiva di tutte le sostanze Pfas presenti, e un limite di 100 nanogrammi per litro per la “somma di Pfas”, riferita a una lista di 20 composti indicati nelle linee guida della Commissione europea. Secondo l’esecutivo Ue, in tutta l’Unione si registra un numero crescente di casi di elevate concentrazioni di Pfas nelle acque dolci, inclusa l’acqua potabile. Per questo la Commissione invita gli Stati membri ad agire rapidamente, accelerando il monitoraggio e adottando misure efficaci per garantire il rispetto dei parametri fissati dalla normativa. I Pfas sono ampiamente diffusi in numerosi prodotti di uso quotidiano e industriale: pentole antiaderenti, imballaggi alimentari, tessuti idrorepellenti, schiume antincendio, ma anche plastiche, pneumatici, farmaci, cosmetici, pesticidi e vernici. La loro caratteristica principale è l’estrema resistenza alla degradazione: una volta rilasciati nell’ambiente, persistono per tempi molto lunghi, da cui il soprannome di forever chemicals. Questa elevata persistenza aumenta la probabilità di contaminazione di acqua e alimenti e alimenta le preoccupazioni sugli effetti a lungo termine per la salute umana e gli ecosistemi. L’esposizione dell’uomo ai Pfas avviene principalmente attraverso acqua e cibo, ma anche tramite beni di consumo e l’ambiente. Le sostanze possono essere rilasciate da impianti industriali, discariche e sistemi di trattamento delle acque reflue, che spesso non sono in grado di eliminarle completamente. Come spiega l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), uno dei principali meccanismi di contaminazione degli alimenti è il progressivo accumulo di Pfas in acqua, pesci, crostacei, piante e animali. Un contributo minore all’esposizione deriva invece dalla migrazione dei Pfas dai materiali a contatto con gli alimenti. Sul fronte sanitario, l’Efsa ha individuato come effetto più rilevante sulla salute umana la riduzione della risposta del sistema immunitario, in particolare in relazione all’efficacia delle vaccinazioni. Nel 2020 l’Autorità ha stabilito come sicura un’esposizione settimanale ai quattro Pfas più diffusi — Pfoa, Pfos, Pfna e PFHxS — entro il limite di 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo. Il superamento di questa soglia può compromettere la funzionalità del sistema immunitario. Secondo l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), i Pfas possono inoltre interferire con altri meccanismi biologici, alterando il sistema endocrino, il metabolismo dei lipidi e favorendo stress ossidativo e infiammazioni croniche. Questi effetti possono contribuire allo sviluppo di patologie come infertilità, osteoporosi, diabete e alcuni tipi di tumore, in particolare a carico di testicoli e reni. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato il Pfoa come cancerogeno certo per l’uomo (gruppo 1) e il Pfos come possibile cancerogeno (gruppo 2B). Con l’entrata in vigore dei nuovi obblighi, l’Unione europea compie un passo decisivo verso una maggiore protezione della salute pubblica, imponendo controlli più rigorosi su una delle forme di contaminazione chimica più persistenti e complesse da affrontare.

Rimane confermata la sismicità dell’Italia, seppur con un numero inferiore di eventi e con magnitudo mediamente basse. Sono 15.759 i terremoti localizzati nel 2025 dalle Sale Operative dell’Istituto Nazionale di Geofisica eVulcanologia (INGV): in media poco più di 43 eventi al giorno (tre in meno rispetto al 2024), circa uno ogni 33 minuti. La tendenza generale si mantiene stabile: dal 2019, infatti, il numero di eventi localizzati in Italia si è aggirato tra i 16.000 e i 17.000 terremoti annui, in calo rispetto al biennio 2016-2017 quando l’Italia centrale venne interessata dalla sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 con il terremoto diAccumoli (RI). Questa sequenza contribuisce ancora in maniera significativa alla sismicità del Paese, seppur con un numero inferiore di eventi e con magnitudo mediamente basse. Il più forte terremoto del 2025, di magnitudo Mw 4.8, è stato localizzato il 14 marzo al largo della costa della provincia di Foggia (la foto di copertina si riferisce a questo episodio): questo evento rientra nella sequenza sismica attiva nell’area a nord del Promontorio del Gargano (zona del Lago di Lesina). Gli eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.9 sono stati 21, di cui 16 registrati sul territorio italiano o nei mari circostanti e i restanti 5 tra Croazia e Albania. A differenza degli anni precedenti, non ci sono stati terremoti di magnitudo uguale o superiore a 5.0. Nel 2025 si sono verificate delle sequenze sismiche, con valori di magnitudo non elevati. A tal proposito, è proseguita l’attività sismica nell’area dei Campi Flegrei, dove il 13 marzo e il 30 giugno sono statilocalizzati i due terremoti con le piu’ elevate magnitudo della crisi bradisismica in atto (Md 4.6). Sono stati numerosi anche gli eventi sismici localizzati nel Mar Tirreno meridionale: i più forti, di magnitudo ML 4.7, sono stati registrati il 7 febbraio nei pressi dell’arcipelago delle Isole Eolie e il 26 agosto al largo delle Isole Egadi. Una delle ultime scosse che ha interessato la Puglia si è avvertita lo scorso 23 dicembre 2025 nel Foggiano: per fortuna non ci sono stati danni.

La scienza spiega perché trattenere le risate è una missione impossibile e svela il trucco mentale più efficace per evitare figuracce in riunioni, cerimonie e funerali. Chi non ha mai provato l’irrefrenabile impulso di ridere proprio nel momento meno opportuno? Un funerale, una riunione di lavoro importante, una cerimonia solenne: basta un pensiero storto o una battuta involontaria per scatenare una lotta interiore degna di un film comico. Ora la scienza spiega perché trattenere una risata è così difficile — e come evitarne gli effetti collaterali più imbarazzanti. A indagare il fenomeno è stato un team di ricercatori dell’Università di Gottinga, che ha studiato il controllo delle risate e delle emozioni sociali. I risultati, pubblicati sulla rivista Communications Psychology, mettono in guardia: forzarsi a non ridere può trasformarsi in una vera e propria “pentola a pressione emotiva”, aumentando lo stress e rendendo lo scoppio finale ancora più rumoroso. Per capire cosa succede davvero sul nostro viso — anche quando crediamo di essere impassibili — gli scienziati hanno monitorato 121 partecipanti tramite elettromiografia facciale, una tecnica capace di rilevare micromovimenti muscolari invisibili a occhio nudo. Il tutto mentre i volontari ascoltavano barzellette (un lavoro duro, ma qualcuno doveva pur farlo). Tre le strategie anti-risata messe alla prova. La prima è la distrazione, come fissare un punto neutro — ad esempio una carta da parati. La seconda è la soppressione, cioè il tentativo disperato di bloccare i muscoli del viso. La terza, la più sofisticata, è la riconsiderazione cognitiva: trasformare la battuta in qualcosa di razionale, analitico e per nulla divertente. I risultati sono chiari. Soppressione e distrazione funzionano solo nell’immediato, ma crollano appena l’umorismo diventa più intenso. Il metodo davvero efficace è la riconsiderazione cognitiva, che agisce alla radice: smonta la battuta, la trasforma in un puzzle mentale e spegne l’ilarità prima ancora che esploda. Attenzione però: tutto diventa più difficile quando entra in gioco un fattore micidiale. Sentire un’altra persona ridere.«Ascoltare qualcuno che ride rende molto più complicato controllare le proprie reazioni», spiega Anna Schacht, tra le autrici dello studio. «Questo dimostra quanto le nostre emozioni siano contagiose e quanto l’essere umano sia profondamente sociale». Il consiglio finale degli esperti, soprattutto in situazioni ad alto rischio reputazionale o professionale, è semplice ma controintuitivo: non mordetevi le labbra, non irrigiditevi. Cambiate approccio mentale. Analizzate la battuta, smontatene il meccanismo, toglietele la magia. È l’unico modo per raffreddare davvero la temperatura emotiva — e salvare la faccia.

La squadra è iscritta nella divisione calcio paralimpico e sperimentale della Figc. Tra loro anche pazienti oncologiche. Lasciano a casa le medicine, si dimenticano dei mesi in carcere, si liberano del peso di un viaggio che le ha portate in Italia. Tutto questo in quel lasso di tempo che le tiene impegnate per un allenamento, una trasferta o una gara. Loro sono le “Guerriere”, ospiti delle case di comunità “Home for Good” e “Caterina Susca vittima di femminicidio” di Triggiano. A seguirle nella loro rinascita è l’Ifa Italia, in rete con l’asd Arcobaleno Triggiano. Intervista a Cristiano Di Corato, presidente Ifa Italia; Tamar, calciatrice

Riunisce delegati cattolici, ortodossi, evangelici, anglicani e protestanti per promuovere ecumenismo. Si terrà a Bari il 23 e 24 gennaio 2026 il 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia, un evento che segna un momento storico per il dialogo tra le diverse confessioni cristiane presenti nel Paese. Dopo tre anni di incontri del Tavolo istituito presso la Segreteria Generale della CEI, circa 100 delegati provenienti da tutta Italia si ritroveranno per individuare i percorsi ecumenici da seguire nel prossimo biennio, sia all’interno delle proprie comunità sia nelle relazioni reciproche sui territori, a servizio del bene comune e della coesione sociale. In un clima di fraternità cristiana, i responsabili e i delegati delle Chiese cattolica, anglicana, evangeliche, ortodosse e protestanti rifletteranno sulla cosiddetta “Via italiana del dialogo”, confrontandosi sull’ecumenismo come grammatica di pace, come dono per lo spazio pubblico, come cura della spiritualità e come sapienza delle differenze. “Il nostro tempo, segnato da conflittualità e violenza, chiede ai cristiani un rinnovato impegno per promuovere una cultura di pace. Si tratta di una responsabilità a cui non possiamo sottrarci: vogliamo dare un contributo significativo, non mettendo da parte la nostra identità, ma sviluppandone ogni possibile declinazione. Le differenze non sono un ostacolo, ma un patrimonio da valorizzare per il bene delle Chiese e di una società che ha bisogno di comunione e riconciliazione”, sottolinea monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. “L’incontro di Bari rappresenta un nuovo passo nel cammino ecumenico che abbiamo intrapreso da tre anni, perché questo primo Simposio delle Chiese Cristiane in Italia vedrà la partecipazione di delegati delle varie Chiese, e non dei soli esponenti ufficiali. Si costituirà così una vera e propria assemblea ecumenica nazionale. Come protestanti, ci sentiamo a casa in un ecumenismo che mette al centro la dimensione assembleare, per individuare e percorrere la ‘via italiana al dialogo’, partendo dalle nostre realtà e storie diverse. L’obiettivo è diventare insieme ‘i cristiani che ancora non siamo’”, afferma il professor Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI). “Il Simposio di Bari rappresenta un’importante occasione di incontro e di riflessione comune, nella fedeltà alla Tradizione della Chiesa e nello spirito di responsabilità verso la vita e il futuro della Penisola italiana”, osserva Dionisio Papavasileiou, vescovo di Kotyeon, aggiungendo che la partecipazione ortodossa al Simposio nasce dal desiderio di testimoniare, nel rispetto delle identità ecclesiali, la fede comune in Cristo Signore, e di promuovere una collaborazione pacifica a servizio del bene comune della società italiana. “In un tempo segnato da sfide sociali, culturali e spirituali, la Chiesa Ortodossa intende contribuire alla coesione sociale, al dialogo responsabile e alla promozione della dignità della persona umana”, conclude il vescovo. L’appuntamento di Bari prevede diverse sessioni aperte a tutti, coinvolgendo le comunità locali e chiunque sia interessato ai temi del dialogo ecumenico. Il 23 gennaio, alle 18, nella Chiesa Maria Assunta e San Sabino, si terranno i saluti istituzionali e l’introduzione, mentre alle 21, nella Basilica di San Nicola, è previsto un concerto-meditazione a cura della Fondazione “Frammenti di luce”. Il 24 gennaio, dalle 8:15 alle 8:45, ogni confessione proporrà la preghiera secondo la propria tradizione in luoghi significativi della città, tra cui il Centro pastorale ortodosso romeno Santissima Trinità, la Chiesa Cristiana Evangelica Battista e la parrocchia San Ferdinando. Alle 17, nella Cattedrale di Bari, si terrà la conclusione del Simposio, seguita alle 18:30, nella Basilica di San Nicola, dalla Celebrazione ecumenica nazionale della Parola. Il 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia a Bari rappresenta quindi un momento unico per promuovere ecumenismo, dialogo interconfessionale, cultura di pace e coesione sociale, valorizzando le differenze come patrimonio comune e rafforzando la presenza delle Chiese cristiane nella società italiana.

Per l’ultima festa si prediligono piccoli pensieri, soprattutto per i più piccoli. “L’Epifania tutte le feste porta via” recita un vecchio detto, ma fino all’ultima festività gli italiani regalano ancora doni. Dopo Natale, nel giorno della Befana ritorna la tradizione delle calze, sentita soprattutto al Mezzogiorno. Ed ecco che tanti italiani non rinunciano a fare acquisti anche in quest’ultima festività. Il 66% degli italiani farà trovare ai bimbi la calza, mentre il 34% quest’anno non farà regali. Tuttavia, al Centro e al Sud la percentuale di chi prepara la calza sale rispettivamente al 71 e al 70%, contro il 61% del Nord. A fotografare la situazione è il sondaggio IPSOS per Confesercenti. Ma gli italiani quanto spenderanno all’Epifania? La spesa complessiva stimata è pari a 64,05 euro in media, ma l’importo “tipico” è più basso: la mediana si ferma a 40 euro, a conferma di un’Epifania fattasoprattutto di piccoli pensieri. A Mezzogiorno invece ci sono i valori più alti (media 75,65 euro; mediana 50), nettamente sopra il Nord (media 57,30; mediana 30) e il Centro (media 57 euro circa; mediana 40). Ecco di seguito cosa si regalerà: la calza (il 94% delle preferenze) piccoli giocattoli giochi tascabili, libri e albi illustrati articoli di cartoleria, gadget e oggettistica calze e pigiami buoni regalo o ricariche. L’Epifania è l’ultimo appuntamento delle festività e premia acquisti rapidi e su misura, dai dolciumi, piccoli giocattoli fino agli articoli per la persona. Allora, tutti a caccia della calza della befana (e non solo) per salutare al meglio queste festività.

Scattano gli aumenti anche per le autostrade, assicurazioni e tassa di soggiorno. Invariate le multe. Il 2026 non si apre nel migliore dei modi per gli italiani, con una serie di aumenti che peserà non poco sulle tasche di tutti. Il nuovo anno, infatti, si apre con diversi rincari che riguardano settori diversi, dalle assicurazioni alle sigarette, dal diesel fino alla tassa di soggiorno. Ci sono, però, delle note positive. Vediamo nel dettaglio quali sono gli aumenti del 2026 e cosa invece resta invariato. AUTOSTRADE: Per i pedaggi arriva l’adeguamento tariffario all’inflazione: è pari all’1,5% e viene applicato per la quasi totalità della concessioni autostradali. SIGARETTE: La legge di bilancio introduce l’aumento progressivo nel triennio 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato. Per le sigarette ci sarà un aumento in media di circa 15 centesimi a pacchetto per il 2026, circa 25 centesimi a pacchetto per il2027 e circa 40 dal 2028. Gli aumenti scatteranno anche per le sigarette elettroniche. DIESEL: Da gennaio 2026 scatta una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro per litro e un corrispondente aumento di quella sul gasolio impiegato come carburante. Considerando anche l’Iva l’impatto sui prezzi sarà di circa cinque centesimi al litro, portando la benzina a 1,73 euro al litro e il gasolio a 1,784 euro al litro. IMPOSTA DI SOGGIORNO: I comuni potranno aumentare l’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive nel proprio territorio, fino a 2 euro per notte. ASSICURAZIONI: Sale al 12,5% l’aliquota sulle polizze accessorie per rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale per i contratti nuovi o rinnovati. MULTE: Restano invariate, invece, le multe: il decreto Milleproroghe sospende per tutto il 2026 l’aggiornamento biennale delle sanzioni previste dal codice della strada.

Saranno 16 milioni le famiglie che si dedicheranno allo shopping scontato. È tutto pronto, anche in Puglia, per l’avvio dei saldi invernali 2026. Sabato 3 gennaio si parte con gli sconti nelle attività commerciali: in tanti andranno a caccia delle offerte e degli affari. I commercianti, dal canto loro sperano, di incrementare gli affari anche se non sarà facile considerando il Black Friday, gli acquisti per Natale e i pre-sale. Nonostante questo contesto non facile, l’appuntamento è fortemente atteso dal settore del commercio, che spera in un rilancio dei consumi, con un giro d’affari stimato intorno ai 5-6 miliardi. Gli italiani si dicono interessati, anche se uno su due è pronto ad aprire il portafogli solo di fronte al vero affare. Saranno 16 milioni, secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, le famiglie che si dedicheranno allo shopping scontato: ogni persona spenderà circa 137 euro (303 euro a famiglia), per un giro di affari di 4,9 miliardi di euro. Gli incassi potrebbero arrivare fino a 6 miliardi, stima invece Confesercenti, che in un sondaggio condotto da Ipsos, traccia il sentiment degli italiani. Il 92% è interessato ad approfittare degli sconti, ma non è detto che questo si tradurrà in un acquisto vero e proprio: prevale infatti la ricerca dell’occasione, con il 40% degli intervistati che ha già deciso cosa comprare, ma più di uno su due (il 53%) che concluderà l’acquisto solo se troverà l’offerta giusta. Il negozio fisico resta la prima scelta, con l’87% degli interessati ai saldi che progetta di acquistarvi almeno un prodotto, il 54% che comprerà anche sul web.

Il picco sarà raggiunto nelle prossime settimane. Sale l’incidenza per l’influenza stagionale e infezioni respiratorie in generale, con la settimana dal 15 al 21 dicembre, precedente alle festività natalizie, che fa segnare +950.000 contagi in Italia, 5,8 milioni di malati dall’inizio della sorveglianza. Lo rileva il rapporto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità. L’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 15 al 21 dicembre, è stata pari a 17,1 casi per 1.000 assistiti (14,7 nella settimana precedente). Numeri in aumento rispetto alla settimana precedente come atteso per il periodo. L’incidenza, riferisce il report, è aumentata in tutte le fasce di età ma, come di consueto, maggiormente nei bambini sotto i cinque anni. “I dati ci mostrano che ci stiamo avvicinando al picco dei casi, che verosimilmente verrà toccato nelle prossime settimane, in cui ci aspetta una circolazione sostenuta dei virus respiratori come atteso per ilperiodo – commenta Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss -. Purtroppo, come segnalato da alcune Regioni, anche quest’anno all’aumento del numero di casi corrisponde un aumento nel numero di accessi al pronto soccorso e ospedalizzazioni soprattutto per le persone più anziane. Influenza stagionale, quello che c’è da sapere L’Istituto Superiore di Sanità ha prodotto una scheda con domande e risposte, le informazioni principali da sapere sulle malattie infettive respiratorie che come ogni inverno funestano le case degli italiani. Qui di seguito alcune delle Faq. Come si trasmettono i virus respiratori? I virus respiratori, in inverno, si diffondono più facilmente a causa di ambienti chiusi, temperature basse e maggiore vicinanza tra le persone. Si trasmettono prevalentemente attraverso l’aria e si diffondono molto facilmente attraverso le goccioline di saliva che si producono tossendo, starnutendo o semplicemente parlando soprattutto negli ambienti affollati e chiusi, o per deposizione diretta delle goccioline di saliva sulle mucose. La trasmissione avviene anche per contatto diretto con persone infette o per contatto indiretto attraverso utensili o oggetti. Come si può prevenire l’infezione da virus respiratori? Per l’influenza è consigliato una vaccinazione/richiamo annuale, perché per loro natura, i virus influenzali mutano frequentemente. La vaccinazione è raccomandata soprattutto alle categorie fragili (anziani, persone con patologie croniche), e anche a operatori sanitari e caregiver, per ridurre ancora di più il rischio di infezione, ma è consigliata anche al resto della popolazione seguendo sempre le indicazioni del proprio medico di medicina generale e pediatra. Oltre alle misure farmacologiche (vaccinazione e antivirali), si raccomanda di seguire misure di protezione personali utili per ridurre il rischio di contrarre l’infezione o per evitare di trasmettere il virus ad altri. Come lavare regolarmente le mani e asciugarle correttamente, starnutire o tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito, restare a casa se si presentano sintomi attribuibili a malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale. Ma anche, serve evitare il contatto stretto con persone con sintomatologia attribuibile all’influenza, evitare di toccarsi occhi, naso o bocca e areare spesso i locali. Ho sintomi respiratori. Devo fare un tampone per il COVID-19 o per qualche altro virus? A differenza del periodo pandemico, al momento non c’è nessuna imposizione di legge sull’uso dei tamponi, ad esempio per il Covid. Fare un tampone, per questo virus o per altri agenti patogeni, può essere utile previa consultazione con il proprio medico di base o pediatra.

Sarà inferiore rispetto a quello impiegato nel 2024. I motivi? Economici. Dopo la maratona natalizia, è ormai tempo di pensare all’ultimo dell’anno. Tra spumante e cotechino, tutti sono già pronti per i preparativi del menù di Capodanno. Ma quanto spenderanno gli italiani per il cenone di Capodanno? Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato all’istituto di ricerca Emg Different, quest’anno gli italiani metteranno a budget per il cenone di Capodanno oltre 2 miliardi di euro, ovvero 49 euro a testa, valore in calo del 32% rispetto al 2024. Ma non mancano le differenze anagrafiche e territoriali. Infatti, a mettere a budget l’importo maggiore saranno i 55-64enni e i residenti del Sud e delle Isole, con una spesa media di 59 euro; sotto la media nazionale la cifra prevista dai 25-34enni (42 euro), dagli abitanti del Nord Ovest (41 euro) e del Nord Est (40 euro). Il 14% di chi ha risposto all’indagine, percentuale equivalente a 2,2 milioni di italiani, ha dichiarato che il budget per il cenone di Capodanno sarà inferiore rispetto a quello impiegato nel 2024. I motivi? Principalmente di natura economica: il 58% ha dichiarato che sono aumentate altre spese e quindi preferisce tagliare questi costi, mentre il 41% ha ammesso di trovarsi in un periodo di difficoltà economica. Consumi ridotti anche a causa dell’aumento generale dei prezzi e, in particolare, del caro-alimenti. Va infatti evidenziato che, negli ultimi 5 anni, secondo i dati Consumerismo il costo degli alimentari è aumentato in media del 25%. Se da un lato c’è chi spenderà di meno, dall’altro un rispondente su quattro (25%) ha ammesso che spenderà di più. In totale si tratta di 4.000.000 di individui con picchi percentuali più alti tra gli abitanti del Centro Italia, dove la percentuale arriva al 30,7%, e tra i rispondenti con un’età compresa tra i 35-54 anni (32,5%). Tutto pronto, quindi, per salutare il 2025 e dare il benvenuto al 2025. Ovviamente a tavola.

Famiglie, lavoro e reddito in crescita: il Sud mostra segnali concreti di ripresa e nuove opportunità. Il Sud Italia mostra segnali concreti di crescita economica e sociale. Secondo i dati dell’Istat, il reddito disponibile delle famiglie nel Mezzogiorno è aumentato più che in qualsiasi altra area del Paese, evidenziando un recupero importante rispetto al Centro-nord. Questo incremento rappresenta non solo un dato economico, ma anche una speranza concreta per le famiglie, che vedono migliorare il proprio potere d’acquisto e le possibilità di investire nel futuro. Anche i consumi delle famiglie registrano una crescita, segnale di fiducia e di ritrovata stabilità, mentre il mercato del lavoro conferma l’andamento positivo: il numero di occupati nel Sud è aumentato in misura significativa, con contributi importanti dai Servizi, dalle Costruzioni e dall’Agricoltura, silvicoltura e pesca. Questa dinamica positiva mostra come il Mezzogiorno stia diventando un terreno fertile per opportunità professionali e sviluppo sostenibile. Il divario con il Centro-nord, pur esistente, non impedisce al Sud di mostrare nuove prospettive di crescita. La combinazione di maggiore reddito, aumento dell’occupazione e recupero dei consumi indica un percorso verso una rinascita economica e sociale, che può tradursi in un reale miglioramento della qualità della vita delle famiglie. Questa fase di crescita dimostra quanto sia importante continuare a investire in politiche territoriali mirate, infrastrutture, formazione e sviluppo delle imprese locali, per trasformare il potenziale del Mezzogiorno in sviluppo concreto e duraturo.

“Le mani operose – dicono dalla scuola – costruiscono non solo oggetti, ma legami. Ogni gesto fatto con impegno può diventare un seme di pace”. Far riscoprire i mestieri antichi e la nobile arte dei lavori manuali ai più piccoli. Con questi obiettivi la scuola primaria “De Gasperi” di Noicattaro ha dato vita al presepe vivente. I piccoli delle classi terze hanno fatto un salto nel passato, interpretando diversi lavori come il sarto e il calzolaio. Non è mancata la preparazione delle tradizionali orecchiette fino all’ultima scena del presepe. “Le mani operose – dicono dalla scuola – costruiscono non solo oggetti, ma legami. ogni gesto fatto con impegno può diventare un seme di pace”.

Sarà possibile visitarla dal 1 marzo al 30 settembre 2026. Restituire alla comunità la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento e farlo nella sua città natale. A Mola di Bari è stata presentata la mostra “Bruno Calvani, la luce sull’antico” che sarà ospitata nel castello dal primo marzo al 30 settembre 2026. Interviste a Carlo Mansueto, presidente Cooperativa Armida; Massimo Guastella, curatore scientifico della mostra; Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari

Nel 2025 sbarchi stabili ma boom dei minori non accompagnati, mentre la popolazione straniera supera i 5 milioni. L’immigrazione in Puglia si conferma un fenomeno in crescita e sempre più strutturale. Secondo il Dossier immigrazione 2025, i cittadini stranieri residenti nella regione sono 156.748, pari a circa il 4% della popolazione complessiva. Nel corso del 2024 la presenza straniera è aumentata di oltre 9.400 unità, segnando un incremento del 6,4% che colloca la Puglia tra le regioni con la crescita più significativa. Le comunità più numerose tra gli stranieri residenti in Puglia provengono in larga parte dall’Europa orientale e dall’area mediterranea. I cittadini romeni rappresentano il gruppo più consistente, seguiti da albanesi e marocchini, mentre risultano in aumento anche le presenze di georgiani, cinesi, nigeriani e senegalesi. Una composizione che riflette sia flussi storici legati al lavoro sia nuove dinamiche migratorie. La distribuzione territoriale dell’immigrazione in Puglia evidenzia una forte concentrazione nelle aree urbane e nei territori economicamente più dinamici. La provincia di Bari è il principale polo di insediamento, seguita da Foggia e Lecce, mentre numeri più contenuti si registrano nelle province di Taranto, Brindisi e Barletta-Andria-Trani. Secondo il Dossier immigrazione Puglia, l’obiettivo dell’analisi è contribuire a una lettura più corretta del fenomeno migratorio, superando narrazioni emergenziali e rappresentazioni distorte. I dati mostrano come l’immigrazione regionale sia composta in larga parte da persone stabilmente inserite nel tessuto sociale ed economico, con un ruolo rilevante nei settori produttivi e nei servizi. A livello nazionale, la immigrazione in Italia 2025 restituisce un quadro a doppia velocità. Il numero complessivo degli sbarchi resta sostanzialmente stabile, ma cambia in modo significativo la composizione dei flussi migratori in Italia, con un aumento marcato dei minori stranieri non accompagnati. Nel corso dell’anno, gli arrivi di ragazzi sotto i 18 anni giunti senza familiari hanno registrato una crescita del 36%, mettendo sotto pressione il sistema di accoglienza. Secondo il Ministero dell’Interno, il dato complessivo degli arrivi via mare è in linea con quello dell’anno precedente, ma la presenza crescente di giovani soli pone nuove sfide in termini di tutela, inclusione e sostenibilità dei servizi. I sindaci delle grandi città hanno più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare le politiche di accoglienza dei migranti e i percorsi dedicati ai minori. Nel complesso, gli stranieri residenti in Italia superano i 5 milioni e rappresentano circa il 9% della popolazione. Secondo l’analisi Ismu, l’immigrazione è ormai un fenomeno strutturale, caratterizzato da una prevalenza di presenze regolari e di lungo periodo. Una quota significativa dei cittadini non comunitari è titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, mentre negli ultimi anni è cresciuto il numero dei titoli legati alla protezione internazionale.

ASI e Commissario straordinario uniscono tecnologia e istituzioni per monitorare e risanare le aree più critiche della città. Taranto diventa protagonista di un nuovo modello di bonifica e monitoraggio ambientale grazie all’accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e il Commissario straordinario per le bonifiche, Prof. Vito Felice Uricchio. L’intesa è stata presentata a Palazzo Chigi, con la partecipazione anche del Subcommissario per la Terra dei Fuochi, Col. Nino Tarantino, e dell’Assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Serena Triggiani. L’accordo prevede l’impiego delle più avanzate tecnologie satellitari italiane, come il satellite iperspettrale PRISMA, i radar di COSMO-SkyMed e la nuova costellazione IRIDE, per monitorare in modo integrato e puntuale la distribuzione delle sostanze inquinanti, individuare le fonti di contaminazione e ottimizzare gli interventi di risanamento. «Taranto ha bisogno di azioni concrete e rapide per le bonifiche – ha dichiarato Uricchio – e il supporto dei dati satellitari offre capacità diagnostiche senza precedenti, permettendo interventi mirati, più efficaci e meno invasivi». L’iniziativa rappresenta una vera e propria alleanza tra istituzioni e tecnologia, dove la leadership italiana nello spazio diventa strumento diretto di tutela ambientale e di resilienza dei territori. Secondo l’Assessore Triggiani, «questa collaborazione consolida un modello innovativo che unisce scienza di frontiera e azione concreta sul territorio, rafforzando la protezione di Taranto e delle sue comunità». Con questo accordo, Taranto si conferma laboratorio nazionale di strategie avanzate di bonifica, grazie alla sinergia tra l’eccellenza tecnologica dell’ASI e le competenze della Struttura Commissariale.

Mezzogiorno in difficoltà: divario del 26% rispetto al Nord, lavoro precario e salari bassi spingono i giovani a cercare opportunità altrove. La questione salariale in Italia rappresenta una vera e propria emergenza sociale, e nel Mezzogiorno il problema è ancora più grave. Secondo uno studio dell’Ufficio economia della Cgil, basato sui dati Inps del settore privato, nel 2024 il salario lordo medio nazionale si attesta a 24.486 euro annui, mentre nel Sud scende a 18.148 euro, segnando un divario del 25,9% rispetto alla media italiana. La fotografia del mercato del lavoro meridionale è preoccupante. La Cgil rileva che quasi la metà dei lavoratori del Sud, circa 2,1 milioni di persone, percepisce un reddito fino a 15mila euro lordi annui, che corrispondono, nel migliore dei casi, a poco più di 1.100 euro netti al mese. Dietro a questi numeri ci sono diverse dinamiche: nel Sud le giornate medie retribuite all’anno sono 228 contro le 247 del resto del Paese, le attività economiche a basso salario hanno un peso maggiore e il lavoro atipico è molto diffuso. Nel Meridione, infatti, il lavoro a termine riguarda il 34,5% dei lavoratori rispetto al 26,7% nazionale, il part-time tocca il 43,6% contro il 33% e il lavoro discontinuo arriva al 56,5%, ben oltre la media nazionale del 45,6%. Per il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, questi dati non lasciano spazio a dubbi: la questione salariale nel Mezzogiorno è “un’emergenza nell’emergenza” e spiega, più di ogni altra causa, l’esodo di 175mila giovani meridionali tra il 2022 e il 2024 verso altre regioni italiane o all’estero, in cerca di un lavoro dignitoso e di una vita migliore. Secondo Ferrari, la manovra di bilancio in discussione non risponde a queste urgenze, tanto che il sindacato ha indetto lo sciopero generale del 12 dicembre per chiedere interventi concreti. Nel Sud, quasi la metà dei lavoratori del settore privato percepisce meno di 15mila euro lordi annui, una cifra che evidenzia come le cosiddette gabbie salariali esistano già e siano, di fatto, parte della realtà quotidiana. Ferrari sottolinea inoltre che l’aumento dell’occupazione riguarda quasi esclusivamente gli over50, spinto dall’innalzamento dell’età pensionabile, ed è concentrato in settori a basso valore aggiunto, caratterizzati da lavoro povero e sfruttamento. Tutto questo accade in particolare nelle regioni meridionali, dove si concentrano le criticità del mercato del lavoro: meno giornate retribuite, più precarietà, part-time involontario, lavoro discontinuo e minore occupazione femminile. Secondo il segretario confederale, il primo passo per affrontare questa realtà è guardarla negli occhi, ma il governo continua a ignorare il problema, senza proporre interventi che possano ridurre il divario e garantire salari più dignitosi per i lavoratori del Sud.

Il corso partirà a gennaio e sarà riservato alle donne . Un corso di difesa personale riservato alle donne. “Taekwondonna” è il progetto che prenderà vita a Monopoli, a partire da gennaio 2026. Consiste in dieci lezioni settimanali e sarà gratuito per tutte le fasce di età. L’obiettivo è combattere l’emergenza sociale della violenza sulle donne.

La gara di solidarietà è partita da un post sui social: centinaia di panettoni acquistati per sostenere la famiglia dello storico barista. Il dolore e lo sgomento si sono trasformati in una gara di solidarietà che in pochi giorni ha mobilitato l’intera città. A Trani ha fatto clamore la morte improvvisa a 49 anni di Raffaele Mastrapasqua, deceduto il 21 novembre scorso a causa di un malore. Era un barista storico della città, prima al Caffè Fellini, dopo titolare del Bistrot Malcangi, definito da tutti come una persona buona, generosa e che accoglieva i clienti sempre con il sorriso.  Il suo decesso ha lasciato sole la compagna Anna e la piccola Francesca Aurora ed è per loro che l’intera città ha voluto mostrare una vicinanza non solo emotiva. Nei giorni scorsi sui social è stata lanciata una iniziativa di solidarietà a loro sostegno: acquistare i dolci di Natale realizzati dal Bistrot per sostenere la famiglia di Raffaele. Il messaggio è diventato subito virale con una immediata corsa all’acquisto. Ad oggi, infatti, sono già centinaia i panettoni comprati.  Le iniziative di solidarietà continueranno anche nei prossimi giorni: il 18 dicembre è prevista una serata con artisti locali e non per continuare a raccogliere fondi.

Non va meglio per torroni e addobbi di Natale. Manca ormai davvero poco al Natale 2025 e c’è già chi, da giorni, sta facendo acquisti. Tra regali e addobbi, sulle tavole degli italiani anche quest’anno non potrà mancare il panettone. Il classico dolce, che conclude i pranzi delle festività, è diventato ormai un must anche in Puglia e Basilicata. Da quelli confezionati a quelli artigianali, c’è un grande imbarazzo della scelta. Ma quest’anno massima attenzione ai prezzi. Infatti, negli ultimi anni i dolci tipici del Natale hanno subito un rincaro. Oggi per acquistare un pandoro o un panettone industriale si spende in media il 42% in più rispetto al 2021. Se poi si scelgono prodotti a base di cioccolato i rincari raggiungono addirittura +89%. Questi dati, che emergono da uno studio condotto dal Centro di formazione e ricerca sui consumi(C.r.c.), mette in allarme le famiglie italiane che dovranno sopportare anche questo rincaro. Analizzando i listini delle principali catene della grande distribuzione. Oggi il prezzo di un panettone o di un pandoro classico industriale varia dai 5,5 euro di quelli a marchio della Gdo fino ai 17 euro per i prodotti di fascia più alta. Inoltre, se si analizza l’andamento dei dolci natalizi a base di cioccolato gli aumenti dei listini schizzano: infatti, sono più elevati e pari in media al +89% sul 2021.Iin alcuni casi i prezzi sono addirittura raddoppiati segnando incrementi superiori al 100%. I rincari, però, non riguardano soltanto pandori e panettoni. La stessa situazione si registra anche sui torroni con incrementi medi dei prezzi del +20,4% rispetto al 2021. I torroni al cioccolato vedono +56,5% in quattro anni. Aumenti anche per gli addobbi natalizi: i prezzi di palline, luci a Led e decorazioni sono aumentati del +30,7%. I motivi? A pesare su questi aumenti, la crescita delle quotazioni delle materie prime, i cambiamenti climatici, la guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche. “Ma ad incidere sui rincari – dicono i ricercatori – è anche il fatto che pandori e panettoni sono prodotti che non possono mancare sulle tavole degli italiani a Natale, la cui domanda poco elastica spinge i produttori a ritoccare di anno in anno i listini. Non a caso lo scorso anno ne sono state prodotte 90mila tonnellate per un controvalore che sfiora i 600 milioni di euro”. In generale, la spesa degli italiani per il Natale 2025 raggiungerà quest’anno i 28 miliardi di euro tra alimentari, viaggi, regali e ristorazione, con una spesa media da 1.085 euro a famiglia. A calcolarlo il Codacons. Per il tradizionale cenone della Vigilia e pranzo di Natale gli italiani spenderanno circa 3,1 miliardi di euro, e anche qui alcuni prodotti che registrano sensibili rincari: è il caso del cacao i cui prezzi salgono del +21,1% su anno, del caffè (+18,8%), del cioccolato (+9,3%), delle uova (+7,7%), mentre formaggi e latticini costano il 6,4% in più rispetto allo scorso anno, la carne il 5,8% in più.

. In Puglia esplode la tensione tra agricoltori e Consorzi di Bonifica dopo l’arrivo, nelle ultime settimane, di una lunga serie di fatture a conguaglio che stanno colpendo aziende agricole grandi e piccole. Si tratta di richieste di pagamento inviate dal Consorzio Stornara e Tara e dal Consorzio Terre d’Apulia, con importi che in molti casi risultano più che raddoppiati e che si riferiscono addirittura ai consumi del 2021 e del 2022. Una circostanza che ha provocato la dura reazione di Coldiretti Puglia, che definisce le notifiche “totalmente illegittime” e mette in guardia: se i Consorzi non ritireranno immediatamente le fatture, partirà una mobilitazione senza precedenti. Al centro della polemica ci sono le Deliberazioni Commissariali approvate nel dicembre 2022, che prevedono aumenti tariffari legati ai costi energetici e alla minore compartecipazione della Regione. Nonostante siano in vigore da oltre due anni, gli agricoltori affermano di non aver ricevuto comunicazioni chiare, né aggiornamenti tempestivi. Così oggi si ritrovano bollette retroattive, arrivate in alcuni casi senza dettagli sufficienti e con cifre che incidono pesantemente sui bilanci delle aziende. Emblematico il caso delle utenze zootecniche, costrette a fare i conti con un prezzo dell’acqua lievitato da 2 a 3,70 euro al metro cubo, un aumento superiore all’80% che ora viene richiesto in un’unica soluzione per annualità passate. Coldiretti denuncia una gestione amministrativa “inaccettabile”, accusando i Consorzi di scaricare sugli agricoltori ritardi, inefficienze e mancanza di trasparenza. “Si tratta di un colpo basso per imprese che già oggi fanno fatica a sostenere i costi di produzione”, afferma il presidente regionale Alfonso Cavallo, secondo cui “non è tollerabile attribuire ai produttori rurali la responsabilità delle criticità gestionali di chi eroga un servizio essenziale come quello idrico”. Cavallo avverte che l’organizzazione agricola non resterà a guardare e chiede un confronto immediato, altrimenti scatteranno forme di protesta diffuse. Preoccupato anche il direttore regionale di Coldiretti, Pietro Piccioni, che parla di “forzatura amministrativa priva di fondamento”, annunciando che sono già in corso verifiche legali e che l’associazione è pronta a difendere gli agricoltori anche sul piano giudiziario. Piccioni chiede inoltre alla Regione un intervento urgente per fare chiarezza, stabilire regole certe e porre fine a una situazione che definisce “ai limiti dell’assurdo”.Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni da parte dei produttori, che lamentano calcoli poco chiari, comunicazioni inviate a distanza di anni e un impatto economico difficilmente sostenibile in un periodo in cui il settore è già logorato dalla crisi dei mercati, dalla siccità e dai costi energetici. L’acqua, elemento fondamentale per la sopravvivenza delle aziende agricole, rischia così di trasformarsi in un ulteriore fattore di stress per un comparto già fragile. Coldiretti avverte che, senza una rapida soluzione, la vicenda potrebbe degenerare in un problema sociale di ampia portata, coinvolgendo non solo gli agricoltori ma l’intero sistema economico regionale. L’associazione si dice pronta a rendere pubblica ogni evoluzione della situazione e a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché, dopo anni di difficoltà, non siano ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo di errori amministrativi che non hanno contribuito a generare.

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