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Linda Cappello

La procura di Bari aveva chiesto per il pittore, difeso dall’avvocato Salvatore D’Aloiso, sei mesi di reclusione. Il Tribunale di Bari ha assolto il pittore Giovanni Gasparro, imputato per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa per alcuni commenti su Facebook al post sul suo dipinto «Martirio di San Simonino da Trento». La tela, che risale al 2020, è stata ispirata dalla storia di un bambino misteriosamente scomparso e poi trovato senza vita nel 1475. Di quel delitto furono accusati 15 ebrei, torturati fino alla morte.La procura di Bari aveva chiesto per il pittore, difeso dall’avvocato Salvatore D’Aloiso, sei mesi di reclusione.

I fatti risalgono al primo marzo scorso, il presunto responsabile è stato individuato grazie alle telecamere di videosorveglianza. Avrebbe piazzato un ordigno esplosivo, fabbricato artigianalmente con una tanica di benzina da 3 litri, 6 fiammiferi ed una sigaretta spezzata, in occasione di una riunione dei testimoni di Geova a Bari, nella sede di via Biccari, il primo marzo scorso. Per questo gli agenti della Questura di Bari hanno arrestato e condotto in carcere un 38enne di Bari, incensurato: le accuse contestate sono quelle di fabbricazione e detenzione di materiale esplodente. Secondo quando raccontato da alcuni fedeli, l’uomo si sarebbe presentato ad una riunione, a cui in quel momento stavano partecipando circa 78 persone, fra cui anche bambini, sedendosi in terz’ultima fila e portando con sé una busta di colore blu. I membri dell’assemblea, insospettiti dal suo atteggiamento, lo hanno invitando a lasciare la sala, ma l’uomo non ha voluto portare con sé la busta dicendo : “Quella deve restare lì “. Lo sconosciuto si è poi allontanato a bordo di un monopattino, mentre la polizia ha verificato il contenuto della busta. Il 38enne è stato individuato grazie alle telecamere di videosorveglianza.

Lo ha deciso il gip Gabriella Pede, ritenendo che non possano essere considerate persone offese. Il comune di Bari e l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) sono stati esclusi dalla partecipazione all’udienza di opposizione alla seconda richiesta di archiviazione per l’omicidio di Benedetto Petrone, accoltellato all età di appena 18 anni in piazza Massari il 28 novembre 1977 ad opera di un gruppo fascista. Lo ha deciso il gip Gabriella Pede, ritenendo che non possano essere considerate persone offese. A distanza di 49 anni la procura di Bari ha iscritto sul registro degli indagati cinque persone: contro di loro alcune intercettazioni dalle quali emergerebbe un possibile coinvolgimento nell’omicidio. Ma secondo il procuratore capo Roberto Rossi, per quanto ci siano indizi e siano state effettuate indagini per chiarire ogni singola posizione, gli elementi emersi sono sono ritenuti insufficienti – in vista di un eventuale processo – per poter fondare una sentenza di condanna. Una tesi alla quale si è fermamente opposto l’avvocato Michele Laforgia, legale della famiglia Petrone, chiedendo nuovi accertamenti. Le difese degli indagati, rappresentati dagli avvocati Roberto Eustachio Sisto, Angelo Loizzi, Luca Bruno – tutti dello studio FPS – e Mimmo Di Ciaula, prenderanno la parola il prossimo 13 maggio.

Carne Amara, il libro di Raffaele Diomede che racconta storie di prostituzione intorno allo stadio San Nicola, diventa una sceneggiatura teatrale interpretata dai ragazzi del carcere minorile Fornelli. Un palcoscenico che parla di riscatto, e di una vita che si vuole ricostruire. Attori per un giorno i ragazzi del carcere minorile Fornelli di Bari, che hanno portato in scena la storia di Carne Amara, libro scritto da Raffaele Diomede e che racconta le storie di prostituzione minorile e non intorno allo stadio San Nicola di Bari. Cinque i giovani coinvolti nel progetto, tutti di età compresa fra i 15 ed i 21 anni. In occasione nel laboratorio teatrale, avviato alla fine dello scorso anno, hanno interpretato la sceneggiatura scritta dallo stesso Diomede con impegno e passione. Intervista a Enzo Strippoli, regista e a Valeria Montaruli, pres. Tribunale Minorenni Bari

Il piccolo, un bambino di circa due settimane, morì di ipotermia. Ha patteggiato un anno di reclusione don Antonio Ruccia, il parroco della chiesa di San Giovanni Battista del rione Poggiofranco di Bari, accusato di omicidio colposo in relazione al decesso di un neonato trovato senza vita il 2 gennaio dello scorso anno nella culla termica della parrocchia.Il piccolo, un bambino di circa due settimane, morì di ipotermia: quando venne lasciato, il tappetino interno alla culla su cui venne adagiato, contrariamente a quanto sarebbe dovuto accadere, non fece partire la segnalazione sul telefono di don Ruccia, che quel giorno era fuori Bari. Ad accorgersi della presenza del bambino fu il titolare di una ditta di pompe funebri. Secondo le contestazioni della procura, il tappetino, concepito per funzionare come antifurto, non era idoneo per essere utilizzato all’interno della culla. Per il tecnico Vincenzo Nanocchio, colui che si occupò della realizzazione dell’impianto, il processo inizierà invece il prossimo 3 giugno.

. La procura di Lecce ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessore regionale allo Sviluppo Economico ed ex vicesindaco di Lecce Alessandro Delli Noci ed altri 26 imputati – oltre a tre società – accusati a vario titolo e in diversa misura di associazione a delinquere, corruzione, e truffa e reati fiscali. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 10 luglio.L’indagine, che riguarda il periodo compreso tra il 2018 e il 2021, ruota attorno a presunti favori elargiti nei confronti di alcuni imprenditori (per possibili investimenti in ambito turistico-ricettivo) in cambio di sostegno elettorale.La procura di Lecce nel giugno scorso chiese gli arresti domiciliari per Delli Noci, salvo poi revocare la richiesta dopo le dimissioni dello stesso.

Un avvocato di Grumo Appula è stato aggredito sabato 28 febbraio . L’aggressore, parente della proprietaria dell’appartamento, sarebbe intervenuto nel corso di una discussione per la presenza di alcune macchie sul balcone. Sentiamo il suo racconto Intervista all’Avv. Giuseppe Antonelli

. L’imprenditore Peppino Milo è ancora sconvolto da quanto accaduto nel parcheggio della sua azienda, sulla strada statale 96, in territorio di Palo del Colle.. Racconta con lucidità ogni momento della rapina di cui è stato vittima: “Erano nascosti, mi hanno circondato, mi hanno preso per il collo e mi hanno buttato per terra” dice al TgNorba, “Poi mi hanno tolto orologio, bracciali e chiavi dell’auto e sono scappati. Erano le 19, c’era tanta gente in ufficio. Uno in dialetto bitontino ha urlato “Ti uccido!” e ho avuto paura”. L’intervista a Peppino Milo

É accaduto sulla statale 96 in territorio di Palo del Colle, i banditi sono fuggiti via con l’auto, Rolex e bracciali . Un imprenditore del Barese è stato aggredito e rapinato nel parcheggio della propria azienda sulla statale 96 in territorio di Palo del Colle. L’episodio è avvenuto il 18 febbraio ed è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza del pastificio Gruppo Milo spa. Tre uomini vestiti di nero, incappucciati e con i guanti avrebbero manomesso il cancello elettronico e atteso l’arrivo dell’imprenditore. Alla vista della scena, la vittima, il 51enne Peppino Milo, è stata immobilizzata picchiata e minacciata di morte per ottenere le chiavi dell’auto e i preziosi che indossava. I rapinatori si sono impossessati di una BMW X6 di un orologio Rolex e di due bracciali per poi fuggire con un complice. L’auto è stata ritrovata incendiata il giorno successivo. L’imprenditore, assistito dall’avvocato Nicola Pasculli, ha sporto denuncia ai carabinieri.

Determinante, ai fini della decisione, un video prodotto dalla difesa delle parti civili in cui si ricostruiscono i momenti salienti del ferimento avvenuto all’esterno del locale. Sono diventate definitive le condanne per l’omicidio di Claudio Lasala, il 24enne barlettano ucciso con una coltellata all’addome dopo una lite in un bar nella notte fra il 29 ed il 30 ottobre 2021. I giudici della Corte di Cassazione hanno rigettato l’appello delle difese dei due imputati. La Corte d’Assise d’Appello di Bari aveva condannato a 22 anni di reclusione Michele Dibenedetto, mentre erano stati inflitti 18 anni al coimputato Ilyas Abid. Pare che tutto sarebbe accaduto in seguito ad una lite fra Lasala e Dibenedetto, il quale avrebbe preteso che la vittima gli offrisse da bere. La coltellata, però, sarebbe stata sferrata dal ragazzo straniero. Determinante, ai fini della decisione, un video prodotto dalla difesa delle parti civili, rappresentate dall’avvocato Rinaldo Alvisi, in cui si ricostruiscono i momenti salienti del ferimento avvenuto all’esterno del locale.

Disposta inoltre una provvisionale di 50mila euro per i familiari della 16enne, assistiti dagli avvocati Massimo Bellini e Pasquale Merola. Sì è concluso con quattro condanne ad un anno di reclusione il processo davanti al Tribunale di Trani nei confronti di altrettanti operatori all’epoca dei fatti in servizio in una comunità di Andria, accusati di omicidio colposo in relazione al suicidio di una 16enne originaria della provincia di Lecce.I fatti risalgono al 18 giugno 2019. La ragazza, affetta da disturbo della personalità, era stata collocata in struttura dal Tribunale per i minorenni. La procura contesta agli operatori di aver lasciato che la ragazza, dopo un tentativo di fuga, rientrasse sola nella stanza senza essere sorvegliata ed in possesso di una cintura – che gli operatori avrebbero dovuto ritirare – con la quale la giovane si è poi impiccata. Disposta inoltre una provvisionale di 50mila euro per i familiari della 16enne, assistiti dagli avvocati Massimo Bellini e Pasquale Merola.

La proposta dell’associazione Women Lead . Un corso di formazione per diventare saldatrici, riservato a sei donne under 25 che vogliano avere una carta in più sul mercato del lavoro. È questa l’occasione offerta dall’associazione Women Lead, in collaborazione con Nea Srl, azienda di Grumo Appula leader nella meccanica e nell’impiantistica industriale. Un progetto che è stato illustrato nella sede di Porta Futuro. Intervista a Gaia Costantino, amministratrice Women Lead 

La 27enne di Triggiano fu trovata morta in una cabina della nave da crociera. Per la famiglia non fu suicidio. Ha l’immagine della figlia in una collana attorno al collo la signora Patrizia, mamma di Gessica Disertore, la 27enne di Triggiano trovata morta in una cabina della nave da crociera a bordo della quale stava lavorando come chef. Un suicidio, sostiene l’autorità giudiziaria di Porto Rico ma anche la Procura di Bari, che ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Ma per la famiglia non è così. Interviste a Patrizia Zonno; avv. Mariatiziana Rutigliani, legale famiglia Disertore  Riprese e montaggio di Orazio Corbacio

Nel 2025 i contenziosi al Tar Puglia aumentano da 1.587 a 2.094 procedimenti. Crescono soprattutto i ricorsi legati ad appalti pubblici, beni paesaggistici e impianti di energie rinnovabili, con picco dei giudizi per esecuzione delle sentenze e “carta del docente”. I contenziosi al Tar Puglia sono cresciuti del 31,9% nel 2025 rispetto all’anno precedente, passando da 1.587 a 2.094 procedimenti, con un aumento delle sentenze del 18%. I principali settori interessati sono gli appalti pubblici (circa 100 casi), i beni paesaggistici (quasi quadruplicati, da 11 a 42) e gli impianti di produzione di energie rinnovabili (da 73 a 90). I dati emergono dalla relazione sulla giustizia amministrativa regionale presentata durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar Puglia. Il presidente Leonardo Spagnoletti evidenzia come il contenzioso sia cresciuto soprattutto nel settore delle energie rinnovabili, a causa delle tensioni tra imprese, amministrazioni locali e comunità dei cittadini, spesso prudenti o diffidenti rispetto a nuovi impianti. Particolare incremento hanno registrato i ricorsi per ottemperanza, passati da 208 nel 2024 a 735 nel 2025 (+253%), legati all’esecuzione delle sentenze del Tar e dei giudici ordinari. Molti di questi casi derivano dalla “carta del docente”, il bonus di 500 euro per la formazione dei docenti, esteso anche ai docenti non di ruolo. A Bari, i ricorsi relativi a questa misura hanno raggiunto circa 600 unità. Il Ministero ha già avviato misure correttive per risolvere il contenzioso. Tra le principali criticità, il presidente Spagnoletti segnala la carenza di magistrati, con 11 magistrati in servizio su 14 previsti e la perdita di un altro nel 2026. L’obiettivo è garantire l’assegnazione temporanea di almeno due magistrati per mantenere i livelli di produttività, cresciuti nel 2025 rispetto al 2024.

Al centro del dibattito temi come la gestione dei pazienti cronici e lo sviluppo della rete oncologica. É necessario cambiamento culturale coinvolgendo i cittadini ed il terzo settore per costruire un sistema di comunità che non lasci indietro nessuno. È quanto emerso nel corso della XXesima edizione del congresso Card Puglia, la Confederazione di Associazioni Regionali dei Distretti socio sanitari, nata con lo scopo di promuovere, valorizzare e sostenere con ogni strumento i Distretti nella realtà territoriale pugliese e il ruolo professionale dei dirigenti e di tutti gli operatori del settore. Intervista a Dott.ssa Rossella Squicciarini, presidente CARD Puglia  Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

Il giudice assolve Donato Venerito, Michele D’Attoma, i rispettivi figli Alessandro e Orlando e l’agronomo Trisolini dalle accuse di bancarotta fraudolenta e usura. Prezzo d’acquisto del terreno confermato dalle perizie. Si è concluso con cinque assoluzioni il processo con rito abbreviato nato dalla compravendita della Masseria Del Monte a Conversano.Un’operazione regolare, è la conclusione del giudice che ha assolto l’ex direttore generale della BCC di Conversano Donato Venerito e l’ex consigliere Michele D’Attoma, i rispettivi figli Alessandro Venerito e Orlando D’Attoma, e l’agronomo Orazio Nicola Trisolini. L’accusa per tutti era quella di bancarotta fraudolenta, mentre Donato Venerito e Michele D’Attoma rispondevano anche all’ipotesi di usura. Alla base dell’assunto della procura – che aveva invocato per gli imputati condanne fra i 3 ed i 4 anni di reclusione – i Venerito e i D’Attoma, in qualità di amministratori di fatto e soci della società agricola Masseria del Monte, avrebbero acquistato il terreno dalla Maiora Group (società fallita di cui era amministratore delegato Vito Fusillo) a un prezzo di 500mila euro, a fronte di un valore commerciale stimato invece in non meno di 1,9 milioni di euro. Le perizie prodotte dalla difesa e disposte nell’ambito di un procedimento civile hanno invece stabilito come la valutazione del dottor Trisolini in merito al valore del terreno fosse corretta. In seguito all’inchiesta, nel giugno scorso Donato Venerito rassegnò le proprie dimissioni. Del collegio difensivo facevano parte gli avvocati Gaetano Sassanelli, Antonio Fatone, Nino e Luca Castellaneta.

La difesa ha sostenuto e documentato come ci fosse stata una erronea identificazione dei poliziotti, che quel giorno non erano in servizio. Sono stati assolti con formula piena dal gup del Tribunale di Trani Rossella Volpe i due poliziotti del commissariato di Corato accusati di non aver preso la denuncia di una vittima di stalking il 16 agosto del 2023.  Gli agenti erano stati accusati di omissione di atti d’ufficio per non aver accettato di prendere a verbale le dichiarazioni della donna, il cui ex marito era stato raggiunto da un provvedimento di divieto di avvicinamento.  La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio La Scala, ha sostenuto e documentato come ci fosse stata una erronea identificazione dei poliziotti, che quel giorno non erano in servizio. 

Le ricerche si sono concluse con successo. É stato ritrovato nella notte Antonio Vasco, il 27enne di Gioia del Colle del quale non si avevano più notizie da sabato mattina. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli, si sa soltanto che le sue condizioni sono buone. La notizia è stata data via Facebook dal cugino: “Sono stati due giorni duri ma ce l’abbia mai fatta – scrive – grazie a tutti, ogni singola indicazione ci ha aiutato a mantenere accesa la fiammella della speranza “. Antonio era uscito da casa poco prima delle 10 del mattino, senza portare il telefono cellulare. Le ricerche sono state coordinate dalla Prefettura. 

“L’intera comunità si stringe attorno alla famiglia in questo momento di dolore – fa sapere il sindaco di Bitonto Francesco Paolo Ricci – siamo sgomenti davanti ad un’altra giovane vita spezzata troppo presto”. Saranno celebrati lunedì pomeriggio alle 16 nella chiesa del Palombaio i funerali di Gianvito Carelli, il 17enne morto nella notte fra venerdì e sabato a causa di un incidente stradale avvenuto lungo la provinciale 22 che collega Palombaio a Terlizzi. Secondo quanto emerso fino a questo momento sulla scorta delle indagini dei carabinieri della compagnia di Modugno, Gianvito sedeva sul sedile passeggero di una Jeep Ranegade, alla guida un suo amico 19enne. Per motivi che saranno chiariti dall’inchiesta avviata dalla procura di Bari, l’auto è uscita fuori strada e si è ribaltata: per Gianvito fatale l’impatto contro un muretto a secco. Sul sedile posteriore anche un 19enne: gli altri due occupanti dell’auto sono ricoverati all’ospedale Di Venere e al Policlinico, le loro condizioni non sono gravi. “L’intera comunità si stringe attorno alla famiglia in questo momento di dolore – fa sapere il sindaco di Bitonto Francesco Paolo Ricci – siamo sgomenti davanti ad un’altra giovane vita spezzata troppo presto”. Le manifestazioni previste a Palombaio in occasione del carnevale sono state cancellate. Sulla pagina Instagram dell’Istituto Vespucci di Molfetta il suo ricordo: “Pensiamo ai suoi sogni infranti, ai sacrifici che anche se giovanissimo ha fatto per costruire il suo futuro. Ricorderemo il suo sorriso, la sua dolcezza, il suo altruismo “.

Via libera al rientro nel capoluogo: domiciliari a Bari per l’ex consigliere condannato per voto di scambio politico mafioso. Giacomo Olivieri torna a Bari. Il giudice Giuseppe De Salvatore ha autorizzato il trasferimento degli arresti domiciliari dell’ex consigliere regionale dalla residenza di Parabita, in provincia di Lecce, a un’abitazione nel capoluogo pugliese. La decisione è arrivata su richiesta della difesa, con il parere favorevole della Procura, che ha ritenuto sussistenti le condizioni per lo spostamento. Olivieri potrà quindi scontare la misura cautelare nella casa di un fratello a Bari. Il provvedimento non modifica la misura restrittiva, ma esclusivamente il luogo in cui vengono eseguiti i domiciliari a Bari. La condanna per voto di scambio politico mafioso L’ex esponente politico è stato condannato in primo grado a 9 anni di reclusione nell’ambito di un’inchiesta per voto di scambio politico mafioso. Secondo quanto ricostruito nel processo, Olivieri avrebbe stretto accordi con esponenti della criminalità organizzata per garantire un pacchetto di voti alla moglie, Maria Carmen Lorusso, candidata ed eletta consigliera comunale a Bari alle elezioni amministrative del 2019. L’accusa sostiene che l’accordo avrebbe avuto l’obiettivo di rafforzare il consenso elettorale in cambio di favori, configurando così il reato contestato. La sentenza di primo grado rappresenta un passaggio significativo nel procedimento giudiziario, che ora proseguirà nei successivi gradi di giudizio. Arresti domiciliari e sviluppi del procedimento Con il via libera al trasferimento, Olivieri rientra dunque a Bari, dove continuerà a scontare gli arresti domiciliari in attesa degli sviluppi del procedimento. Il caso resta al centro dell’attenzione politica e giudiziaria in Puglia, anche per le implicazioni legate alle elezioni comunali di Bari del 2019.

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