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Linda Cappello

Oggetto delle loro rimostranze era il nuovo sistema di approvvigionamento dei presidi, come le sedie a rotelle. Sono stati assolti con formula piena i sette disabili accusati di occupazione di edifici e interruzione di pubblico servizio per aver protestato nella sala Jesu della Regione Puglia nel luglio 2021. Oggetto delle loro rimostranze – così come spiegato in aula lo scorso ottobre dall’ex presidente Michele Emiliano chiamato a testimoniare – il nuovo sistema di approvvigionamento dei presidi, come le sedie a rotelle. La procura aveva invocato per loro una condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione per la sola ipotesi di occupazione. Gli imputati si fermarono alcune notti in presidio negli uffici della Regione. “L’occupazione – spiegò Emiliano – non provocò alcun rallentamento dell’attività istituzionale ma solo una mia arrabbiatura, sia perché con alcuni di questi attivisti c’era un dialogo quasi quotidiano, sia per gestire la loro presenza in sicurezza”.

Sulla questione si pronuncerà la Corte d’Appello. Torniamo a parlare dell’omicidio del calciatore Domi Martimucci. La Corte d’Appello dovrà pronunciarsi sulla richiesta della famiglia ad essere considerata vittima di mafia ma i giudici si sono riservati perché un lontano parente in passato ha avuto problemi con la giustizia. L’intervista con Lea Martimucci, sorella di Domi. Riprese di Roberto Cofano

L’operazione è del comando provinciale carabinieri di Bari. L’omicidio avvenne il 14 novembre 2003. I familiari della vittima: “Giustizia è fatta”. Due arresti per l’omicidio mafioso di cui rimase vittima Danilo Abiuso, ucciso a Valenzano la sera del 14 novembre 2003.  A distanza di ben 23 anni, anche grazie al prezioso contributo di alcuni collaboratori di giustizia, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno arrestato Luigi Guglielmi e Giovanni Partipilo, entrambi già detenuti. Indagata a piede libero anche una terza persona, per la quale però il gip non ha ravvisato la sussistenza di esigenze cautelari. Abiuso, all’epoca 22enne, venne raggiunto da almeno 8 colpi di pistola mentre parlava al telefono in largo Marconi. Il suo omicidio – secondo gli investigatori- sarebbe inserito nell’ambito dei contrasti fra in clan Strisciuglio e Di Cosola.  I familiari della vittima, completamente estranei a contesti criminali, hanno espresso soddisfazione sui social. “Giustizia è fatta – hanno scritto – grazie a tutti coloro che hanno collaborato per questa operazione”.

I carabinieri stanno cercando eventuali connessioni fra la caduta ed un tentativo di furto ai danni di un appartamento al terzo piano in via Ravanas, nel quartiere Libertà. Sono ancora gravi le condizioni dell’uomo di 51 anni ricoverato nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari con diverse fratture causate probabilmente da una caduta da diversi metri di altezza. Ad accompagnarlo al pronto soccorso, domenica scorsa, sono stati alcuni familiari. Non è chiaro cosa gli sia accaduto. I carabinieri stanno cercando di capire se possano esserci eventuali connessioni fra la sua caduta ed un tentativo di furto ai danni di un appartamento ubicato al terzo piano di una palazzina di via Ravanas, nel quartiere Libertà .In queste ore gli uomini dell’Arma stanno visionando le telecamere di videosorveglianza della zona.

Il piccolo, ricoverato al Policlinico di Bari, è stato sottoposto ad un delicato intervento alla milza ed i medici si dicono ottimisti su una sua completa ripresa. È fuori pericolo il bambino di 7 anni rimasto coinvolto nel tragico incidente avvenuto la notte tra sabato e domenica sulla provinciale 111 fra Mola e Rutigliano. Il piccolo, ricoverato al Policlinico di Bari, è stato sottoposto ad un delicato intervento alla milza ed i medici si dicono ottimisti su una sua completa ripresa. I funerali della 25enne di Mola Rita Sanitate saranno celebrati martedì mattina alle 10 nella chiesa madre. Per quella giornata il sindaco Giuseppe Colonna proclamerà il lutto cittadino. 

Altri due imputati sono stati condannati per favoreggiamento. Costituiti parte civile il comune di Molfetta, la Regione Puglia e il gestore della discoteca, che dopo l’omicidio ha ceduto l’attività. Diciotto anni di reclusione per Michele Lavopa, il giovane barese che la sera del 22 settembre 2024 sparò e uccise per errore la 19enne Antonella Lopez nella discoteca Bahia di Molfetta. Questa la condanna emessa dal gup Susanna De Felice, innanzi alla quale si è celebrato il processo con rito abbreviato. Il proiettile era destinato ad Eugenio Palermiti jr, nipote dell’omonimo boss di Japigia, anche lui agli arresti con l’accusa di essere entrato armato nel locale. Per lui una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione, che supera quella di tre anni e dieci mesi chiesta dai pubblici ministeri Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino. Da tempo c’erano attriti tra Lavopa, ritenuto vicino al clan Strisciuglio e Palermiti. Altri due imputati sono stati condannati per favoreggiamento. Costituiti parte civile il comune di Molfetta, la Regione Puglia e il gestore della discoteca, che dopo l’omicidio ha ceduto l’attività.

Siamo andati nell’ufficio del professor Gaetano Dabbicco, preside dell’istituto tecnico Lenoci Euclide. Ha insegnato ai suoi alunni una coreografia di Beyoncé mentre aspettavano la metro a Lisbona durante un viaggio di istruzione. Nell’ufficio del prof. Gaetano Dabbicco del preside dell’istituto tecnico di Bari Lenoci Euclide le immagini della pop star americana campeggiano su uno schermo dietro la sua scrivania.  Intervista al prof. Gaetano Dabbicco, preside istituto Lenoci – Euclide  Riprese e montaggio di Orazio Corbacio

La vicenda giudiziaria riguardava tre delibere comunali, emanate fra il 2018 e il 2019. L’ipotesi era di falso. Ottava sentenza di assoluzione piena nei confronti dell’ex sindaco di Grumo Appula Michele D’Atri. La vicenda giudiziaria riguardava tre delibere comunali, emanate fra il 2018 e il 2019, che secondo la Procura sarebbero state false in relazione al rispettivo contenuto. Era appunto l’ipotesi di falso quella contestata all’ex primo cittadino, imputato in concorso con l’allora segretaria comunale, anche lei assolta. La stessa Procura aveva invocato l’assoluzione. Si tratta, dunque, dell’ottavo verdetto assolutorio per Michele D’Atri, difeso dall’avvocato Antonio La Scala.

Una decisione arrivata dopo le divergenze sulla terapia prescritta da alcuni specialisti. Viene eliminata dall’elenco dei pazienti del proprio medico di famiglia alla veneranda età di 94 anni. Venerdì scorso, 30 gennaio, la comunicazione improvvisa da parte della ASL, che annuncia la “ricusazione“, questo il termine tecnico, da parte del medico. Si tratta di un’ipotesi prevista dal codice deontologico, nel momento in cui il medico ritiene che si sia incrinato il rapporto fiduciario. Plausibile che la decisione sia scaturitadopo le divergenze di opinioni sulla terapia da somministrare fra il medico in questione e due specialisti che avevano visitato l’anziana. Intervista a Simona De Lia, figlia della paziente Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

Nelle prossime ore saranno celebrati i funerali. Sono morti in seguito al rogo Rocco Lotito e Antonetta Costantini, i coniugi di Adelfia rimasti vittime dell’esplosione di una bombola di gas sabato scorso all’interno della loro abitazione di via Oberdan. L’autopsia è stata effettuata oggi (4 febbraio) dal professor Francesco Introna.L’incendio ha causato anche il crollo parziale dell’immobile. Al piano terra c’era anche la macchina. Le indagini per accertare con esattezza la causa dell’esplosione sono affidate al pubblico ministero Vito Valerio. I funerali saranno celebrati nelle prossime ore.

Nelle scorse ore è stata effettuata l’autopsia nell’istituto di medicina legale di Bari, dalla dottoressa Federica Mele. La procura di Trani ha avviato un’inchiesta sulla morte di una anziana di 95 anni deceduta la scorsa settimana dopo essere caduta dalla barella al pronto soccorso dell’ospedale di Andria. Nelle scorse ore è stata effettuata l’autopsia nell’istituto di medicina legale di Bari, dalla dottoressa Federica Mele. Al momento , come atto dovuto, sul registro degli indagati è stata iscritta una persona, per la quale si ipotizza il reato di omicidio colposo. L’inchiesta dovrà accertare il nesso causale fra la caduta dalla barella e la morte dell’anziana.

Un accertamento disposto dal pubblico ministero Vito Valerio, titolare delle indagini sulle cause della tragedia. Sarà effettuata mercoledì l’autopsia di Rocco Lotito, 89 anni, e Antonetta Costantino, 92 i coniugi di Adelfia morti sabato scorso in seguito allo scoppio di una bombola di gas nella loro abitazione di via Oberdan.Un accertamento disposto dal pubblico ministero Vito Valerio, titolare delle indagini sulle cause della tragedia. L’esplosione ha causato il cedimento del solaio e per i due anziani non c’è stato nulla da fare.

Secondo l’accusa l’imputato avrebbe effettuato una curva a velocità superiore al limite consentito, complice anche l’asfalto bagnato, travolgendo il rider che era a bordo del suo scooter. Dovrà rispondere di omicidio stradale il 31enne di Altamura ritenuto responsabile dell’incidente avvenuto la sera del 23 novembre 2021 in cui perse la vita il 21enne Nicolò Loporcaro, rider che stava lavorando consegnando pizze a domicilio. Il giovane è morto ad agosto scorso dopo un’agonia durata 4 anni, e ora il pm Silvia Curione ha chiesto la modifica del capo di imputazione nell’ambito del processo, iniziato già prima della morte del ragazzo. Secondo l’accusa l’imputato avrebbe effettuato una curva a velocità superiore al limite consentito, complice anche l’asfalto bagnato, travolgendo il rider che era a bordo del suo scooter.

L’uomo disse di volersi “rimettere alla volontà di Dio”. La donna è stata poi trasportata all’ospedale Di Venere dove è deceduta venerdì scorso. È stato rimesso in libertà, con il parere favorevole della procura, il professionista barese accusato di tentato omicidio per aver staccato i supporti vitali all’anziana madre malata terminale.L’episodio risale allo scorso 15 dicembre. L’uomo, caregiver dell’anziana, aveva staccato i collegamenti con gli apparecchi elettromedicali che tenevano in vita l’anziana dicendo di volersi “rimettere alla volontà di Dio”. La donna è stata poi trasportata all’ospedale Di Venere dove è deceduta venerdì scorso. L’uomo il 22 gennaio era stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla madre con applicazione del braccialetto elettronico, ma poiché aveva rifiutato che gli venisse applicato il dispositivo il gip aveva disposto gli arresti domiciliari. In seguito al decesso, gli avvocati Patrizia Ciorciari e Flavio Romito hanno chiesto e ottenuto la revoca della misura.Il pm Isabella Ginevra non ha disposto l’autopsia, i funerali sono già stati celebrati.

Il gip ha accolto l’istanza di revoca avanzata dall’avvocato Federico Straziota, spiegando che esigenze cautelari sono ormai insussistenti . É stato revocato l’obbligo di dimora nel comune di Noci a Don Nicola D’Onghia, ritenuto dalla procura responsabile dell’incidente stradale costato la vita alla soccorritrice di Turi Fabiana Chiarappa, morta la sera del 2 aprile scorso sulla strada provinciale 172.Il sacerdote, secondo i pm, avrebbe travolto la ragazza dopo che questa era caduta dal suo scooter, e sarebbe andato via senza prestarle soccorso.Il gip ha accolto l’istanza di revoca avanzata dall’avvocato Federico Straziota, spiegando che esigenze cautelari sono ormai insussistenti poiché, nel novembre scorso, al sacerdote è stato notificato il provvedimento di sospensione della patente per la durata di tre anni.

Ritenuto responsabile di corruzione per intascato 35mila euro dall’imprenditore di Giovinazzo Antonio Illuzzi. Ha concordato in appello con la procura generale una pena di 1 anno e due mesi in continuazione con una precedente condanna l’ex capo della protezione civile Mario Lerario, ritenuto responsabile di corruzione per intascato 35mila euro dall’imprenditore di Giovinazzo Antonio Illuzzi, al quale quale secondo l’accusa sarebbero stati affidati lavori del valore di oltre due milioni di euro.La difesa di Lerario, rappresentata dagli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile, ha rinunciato ai motivi d’appello. In primo grado Lerario era stato condannato a 5 anni e quattro mesi, Illuzzi a 4 anni.I legali dell’imprenditore, gli avvocati Mario Malcangi e Guglielmo Starace, hanno invece chiesto alla Corte di disporre una perizia, che dovrà accertare due aspetti: la congruità dei lavori svolti da Illuzzi rispetto agli importi liquidati, e l’esistenza delle condizioni in virtù delle quali quei lavori potevano essere assegnati con affidamento diretto e non tramite gara. I giudici si sono riservati, l’udienza è stata poi rinviata al prossimo 11 febbraio.

A perdere la vita Michele Losacco, precipitato da 25 metri di altezza sprovvisto sia di casco che di imbragature . Due condanne per l’incidente sul lavoro mortale avvenuto il 15 ottobre 2015 nel cantiere dove si stavano effettuando i lavori sulla facciata della sede Rai di via Dalmazia. A perdere la vita Michele Losacco, precipitato da 25 metri di altezza sprovvisto sia di casco che di imbragature di sicurezza.Il Tribunale di Bari ha condannato a due anni di reclusione il datore di lavoro, Giuseppe Rogondino, e il responsabile della sicurezza del cantiere Giancarlo Mondello.Sentenza di assoluzione, così come chiesto dalla procura, per gli altri imputati: il committente dei lavori per la Rai, l’ingegnere Carlo Mancini (difeso dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto), il noleggiatore della piattaforma mobile su cui si trovava l’operaio e la sua società, Giovanni Mastrogiacomo e la Alta Edilizia srl (assistiti da Angelo Loizzi, studio Fps) e l’operaio che installò la piattaforma, Francesco Aresta. La difesa ha dimostrato che la piattaforma era stata montata a regola d’arte.La sentenza – dichiara l’avvocato Sisto – riconosce la assoluta estraneità della RAI e dell’ing. Carlo Mancini a quanto tristemente accaduto. Siamo da sempre stati convinti, e la decisione odierna lo conferma, di aver operato nel pieno e rigoroso rispetto delle regole”.

Il professionista barese, 50 anni, avrebbe risposto ai medici: “Mi rimetto alla volontà di Dio”. Stacca tubi e sondini degli apparecchi elettronici che permettevano alla madre di sopravvivere e finisce ai domiciliari con l’accusa di tentato omicidio. “Mi rimetto alla volontà di Dio”, avrebbe risposto ai medici un professionista barese di 50 anni. In occasione dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giuseppe Montemurro, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha quindi fornito ulteriori spiegazioni del suo gesto, ma è lecito ipotizzare che abbia agito mosso dall’intenzione di non voler più veder soffrire l’anziana.La donna adesso si trova ricoverata all’ospedale Di Venere: già malata terminale, le sue condizioni sembrano essere piuttosto gravi. L’episodio risale al 15 dicembre scorso. L’uomo viveva da solo con la madre anziana, allettata da tempo.Ad accorgersi dell’accaduto è stata un’infermiera, arrivata in casa per prestare assistenza. Immediatamente è intervenuto il 118 e l’anziana è stato trasportata in ospedale: a seguire l’intervento dei carabinieri. Il giudice in un primo momento gli aveva applicato la misura dei divieto di avvicinamento alla persona offesa con l’applicazione del braccialetto elettronico. Ma il 50enne, per motivi ideologici, ha rifiutato l’utilizzo dell’apparecchio elettronico ed è finito ai domiciliari.

“L’occupazione abusiva delle case popolari è un fenomeno vergognoso – ha dichiarato il presidente di Arca Puglia Pietro De Nicolo –  significa sottrarla a chi ne ha davvero bisogno “. Oltre 300 uomini sono stati impegnati – tra dipendenti Arca, polizia locale, carabinieri e agenti della questura – per lo sgombero di quattro case popolari occupate abusivamente. La Procura di Bari ne ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza. Tra gli appartamenti sgomberati c’è quello al civico 18 di via Cascia, a Ceglie del Campo. Risulta essere la residenza di Luca Marinelli, 46 anni, già noto alle forze dell’ordine. Il video degli sgomberi L’alloggio era stato legittimamente assegnato al padre, morto nell’aprile 2023. Nonostante non avesse diritto al subentro, Marinelli non ha mai lasciato l’immobile, restando in quella casa con la propria famiglia. Ora è indagato per invasione di edifici insieme con la madre. Momenti di tensione, in via Cascia, nel momento in cui il personale di Retegas è entrato in casa per disabilitare le utenze. “L’occupazione abusiva delle case popolari è un fenomeno vergognoso – ha dichiarato il presidente di Arca Puglia Pietro De Nicolo –  significa sottrarla a chi ne ha davvero bisogno “.

In corso anche perquisizioni. Maxi blitz da parte delle forze dell’ordine insieme con il personale dell’Arca Puglia per lo sgombero delle case popolari occupate abusivamente. Il Procuratore capo Roberto Rossi ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza di quattro appartamenti a Bari. Oltre 300 gli uomini impegnati, fra dipendenti Arca, carabinieri e polizia. In corso anche perquisizioni. Fra gli appartenenti sgomberati, uno al civico 18 di via Cascia, a Ceglie del Campo.

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