
Bari: omicidio Ivan Lopez, chiesto l’ergastolo per Davide Lepore
Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso Il pm della Dda Bruna Manganelli ha invocato la condanna all’ergastolo, con dieci

Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso. Il pm della Dda Bruna Manganelli ha invocato la condanna all’ergastolo, con dieci mesi di isolamento diurno, per Davide Lepore, a processo perché ritenuto dagli inquirenti esecutore materiale dell’omicidio di Ivan Lopez. Il 31enne fu ucciso a settembre del 2021 mentre era a bordo di un monopattino sul lungomare di San Girolamo di Bari. Chiesti 20 anni, invece, il coimputato Giovanni Didonna, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Quest’ultimo è accusato di aver rubato due auto necessarie per commettere l’omicidio.Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso: Lopez sarebbe stato ucciso per ritorsione perché, insieme con suo fratello Francesco (ora collaboratore di giustizia e in passato vicino al clan Strisciuglio ), avrebbe compiuto alcune estorsioni nei confronti di Lepore, titolare di alcune autorimesse di Bari e vicino al clan Capriati della città vecchia. Il prossimo 27 febbraio prenderà la parola la difesa.
L’appuntamento è dal 29 al 31 gennaio nella Fiera del Levante . Torna a Bari per la seconda edizione, dal 29 al 31 gennaio, Evolio Expo, la fiera nata per valorizzare l’olio EVO e la storia millenaria di questo prodotto. L’evento si svolgerà nella Fiera del Levante e punta a creare una piattaforma esclusiva di business, networking e cultura dell’olio. Intervistatato: Gaetano Frulli, pres. Fiera del Levante
Come atto dovuto, sono stati iscritti sul registro degli indagati due ginecologi, un anestesista e due ostetriche: si tratta del personale che ha assistito la donna durante il parto. La procura di Bari ha avviato un’inchiesta per accertare le cause della morte di un bambino, deceduto a poco meno di un mese dalla nascita nell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Il bambino è nato il 16 dicembre, al termine di una gravidanza regolare, però ci sarebbero stati segni di sofferenza fetale. Il decesso risale al 13 gennaio scorso.Un evento tanto drammatico quanto inaspettato, al punto da spingere i genitori a sporgere una querela per chiarire le circostanze in cui è avvenuto il decesso.Come atto dovuto, sono stati iscritti sul registro degli indagati due ginecologi, un anestesista e due ostetriche: si tratta del personale che ha assistito la donna durante il parto.Il pm Maria Cristina De Tommasi ha proceduto alla loro iscrizione per prassi, e cioè per consentirgli di nominare un consulente di fiducia in vista dell’autopsia, accertamento irripetibile.L’incarico ai medici legali, il professor Biagio Solarino ed il ginecologo Francesco Pascazio, verrà affidato nelle prossime ore.
C’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue. È stato convalidato il fermo di Maurizio Pastore, il 42enne barese accusato di aver ucciso a coltellate il 39enne Amleto Magellano sabato scorso in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. L’uomo, interrogato oggi dal gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere: il giudice, in seguito alla convalida, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa è quella di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà . Contro Pastore c’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue. Il movente, al momento, non è ancora chiaro, ma la moglie della vittima ha riferito che in passato Pastore avrebbe cercato di colpire il 39enne con un martello, per questioni legate alla ristrutturazione di un bagno. Magellano è stato colpito con più fendenti al torace, ed è deceduto poco dopo il suo arrivo al Policlinico.
I fatti risalgono all’11 dicembre 2022, l’auto guidata dall’imputato si schiantò contro un pullman sulla statale 96 tra Modugno e Palo del Colle. Il pm di Bari Manfredi Dini Ciacci ha chiesto 11 anni di reclusione per il 33enne barese ritenuto dagli inquirenti responsabile dell’incidente stradale costato la vita a tre ragazzi, tutti di età compresa fra i 19 ed i 25 anni, la sera dell’11 dicembre 2022 sulla Statale 96 tra Modugno e Palo del Colle.Quella sera il giovane era alla guida di una Mini Cooper, a bordo della quale si trovavano le tre vittime, quando avrebbe effettuato un sorpasso dalla corsia di destra, andandosi a schiantare contro un pullman che si stava immettendo nella carreggiata dopo essere uscito da una stazione di servizio. La procura gli contesta, oltre alla manovra non consentita, di aver proceduto ad una velocità di 120 km orari, a fronte di un limite previsto di 50.La sentenza verrà pronunciata il prossimo 19 febbraio.
A processo sono finiti anche un detenuto, accusato di concorso in corruzione, e sua moglie, che avrebbe istigato la volontaria. Avrebbe cercato di portare ad un detenuto telefonini e droga a fronte di una promessa di denaro, avendo la possibilità di entrare in carcere come volontaria. È per questo che la donna è stata rinviata a giudizio con le accuse di corruzione, spaccio di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione. A processo sono finiti anche lo stesso detenuto, accusato di concorso in corruzione, e sua moglie, che avrebbe istigato la volontaria. L’episodio è avvenuto il 7 febbraio 2024 nel carcere di Bari. La donna avrebbe nascosto nella sua borsa due plichi di piccole dimensioni, avvolti entrambi da nastro isolante nero. In uno c’era un mini smartphone di marca Tinstar, senza sim, ed un pezzo di hashish di poco più di sei grammi. Nell’altro due mini cellulari e altrettante sim, un cavetto usb, e una batteria a litio. Agli atti dell’inchiesta ci sono i contatti telefonici ed i messaggi intercorsi fra la volontaria e la moglie del detenuto, che avrebbero corroborato l’impianto accusatorio. Il 9 marzo successivo la donna è stata interrogata, ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ora il rinvio a giudizio da parte del gup Vittorio Rinaldi: il processo, che dovrà accertare le eventuali responsabilità, inizierà il prossimo 3 marzo.
La Procura parla di un crollo psicologico ma per la famiglia non è così. Nessuna persona è stata vista entrare o uscire dalla cabina 81806, dove all’alba del 27 settembre 2023 è stata trovata morta la giovane Gessica Disertore, 27enne originaria di Triggiano. È questa una delle principali argomentazioni formulate dal procuratore capo Roberto Rossi, che ha chiesto l’archiviazione del procedimento ritenendo che la ragazza, che lavorava come chef esperta su una nave da crociera, si sia tolta la vita. Una tesi non condivisa dalla famiglia della giovane, che tramite l’avvocato Mariatiziana Rutigliano ha presentato opposizione, chiedendo alla Procura di continuare a indagare: l’udienza davanti al gip sarà celebrata il prossimo 17 febbraio. Agli atti dell’inchiesta ci sono i filati estrapolati dalla telecamere di videosorveglianza della nave, che in quel momento si trovava nelle acque di Porto Rico. I movimenti di Gessica vengono ripresi costantemente per tutta la serata, fino a quando, alle 2.21 del mattino, entra sola nella sua cabina. La 27enne si intrattiene al bar con alcune colleghe: insieme a lei anche un giovane ufficiale, che poi si allontana insieme ad un’altra ragazza fino a raggiungere con lei la propria cabina. Le telecamere inquadrano Gessica che bussa insistentemente alla loro porta. La 27enne poi lo chiama su WhatsApp, per ben quattro volte, senza ricevere risposta. A quel punto torna in stanza. Dalle 2.21 e fino alle 5.35, quando una sua collega trova il corpo esamine di Gessica con una cinghia intorno al collo, nessuno entra o esce dalla cabina. Non ci sono accessi alternativi, la serratura è elettronica per cui registra ingressi o uscite. La Procura parla di un crollo psicologico ma per la famiglia non è così.
Oltre 1400 spettatori in tre giorni . A Giovinazzo è stata allestita la peace teatrale “Dite Inferno“. Uno spettacolo unico nel suo genere, una performance itinerante in cui i gironi danteschi tra poesia, musica, teatro e suggestione hanno trovato la loro ambientazione più adatta tra le antiche mura della provincia barese.
Amleto Magellano, 39 anni, volto noto alle forze dell’ordine, lascia moglie e due bambini . Nottata di interrogatori e indagini serrate per dare un nome e un volto all’assassino di Amleto Magellano, 39 anni, già noto alle forze dell’ordine, morto sabato sera al pronto soccorso del Policlinico dopo essere stato accoltellato nel tardo pomeriggio in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. In queste ore i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile stanno cercando l’arma del delitto – probabilmente un coltello – e tentano di ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo. Non sembrano esserci telecamere che possano aver immortalato il luogo dell’accoltellamento. Sono molti, invece, gli impianti di videosorveglianza delle strade vicine, come corso Benedetto Croce o via Giulio Petroni. I militari, coordinati dal pm di turno Maria Cristina De Tommasi, hanno sentito i residenti della zona – alcuni hanno riferito solo di aver sentito delle urla – e le persone più vicine alla vittima. Secondo quanto ricostruito fino ad ora, tutto si è svolto per strada: il 39enne – questa è la tesi più accreditata – pare abbia litigato con una persona che l’ha colpito al torace, raggiungendo probabilmente organi vitali. Nonostante la corsa verso il Policlinico, Magellano ha avuto un arresto cardiaco dopo essere arrivato al pronto soccorso. Pare che fosse già arrivato in condizioni disperate. In queste ore i carabinieri stanno lavorando per risalire al movente: al setaccio le sue frequentazioni e la cerchia delle sue conoscenze. Amelto Magellano lascia la moglie e due bambini.
L’uomo è stato accoltellato per strada, in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. Prima la lite in strada, poi all’improvviso spunta fuori un coltello. È morto poco dopo essere arrivato al pronto soccorso del Policlinico di Bari Amleto Magellano, 39 anni, già noto alle forze dell’ordine.Tutto è avvenuto in via Montegrappa, nel rione Carrassi, una traversa di corso Benedetto Croce dove ci sono per lo più palazzine popolari.Stando alle prime informazioni raccolte, la vittima ed il suo aggressore avrebbero iniziato a discutere per strada. Poi i toni si sono accesi sempre di più, finché uno dei due non ha tirato fuori il coltello e ha colpito il 40enne al torace .Diversi fendenti, in una parte del corpo dove ci sono per lo più organi vitali.L’ambulanza del 118 ha trasportato il 40enne verso il Policlinico, in codice rosso. È giunto già gravissimo, e mentre i medici stavano cercando di salvargli la vita ha avuto un arresto cardiaco.Sull’accaduto indagano i carabinieri , coordinati dal pubblico ministero di turno.Nella strada non ci sono telecamere di videosorveglianza, secondo quanto emerso le poche persone sentite fino a questo momento hanno riferito solo di aver sentito delle urla.
L’uomo sarebbe stato considerato una presenza fastidiosa in cella. Gli ulteriori dettagli dell’inchiesta . Parlava da solo, pregava, camminava da un lato all’altro della cella anche fino alla dieci, le 11 di sera. A volte non riusciva a trattenere i suoi bisogni fisiologici. Sarebbe stato considerato una presenza fastidiosa Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina finito in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie e secondo la procura assassinato il 22 ottobre 2024 da Saverio Scarano, suo compagno di cella arrestato ieri con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. “Questo mi ha stancato”, avrebbe detto di lui Scarano secondo quanto riferito al pm da Vincenzo Guglielmi, uno dei 7 compagni di cella di Lacarpia, pure lui arrestato per un altro tentato omicidio. É lui a raccontare per primo che Lacarpia non si era suicidato. Gli inquirenti, anche sulla base delle testimonianze di altri due detenuti, sostengono che Scarano abbia simulato il suicidio, stringendogli un cappio attorno al collo, legato alla testiera del letto. Lacarpia – in base alla ricostruzione della procura- era accusato di aver chiuso la moglie in macchina per poi dare fuoco al mezzo: dopo che la donna era riuscita ad uscire dalla macchina lui si sarebbe messo a cavalcioni sopra di lei, fino a sfondarle lo sterno. Alcuni ragazzi di passaggio filmarono la scena. La 60enne morì poco dopo in ospedale, ma in sede di interrogatorio Lacarpia negò le accuse, dicendo che in realtà stava solo cercando di rianimarla. Il pomeriggio prima della sua morte, aveva ottenuto il permesso di andare sulla tomba della moglie. Tornato in cella avrebbe detto ai compagni: “Adesso posso anche morire “. Sempre Guglielmi racconta che a quel punto Scarano gli avrebbe detto ridendo e scherzando: “Ti aiuto io”. Nell’ambito dell’inchiesta è finito agli arresti domiciliari, anche se detenuto per altre vicende, il 24enne Vincenzo Michele Guglielmi, accusato – in concorso con Scarano – del tentato omicidio del compagno di cella Mirko Gennaro, il 19 ottobre 2025. Pare che il motivo di tensione fra i due fosse legato al fatto che Guglielmi era stato informato del fatto che Gennaro in passato avesse collaborato con la giustizia. La presunta vittima ha raccontato ai pm che i due arrestati lo avrebbero prima picchiato per poi simulare un’impiccagione legandolo con un cappio alle sbarre della finestra: i primi due tentativi andarono a vuoto perché il laccio si ruppe, ma anche il terzo tentativo non riuscì perché Gennaro svenne. Guglielmi venne sentito dal pm 4 volte: le prime due negò ogni coinvolgimento, nel corso dei colloqui successivi ammise di aver picchiato il compagno ma negò di aver cercato di impiccarlo.
Il pensionato di Gravina fu trovato morto in cella il 22 ottobre 2024 dopo essere stato arrestato per aver ucciso la moglie. Non si suicidò ma fu ucciso in carcere a Bari Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina arrestato il 6 ottobre 2024 per l’omicidio della moglie Maria Arcangela Turturo. La procura di Bari dopo mesi di indagini ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare per Saverio Scarano, accusato di aver ucciso Lacarpia. Domiciliari per il 24enne Vincenzo Guglielmi, accusato del tentato omicidio di un detenuto salentino. Due suicidi inscenati a distanza di pochi giorni – secondo la procura – all’interno di una cella con 8 detenuti. Il primo episodio avvenne il 19 ottobre, ai danni di Mirko Gennaro: “Mi dicevano oggi tu ti impicchi”, riferirà poi ai magistrati. Guglielmi – sostengono gli inquirenti – lo avrebbe prima picchiato e poi trascinato in bagno per provare a impiccarlo con le lenzuola legate alle sbarre della finestra. Lui sviene, i presunti responsabili pensano che sia morto e avvisano i poliziotti per precostituirsi un alibi. Lacarpia, invece, fu strangolato con un cappio al collo mentre dormiva, legato alla sbarra del letto. E lo stesso Guglielmi a dire agli investigatori che in realtà era stato ucciso. “Nessuna vendetta per l’omicidio della moglie“ – precisa il procuratore aggiunto Ciro Angelillis – Lacarpia è stato ucciso perché dava fastidio: pregava, parlava da solo, non rispettava le regole di convivenza con gli altri detenuti, aveva problemi di salute”.
Tutto nasce dal fatto che l’uomo avrebbe scoperto che la donna, in alcune chat Whatsapp, si era lamentata del suo rapporto coniugale. Un imprenditore 50enne della provincia di Bari rischia di finire a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della ex moglie. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 26 marzo. Fra gli episodi contestati nella richiesta di rinvio a giudizio a firma del pm Luisiana Di Vittorio, anche la circostanza di aver proibito per un mese alla presunta vittima di utilizzare il telefono cellulare per impedirle di comunicare con le amiche. Tutto nasce dal fatto che l’uomo avrebbe scoperto che la donna , in alcune chat Whatsapp, si era lamentata del suo rapporto coniugale. Le avrebbe inoltre impedito di utilizzare la macchina, minacciandola che in caso contrario avrebbe dato fuoco all’autovettura. Al termine di un litigio il 50enne avrebbe anche afferrato la moglie per il collo bloccandola contro il muro.
Questo il verdetto pronunciato davanti ai giudici del Tribunale collegiale, chiamati a pronunciarsi sull’accusa di bancarotta fraudolenta impropria contestata nei confronti di sette imputati, tutti ex soci della cooperativa. La prescrizione manda definitivamente negli archivi il fascicolo sulle presunte irregolarità fiscali della ex cooperativa Multiservizi portuali di Bari. Questo il verdetto pronunciato davanti ai giudici del Tribunale collegiale, chiamati a pronunciarsi sull’accusa di bancarotta fraudolenta impropria contestata nei confronti di sette imputati, tutti ex soci della cooperativa. Nell’ottobre 2013 furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, fra carcere e domiciliari. L’inchiesta fu condotta dall’allora procuratore aggiunto Pasquale Drago e dal sostituto Eugenia Pontassuglia. Secondo l’accusa, dal 2008 al 2012 sarebbero stati sottratti all’Erario ben 561mila euro. Nello specifico, gli imputati avrebbero distratto dal patrimonio societario oltre 526mila euro, attribuendosi indebite maggiorazioni retributive. Ancora, alcuni avrebbero ideato la costituzione di una nuova società , la Port Parking e Service Srl, avente stessa sede operativa, stessi mezzi e beni strumentali, identico oggetto sociale. Già nel 2020, ci fu una sentenza con cui venne dichiarata la prescrizione con riferimento ad alcuni reati fiscali. Archiviate, invece, le accuse mosse in relazione alle presunte assunzioni di soggetti vicini al clan Capriati. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Antonio Falagario, Gianluca Zilli e Orazio Moscatello.
Giustizia. Il gup del Tribunale di Bari ha condannato rispettivamente a 8 anni e 10 mesi e sei anni di reclusione Giuseppe Genco e sua figlia Angela, entrambi di Gravina, accusati di tentato omicidio ai danni di un conoscente 70enne il 3 giugno scorso al termine di una lite avvenuta in via Casale. Fra le parti c’erano incomprensioni pregresse, sfociate in denunce reciproche. Pare che proprio una denuncia presentata dall’anziano nei confronti di Angela Genco sia stato il motivo scatenante della discussione. Padre e figlia avrebbero aggredito la presunta vittima, ferendolo ad una spalla e all’addome. Nel corso della colluttazione – è riportato nel capo d’imputazione – il 70enne avrebbe poi morso con violenza una familiare dei due imputati, recidendole una falange. La persona offesa si era costituita parte civile con l’avvocato Saverio Verna.
I fatti risalgono al novembre 2023. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’imputato, legato alla vittima da un rapporto di conoscenza, avrebbe indotto la vittima a subire atti sessuali. Un 30enne della provincia di Bari, attualmente in carcere, è stato condannato ad 8 anni di reclusione dal Tribunale collegiale con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo disabile di 20 anni.I fatti risalgono al novembre 2023. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’imputato, legato alla vittima da un rapporto di conoscenza, in alcune occasioni avrebbe indotto il ragazzo, affetto da disabilità intellettiva moderata, a seguirlo in un garage ed a compiere e subire atti sessuali.Il giovane avrebbe poi rivelato quanto sarebbe accaduto ai suoi amici: da qui l’avvio dell’inchiesta.La persona offesa si era costituita parte civile con l’avvocato Maria Pia Vigilante: in suo favore è stato disposto un risarcimento del danno pari a 30mila euro.
I giudici della Corte d’appello di Bari hanno ribaltato il verdetto di condanna rimediata in primo grado ad un anno e mezzo di reclusione. Cadono tutte le accuse gli imprenditori Gaetano e Vito Canosino, legali rappresentanti rispettivamente delle società 3MC e Penta srl, accusati di rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi sul mercato per i rincari nella vendita di mascherine Fp3 nel corso dell’emergenza Covid. I giudici della Corte d’appello di Bari hanno ribaltato il verdetto di condanna rimediata in primo grado ad un anno e mezzo di reclusione, pronunciando sentenza di assoluzione. Secondo la procura, gli imprenditori avrebbero attuato manovre speculative applicando un prezzo maggiorato fino al 4000 per cento, a fronte dell’acquisto di mascherine provenienti dalla Cina e importate per un costo di 36 centesimi al pezzo. Le mascherine, viene riportato nel capo di imputazione, sarebbero state vendute ad un costo compreso fra i 7 ed i 10 euro l’una. Anche se le motivazioni non sono state ancora depositate, è plausibile ritenere che sia stata premiata la linea difensiva degli avvocati Angelo Loizzi e Michele Laforgia, i quali hanno sostenuto come in realtà non fosse stata attuata alcuna manovra speculativa. Nel rialzo dei prezzi – è stata la linea difensiva – gli imprenditori hanno seguito le regole di mercato, praticando il prezzo di vendita oramai cristallizzatosi in quel momento storico di massima richiesta da parte dei consumatori.
12 le classi rimaste al freddo, su un totale di 25. Alcune hanno deciso di non entrare a scuola. Inizieranno nelle prossime ore e andranno avanti per circa una settimana i lavori di sostituzione delle tubazioni dell’impianto di riscaldamento della scuola elementare Aldo Moro di Rutigliano. Nelle 12 classi rimaste al freddo verranno portate delle stufe.
Sono state riconosciute tutte le aggravanti, inclusa la premeditazione, ad eccezione di aver agito ai danni di un soggetto con minorata difesa. Condanna all’ergastolo per Salvatore Vassalli, il carpentiere di Canosa accusato di aver ucciso il fisioterapista barese Mauro Di Giacomo. Nel video la lettura della sentenza I giudici della Corte d’Assise hanno letto il dispositivo dopo sette ore di camera di consiglio. Sono state riconosciute tutte le aggravanti, inclusa la premeditazione, ad eccezione di aver agito ai danni di un soggetto con minorata difesa.
Le sue dichiarazioni spontanee fatte nell’aula della Corte d’Assise. La sentenza verrà pronunciata nelle prossime ore. “Sono consapevole di aver distrutto la vita di due famiglie, e questo non me lo perdonerò mai finché avrò vita ma vi giuro che queste non erano le mie intenzioni “. Sono le dichiarazioni spontanee fatte nell’aula della Corte d’Assise da Salvatore Vassalli, il carpentiere di Canosa che il 18 dicembre 2023 ha sparato e ucciso il fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, al termine di una lite sotto l’abitazione del professionista in via Tauro, nel quartiere Poggiofranco. “Da genitore – ha proseguito – provo un enorme dispiacere nei confronti dei figli di Di Giacomo per la perdita del padre, non posso chiedere loro di perdonarmi ma spero che con il tempo il loro odio nei miei confronti si plachi. Vorrei che il processo a mio carico sia animato da sentimenti di verità e giustizia e non di vendetta “. La Corte si è ritirata in camera di consiglio, la sentenza verrà pronunciata nelle prossime ore.

Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso Il pm della Dda Bruna Manganelli ha invocato la condanna all’ergastolo, con dieci

L’appuntamento è dal 29 al 31 gennaio nella Fiera del Levante Torna a Bari per la seconda edizione, dal 29 al 31 gennaio, Evolio Expo,

Come atto dovuto, sono stati iscritti sul registro degli indagati due ginecologi, un anestesista e due ostetriche: si tratta del personale che ha assistito la

C’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue È stato

I fatti risalgono all’11 dicembre 2022, l’auto guidata dall’imputato si schiantò contro un pullman sulla statale 96 tra Modugno e Palo del Colle Il pm

CRONACA A processo sono finiti anche un detenuto, accusato di concorso in corruzione, e sua moglie, che avrebbe istigato la volontaria Avrebbe cercato di portare

CRONACA La Procura parla di un crollo psicologico ma per la famiglia non è così Nessuna persona è stata vista entrare o uscire dalla cabina

Oltre 1400 spettatori in tre giorni A Giovinazzo è stata allestita la peace teatrale “Dite Inferno“. Uno spettacolo unico nel suo genere, una performance itinerante

Amleto Magellano, 39 anni, volto noto alle forze dell’ordine, lascia moglie e due bambini Nottata di interrogatori e indagini serrate per dare un nome e

L’uomo è stato accoltellato per strada, in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi Prima la lite in strada, poi all’improvviso spunta fuori un coltello. È morto

L’uomo sarebbe stato considerato una presenza fastidiosa in cella. Gli ulteriori dettagli dell’inchiesta Parlava da solo, pregava, camminava da un lato all’altro della cella anche

Il pensionato di Gravina fu trovato morto in cella il 22 ottobre 2024 dopo essere stato arrestato per aver ucciso la moglie Non si suicidò

Tutto nasce dal fatto che l’uomo avrebbe scoperto che la donna, in alcune chat Whatsapp, si era lamentata del suo rapporto coniugale Un imprenditore 50enne

giustizia Questo il verdetto pronunciato davanti ai giudici del Tribunale collegiale, chiamati a pronunciarsi sull’accusa di bancarotta fraudolenta impropria contestata nei confronti di sette imputati,

giustizia Il gup del Tribunale di Bari ha condannato rispettivamente a 8 anni e 10 mesi e sei anni di reclusione Giuseppe Genco e sua

I fatti risalgono al novembre 2023. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’imputato, legato alla vittima da un rapporto di conoscenza, avrebbe indotto la vittima a subire

giustizia I giudici della Corte d’appello di Bari hanno ribaltato il verdetto di condanna rimediata in primo grado ad un anno e mezzo di reclusione

12 le classi rimaste al freddo, su un totale di 25. Alcune hanno deciso di non entrare a scuola Inizieranno nelle prossime ore e andranno

Sono state riconosciute tutte le aggravanti, inclusa la premeditazione, ad eccezione di aver agito ai danni di un soggetto con minorata difesa Condanna all’ergastolo per

GIUDIZIARIA Le sue dichiarazioni spontanee fatte nell’aula della Corte d’Assise. La sentenza verrà pronunciata nelle prossime ore “Sono consapevole di aver distrutto la vita di