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Linda Cappello

Al momento ci sono tre famiglie che non possono rientrare nei rispettivi appartamenti a causa dei danni ingenti riportati. È doloso l’incendio che il 24 marzo ha distrutto la pizzeria Nico al quartiere Sant’Anna di Bari e danneggiato numerose abitazioni. La natura del rogo è emersa dalla prima relazione tecnica depositata dai vigili del fuoco. Intanto proseguono le indagini su quanto accaduto. Gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal pm Fabio Buquicchio, hanno sentito l’attuale proprietario del locale, il quale aveva da poco rilevato la gestione dell’attività. L’uomo, del tutto estraneo a contesti di malavita, avrebbe dichiarato di non aver mai ricevuto minacce o richieste estorsive.  Al momento ci sono tre famiglie che non possono rientrare nei rispettivi appartamenti a causa dei danni ingenti riportati. 

Un anno di reclusione nei confronti di altrettanti imputati accusati di aver falsamente certificato la somministrazione dei vaccini contro il Covid allo scopo di ottenere il Green Pass. Il gip Ilaria Casu ha ratificato dieci patteggiamenti ad un anno di reclusione nei confronti di altrettanti imputati accusati di aver falsamente certificato la somministrazione dei vaccini contro il Covid allo scopo di ottenere il Green Pass.I fatti risalgono al luglio del 2021. Le ipotesi di reato contestate dalla procura sono quelle di accesso abusivo al sistema informatico – attraverso le credenziali ottenute in maniera fraudolenta da un’infermiera professionale del Dipartimento di Prevenzione- e falso materiale in atto pubblico.In tutto erano 68 le persone finite sotto inchiesta.

Alla cerimonia hanno partecipato il procuratore capo Roberto Rossi, il presidente della seconda sezione penale Marco Guida, e il presidente dell’ordine degli avvocati Salvatore D’Aluiso e il procuratore generale Leonardo Leone De Castri. Sì è insediato il nuovo procuratore aggiunto di Bari Marcello Quercia, nominato nei giorni scorsi dal Csm. Quercia, già sostituito procuratore che dal 2004 si occupa di reati contro la pubblica amministrazione, é il terzo procuratore aggiunto, che si affianca ai colleghi Ciro Angelillis e Giuseppe Gatti.“Noi magistrati abbiamo il dovere di lavorare con umiltà e nel rispetto delle persone – ha dichiarato visibilmente emozionato – perché ogni nostro atto può toccare profondamente le loro vite”.Alla cerimonia hanno partecipato il procuratore capo Roberto Rossi, il presidente della seconda sezione penale Marco Guida, il presidente dell’ordine degli avvocati Salvatore D’Aluiso e il procuratore generale Leonardo Leone De Castris.

Il post del giudice barese ha scatenato molte polemiche. Un avvocato calabrese ha presentato un esposto al Csm e al ministro Nordio . “Vi invito ad abbandonare la toga non perché avete sostenuto legittimamente il sì ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è imbarazzanti”. Lo ha scritto in un post su Facebook lunedì sera il giudice barese Francesco Agnino, ora in servizio in Corte di Cassazione, scatenando le polemiche. Il post, che si chiude con la frase “adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe”, è stato rimosso dopo 20 minuti ma ormai era troppo tardi. Un avvocato calabrese, Antonello Talerico, ha presentato un esposto al Csm e al ministro Carlo Nordio chiedendo di avviare un procedimento disciplinare a carico del magistrato.“Non si tratta di un commento innocente – scrive il legale – è la dichiarazione esplicita di un proposito personale di rivalsa, formulata da un magistrato della massima giurisdizione del Paese”. “Il silenzio delle istituzioni – conclude- sarebbe complicità”.

“Storia dell’Iran” di Paola Rivetti è frutto di una ricerca di 20 anni. L’Iran contemporaneo raccontato attraverso i movimenti sociali. E di questi che parla il libro “Storia dell’Iran” di Paola Rivetti, docente di Relazioni Internazionali presso la Dublin City University, presentato presso la libreria Laterza nell’ambito di un Ciclo di incontri organizzati dall’Università di Bari e dall’associazione Giraffa. Interviste a Paola Rivelli, autrice; Shady Alizadeh, avvocata Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

Annunciati così i riti della Settimana Santa. La passione di Cristo, la sua crocifissione in uno spettacolo itinerante per le strade di Palese. È giunta ormai alla ventesima edizione la rappresentazione della Passione Vivente, che annuncia così i riti della Settimana Santa. Intervista a Piero Robles, regista Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

Il ragazzo di Cerignola morì a 26 anni dopo una rissa avvenuta all’esterno di una discoteca di Foggia. Sarà pronunciata il prossimo 13 luglio dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Bari la sentenza per l’omicidio di Donato Monopoli, il ragazzo di Cerignola morto a 26 anni dopo una rissa avvenuta all’esterno di una discoteca di Foggia. La procura generale, dopo il rinvio della Corte di Cassazione, ha chiesto la conferma delle condanne già comminate in appello rispettivamente a 10 e 7 anni per i due imputati accusati di omicidio preterintenzionale : si tratta di Francesco Stallone e Michele Verderosa. All’udienza, svoltasi a porte chiuse, hanno partecipato i familiari di Donato: “Non cerchiamo vendetta ma giustizia“.

A Bari, in piazza Cesare Battisti, una cerimonia per ricordare le vittime innocenti di mafia. Oltre ad autorità ed istituzioni erano presenti anche i familiari. Pasqualina Ruffo, figlia di Nicola, il ferroviere assassinato dalla mafia nel febbraio del 1974 nel corso di una rapina in tabaccheria mentre cercava di salvare un’altra persona. Anche lui vittima innocente, come tutte quelle che sono state ricordate in piazza Cesare Battisti, nel corso di una cerimonia voluta dall’associazione Libera, dal comune di Bari e dalle associazioni studentesche. La camminata della legalità è stata rinviata per il maltempo: ci sarà la piantumazione di un albero e di dieci paletti che tramite un qrcode racconteranno le storie di dieci vittime di mafia baresi. C’era anche Pinuccio Fazio, papà di Michele ucciso a soli 15 anni. La sua storia è diventata l’emblema della lotta alla mafia. Intervista a Pinuccio Fazio e Vito Leccese, sindaco di Bari

Pace, per sua stessa ammissione affiliato ad clan di Ottavio di Cillo e dunque riconducibile al gruppo di Savinuccio, risponde di 8 capi di imputazione per cessioni di droga risalenti al 2023. Avrebbe reso dichiarazioni autoaccusatorie coinvolgendo anche altri imputati Sabino Pace detto Bino, originario di Sannicandro e ritenuto vicino al clan Parisi. Attualmente sotto processo con rito abbreviato con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, martedì scorso avrebbe ammesso le proprie responsabilità davanti al gup Isabella Valenzi.Pace, per sua stessa ammissione affiliato ad clan di Ottavio di Cillo e dunque riconducibile al gruppo di Savinuccio, risponde di 8 capi di imputazione per cessioni di droga risalenti al 2023.La sua collaborazione è recente, risale a poco più di 20 giorni fa: pare che i suoi più stretti congiunti siano già sottoposti ad un programma di protezione.Pace e imputato anche in un altro processo a Lecce, nel quale risponde stavolta di associazione per delinquere. Nel suo casellario giudiziale compare soltanto una condanna definitiva, per droga.La prossima udienza del processo sullo spaccio a Sannicandro è fissata per il 7 aprile per le discussioni dei difensori: ma il pubblico ministero Fabio Buquicchio ha già annunciato che, alla luce della collaborazione, dovrà riformulare la richiesta di condanna per Pace.

Disposta la confisca di 13 borse di lusso. ”Era uso e costume all’interno della Asl Bari avanzare pretese”. Lo scrive il Tribunale di Bari nelle motivazioni della sentenza di condanna a 4 anni e 6 mesi emessa nel dicembre scorso nei confronti di Concetta Sciannimanico, l’ex funzionaria accusata di associazione a delinquere e di un episodio corruzione per aver percepito una tangente nella gestione di due appalti. “L’imputata non ha infatti manifestato alcuna sincera resipiscenza – si legge – trincerandosi dietro l’allegato ambiente maschilista interno all’ASL di Bari e alla conseguente condizione di inferiorità in cui versava”. Il giudice parla anche di un “atteggiamento parassitario” per aver chiesto a due imprenditori lavori di ristrutturazioni gratuiti per le sue abitazioni. “Una condotta, quindi, per nulla improntata alla legalità e orientata a fini di lucro extra istituzionali”. È stata inoltre disposta la confisca di 13 borse di lusso.

Il giudice ha ritenuto inadeguato rispetto ai fatti contestati il programma di volontariato presso la Caritas presentato per poter ottenere la misura alternativa della messa alla prova. É stata rinviata a giudizio Carmela Fiorella, moglie dell’ex consigliere regionale del Pd Filippo Caracciolo accusata di falso e truffa per aver presentato una laurea falsa in occasione di una selezione per un posto da dirigente delle Risorse Umane ad Aeroporti di Puglia.Il giudice Vittorio Rinaldi ha ritenuto inadeguato rispetto ai fatti contestati, il programma di volontariato presso la Caritas presentato per poter ottenere la misura alternativa della messa alla prova. Ha pertanto disposto il giudizio per il prossimo 7 ottobre. Quel giorno la difesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Papeo, potrà presentare un nuovo programma implementato, e dunque chiedere nuovamente la messa alla prova.A Fiorella, che risponde di falso e truffa aggravata, viene contestato di aver presentato una falsa laurea in Economia e Management – richiesta dal bando – mentre da un controllo negli archivi dell’Università di Bari risulta laureata in Scienze dell’Amministrazione. Dopo che la vicenda è divenuta di dominio pubblico, Carmela Fiorella si è dimessa dall’incarico e ha pubblicamente ammesso le proprie responsabilità. Aeroporti di Puglia è stato risarcito con 35mila euro.

Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. Giacomo Olivieri chiese aiuto per far eleggere la moglie Maria Carmen Lorusso non solo al clan Parisi ma anche ai Montani e agli Strisciuglio. Il gup Giuseppe De Salvatore lo scrive nelle oltre 1700 pagine di motivazioni della sentenza del processo abbreviato Codice Interno. L’avvocato barese è stato condannato a 9 anni di reclusione per aver chiesto voti in occasione delle elezioni comunali del 2019 ad alcuni soggetti vicini alla criminalità organizzata. Una condotta assunta con quella che viene definita “assoluta spregiudicatezza “. La scelta degli interlocutori da parte di Olivieri trova fondamento nella notorietà criminale dei promittenti.Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. E ancora di un Assoggettamento dei vertici aziendali alle dinamiche mafiose”.Il giudice poi riconosce la gravissime ripercussioni in termini di danno all’immagine per il comune di Bari e la Regione Puglia.L’immagine dei due enti territoriali è stata mortificata a livello internazionale con un articolo pubblicato dalla CNN in cui si parlava della Puglia come terra di mafia a ridosso del G7. Il numero è la tipologia dei reati ha contribuito a minare il senso di sicurezza dei cittadini soprattutto in alcuni quartieri della città di Bari, mentre con riferimento al voto di scambio sarebbe stata compromessa la fiducia della gente verso le istituzioni.

A 15 anni dal suo omicidio Bari ricorda Giuseppe Mizzi, ucciso a 39 anni in un agguato mafioso a causa di uno scambio di persona. Una corona di fiori per non dimenticare Giuseppe Mizzi, ucciso a soli 39 anni davanti alla sua abitazione il 16 marzo 2011 in un agguato mafioso causa di uno scambio di persona. Alla cerimonia hanno partecipato le istituzioni, i familiari di Mizzi e i cittadini, uniti nel ricordo di una vittima innocente di mafia e desiderosi di riaffermare principi di legalità. Intervista a Vito Leccese, sindaco di Bari

A Bari nuovo confronto sul referendum alla Giustizia fra il viceministro Sisto e l’ex magistrato Giannicola Sinisi. Mancano ancora pochi giorni al referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia del prossimo 22 e 23 marzo. A Bari un incontro fra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ed il magistrato Giannicola Sinisi. Secondo i sostenitori del sì, la riforma punta ad una magistratura più libera dal peso delle correnti e più imparziale nelle decisioni. Intervista al Sen. Francesco Paolo Sisto, viceministro alla Giustizia e Giannicola Sinisi, ex magistrato

Quattro studenti della scuola media Lombardi di Bari hanno vinto il primo premio della gara regionale “Robocup”, costruendo un robot con i Lego. Ora parteciperanno alla finale nazionale a Catania. Un robot realizzato con i lego che si muovo e balla grazie ad un software. Una creazione frutto dell’ingegno e dell’abilità di quattro giovanissimi studenti dai 12 al 14 anni della scuola media dell’istituto comprensivo Grimaldi Lombardi di Bari, arrivati primi nella classifica regionale del Robocup Junior Academy. Intervista a Prof. Maria Elena Barbuzzi, docente Tecnologia

L’iniziativa è promossa dalla fondazione Pino Pascali e si inserisce nel progetto Socrat. Territori che si connettono fra di loro per esprimere la propria identità ed unicità. Una sperimentazione vincente quella di Tessiture Musicali, un laboratorio di ricerca multisciplinare che mette insieme musica, arte in un’ottica di valorizzazione delle specificità locali. Interviste a dir. art. Fondazione Pino Pascali; Michele Vinella, sindaco di Putignano

C’è chi è sicuro su cosa votare e chi si è informato sui social: ecco le risposte. Mancano pochi giorni al referendum sulla giustizia. Abbiamo chiesto ai baresi quanto sono informati sull’argomento, vediamo il servizio. Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

L’uomo, residente a Manfredonia, è stato arrestato per scontare una pena definitiva ma aveva diritto a poter chiedere una pena alternativa alla detenzione. Ha trascorso 10 giorni nel carcere di Foggia anche se per la legge non doveva essere arrestato.Una disavventura giudiziaria che vede come protagonista un cittadino rumeno, residente a Manfredonia. L’uomo deve scontare una pena definitiva a poco più di 2 anni di reclusione per istigazione alla corruzione, avendo offerto denaro per non essere fermato ad alcuni poliziotti che poi lo hanno denunciato. Non appena passata in giudicato la sentenza di primo grado, la procura foggiana ha emesso l’ordine di esecuzione e il 2 marzo scorso l’uomo è finito in cella. Peccato che però , secondo la legge l’arresto non doveva essere eseguito. E infatti, in base ad una disposizione normativa del 2022, l’istigazione alla corruzione non è più compreso fra quei reati cosiddetti ostativi, e cioè per i quali non vengono concessi benefici come la sospensione dell’ordine di esecuzione con conseguente misura alternativa alla detenzione. Una circostanza che è stata formalmente rappresentata dal difensore del cittadino straniero, l’avvocato Eustachio Claudio Solazzo. Proprio in seguito alle istanze del legale, la procura ha revocato l’ordine di esecuzione e disposto l’immediata scarcerazione dello straniero.

Condannata a sette anni e tre mesi in primo grado, qualche mese fa la donna è stata assolta in appello dalle accuse di pornografia minorile e corruzione di minorenni.  La procura generale di Bari ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’appello nei confronti di Daniela Casulli, nota come “zia Martina” l’insegnante originaria di Brindisi nota per essere stata immortalata in alcuni filmati a luci rosse con un ragazzo minorenne conosciuto sui social.  Condannata a sette anni e tre mesi in primo grado, qualche mese fa la donna è stata assolta in appello dalle accuse di pornografia minorile e corruzione di minorenni. Tanto perché – hanno scritto i giudici – la Casulli non era consapevole né avrebbe in alcun modo contribuito alla diffusione di quei filmati, scoperti poi dalla madre di un ragazzo estraneo ai fatti. Video riprese dai contenuti sessualmente espliciti, ma realizzati – si legge in sentenza – “in un contesto privato destinato a rimanere tale”. La Casulli si è sempre difesa, ammettendo di aver avuto rapporti consenzienti con un ragazzo di 15 anni – circostanza che non integra alcun tipo di reato – ma precisando di essere del tutto ignara del fatto che quei video fossero diventati virali. “Sono una vittima”, ha poi commentato. 

A processo, però , la donna si avvalse della facoltà di non rispondere, non confermando le sue precedenti dichiarazioni . Aveva 17enne quando finì a processo con l’accusa di aver assunto sostanze dopanti per alterare le prestazioni agonistiche.  I fatti risalgono al 2018. Il ragazzo, che praticava il body building, fu portato in ospedale per alcuni accertamenti. La madre in quell’occasione raccontò che il figlio avrebbe assunto anabolizzanti, e a quel punto scattò l’inchiesta. A processo, però , la donna si avvalse della facoltà di non rispondere – non confermando le sue precedenti dichiarazioni – così come anche il figlio, che all’epoca fece dichiarazioni confessorie rese in assenza dell’avvocato sono state dichiarate inutilizzabili. Le analisi sul giovane non furono completate, e la consulenza disposta dal pm si espresse in termini probabilistici – e non di certezza – in merito all’assunzione di anabolizzanti. Il ragazzo è assistito dall’avvocato Libio Spadaro.

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