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Linda Cappello

. Il Policlinico di Bari ha annullato l’ammissione dell’ex consigliera comunale Maria Carmen Lorusso alla borsa di studio legata ad un progetto di ricerca. Lorusso, imputata per scambio elettorale politico-mafioso, impugnerà il provvedimento. Lo ha affermato il suo legale, l’avvocato Luca Castellaneta: “Prendiamo atto della delibera hanno notificata alla dottoressa Lorusso e sottolineiamo che la nostraassistita, in sede di domanda di ammissione al bando, ha dichiarato i procedimenti penali pendenti a suo carico. Lei non è destinataria di provvedimenti di misure di sicurezza o prevenzione”. Qui l’intervista all’avvocato Luca Castellaneta, difensore di Maria Carmen Lorusso

Il processo ora si riaprirà davanti al giudice civile competente per valore in grado di appello. La Corte di Cassazione ha annullato l’assoluzione nei confronti del blogger Michele Lestingi, accusato di diffamazione ai danni dell’ex presidente della BCC di Conversano Donato Venerito. Il processo nasce da un video pubblicato su Facebook nel 2020, in cui Lestingi si lamentava dei contributi economici in favore delle imprese da parte della banca durante il Covid, giudicati modesti se confrontati con quelli di altre banche. Concetto che era stato messo in relazione ai compensi dei dirigenti dell’epoca.In sentenza, la Cassazione scrive che le affermazioni di Lestingi integrano “una grave offesa alla reputazione della Banca, perché equivale ad asserire che essa abbia operato in distonia, e in modo quasi “fraudolento”, rispetto ai propri scopi, ossia al sostegno dell’economia del territorio”. Il processo ora si riaprirà davanti al giudice civile competente per valore in grado di appello.

Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo: La I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023. Un sequestro preventivo del valore di oltre sette milioni di euro, 14 indagati e quattro richieste di arresto.Sono i numeri dell’inchiesta condotta dal nucleo Pef della Guardia di Finanza, e coordinata dal pm Lanfranco Marazia, che ruota attorno alla Matarrese Srl. La procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Amato Matarrese, il figlio Salvatore, il commercialista leccese Marco Mandurino e Nicola Locuratolo, indagati per bancarotta fraudolenta: il gip deciderà se disporre la misura oppure no all’esito degli interrogatori preventivi fissati per mercoledì prossimo. Fra i 14 indagati c’è Antonio Matarrese, ex presidente della Figc, insieme con altri componenti della famiglia. Nell’elenco compare anche l’avvocato Gaetano Roberto Filograno, già condannato in via definitiva a due anni e 8 mesi per aver fatto trovare, nel 2014, cocaina nell’auto di quello che all’epoca sarebbe stato l’amante della moglie. Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo Matarrese: si tratta della I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023.Il sequestro preventivo riguarda tutte le quote societarie della Matarrese Spa, ora detenuta dalla IM.CO .“La società – secondo il gip – sarebbe stata impiegata come cassaforte per segregare gli asset produttivi dai rischi del fallimento”. I provvedimenti riguardano le persone fisiche e non la Matarrese Spa che prosegue nella sua attività senza alcuna interruzione. La società ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e confida che nel prossimo costruttivo confronto ogni rilievo possa essere chiarito.

La misura cautelare è stata sostituita con l’obbligo di dimora nel comune di residenza e il divieto di uscire da casa dalle 20 alle 6 del mattino. Il Tribunale di Bari ha revocato gli arresti domiciliari per l’ex consigliere regionale Giacomo olivieri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per voto di scambio politico mafioso. La procura aveva dato parere favorevole. La difesa, rappresentata dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, ha chiesto e ottenuto la sostituzione della misura cautelare con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, con il divieto di uscire da casa nelle ore serali e notturne, dalle 20 alle 6 del mattino, ed il contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dei volte al giorno. olivieri era in stato di arresto dal febbraio 2024, quando fu effettuato il blitz Codice Interno. Dopo una lunga detenzione in carcere, gli furono concesso gli arresti domiciliari prima a Parabita, in casa del fratello, e poi a Bari. 

Il giudice, analizzando il contenuto delle chat, ha concluso ritenendo che si tratta di conversazioni tra due ragazzi in piena esplorazione della propria sessualità. Il gup del Tribunale di Bari, accogliendo la richiesta della procura, ha definitivamente archiviato il procedimento penale di un giovane barese, difeso dall’Avv. Antonio Maria La Scala. In particolare, il giovane, all’epoca dei fatti poco più che ventenne, era accusato di avere adescato attraverso chat telefoniche una minore con la quale poi avrebbe intrattenuto rapporti sessuali. Il giudice, analizzando il contenuto delle chat, ha concluso ritenendo che si tratta di conversazioni tra due ragazzi in piena esplorazione della propria sessualità che, sin dal primo momento, orientavano il finalismo del discorso alla soddisfazione dei propri impulsi sessuali tramite l’invio di materiale auto prodotto, per poi consumare dei rapporti sessuali consensuali.

“Quello che interessava un po’ a tutti – precisa – non erano tanto i soldi ma il lavoro”. “Al sindaco Bonasia è stato offerto appoggio elettorale in cambio di 3000 euro ma lui non ha voluto pagare, lasciando intendere che avrebbe invece offerto posti di lavoro”. Antonio Lopez, ex assessore alle Attività Produttive del comune di Modugno, ora agli arresti domiciliari con l’accusa di voto di scambio politico mafioso, è un fiume in piena nel corso dell’interrogatorio del 21 novembre scorso davanti al pm Fabio Buquicchio. Parla del sindaco uscente Nicola Bonasia – “Ha fatto promesse a chiunque”– che ora dovrà rispondere anche lui della medesima accusa. Ci sono Cristian Stragapede e Cosimo Annoscia, ritenuti vicini al clan Parisi, che avrebbero aiutato Lopez alla prima tornata delle comunali del settembre 2020, e poi il sindaco Bonasia al ballottaggio. Lopez ammette: “Ho dato loro 2000 euro in cambio di 100 voti”. Poi spiega che avrebbe fatto da intermediario fra questi e Bonasia. “Quello che interessava un po’ a tutti – precisa – non erano tanto i soldi ma il lavoro”. Annoscia sarebbe stato assunto in una cooperativa che si occupava di gestire il portierato della sede dell’Acquedotto di via Roma, mentre Stragapede venne assunto per qualche mese dalla ditta idraulica di Lopez, visto che Bonasia – racconta ancora l’indagato – non avrebbe mantenuto la sua promessa. “Dateci una mano, poi se non vi do il lavoro mi date mazzate. Questa frase me la ricordo come se fosse ieri”. L’ex assessore racconta un episodio che poi, nel provvedimento di chiusura delle indagini preliminari, rappresenterà una nuova contestazione di corruzione elettorale per il sindaco. Un presunto accordo con alcuni imprenditori locali, che però sono del tutto estranei a circuiti criminali. “Si parlava di affidamenti diretti – precisa – questi soggetti erano famosi perché in passato si presentarono in giunta a chiedere un posto di lavoro”. “Al primo turno è avvenuta questa cosa – racconta poi sempre riguardo alle comunali del 2020 – fuori dalla scuola di via Ancona c’era una postazione di gente che appoggiava il PD, che fermava le persone, metteva in mano la 50 euro e si faceva avere la fotografia”.

In occasione della giornata europea in memoria delle vittime del terrorismo, Bari ricorda Aldo Moro. Sono passati 48 anni da quel 9 maggio 1978, quando il corpo senza vita di Aldo Moro venne trovato in una Renault rossa nel centro di Roma, in via Michelangelo Caetani. Adesso Bari celebra l’uomo, il docente universitario, lo statista, il politico illuminato capace di vedere oltre. La commemorazione davanti al monumento, nella piazza che porta il suo nome, è stata promossa ed organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con la Federazione dei Centri Studi “Aldo Moro” e l’Università degli studi di Bari. Intervista a Francesco Russo, prefetto Bari, Antonio Decaro, presidente Regione Puglia e Vito Leccese, sindaco Bari

Si è conclusa la quinta edizione di Lector in Scienza, festival di divulgazione scientifica promosso e organizzato dalla Fondazione “Giuseppe Di Vagno”. All’istituto Monteleone di Conversano il premio per il miglior poadcast su scienza e pace. Il gruppo dell’IPS Giulia Monteleone di Conversano, autore del podcast “Scienza e Pace”, ha vinto la quarta edizione di “In un cielo lontano – Premio Rossella Panarese” nell’ambito dell’edizione 2026 di Lector in Scienza, la tre giorni dedicata alla scienza organizzata dalla Fondazione Di Vagno in collaborazione con Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Rai Radio3, con il sostegno e il patrocinio di ministero della Cultura, Regione e comune di Conversano. Intervista a Filippo Giannuzzi, segr. Fondazione Giuseppe Di Vagno

Sono stati alcuni residenti a chiedere l’intervento della polizia. Allarme questa mattina nel quartiere Japigia, in viale Magna Grecia dove poco prima di mezzogiorno qualcuno ha esploso sette colpi di pistola a salve. A segnalare l’accaduto al 113 sono stati alcuni residenti della zona, allertati dal rumore.  Secondo quanto emerso, chi ha sparato lo avrebbe fatto con una pistola scacciacani, esplodendo i colpi in aria, senza mirare ad un bersaglio specifico.  Sul posto, per i rilievi del caso, sono intervenuti gli agenti della sezione Volanti insieme con i colleghi della Squadra Mobile e della Scientifica. I bossoli sono stati recuperati e saranno esaminati. La polizia sta effettuando tutti gli accertamenti del caso, analizzando anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona. Fra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche quella che possa trattarsi di una semplice bravata.

Sentenza del Tribunale di Bari per bancarotta fraudolenta: condannati l’ex direttore Abbinante e l’ex amministratore Eremita. Il Tribunale di Bari ha assolto l’ex sindaco di Casamassima Domenico Birardi da tutte le accuse che gli venivano contestate nel processo nato dal fallimento della “Prestigia Srl“, società per la quale aveva operato come consulente del lavoro. L’azienda si occupava di esternalizzazione dei processi aziendali per diverse realtà produttive su scala nazionale. In merito alla medesima vicenda, i giudici hanno invece condannato a tre anni e sei mesi Vincenzo Abbinante, ex direttore, e a due anni Francesco Eremita, ex amministratore e liquidatore della società. L’accusa contestata era quella di bancarotta fraudolenta. “È stato finalmente riconosciuto che mi sono limitato a svolgere la mia attività professionale in favore di uno dei miei numerosi clienti – dichiara Birardi in una nota diffusa dai suoi legali, gli avvocati Michele Laforgia e Federico Straziota – che l’ho fatto con rigore e che sono completamente estraneo al fallimento della società che io stesso ho richiesto”.

Trattamento inadeguato per cisti ovariche: il Tribunale di Bari accerta l’errore medico per l’uso di una tecnica desueta che ha causato la rimozione di tube e ovaio. Arriva dopo 17 anni la condanna in primo grado nei confronti della Asl di Bari, chiamata a risarcire con 60mila euro una paziente per un trattamento inadeguato di alcune cisti ovariche. I fatti risalgono al lontano 2008, ma la causa civile è stata avviata 9 anni più tardi, in seguito alla citazione presentata dall’avvocato Nicolò Nono D’Achille. Prima di finire in Tribunale, era stato esperito un tentativo di mediazione e un accertamento tecnico preventivo. Su consiglio della ginecologa, la donna nel mese di giugno si sottopone presso un ospedale barese a un intervento chirurgico con la tecnica dell’ago aspirato. Viene poi dimessa in giornata, senza la prescrizione di antibiotici o antinfiammatori. Ed ecco che a distanza di giorni si manifestano febbre e dolori. I postumi proseguono per alcuni mesi, con la formazione di un ematoma retroperitoneale, fino all’intervento risolutivo che ha però comportato la rimozione delle tube e di un ovaio. L’attrice — scrive il giudice — era portatrice di cisti endometriosiche alle ovaie trattate in modo errato dai sanitari mediante una metodica desueta e non suggerita dalle buone pratiche cliniche, atteso che entrambe le cisti avrebbero dovuto essere trattate chirurgicamente in via laparoscopica sin dall’inizio.

Secondo la procura, avrebbe accettato la promessa di sostegno elettorale da parte di soggetti ritenuti vicini al clan Diomede e Parisi. Nuove accuse per il sindaco di Modugno Nicola Bonasia, indagato dalla procura di Bari per voto di scambio politico mafioso.Nel provvedimento di conclusione delle indagini preliminari, firmato dal pm della Dda Fabio Buquicchio con il visto del procuratore capo Roberto Rossi, viene formalmente contestato un nuovo episodio di corruzione elettorale, in concorso con tre imprenditori parenti fra loro: il primo cittadino e l’ex assessore ai Lavori Pubblici Antonio Lopez – arrestato a novembre scorso e ora ai domiciliari – avrebbero – secondo l’accusa – promesso posti di lavoro o l’assegnazione di lavori comunali in cambio di appoggio elettorale in occasione delle elezioni amministrative del settembre 2021 e del successivo turno di ballottaggio di ottobre. Bonasia risponde di tre episodi di voto di scambio politico mafioso: sempre secondo la procura, avrebbe accettato la promessa di sostegno elettorale da parte di soggetti ritenuti vicini al clan Diomede e Parisi.In tutto, l’inchiesta coinvolge a vario titolo 14 persone.In seguito all’arresto dell’assessore Lopez – che in un lungo interrogatorio fece parziali ammissioni – la Prefettura inviò la commissione d’accesso per verificare la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione. Nessuno scioglimento – ha deciso il Viminale – ma la nuova amministrazione che salirà in carica dopo le elezioni del prossimo 24 e 25 maggio dovrà lavorare sotto lo stretto monitoraggio della Prefettura.

Nicola Morelli, 21 anni, ha rilasciato dichiarazioni spontanee dicendo di aver sentito gli spari ma di non aver visto cosa fosse accaduto. È rimasto in silenzio Dylan Capriati, il nipote di Lello, fermato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalle modalità mafiose per aver ucciso a colpi di pistola Filippo Scavo, 42 anni, del clan Strisciuglio, la notte fra il 19 ed il 20 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Il giovane, difeso dall’avvocato Donato Colucci, si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di convalida, che si è svolto anche alla presenza dei pm Bruna Manganelli e Marco D’Agostino.Si è formalmente avvalso della facoltà di non rispondere anche Nicola Morelli, 21 anni, che però ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni.Ha spiegato che quella sera si era recato in discoteca con un gruppo di amici, tutti incensurati. Poi avrebbe incontrato Dylan Capriati, dicendo però di non conoscere il ragazzo che era con lui, Aldo Lagioia, pure lui fermato per l’omicidio e ora detenuto a Trani. “Ho visto che fuori dalla discoteca si era creata tensione con Scavo – ha dichiarato – loro sono entrati e io li ho seguiti ma sono rimasto vicino alla porta. Poi ho solo sentito gli spari, non ho visto cosa è successo, e sono andato via.L’avvocato Valeria Volpicella ha chiesto al gip di attenuare la misura cautelare.La decisione sulla convalida dei tre fermi arriverà nelle prossime ore. si sono svolti anche gli interrogatori per gli 11 arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Lello Capriati: secondo quanto emerso, la maggior parte degli indagati sarebbe rimasta in silenzio.

Rigettati i ricorsi presentati contro la graduatoria delle ultime elezioni di novembre scorso. Gli aspiranti consiglieri Sergio Blasi del Pd, Francesca Bottalico della lista Decaro Presidente e Domenico Damascelli per Fratelli d’Italia per ora restano fuori dal Consiglio Regionale pugliese.  Il Tar di Bari ha infatti rigettato i ricorsi presentati contro la graduatoria delle ultime elezioni di novembre scorso. Di certo la battaglia giudiziaria proseguirà davanti al Consiglio di Stato.  Oggetto di contestazione da parte del collegio difensivo, l’interpretazione data dalla Corte d’Appello sui criteri di attribuzione dei seggi in case a quanto previsto dalla legge regionale.  In particolare, la deroga al principio della ripartizione proporzionale dei voti. È stata rinviata al prossimo 20 maggio, invece, la discussione dei ricorsi presentati da Lucia Parchitelli, prima dei non eletti nella lista Pd della circoscrizione di Bari, Alleanza Verdi e Sinistra e Gianni Stea per Avanti Popolari.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna è scritto che nessuno dei presenti quella sera collaborò con le forze dell’ordine. “Sono andato in discoteca per divertirmi ma ero armato perché ora non si sta più tranquilli”. È l’ammissione di Michele Lavopa, che la sera del 22 settembre 2024 nella discoteca Bahia di Molfetta sparò verso Eugenio Palermiti jr, nipote dell’omonimo boss di Japigia ma purtroppo per errore uccise la 19enne Antonella Lopez. Nelle motivazioni alla condanna a 18 anni e 8 mesi, il gup Susanna De Felice ripercorre tutte le tappe della vicenda. “Qualche tempo fa sono stato picchiato da un gruppo di ragazzi sul fortino di Bari Vecchia – racconta Lavopa nell’interrogatorio – per una questione di ragazze. Fra loro c’era anche Eugenio Palermiti. Da quale momento in me qualcosa è cambiato”. Di Palermiti jr, condannato a 4 anni e 6 mesi per essere entrato al Bahia con due pistole, parla il pentito Gianfranco Catalano, dicendo al pm Fabio Buquicchio che il giovane girava armato per difendere il proprio prestigio criminale: “I Palermiti hanno i palazzi interi di soldi, lui non lo faceva per quello ma solo perché si voleva far vedere”. Si aggiungono poi le dichiarazioni del pentito Massimo Soloperto: “Calcoli che vanno a ballare armati da almeno più di 10 anni, succede questo nelle discoteche. Perché c’è sempre questa rivalità tra i clan. Uno che va a ballare non ha nessun senso che si porta una pistola, invece loro comunque la portano per sentirsi al sicuro”. Il giudice fa poi riferimento all’atteggiamento omertoso di chi quella sera era nel locale: oltre 1000 ragazzi, nessuno ha collaborato, è assurdo pensare che non ci sia stata neanche una persona che abbia assistito all’omicidio. Palermiti, si legge in sentenza, è entrato in discoteca atteggiandosi a giovane boss.

Un momento di incontro per gli studenti del Politecnico di Bari con 80 aziende locali e nazionali. Lusinghieri i dati relativi all’occupazione: ad un anno dal conseguimento del titolo il 93 per cento dei laureati viene assunto a temporaneo indeterminato. Ritorna con la decima edizione la Career Fair al Politecnico di Bari. 80 stand di altrettanti aziende locali ma anche multinazionali, 1500 studenti che hanno potuto interfacciarsi con i responsabili delle risorse umane per iniziare a tracciare il proprio futuro. Non si tratta solo di un semplice incontro fra domanda e offerta. I ragazzi hanno avuto la possibilità di revisionare il proprio curriculum in un apposito corner, ottimizzare i propri profili su Linkedin con l’aiuto di esperti. E ancora i workshop, dedicati all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle professioni del futuro. Oltre alle aziende, presenti anche partner istituzionali come Porta Futuro, Eures Puglia e l’Esercito Italiano. Intervista a Umberto Fratino, rettore POLIBA

È imputata con l’accusa di voto di scambio politico mafioso nell’ambito del processo Codice Interno. La ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso, moglie dell’avvocato Giacomo Olivieri, è risultata vincitrice di un avviso pubblico per il conferimento di una borsa di studio del valore di 25mila euro lordi della durata di un anno come Data Manager presso il Policlinico di Bari. Si tratta di una selezione effettuata per colloquio e per titoli. La Lorusso, laureata in Giurisprudenza, si è classificata al primo posto fra sette candidati conseguendo 22 punti. L’avviso era rivolto a laureati in Biologia, Scienze Biotecnologiche, Farmacia o discipline Economico-Giuridiche. La Lorusso è imputata con l’accusa di voto di scambio politico mafioso nell’ambito del processo Codice Interno. Il marito Olivieri è stato già condannato in abbreviato a 9 anni di carcere: ora si attende che venga fissato l’appello. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, fa sapere di aver inviato gli ispettori del NIRS per fare luce sulla vicenda.

Circa 1500 rischiano di non essere stabilizzati, mentre gli altri potrebbero essere trasferiti in altre sedi. Vogliono continuare a lavorare, ma anche evitare di essere trasferiti dalla propria sede. Sono giorni di apprensione per gli addetti all’ufficio del processo, che il 30 giugno prossimo vedranno scadere il proprio contratto di lavoro. Per avere la tanto agognata stabilizzazione devono affrontare un nuovo concorso. Ma in ogni caso sanno già che, a livello nazionale, circa 1500 resteranno fuori. In tutto il distretto della Corte d’Appello di Bari sono in servizio in 320. Interviste ad Antonella Ventura, addetta ufficio del processo; Anna Porcelli, addetta ufficio del processo; Antonella Cafagna, pres. distrettuale Anm Riprese e montaggio Orazio Corbacio

Fra gli atti dell’inchiesta immagini postate sui social dai detenuti. “Il piatto va servito freddo. Ognuno avrà ciò che merita“. Un’arma lunga automatica all’interno di un frigo è la simbolica immagine postata nelle storie di Instagram da un detenuto vicino ai Capriati, recluso nella prima sezione del carcere di Bari. È il 19 aprile, il 42enne di Carbonara Filippo Scavo è appena stato ucciso. In un altro post, si brinda con le birre. Ma se i Capriati festeggiano, gli Strisciuglio invece rovesciano un biliardino del carcere per non farlo utilizzare, in segno di lutto. I pm valorizzano i contenuti dei social nel decreto di fermo emesso per l’omicidio Scavo nei confronti di Dylan Capriati, nipote di Lello, Aldo Lagioia e Michele Morelli. Quella sera al Divine Club di Bisceglie nessuna lite: l’assassino matura invece in quella che viene definita “un’atavica e feroce contrapposizione armata fra i due clan”. Dylan Capriati e Lagioia sono armati, Morelli invece no. Entrano dal varco D. Tutto accade in appena 11 secondi. “La gestione dei flussi – scrivono i magistrati a proposito dei controlli – non era rigidamente impermeabile”. Gli addetti alla sicurezza avrebbero assunto un atteggiamento omertoso, mentre invece un avventore avrebbe riferito di aver assistito all’omicidio. Nessun riferimento all’assassinio del cameriere Lino Pizzi a Bisceglie, ucciso probabilmente per errore: “Stiamo indagando – dice il procuratore Rossi – ma di certo si tratta di una vicenda legata alla criminalità organizzata “. Il gip Vittorio Rinaldi, a proposito della contrapposizione fra i rampolli dei clan, parla di una sfacciata disinvoltura nell’utilizzo delle armi, dell’indifferenza rispetto a rischio di poter ferire innocenti. Alla base dei contrasti motivi più che banali: uno sguardo di troppo alle ragazze, liti per l’acquisto di bottiglie, biglietti o autografi. L’omicidio Scavo – secondo la Dda – rappresenta una sorta di vendetta per quello di Lello Capriati, morto il 1 aprile 2024 a Torre a Mare. Per la Squadra Mobile, a sparare fu Gianluca Marinelli, in sella ad una moto guidata da Nunzio Losacco.

Si trattava, nello specifico, di perquisizioni per una partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D. Il Tribunale di Bari ha assolto con formula piena l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, dall’accusa di rivelazione e utilizzazione del segreto istruttorio in relazione ad un articolo di giornale pubblicato il 7 maggio 2024. Si trattava, nello specifico, di perquisizioni per una partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D. Secondo l’accusa, Olivieri avrebbe fornito ad un maresciallo della Guardia di Finanza il numero di telefono del direttore di una testata giornalistica, affinché quest’ultimo pubblicasse notizie relative ad un’attività di polizia giudiziaria. Già in passato lo stesso maresciallo scagionò l’avvocato barese, dicendo di non avergli mai rivelato notizie riservate. Olivieri era difeso dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta.

Bari, commemorazione di Aldo Moro

In occasione della giornata europea in memoria delle vittime del terrorismo, Bari ricorda Aldo Moro Sono passati 48 anni da quel 9 maggio 1978, quando

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