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Bari, guerra tra clan: Dylan Capriati e gli altri non rispondono al gip

Nicola Morelli, 21 anni, ha rilasciato dichiarazioni spontanee dicendo di aver sentito gli spari ma di non aver visto cosa fosse accaduto

È rimasto in silenzio Dylan Capriati, il nipote di Lello, fermato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalle modalità mafiose per aver ucciso a colpi di pistola Filippo Scavo, 42 anni, del clan Strisciuglio, la notte fra il 19 ed il 20 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Il giovane, difeso dall’avvocato Donato Colucci, si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di convalida, che si è svolto anche alla presenza dei pm Bruna Manganelli e Marco D’Agostino.
Si è formalmente avvalso della facoltà di non rispondere anche Nicola Morelli, 21 anni, che però ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni.
Ha spiegato che quella sera si era recato in discoteca con un gruppo di amici, tutti incensurati. Poi avrebbe incontrato Dylan Capriati, dicendo però di non conoscere il ragazzo che era con lui, Aldo Lagioia, pure lui fermato per l’omicidio e ora detenuto a Trani. “Ho visto che fuori dalla discoteca si era creata tensione con Scavo – ha dichiarato – loro sono entrati e io li ho seguiti ma sono rimasto vicino alla porta. Poi ho solo sentito gli spari, non ho visto cosa è successo, e sono andato via.
L’avvocato Valeria Volpicella ha chiesto al gip di attenuare la misura cautelare.
La decisione sulla convalida dei tre fermi arriverà nelle prossime ore. si sono svolti anche gli interrogatori per gli 11 arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Lello Capriati: secondo quanto emerso, la maggior parte degli indagati sarebbe rimasta in silenzio.

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