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Linda Cappello

Commercianti e residenti di via Fanelli chiedono al comune la planimetria esecutiva del progetto Brt e l’immediata convocazione di un tavolo tecnico. Ciò che preoccupa sono le ripercussioni sul fatturato a causa della soppressione dei parcheggi. Commercianti e residenti sul piede di guerra per l’arrivo del Brt in via Fanelli. Giovedì scorso il titolare di un’attività commerciante ha appreso dai tecnici che la linea verde interesserà anche una parte della strada, e cioè dalla rotonda di viale Di Vittorio fino all’incrocio con via Omodeo. Lì dove ci sono diverse attività commerciali che temono le ripercussioni per la soppressione dei parcheggi. Intervista a Arturo Esposito, commerciante, Emilio Solazzo, farmacia Solazzo

Per l’omicidio Scavo fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni. La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Dopo i fatti di sangue che hanno scosso il barese e la provincia BAT, la DDA di Bari ha coordinato un massiccio intervento che ha colpito il cuore dei clan mafiosi Capriati e Strisciuglio. 14 gli arresti. L’operazione all’alba chiude il cerchio su due omicidi eccellenti. Il primo è quello di Lello Capriati, avvenuto la sera di Pasquetta del 2024; il secondo, più recente, riguarda Filippo Scavo, vittima di un agguato in discoteca a Bisceglie nell’aprile 2026. Le forze dell’ordine stanno attualmente eseguendo perquisizioni a tappeto. L’inchiesta promette di far luce sulle nuove dinamiche della malavita organizzata pugliese. C’è anche Dylan Capriati, di 22 anni, nipote di Lello Capriati assassinato a Bari il primo aprile di due anni fa, tra i destinatari delle 14 misure eseguite oggi da carabinieri e polizia tra Bari e nord Barese. Il 22enne è in carcere in stato di fermo per l’omicidio di Filippo Scavo. Qui le parole del procuratore Roberto Rossi durante la conferenza stampa di stamattina. L’omicidio di Lello Capriati L’omicidio di Lello Capriati avvenne il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua, quando due killer, giunti a bordo di una moto di grossa cilindrata, esplodevano contro la vittima quattro colpi di pistola mentre viaggiava in auto. “All’epoca dei fatti, ricostruisce la Procura in una nota, Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare”. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA. Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito alla DDA di chiedere ed ottenere dal GIP 11 misure custodiali, non solo per l’omicidio, ma anche per altri gravi reati, tra cui un ulteriore allarmante fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti; inoltre, è emersa una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni. L’omicidio di Filippo Scavo Contemporaneamente, sempre oggi, la DDA ha disposto l’esecuzione di tre fermi di indiziati di delitto in relazione all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie. Sono stati fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni, ai quali sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio volontario in concorso e porto illegale di armi da fuoco in luogo aperto al pubblico, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale di appartenenza. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’intera progressione dell’agguato e, allo stesso tempo, di collocare il tragico evento delittuoso quale ulteriore sviluppo del percorso di contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio, finalizzato all’occupazione violenta del territorio e al controllo del traffico di stupefacenti.    Gli inquirenti: “Omertà, ma anche risposta della società” Il questore di Bari, Annino Gargano, ha commentato così l’operazione: “Oggi è un punto importante nelmantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica a Bari. Nei prossimi giorni le attività non saranno soltanto di repressione, come oggi, ma anche di prevenzione. Continueranno per far sì che le festività di San Nicola si svolgano nel modo più tranquillo possibile”. Il comandante provinciale dei carabinieri della Bat, Massimiliano Galasso, rivendica la rapidità e lasolidità dell’attività condotta sull’omicidio avvenuto in discoteca: “Abbiamo riscontrato sia un atteggiamento omertoso, sia una risposta molto meno omertosa da parte della cittadinanza. Da un lato c’è ancora una sorta di timore reverenziale nei confronti di determinate frange criminali; dall’altro una risposta positiva della società civile e di parte dell’imprenditoria. Facciamo un appello al mondo dell’imprenditoria e alla società civile affinché il sentimento di sicurezza non sia solo appannaggio delle istituzioni, ma diventi realmente partecipato, anche attraverso investimenti non solo economici maumani”.

L’evento è organizzato dalla comunità Città dei Ragazzi in collaborazione con l’associazione Il Vaso di Pandora. A Mola di Bari per la serata inaugurale del progetto Eternamente: sei giornate in cui ragazzi di tutta Italia si affrontano nelle varie discipline sportive. Non mancano i momenti dedicati alla legalità e all’inclusione. Interviste a mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo Bari Bitonto; Romana Bellantuono, madre di Vincenzo Fontana

Nei prossimi giorni scriverà una lettera alla città di Bari. Ai nostri microfoni l’arcivescovo di Bari Bitonto mons. Giuseppe Satriano sottolinea la necessità di un patto educativo. Nei prossimi giorni scriverà una lettera alla città di Bari. Intervista a Mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo Bari Bitonto

Nei prossimi giorni il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi verrà in Puglia per incontrare procuratori e prefetti. Prevista in mattinata una nuova riunione del comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocato in Prefettura in vista della festa di San Nicola. All’ordine del giorno il piano sicurezza messo a punto ad hoc dalle forze dell’ordine, in massima allerta dopo l’omicidio del cameriere 62enne Angelo Pizzi, ucciso a colpi d’arma da fuoco giovedì sera nel ristorante “Spaghetteria n.1” di Bisceglie. La festa ormai è alle porte e c’è chi è in apprensione per cosa potrebbe accadere. Nello scorso week end in centro a Bari tutti hanno potuto notare una massiccia presenza di forze dell’ordine. Sabato sera, poi, il ritrovamento di una pistola calibro 22 a Bari Vecchia all’interno di un’impalcatura. Non è escluso che durante la riunione si possa fare il punto sugli ultimi episodi criminali: un altro incontro fra gli inquirenti si è svolto sabato scorso nel massimo riserbo. Nei prossimi giorni il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi verrà in Puglia per incontrare procuratori e prefetti. Magistratura e forze dell’ordine lavorano senza sosta per analizzare e definire gli scenari criminali delineati dopo l’omicidio del 42enne di Carbonara Filippo Scavo, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, ucciso il 19 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Con ogni probabilità le indagini sulla morte di Scavo incrociano quelle dell’omicidio Pizzi, inserendosi nell’eterna faida fra Strisciuglio e Capriati. Il 62enne, però, con la criminalità non aveva nulla a che fare: si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Al vaglio degli inquirenti c è la possibilità che potesse essere il titolare del locale, Vito Amoruso – il quale non ha riportato condanne penali ma è noto alle forze dell’ordine per vicende datate e di poco conto – il vero bersaglio dei killer. Bisognerà attendere l’autopsia, che sarà effettuata dal medico legale Maricla Marrone, per sapere quanti dei 15 colpi esplosi abbiano raggiunto la vittima.

“Il mio cliente è molto provato“ è la breve dichiarazione rilasciata al TgNorba dall’avvocato Dario Paiano, difensore del 33enne. Sono andati avanti fino a tarda sera gli interrogatori dei due cittadini stranieri testimoni dell’omicidio di un 28enne bengalese, ucciso a coltellate dal fratello 33enne all’interno della loro abitazione in via Luigi Cadorna a Tricase.  Si tratta del coinquilino che ha assistito alla scena e di un altra persona sopraggiunta in un secondo momento per prestare aiuto. Al momento, però, ancora nulla trapela in relazione al movente.  “Il mio cliente è molto provato“, è la breve dichiarazione rilasciata al TgNorba dall’avvocato Dario Paiano, difensore del 33enne. L’uomo, ora in carcere, subito dopo sembrava essere in stato di shock, con il capo chino: pare che non abbia spiegato a nessuno i motivi del gesto.  Ieri era presente sul posto anche il pm Donatina Buffelli: da chiarire, oltre al movente, anche la dinamica dell’omicidio.  Pare che sia stato uno il colpo fatale, alla spalla, ma non si esclude che i fendenti inferti alla vittima possano essere più di uno. Da capire anche se ci sia stata una eventuale colluttazione, visto che l’indagato avrebbe delle ferite sulle mani. Di certo nessuno si aspettava che potesse accadere una cosa del genere: i due fratelli erano pienamente inseriti nella comunità locale, lavoravano entrambi in un bar di Tricase Porto. 

L’omicidio avvenne il 31 maggio del 2025 fuori da un casolare a Ceglie del Campo. BA N PENE RIDOTTE OMICIDIO INDIANO Sono state ridotte le condanne nei confronti dei due ragazzi, all’epoca dei fatti minorenni, accusati dell’omicidio del cittadino indiano Singh Nardev, avvenuto la sera del 31 maggio 2025 fuori da un casolare a Ceglie del Campo. Secondo l’accusa, lo straniero sarebbe stato ucciso perché i due, con un terzo complice, volevano testare il funzionamento di una pistola.Il Tribunale per i minorenni aveva condannato con rito abbreviato i due imputati a 17 anni di reclusione: la riforma voluta dall’allora ministro della Giustizia Marta Cartabia stabilisce ora che chi rinuncia ad impugnare la sentenza in appello possa beneficiare della riduzione di un sesto della pena. E dunque le condanne, divenute ormai definitive, sono stati ridotte per ciascuno a 14 anni e due mesi. Il terzo imputato, il 22enne Paolo Natale Guglielmi, ha invece scelto il processo con rito ordinario, tutt’ora in corso.

La polizia, impegnata nelle indagini, sospetta che l’episodio si possa inserire nell’ambito delle fibrillazioni criminali degli ultimi giorni. Ferita di striscio sulla fronte. Nulla di grave ma si è sfiorata la tragedia ieri sera a Bari Vecchia in via Piero degli Eremiti, a pochi passi dal commissariato di polizia. Erano da poco passate le 23, c’era lo spettacolo di fuochi pirotecnici in vista della festa di S Nicola. Improvvisamente, si comincia a sparare. Uno, due colpi, almeno quattro, forse di più. Un proiettile, esploso all’indirizzo di un’abitazione, sfiora un’anziana di 85 anni, colpevole solo di trovarsi nella traiettoria dello sparo. Sul posto arriva subito il 118: solo una ferita superficiale, la pensionata viene medicata sul posto. La polizia, impegnata nelle indagini, sospetta che l’episodio si possa inserire nell’ambito delle fibrillazioni criminali degli ultimi giorni, iniziate con l’omicidio del 19 aprile scorso del 42enne Filippo Scavo, assassinato nella discoteca Divine club di Bisceglie. Il sospetto è che ad agire siano gruppi di giovanissimi fuori controllo. E con l’avvicinarsi della festa di San Nicola la preoccupazione aumenta. Intervista a Michele Fanelli, pres. Circolo Acli Dalfino

Ad avviare la battaglia giudiziaria davanti ai giudici amministrativi era stato il raggruppamento secondo classificato, con capofila la ditta Manelli di Monopoli. L’appalto da 367 milioni di euro per la realizzazione del Parco della Giustizia nel quartiere Carrassi di Bari torna alla raggruppamento temporaneo di imprese formato dalla Cobar di Altamura e dalla società Sac.La commissione di gara incaricata dall’Agenzia del Demanio di redigere una nuova graduatoria sulla scorta dei rilievi mossi dal Tar Consiglio di Stato ha sostanzialmente confermato il proprio giudizio, ritenendo l’offerta di Cobar la più adeguata.Ad avviare la battaglia giudiziaria davanti ai giudici amministrativi era stato il raggruppamento secondo classificato, con capofila la ditta Manelli di Monopoli.Sia il Tar che il Consiglio di Stato hanno poi ritenuto che la commissione dovesse procedere ad una nuova valutazione dei punteggi. Ma il nuovo giudizio ha avuto lo stesso esito della valutazione precedente.Adesso il prossimo passo è quello della sottoscrizione della determina dí aggiudicazione, ha secondo la normativa dovrebbe essere sottoscritta entro 35 giorni dalla ultima comunicazione sulla gara.Il cronoprogramma prevede due mesi per la progettazione e circa due anni per la realizzazione.“Aspettiamo che inizino i lavori”, è il breve commento al TgNorba dell’imprenditore Vito Barozzi.

Il gup del Tribunale di Brindisi ha disposto il rinvio a giudizio per la proprietaria dell’immobile e il titolare dell’impresa che aveva realizzato l’impianto a gas. Inizierà il prossimo 2 dicembre il processo per la morte di Nicola Salatino, ingegnere barese di 55 anni deceduto in seguito all’esplosione e al conseguente crollo parziale di un trullo in contrada Tirunno a Cisternino l’11 agosto 2024. Il gup del Tribunale di Brindisi ha infatti disposto il rinvio a giudizio per la proprietaria dell’immobile e il titolare dell’impresa che aveva realizzato l’impianto a gas. Secondo le indagini coordinate dal pubblico ministero Francesco Carluccio, i lavori non sarebbero stati eseguiti a regola d’arte. In particolare, si contesta il mancato avvitamento completo di un attacco al tubo del gas. Era stato predisposto un meccanismo di areazione, ma pare – si legge nel capo di imputazione – che l’apertura in questione sarebbe stata parzialmente ostruita da un cassettone scorrevole che era stato fatto montare dalla padrona di casa sotto il lavabo. Circostanza questa che avrebbe impedito la fuoriuscita di gas verso l’esterno. L’esplosione avvenne in seguito all’accensione di un fornello del piano cottura: l’ingegnere morì sul colpo, schiacciato dalle macerie, mentre la moglie rimase gravemente ferita riportando ustioni di terzo grado su gran parte del corpo. I familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Daniela Piscopo ed Andrea Moreno. I due imputati sono invece difesi dagli avvocati Rinaldo Alvisi e Antonio Conserva.

È stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari . “Mi sono rivolta a lui per ritrovare la macchina rubata perché pensavo potesse conoscere gente capace di fare una cosa del genere”. É stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari da una funzionaria della Prefettura, sentita come persona offesa nell’ambito del processo Codice Interno. Le indagini della Dda hanno documentato come la donna, che per questa vicenda ha subito un procedimento disciplinare, nel 2018 abbia pagato 700 euro per riavere l’auto che le era stata rubata, rivolgendosi a Gaetano Scolletta, imputato perché ritenuto vicino al clan Parisi. Quando il pm Fabio Buquicchio le chiede con insistenza perché si sia rivolta a Scolletta, lei spiega che il giovane era un vecchio compagno di scuola di un suo parente e alla fine precisa: “Japigia è un rione in cui ci sono certe fazioni, ragazzi che si arrangiano”. Incalzata sull’argomento, prosegue ancora dicendo che Scolletta – che secondo il suo racconto si sarebbe comportato come una sorta di intermediario – le disse che le persone a cui lui si era rivolto volevano soldi, 800 euro. “Adesso non ce li ho 800 euro da darti così “, si legge nell’ intercettazione. “Io non volevo dare i soldi ma mi ha detto che dovevo prenderla per forza perché questo veicolo era stato liberato per me, mi sono sentita minacciata”. “Mi sono recata con lui in zona Mungivacca – ha aggiunto – ho consegnato i soldi (fra i 500 ed i 700 euro) ad uno sconosciuto, la macchina era nelle vicinanze ma ormai inutilizzabile. A quel punto ho chiamato la polizia, perché avevo fatto la denuncia, dicendo di essere stata io stessa a ritrovare la macchina, anche se non era vero”.

Si è conclusa a Bari la staffetta pugliese della Run4HopeMassingen, la gara podistica di solidarietà per finanziare la ricerca sulla fibrosi cistica. Fa tappa a Bari la Run4HopeMassingen, il giro d’Italia podistico solidale non competitivo giunto alla sua sesta edizione, articolato in 20 staffette regionali su tutto il territorio nazionale. La staffetta pugliese è partita da Bitetto per poi arrivare a Modugno, percorrendo 6 km, e da qui altri 10 chilometri per arrivare a Bari, davanti alla capitaneria di Porto. Beneficiaria dell’iniziativa è stata quest’anno la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, presieduta da Matteo Marzotto, con l’obiettivo di raccogliere ulteriori fondi per sostenere la ricerca microbiologica e farmacologica per contrastare l’antibiotico-resistenza. Intervista a Anna Fontana, Fond. Ricerca Fibrosi Cistica Palo del Colle

Ferrari, Maserati e Lotus che sfilano lungo corso Vittorio Emanuele. Bari torna la capitale della grande tradizione automobilistica. Entra nel vivo la nona rivisitazione storica del Gran Premio di Bari, la manifestazione organizzata da Old Cars Club inserita nel calendario dell’Asi Circuito Tricolore. Su corso Vittorio Emanuele hanno sfilato 55 auto d’epoca, di proprietà di collezionisti e appassionati delle quattro ruote italiani ma anche residenti all’estero. Autentici capolavori di ingegneria e design, con equipaggi provenienti anche da Inghilterra, Svizzera, Belgio, Germania, Francia e Olanda. Tra i marchi presenti, vere e proprie icone come Stanguellini, Cisitalia, Ferrari, Alfa Romeo, Maserati e Lotus, capaci di evocare la stagione leggendaria dei grandi piloti del Novecento. Esempi straordinari di un’epoca in cui innovazione tecnica ed eleganza stilistica procedevano di pari passo. Nel corso della manifestazione, ci sono stati anche piacevoli momenti di intrattenimento musicale. Fra le novità di questa 9^ Rievocazione del Gran Premio di Bari, di grande rilievo è la sua vocazione Green, che sposa a pieno il concetto di sostenibilità ambientale. L’evento è, infatti, inserito nel programma ASI Net-Zero Classic: le auto sono alimentate con carburante biologico di seconda generazione.

. “Oggi l’assurdo trova spazio nelle nostre vite”. Con queste parole il parroco don Francesco Nuzzi ha dato inizio alla cerimonia funebre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto improvvisamente il 14 aprile scorso nel reparto di Ortopedia dell’ospedale San Paolo, dove era ricoverato per le conseguenze di un incidente in moto. L’inchiesta della magistratura dovrà fare luce sulle cause del decesso: fra le ipotesi l’eventuale somministrazione di un farmaco sbagliato. La bara bianca nella chiesa madre di Santa Maria La Porta, sopra la sciarpa dello Sporting Club Palo, la squadra di pallavolo di Gianvito.In prima fila i genitori e le due sorelle: un dolore profondissimo ma composto.“Nulla potrà togliere il vuoto che lascia Gianvito – ha detto don Francesco rivolgendosi alla sua famiglia – ma continuate a vivere nel suo amore”.Tanti i parenti, tantissimi gli amici, con il suo nome stampato sulle magliette. A turno hanno voluto salutare Gianvito per l’ultima volta: “I nostri traguardi saranno anche i tuoi, non meritavamo tutto questo, e neanche tu”.

L’autopsia è stata eseguita dal professor Francesco Introna, consulente della procura insieme con un’anestesista e una tossicologa. Le conclusioni saranno depositate fra tre mesi . Nessuna embolia o trombo in seguito all’intervento chirurgico a cui era stato sottoposto il 17enne di Palo del Colle Gianvito Pascullo, morto il 14 aprile scorso all’ospedale San Paolo di Bari. Queste le prime parziali indiscrezioni che trapelano dall’autopsia, ma per conoscere la causa del decesso del ragazzo, bisognerà attendere gli esiti degli esami di laboratorio. Perché dalla lettura dei quesiti formulati dal pm Isabella Ginefra emerge quello che allo stato è soltanto un sospetto: verificare se a Gianvito sia stato erroneamente somministrato un farmaco a base di potassio. Farmaco che pare fosse prescritto al suo compagno di stanza. Perché il potassio, assunto in dosi elevate, può comportare problemi cardiaci. Il professor Francesco Introna, consulente della procura insieme con un’anestesista e una tossicologa, dovrà depositare le sue conclusioni fra 3 mesi.Al momento, come atto dovuto, ci sono 8 sanitari iscritti sul registro degli indagati: cinque ortopedici, due anestesisti e un’infermiera.Gianvito era stato ricoverato in ospedale il giorno di Pasquetta in seguito ad un incidente in moto. L’intervento chirurgico per ricomporre la frattura alla tibia era andato bene, e prima delle dimissioni, previste proprio nel giorno del decesso, aveva subito un altro piccolo intervento per l’applicazione di una placca. Lunedì sera un improvviso dolore alla schiena: dopo qualche ora il decesso.I funerali saranno celebrati nella giornata di domani.

Un viaggio nel tempo, dal capoluogo Polignano, che ha offerto un’esperienza indimenticabile per coloro che solo saliti a bordo. Questa mattina da Bari è partito un treno anni ’30, il famoso Centoporte, che ha portato i passeggeri nella splendida Polignano. Un’iniziativa che si inserisce fra gli eventi della rievocazione storica del Gran Premio di Bari. Interviste a Maria Paola De Rosa, Fondazione FS Treni Turistici; Antonio Decaro, presidente Regione Puglia Riprese e montaggio di Roberto Cofano

Grazie al tempestivo intervento, l’incendio è stato circoscritto. Incendio in un’abitazione questa mattina intorno alle 9.30 a Palo del Colle, fortunatamente senza gravi conseguenze. Sul posto sono state inviate tre squadre dei Vigili del Fuoco, supportate da autoscala e autobotte, che hanno prontamente avviato le operazioni di spegnimento. Le fiamme hanno interessato un sottotetto adibito a gazebo, all’interno del quale erano presenti alcuni elettrodomestici. Grazie al tempestivo intervento, l’incendio è stato circoscritto, evitando conseguenze più gravi per l’intera struttura. Le squadre sono ancora impegnate nelle operazioni di bonifica e messa in sicurezza dell’area.

A Bari è stato istituito il primo centro europeo di recupero per i rettili, prevalentemente serpenti, nel dipartimento di Medicina Veterinaria. Si trova a Bari nel Dipartimento di Medicina Veterinaria il primo centro europeo di recupero di squamata e serpentario didattico. Un luogo in cui i rettili, prevalentemente serpenti ma non solo, potranno essere ospitati e osservati ai fini della divulgazione scientifica. I serpenti, infatti, hanno un ruolo ben preciso all’interno del nostro ecosistema. Intervista a Prof. Pasquale De Palo, direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria

Sarà lo storico pilota e due volte campione del mondo Emerson Fittipaldi il testimonial della nona rievocazione storica del Gran Premio di Bari che si svolgerà nel quartiere Murattiano dal 23 al 26 aprile. Fittipaldi è stato uno dei protagonisti assoluti dell’automobilismo internazionale tra gli anni Settanta e Ottanta, capace di coniugare talento, visione strategica e una guida estremamente pulita ed efficace. Nei giorni clou del Gran Premio, Bari accoglierà una troupe cinematografica brasiliana impegnata nella realizzazione di un documentario dedicato a Chico Landi, figura pionieristica dell’automobilismo sudamericano. Per consentire lo svolgimento della manifestazione, sono state previste una serie di limitazioni al traffico, che interesseranno piazza della Libertà, piazza Federico di Svevia, corso Vittorio Emanuele e piazza Massari. Intervista a Pietro Petruzzelli, assessore comune di Bari e Antonio Durso, pres. Old Cars Club

Gli ex residenti della palazzina crollata in via Pinto a Bari sono tornati in comune per chiedere di poter avere i loro oggetti recuperati sotto le macerie. Nuovo incontro in comune per gli ex residenti della palazzina crollata lo scorso anno in via Pinto, che tornano a chiedere con insistenza di poter avere gli oggetti che sono stati recuperati dalle macerie. 8 sacchi di materiale vario, più altri 27 sacchi di vestiario. Il dialogo con il dirigente alla ripartizione è stato proficuo: gli interessati invieranno le richieste rispetto agli oggetti che reclamano, e successivamente bisognerà fare una descrizione più approfondita di ciò che si vuole riavere. La procedura prevista dal codice civile è specifica e non ci possono essere deroghe. I documenti intestati a stretto giro verranno restituiti. Interviste ad ex residenti

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