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Giovanna De Crescenzo

Il borgo si trasforma in palcoscenico: a Vico del Gargano tre giorni di musica, arte e suggestioni tra vicoli, piazze e chiese. Dal 6 all’8 dicembre, il borgo storico di Vico del Gargano si trasformerà in un suggestivo palcoscenico diffuso con “Piano City Vico”, la rassegna musicale che porta i pianoforti tra vicoli, piazze e chiese. Tre giorni di concerti, laboratori e performance per tutte le età, con artisti di fama e giovani talenti, in un’atmosfera immersiva fatta di note, luci e bellezza architettonica. L’iniziativa, promossa dal Comune con il sostegno della Regione Puglia, unisce cultura e territorio, offrendo un’esperienza artistica autentica nel cuore del Gargano.

Il capoluogo pugliese guida le città del Sud nel risparmio quotidiano: si riesce a tagliare fino a un quinto dello stipendio. Pranzare fuori casa può incidere in modo significativo sul budget mensile delle famiglie italiane, arrivando a pesare fino al 20% del reddito lordo. Secondo un’analisi di Bravo, fintech leader nella gestione del debito, prepararsi il pasto a casa rappresenta un’opportunità concreta di risparmio: in media, chi porta il pranzo da casa può tagliare la spesa di circa 263 euro al mese, pari a quasi 3.200 euro all’anno. La differenza tra mangiare al ristorante o in mensa e consumare il pasto casalingo è notevole: un piatto di pasta, un’acqua e un caffè costano mediamente 16 euro al Nord e 13 euro al Sud, mentre a casa il pasto si attesta intorno a 1,7 euro. Le regioni settentrionali, come Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria e Trentino-Alto Adige, offrono il potenziale di risparmio più alto, con cifre che possono superare i 3.500 euro annui. Al contrario, nel Sud Italia e nelle isole, tra cui Puglia, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo, il risparmio annuale resta poco sotto i 2.800 euro, con un divario di quasi 670 euro rispetto al Nord. La spiegazione, secondo gli analisti, risiede principalmente nelle retribuzioni più basse e nei costi più contenuti della ristorazione nelle regioni meridionali. Tuttavia, il quadro cambia se si considera il risparmio in termini percentuali sul reddito mensile: qui, alcune città del Sud Italia scalano la classifica, dimostrando che portarsi il pranzo da casa può rappresentare una vera strategia di gestione del bilancio familiare. Tra le città italiane, Milano guida la classifica assoluta per risparmio annuo, con oltre 3.630 euro potenzialmente risparmiabili, seguita da Monza-Brianza, Parma, Modena e Bologna. Il capoluogo lombardo, con uno stipendio medio mensile lordo di circa 2.780 euro, evidenzia come anche redditi elevati non eliminino il peso della spesa alimentare quotidiana. Nel Sud, invece, le città raggiungono mediamente un risparmio annuo di circa 2.760 euro. Ma se si guarda al risparmio in percentuale sulla busta paga, la situazione cambia radicalmente: Vibo Valentia è in testa con un 22,3% del reddito mensile risparmiabile, seguita da Grosseto (21%) e Imperia (21%). In Puglia, città come Bari, Lecce, Taranto e Foggia mostrano numeri interessanti. A Bari, ad esempio, dove la retribuzione media mensile lorda è inferiore rispetto al Nord, portarsi il pranzo da casa consente di risparmiare una quota significativa del budget familiare, rendendo questa scelta più vantaggiosa in termini percentuali rispetto a molte città settentrionali. Anche Lecce e Taranto beneficiano di un impatto simile: pur con un costo del pasto fuori leggermente inferiore rispetto al Nord, il risparmio in percentuale sul reddito può superare il 19%, offrendo una boccata d’ossigeno a chi ha un reddito medio-modesto. Foggia e le altre città pugliesi confermano questa tendenza, sottolineando come il Sud Italia, pur con spese assolute inferiori, trovi nel pranzo casalingo un vero strumento di risparmio familiare. Anche in Basilicata, centri come Potenza e Matera evidenziano la stessa dinamica: il costo medio di un pranzo fuori è inferiore rispetto al Nord, ma il reddito più basso fa sì che portarsi il pasto da casa rappresenti una soluzione di grande impatto economico per i lavoratori e i professionisti della regione. La scelta di consumare il pranzo preparato a casa non è solo una questione di risparmio, ma anche di gestione intelligente del budget mensile, soprattutto in un contesto dove il costo della vita sta aumentando e i redditi restano relativamente contenuti.

Da San Nicola all’Epifania, le piazze Umberto e Garibaldi si trasformano nel cuore pulsante del natale barese. Un viaggio intorno al mondo… restando a Bari! Con “Christmas around the world”. Dal 6 dicembre al 6 gennaio, la città si accende di luci, suoni e colori, per un mese di magia, tradizione e incontro tra i popoli.

“Quest’anno riuscirò a tornare a casa?” È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio. Natale al Sud. Ogni dicembre, quando il freddo si infila tra le strade di Milano, Torino o Bologna, per chi è lontano dalla Puglia e dalla Basilicata si riaccende lo stesso pensiero: “Quest’anno riuscirò a tornare a casa?”. È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio, perché tornare a Bari, Lecce, Taranto, Foggia o Brindisi, oppure in città lucane come Potenza e Matera, non è solo uno spostamento, ma un viaggio verso i propri affetti, verso la propria storia. Eppure quel viaggio, che dovrebbe essere naturale e semplice, diventa ogni anno un percorso ad ostacoli fatto di prezzi che salgono, posti che spariscono, coincidenze impossibili e attese infinite. Le associazioni dei consumatori raccontano che i voli verso la Puglia, soprattutto quelli diretti agli aeroporti di Bari e Brindisi, hanno registrato aumenti che fanno tremare migliaia di persone: tratte come Milano–Bari, Torino–Bari o Verona–Bari che d’inverno costano come una cena fuori, a Natale arrivano a cifre che assomigliano più a un biglietto intercontinentale. Molti raccontano di aver visto il prezzo del volo cambiare nel giro di pochi minuti, come se qualcuno giocasse col desiderio di tornare a casa. Chi deve raggiungere il Salento affronta una sfida ancora maggiore: Brindisi è più piccolo, più affollato, più vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi e trovare un posto per tornare a Lecce, Gallipoli, Nardò o Maglie somiglia a una lotteria. E non va meglio ai tanti che vivono nell’area della Grecia Salentina o nell’entroterra, da Calimera a Martano, da Zollino a Soleto: oltre al volo, bisogna calcolare navette, treni delle FSE, bus stracolmi, orari che non coincidono. Per i lucani, poi, la situazione è un misto di rassegnazione e testardaggine: Matera non ha un aeroporto e dipende da Bari, così chi deve rientrare a Montescaglioso, Ferrandina, Pisticci o Bernalda sa che il costo del viaggio sarà sempre superiore alla media, sempre un po’ più ingiusto del dovuto. Potenza vive lo stesso destino a Natale, solo con strade più tortuose: chi atterra a Bari o Napoli deve affrontare ancora due ore di pullman verso Avigliano, Rionero, Muro Lucano o Tito, spesso con valigie incastrate ovunque e posti prenotati settimane prima. Il treno, che dovrebbe essere l’unica certezza, diventa invece un campo di battaglia: trovare un biglietto Milano–Bari per il 23 dicembre a meno di 150 euro è quasi un’utopia; e lo stesso vale per Bologna–Foggia, Firenze–Bari, Torino–Taranto. Molti studenti fuori sede raccontano di viaggi in piedi, valigie ammassate tra i sedili, stazioni come Bari Centrale o Foggia piene di ragazzi che aspettano autobus per Vieste, Manfredonia, San Severo o Monte Sant’Angelo, tutti con la stessa speranza negli occhi e lo stesso timore di non arrivare in tempo. Chi per Natale deve raggiungere la Murgia vive un’odissea che conosce bene: le linee Bari–Altamura–Matera e Bari–Gravina–Potenza esplodono di passeggeri proprio tra il 22 e il 24 dicembre, quando chi è lontano da paesi come Altamura, Gravina, Poggiorsini, Santeramo o Laterza prova a rientrare anche con treni che sembrano non bastare mai. Nei paesi della Valle d’Itria — Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Ostuni — la situazione è simile: arrivi continui negli aeroporti, coincidenze che saltano, autobus che non riescono a caricare tutti i passeggeri. Persino raggiungere Fasano o Monopoli a Natale, pur essendo servite dalla linea adriatica, diventa complicato: i regionali sono colmi e i ritardi si sommano fino a far perdere quell’ultima corsa di bus verso casa che significa, a volte, aspettare un’ora al freddo con una valigia e una busta di dolci da portare ai parenti. L’auto, ultimo rifugio per chi non trova voli o treni, si trasforma in un viaggio lungo e costoso: i prezzi dei carburanti sono saliti ancora, e chi parte da Torino verso Bari, da Milano verso Lecce o da Verona verso Potenza sa che tra pedaggi e rifornimenti spenderà quasi quanto un biglietto aereo. Eppure, nonostante la fatica e i costi, ogni anno quella fila interminabile di auto percorre la A14 e la Basentana, perché nessun prezzo può cancellare il bisogno di rivedere la casa dei nonni a Melfi, la piazza illuminata di Ruvo, il presepe vivente a Tricase, il profumo dei taralli appena sfornati a Andria o l’odore della legna nei vicoli di Pietragalla. Le associazioni dei consumatori denunciano questi aumenti come una ferita aperta: un sistema che penalizza sempre gli stessi e che trasforma il ritorno a casa in un lusso. Nei paesi più piccoli, da Accettura a Turi, da Ginosa a Rionero, da Scanzano Jonico fino a Otranto, sindaci e comitati parlano di famiglie che rinunciano a riabbracciarsi perché il costo del viaggio supera quello di un mese di affitto. È una ferita che riguarda tutti: perché senza quei rientri, senza quei figli che tornano per pochi giorni, molte comunità già svuotate cadono in un silenzio ancora più pesante. Eppure ogni anno, nonostante tutto, i pugliesi e i lucani sparsi nel mondo fanno i conti, studiano le combinazioni, caricano l’auto, si incastrano nei vagoni, aspettano ore negli aeroporti, pur di tornare anche solo per una cena, per una vigilia, per un abbraccio. Perché alla fine, anche se la strada verso casa costa sempre un po’ di più, quel momento in cui si rivede il mare di Bari, le luminarie di Lecce, le gravine intorno a Matera, il profilo del Vulture o gli oliveti infiniti della Murgia ripaga, almeno per un attimo, tutti i sacrifici. Ma resta un’amara verità: nessuno dovrebbe pagare così tanto solo per tornare da chi ama.

A Taranto il ponte girevole diventa musica grazie a Il Canyon di Taranto, la nuova composizione firmata da Teho Teardo. L’opera, ispirata ai suoni della città, è stata eseguita dall’Orchestra ICO Magna Grecia sullo sfondo del Castello Aragonese. È l’ottavo dei quindici quadri sonori dedicati ai luoghi simbolo della città. Un progetto che intreccia arte, identità e paesaggio sonoro.. Intervistata: Viviana Matrangola, assessore alla Cultura, Tutela e Sviluppo delle Imprese culturali

La regione resta una delle capitali italiane dell’apicoltura: 1.070 aziende producono mieli diversissimi tra loro. Il miele d’importazione, soprattutto da Paesi extra UE, viene venduto in media a 2,14 euro al chilo. Una cifra che non copre neppure i costi di produzione italiani. In Puglia, proteggere quasi 32.000 alveari e oltre 13.000 sciami non è più soltanto una questione agricola: è una corsa contro il tempo per salvare un pezzo di futuro. In una regione dove la siccità si fa sentire come un macigno, gli eventi climatici estremi diventano sempre più frequenti e l’abbandono dei terreni – conseguenza indiretta della Xylella – compromette le fioriture, le api vivono in uno stato di allerta permanente. Ogni stagione è una scommessa, ogni fioritura un’incognita. Per questo Coldiretti Puglia accoglie con favore l’attivazione, da parte dell’Autorità di Gestione del Complemento di Sviluppo Rurale 2023/2027, di un nuovo sostegno alle aziende apistiche impegnate nella tutela della biodiversità e della sostenibilità ambientale. Il contributo entrerà in vigore nel 2026, ma il segnale politico e sociale arriva già oggi, forte e chiaro: salvare le api significa salvare l’equilibrio stesso del territorio. Le api non sono soltanto piccole operaie in volo tra i campi: sono un pilastro invisibile della vita quotidiana. Coldiretti ricorda che api domestiche e selvatiche permettono la riproduzione del 70% delle specie vegetali e rappresentano un termometro ambientale capace di raccontare, con sorprendente precisione, lo stato di salute dei nostri ecosistemi. Tre colture su quattro, in Italia, dipendono da loro. Frutti simbolo della Puglia – dalle ciliegie ai meloni, dalle fragole ai cocomeri – ma anche mele, pere, agrumi, prodotti che finiscono ogni giorno sulle nostre tavole, esistono grazie a un esercito silenzioso che lavora nei campi senza chiedere nulla in cambio. E se l’impollinazione si ferma, tutto il resto si ferma con lei. I dati Ispra confermano un quadro che non può lasciare indifferenti: quasi il 90% delle piante selvatiche da fiore e il 75% delle colture agrarie mondiali richiedono, in tutto o in parte, l’impollinazione animale. E in Puglia questo processo è oggi un gigante fragile, minacciato da siccità, temperature anomale e crisi idriche che alterano i cicli delle fioriture. Nonostante ciò, la regione resta una delle capitali italiane dell’apicoltura: 1.070 aziende producono mieli diversissimi tra loro, specchio della ricchezza botanica e climatica del territorio. Dal profumato miele di mandorlo a quello di agrumi, dal rosmarino e timo ai mieli più rari come fiordaliso, sulla, eucalipto, coriandolo, trifoglio, millefiori. Un mosaico di qualità che attira l’interesse crescente di donne e giovani, protagonisti della nuova apicoltura pugliese, più innovativa e sempre più attenta alla sostenibilità. Eppure il nemico non vola: arriva dall’estero, spesso nascosto dentro vasetti dal prezzo troppo basso per essere vero. Il miele d’importazione, soprattutto da Paesi extra UE, viene venduto in media a 2,14 euro al chilo. Una cifra che non copre neppure i costi di produzione italiani. La Commissione europea, in una sua recente indagine, ha rilevato irregolarità nel 46% dei campioni analizzati: percentuali inquietanti che raccontano un mercato distorto, dove sciroppi zuccherini, coloranti e additivi vengono utilizzati per adulterare il miele e aumentarne il volume, mascherandone origine e qualità. Le partite più sospette arrivano dalla Cina, da cui proviene il 74% dei campioni irregolari, mentre la Turchia detiene il primato percentuale con il 93% dei casi fuori norma. Numeri che accendono un faro su un fenomeno non marginale: concorrenza sleale che penalizza i produttori onesti e confonde i consumatori. In questo scenario, l’etichettatura di origine obbligatoria diventa la bussola indispensabile per orientarsi. Coldiretti lo ripete da anni: solo controllando la provenienza si può distinguere il vero miele Made in Italy. La legge è chiara. Se il prodotto è interamente italiano, la parola “Italia” deve comparire in etichetta in modo esplicito e leggibile. Se proviene da più Paesi europei, deve essere indicata la dicitura “miscela di mieli originari della Ue”, con il dettaglio dei singoli Stati. Lo stesso vale per le miscele di mieli extra UE o per quelle miste, europee e non. Trasparenza totale per difendere i produttori, ma anche per garantire ai consumatori ciò che acquistano. Per non cadere nelle trappole del mercato e per sostenere davvero un settore che custodisce la biodiversità, Coldiretti Puglia invita i cittadini a un gesto semplice ma decisivo: leggere con attenzione l’etichetta o, meglio ancora, acquistare il miele direttamente dai produttori locali, nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. È un modo concreto per difendere le api, tutelare l’ambiente e garantire un futuro a un mestiere che conosce la fatica del sole e la delicatezza del volo. In un mondo che corre e consuma, scegliere un miele vero diventa un piccolo atto di resistenza: un modo per proteggere ciò che non può parlare ma da cui dipende, silenziosamente, la vita di tutti.

. Possibile esprimere fino a due preferenze, rispettando l’alternanza di genere

Al teatro Team la magia eterna del balletto di Čajkovskij

Con Malika Ayane in scena, Purgatori e Contri raccontano una storia di coraggio e verità

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Presentato al Multicinema Galleria di Bari, il docufilm di Alessandro Piva al centro di un progetto educativo nelle scuole pugliesi

Otto spettacoli tra comicità, riflessione e grandi nomi della scena italiana e pugliese

Undici spettacoli da novembre ad aprile alla Cittadella degli Artisti tra prosa, teatro ragazzi e laboratori creativi per famiglie

Al Teatro Radar una serata-evento tra cinema e colonne sonore, con docufilm, talk e concerto dell’orchestra del Conservatorio Nino Rota

25 spettacoli tra prosa, comico e opere per famiglie

Aperture straordinarie: 37 in Puglia, 48 in Basilicata Servizio di Giovanna De Crescenzo

Sfumati 500 milioni di investimento e 1.500 posti di lavoro Servizio di Giovanna De CrescenzoMontaggio di Maria Cristina Quintale

A cinque anni dal brutale omicidio, in città una fiaccolata per non dimenticare Intervista a Rossana Carpentieri (mamma di Eleonora) Servizio di Giovanna De CrescenzoMontaggio di Pasquale d’Attoma

Gli utenti sono invitati a verificare eventuali modifiche ai servizi presso le singole compagnie di trasporto Disagi in vista anche in Puglia e Basilicata per lo sciopero generale indetto dall’unione sindacale di base per oggi, 22 settembre. Coinvolti i settori dei trasporti, scuola e pubblico impiego, con particolare attenzione alle reti urbane ed extraurbane. A bari, l’Amtab garantirà i servizi essenziali nelle fasce orarie 5:30‑8:29 e 12:30‑15:29. Analoghe misure previste a Potenza e Matera per i servizi su gomma. L’astensione dal lavoro è stata proclamata per manifestare solidarietà con la popolazione di Gaza e contro l’aumento delle spese militari. Gli utenti sono invitati a verificare eventuali modifiche ai servizi presso le singole compagnie di trasporto.

Prevenire le malattie cardiache si può e si deve. Al Senato, un convegno promosso dal senatore Filippo Melchiorre ha acceso i riflettori sulla prevenzione cardiovascolare Servizio di Giovanna De Crescenzo

Taranto, il ponte girevole diventa musica

A Taranto il ponte girevole diventa musica grazie a Il Canyon di Taranto, la nuova composizione firmata da Teho Teardo. L’opera, ispirata ai suoni della

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