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Giovanna De Crescenzo

Individuate 79 iscrizioni inedite in un corridoio tra i teatri e via Stabiana grazie alla fotografia computazionale. Dalle dichiarazioni d’amore alle offese, fino ai racconti di combattimenti gladiatori: l’antica Pompei continua a parlare attraverso i suoi graffiti, oggi tornati leggibili grazie alle nuove tecnologie. Storie come quella di Erato, nomi, emozioni e invocazioni agli dèi riemergono da un muro scavato oltre 230 anni fa, lungo un corridoio di passaggio tra l’area dei teatri e via Stabiana, dove ciò che era ormai invisibile all’occhio umano è stato recuperato grazie alla fotografia computazionale. Su quella parete, attraversata nei secoli da milioni di visitatori, sono state censite circa 300 iscrizioni, di cui 200 già note e 79 inedite, individuate grazie a un progetto di ricerca internazionale. L’iniziativa, intitolata “Bruits de Couloir” (Voci di corridoio), è stata ideata da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona e da Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Come illustrato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, il progetto si è sviluppato in due campagne di studio, nel 2022 e nel 2025, consentendo una rilettura complessiva del corpus di graffiti presenti in questo ambiente di transito. L’analisi si è basata su un approccio multidisciplinare che integra epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities, restituendo una fotografia più completa della vita quotidiana pompeiana. «La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico, e quelle stanze vanno raccontate al pubblico», ha commentato il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. «Stiamo lavorando a un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che a Pompei superano le 10mila unità: un patrimonio straordinario, la cui conservazione futura può essere garantita solo grazie all’uso delle nuove tecnologie». La metodologia adottata prevede l’utilizzo di una griglia virtuale, la documentazione dei legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e l’analisi delle superfici murarie tramite RTI (Reflectance Transformation Imaging), una tecnica che consente di acquisire immagini dello stesso oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione. In questo modo è possibile individuare incisioni ormai impercettibili, facendo emergere nuove informazioni a oltre due secoli dagli scavi. Parallelamente, è in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un nuovo strumento per la visualizzazione e l’annotazione delle iscrizioni. Per garantire la conservazione di questo complesso epigrafico, concentrato in un unico ambiente e portato alla luce nel 1794, il Parco archeologico di Pompei ha inoltre programmato la realizzazione di una copertura del corridoio, destinata a proteggere gli intonaci e a favorire una futura esperienza di visita integrata con le tecnologie digitali sviluppate dalla ricerca.

Conquistato il pubblico di Bari e Monopoli. Il truffatore per antonomasia, capace di attraversare ogni epoca, è tornato in scena con tutta la sua ambiguità. Tartufo, nella nuova lettura firmata Michele Sinisi, ha conquistato il pubblico di Bari e Monopoli con due serate intense al Teatro Kismet e al Teatro Radar. Montaggio di Luca Caradonna

Uno studio basato su milioni di dati di navigazione analizza il legame tra abitudini digitali e benessere psicologico. Fare shopping online, utilizzare i social media o dedicarsi al gaming digitale — attività spesso considerate un modo per rilassarsi — sono in realtà associate a livelli di stress più elevati rispetto ad altre pratiche online, come la lettura delle notizie, il controllo delle e-mail o la fruizione di contenuti per adulti. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Aalto, in Finlandia, pubblicato sul Journal of Medical Internet Research, che analizza in modo longitudinale il rapporto tra uso di Internet e stress percepito. La ricerca scientifica ha seguito per sette mesi quasi 1.500 adulti, monitorandone il comportamento online attraverso dati oggettivi di tracciamento — circa 47 milioni di visite web e 14 milioni di utilizzi di app — affiancati da questionari sullo stress auto-riferito. Ne risulta uno dei quadri più dettagliati finora disponibili sull’impatto delle abitudini digitali sul benessere psicologico. Secondo Mohammed Belal, dottorando e primo autore dello studio, sebbene social media e shopping online siano spesso utilizzati come strategie di coping, un aumento del tempo dedicato a queste attività è costantemente associato a un incremento dello stress, indipendentemente dal tipo di utente o dal dispositivo utilizzato. Un dato che riapre il classico dilemma causale tra stress e comportamento online. I risultati mostrano che anche l’uso delle piattaforme di streaming e il gaming digitale sono correlati a livelli di stress più elevati. In particolare, tra le persone già molto stressate, il tempo trascorso sui social media ha una probabilità doppia di essere associato allo stress rispetto a quello dedicato ai videogiochi. Al contrario, in diversi gruppi di utenti, un maggiore utilizzo di e-mail, siti di informazione e contenuti per adulti risulta associato a livelli di stress più bassi, sebbene gli autori precisino che l’analisi considera esclusivamente il tempo di esposizione e non la natura dei contenuti. Nel complesso, lo studio evidenzia una forte associazione tra uso intensivo di Internet e aumento dello stress, soprattutto tra chi già sperimenta pressioni elevate nella vita quotidiana. Le donne riportano livelli di stress più alti rispetto agli uomini, mentre età e reddito più elevati risultano correlati a una minore percezione dello stress. Un elemento distintivo della ricerca è l’impiego di dati comportamentali reali raccolti tramite software di monitoraggio, anziché il solo ricorso ad autovalutazioni. Come sottolinea la coautrice Juhi Kulshrestha, ciò rafforza la solidità dei risultati, pur rendendo necessaria cautela nell’interpretazione causale e ulteriori studi per chiarire la relazione bidirezionale tra stress e comportamenti digitali. Secondo i ricercatori, comprendere meglio queste dinamiche è cruciale in un contesto di crescente attenzione agli effetti del digitale sul benessere e potrebbe favorire lo sviluppo di strumenti e servizi digitali capaci di aiutare gli utenti a regolare consapevolmente la navigazione online, mantenendo un equilibrio più sano tra vita online e offline.

Al contrario, un maggiore utilizzo di e-mail, siti di informazione e contenuti per adulti e risultato associato a livelli di stress più bassi. Fare shopping online, usare i social media o dedicarsi al gaming digitale sono associate a livelli più elevati di stress rispetto ad altre pratiche online come la lettura delle notizie, il controllo delle e-mail o lavisione di contenuti per adulti. E quanto emerge da uno studio dell’Universita Aalto, in Finlandia, pubblicato sul Journal of Medical Internet Research. Secondo i ricercatori, l’aumento del tempo dedicato a queste attività risulta coerentemente associato a un incremento dello stress in diversi gruppi di utenti e su tutti i dispositivi. Anche l’uso di piattaforme distreaming e il gaming sono correlati a livelli più elevati di stress, mentre tra le persone già molto stressate il tempo trascorso sui social media ha una probabilità doppia di essere associato allo stress rispetto al tempo passato a giocare. Al contrario, un maggiore utilizzo di e-mail, siti di informazione e contenuti per adulti e risultato associato a livelli di stress più bassi. Nel complesso, lo studio evidenzia una forte associazione tra uso intensivo di Internet e aumento dello stress, soprattutto tra chi già sperimenta pressioni elevate nella vita quotidiana. Le donne riportano livelli di stress più alti degli uomini, mentre età e reddito più elevati risultano associati a una minore percezione dello stress. Secondo i ricercatori, comprendere meglio queste dinamiche potrebbe favorire lo sviluppo di strumenti e servizi capaci di aiutare gli utenti a regolare in modo più consapevole la propria navigazione e mantenere un equilibrio più sano tra vita online e offline.

Una ricerca internazionale dimostra che coltivare il tempo libero in modo consapevole aumenta creatività, benessere e soddisfazione professionale, soprattutto tra i lavoratori più maturi. Coltivare un hobby nel tempo libero non migliora solo la vita personale, ma può rendere le persone più creative, coinvolte e soddisfatte anche sul lavoro. È quanto emerge da un nuovo studio scientifico condotto dai ricercatori della University of East Anglia e della Erasmus University Rotterdam, pubblicato sulla rivista Human Relations. La ricerca analizza il concetto di “leisure crafting”, ovvero l’uso intenzionale e consapevole del tempo libero attraverso obiettivi personali, apprendimento di nuove competenze e relazioni sociali. Secondo gli studiosi, i benefici di questo approccio “traboccano” dalla sfera privata a quella professionale, migliorando il benessere lavorativo e la qualità delle prestazioni, soprattutto tra i lavoratori più maturi. Lo studio ha coinvolto quasi 200 adulti occupati, con un’età media di 46 anni, invitati a ripensare il modo di vivere i propri hobby rendendoli più significativi: fissando obiettivi chiari, imparando nuove abilità e condividendo le attività con altre persone. Nel corso di cinque settimane, i partecipanti che hanno adottato questo approccio hanno registrato un maggiore senso di significato nel lavoro e comportamenti più creativi rispetto a un gruppo di controllo. L’effetto è risultato particolarmente evidente tra gli over 60, che hanno dichiarato anche un aumento delle emozioni positive. Secondo gli autori, gli hobby non sono solo strumenti di relax, ma vere e proprie occasioni di crescita personale, in grado di rafforzare autonomia, competenze e connessioni sociali. Tutti elementi che si riflettono direttamente sulla motivazione, sulla creatività e sulla qualità del lavoro. I risultati dello studio suggeriscono infine che le organizzazioni e le aziende potrebbero trarre vantaggio dal sostenere le attività extra-lavorative dei dipendenti, riconoscendole come parte integrante del benessere, dello sviluppo umano e della produttività.

La tredicesima edizione ha visto installazioni interattive e scenografie. A Potenza, per due giorni, la magia ha spento i cellulari e fatto vivere momenti unici con l’appuntamento “Potenza magica”. Montaggio di Luca Caradonna

Campi allagati e danni alle coltivazioni, aggravati dalla mancata pulizia di reti e canali dei consorzi di bonifica. La Puglia affronta un inverno imprevedibile: mimose in fiore a dicembre convivono con campi allagati dai nubifragi e con gelate improvvise. Dopo un autunno mite, la regione è scivolata in una sorta di “trappola climatica”, con sbalzi repentini di temperatura che mettono a rischio sia le coltivazioni agricole sia le produzioni anticipate. Lo rilevano i tecnici di Coldiretti Puglia, che segnalano una situazione di forte emergenza soprattutto nel Brindisino, dove il maltempo in Puglia ha provocato danni ingenti, accentuati dalla mancata manutenzione dei canali di scolo. Campi allagati e alberi già in fiore esposti al gelo rappresentano un cortocircuito climatico senza precedenti. Coldiretti Puglia sottolinea l’urgenza di interventi sulle opere di bonifica: la pulizia di fossi e canali, la gestione corretta di dighe e impianti irrigui non possono essere trascurate. La mancata manutenzione genera costi e danni agricoli, e per questo è necessario programmare lavori ordinari e straordinari per proteggere le coltivazioni e il territorio. I dati climatici confermano il trend di un autunno e inverno più caldi della media: a novembre 2025 la temperatura massima media in Puglia ha raggiunto 18,6°C (contro una media storica di 19,1°C), mentre a dicembre si è attestata a 16,1°C (superiore alla media storica di 15,4°C). Tuttavia, il gelo invernale può colpire le coltivazioni invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli. Anche se alcune specie resistono a temperature sotto lo zero, gelate prolungate o improvvise possono causare danni significativi alle colture. La gestione agricola è già impegnativa a causa dei rincari dei costi operativi fino al 50%, e richiede un uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e colture meno idro-esigenti. Coldiretti ricorda che l’agricoltura pugliese è il settore più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche il più attivo nel contrastare il climate change, garantendo la produzione alimentare e la sostenibilità del territorio. Per far fronte alla tropicalizzazione del clima e alla maggiore variabilità delle precipitazioni, Coldiretti Puglia invita a organizzare la raccolta e conservazione dell’acqua nei periodi più piovosi. Interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque, potenziamento della rete di invasi e bacini, così come il riuso di ex cave, sono strumenti fondamentali per garantire la disponibilità idrica, proteggere le coltivazioni agricole pugliesi e tutelare l’agricoltura regionale.

Braccia incrociate il 9 gennaio, domani assemblea pubblica. Cresce la preoccupazione tra i lavoratori dei call center di Taranto, che temono per il proprio futuro. Per questo motivo i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl telecomunicazioni hanno proclamato uno sciopero per il 9 gennaio, coinvolgendo le aziende Covisian, Network Contact e Sistema House. A rischio ci sono centinaia di posti legati alla commessa Enel, tra delocalizzazioni e tagli già avviati a livello nazionale. Sono 400 i lavoratori colpiti da trasferimenti forzati o licenziamenti, e lo scenario potrebbe presto estendersi al polo tarantino. Domani alle 10.30, nella sede cgil, si terrà un’assemblea pubblica. I sindacati chiedono il sostegno urgente da parte delle istituzioni locali.

Si tratta dell’adattamento moderno del capolavoro di Manzoni. A Mola di Bari il grande teatro incontra la letteratura con una rivisitazione scenica de “I Promessi sposi“, trasformata in musical. Lo spettacolo torna in scena fino al 4 gennaio al teatro Van Westerhout. Montaggio di Maria Cristina Quintale

Brani sacri e popolari, melodie natalizie e canti di pellegrinaggio hanno accompagnato il pubblico per tutta la durata dell’evento. C’è un suono che tocca il cuore e rievoca emozioni antiche: è quello delle zampogne, protagoniste del raduno che, anche quest’anno, ha riempito di musica e tradizione le strade di Trecchina, in Basilicata. Giunto alla sua 27esima edizione, l’evento ha riportato in vita l’antica usanza dei “bbone feste”, gli auguri porta a porta nella notte di San Silvestro. Musicisti e artigiani provenienti da Basilicata, Calabria e Campania, dopo aver accordato ciaramelle e zampogne, hanno partecipato alla benedizione del parroco don Egidio Matinata, per poi attraversare il centro del paese e proseguire con un concerto nel salone delle scuole medie. Brani sacri e popolari, melodie natalizie e canti di pellegrinaggio hanno accompagnato il pubblico per tutta la durata dell’evento. A distinguersi in questa edizione è stato Eros Curcio, giovane studente 17enne di Sarpi, premiato come miglior suonatore del raduno che ha fermato il tempo per un istante restituendo a tutti il sapore delle feste di una volta.

La Cattedrale ha accolto il concerto degli alunni dell’Istituto “Falcone Borsellino Carelli”: un intreccio di musica, emozioni e appartenenza che ha reso speciale il natale di studenti, famiglie e comunità. È la bellezza della voce dei bambini ad aver riempito la basilica cattedrale “Santa Maria Assunta” di Conversano, dove si è svolto il concerto dell’istituto comprensivo “Falcone Borsellino Carelli”. Intervista prof.ssa Flora Gesumina Marasciulo, dirigente scolastico Montaggio di Max Sportelli

E a Capodanno arriva Coez. Matera si prepara a chiudere l’anno con fede, musica e partecipazione. Concerti, feste e il grande evento di Capodanno con Coez. Nel frattempo il presepe vivente nei sassi con tutta la sua magia. Intervista ad Antonio Nicoletti, sindaco di Matera Montaggio di Maria Cristina Quintale

Oltre 20 milioni di italiani in cerca degli ultimi doni, con una spesa media di 250 euro a persona e ritorno ai negozi tradizionali. Il Natale entra nel vivo e tra oggi e la Vigilia saranno quasi 20 milioni gli italiani in cerca degli ultimi regali da mettere sotto l’albero. Tra le tendenze principali emerge un ritorno dei punti vendita fisici, che ritornano al centro delle preferenze dei consumatori: il 62% degli italiani farà acquisti in negozi tradizionali, il 22% in supermercati e il 17% in mercati o mercatini di Natale. Complessivamente, il budget medio per i regali si attesta sui 250 euro a persona, generando un giro d’affari complessivo di circa 9,5 miliardi di euro. È quanto emerge dal consueto sondaggio Confesercenti Ipsos sui consumi degli italiani durante le festività invernali. Se nel periodo del Black Friday (dal 26 novembre al 2 dicembre) la quota di chi aveva acquistato un regalo in negozio fisico era circa 32%, nei sette giorni successivi (3-9 dicembre) è salita al 39%, mentre tra il 10 e il 16 dicembre ha raggiunto il 47%. Tra questa settimana e l’inizio della prossima (16-24 dicembre), invece, farà acquisti anche in negozi tradizionali il 62% degli intervistati, ovvero oltre 6 milioni in più rispetto alla media precedente. La spesa media è più elevata tra le persone con più di 34 anni e tra i residenti delle regioni del Nord Italia (circa 300 euro), mentre risulta più contenuta tra i giovani (200 euro) e tra gli abitanti del Centro e del Sud, con budget tra 200 e 250 euro circa. In media, ogni italiano acquisterà 8 regali, anche se il 20% degli intervistati ne farà 3 o meno. Curiosamente, secondo Confesercenti, la figura di Babbo Natale sembra femminile: le donne comprano in media 9 regali, contro i 7 degli uomini. Tra i regali più gettonati spiccano capi di abbigliamento (44%) e cosmetici/profumi (41%), seguiti da giochi e giocattoli (33%), accessori moda (26%), libri (26%) e gioielli o bigiotteria (25%). I prodotti gastronomici si attestano al 23%, mentre quelli da enoteca al 19%.

Tre anni di lavoro, 282 colonnine e 680 tegole per costruire un’opera d’arte che è un omaggio al suo paese. Un’opera fatta di materiali semplici e cuore: polistirolo, legno, sughero e colori acrilici. Tra le scene spuntano scorci di paesi meridionali, vicoli, piazzette e atmosfere familiari come le lavandaie, una tavola imbandita, il pastore e l’asinello. E poi un mulino, simbolo di tempo e fatica, che sembra dare movimento al paesaggio. Ma il cuore è Conversano: i suoi luoghi diventano parte del presepe, come un abbraccio. Si riconosce il Castello Marchione, immerso in quella che un tempo era zona di caccia. Ogni particolare è curato come se dovesse essere ricordato per sempre. perché questo presepe è un atto d’amore, prima ancora che un lavoro artigianale. è il modo di dire “questa è la mia terra” senza bisogno di parole. e davanti a tanta cura, viene spontaneo sentirsi a casa.

La Corte europea stabilisce che i giudici possono esprimere opinioni sui social, purché rispettino l’indipendenza della giustizia e non parlino di casi in corso”. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha stabilito che i magistrati hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni sui social media, purché rispettino alcune regole fondamentali: non devono parlare di casi in corso e non possono compromettere l’autorità e l’indipendenza della giustizia. La sentenza definitiva, emessa dalla Grande Camera, riguarda la Romania, condannata dopo che il Consiglio superiore della magistratura (Csm) aveva sanzionato un giudice per due post pubblicati su Facebook nel gennaio 2019. Secondo la Corte, la libertà di espressione dei magistrati è tutelata specialmente in contesti in cui la democrazia o lo stato di diritto siano gravemente minacciati, perché i giudici hanno il diritto di intervenire su questioni di interesse pubblico. In questi casi, le osservazioni formulate godono generalmente di un elevato grado di protezione, a patto che non violino l’indipendenza della giustizia o l’integrità dei procedimenti giudiziari. La Cedu ha inoltre stilato una serie di criteri che devono guidare le autorità competenti nella valutazione dei post pubblicati dai magistrati, prima di decidere eventuali sanzioni disciplinari. Tra questi, vanno considerati: il contenuto e la forma dei messaggi, il contesto in cui sono stati pubblicati, e la posizione ricoperta dal giudice o dal pubblico ministero. La Corte precisa che i magistrati con incarichi di vertice, come presidenti di tribunale o procuratori capo, godono di maggiore protezione della loro libertà di espressione, poiché le loro dichiarazioni pubbliche sono spesso motivate dal desiderio di preservare l’integrità del sistema giudiziario. Tuttavia, questo non significa che i magistrati ordinari non possano esprimere opinioni su temi di interesse pubblico, anche se non ricoprono cariche di vertice o non parlano in rappresentanza del sistema giudiziario. Un altro aspetto chiave riguarda le conseguenze dei post: la Cedu invita a valutare gli effetti negativi complessivi che i messaggi possono avere, sia sull’immagine della magistratura sia sulla fiducia del pubblico nella giustizia. Vanno considerate anche la natura e la gravità della sanzione inflitta, l’effetto dissuasivo che potrebbe generare su altri magistrati, e le garanzie procedurali concesse durante eventuali procedimenti disciplinari. La sentenza rappresenta un preciso bilanciamento tra libertà di espressione e dovere di riservatezza dei magistrati, indicando linee guida chiare per evitare arbitrarietà nelle sanzioni e tutelare il diritto dei giudici a partecipare al dibattito pubblico su temi di interesse generale. Con questa decisione, la Corte europea ribadisce l’importanza di garantire che anche i membri del potere giudiziario possano contribuire al dibattito democratico, senza timore di punizioni ingiustificate, ma sempre nel rispetto dei principi di imparzialità e indipendenza della magistratura.

Nella Concattedrale Gran Madre di Dio, un viaggio musicale tra emozioni, talento e spirito natalizio: protagonisti i giovani musicisti nel segno di Taranto 2026.. Il Concerto di Natale dell’Orchestra Giovanile Magna Grecia – Città di Taranto ha conquistato il pubblico con la forza della musica e l’energia dei giovani. Diretti dal maestro Nicolò Jacopo Suppa, con Marcello Sette al violoncello, i musicisti hanno intrecciato tradizione e passione in un evento simbolico, sostenuto dal Comune, dalla Regione Puglia e dal Comitato Taranto 2026.

Dal 1° luglio 2026 entra in vigore un dazio di tre euro sui piccoli pacchi importati via e-commerce: una misura temporanea in attesa della riforma definitiva della franchigia doganale nell’UE. Il Consiglio Ecofin dell’Unione Europea ha approvato un dazio doganale fisso temporaneo di 3 euro sui piccoli pacchi che entrano nel mercato comunitario, principalmente tramite commercio elettronico, a partire dal 1° luglio 2026. La misura resterà in vigore fino all’adozione di una soluzione permanente destinata a eliminare la soglia di franchigia doganale, che finora permetteva di importare beni di basso valore senza pagare tasse. L’introduzione del dazio riflette la crescente esigenza dell’UE di regolamentare il flusso di pacchi provenienti da paesi extra-UE, fenomeno in forte espansione grazie al boom dell’e-commerce globale. La soglia di franchigia, pur agevolando i consumatori, aveva creato distorsioni di mercato e reso più difficili le condizioni competitive per le imprese locali, aumentando anche il rischio di evasione fiscale. Per i consumatori europei, il dazio di 3 euro rappresenta un costo aggiuntivo contenuto ma non trascurabile, soprattutto per chi effettua acquisti online frequenti di piccolo valore. In alcuni casi, questo piccolo onere potrebbe spingere i cittadini a privilegiare venditori locali o piattaforme e-commerce che includono già la tassazione nel prezzo finale. Le piattaforme internazionali di e-commerce extra-UE dovranno invece adattarsi ai nuovi adempimenti doganali, con possibili aumenti dei costi operativi o modifiche nella strategia di spedizione verso i paesi dell’UE. I venditori internazionali potrebbero dover rivedere prezzi e margini, oppure concentrare la logistica in hub europei per evitare l’applicazione del dazio. Dal punto di vista macroeconomico, la misura punta a creare maggiore equità tra consumatori e produttori locali, limitando la concorrenza sleale dei prodotti importati a basso costo. Un controllo più accurato dei pacchi consente inoltre alle autorità doganali di raccogliere dati più precisi sul commercio digitale, con possibili benefici per le politiche fiscali e il contrasto all’evasione. Il dazio di 3 euro è chiaramente transitorio, in attesa di un accordo definitivo che elimini la franchigia doganale, mentre la Commissione Europea e gli Stati membri valutano soluzioni per semplificare le procedure e armonizzare la gestione dei piccoli pacchi. La misura rappresenta un passo verso la modernizzazione del sistema doganale europeo e una risposta concreta alla rapida crescita dell’e-commerce internazionale. La sfida resta quella di bilanciare la protezione del mercato interno, la sostenibilità dei costi per i consumatori UE e la flessibilità operativa delle piattaforme digitali, in attesa dell’introduzione di una riforma doganale definitiva che renda più equo e trasparente il commercio digitale nell’Unione Europea.

Un focolare di 400 millenni fa in GRan Bretagna cambia le idee sull’evoluzione e riecheggia nelle antiche presenze preistoriche del Sud Italia.. Immaginiamoli così: piccoli gruppi di Neanderthal seduti intorno a un fuoco, in una radura del Suffolk, mentre si scaldano, cucinano qualcosa e si tengono al sicuro. Una scena che finora avremmo considerato pura fantasia, perché si pensava che l’uomo avesse imparato ad accendere il fuoco solo 50.000 anni fa. E invece, una nuova scoperta cambia tutto: quel fuoco potrebbe essere stato acceso 400.000 anni fa. La svolta arriva da Barnham, un villaggio inglese dove gli archeologi hanno studiato un’antica cava d’argilla. Analizzando il terreno, hanno trovato un’area resa rossa da temperature altissime e strumenti di pietra rotti dal calore. Le analisi hanno mostrato che l’argilla è stata scaldata oltre i 700 gradi: molto più di quanto potrebbe fare un incendio naturale. Insomma, lì c’era un vero focolare, acceso di proposito. La prova più affascinante è arrivata da due minuscoli pezzetti di pirite, un minerale che produce scintille se colpito con una selce. In quella zona la pirite non si trova quasi mai, quindi deve essere stata portata da lontano. Secondo gli studiosi, serviva proprio per accendere il fuoco: una specie di accendino preistorico. Gli autori di questa impresa non erano Homo sapiens, ma probabilmente i primi Neanderthal, già presenti in Europa centinaia di migliaia di anni fa. L’idea che sapessero creare e controllare il fuoco così presto cambia il modo in cui vediamo molte tappe della nostra evoluzione. Il fuoco avrebbe permesso loro di cucinare, di proteggersi, di organizzarsi meglio e forse anche di raccontarsi storie mentre la notte scendeva. Ed è interessante pensare che, nello stesso periodo, anche altre zone d’Europa — e forse anche del nostro Sud — erano frequentate da gruppi umani capaci di abilità simili. In Puglia e Basilicata, per esempio, i siti preistorici come il Pulo di Altamura, la Grotta di Lamalunga o le aree del Materano raccontano di comunità molto antiche, adattate ai territori carsici e alle gravine, e probabilmente riunite anch’esse attorno ai loro focolari. Un fuoco acceso 400.000 anni fa, dunque, non è solo una scoperta scientifica: è una finestra sulle nostre origini. È lì, tra la luce tremolante delle fiamme, che hanno preso forma le prime tecnologie, le prime collaborazioni e forse anche i primi racconti che rendevano gli umani… umani.

Il problema dei ritardi: non sei l’unico. Ma non è un buon motivo per non reagire…. Quante volte hai detto “Arrivo tra cinque minuti” e quei cinque minuti diventano quindici? Se arrivi sempre in ritardo, non sei solo. Per molte persone il ritardo non è un’eccezione, ma una costante. Secondo psicologi e neuroscienziati, i ritardi cronici hanno radici molto più complesse della semplice disorganizzazione: entrano in gioco personalità, percezione del tempo e funzionamento del cervello. Perché alcune persone arrivano sempre in ritardo La scienza mostra che ognuno di noi ha un orologio interno diverso. Jeff Conte, psicologo della San Diego State University, spiega che la puntualità dipende da schemi individuali che spesso non percepiamo consapevolmente. Per questo, anche impegnandosi, alcune persone continuano a essere in ritardo. L’errore di pianificazione: il nemico numero uno Uno dei fattori chiave è il cosiddetto errore di pianificazione: tendi a immaginare che tutto andrà liscio e sottovaluti il tempo reale necessario per svolgere un’attività. Così parti tardi… e arrivi tardi.Allen Bluedorn, esperto nella gestione del tempo, suggerisce un metodo semplice per migliorare la gestione del tempo: raddoppiare le stime. Se pensi che un tragitto richieda 10 minuti, considerane 20. La personalità influenza la puntualità La coscienziosità, uno dei tratti della personalità, è strettamente legata alla puntualità. Chi è ordinato, disciplinato e attento tende a essere più puntuale.Chi invece ha livelli più bassi può essere facilmente disorganizzato. In questo caso, strumenti come sveglie, checklist, app per la pianificazione e una maggiore consapevolezza dell’impatto sui rapporti sociali possono fare la differenza. Multitasking e ritardi: il profilo policronico Esiste poi una categoria di persone chiamate policronici: amano il multitasking, gestiscono molte attività contemporaneamente e spesso perdono la percezione del tempo.In questi casi possono aiutare: sveglie e timer visibili promemoria piccoli sistemi di organizzazione quotidiana Questi strumenti permettono di essere più puntuali senza rinunciare al proprio stile di vita. Il ritmo biologico: nottambuli e puntualità Il ritmo circadiano influisce molto sulla puntualità. Chi è un vero nottambulo tende a soffrire gli impegni mattutini: svegliarsi presto è più difficile e il cervello impiega più tempo “a partire”.Per loro sono utili strategie come: preparare tutto la sera prima impostare più sveglie usare routine del mattino più semplici Quando la causa è neurobiologica In alcuni casi i ritardi cronici sono legati a condizioni come ADHD, autismo o dislessia, che influenzano la percezione del tempo e le funzioni esecutive.Strumenti come liste digitali, pianificazione dettagliata, app di promemoria e il supporto di persone vicine possono migliorare notevolmente la gestione degli orari. Come diventare più puntuali senza stravolgere la propria vita La buona notizia è che chi arriva sempre in ritardo può migliorare davvero. Le strategie più efficaci includono: preparare ciò che serve in anticipo calcolare tempi realistici lasciare margini extra usare timer, sveglie o app Allo stesso tempo, chi è sempre puntuale può ridurre conflitti e fraintendimenti ricordando che non tutti percepiscono il tempo allo stesso modo. Conclusione: il ritardo non è maleducazione Arrivare in ritardo non è un difetto morale, ma il risultato di biologia, psicologia e abitudini. Con consapevolezza e piccole strategie, è possibile migliorare la propria puntualità senza cambiare la propria identità.

Il celebre dramma di Tennessee Williams arriva a Bari con una nuova messa in scena, tra tensioni familiari, verità taciute e desiderio di riscatto.. La gatta sul tetto che scotta racconta il dramma della famiglia Pollitt, riunita nella grande tenuta di famiglia per festeggiare il compleanno di Big Daddy, ignaro della propria malattia terminale. Tra tensioni familiari e rivalità, emergono le ambizioni di Gooper e Mae, interessati all’eredità, e il dolore di Brick, alcolizzato e segnato dalla perdita dell’amico Skipper. Sua moglie Maggie, innamorata e ignorata, si sente come “una gatta su un tetto che scotta”: aggrappata alla sua posizione sociale, decisa a non tornare alla povertà. Nell’estremo tentativo di salvare il loro matrimonio, Maggie finge una gravidanza, cercando di trasformare la bugia in una nuova possibilità.Info. www.pugliaculture.it

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