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Donatella Azzone

Reperiti facilmente sul mercato clandestino. Un fenomeno in aumento alimentato dalla diffusione di notizie distorte sui social. Sonoi più potenti farmaci antiobesità attualmente disponibili, ma a farne uso e abuso sono sempre più persone a caccia di un dimagrimento rapido in barba ai rischi per la propria salute.Un business pericoloso quello semaglutide e tirzepatide, repetiti anche senza ricetta medica, su siti web non autorizzati, di fatto attraverso canali clandestini, a scopo meramente estetico, mettendo a repentaglio la salute. Il fenomeno sempre più diffuso, è stato stigmatizzato nella ricerca condotta dalla bareseLeonilde Bonfrate, specializzata in medicina interna, consulente del centro per l’obesità del De Bellis di Castellana, professore associato presso l’università San Raffaele di Roma e dai colleghi professoressa Caterina Conte e professor Alfredo Caturano. Intervista a Leonilde Bonfrate, Università San Raffaele DI ROMA , irccs de bellis di castellana grotte

Uno studio su PNAS rivela come tanyciti e astrociti regolano la sazietà nel cervello: ecco il nuovo possibile bersaglio per le cure antiobesità. Il senso di sazietà non è solo una questione di neuroni. Un innovativo studio internazionale ha rivelato che il controllo dell’appetito dipende da un sistema di comunicazione molto più complesso, dove cellule finora ritenute “di supporto” giocano in realtà un ruolo da protagoniste. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e guidata da Ricardo Araneda dell’Università del Maryland in collaborazione con l’Università di Concepción, apre scenari inediti nella lotta contro l’obesità e i disturbi alimentari. Oltre i neuroni: il ruolo di tanyciti e astrociti Fino ad oggi si pensava che il glucosio agisse in modo quasi diretto sui neuroni. Lo studio dimostra invece l’esistenza di una vera e propria “catena di montaggio” biochimica nel cervello: I Tanyciti: Queste cellule specializzate monitorano i livelli di glucosio nel liquido cerebrospinale subito dopo il pasto. Il Lattato: Quando gli zuccheri salgono, i tanyciti rilasciano lattato. Gli Astrociti: Il lattato non va ai neuroni, ma attiva gli astrociti tramite il recettore HCAR1. Il Segnale Finale: Gli astrociti rilasciano glutammato, che finalmente stimola i neuroni della sazietà. Una scoperta rivoluzionaria: l’azione su due fronti Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca riguarda la doppia funzione del lattato. Questa molecola agisce come un vero e proprio interruttore metabolico: Attiva i neuroni che segnalano al corpo che è ora di smettere di mangiare. Spegne (attenua) contemporaneamente i neuroni che promuovono lo stimolo della fame. Inoltre, gli scienziati hanno osservato che l’attivazione di un singolo tanycite può influenzare numerosi astrociti vicini, permettendo al segnale di sazietà di propagarsi velocemente in tutta l’area cerebrale interessata. Nuove speranze per terapie contro l’obesità Sebbene i test siano stati condotti su modelli animali, queste cellule sono presenti anche nel cervello umano. Comprendere questo circuito intermedio — la comunicazione tra tanyciti e astrociti — fornisce ai medici un nuovo bersaglio terapeutico. Questa scoperta potrebbe portare allo sviluppo di farmaci di nuova generazione che, agendo su questo meccanismo specifico, aiutino a gestire meglio l’appetito e a contrastare patologie metaboliche gravi, integrandosi con i trattamenti farmacologici e nutrizionali già esistenti.

Previste inoltre attività collaterali, laboratori didattici, visite guidate. Indaga il Seicento e la crisi dell’uomo moderno che, perso il suo ruolo di centro dell’universo, si rifugia nello spettacolo, tra ostentazione del fasto e fragilità esistenziale. Si tratta di una testimonianza preziosa dei mutamenti culturali dell’età barocca la mostra inaugurata nella Galleria Nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna” di Bitonto. Montaggio di Luca Caradonna

Lo produce una gelateria di Bari ed è il frutto dell’eccellenza dell’agricoltura del territorio. Nasce il primo gelato alla mandorla di Toritto ‘Filippo Cea’. Si tratta di un prodotto artigianale che diventa così simbolo di una filiera trasparente e con materie prime rigorosamente italiane di origine certa. A produrlo, prima e unica gelateria in Italia al momento è “Sacro gusto” di Bari alla quale è stato conferito il certificato di gelateria Ambasciatrice del Gelato Italiano. Interviste a Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia; Giovanni Carucci, presidente di ‘Città del Gelato’ Montaggio di Tonino Laviola

Nella sede di Confindustria di Bari il forum dedicato a investimenti e collaborazioni. Rafforzare gli scambi tra Regno Unito, Puglia e Basilicata e favorire nuovi progetti industriali e commerciali tra le due regioni. È l’obiettivo comune ribadito durante l’evento ‘UK-Puglia Business Forum’, organizzato da Confindustria Bari e Bat in collaborazione con il Consolato Generale britannico di Milano.  Montaggio di Maria Cristina Quintale

Nel programma oltre 130 appuntamenti tra proiezioni, cineforum, documentari, ma anche laboratori. Fra arte, musica ed eventi diffusi tutta la città si veste di cinema grazie al Fuori Bif&st, il programma di eventi che accompagnerà l’edizione 2026 del Bari international film&tv Festival. Montaggio di Max Sportelli Interviste a Oscar Iarussi, direttore artistico del Bif&st; Pietro Petruzzelli, assessore allo Sviluppo economico; Paola Romano, assessora alle Culture comune di Bari

Uno studio guidato da Stephen Wallace della University of Edinburgh dimostra che batteri geneticamente modificati possono trasformare il PET delle bottiglie in L-Dopa, uno dei principali farmaci per il Morbo di Parkinson.

Particolare attenzione, accanto ai disturbi più conosciuti, viene riservata all’Arfid, il disturbo evitante o restrittivo dell’assunzione di cibo. Negli ultimi anni, a livello nazionale, si è registrato un aumento fino al 35% dei disturbi del comportamento alimentare tra bambini e adolescenti, con un abbassamento progressivo dell’età di esordio: in Italia si stima che oltre 3 milioni di persone ne soffrano e che anoressia e bulimia colpiscano tra l’8% e il 10% delle ragazze e tra lo 0,5% e l’1% dei ragazzi, con casi segnalati sempre più frequentemente tra gli 11-12 e i 15 anni e, a volte, anche prima, intorno agli 8-9 anni. Particolare attenzione, accanto ai disturbi più conosciuti, viene riservata all’Arfid, il disturbo evitante o restrittivo dell’assunzione di cibo che riguarda circa tra il 5% e il 14% dei bambini, più frequentemente imaschi, e si manifesta soprattutto in età scolare, tra i 6 e i 10 anni. Si tratta dell’evitamento di specifici alimenti per caratteristiche sensoriali (come aspetto, odore, consistenza o temperatura) e per la paura di soffocare o vomitare oppure una forte riduzione dell’interesse per il cibo.“I disturbi del comportamento alimentare non riguardano soltanto il rapporto con il cibo, ma coinvolgono aspetti psicologici, emotivi e relazionali profondi – afferma Elisa Fazzi, presidente di Sinpia -. Si tratta di condizioni complesse che possono avere conseguenze molto gravi sulla salute fisica e mentale e sullo sviluppo, soprattutto quando insorgono in età precoce”.

Ottimi i risultati di un progetto che ha avuto come protagonista un centro diurno di Monopoli. Dalla telemedicina all’intelligenza artificiale applicata alla riabilitazione. L’impiego delle nuove tecnologie nella gestione della disabilità potenzia gli effetti positivi delle terapie e favorisce la gestione dei pazienti. Lo dimostrano i risultati di un progetto realizzato dal centro diurno socio educativo e riabilitativo “Santa Caterina tre” di Monopoli, il centro interdipartimentale di ricerca in telemedicina dell’università di Bari il dipartimento di medicina fisica e riabilitazione e quello di scienze mediche e neuroscienze dell’università. Dopo l’esperienza della riabilitazione a distanza sperimentata durante l’emergenza covid, nel 2024 è nato un laboratorio di intelligenza artificiale con l’obiettivo di creare percorsi di inclusione. Protagonisti proprio gli strumenti digitali ed un approccio innovativo e multimodale basato sulle nuove tecnologie che ha offerto un supporto valido a tutti i pazienti. Tablet, smartphone e app dedicate si sono dimostrati strumenti fondamentali capaci di migliorare autonomia e comunicazione in pazienti con ritardo cognitivo e relazionale. Un’ottima risposta alle nuove sfide socio educative e riabilitative che apre la strada a futuri e ulteriori impieghi nelle attività di questo genere Intervista al Dott Nicola Dellino, direttore centro diurno Santa Caterina Tre di Monopoli

Come Psa, risonanza magnetica e test Stockholm3 stanno trasformando la diagnosi precoce e riducendo trattamenti inutili. Lo screening del tumore della prostata continua a evolversi grazie a studi a lungo termine e nuove tecnologie. Risultati del follow-up a lungo termine Uno studio ha invitato metà dei partecipanti a sottoporsi a test PSA ogni due anni fino ai 70 anni. I risultati principali: Dopo 15 anni, un decesso ogni 311 uomini invitati è stato evitato. Dopo 30 anni, il rapporto scende a uno ogni 161. Tra gli uomini diagnosticati, lo screening ha evitato un decesso ogni 13 casi dopo 15 anni e uno ogni 6 dopo 30 anni. Il follow-up più lungo mai realizzato dimostra che i benefici dello screening aumentano nel tempo. Ridurre sovradiagnosi e trattamenti inutili Lo screening aumenta la diagnosi di tumori che potrebbero non creare problemi clinici. Per questo, la ricerca si concentra su: Risonanza magnetica (MRI) per individuare tumori clinicamente significativi. Linee guida PRISM, con oltre 300 indicazioni su quando usare la risonanza e quando procedere alla biopsia. Programmi su larga scala come TRANSFORM, con risonanze rapide di 10 minuti. Stratificazione del rischio, per ridurre gli esami inutili fino al 60%. Test Stockholm3, che integra biomarcatori proteici e genetici, riducendo del 67% le risonanze e del 40% le biopsie necessarie. Impatto psicologico contenuto Gli studi mostrano che lo screening provoca ansia moderata o grave solo in pochi casi (3-5%), confermando che i programmi moderni sono sicuri anche dal punto di vista psicologico. Conclusione Lo screening personalizzato della prostata permette di salvare vite, ridurre diagnosi e procedure non necessarie e ottimizzare le risorse sanitarie. L’uso combinato di PSA, MRI e test avanzati come Stockholm3 rappresenta il futuro dei programmi di prevenzione.

Lo dice uno studio americano. Anche una sola sessione di esercizio fisico può aumentare l’attività di specifiche onde cerebrali associate ai processi di memoria e apprendimento. Lo indica uno studio guidato da Michelle Voss del Dipartimento di Psychological and Brain Sciences dell’University of Iowa. Dopo un breve allenamento si verifica un aumento di onde cerebrali ad alta generate nell’ippocampo, unastruttura cerebrale fondamentale per la formazione dei ricordi. Queste onde si propagano verso altre aree corticali coinvolte nei processi cognitivi, rafforzando le connessioni neurali che supportano apprendimento e richiamo delle informazioni. L’analisi è stata condotta su 14 pazienti con epilessia di età compresa tra 17 e 50 anni. Per 20 minuti hanno effettuato un breve riscaldamento e poi hanno fatto esercizio su una cyclette. L’attività celebrare è stata analizzata attraverso l’elettroencefalografia intracranica (tecnica che sfrutta elettrodi impiantati nel cervello per misurare direttamente l’attività neurale). Le registrazioni hanno mostrato un aumento significativo delle ripples (onde cerebrali ad alta frequenza) originate nell’ippocampo, insieme a un rafforzamento delle connessioni con regioni corticali coinvolte nei processi di memoria. Lo studio dimostra per la prima volta negli esseri umani che anche una singola sessione di esercizio può modificare rapidamente i ritmi neurali e le reti cerebrali coinvolte nella memoria. Infatti, in passato gli scienziati avevano osservato fenomeni simili negli animali da laboratorio, come topi e ratti, ma non erano riusciti a dimostrarli direttamente negli esseri umani. Inoltre, secondo i ricercatori, i risultati non sono limitati ai pazienti con epilessia coinvolti nello studio, ma i risultati dopo l’esercizio sono molto simili a quelli osservati negli adulti sani.

Il primo paziente sottoposto a Tare è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi. Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando quanto più possibile il fegato sano. Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta un trattamento di radioembolizzazione epatica Tare, una procedura mini-invasiva e ad alta specializzazione eseguita dall’Unità operativa di medicina nucleare diretta da Giuseppe Rubini. “È un’opzione terapeutica indicata quando l’asportazione chirurgica del tumore non è tecnicamente fattibile o quando l’intervento chirurgico risulta controindicato per le condizioni cliniche del paziente. – spiega Rubini – La radioembolizzazione è un intervento che assomiglia più a un lavoro di precisione che a un’azione d’urto: le microsfere, trasportate dal flusso sanguigno, arrivano nel cuore del tumore e lì rilasciano la loro forza con una penetrazione limitata, proteggendo quanto più possibile il tessuto sano. Questa opzione può inoltre consentire, in casi selezionati, di riportare il tumore entro criteri compatibili con la candidabilità al trapianto di fegato, di cui il Policlinico di Bari è centro di riferimento regionale”. L’esecuzione della Tare prevede una fase preliminare di simulazione: uno studio angiografico super-selettivo associato all’iniezione di un radiofarmaco diagnostico che ‘simula’ la distribuzione di quello terapeutico. La dose terapeutica viene calcolata attraverso specifici software. Il primo paziente sottoposto a Tare al Policlinico è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi. “L’obiettivo è rendere questi trattamenti un’attività stabile e programmata, – dice il direttore generale, Antonio Sanguedolce – così da ampliare in modo concreto le possibilità di cura delle persone con tumore al fegato”.

C’è anche una giovane salentina tra coloro che hanno ricevuto a Roma il premio “Eccellenza donna”. Una storia di resilienza, di sogni infranti e alla fine realizzati, di profonda sofferenza, ma anche di rinascita. È quella di Erica Occhionero, 28enne di Castromediano in provincia di Lecce che ha affrontato bullismo, umiliazioni e il dolore di non poter diventare una ballerina professionista a causa di un incidente con lo scooter a 16 anni. Il sostegno dei genitori e la grande forza di volontà le hanno permesso di laurearsi in matematica, trasferire la sua passione nella danza in volo , tanto da essere riuscita a unire matematica e danza in volo nella tesi magistrale, dimostrando che discipline così diverse possono dialogare tra loro. Passione e coraggio per le quali erica ha ricevuto a Roma il premio “eccellenza donna”, ideato e promosso dalla senatrice di Fratelli d’Italia, Cinzia Pellegrino. Intervista a Erica Occhionero, danzatrice di danza in volo

“Sempre meno una scelta e sempre più necessità”. Gli italiani che decidono di curarsi fuori dalla propria Regione di residenza non è mai stato tanto abbondante. Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale, ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 quando era stata pari a 5,04 miliardi. Gli spostamenti sono soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a fortispostamenti anche tra Regioni settentrionali. Questi dati emergono dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe. Per il Meridione si assiste a una fuga di pazienti senza che si registri alcuna attrattività. “La migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale:rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi”, afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Tuttavia, “esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità”. È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge con forza lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle Regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, laSicilia di 246,7. “Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità”, precisa Cartabellotta. “Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale”, conclude il presidente Gimbe.

Uno studio su oltre 23mila adulti individua in 7 ore e 18 minuti la durata ideale del sonno per ridurre il rischio di insulino-resistenza e mette in guardia sugli effetti del recupero eccessivo nel weekend. Dormire in media 7 ore e 18 minuti per notte potrebbe rappresentare la durata ideale per ridurre il rischio di insulino-resistenza, una condizione che spesso precede il diabete di tipo 2. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale pubblicato su BMJ Open Diabetes Research & Care. La ricerca suggerisce che non solo dormire troppo poco, ma anche dormire troppo, potrebbe influire negativamente sul metabolismo del glucosio. Lo studio: oltre 23mila adulti analizzati I ricercatori hanno esaminato i dati di 23.475 persone tra i 20 e gli 80 anni, raccolti tra il 2009 e il 2023 nell’ambito del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). Per oltre 10mila partecipanti erano disponibili anche informazioni dettagliate sul sonno nel weekend. Per valutare il rischio metabolico è stato utilizzato l’Estimated Glucose Disposal Rate (eGDR), un indicatore dell’insulino-resistenza calcolato in base a: Circonferenza vita Glicemia a digiuno Pressione arteriosa Valori inferiori a 6-7 mg/kg/min indicano un rischio più elevato, mentre valori superiori a 10 mg/kg/min sono associati a un rischio più basso. Nel campione analizzato, il valore medio era pari a 8,23. La relazione tra durata del sonno e metabolismo L’analisi ha evidenziato una relazione a U rovesciata tra durata del sonno nei giorni feriali e rischio metabolico. Sotto le 7 ore e 18 minuti: aumentare il sonno migliorava l’eGDR Oltre le 7 ore e 18 minuti: l’eGDR tendeva a peggiorare L’effetto risultava particolarmente evidente nelle donne e nelle persone tra i 40 e i 59 anni. Recuperare sonno nel weekend: aiuta o peggiora? Un altro aspetto chiave riguarda il cosiddetto “sonno compensatorio” del fine settimana. Chi dormiva meno della soglia ottimale durante la settimana e recuperava 1-2 ore nel weekend mostrava un miglioramento dell’eGDR. Chi invece già superava la soglia ideale nei giorni feriali e aggiungeva più di 2 ore nel fine settimana presentava un peggioramento dell’indicatore metabolico. Quasi il 48% dei partecipanti ha dichiarato di recuperare ore di sonno nel weekend. Sonno e diabete: una relazione bidirezionale Secondo gli autori, esiste una relazione bidirezionale tra sonno e metabolismo. Un controllo glicemico non ottimale è associato sia a una durata troppo breve sia eccessiva del sonno, oltre che a disturbi del riposo. Questo può generare un circolo vizioso: La disfunzione metabolica altera il sonno Un sonno irregolare peggiora ulteriormente la salute metabolica Limiti dello studio Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, la durata del sonno è stata auto-riferita, elemento che potrebbe influire sull’accuratezza dei dati. Quante ore dormire per la salute metabolica? Alla luce dei risultati, dormire circa 7 ore e 18 minuti a notte potrebbe rappresentare un punto di equilibrio per ridurre il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2. Anche la gestione del recupero di sonno nel weekend potrebbe avere un ruolo importante nella regolazione metabolica e nella prevenzione delle malattie croniche.

Un racconto coraggioso e coinvolgente quello narrato attraverso le testimonianze di donne vittime di violenza compresa quella economica. Contro abusi e maltrattamenti è necessario un cambiamento culturale che abbatta stereotipi e disuguaglianze. Questo è il messaggio lanciato dal teatro Piccinni di Bari durante un evento contro la violenza di genere. Intervista a Claudia Segre, Presidente Global Thinking Foundation Montaggio di Luca Campobasso

Garantire privacy e tutela alle donne che affrontano gravidanze difficili o scelgono il parto in anonimato. Al “Di Venere” di Bari a loro dedicate 4 stanze protette. Questa è una delle 4 stanze di accoglienza protetta allestite al di venere di Bari – unico ospedale al sud ad esserne dotato – esclusivamente dedicate alle donne che affrontano gravidanze difficili o decidono di partorire senza riconoscere il neonato. Percorsi dedicati e spazi riservati voluti dalla Asl di bari per garantire alle donne i propri diritti e rafforzare l’assistenza alle gravidanze complesse nei diversi punti nascita del territorio. Dopo quello all’ospedale San Paolo, anche di venere è stato organizzato un evento formativo per i medici e il personale dei reparti chiamati ad affrontare e gestire queste situazioni difficili. All’interno del reparto di ginecologia e ostetricia, rigorosamente però separate dal reparto di degenza tradizionale attraverso un ingresso indipendente, sono astati allestiti spazi riservati, silenziosi, capaci di accogliere in un clima il più possibile sereno donne che tra queste mura devono spesso affrontare percorsi difficili come quello di un parto in anonimato e drammi profondi, come interruzioni di gravidanza per gravi patologie fetali, lutti prenatali, interventi di chirurgia fetale. Intervista a Rosella Squicciuarini, Direttrice sanitaria Asl Ba e Elisabetta vaccarella , vicepresidente Consiglio Regionale Puglia

Una sfida nazionale tra gli specializzandi in pediatria. L’obiettivo è quello di imparare a gestire le emergenze e forgiare i medici nel migliore dei modi. Specializzandi che simulano un’emergenza su un bambino. Questo bambino non respira bene. Bisogna intervenire in maniera rapida ed efficace. A farlo sono questi giovani medici, specializzandi in pediatria. Attraverso la simulazione degli eventi più critici al policlinico di Bari i giovani medici testano le competenze acquisite e si sfidano in una competizione sulla qualità dell’intervento sulle principali emergenze in ambito neonatale. Squadre da medici in formazione, provenienti da trenta università italiane e da diverse scuole di specializzazione imparano così ad affrontare asfissia, sindrome da aspirazione di meconio, insufficienza respiratoria nel neonato, a gestire il neonato cardiopatico e altre condizioni critiche. Un modello formativo innovativo nel panorama della formazione specialistica italiana organizzato per il quarto anno dalla società italiana di neonatologia, dalle scuole di specializzazione in pediatria , insieme alla scuola di bari vincitrice dell’edizione 2025 e dall’università di bari che quest’anno ospita l’evento. Intervista al Prof. Nicola Laforgia, Dir. Uoc Neonatologia del Policlinico di Bari

Scopri come percorsi personalizzati e il dispositivo medico Plenity aiutano a perdere peso in modo sostenibile, garantendo continuità terapeutica e risultati duraturi nella gestione dell’obesità cronica. Nella gestione del peso, il vero ostacolo non è iniziare un percorso, ma riuscire a proseguire nel tempo. Una persona su due abbandona le cure nel primo anno, rendendo cruciale la capacità degli strumenti disponibili – farmacologici e non – di integrarsi nella vita quotidiana senza frustrazione o interruzioni. “Se oggi l’obesità è riconosciuta come patologia cronica, dobbiamo affrontarla con una logica di lungo periodo”, spiega Mikiko Watanabe, endocrinologa e docente alla Sapienza Università di Roma. Perché la continuità terapeutica è fondamentale La gestione del peso non si misura solo sui chili persi inizialmente, ma sulla capacità di stabilizzare i risultati nel tempo. Una risposta progressiva e ben tollerata aumenta la probabilità di aderenza ai trattamenti, trasformando un cambiamento iniziale in un beneficio clinico duraturo. Disporre di opzioni terapeutiche diversificate, integrate e personalizzabili, è essenziale per costruire percorsi sostenibili nelle malattie croniche come l’obesità. Obesità in Italia: numeri e criticità Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale, e oltre il 10% presenta obesità. L’interruzione precoce dei trattamenti rimane uno dei principali ostacoli alla stabilizzazione dei risultati, soprattutto nei primi mesi, quando motivazione e tollerabilità diventano determinanti. Plenity: tecnologia non sistemica per una perdita di peso efficace Il dispositivo medico Plenity ha dimostrato nel trial GLOW risultati clinicamente rilevanti: 6 persone su 10 hanno ottenuto una riduzione significativa del peso 1 persona su 4 ha superato il 10% di perdita di peso L’elevata tollerabilità favorisce la continuità terapeutica Plenity è un idrogel superassorbente composto da un polimero derivato dalla cellulosa e acido citrico, con approvazione FDA e marcatura CE. Indicato per soggetti con BMI tra 25 e 40 kg/m², si assume in capsule prima dei pasti. Nel tratto gastrointestinale si espande formando una matrice tridimensionale che simula le fibre vegetali, favorendo una sazietà naturale e riducendo la quantità di cibo ingerita senza interferire con la routine quotidiana. Percorsi personalizzati e sostenibili nella gestione dell’obesità La gestione dell’obesità richiede strategie personalizzate e flessibili, integrate nella vita quotidiana. Disporre di strumenti diversi permette di costruire percorsi più sostenibili nel tempo, aumentando le probabilità di successo clinico a lungo termine.

La crescita del turismo in Puglia, passa da un potenziamento della mobilità. Nell’ambito della BTM le imprese del settore hanno incontrato i vertici dei vettori del trasporto aereo e ferroviario per chiedere più servizi e collegamenti. Turismo e trasporti sono un binomio inscindibile. Raggiungere il luogo scelto agilmente e rapidamente significa dedicare più tempo a scoprirne la bellezza. Potenziare collegamenti, servizi e infrastrutture è quindi necessario per una Puglia sempre più trattativa. Ne è convinta Confindustria che in un dibattito organizzato nell’ambito del BTM, il salone del turismo in fiera del levante a Bari ha messo insieme i vertici dei principali vettori nazionali e regionali del trasporto. Obiettivo comune lavorare in squadra. Intervista a Massimo Salomone, Coordinatore Tecnico Turismo di Confindustria Puglia, Sandro Pappalardo, presidente ITA Airways, Giampiero Strisciuglio, Ad Trenitalia, Giuseppe pavoncelli, ad Ferrovie del Nord-Barese e Francesco Ruocco, ANAS Puglia

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