
Pranzare fuori costa caro: a Bari e nel Sud Italia portarsi il pranzo da casa conviene davvero
Il capoluogo pugliese guida le città del Sud nel risparmio quotidiano: si riesce a tagliare fino a un quinto dello stipendio Pranzare fuori casa può
Il capoluogo pugliese guida le città del Sud nel risparmio quotidiano: si riesce a tagliare fino a un quinto dello stipendio. Pranzare fuori casa può incidere in modo significativo sul budget mensile delle famiglie italiane, arrivando a pesare fino al 20% del reddito lordo. Secondo un’analisi di Bravo, fintech leader nella gestione del debito, prepararsi il pasto a casa rappresenta un’opportunità concreta di risparmio: in media, chi porta il pranzo da casa può tagliare la spesa di circa 263 euro al mese, pari a quasi 3.200 euro all’anno. La differenza tra mangiare al ristorante o in mensa e consumare il pasto casalingo è notevole: un piatto di pasta, un’acqua e un caffè costano mediamente 16 euro al Nord e 13 euro al Sud, mentre a casa il pasto si attesta intorno a 1,7 euro. Le regioni settentrionali, come Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria e Trentino-Alto Adige, offrono il potenziale di risparmio più alto, con cifre che possono superare i 3.500 euro annui. Al contrario, nel Sud Italia e nelle isole, tra cui Puglia, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo, il risparmio annuale resta poco sotto i 2.800 euro, con un divario di quasi 670 euro rispetto al Nord. La spiegazione, secondo gli analisti, risiede principalmente nelle retribuzioni più basse e nei costi più contenuti della ristorazione nelle regioni meridionali. Tuttavia, il quadro cambia se si considera il risparmio in termini percentuali sul reddito mensile: qui, alcune città del Sud Italia scalano la classifica, dimostrando che portarsi il pranzo da casa può rappresentare una vera strategia di gestione del bilancio familiare. Tra le città italiane, Milano guida la classifica assoluta per risparmio annuo, con oltre 3.630 euro potenzialmente risparmiabili, seguita da Monza-Brianza, Parma, Modena e Bologna. Il capoluogo lombardo, con uno stipendio medio mensile lordo di circa 2.780 euro, evidenzia come anche redditi elevati non eliminino il peso della spesa alimentare quotidiana. Nel Sud, invece, le città raggiungono mediamente un risparmio annuo di circa 2.760 euro. Ma se si guarda al risparmio in percentuale sulla busta paga, la situazione cambia radicalmente: Vibo Valentia è in testa con un 22,3% del reddito mensile risparmiabile, seguita da Grosseto (21%) e Imperia (21%). In Puglia, città come Bari, Lecce, Taranto e Foggia mostrano numeri interessanti. A Bari, ad esempio, dove la retribuzione media mensile lorda è inferiore rispetto al Nord, portarsi il pranzo da casa consente di risparmiare una quota significativa del budget familiare, rendendo questa scelta più vantaggiosa in termini percentuali rispetto a molte città settentrionali. Anche Lecce e Taranto beneficiano di un impatto simile: pur con un costo del pasto fuori leggermente inferiore rispetto al Nord, il risparmio in percentuale sul reddito può superare il 19%, offrendo una boccata d’ossigeno a chi ha un reddito medio-modesto. Foggia e le altre città pugliesi confermano questa tendenza, sottolineando come il Sud Italia, pur con spese assolute inferiori, trovi nel pranzo casalingo un vero strumento di risparmio familiare. Anche in Basilicata, centri come Potenza e Matera evidenziano la stessa dinamica: il costo medio di un pranzo fuori è inferiore rispetto al Nord, ma il reddito più basso fa sì che portarsi il pasto da casa rappresenti una soluzione di grande impatto economico per i lavoratori e i professionisti della regione. La scelta di consumare il pranzo preparato a casa non è solo una questione di risparmio, ma anche di gestione intelligente del budget mensile, soprattutto in un contesto dove il costo della vita sta aumentando e i redditi restano relativamente contenuti.
Nella sede di Confindustria Bari-Bat è stato presentato il “Bilancio di sostenibilità”. Ad Andria l’olio parla il linguaggio della sostenibilità: Olio Levante indica la strada al settore.
Lo studio americano evidenzia che nelle donne obese post-menopausa l’estrone accelera la crescita del carcinoma ER+. Attenzione a Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera. Uno studio pubblicato su Nature Reviews Endocrinology dal Cancer Host Interaction Program del Lombardi Comprehensive Cancer Center della Georgetown University suggerisce che nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario positivo ai recettori degli estrogeni (ER+) alti livelli di estrone, ormone prodotto dal tessuto adiposo, possano favorire una forma più aggressiva del tumore. Dopo la menopausa, la produzione ovarica di estrogeni come il 17-estradiolo diminuisce drasticamente, e l’estrone diventa l’estrogeno predominante nel sangue e nei tessuti, incluso il tessuto mammario. Nelle donne obese i livelli di estrone possono essere da due a quattro volte più elevati rispetto alle donne normopeso, stimolando processi infiammatori e geni legati alla proliferazione tumorale, e aumentando così il rischio di forme tumorali più aggressive e difficili da trattare. Lo studio evidenzia inoltre che interventi integrati — combinando modifiche dello stile di vita, esercizio fisico regolare e farmaci dimagranti come gli agonisti del recettore GLP-1 — potrebbero ridurre l’effetto cancerogeno dell’estrone, offrendo nuove prospettive terapeutiche oltre alle terapie tradizionali. Questo tema ha particolare rilevanza in Puglia e Basilicata, dove l’obesità femminile in età post-menopausale è significativa: in Puglia, secondo i dati PASSI 2022-2023, circa il 37% della popolazione adulta è in sovrappeso, l’11,7% obesa, con quasi il 49,1% in eccesso ponderale; in Basilicata circa il 38,9% degli adulti è in sovrappeso e il 13,6% obeso. Questi numeri indicano che le donne delle principali aree urbane come Bari, Lecce, Taranto e Foggia in Puglia, e Potenza e Matera in Basilicata, potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli effetti dell’estrone sull’aggressività tumorale. L’alta densità demografica di questi centri rende strategico concentrare lì le attività di prevenzione e screening, campagne di sensibilizzazione su alimentazione e attività fisica, e interventi clinici personalizzati che integrino la gestione del peso corporeo con la cura oncologica. Lo studio suggerisce inoltre di rafforzare i registri regionali dei tumori e i sistemi di sorveglianza sanitaria per monitorare l’incidenza di carcinoma mammario correlato a obesità e fattori ormonali, valutando l’efficacia delle strategie preventive nel tempo.In questo contesto, le donne di Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera rappresentano una popolazione chiave per interventi mirati, perché la combinazione di obesità, menopausa e carcinoma ER+ può aumentare la probabilità di forme più aggressive.
Il giovane era alla guida di un escavatore. Da chiarire le cause . È in codice rosso all’ospedale Vito Fazzi di Lecce un 21enne ferito in un cantiere a Guagnano. Il giovane era alla guida di un escavatore. Non è ancora chiara la dinamica. Sul posto i carabinieri e lo Spesal.
. In Puglia esplode la tensione tra agricoltori e Consorzi di Bonifica dopo l’arrivo, nelle ultime settimane, di una lunga serie di fatture a conguaglio che stanno colpendo aziende agricole grandi e piccole. Si tratta di richieste di pagamento inviate dal Consorzio Stornara e Tara e dal Consorzio Terre d’Apulia, con importi che in molti casi risultano più che raddoppiati e che si riferiscono addirittura ai consumi del 2021 e del 2022. Una circostanza che ha provocato la dura reazione di Coldiretti Puglia, che definisce le notifiche “totalmente illegittime” e mette in guardia: se i Consorzi non ritireranno immediatamente le fatture, partirà una mobilitazione senza precedenti. Al centro della polemica ci sono le Deliberazioni Commissariali approvate nel dicembre 2022, che prevedono aumenti tariffari legati ai costi energetici e alla minore compartecipazione della Regione. Nonostante siano in vigore da oltre due anni, gli agricoltori affermano di non aver ricevuto comunicazioni chiare, né aggiornamenti tempestivi. Così oggi si ritrovano bollette retroattive, arrivate in alcuni casi senza dettagli sufficienti e con cifre che incidono pesantemente sui bilanci delle aziende. Emblematico il caso delle utenze zootecniche, costrette a fare i conti con un prezzo dell’acqua lievitato da 2 a 3,70 euro al metro cubo, un aumento superiore all’80% che ora viene richiesto in un’unica soluzione per annualità passate. Coldiretti denuncia una gestione amministrativa “inaccettabile”, accusando i Consorzi di scaricare sugli agricoltori ritardi, inefficienze e mancanza di trasparenza. “Si tratta di un colpo basso per imprese che già oggi fanno fatica a sostenere i costi di produzione”, afferma il presidente regionale Alfonso Cavallo, secondo cui “non è tollerabile attribuire ai produttori rurali la responsabilità delle criticità gestionali di chi eroga un servizio essenziale come quello idrico”. Cavallo avverte che l’organizzazione agricola non resterà a guardare e chiede un confronto immediato, altrimenti scatteranno forme di protesta diffuse. Preoccupato anche il direttore regionale di Coldiretti, Pietro Piccioni, che parla di “forzatura amministrativa priva di fondamento”, annunciando che sono già in corso verifiche legali e che l’associazione è pronta a difendere gli agricoltori anche sul piano giudiziario. Piccioni chiede inoltre alla Regione un intervento urgente per fare chiarezza, stabilire regole certe e porre fine a una situazione che definisce “ai limiti dell’assurdo”.Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni da parte dei produttori, che lamentano calcoli poco chiari, comunicazioni inviate a distanza di anni e un impatto economico difficilmente sostenibile in un periodo in cui il settore è già logorato dalla crisi dei mercati, dalla siccità e dai costi energetici. L’acqua, elemento fondamentale per la sopravvivenza delle aziende agricole, rischia così di trasformarsi in un ulteriore fattore di stress per un comparto già fragile. Coldiretti avverte che, senza una rapida soluzione, la vicenda potrebbe degenerare in un problema sociale di ampia portata, coinvolgendo non solo gli agricoltori ma l’intero sistema economico regionale. L’associazione si dice pronta a rendere pubblica ogni evoluzione della situazione e a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché, dopo anni di difficoltà, non siano ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo di errori amministrativi che non hanno contribuito a generare.
Il giovane era a bordo di un monopattino. Si trova ora in rianimazione all’ospedale di Andria. Il ciclista è stato identificato: l’ipotesi di reato è di lesioni gravi. Un 15enne è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Andria dopo essere stato investito a Corato da una bici elettrica il conducente della quale è fuggito senza prestare soccorso. Il ragazzino, a bordo di un monopattino stava percorrendo via Piccarreta quando si sarebbe scontrata con una bici elettrica. Subito soccorso, il ragazzino è stato trasportato prima all’ospedale di Corato e poi, a causa della gravità delle ferite riportate, è stato trasferito al Bonomo di Andria. Nelle ultime ore il ragazzo a bordo della bici elettrica è stato identificato: per lui l’ipotesi di reato è di lesioni gravi. I due mezzi si sarebbero scontrati a causa di uno stop non rispettato.
“Una rivincita”. È di Molfetta la donna più forte d’Italia. Liana Amato ha vinto per la seconda volta consecutiva il campionato italiano di Strongman, qualificandosi ai Mondiali dell’anno prossimo in Texas. Una serie di prove fisiche l’hanno portata a salire sul gradino più alto del podio. Ma questa vittoria per lei rappresenta tanto altro.
Dalle loro parole la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Sono continuate anche questa mattina le proteste dei lavoratori e sindacalisti dell’ex Ilva. Oltre al blocco della statale 100 Taranto-Bari, in atto da ieri, oggi è stata bloccata la statale 106 e l’area imprese del siderurgico. Nella tarda serata di ieri ha raggiunto il presidio dei lavoratori il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, al quale i sindacati hanno chiesto di non partecipare all’incontro al Mimit del 5 dicembre perché il ministro Urso ha convocato riunioni separate per i siti del Nord e del Sud mentre i sindacati chiedono un tavolo unico a Palazzo Chigi. Oggi durante Mattino Norba abbiamo raccolto alcune voci dei lavoratori: dalle loro parole tutta la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Qui di seguito il video.
Erano ripetuti gli episodi di percosse come tirate di capelli, sculacciate, spinte, imposizioni fisiche e insulti . Il Tribunale monocratico di Lecce ha condannato una maestra a 3 anni di reclusione per maltrattamenti sugli alunni. Intimidazioni, violenze psicologiche e fisiche, offese, scherni e minacce avevano creato un clima costante di umiliazione e sofferenza nei bambini. Le condotte erano reiterate, abituali e hanno provocato danni psicologici per i piccoli. La maestra è stata incastrata dalle immagini delle videocamere che hanno ripreso episodi ripetuti di percosse (tirate di capelli, sculacciate, spinte), imposizioni fisiche e continui insulti e minacce sui piccoli di 3-5 anni.
Il responsabile dell’area tecnica del Lecce fa realizzare un murale a Vernole. È uno dei più grandi scopritori di talenti del campionato italiano, “l’uomo dei miracoli” capace di allestire organici che costano pochi soldi e fruttano tantissime plusvalenze. Per ribadire il concetto e dire a tutti che di “mago” ce n’è solo uno, Pantaleo Corvino ha deciso di realizzare un murale sulla facciata della sua abitazione, a Vernole, piccolo centro che si trova a meno di 20 chilometri da Lecce. Il faccione del Responsabile dell’area tecnica del Lecce è comparso da qualche giorno all’esterno della palazzina. A 75 anni Corvino non ha voglia di fermarsi e con i giallorossi insegue il record della quarta salvezza consecutiva. Il buon Pantaleo ci ricorda che “Historia magistra vitae”.
Il nuovo rapporto Svimez scatta una fotografia impietosa: in Italia le donne continuano a essere tra le meno occupate d’Europa. Il nuovo rapporto Svimez scatta una fotografia impietosa: in Italia le donne continuano a essere tra le meno occupate d’Europa, e nel Mezzogiorno la situazione diventa drammatica. Le donne studiano più degli uomini, si laureano prima e con risultati migliori, ma quando si affacciano al mercato del lavoro vengono frenate da ostacoli vecchi e nuovi. Tra le 25-34enni con titolo terziario, il 31% resta fuori dal mondo del lavoro, contro il 21% degli uomini: un divario che racconta un Paese che forma le donne, ma poi non le valorizza. Il Sud resta il punto più fragile. Tra le donne senza figli il tasso di occupazione nazionale è del 63,6%, ma al Nord vola al 71% mentre nel Mezzogiorno precipita al 45,8%. È quando arrivano i figli che il baratro si apre del tutto: nel Sud le madri con uno o due figli lavorano poco, con tassi che non superano il 43%, e per chi ha tre o più figli l’occupazione crolla al 30,8%. Una percentuale che racconta più di mille pagine: senza servizi, senza asili, senza un welfare adeguato, lavorare diventa quasi impossibile. L’Europa corre, l’Italia arranca. Nei Paesi nordici le madri lavorano quanto le donne senza figli, grazie a servizi capillari e welfare robusti. In Italia, invece, la maternità diventa un freno, spesso un muro. E il Sud paga il prezzo più alto. Dentro questo scenario, Puglia e Basilicata si muovono nello stesso solco del Mezzogiorno: la Puglia prova a crescere, ma resta zavorrata da tassi femminili bassi e da servizi insufficienti, soprattutto fuori dai grandi centri; la Basilicata non sta meglio: mercato del lavoro ristretto, poche opportunità, pochi asili e scarsa continuità occupazionale per le donne. Eppure — e questo è un dato che merita attenzione — la Puglia nel 2024 ha raggiunto 1,304 milioni di occupati, il numero più alto dal 2018, con un tasso di occupazione complessivo al 51,2% e un tasso di disoccupazione sceso per la prima volta al 9,3%. Nel complesso un segnale positivo: ma non basta a cancellare le disuguaglianze di genere, perché secondo un bilancio regionale la partecipazione femminile resta bassa, le imprese al femminile sono circa 77.000, e il part-time «involontario» — spesso sinonimo di precarietà — è al 17,2%. Nel frattempo in Basilicata, stando a dati 2023, il tasso di occupazione complessivo era del 41%, con un tasso femminile solo del 30,4% contro il 52,1% degli uomini. Anche qui emerge pluridimensionalmente il divario di genere: la donna lavora molto meno dell’uomo e spesso in condizioni fragili. In entrambe le regioni — come nel resto del Mezzogiorno — la maternità continua a rappresentare uno dei principali fattori di esclusione dal mercato del lavoro.
“Serve rispetto per chi lavora in mare e per un settore che non può essere sacrificato in nome della burocrazia”. Alla prossima riunione del Consiglio europeo Agrifish, il Governo italiano contesterà la proposta della Commissione europea di ridurre del 64% le giornate di pesca a strascico nel Mediterraneo. Una misura giudicata sproporzionata e non attualizzata, fondata su dati tecnici vecchi di due anni e slegata dalla reale situazione del settore. Per questo, il Sottosegretario Patrizio La Pietra, con delega alla pesca, ha già chiesto alle autorità scientifiche competenti di redigere un documento aggiornato, al fine di supportare una posizione tecnica condivisa da presentare a Bruxelles. È stato inoltre convocato un tavolo di confronto con le associazioni di categoria per elaborare una risposta unitaria e fondata su dati concreti. “La riduzione proposta avrebbe effetti devastanti per tutto il comparto ittico, compreso quello pugliese – dichiara la Senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia) –. Parliamo di realtà che vivono di pesca da generazioni, come quelle del Gargano, del Barese e del Salento. Penalizzarle ulteriormente senza garantire alcun tipo di compensazione, a differenza di ciò accaduto nel 2025, significherebbe negare a questi territori non solo sviluppo, ma dignità.” La proposta della Commissione, oltre a ignorare gli effetti già prodotti dai precedenti fermi, non prevede per il 2026 alcun meccanismo di compensazione economica per i pescatori. “L’Europa deve smettere di calare dall’alto decisioni che penalizzano sempre e solo gli stessi – aggiunge Nocco –. Serve rispetto per chi lavora in mare e per un settore che non può essere sacrificato in nome della burocrazia. Come parlamentari pugliesi di Fratelli d’Italia – conclude – saremo al fianco del Ministero dell’Agricoltura per portare in Europa una posizione unitaria, fondata su evidenze scientifiche e sulla tutela dei nostri diritti. Difendere la pesca significa difendere posti di lavoro, famiglie e comunità che sono parte integrante dell’identità del nostro territorio”.
Il fornaio di Sannicandro di Bari: “Quei 200 metri li farò piano, godendomi un momento che considero unico”. Sarà tra i tedofori della tappa pugliese della Fiamma olimpica di Milano Cortina 2026 FrancescoRacanelli, 42 anni, fornaio di Sannicandro di Bari, selezionato tra i 10mila partecipanti individuati dal comitato organizzatore. La torcia, accesa il 26 novembre a Olimpia, arriverà in Puglia il 29 dicembre e raggiungerà Bari il 31. “Per me è un traguardo inatteso – dice Racanelli -. Quei 200 metri li farò piano, godendomi un momento che considero unico”. Appassionato di Giochi olimpici il fornaio è rientrato in Puglia tre anni fa dopo dodici anni di lavoro tra Stati Uniti e Nord Italia, e ha rilevato la panetteria dei genitori. Il suo forno ha ottenuto quest’anno ilriconoscimento dei “Due Pani” nella guida 2026 “Pane e Panettieri d’Italia” del Gambero Rosso.
Dopo la notte di presidi, agitazioni anche questa mattina . I lavoratori dell’ex Ilva hanno bloccato la statale 106. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza ed è proseguita questa notte. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. (notizia in aggiornamento)
Tra i beni anche immobili a Cortina d’Ampezzo, Porto Rotondo, Rosa Marina e Milano. Nei guai Erasmo e Alviero Antro. I finanzieri del comando provinciale di Bari hanno sequestrato beni a due noti imprenditori baresi, attivi nel settore edilizio, per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro, tra ville al mare e in montagna. I due fratelli sono stati imputati per il reato di truffa aggravata in danno della Provincia di Bari, avendo ottenuto il pagamento di oltre 20 milioni di euro per lavori mai eseguiti o eseguiti solo in parte, vicenda anch’essa conclusasi con la prescrizione. Si tratta di Erasmo e Alviero Antro. Gli inquirenti hanno parlato di “spiccata propensione a commettere reati in modo non episodico ma abituale”. Le acquisizioni immobiliari e societarie erano il frutto delle attività illecite o del reimpiego delle risorse indebitamente accumulate. Tali circostanze ne hanno quindi consentito la qualificazione di soggetti “socialmente pericolosi”. All’esito dell’indagine economico-patrimoniale è stato ritenuto che la capacità reddituale lecita dei “proposti” e dei loro familiari non fosse tale da giustificare, complessivamente, l’accrescimento. Tra quelli di particolare pregio si annoverano, tra l’altro, appartamenti a Cortina d’Ampezzo, Milano e Bari e due ville, rispettivamente, a Porto Rotondo e Ostuni – Rosa Marina. Il provvedimento di sequestro interessa, inoltre, numerosi compendi aziendali, in Sardegna, Emilia Romagna, Puglia e a Roma, attività commerciali di bar e ristorazione. I fratelli avrebbero fatto ricorso a persone di fiducia allo scopo di nascondere la proprietà dei beni immobili, mobili e societari, mantenendone, di fatto la disponibilità.
Frequentava Alessandro, un operaio 30enne di Nardò, anche se il suo cuore, stando a quanto raccontano i genitori, continuava a battere per l’ex, che vive a Brescia e che avrebbe voluto raggiungere, tanto da aver già fatto i biglietti per il viaggio. L’allontanamento volontario è ormai l’ipotesi più remota. Tatiana non si sarebbe mai allontanata per così tanto tempo senza dare alcuna notizia di sé. Mamma Ornella e papà Rino la denuncia ai carabinieri l’hanno formalizzata soltanto dopo quattro giorni. Erano quasi certi che fosse partita senza avvisare, come fatto altre volte. Ora però hanno paura. Ieri sera hanno lanciato un appello dal Tg1, sperando di riuscire a raggiungerla ovunque si trovi. Ma il timore, dichiarato, è che le sia successo qualcosa. Nei loro occhi si percepisce il terrore. La ragazza, 27enne di origini ucraine, adottata insieme al fratello Vladimir dalla famiglia Tramacere quando era piccola, è uscita di casa lunedì 24 novembre alle 15.30. Studiava psicologia e lavorava come esperta digital nella pubblicità. Doveva andare a Lecce per lavoro, ma non si sa se in effetti ci sia andata oppure no. Di certo il suo cellulare risulta staccato dalla sera di lunedì, quando ha agganciato una cella in una zona compresa tra il centro e via Raho, non lontano da casa sua. Frequentava Alessandro, un operaio 30enne di Nardò, anche se il suo cuore, stando a quanto raccontano i genitori, continuava a battere per l’ex, che vive a Brescia e che avrebbe voluto raggiungere, tanto da aver già fatto i biglietti per il viaggio. I carabinieri indagano su questo aspetto, ma senza escludere nessun’altra pista. Stanno ascoltando diverse persone e, nei giorni scorsi, avrebbero anche ispezionato un garage e un appartamento. Secondo alcuni parenti Tatiana sarebbe stata vista da un cugino poche ore prima della scomparsa in un bar del centro storico, in compagnia di alcune amiche, circostanza al momento non confermata.
Prosegue la protesta di operai e sindacati. Al presidio sono giunti il sindaco e il vice sindaco di Taranto. Fuochi accesi sulla strada per proteggersi in qualche modo dal freddo: è proseguita nella notte la protesta di lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva contro il piano presentato da azienda e Governo. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza sin quando non arriverà una nuova convocazione del Governo a Palazzo Chigi e il piano sarà ritirato. Rimangono i presidi di protesta sulle strade intorno al siderurgico e resta bloccata la statale 100 da Taranto a Bari. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. Intorno alla mezzanotte il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il vice sindaco, Mattia Giorno, si sono recati al presidio. “Abbiamo detto al sindaco e al vice sindaco – dichiara Davide Sperti, segretario nazionale e provinciale Taranto della Uilm – di non andare all’incontro del 5 dicembre convocato dal ministro Adolfo Urso al Mimit. Gli amministratori comunali ci hanno detto che quest’incontro è sui nuovi investimenti, ma quali investimenti, abbiamo ribattuto noi, se non c’è assolutamente nulla al riguardo”.
Preso di mira lo sportello della Bper, in via Gobetti. Indagano i carabinieri. Nuovo assalto a un bancomat nel Foggiano. Questa volta è successo a Torremaggiore. In nottata, poco prima delle 4, i banditi hanno preso di mira lo sportello della BPER, in via Gobetti. L’esplosione ha distrutto il bancomat, ma non è chiaro se i ladri siano riusciti a portare via il denaro. L’area è stata messa in sicurezza dai vigili del fuoco. Sull’accaduto indagano i carabinieri, che stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza.

Il capoluogo pugliese guida le città del Sud nel risparmio quotidiano: si riesce a tagliare fino a un quinto dello stipendio Pranzare fuori casa può

Nella sede di Confindustria Bari-Bat è stato presentato il “Bilancio di sostenibilità” Ad Andria l’olio parla il linguaggio della sostenibilità: Olio Levante indica la strada

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Dopo la notte di presidi, agitazioni anche questa mattina I lavoratori dell’ex Ilva hanno bloccato la statale 106. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno

Tra i beni anche immobili a Cortina d’Ampezzo, Porto Rotondo, Rosa Marina e Milano. Nei guai Erasmo e Alviero Antro I finanzieri del comando provinciale

Frequentava Alessandro, un operaio 30enne di Nardò, anche se il suo cuore, stando a quanto raccontano i genitori, continuava a battere per l’ex, che vive

Prosegue la protesta di operai e sindacati. Al presidio sono giunti il sindaco e il vice sindaco di Taranto Fuochi accesi sulla strada per proteggersi

Preso di mira lo sportello della Bper, in via Gobetti. Indagano i carabinieri Nuovo assalto a un bancomat nel Foggiano. Questa volta è successo a