
Taranto, la crisi dei call center: centinaia di posti di lavoro a rischio
Anche Taranto, con 2mila lavoratori, parteciperà allo sciopero nazionale. A rischio un terzo dei posti di lavoro in tutta Italia. Cgil: “La Regione si è
Anche Taranto, con 2mila lavoratori, parteciperà allo sciopero nazionale. A rischio un terzo dei posti di lavoro in tutta Italia. Cgil: “La Regione si è attivata, ora tocca al governo nazionale e ai parlamentari”. Allarme dei sindacati sui call center. Un terzo dei lavoratori su tutto il territorio nazionale rischia di dover lasciare il posto all’automazione e all’Intelligenza artificiale. Con 2mila lavoratori anche Taranto parteciperà allo sciopero nazionale, dal 13 al 27 luglio, per far saltare i livelli del servizio scioperando nell’ultima ora di tutti i turni; per scongiurare i tagli che arriverebbero dopo il nuovo bando di gara di Enel che creerebbe un precedente pericoloso per i livelli occupazionali dell’intero comparto. Intervista a Andrea Lumino, coordinatore Telecomunicazioni slc Cgil Puglia
Ritmi di lavoro insostenibili e condizioni di lavoro non adeguate. Sono le lamentele dei lavoratori dello stabilimento salentino della multinazionale CNH che hanno incrociato le braccia per otto ore. Lo sciopero è stata la conseguenza dopo la scelta aziendale di delocalizzazione di alcune produzioni estere confluite nello stabilimento salentino. I lavoratori lamentano ritmi di lavoro intensi e insostenibili, una cattiva organizzazione e cattiva gestione delle risorse. Una protesta nata, secondo i lavoratori che hanno aderito allo sciopero, dopo alcuni incidenti sul lavoro sfiorati negli ultimi tempi, causati a loro dire da una preparazione inadeguata. Dopo un primo incontro con l’azienda le proposte non hanno convinto i lavoratori che hanno aderito massicciamente allo sciopero. Intervista a Gabriele Giorgini RSA FIM, William Maruccia Segretario UILM, Ing. Cosimo Perrone RSA UILM Servizio di Katia Perrone
La mobilitazione spiegano i sindacati continuerà finché il piano dell’azienda non verrà ritirato. Sono tornati a scioperare i lavoratori della Natuzzi, che questa mattina hanno manifestato in corteo, bloccando la provinciale 41, tra Puglia e Basilicata, l’arteria che collega Puglia e Basilicata e unisce i siti di Jesce 2 e Jesce 1. La mobilitazione spiegano i sindacati continuerà finché il piano dell’azienda non verrà ritirato. La sensazione è che si navighi a vista e che la società non sia in grado di garantire il lavoro dopo la fine dell’anno mentre gli incentivi previsti sono rateizzati e quindi, spiegano i sindacati saranno in pochi ad aderire.
Proteste anche per l’innalzamento della cassa integrazione all’80 per cento. Vogliamo lavorare, dicono. Maggiori incentivi all’esodo e riportare in Italia la produzione avviata in Romania. Sono queste le principali richieste dei dipendenti Natuzzi, che hanno incrociato le braccia in segno di protesta contro le decisioni aziendali, prima fra tutt’e quella di aumentare la cassa integrazione dal 54 all’80 per cento per i quasi 1800 dipendenti. Una decisione unilaterale, presa senza il coinvolgimento dei sindacati. Intervista a Anna Rita Acito, lavoratrice e Fabio Bello, lavoratore ed Rsu
Angoscia per il futuro e rabbia: “Abbiamo dato la vita e questo è il ben servito”. Sono ore di angoscia per i lavoratori della Natuzzi. Dal ministero una pec ai sindacati: 1750 persone sono state messe in cassa integrazione all’80%. È sciopero a oltranza davanti a tutti gli stabilimenti. Oltre Laterza, Altamura, Santeramo e Matera. I sindacati di categoria di Cgil Cisl e Uil invocano l’intervento immediato del governo. E chiedono centralità al tavolo già fissato per il 29 aprile dalle regioni Puglia e Basilicata sul distretto del mobile imbottito. Non si escludono azioni di lotta più pesanti. Mentre in questi giorni l’azienda espone al Salone del mobile, davanti alla fabbrica c’è tutt’altra vetrina. Padri e madri di famiglia che lottano per quello che è stato il lavoro, l’impegno, il sacrificio di una vita.
I sindacati annunciano che la mobilitazione continuerà fino a quando non verranno garantite soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Da questa mattina, 12 marzo, i sindacati metalmeccanici di Cgil Cisl Uil e Fismic hanno proclamato uno sciopero a oltranza delle lavoratrici e dei lavoratori della Smart Paper, azienda che si occupa di gestione dati, per denunciare il disimpegno da parte delle aziende subentranti nella commessa Enel rispetto agli impegni assunti in Regione Basilicata nelle scorse settimane. Ad essere interessati circa 400 lavoratori lucani in presidio davanti al Palazzo della Rione, a Potenza. I sindacati annunciano che la mobilitazione continuerà fino a quando non verranno garantite soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie.
Fumata nera al termine del vertice in prefettura, a Foggia, sulle rivendicazioni economiche e contrattuali dei lavoratori. Il tentativo di conciliazione è fallito: si va, dunque, verso lo sciopero all’ospedale di San Giovanni Rotondo. È l’esito dell’incontro in prefettura, a Foggia, con i rappresentanti sindacali dei lavoratori del Comparto – quasi duemila tra infermieri, oss, tecnici e amministrativi – di Casa Sollievo della Sofferenza Intervista a Giuseppe Mangiacotti, segr. prov. FP Cisl, a Angelo Ricucci, segr. prov. FP Cgil e Fabio Buonfigli, dir. Risorse Umane Casa Sollievo della Sofferenza
Lo stop riguarda anche l’appalto. I sindacati nazionali Fim, Fiom e Uilm hanno indetto da subito 24 ore di sciopero in tutto il Gruppo dopo l’incidente mortale all’ex Ilva di Taranto di questa mattina, 2 marzo. Lo stop riguarda anche l’appalto. “Le organizzazioni sindacali nazionali – si legge in una nota – esprimono il loro profondo cordoglio per la tragica perdita di Loris Costantino in un grave infortunio mortale sul lavoro all’ex Ilva di Taranto. La perdita di vite umane sul fronte occupazionale rappresenta una ferita aperta nel nostro Paese e richiede un intervento immediato e deciso. Abbiamo denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni. Riteniamo inaccettabile che si continui a pagare con la vita le conseguenze di una gestione inefficace che non garantisce né la sicurezza né tantomeno previene le situazioni di rischio. Per questo chiediamo ilsuperamento della fase commissariale con la definizione di un assetto proprietario in cui lo Stato detiene la maggioranza e la gestione”.
Ancora proteste e scioperi nelle scuole baresi, alle prese con i lavori della Città Metropolitana, che ha intercettato i fondi Pnrr per riqualificarle. Lavori che in diversi casi, avevano portato i dirigenti ad introdurre i doppi turni, che sono stati introdotti – da domani) al Giulio Cesare-Romanazzi, dove studenti, genitori e anche insegnanti protestano, e annunciano uno sciopero.
L’azienda ha deciso di chiudere l’unità locale di Service, il magazzino e il training center della sede di Taranto, e prevede il trasferimento di una 40ina di lavoratori a Melfi. Sciopero a oltranza, a partire da lunedì 19 gennaio, dei lavoratori di Vestas Italia. L’azienda ha deciso di chiudere l’unità locale di Service, il magazzino e il training center della sede di Taranto, e prevede il trasferimento di una 40ina di lavoratori a Melfi, entro il primo marzo. La mobilitazione è stata proclamata da Fiom e Uilm che chiedono al sindaco, ai parlamentari ionici e a tutte le rappresentanze istituzionali di partecipare alla mobilitazione, per sostenere i lavoratori Vestas. “É inaccettabile – sottolinea il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto, Francesco Brigati – che una multinazionale continui a ragionare esclusivamente in termini di taglio dei costi, ignorando completamente l’impatto sulle persone e sulle loro famiglie”. Di seguito le immagini di questa mattina, lunedì 19 gennaio, al presidio Vestas Italia, sito di Taranto.
È la decisione presa a culmine dell’assemblea di questa mattina, in fabbrica, all’indomani dell’incontro online tra i sindacati e l’azienda. Lo sciopero dei lavoratori di Vestas Italia, a Taranto, andrà avanti per almeno altre 12 ore; restano bloccati poi straordinari e reperibilità, e si chiede l’intervento della Regione. È la decisione presa a culmine dell’assemblea di questa mattina, in fabbrica, all’indomani dell’incontro online tra i sindacati e l’azienda. Un confronto senza alcun margine di trattativa. Vestas ha deciso: a Taranto chiuderanno l’unità locale di Service, il magazzino e il training center con impatti per 73 lavoratori. Una 40ina, quelli che da Taranto saranno trasferiti a Melfi, nello stabilimento della zona industriale San Nicola, a 200 km di distanza dalla sede attuale. Lo spostamento deve avvenire entro il primo marzo. I sindacati hanno chiesto il congelamento di questa data, per avere più tempo per proporre qualche alternativa. Alcuni lavoratori ad esempio accetterebbero il trasferimento, ma a fronte di un incentivo. Altri potrebbero essere assorbiti in altri settori dell’azienda, rimanendo a Taranto. E qualcuno potrebbe essere accompagnato al pre pensionamento. Ma, per ora, non sembrano esserci margini di discussione.
Braccia incrociate il 9 gennaio, domani assemblea pubblica. Cresce la preoccupazione tra i lavoratori dei call center di Taranto, che temono per il proprio futuro. Per questo motivo i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl telecomunicazioni hanno proclamato uno sciopero per il 9 gennaio, coinvolgendo le aziende Covisian, Network Contact e Sistema House. A rischio ci sono centinaia di posti legati alla commessa Enel, tra delocalizzazioni e tagli già avviati a livello nazionale. Sono 400 i lavoratori colpiti da trasferimenti forzati o licenziamenti, e lo scenario potrebbe presto estendersi al polo tarantino. Domani alle 10.30, nella sede cgil, si terrà un’assemblea pubblica. I sindacati chiedono il sostegno urgente da parte delle istituzioni locali.
La direzione generale vorrebbe applicare un nuovo contratto, ritenuto peggiorativo dai camici bianchi, che minacciano un clamoroso sciopero. Mai si era raggiunto un tale livello di scontro fra i quasi 500 medici e la direzione generale di Casa Sollievo della Sofferenza.L’Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri ha proclamato lo stato di agitazione, accusando i vertici dell’ospedale di San Giovanni Rotondo – che sta cercando di rientrare da una pesante debitoria – di aver disdetto il contratto dei dirigenti medici, per sostituirlo, dal prossimo marzo, con un accordo applicato nelle case di cura private.Anche il Comparto – infermieri, oss, tecnici e amministrativi, circa 2200 dipendenti – è sul piede di guerra per il braccio di ferro contrattuale.Si attende la convocazione del prefetto di Foggia per cercare di ricomporre la frattura ed evitare un clamoroso sciopero dei camici bianchi. Per Walter Lambiase, dirigente del pronto soccorso Casa Sollievo della Sofferenza, con il contratto che vogliono applicare, i medici perderebbero almeno il 30 per cento in termini di tutele e di retribuzione
Sciopero generale di 24 ore proclamato dalla Cgil, garantiti i servizi essenziali. Venerdì prossimo sciopero generale di 24 ore nei settori pubblici e privati proclamato dalla Cgil contro la legge di Bilancio definita “ingiusta”. Ferrovie del Sud Est fa sapere che treni e autobus potranno subire cancellazioni o variazioni. Assicurati per legge i servizi essenziali nelle fasce orarie di garanzia dalle 5.00 alle 7.59 e dalle 12.30 alle 15.29.
Operai e sindacati si spostano all’interno dello stabilimento ex Ilva per il consiglio di fabbrica permanente nel quale stabilire come proseguire con l’azione sindacale. Blocco delle statali rimosso a Taranto per allerta meteo. Operai e sindacati si spostano all’interno dello stabilimento ex Ilva per il consiglio di fabbrica permanente nel quale stabilire come proseguire con l’azione sindacale. Nessuna convocazione è arrivata intanto dal governo, nonostante le due giornate di mobilitazione e di disagi creati alla città. Il ministro Urso non incontrerà i sindacati ma per lui restano confermati gli appuntamenti gia in calendario con le regioni Piemonte Liguria e Puglia per ridefinire il piano di reindustrializzazione. Nelle scorse ore ha comunque dichiarato che non ci sarà nessuna chiusura. I metalmeccanici temono invece il disastro sociale. Chiedono il ritiro immediato del piano presentato a novembre, che prevede migliaia di nuovi cassintegrati. “Riteniamo inaccettabile – hanno detto – il silenzio del governo che ad oggi si è mostrato totalmente indifferente al grido di sofferenza di migliaia di lavoratori”. Da qui lo sciopero, al quale si erano affiancati per solidarietà anche i rappresentanti dei lavoratori della vicina raffineria. I dipendenti Eni avrebbero scioperato per 8 ore ma l’azione è stata ritirata, dopo lo scioglimento dei presidi sulle statali sulle quali il traffico veicolare è ripreso regolarmente, sia lungo la via Appia che costeggia l’ex Ilva, che sulla 106.
“Io non so dirvi se è giusto che Ilva sia aperto o meno però parliamo di famiglie che fanno la fame e che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”. “Noi veniamo soltanto strumentalizzati da una parte e dall’altra ma in realtà chi ne fanno le spese sono soltanto le nostre famiglie perché stiamo facendo sacrifici a morire senza ottenere nulla” è l’urlo disperato di una lavoratrice dell’Ex Ilva che, in lacrime, racconta quanto sta accadendo nella sua famiglia e in quella dei suoi colleghi: “Io non so dirvi se è giusto che Ilva sia aperto o meno però parliamo di famiglie che fanno la fame e che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”, racconta, “Quando io chiedo l’aiuto della città e perché soltanto la solidarietà può portare dei risultati. Non conosco le famiglie degli altri, però conosco i miei colleghi e so quanto soffrono e come soffiamo noi quindi. Quello che chiedo è futuro! Non una vita in cassa integrazione. Io non sono una parassita. Io sono una lavoratrice, qualsiasi lavoro mi daranno io lo accetterò”
Si chiede una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone. Crisi ex Ilva: i sindacati metalmeccanici tornano a scioperare dalle 12:00 di oggi fino a nuova comunicazione. Fim, Fiom, Uilm e Usb rinnovano la richiesta di incontro per un unico tavolo a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di ritirare il piano proposto per il siderurgico e di avviare un confronto serio e costruttivo con il governo. Chiedono una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone.
. Rottura totale tra sindacati e governo sul futuro dell’ex Ilva. Al termine dell’incontro tenutosi oggi a Palazzo Chigi, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha annunciato uno sciopero nazionale di 24 ore a partire da domani, accompagnato da assemblee in tutti gli stabilimenti. “Abbiamo rotto, è un disastro. I nostri dubbi sono diventati certezze: il piano industriale porta alla chiusura dell’ex Ilva”, ha dichiarato Palombella, puntando il dito contro l’esecutivo e le istituzioni, accusati di mancanza di responsabilità. La mobilitazione sindacale arriva in un momento cruciale per il destino dell’acciaieria di Taranto, con il rischio concreto – secondo i rappresentanti dei lavoratori – di un progressivo smantellamento produttivo.
L’incontro è previsto per il 28 ottobre Domani i lavoratori ex Ilva aderenti a Fim, Fiom e Uilm sciopereranno per chiedere certezze sul futuro dell’azienda, ma non ci sarà l’Usb. Un corteo attraverserà la città, con un corteo che si concluderà davanti al Municipio. Dopo 13 anni di vertenza e 8 governi, dal sequestro preventivo del 26 luglio 2012, i lavoratori – affermano i sindacati – sono esausti. Intanto il Governo ha convocato azienda e sindacati per il 28 ottobre.
Metalmeccanici pronti alla mobilitazione di domani, con lo sciopero di 24 ore e il corteo dalla fabbrica al Comune di Taranto. Oltre 7mila lavoratori a rischio: “Sarà una macelleria sociale” Di Alessandra Martellotti Interviste a Francesco Brigati, segretario generale Fiom Cgil Taranto; Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl; Davide Sperti, segretario generale Uilm Uil Taranto

Anche Taranto, con 2mila lavoratori, parteciperà allo sciopero nazionale. A rischio un terzo dei posti di lavoro in tutta Italia. Cgil: “La Regione si è

Ritmi di lavoro insostenibili e condizioni di lavoro non adeguate. Sono le lamentele dei lavoratori dello stabilimento salentino della multinazionale CNH che hanno incrociato le

lavoro La mobilitazione spiegano i sindacati continuerà finché il piano dell’azienda non verrà ritirato Sono tornati a scioperare i lavoratori della Natuzzi, che questa mattina

Proteste anche per l’innalzamento della cassa integrazione all’80 per cento. Vogliamo lavorare, dicono Maggiori incentivi all’esodo e riportare in Italia la produzione avviata in Romania.

Angoscia per il futuro e rabbia: “Abbiamo dato la vita e questo è il ben servito” Sono ore di angoscia per i lavoratori della Natuzzi.

LAVORO I sindacati annunciano che la mobilitazione continuerà fino a quando non verranno garantite soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie Da

Fumata nera al termine del vertice in prefettura, a Foggia, sulle rivendicazioni economiche e contrattuali dei lavoratori Il tentativo di conciliazione è fallito: si va,

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ECONOMIA È la decisione presa a culmine dell’assemblea di questa mattina, in fabbrica, all’indomani dell’incontro online tra i sindacati e l’azienda Lo sciopero dei lavoratori

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Si chiede una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone Crisi ex Ilva: i sindacati metalmeccanici tornano a

Rottura totale tra sindacati e governo sul futuro dell’ex Ilva. Al termine dell’incontro tenutosi oggi a Palazzo Chigi, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella,

L’incontro è previsto per il 28 ottobre Domani i lavoratori ex Ilva aderenti a Fim, Fiom e Uilm sciopereranno per chiedere certezze sul futuro dell’azienda,

Metalmeccanici pronti alla mobilitazione di domani, con lo sciopero di 24 ore e il corteo dalla fabbrica al Comune di Taranto. Oltre 7mila lavoratori a