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La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. È stato condannato all’ergastolo Albano Galati, il 56enne di Taurisano che il 16 marzo 2024 uccise in casa con 20 coltellate la moglie, Aneta Danelczyk 49 anni di origini polacche da cui si era da poco separato, aggredendo e ferendo la vicina dove la donna aveva tentato di rifugiarsi per mettersi in salvo. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. Nel corso dell’udienza l’uomo aveva letto in aula una lettera nella quale rivolgendosi ai giudici si professava incapace di spiegare l’accaduto, di ricordare poco di quel giorno e di come ne fosse tormentato ogni giorno non riuscendo a capire quanto fatto, che quel giorno non era lui, annebbiato dai farmaci che era costretto a prendere, raccontando di una forte depressione, di come in quel periodo si sentisse fallito, senza dignità dopo aver sempre lavorato e non aver fatto mancare mai nulla alla famiglia. I figli verranno risarciti con una provvisionale di 50 mila euro ciascuno , la donna ferita con 25 mila. Galati era difeso dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto.

Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso. Il pm della Dda Bruna Manganelli ha invocato la condanna all’ergastolo, con dieci mesi di isolamento diurno, per Davide Lepore, a processo perché ritenuto dagli inquirenti esecutore materiale dell’omicidio di Ivan Lopez. Il 31enne fu ucciso a settembre del 2021 mentre era a bordo di un monopattino sul lungomare di San Girolamo di Bari. Chiesti 20 anni, invece, il coimputato Giovanni Didonna, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Quest’ultimo è accusato di aver rubato due auto necessarie per commettere l’omicidio.Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso: Lopez sarebbe stato ucciso per ritorsione perché, insieme con suo fratello Francesco (ora collaboratore di giustizia e in passato vicino al clan Strisciuglio ), avrebbe compiuto alcune estorsioni nei confronti di Lepore, titolare di alcune autorimesse di Bari e vicino al clan Capriati della città vecchia. Il prossimo 27 febbraio prenderà la parola la difesa.

Carcere a vita e un anno di isolamento diurno per il 36enne Angelo Bonsanto. Mai trovato il suo complice. Una condanna all’ergastolo e una a vent’anni di reclusione: è la sentenza della Corte d’Assise di Foggia per l’omicidio di Omar Trotta, il 31enne ucciso a Vieste nel luglio di 8 anni fa, nel suo ristorante, nell’ambito della guerra di mafia garganica. Il verdetto è stato emesso nel tardo pomeriggio. Carcere a vita – e un anno di isolamento diurno – per il 36enne Angelo Bonsanto, ritenuto l’esecutore materiale; condanna a vent’anni, invece, per il basista Gianluigi Troiano, pentito e già braccio destro dell’ex boss Marco Raduano, anch’egli collaboratore di giustizia e, a sua volta, condannato in abbreviato per la stessa vicenda. Nel procedimento erano coinvolti altri imputati, anche loro giudicati con il rito alternativo, mentre il secondo killer non è mai stato individuato.

Il pm ritiene Francesco Bradascio capace di intendere e volere al momento del delitto

Il femminicidio di Vincenza Angrisano avvenne ad Andria nel novembre di due anni fa La Corte di assise di Trani ha condannato all’ergastolo Luigi Leonetti, il 51enne di Andria che due anni fa uccise a colpi di coltello la moglie, Vincenza Angrisano, di nove anni più giovane. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi. L’uomo, che si trova in carcere ed ha confessato il delitto, risponde di omicidio aggravato dall’aver agito per futili motivi e con premeditazione alla presenza dei figli di sei e 12 anni. La 42enne sarebbe stata accoltellata a morte, con alcuni fendenti al torace e all’addome, dopo aver riferito al marito che non sarebbe rientrata a casa e che voleva mettere fine alla loro relazione. “Attendiamo le motivazioni della sentenza e ricorreremo in appello”, dichiara Savino Arbore, difensore di Leonetti che al momento della lettura della sentenza non era in aula. 

La Corte d’assise d’Appello ha accettato il concordato tra procura e difesa e ha ridotto la pena a tutti gli altri coinvolti nel caso Bahtijari Annullato l’ergastolo per Vincenzo D’Amicis, nipote del boss Vincenzo Stranieri, accusato dell’omicidio del 21enne Natale Naser Bahtijari, ucciso nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2023 a Manduria. La Corte d’assise d’Appello ha accettato il concordato tra procura e difesa, infliggendo la pena di 29 anni a D’Amicis e riducendo le pene a tutti: Simone Dinoi e Domenico D’Oria Palma, accusati di concorso in omicidio, passano da 27 e 25 anni a 24 e 21 anni di reclusione. Vincenzo Stranieri sconterà 7 anni di carcere per rapina, anziché 10. La difesa è composta dagli avvocati Lorenzo Bullo, Armando Pasanisi, Franz Pesare, Michele Iaia e Massimo Chiusolo. Il 21enne fu ammazzato e gettato sotto un vecchio cavalcavia.

Taulant Malaj uccise il vicino di casa e sua figlia 16enne e ferì gravemente la moglie. Lo donna sospettata di avere una relazione extraconiugale era l’obiettivo del marito geloso E’ stato condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno e sei mesi Taulant Malaj, il panettiere albanese di 47 anni, accusato di duplice omicidio volontario e di tentato omicidio pluriaggravato compiuto a Torremaggiore il 7 maggio del 2023. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’assise di Foggia dopo oltre tre ore di camera di consiglio. L’uomo uccise a coltellate la figlia 16enne Jessica e il vicino di casa, Massimo De Santis, che riteneva, senza alcun fondamento, avesse una relazione sentimentale con sua moglie Tefta Malaj, rimasta gravemente ferita. Jessica fu uccisa mentre tentava di difendere la madre. Tecnicamente gli ergastoli comminati in sentenza sono due: uno per l’uccisione del vicino di casa e per le lesioni gravissime alla moglie, l’altro per l’uccisione della figlia. La pena è comunque riunita in quella di un solo ergastolo. Lo scorso 30 maggio ci sono state le discussioni dei pubblici ministeri e delle parti civili e la Procura di Foggia aveva chiesto l’ergastolo con isolamento diurno di 1 anno e 6 mesi. Il processo era iniziato il 22 marzo 2024. Sono stati 32 i testimoni ascoltati e 15 le udienze dibattimentali.Soddisfazione per il verdetto è stata espressa dall’avvocato Roberto De Rossi, che assiste lamoglie dell’uomo, Tefta. “Sono ovviamente molto soddisfatto. Una sentenza esemplare. Le lacrime e il lungo abbraccio di Tefta valgono più di mille parole”, ha detto.

Il 24enne è ritenuto colpevole dell’omicidio volontarioin concorso del 19enne di Francavilla Fontana Servizio di Stefania Congedo Montaggio di Donato Colazzo

Luigi Leonetti, la sera del 28 novembre del 2023, uccise la moglie in un’abitazione alla periferia di Andria, alla presenza dei due figli minori Ergastolo con isolamento diurno. Questa la richiesta della pubblica accusa nel processo in Corte d’Assise a Trani a carico di Luigi Leonetti, imputato per l’omicidio della moglie Vincenza Angrisano avvenuta la sera del 28 novembre del 2023 in una abitazione alla periferia di Andria, alla presenza dei due figli minori. L’uomo, che nell’udienza precedente aveva chiesto scusa ai figli, alla moglie e a tutti i parenti, confessò subito il delitto e si è sempre difeso spiegando di non sopportare l’idea che la moglie avesse intrapreso una relazione extraconiugale e di averla ammazzata al termine dell’ennesimo litigio dopo aver scoperto la volontà di lei di andar via da casa. Si torna in aula il prossimo 11 luglio per la discussione della difesa e la sentenza.

Revocato l’ergastolo per l’agguato mafioso del 2017 a Japigia. Già assolti in Cassazione gli esecutori materiali La Corte d’Appello di Bari ha assolto con formula piena Antonio Busco, precedentemente condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di Giuseppe Gelao, ucciso il 6 marzo 2017 nel quartiere Japigia, in un contesto di guerra di mafia legata al traffico di stupefacenti. Nell’agguato rimase ferito anche Antonino Palermiti, nipote del boss Eugenio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’omicidio di Gelao fu una risposta all’assassinio di Franco Barbieri, avvenuto per motivi legati alla gestione degli affari illeciti nel territorio. In precedenza, la Corte di Cassazione aveva già assolto in via definitiva Giuseppe Signorile e Davide Monti, accusati di essere gli esecutori materiali del delitto.

Il 47enne albanese uccise a coltellate anche l’amante della moglie Servizio Pietro Loffredo

Chiesta l’assoluzione per la madre del 19enne di Francavilla Fontana accusata di detenzione di droga. La donna avrebbe, però, una responsabilità morale nella vicenda Servizio di Stefania Congedo montaggio di Donato Colazzo

La Corte d’Assise di Brindisi ha condannato il 28enne Giuseppe Ferrarese, ritenuto l’autore dell’uccisione del 19enne Giampiero Carvone avvenuta tra il 9 e 10 settembre 2019 vicino all’abitazione della vittima, nel quartiere Perrino. Secondol’accusa, alla base del delitto ci fu un furto d’auto. Ferrareseavrebbe punito il 19enne perchè questi aveva rivelato negliambienti della malavita locale il nome suo e di altri cheavevano partecipato al furto. La pena dell’ergastolo era statarichiesta dalla pm della Direzione distrettuale antimafia CarmenRuggiero.

La Corte Suprema respinge il ricorso e rende definitiva la condanna per l’uomo accusato dell’omicidio La Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Cristoforo Aghilar, accusato dell’omicidio di Filomena Bruno, madre della sua ex fidanzata, uccisa a coltellate a Orta Nova, nel foggiano, il 28 ottobre 2019. Il ricorso dei legali di Aghilar è stato dichiarato inammissibile e l’uomo è stato anche condannato a pagare le spese processuali. Aghilar, secondo quanto emerso nel processo, ha ucciso la donna perche’ quest’ultima non vedeva di buon occhio la relazione di sua figlia con l’uomo. L’avvocato della famiglia Bruno ha dichiarato che la giustizia è stata fatta, ma ha anche annunciato di voler proseguire la battaglia civile per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall’omessa protezione della vittima.

Condannata l’ex guardia giurata che ad Apricena il 16 dicembre 2022 uccise la moglie  Servizio di Fabrizio Sereno Intervistati: Valentina Frino, sorella della vittima Angela Frino, sorella della vittima Ermenegildo Russo, avvocato parte civile Raffaella Di Lella, figlia della vittima

I giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi hanno accolto in pieno l’impianto accusatorio del pm Milto De Nozza Si è chiuso con due ergastoli processo di primo grado a carico dei fratelli Cosimo ed Enrico Morleo, mandante ed esecutore dell’omicidio di Salvatore Cairo e Sergio Spada. I giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi hanno accolto in pieno l’impianto accusatorio del pm Milto De Nozza. Disposto l’isolamento diurno per tre anni nei confronti di Cosimo Morleo, per un anno a carico del fratello Enrico. L’accusa di omicidio volontario, per motivi legati alla concorrenza nella vendita di pentole e casalinghi porta a porta. Contestate le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso. Entrambi gli imprenditori uccisi operavano nel settore degli articoli casalinghi. La chiave di svolta nel giallo arriva nel settembre 2021, quando Massimiliano Morleo, fratello degli imputati, arrestato pochi giorni prima per reati in materia di droga, rivela la responsabilità di Cosimo ed Enrico nei due delitti. Salvatore Cairo scomparve il 6 maggio 2000. Le sue ossa carbonizzate e fatte a pezzi, sono state ritrovate il 20 dicembre 2023 in fondo a un pozzo nelle campagne di Brindisi. Il cadavere di Sergio Spada invece venne trovato all’alba del 19 novembre 2001, nel piazzale di un’area di servizio dismessa sulla tangenziale di Brindisi. Ucciso con un colpo di pistola alla nuca. La sera prima era stato sequestrato mentre rientrava a casa.

Il 58enne Angelo Di Lella era ossessionato dalla gelosia Chiesto l’ergastolo per il femminicidio di Giovanna Frino, la 44enne assassinata ad Apricena il 16 dicembre di due anni fa, a colpi di pistola, dal marito. Il processo si sta svolgendo davanti alla corte d’assise di Foggia. Secondo l’accusa, l’uomo – il 58enne Angelo Di Lella – era ossessionato dalla gelosia.Il pm Giuseppe Mongelli ha sollecitato la condanna al carcere a vita nei confronti dell’uxoricida, che è accusato di omicidio premeditato. “Il delitto è avvenuto in un contesto familiare malsano – ha detto il pm -, fatto di violenze, umiliazioni e prevaricazioni dell’imputato verso sua moglie, spesso davanti alle figlie”.In chiusura dell’istruttoria dibattimentale è stato ascoltato il medico, incaricato dalla corte di effettuare la perizia psichiatrica su Di Lella: l’esame ha accertato la mancanza di elementi psicopatologici precedenti al delitto, ma solo disturbi successivi alla sua detenzione in carcere. In giornata sono previste le arringhe della difesa e ed delle parti civili. La sentenza dovrebbe essere emessa in una successiva udienza.

L’agricoltore salentino condannato all’ergastolo in via definitiva è in attesa della revisione del processo A pochi giorni dall’udienza sulla richiesta di revisione del processo, fissata per il 2 dicembre in Corte d’Appello a Catanzaro, Giovanni Camassa, l’agricoltore salentino condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Angela Petrachi, ribadisce la sua innocenza in una lettera indirizza ai due figli. Nella missiva Camassa parla di “un clamoroso errore giudiziario che – scrive –  mi ha tolto la vita, la libertà, la dignità e l’onorabilità senza una minima prova”. Angela Petrachi, madre di due figli, scomparve il 26 ottobre del 2002 da Melendugno. Fu trovata uccisa, torturata e seviziata l’8 novembre in un boschetto di Borgagne. Sul cadavere e sugli slip non è stato trovato il dna di Camassa, ma quello di un altro uomo. 

Mecaj e Capone sono accusati di omicidio aggravato in concorso, ricettazione e porto abusivo di arma La Corte D’Assise d’Appello di Lecce ha confermato il carcere a vita per Paulin Mecaj, 32 anni e Andrea Capone, di 29, entrambi di Lequile, già condannati all’ergastolo e all’isolamento diurno per un anno per l’omicidio di Giovanni Caramuscio, il 69enne direttore di banca in pensione ucciso durante un tentativo di rapina la sera del 16 luglio del 2021. Caramuscio quella sera era in compagnia di sua moglie e stava prelevando del denaro a uno sportello bancomat. Mecaj e Capone sono accusati di omicidio aggravato in concorso, ricettazione e porto abusivo di arma.

La vittima fu colpita a Copertino davanti al figlio Il pm Alberto Santacatterina ha chiesto la condanna all’ergastolo per Michele Aportone,il 72 enne di San Donaci accusato dell’omicidio di Silvano Nestola, il carabiniere in congedo di 45 anni, ucciso con quattro fucilate la sera del 3 maggio del 2021, mentre lasciava casa della sorella col figlio di undici anni, in contrada Tarantino, alla periferia di Copertino. Nel corso della requisitoria conclusasi da poco nell’ aula bunker davanti ai giudici della Corte d’ Assise di Lecce la Pubblica Accusa ha rimarcato la estrema gravità dell’omicidio contestando anche la premeditazione e i futili o abietti motivi . Il delitto sarebbe scaturito dall’imposizione di Aportone e della moglie alla relazione della figlia 37enne con Nestola. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 17 ottobre. Aportone era presente in aula seduto su una sedia a rotelle.

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