Skin Telenorba50
banca-popolare-di-puglia-e-basilicata-giugno

Tgnorba

Telenorba

bassi-home

economia

La provincia pugliese sprofonda nel reddito pro-capite delle famiglie, ma ci sono segnali positivi per il Sud. Nel nuovo rapporto di Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, Foggia ottiene il primato negativo di ultima posizione nella graduatoria del reddito disponibile pro-capite delle famiglie (14.953 euro). Precedono Agrigento (15.059 euro) e Caserta (15.288 euro). Nonostante la brutta notizia sulla provincia pugliese, il reddito delle famiglie al Sud si avvicina sempre di più a quelle del Nord. Una nuova tendenza che, stando ai dati della variazione percentuale del reddito disponibile delle famiglie tra 2023 e 2024, “rompe lo stereotipo di un Meridione statico contro un Nord dinamico”, spiega Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del centro Tagliacarne. Il direttore conclude la nota mettendo in guardia il Paese su statistiche allarmanti: “Il divario del Mezzogiorno nel reddito pro-capite è di 23 punti percentuali rispetto alla media italiana”. Nel frattempo, ben sei province del Sud si posizionano tra le prime dieci nella variazione percentuale del reddito disponibile. Sebbene si siano visti notevoli miglioramenti rispetto agli ultimi anni, il Sud resta ancora fanalino di coda con 18 province tra le ultime 20 per reddito disponibile pro-capite. Cinque di queste sono pugliesi.

La crescita economica convive con problemi strutturali: se da un lato l’occupazione aumenta, dall’altro l’esodo dei giovani e la scarsità di lavoro qualificato mettono a rischio il futuro. Ti ricordi il Sud che arrancava? Quello che sembrava sempre in ritardo, con cantieri fermi e giovani in fuga? Oggi la fotografia cambia. Il rapporto Svimez 2025 racconta un Mezzogiorno in crescita, più veloce del Centro‑Nord: tra il 2021 e il 2024 il PIL è aumentato dell’8,5% contro il 5,8% del resto del Paese, spinto dal Pnrr e da due settori chiave, costruzioni e manifattura. Le costruzioni segnano un +32,1%, la manifattura un +13,6%. Gli investimenti pubblici dei Comuni raddoppiano, passando da 4,2 a 8 miliardi tra 2022 e 2025. L’effetto è tangibile: cantieri che ripartono, strade rinnovate, opere pubbliche realizzate. La Puglia è l’esempio più vivido di questa dinamica. Le città principali crescono, aprono imprese, attraggono investimenti e sviluppano servizi. Nel 2024 il tasso di occupazione è salito al 50,8% e la disoccupazione è scesa all’11,2%. Il PIL regionale è in aumento e molte imprese, soprattutto nelle costruzioni, nella logistica e nel turismo, registrano un’espansione costante. Ma dietro le luci dei centri urbani ci sono ancora ombre: nelle zone interne e rurali la fuga dei giovani non si arresta. Laureati e talenti continuano a cercare opportunità al Centro‑Nord o all’estero, lasciando vuoti difficili da colmare. Il rischio è creare un Sud a due velocità: un’area urbana che corre e una periferia che resta indietro. La Basilicata mostra segnali simili. Il PIL cresce, +0,8% nel 2024, e gli investimenti pubblici comunali raddoppiano. Le città come Potenza e Matera guadagnano vitalità grazie a infrastrutture rinnovate, progetti culturali e piccole imprese. Ma nei comuni minori e nelle zone montane la situazione è più fragile: la perdita di occupati nel settore industriale è stata del 4% nei primi nove mesi del 2024 e la fuga dei giovani pesa sul tessuto sociale ed economico. Anche qui il rischio è quello di uno sviluppo a macchia di leopardo, con alcune aree virtuose e altre che rimangono indietro. Il Sud però non è solo numeri. La crescita economica convive con problemi strutturali: se da un lato l’occupazione aumenta, dall’altro l’esodo dei giovani e la scarsità di lavoro qualificato mettono a rischio il futuro. Tra il 2022 e il 2024 175mila 25‑34enni hanno lasciato il Meridione, di cui molti laureati. Questo fenomeno sottrae ogni anno al Sud oltre 6,7 miliardi di euro in formazione e competenze, più 1,2 miliardi verso l’estero. La sfida è chiara: trasformare la crescita in sviluppo stabile. Servono lavoro qualificato, infrastrutture sociali, sanità, scuole, trasporti e servizi culturali che rendano il territorio vivibile e attrattivo. La Puglia e la Basilicata mostrano oggi che la ripresa è possibile, ma senza politiche di coesione, reti di servizi e attenzione al capitale umano il rischio è che il Mezzogiorno cresca a macchia di leopardo, lasciando indietro chi vive nelle aree interne. Il futuro del Sud si gioca qui: trattenere i giovani, creare opportunità, attrarre investimenti, migliorare servizi e infrastrutture, garantire salari dignitosi. Se il Sud saprà gestire questa fase con visione e lungimiranza, potrà diventare un motore stabile di sviluppo per l’Italia intera. La Puglia e la Basilicata sono il laboratorio di questa sfida: mostrano che la ripresa non è un miraggio, ma una possibilità concreta, a patto che le persone restino al centro delle politiche e delle scelte economiche.

La prima parte dell’anno aveva mostrato segnali positivi, ma nel secondo trimestre la ripresa si è praticamente fermata. La crescita dell’economia pugliese nel primo semestre del 2025 è stata debole: il Pil è aumentato solo dello 0,3%, meno della media nazionale e del Mezzogiorno, e leggermente sotto le previsioni del 2024. La prima parte dell’anno aveva mostrato segnali positivi, ma nel secondo trimestre la ripresa si è praticamente fermata, frenata dalla scarsa spesa delle famiglie e dal calo della domanda estera, influenzata da mercati internazionali turbolenti e tensioni geopolitiche. L’industria ha faticato: il comparto dei trasporti e quello siderurgico, in particolare, hanno registrato cali significativi, quest’ultimo segnato dalla crisi di Acciaierie d’Italia a Taranto. Buone notizie arrivano invece dall’alimentare, dagli investimenti in ripresa e dalle costruzioni, spinte dalle opere pubbliche del Pnrr, così come dal mercato immobiliare. Nel terziario l’attività cresce lentamente: il turismo sostiene il settore, ma i consumi delle famiglie restano stagnanti. Le imprese mantengono una buona redditività e liquidità elevata, mentre i prestiti al settore produttivo, dopo due anni di contrazione, hanno cominciato a riprendersi grazie al costo del credito più basso. Sul fronte del lavoro, gli occupati calano lievemente, interrompendo quattro anni di crescita, con un saldo negativo soprattutto nei contratti a termine e richieste di ammortizzatori sociali ancora alte, in particolare nel siderurgico. Il reddito delle famiglie cresce poco e il potere d’acquisto resta frenato dall’inflazione, ma i mutui abitativi spingono i prestiti, mentre il credito al consumo mantiene livelli simili al 2024. La qualità del credito rimane elevata, con minori ritardi nei rimborsi, mentre la raccolta bancaria cresce grazie ai depositi in aumento e al rialzo del valore dei titoli custoditi presso le banche.

In frenata il pil del mezzogiorno stimato per il 2025 e il 2026 . L’economia del Sud Italia guarda al 2026 con un misto di speranze e sfide importanti, e in particolare le regioni di Puglia e Basilicata rappresentano casi emblematici di questa complessità: da un lato registrano segnali incoraggianti, dall’altro evidenziano disuguaglianze strutturali che richiedono politiche mirate per consolidare la crescita e trasformarla in sviluppo sostenibile. Secondo gli ultimi rapporti, il Sud ha registrato una crescita del PIL pari a +0,9% nel 2024, superando la media del Centro‑Nord (+0,7%). Gran parte di questa performance è riconducibile agli investimenti in costruzioni (+4,9% al Sud), fortemente trainati dalle opere pubbliche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tuttavia, le previsioni per il biennio 2025‑2026 indicano che il Meridione tornerà a crescere più lentamente rispetto al Centro‑Nord: +0,7% di PIL stimato per il 2025 e +0,8% per il 2026, contro l’1,0% e l’1,1% del resto del Paese. Questa frenata appare legata a fattori sia esterni che interni. Da un lato, il contesto europeo rimane debole, con vincoli di bilancio e pressioni sui costi dell’energia; dall’altro, l’effetto stimolo degli anni passati legato al PNRR tende a esaurirsi, con tre quarti della crescita del Mezzogiorno nel triennio 2024‑2026 derivante proprio dai fondi del Piano. Inoltre, il potere d’acquisto delle famiglie meridionali è previsto in aumento nel 2026 (+1,1%) grazie a una decelerazione nell’inflazione interna al Sud, ma il Centro‑Nord manterrà un vantaggio nella spesa per servizi, in particolare grazie al turismo. Uno degli aspetti critici resta il mercato del lavoro. Nonostante una “ripresa occupazionale”, il Mezzogiorno continua a fare i conti con salari reali in calo: tra la fine del 2019 e la prima metà del 2024, i salari reali al Sud si sono ridotti di circa il 5,7%. Al tempo stesso, ci sono ancora circa tre milioni di lavoratori “non lavoro” (cioè sottoutilizzati o inattivi) nelle regioni meridionali, sebbene la quota sia diminuita rispetto agli anni precedenti. A questa complessità si aggiunge il “sommerso”: nel Mezzogiorno l’economia non osservata rappresenta il 16,5% del valore aggiunto, un’incidenza molto più alta rispetto ad altre aree del Paese. Questo fenomeno limita la piena emersione del potenziale economico del Sud e influisce negativamente su entrate fiscali, qualità del lavoro e capacità di investimento. D’altro canto, ci sono motivi di ottimismo strategico. Il Centro Studi SRM sottolinea che il Mezzogiorno ha recuperato terreno in termini di PIL: nel 2023 il PIL del Sud ha superato del +6,7% il livello pre‑pandemico (2019), mentre la media nazionale ha registrato un +4,8%. Gli investimenti innovativi nel settore industriale meridionale sono cresciuti: circa il 65% delle imprese manifatturiere ha investito nell’ultimo triennio, e il 40% degli investimenti è “innovativo” contro il 33,1% della media nazionale. Questo è un segnale di maggiore propensione delle aziende del Sud a modernizzarsi e ad agganciarsi alle catene del valore più avanzate. Infrastrutture grandi e strategiche giocano un ruolo chiave nelle prospettive per il 2026. La realizzazione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità fra Napoli e Bari, ad esempio, collegherà due mari, ridurrà i tempi di viaggio e potenzialmente favorirà il rilancio delle aree interne, tra cui molte zone della Puglia e Basilicata. Solo nella fase costruttiva, il progetto potrebbe generare oltre 62.000 posti di lavoro e 4 miliardi di euro di business. Una citazione significativa arriva da Adriano Giannola, presidente di Svimez: “Le nostre previsioni per il meridione nel 2025‑2026 sono meno rosee rispetto al passato: si riapre la forbice del divario” tra Sud e Centro-Nord. Giannola richiama la necessità di non dipendere solo dal PNRR, ma di costruire una crescita strutturale che duri nel tempo, sostenuta da riforme, infrastrutture e politiche industriali. Dal punto di vista della Banca d’Italia, il governatore Fabio Panetta ha sottolineato come vi siano “segni incoraggianti” nel Sud: in alcuni recenti indicatori, l’espansione economica meridionale sta procedendo con una certa solidità, ma per consolidarla servono investimenti infrastrutturali e riforme strutturali. Panetta ha indicato la necessità di potenziare la rete ferroviaria, le infrastrutture portuali e la gestione delle risorse idriche, condizioni essenziali per sostenere un’economia moderna e resiliente. Un’altra riflessione riguarda il capitale umano. L’emigrazione giovanile è sempre stata un grande limite per il Sud, ma i flussi potrebbero invertire tendenza se le opportunità di lavoro e di vita migliorano. Alcuni segnali indicano già un ritorno di lavoratori, attratti da progetti infrastrutturali, da una qualità della vita migliore e da costi più bassi rispetto al Nord. Se questo trend si stabilizza, può contribuire a una rigenerazione demografica ed economica significativa. Tuttavia, il percorso non è privo di rischi. La dipendenza dagli investimenti pubblici — in particolare dal PNRR — è un’arma a doppio taglio: se le risorse esterne diminuissero o se l’efficienza nella spesa diminuisse, il Mezzogiorno potrebbe tornare a soffrire. In più, la persistente informalità economica rende più fragile la base fiscale e imprenditoriale della regione. Senza riforme profonde in materia di governance locale, capitale umano e infrastrutture sociali (scuole, sanità, servizi), la crescita prevista rischia di restare parzialmente “di superficie”. Le prospettive per il 2026 dunque sono ambivalenti: da un lato, ci sono segnali positivi reali — investimenti pubblici, modernizzazione industriale, ritorno di popolazione, progetti infrastrutturali strategici — dall’altro, restano grandi nodi irrisolti: il sommerso, i salari reali bassi, la dipendenza da finanziamenti esterni e una struttura produttiva ancora fragile. Per far sì che il Mezzogiorno non solo cresca ma si trasformi in un motore stabile e autonomo dell’economia italiana, servirà un mix di strategie. Occorrerà consolidare gli investimenti in infrastrutture materiali e sociali, rendere più efficiente la spesa, incentivare la formalizzazione dell’economia, rafforzare le imprese meridionali con politiche di innovazione, e soprattutto puntare sul capitale umano, trattenendo giovani talenti e rendendo le regioni del Sud, in particolare Puglia e Basilicata, mete attrattive non solo per lavoro ma anche per una vita sostenibile. Se questi elementi verranno combinati con coerenza e visione di lungo termine, il 2026 potrebbe segnare una tappa importante nella riduzione del divario Nord‑Sud e nell’emergere di un Mezzogiorno più competitivo e integrato nel sistema nazionale ed europeo. In caso contrario treni e aerei continueranno a partire sempre dal Sud con destinazione il Nord.

Anche la Puglia, grazie alle risorse europee, ha un sistema di incentivazione, appetibile per le aziende americane che vogliano investire, con bandi aperti che prevedono contributi a fondo perduto Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo Interviste a Vito Zivoli, vicepresidente UPPI Chicago, CCIM, Cips e presidente Usa Real Estate; Giuseppe Pastore, Dipartimento Sviluppo Economico Regione Puglia Servizio di Guglielmina Logroscino

Il presidente Aprile:” Smantellare una struttura che funziona è un paradosso” Servizio di Donatella Azzone montaggio di Maria Cristina Quintale

D’Alema è reduce da una visita in Cina, un partner economico, dice, sottovalutato Servizio di Anna De FeoRiprese di Roberto CofanoMontaggio di Anna De FeoIntervista a Massimo d’Alema, ex presidente del Consiglio

Ripartenza su due turni e rientro dei trasfertisti, i sindacati chiedono diversificazione mentre cresce l’interesse per il nuovo progetto aeronautico

Un settore che non cresce e che tende a scomparire Servizio della Redazione

Dall’alimentare alle tecnologie satellitari: a confronto a Polignano imprenditori leader dei settori strategici regionali L’economia pugliese, grazie alla predisposizione all’export legata alle sue eccellenze, si rivela fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno e dell’intero Paese. È uno degli aspetti emersi dal dibattito tra alcuni imprenditori leader nei settori che maggiormente hanno trainato la produzione made in Puglia trovando ampi sbocchi sui mercati internazionali. Interviste a Lucia Forte, AD e Ceo di Oropan; Gaetano Frulli, presidente Nuova Fiera Del Levante; Francesco Casillo, presidente e amministratore delegato della Casillo SpA; Vito Pertosa, presidente della Angel Holding. Servizio di Saverio Carlucci Riprese e montaggio: Orazio Corbacio

Come si innova senza dimenticare l’identità di partenza? Hanno provato a rispondere alla domanda imprenditori di seconda e terza generazione Innovazione, cambiamento, nuove sfide ma anche storia e tradizione: al Libro Possibile si discute del futuro dell’imprenditoria al Mezzogiorno. Gli appuntamenti in piazza Domenico Modugno si aprono con il talk Hey Sud intitolato “Le Radici e le ali- L’eredità che innova”. Perfetta sintesi della grande sfida per il Sud, vale a dire il passaggio generazionale. Un momento delicato che molte imprese stanno attraversando e che si rivelerà determinante per tracciarne il futuro. Come si innova senza dimenticare l’identità di partenza? Hanno provato a rispondere alla domanda imprenditori di seconda e terza generazione: Annacarla Loperfido, Claudia Coga, tutti alla guida di importarti realtà imprenditoriali del Sud. A dialogare con loro, nel talk moderato da Antonio Procacci, Mario Aprile, neo presidente di Confindustria Bari Bat, e Claudio Meucci, Ey Consulting Market Leader. Intervista a Claudio Meucci, EY Consulting Market Leader Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo Servizio di Saverio Carlucci

Rese note le anticipazioni del rapporto autunnale Servizio di Stefania Rotolo, riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio. Intervista a Luca Bianchi, Direttore Generale Svimez

Banca d’Italia: il calo produttivo nel settore dell’automotive è diminuito rispetto di oltre 63 punti rispetto al 2023 Dopo la lieve crescita dell’anno precedente, nel 2024 l’economia lucana ha ristagnato, risentendo in particolare della debolezza dell’attività nell’industria. A dirlo le stime dell’indicatore trimestrale dell’economia regionale sviluppato dalla Banca d’Italia e presentato nella filiale lucana della Banca d’Italia, dal direttore Gennaro Sansone. I dati hanno evidenziato come ad incidere in maniera negativa sull’economia regionale sia stato il calo produttivo nel settore dell’automotive, diminuito rispetto al 2023 di 63 punti percentuali e mezzo. In contrazione  di riflesso anche l’export  contrattosi del 42, 4%. E’ cresciuta invece la produzione di petrolio mentre si è ridotta quella di gas. Bene il settore turistico cresciuto grazie all’aumento degli arrivi (più 1,3%) e bene anche l’occupazione aumentata anch’essa di poco più di un punto percentuale. Nonostante la diminuzione del costo del denaro gli esperti di Bankitalia hanno rilevato come si sia abbassata la richiesta di credito bancario da parte di imprese e famiglie. Ancora da realizzare la metà delle opere finanziate con il Pnrr, in linea con la tendenza registrata nel resto del Paese.

Incremento sostenuto quasi interamente dalla domanda interna Servizio di Stefania Rotolo riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio

Lo ha presentato a Bari nell’aula magna della facoltà di Economia intervistato: Claudio De Vincenti, ex ministro Coesione territoriale e mezzogiorno

La sottosegretaria al Mef partecipa ad un incontro promosso da FdI Servizio di Pietro Loffredo intervista a Lucia Albano, sottosegretaria all’Economia

Premiati due studenti eccellenti che hanno scelto di restare a studiare nella loro città

In Italia battiamo solo Sicilia e Calabria, siamo, cioè, terz’ultimi in graduatoria

Presentato il rapporto Aforisma sull’economia della Puglia

Crolla l’automotive a Melfi. La fotografia scattata dalla Banca d’Italia Servizio di Alessandro Boccia

L’economia della Basilicata ristagna

Banca d’Italia: il calo produttivo nel settore dell’automotive è diminuito rispetto di oltre 63 punti rispetto al 2023 Dopo la lieve crescita dell’anno precedente, nel

deliziosa
gilca-srl-giugno