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Tra i beni sequestrati al boss anche un cavallo di razza frisone Oltre 270 anni di carcere e quattro assoluzioni. E’ la sentenza del Gup di Lecce Alcide Maritati al termine del processo in abbreviato scaturito dall’operazione “The Wolf”, del 18 novembre 2023 condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dai Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, nei confronti di 31 persone ritenute membri del clan della Scu “Lamendola-Cantanna”. Accusate di una sfilza di reati, tra cui associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti , tentato omicidio , ricettazione, estorsione tutti aggravati dal metodo mafioso. Al capoclan, il latitante Gianluca Lamendola arrestato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, sono stati inflitti 20 anni di reclusione. Tra i beni confiscati a Lamendola anche un cavallo di nome “ Hielke”, un maschio castrone di razza frisone. L’animale è stato affidato all’Arma dei Carabinieri e sarà aggregato ad un gruppo di cavalli in libertà presso la Riserva Naturale Statale “Murge Orientali” in Martina Franca, sede del centro di Selezione Equestre del Reparto Carabinieri Biodiversità.

Il ferimento avvenne in piazza Europa al quartiere San Paolo nell’ambito dei contrasti tra gruppi criminali per il controllo dello spaccio Il gup del Tribunale di Bari ha condannato a cinque anni e un mese di reclusione con rito abbreviato il 29enne Gennaro Valletta e il 24enne Gennaro Sardella, per aver gambizzato un 17enne. Il ferimento avvenne in piazza Europa, nel quartiere San Paolo, il 30 luglio 2022. I due, accusati di lesioni personali e detenzione e porto illegale di arma da fuoco, si sarebbero avvicinati alla vittima a bordo di uno scooter guidato da una terza persona indagata in un procedimento penale connesso e gli avrebbero sparato. Il ragazzo fu colpito da un proiettile alla coscia e riportò ferite guaribili in 24 giorni. Per la Dda di Bari, che aveva chiesto la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione per Valletta e Sardella, il ferimento del 17enne sarebbe avvenuto a causa dei contrasti tra i fratelli Vavalle, cui il 17enne sarebbe stato vicino, e il clan Strisciuglio del quartiere San Paolo. Il gesto, per gli inquirenti, sarebbe quindi da ricondursi – si legge nel capo d’imputazione – alle frizioni tra i due gruppi per il “controllo della piazza di spaccio e delle attività illecite” nel rione. Frizioni determinate “dalla ritrosia dei Vavalle a sottostare al dominio degli Strisciuglio sul quartiere”.

Ergastolo per il fratello della vittima, Tiziano e Paolo Vuto, considerati il mandante e l’organizzatore del delitto. Inflitti 30 anni a Cristian Vuto e 25 a Francesco Vuto. Escluso il metodo mafioso, resta la premeditazione Servizio Alessandra Martellotti montaggio di Luigi Aloisio

I giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi hanno accolto in pieno l’impianto accusatorio del pm Milto De Nozza Si è chiuso con due ergastoli processo di primo grado a carico dei fratelli Cosimo ed Enrico Morleo, mandante ed esecutore dell’omicidio di Salvatore Cairo e Sergio Spada. I giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi hanno accolto in pieno l’impianto accusatorio del pm Milto De Nozza. Disposto l’isolamento diurno per tre anni nei confronti di Cosimo Morleo, per un anno a carico del fratello Enrico. L’accusa di omicidio volontario, per motivi legati alla concorrenza nella vendita di pentole e casalinghi porta a porta. Contestate le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso. Entrambi gli imprenditori uccisi operavano nel settore degli articoli casalinghi. La chiave di svolta nel giallo arriva nel settembre 2021, quando Massimiliano Morleo, fratello degli imputati, arrestato pochi giorni prima per reati in materia di droga, rivela la responsabilità di Cosimo ed Enrico nei due delitti. Salvatore Cairo scomparve il 6 maggio 2000. Le sue ossa carbonizzate e fatte a pezzi, sono state ritrovate il 20 dicembre 2023 in fondo a un pozzo nelle campagne di Brindisi. Il cadavere di Sergio Spada invece venne trovato all’alba del 19 novembre 2001, nel piazzale di un’area di servizio dismessa sulla tangenziale di Brindisi. Ucciso con un colpo di pistola alla nuca. La sera prima era stato sequestrato mentre rientrava a casa.

Nicola Basile e Antonella Albanese avrebbero sfruttato e gestito l’attività di alcune ragazzine traendone vantaggio economico Servizio di Linda Cappello montaggio di Maria Cristina Quintale

Invocati 9 anni per l’ex assessore Monosi, 7 anni e mezzo per Pasqualini Processo per la gestione delle case popolari a Lecce. In mattinata la lunghissima requisitoria del pubblico ministero Massimiliano Carducci davanti ai giudici della seconda sezione collegiale, presidente Pietro Baffa si è chiusa con la richiesta di condanne pesantissime nei confronti dei “nomi eccellenti” tra gli imputati. Sono stati chiesti 9 anni di reclusione più pene accessorie per l’ex assessore dell’Amministrazione Perrone, Attilio Monosi; per il collega di giunta Luca Pasqualini, 7 anni e sei mesi; per l’allora vicepresidente del consiglio comunale Antonio Torricelli, sei anni e sei mesi, e per Damiano D’Autilia, due anni e due mesi. Diversa la posizione degli ex dirigenti comunali: il pm ha chiesto sei anni e otto mesi per Pasquale Gorgoni e l’assoluzione per Giuseppe Naccarelli. Richiesta di condanna a tre anni per i funzionari dell’ufficio casa: Piera Perulli, Paolo Rollo, Giovanni Puce, Sergio De Salvatore.

Condannato a 20 anni Giovanni Palermiti, figlio del boss Eugenio Servizio di Linda Cappello

Sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari La corte di assise d’appello di Bari ha confermato le due condanne inflitte in primo grado perl’omicidio di Michele Cilli, il 24enne di Barletta di cui si sono perse le tracce nella notte tra il 15 e il 16 gennaio di due anni fa e il cui corpo non è stato mai trovato. Per Dario Sarcina, di 35 anni, i giudici hanno confermato la condanna a 18 anni e otto mesi di reclusione per omicidio volontario. PerCosimo Damiano Borraccino, di 35 anni, accusato di soppressione di cadavere, la condanna è a 5 anni e 8 mesi di reclusione. Nelle motivazioni della sentenza del processo di primo grado fu spiegato che l’omicidio di Michele Cilli si può collocare “nell’ambito del controllo sulle piazze dello spaccio gestito dal clan Sarcina”.

Le indagini partirono nel 2015 dopo una serie di episodi di sangue, poi gli inquirenti accertarono un traffico di stupefacenti Sono diventate definitive le condanne nei confronti di 22 esponenti di un’organizzazione mafiosa attiva a San Severo e autonoma rispetto ai clan foggiani, sgominata nell’operazione Ares a giugno del 2019. Tra i condannati vi sono esponenti di spicco dei due clan mafiosi che si spartiscono gli affari illeciti nella zona, riconducibili alle famiglie Nardino e Testa-La Piccirella. Le indagini partirono nel 2015 dopo una serie di episodi di sangue a San Severo e successivamente gli inquirenti accertarono il traffico di stupefacenti gestito dai gruppi criminali locali, compresi i relativi canali di approvvigionamento dall’estero, anche dall’Olanda. Le pene arrivano fino ad un massimo di 25 anni di reclusione.

Donato Montinaro fu trovato senza vita in casa, a Castrì di Lecce, l’11 giugno del 2022 La Corte d’ Assise di Lecce presenta il conto per l’omicidio di Donato Montinaro, il falegname in pensione di Castrì trovato senza vita in casa l’11 giugno del 2022.  I giudici, presidente Pietro Baffa, hanno accolto in pieno l’impianto accusatorio del pm Erika Masetti infliggendo tre ergastoli e una condanna a 27 anni per i quattro imputati alla sbarra accusati di omicidio volontario  aggravato in concorso. Ergastolo  per Patrizia Piccinni, 49 anni di Alessano, con isolamento diurno di 18 mesi; per Angela Martella,59 anni di Salve, con isolamento diurno per 1 anno; e per Emanuele Forte, 32 anni di Corsano con isolamento diurno per 1 anno; 27 anni sono stati inflitti ad Antonio Esposito, 40 anni di Corsano a cui sono state concesse le circostanze attenuanti generiche in quanto l’unico ad aver collaborato all’accertamento della verità e ad aver mostrato un reale pentimento, come rimarcato nella requisitoria dal Pm. Per tutti disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici .

Arrestati mandanti ed esecutori materiali di un delitto e un tentato omicidio maturato nella guerra tra clan mafiosi baresi Arrestati mandanti ed esecutori materiali di un omicidio e un tentato omicidio maturato nella guerra tra clan mafiosi baresi. Condanna definitiva per sette persone per due delitti, tra loro collegati, avvenuti nel quartiere Carrassi nel 2018: l’omicidio di Fabiano Andolfi, affiliato al clan Anemolo poi passato con i Capriati, e il tentato omicidio di Filippo Cucumazzo, uno dei killer di Andolfi. Per i carabinieri, coordinati dalla Dda di Bari, si è trattato di eventi maturati nella guerra di mafia tra i clan Palermiti – Anemolo e il clan Capriati. Le pene inflitte oscillano tra i 20 e i 17 anni, per i delitti di omicidio, tentato omicidio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere, porto e detenzione di armi, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Il falegname di Castrì fu trovato senza vita l’11 giugno del 2022 Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Donato Colazzo

Si tratta del processo legato all’operazione Nabucodonosor I carabinieri del Comando Provinciale di Barletta – Andria – Trani hanno dato esecuzione questa mattina a 16 provvedimenti definitivi di carcerazione, emessi dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Bari. I provvedimenti sono legati alla sentenza, passata in giudicato, del processo originato dall’operazione “Nabucodonosor”, conclusa nel 2019 dai Carabinieri di Barletta. I 16 soggetti sono stati condannati, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito, nonché produzione e detenzione di sostanze stupefacenti.

Sei anni di reclusione per il comandante del traghetto Argilio Giacomazzi. Nella tragedia morirono 31 persone Il Tribunale di Bari ha condannato tre dei 32 imputati al termine del processo per il naufragio deltraghetto Norman Atlantic avvenuto al largo delle coste albanesi nella notte tra il 27 ed il 28 dicembre 2014 causando la morte di 31 persone ed il ferimento di 64 passeggeri. Sei anni di reclusione sono stati inflitti al comandante della nave Argilio Giacomazzi, 5 anni e 4 mesi per il primo ufficiale di macchina, Gianluca Assante, tre anni per il membro dell’equipaggio Francesco Nardulli. Il pm aveva invocato 23 condanne tra i nove anni e tre mesi di reclusione ed un’assoluzione. Disposte assoluzioni e la prescrizione per alcuni reati. 

In carcere ci sono finiti sette imputati, già al centro dell’operazione “Agosto di Fuoco” Sono stati condannati a pene dagli otto ai 20 anni, sette persone che nell’agosto 2022 furono arrestate durante l’operazione “Agosto di Fuoco”. Questa mattina la Polizia ha dato esecuzione ai mandati di custodia cautelare in carcere per coloro che, secondo quanto accertato dalle indagini degli agenti di Polizia, erano vicini al clan Perna di Vieste (Foggia). Le indagini iniziarono nel 2018, dopo tre omicidi e tre attentati avvenuti proprio nel centro foggiano, maturati nel traffico di sostanze stupefacenti.

Vittima anche una minorenne incinta picchiata con calci e pugni Condanna confermata per Febronel Costache di 52 anni, Poenita Chiriac di 51 anni, Solomon Costache di 31 anni e Mariana Raluca Iovanut di 32 anni, per i quali la Cassazione ha stabilito la “inammissibilità totale” dei ricorsi. I quattro, componenti dello stesso nucleo familiare, dovranno scontare complessivamente poco più di 50 anni di carcere per riduzione e mantenimento in stato di servitù, induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona ai danni di ragazze minorenni. La sentenza era stata emessa il 7 giugno dello scorso anno dalla Corte d’assise d’appello di Bari. I quattro furono fermati nel dicembre di cinque anni fa dagli agenti della squadra mobile di Foggia nell’ambito di un’indagine iniziata dopo il pestaggio di una ragazzina di etnia. La minorenne era stata aggredita con calci e pugni mentre era incinta al settimomese di gravidanza: alcuni giorni dopo l’aggressione perse il bambino. Fu allora che la vittima decise di denunciare riferendo agli investigatori che era stata costretta a prostituirsi nonostante fosse incinta e che le era stata prospettata anche la possibilità di vendere il suo bambino per 28mila euro.Gli accertamenti investigativi rivelarono che numerose ragazze ancora  minorenni, provenienti da contesti familiari disagiati, venivano rinchiuse in baracche, bloccate dall’esterno con una catena e un lucchetto, picchiate per più giorni e costrette a prostituirsi per otto ore al giorno in cambio di un pacchetto di sigarette.

I punti di consegna si trovavano nei pressi delle scuole Cirillo e Romanazzi del quartiere barese Al termine del processo celebrato con rito abbreviato la gup di Bari Anna Perrelli ha condannato 14 persone a pene comprese dai tre ai 14 anni di reclusione. Avrebbero costituito, diretto e fattoparte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di hashish, marijuana e cocaina nelquartiere San Pasquale di Bari. Nella loro disponibilità, oltre agli stupefacenti anche pistole, caricatori e una mitraglietta, nascosti in un palazzo di via dei Mille. I punti di consegna della droga si trovavano soprattutto nei pressi delle scuole Cirillo e Romanazzi del quartiere, i fatti contestati risalgono al 2018.

Il nocchiere brindisino Alessandro Nasta è precipitato dal pennone di 15 metri della nave scuola Tutti condannati per reato di omicidio in concorso, per violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro, i quattro ammiragli della Marina militare imputati per la morte del giovane nocchiere brindisino Alessandro Nasta, precipitato dal pennone di 15 metri della nave scuola Vespucci. Si tratta dell’allora comandante in capo della squadra navale, Giuseppe De Giorgi – un anno e due mesi – dell’allora comandante della nave, Domenico La Faia -un anno e due mesi – dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, all’epoca capo di Stato Maggiore – un anno e 10 mesi e dell’ammiraglio Bruno Branciforte, già capo di Stato Maggiore, un anno e 10 mesi. Nasta cadde da 15 metri di altezza, mentre il veliero era in navigazione al largo di Civitavecchia dopo la partenza dalla base navale di La Spezia. L’accusa di fondo è stata l’omessa applicazione delle norme di sicurezza. Il teorema accusatorio ha prospettato “una catena di omissioni, nelle strutture e nei comandi intermedi”. Il giudice Vittoria Sodani ha accolto le richieste del pubblico ministero Federica Materazzo, pene che vanno da un anno e due mesi ad un anno e dieci mesi, con sospensione condizionale. I termini di risarcimento saranno stabiliti in sede civile. È stata però disposta una provvisionale di ottantamila euro per i genitori del ragazzo e di 40mila per la sorella. La sentenza, emessa dal tribunale di Civitavecchia, è arrivata ad undici anni dai fatti. I quattro imputati hanno escluso qualsiasi addebito, da subito, dichiarando di non aver avuto alcun ruolo nella tragedia toccata a Nasta. I loro legali avevano chiesto l’assoluzione per tutti.

Il Tribunale di Trani ha condannato, rispettivamente a 18 e 5 anni, i due imputati nel processo per l’assassinio di Michele Cilli, il 24enne scomparso nel nulla da Barletta lo scorso anno Servizio di Giovanni Di Benedetto

L’inchiesta della Procura di Potenza nel 2021 portò all’arresto di 37 esponenti del clan Martorano-Stefanutti Il gup del Tribunale di Potenza, Teresa Reggio, ha emesso la sentenza a carico di dieci indagati nell’inchiesta “Lucania Felix” che, nel novembre 2021, porto’ all’arresto di 37 esponenti del clan Martorano-Stefanutti. Il gup ha assolto “perche’ il fatto non sussiste” l’ex segretario della Uiltucs di Basilicata, Rocco Della Luna, e “per non aver commesso il fatto” Salvatore Francesco Romano ed hacondannato a 12 anni e otto mesi di reclusione Carlo Troia, a sei anni e otto mesi Antonio Masotti, a otto anni e ottomila euro di multa Rocco Basta, a nove anni e diecimila euro di multa Luigi Cancellara, a nove anni e diecimila euro di multa Lodovico Pangrazio, a cinque anni e undici mesi Umberto Lo Piano, a 12 anni Nicola Sarli, a sei anni e tre mesi Michele Sarli. Disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena. 

Omicidio Cilli: confermate le condanne

Sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari La corte di assise d’appello di Bari ha confermato le due condanne inflitte in primo grado perl’omicidio di

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