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Undici sono stati arrestati per l’omicidio di Lello Capriati. Tre ventenni invece, Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli, sono stati fermati per l’omicidio di Filippo Scavo. Domani mattina inizieranno gli interrogatori delle 14 persone finite in carcere a Bari per gli omicidi di Lello Capriati, ad aprile del 2024 e Filippo Scavo, aprile 2026. Una guerra di mafia che vede contrapposti i clan baresi Strisciuglio e Capriati e nella quale si inserirebbe anche l’agguato nel ristorante di Bisceglie avvenuto il  30 aprile scorso e costato la vita ad un cameriere ucciso per errore. Il vero obiettivo dei killer sarebbe stato il titolare, ritenuto vicino ai Capriati.  Dei 14, 11 sono stati arrestati per l’omicidio di Lello Capriati. Tre ventenni invece, Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli, sono stati fermati per l’omicidio di Filippo Scavo. L’autopsia di quest’ultimo sarà eseguita martedì 12 maggio dal professor Francesco Introna dell’istituto di medicina Legale di Bari. 

Fra gli atti dell’inchiesta immagini postate sui social dai detenuti. “Il piatto va servito freddo. Ognuno avrà ciò che merita“. Un’arma lunga automatica all’interno di un frigo è la simbolica immagine postata nelle storie di Instagram da un detenuto vicino ai Capriati, recluso nella prima sezione del carcere di Bari. È il 19 aprile, il 42enne di Carbonara Filippo Scavo è appena stato ucciso. In un altro post, si brinda con le birre. Ma se i Capriati festeggiano, gli Strisciuglio invece rovesciano un biliardino del carcere per non farlo utilizzare, in segno di lutto. I pm valorizzano i contenuti dei social nel decreto di fermo emesso per l’omicidio Scavo nei confronti di Dylan Capriati, nipote di Lello, Aldo Lagioia e Michele Morelli. Quella sera al Divine Club di Bisceglie nessuna lite: l’assassino matura invece in quella che viene definita “un’atavica e feroce contrapposizione armata fra i due clan”. Dylan Capriati e Lagioia sono armati, Morelli invece no. Entrano dal varco D. Tutto accade in appena 11 secondi. “La gestione dei flussi – scrivono i magistrati a proposito dei controlli – non era rigidamente impermeabile”. Gli addetti alla sicurezza avrebbero assunto un atteggiamento omertoso, mentre invece un avventore avrebbe riferito di aver assistito all’omicidio. Nessun riferimento all’assassinio del cameriere Lino Pizzi a Bisceglie, ucciso probabilmente per errore: “Stiamo indagando – dice il procuratore Rossi – ma di certo si tratta di una vicenda legata alla criminalità organizzata “. Il gip Vittorio Rinaldi, a proposito della contrapposizione fra i rampolli dei clan, parla di una sfacciata disinvoltura nell’utilizzo delle armi, dell’indifferenza rispetto a rischio di poter ferire innocenti. Alla base dei contrasti motivi più che banali: uno sguardo di troppo alle ragazze, liti per l’acquisto di bottiglie, biglietti o autografi. L’omicidio Scavo – secondo la Dda – rappresenta una sorta di vendetta per quello di Lello Capriati, morto il 1 aprile 2024 a Torre a Mare. Per la Squadra Mobile, a sparare fu Gianluca Marinelli, in sella ad una moto guidata da Nunzio Losacco.

Otto anni di carcere per ciascuno dei sei imputati riconosciuti colpevoli del duplice tentato omicidio del 2018

La commemorazione della morte del quindicenne ucciso il 2 ottobre di 22 anni fa, vittima innocente della guerra tra i clan

In totale 18 persone arrestate Un imponente dispiegamento di uomini e mezzi dell’Arma dei Carabinieri di Lecce ha permesso stamattina di portare a termine una vasta operazione contro un’organizzazione criminale radicata nel basso Salento, in particolare nei comuni di Racale, Alliste, Taviano, Melissano e Gallipoli e presso il carcere di Lecce. L’intervento ha mobilitato 110 militari. In totale sono state arrestate 18 persone su un totale di 33 indagati. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, lesioni aggravate, tentata estorsione, ricettazione e detenzione abusiva di armi, con l’aggravante del metodo mafioso. Tutto comincia nel marzo del 2022, quando un giovane di 22 anni di Taviano venne picchiato brutalmente e costretto a consegnare 700 euro, il prezzo di un debito di droga. Quello che sembrava un episodio di cronaca nera isolato – spiegano gli inquirenti – si rivela ben presto la punta dell’iceberg di una organizzazione criminale ramificata dedita al traffico continuo di cocaina, eroina, marijuana e hashish, nei centri abitati e nelle località marine più frequentate della zona. Al vertice dell’organizzazione c’è il 31enne Vito Paolo Vacca, nipote di Vito Paolo Troisi, storico capo dell’omonimo clan, Vacca è considerato l’erede naturale di quella frangia della Sacra Corona Unita che dagli anni ’90 controlla il traffico di sostanze stupefacenti nell’area. Figlio del defunto Angelo Salvatore Vacca, ergastolano per omicidio, Vito Paolo ha preso le redini del gruppo dopo la morte del padre. La sfarzosa cerimonia funebre del padre, con una carrozza dorata trainata da quattro cavalli neri, è stata un vero e proprio manifesto di potere. Nell’organizzazione, ruolo fondamentale è stato quello delle donne di famiglia. Sei di esse, infatti, tutte raggiunte da misure cautelari, gestivano lo spaccio e lo stoccaggio della droga, controllando approvvigionamenti, consegne e contabilità. Il bilancio dell’operazione è imponente: sette arresti in flagranza, il sequestro di 22 chili di cocaina, 10 chili di marijuana, 3,5 chili di eroina, 9 chili di hashish e beni per un valore di circa 91.000 euro.

Eseguiti diversi arresti dopo la sentenza di condanna in primo grado Servizio di Linda Cappello;

37 gli anni di reclusione. Ora potrà avere contatti e stare con la sua famiglia Dopo 37 anni di reclusione, lo storico boss della Scu brindisina, Salvatore Buccarella è da oggi in semilibertà. Capo temuto ed indiscusso nel territorio a confine tra le province di Brindisi e Lecce, comandò il cosiddetto clan dei Tuturanesi. Ha trascorso diversi anni con il regime del carcere duro. Nel 2016, la Dia assestò un duro colpo alla sua famiglia, con una confisca milionaria di beni. Potrà adesso avere contatti e stare con la sua famiglia. Ed è stata proprio la figlia ad annunciare il ritorno in semilibertà del padre, con un post sui social.

I quattro imputati sono ritenuti vicini al clan Strisciuglio di Bari Il pm Marco D’Agostino ha invocato condanne, rispettivamente a 20 anni di reclusione, nei confronti quattro soggetti residenti nel quartiere San Paolo, accusati di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso.Secondo l’accusa, gli imputati, ritenuti vicini al clan Strisciuglio, avrebbero agito ai danni della vittima, prelevandola dalla sua abitazione e portandola in un garage. Legato ad una sedia e picchiato, il ragazzo sarebbe stato segregato per diverse ore, dalle 18.30 fino alle 22.30, e liberato solo dopo il pagamento di 1.100 euro, cifra corrispondente al mancato pagamento della sostanza stupefacente.Comune di Bari e Regione Puglia si sono costituite parti civili: la sentenza è prevista per il prossimo 12 maggio.

Pericolo ritorsioni, il Tribunale motiva la conferma della detenzione per Palermiti jr. servizio di Linda Cappello montaggio di Pasquale D’Attoma

La malavita barese si fa guerra per conquistare nuove piazze di spaccio  servizio di Linda Cappello

Erano in possesso di armi e droga Erano in possesso di una pistola carica e decine di dosi di cocaina e marijuana: fermati per un controllo dalle forze dell’ordine sono stati arrestati la sera del 29 gennaio. Si tratta dei cugini Loreta e Christian Capriati, legati al noto clan della citta’ vecchia di Bari. Loreta Capriati, 32 anni, incensurata, è la nipote del boss Sabino e figlia di Mimmo, ucciso nel 2018. Christian Capriati, 20 anni compiuti proprio la sera dell’arresto, e’ il figlio di Lello Capriati, ucciso nell’aprile dello scorso anno, e fratello di Sabino (in carcere dallo scorso settembre). Arresti domiciliari per lui e carcere per lei: le misure, però, sono in attesa di convalida da parte del gip. I due cugini avevano un’intensa attivita’ social, il loro nome compare nelle indagini della Dda sui rampolli dei clan che vanno armati nelle discoteche.

Sette anni fa l’uccisione dell’84enne, vittima innocente di un conflitto a fuoco tra clan rivali

Tre persone coinvolte, compreso un carabiniere di Giovinazzo Servizio di Linda Cappello;

Di Linda Cappello Il pm della Dda Fabio Buquicchio ha invocato la pena dell’ergastolo nei confronti di sei imputati, accusati di aver commesso omicidi di mafia nella guerra fra clan sorta nel rione Japigia. Le vittime sono Nicola De Santis e Franco Barbieri, uccisi rispettivamente nell’aprile e nel gennaio 2017. L’accusa ha chiesto una pena di 12 anni per Giovanni Mastrorilli, in virtù del suo atteggiamento collaborativo. Le arringhe difensive si svolgeranno il 27 gennaio e il 21 febbraio, a seguire la sentenza

Le due agenti erano state già sospese dal servizio per i loro rapporti con un esponente del clan Parisi Sono state licenziate le due vigilesse, coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’arresto, tra gli altri, della consigliera comunale Mary Lorusso e del marito Giacomo Olivieri. Il provvedimento del Comune è stato notificato oggi, alle due donne, che erano già state sospese, per i loro rapporti con Fabio Fiore, esponente del clan Parisi, a cui una di loro si era rivolta per far punire un automobilista che l’aveva insultata.

Nella maxi inchiesta è finita anche la sanguinosa guerra tra clan che sconvolse Bari fra il 2016 e il 2020 a seguito della spaccatura del gruppo Parisi-Palermiti

Il consiglio di amministrazione della municipalizzata è stato affiancato dall’amministratore giudiziario. Il sindaco Decaro: “Ho sempre sfidato a viso aperto e denunciato i clan, ma è evidente che questo non è e non potrà mai essere sufficiente” Servizio: Grazia Rongo

Si tratta di Ciro Francavilla, elemento di spicco di uno dei clan che si contendono il territorio

Alla base dell’omicidio ci sarebbero stati i dissapori tra i rappresentanti di due diverse articolazioni del clan, quella di Carbonara e quella di San Pio Nel barese due persone sono state arrestate per l’omicidio del 39enne Michele Ranieri, esponente di una frangia del clan Strisciuglio, freddato l’11 settembre del 2019 nel centro del quartiere San Pio. I provvedimenti di custodia cautelare sono stati eseguiti nei confronti del 38enne Andrea De Giglio, già detenuto, e del 36enne Danilo Fusco. Il più grande dei due sicari avrebbe ucciso Ranieri su ordine dello stesso clan, nell’ambito di una faida interna. Ranieri, cognato di Vincenzo Strisciuglio, sarebbe stato convocato a San Pio con la scusa di un chiarimento verbale. Con lui in macchi ci sarebbe stato proprio Fusco. Giunto a destinazione, dopo un vano tentativo della vittima di fuggire a piedi nei vicoli del quartiere, è stato raggiunto da 4 colpi di pistola. Alla base dell’omicidio ci sarebbero stati i dissapori tra i rappresentanti di due diverse articolazioni del clan, quella di Carbonara e quella di San Pio. Lo stesso Fusco, ha dichiarato il Gip Giuseppe Ronzino, avrebbe fornito “dichiarazioni false, tacendo in tutto o in parte ciò che sapeva sui fatti”

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