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Il sesso a bordo dei bus c’è stato ma gli 8 autisti dell’Amat di Taranto sono stati assolti dall’accusa di violenza sessuale. L’azienda ora dovrà decidere tra il reintegro o il licenziamento disciplinare. La testimonianza di uno degli imputati. Gli 8 autisti dell’Amat di Taranto sono stati assolti. Gli atti sessuali a bordo dei bus tra il 2018 ed il 2020 ci sono stati ma non è emersa la prova che la giovane donna sia stata costretta a subirli. Condotte deprecabili, si legge nelle motivazioni della sentenza emessa dal tribunale di Taranto, ma non si puo’ parlare di reato di violenza sessuale. Si chiude così il primo grado di un processo complesso. Gli autisti, attualmente sospesi con stipendio dimezzato, avrebbero diritto al reintegro. L’azienda dovrà valutare ogni singola posizione. Il rischio è che, dopo la tempesta penale, vengano attivati procedimenti disciplinari e cause davanti al giudice del lavoro. Inoltre Kyma Mobilità sarebbe tenuta a corrispondere le somme trattenute negli ultimi 5 anni. Nel frattempo uno degli imputati è deceduto. Un altro, subito dopo lo scandalo, ha scelto di dimettersi e lasciare Taranto. Oggi si è rifatto una vita in un’azienda del Nord pur continuando a ribadire la propria estraneità a qualsiasi abuso. Intervista ad autista Amat assolto

Il Tribunale di Bari ha archiviato il procedimento a carico di Donato Boscia, accusato di aver contribuito al disastro ambientale. Con le conoscenze scientifiche di cui si è attualmente in possesso, non si può incolpare dell’epidemia da xylella chi  ha applicato le norme. Così il Tribunale di Bari ha archiviato il procedimento a carico di Donato Boscia, ex direttore dell’Istituto di protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, accusato di aver contribuito alla diffusione del batterio killer ha distrutto in Puglia milioni di ulivi. Secondo il giudice l’indagato ha semplicemente “agito in linea con le prescrizioni normative imposte dal diritto eurounitario e dalla normativa nazionale di recepimento”. Gli esposti che avevano portato all’apertura dell’inchiesta erano stati presentati tra il 2018 e il 2022 anche da associazioni di categoria, comitati, proprietari di fondi agricoli e persone fisiche. Tra loro l’ex senatore del M5s Alfonso Ciampolillo, noto per aver tentato di impedire il taglio di un ulivo infetto a Cisternino. Secondo i denuncianti, la propagazione del batterio nel territorio pugliese sarebbe stata “innescata, favorita e incoraggiata da ritardi ed omissioni commessi da parte delle autorità amministrative preposte a contrastare la diffusione di agenti patogeni idonei a compromettere l’ecosistema della Regione Puglia ma se secondo il gip, che ha escluso la configurabilità del reato di disastro ambientale, “non vi è prova che la diffusione del batterio ‘Xylella fastidiosa’ fosse causalmente imputabile alle strategie di contenimento adottate sul piano amministrativo”.

La difesa ha sostenuto e documentato come ci fosse stata una erronea identificazione dei poliziotti, che quel giorno non erano in servizio. Sono stati assolti con formula piena dal gup del Tribunale di Trani Rossella Volpe i due poliziotti del commissariato di Corato accusati di non aver preso la denuncia di una vittima di stalking il 16 agosto del 2023.  Gli agenti erano stati accusati di omissione di atti d’ufficio per non aver accettato di prendere a verbale le dichiarazioni della donna, il cui ex marito era stato raggiunto da un provvedimento di divieto di avvicinamento.  La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio La Scala, ha sostenuto e documentato come ci fosse stata una erronea identificazione dei poliziotti, che quel giorno non erano in servizio. 

Il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma ha emesso sentenza. L’inchiesta era partita dalla denuncia della vittima che raccontò di essere stata abusata sui mezzi pubblici. Tutti assolti perché “il fatto non sussite” gli autisti tarantini dei pulman di Kyma Mobilità che erano finiti sotto processo con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza con disabilità. Il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma ha emesso sentenza. L’inchiesta era partita dalla denuncia della vittima che raccontò di essere stata abusata sui mezzi pubblici, nascosti in luoghi appartati della città. Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

La ragazza aveva mentito sulle percosse subite dall’ex compagno ed è finita a processo per falsa testimonianza. Ma l’imputata, una giovane barese, è stata assolta perché l’uomo aveva minacciato di morte lei e il figlio Minacce di morte alla compagna ed al figlio neonato per costringere la donna a ritrattare le accuse di lesioni mosse nei suoi confronti. E questo il retroscena che ha fatto finire a processo per falsa testimonianza una 30enne barese, poi assolta con formula piena dal gup Nicola Bonante, al quale ha rivelato fra le lacrime cosa era realmente accaduto. Servizio di Linda Cappello

La sentenza è arrivata dopo 10 anni di processo Dopo quasi 10 anni di processo il tribunale di Bari ha assolto Domenico Perrini dalle ipotesi di mala gestione dell’ordine di Bari, di cui era presidente, riconoscendo la piena trasparenza del suo operato. Insieme a lui, attuale Presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, sono stati assolti anche i dipendenti dell’ordine, pure loro ritenuti estranei a qualsiasi ipotesi di reato. La difesa del presidente Perrini, assistito dall’avv. Gaetano Sassanelli, nell’esprimere la piena soddisfazione per l’esito del giudizio, ha fatto però osservare che, quello a carico del suo assistito, è stato un processo che non sarebbe dovuto neanche arrivare a dibattimento, avendo il presidente già documentato la sua innocenza sin dalla fase delle indagini preliminari, nella quale ha voluto esser interrogato, rappresentando le identiche ragioni che hanno determinato la sua assoluzione a dibattimento.

Dopo la condanna a undici anni in primo grado, assolti in appello due fratelli

Nessun concorso in falsi sinistri per i camici bianchi del pronto soccorso del capoluogo dauno. Condannati invece otto foggiani Assolti con formula piena dal Tribunale di Milano tre medici del pronto soccorso di Foggia accusati di aver concorso a una serie di truffe nei confronti di un’assicurazione. A essere condannati, invece, otto foggiani che secondo i giudici avrebbero ideato le truffe – soprattutto falsi sinistri stradali – e percepito i risarcimenti dalla Cardif, polo assicurativo con sede a Milano. Stando a quanto ricostruito, tra il 2017 e il 2018 le persone condannate si recarono in alcune occasioni al pronto soccorso di Foggia lamentando di aver subito delle lesioni. Occasioni nelle quali sono stati visitati dai tre dirigenti medici ai quali la Procura ha contestato la velocità delle visite e non il falso, non avendo mai accertato alcun tipo di lesioni. Dopo l’accesso in pronto soccorso, i presunti truffatori avrebbero modificato alcuni referti radiologici a firma di un quarto medico inserendo i propri nomi e inventando inesistenti traumi ossei o articolari, chiedendo e ottenendo importanti risarcimenti. La sentenza è stata emessa ieri. A darne notizia il legale dei sanitari, l’avvocato Michele Vaira del foro di Foggia.

I fatti risalgono al 30 gennaio 2022, quando l’imputato era titolare di un bar del centro, a Bari Servizio di Linda Cappello Montaggio di Luca Carone

Lo ha deciso il tribunale di Salerno. La consulenza tecnica della difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto, ha dimostrato l’insussistenza del quadro accusatorio I giudici del Tribunale di Salerno hanno assolto con formula piena perchè il fatto non sussiste l’ex amministratore della Banca Popolare di Bari Marco Iacobini e l’allora presidente del consiglio di amministrazione Fulvio Saroli, accusati di usura bancaria ai danni di un’azienda salernitana fra il 2010 e il 2012. Il consulente della procura aveva calcolato che la banca avrebbe applicato all’imprenditore interessi usurari fra lo 0,41 e il 9 per cento, ma la consulenza tecnica della difesa – rappresentata in giudizio dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto – ha dimostrato l’insussistenza del quadro accusatorio.

La Cassazione ha annullato la condanna per Salvatore Camporeale e Giuseppe Barra, erano in carica nel 2007 quando furono arrestati per concussione e peculato Condanna annullata per Salvatore Camporeale, ex sindaco di Margherita di Savoia e Giuseppe Barra, suo vice. Lo ha deciso la Corte di Cassazione. Erano stati condannati rispettivamente a 9 e 4 anni di reclusione per concussione e peculato. I fatti risalgono al 2007, entrambi furono arrestati. Assolti in primo grado, furono condannati in appello. La suprema corte, dopo 17 anni, ha annullato tutto. 

Mons. Seccia: “Sentenza che restituisce dignità umana e sacerdotale” Si è concluso con l’assoluzione il processo a carico del sacerdote leccese Don Mauro Carlino, 47 anni, ex segretario personale del cardinale Angelo Becciu e attuale parroco della Basilica di Santa Croce, tra i dieci imputati nella vicenda processuale sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato e la compravendita del Palazzo di Londra. Si tratta dell’unica assoluzione da tutti i reati contestati pronunciata dal presidente del Tribunale della Santa Sede, Giuseppe Pignatone. “Sono felice per la sentenza che ha restituito al nostro don Mauro la dignità umana e la credibilità sacerdotale messe in dubbio da ipotesi di reato rivelatesi poi infondate “ – ha commentato l’arcivescovo di Lecce Michele Seccia. “Sono stati anni di sofferenza anzitutto per lui, ma sono stati anni di sofferenza anche per me che sono il suo vescovo – sottolinea – e che non ho mai vacillato davanti alle accuse che gli venivano mosse. Tant’è vero che, nonostante immaginassi che più di qualcuno avrebbe storto il naso, dopo il suo rientro in diocesi non ho esitato a nominarlo mio segretario personale e poi, successivamente, anche parroco della Basilica di Santa Croce. Incarichi che egli ha svolto con obbedienza, fedeltà, spirito di servizio e di abnegazione e con grande impegno sacerdotale, pur dovendo affrontare le ricostruzioni fantasiose e la gogna mediatica.”. Don Mauro Carlino era accusato di estorsione e abuso d’ufficio . Il promotore di giustizia Vaticano Alessandro Diddi aveva chiesto per Don Mauro Carlino una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e una multa di 8.000 euro, oltre ad una maxi confisca per 15 milioni di euro.

Il verdetto della Corte d’Appello di Lecce dopo l’annullamento della condanne in Cassazione La Corte d’Appello di Lecce ha assolto 13 agenti della Polstrada di Lecce finiti sotto processo nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria del maggio 2009 e accusati di aver omesso di controllare gli autotrasportatori in transito ricevendo in cambio denaro e regali. L’assoluzione arriva dopo che la Cassazione aveva annullato le condanne inflitte nel 2021 nel primo processo di appello accogliendo il ricorso presentato dalle difese che avevano sollevato carenze motivazionali nella decisione, rinviando gli atti presso un nuovo collegio giudicante. Collegio che oggi ha emesso il verdetto assolvendo gli imputati dal reato di associazione a delinquere e disponendo il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità , inizialmente contestato in concussione. Nel maggio del 2009 la Procura dispose anche l’arresto di ben sedici poliziotti della Stradale.

L’avvocato Maurizio Villani, che ha rappresentato la società, ha commentato l’importanza di questa doppia assoluzione, sottolineando che questa decisione conferma la legittimità delle operazioni aziendali e tiene conto delle recenti normative Servizio di Pamela Spinelli Riprese e montaggio di Francesco Afrune

Secondo il Tribunale di Brindisi, non ha commesso reati. L’ingegnere, attualmente in pensione, per anni è stato dirigente del Comune di Ceglie Messapica Servizio di Pamela Spinelli Riprese e montaggio di Donato Colazzo

Condannati l’ex capo di gabinetto e un imprenditore barese

La decisione della Corte di Appello di Bari. La strage ferroviaria, avvenuta il 12 luglio del 2016 sulla tratta Andria-Corato, costò la vita a 23 persone La Corte di Appello di Bari ha confermato la sentenza di assoluzione emessa dal gup del tribunale di Trani nei confronti dell’ingegner Elena Molinaro, la dirigente della divisione 5 della Direzione generale del Trasporto pubblico locale del Ministero dei Trasporti, unica dei 18 imputati ad aver scelto il rito abbreviato nel processo per la strage ferroviaria sulla tratta Andria – Corato che il 12 luglio 2016 costò la vita a 23 persone. A darne notizia il suo legale difensore, l’avvocato Maurizio Sasso secondo il quale la Molinaro si era occupata di “ferrovie secondarie” nel periodo compreso tra maggio del 2008 e gennaio del 2010, ossia 6 anni prima dell’incidente ferroviario. Ha inoltre chiarito che l’incidente avvenuto nel 2007 in Sardegna, sulla tratta Macomer-Nuoro, che secondo l’accusa avrebbe dovuto imporre una verifica delle condizioni di sicurezza ed interventi su tutte le “ferrovie secondarie”, non era in alcun modo assimilabile a quello del 2016, così come non era possibile addebitarle “adempimenti, facoltà o doveri introdotti da una normativa tecnica di settore che è entrata in vigore solo successivamente alla conclusione del suo incarico”. E’ ancora in corso, con le repliche dei difensori degli imputati, il processo con il rito ordinario.

Fondi Santa Sede, assolto don Mauro Carlino

Mons. Seccia: “Sentenza che restituisce dignità umana e sacerdotale” Si è concluso con l’assoluzione il processo a carico del sacerdote leccese Don Mauro Carlino, 47

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