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Primo Piano

Le accuse sono di omicidio volontario, occultamento di cadavere e indebito utilizzo di carta di pagamento. Avrebbe ucciso Michelangelo Scamarcia, 67 anni, soffocandolo con una busta di plastica al culmine di una lite per un debito di appena 30 euro, per poi occultarne il cadavere nel retro del proprio negozio e utilizzare la sua carta di pagamento. Con le accuse di omicidio volontario, occultamento di cadavere e indebito utilizzo di carta di pagamento, è stato sottoposto a fermo Lin Wei, 42enne di origine cinese, titolare dell’attività commerciale “Moda Casa” in piazza Umberto, a Bari-Carbonara. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Bari ed eseguito dai carabinieri della Compagnia Bari San Paolo, al termine di un’indagine avviata dopo la denuncia di scomparsa presentata il 2 aprile dal fratello della vittima. La confessione Nel corso dell’interrogatorio, alla presenza del difensore, l’indagato ha ammesso di aver provocato la morte del 67enne. Secondo quanto ricostruito, tra i due era stato concordato un utilizzo della carta di inclusione intestata a Scamarcia per una transazione da 600 euro, con restituzione in contanti della somma di 530 euro decurtata di una commissione di 70 euro. La mancata consegna, da parte di Wei, di 30 euro (quindi solo di 500 euro) avrebbe fatto scattare la lite, degenerata nell’omicidio. Gli accertamenti del medico legale, eseguiti sul posto, hanno confermato una morte violenta, non inferiore a 10-15 giorni prima del ritrovamento. Il locale è stato posto sotto sequestro. La Procura evidenzia anche il concreto pericolo di fuga: il 42enne, con legami familiari all’estero e dimora di fatto nel negozio, avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare Bari per trasferirsi a Prato o rientrare in Cina.

Le armi sono risultate provento di due furti, commessi nel 2017 e 2019 in Basilicata e Campania. In auto avevano un fucile calibro 20, una carabina calibro 38, numerose cartucce, un bastone e due coltelli a serramanico. Per questo due uomini, residenti in provincia di Potenza, sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri della Compagnia di Policoro. Le accuse sono di detenzione e porto illegale di armi. I due sono stati fermati mentre erano a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata: le armi sono risultate provento di due furti, commessi nel 2017 e 2019 in Basilicata e Campania.

Le operazioni di ricerca sono coordinate dalla Capitaneria di Porto di Gallipoli. In campo motovedette e il supporto aereo dell’elicottero “Drago” dei Vigili del Fuoco. Sono ore di apprensione a Porto Cesareo per la sorte di Mimmo Piepoli, 39 anni, scomparso col kitesurf venerdì al largo di Baia Grande, nel tratto di mare compreso tra Torre Chianca e Torre Lapillo. Le ricerche sono iniziate attorno alle 18. Secondo le testimonianze, l’uomo, originario di Erchie, avrebbe perso improvvisamente il controllo della vela, finendo in balia della corrente e scomparendo rapidamente alla vista dei compagni. Sono stati gli amici, preoccupati dal mancato rientro, a dare l’allarme facendo scattare la macchina dei soccorsi. L e operazioni di ricerca, coordinate dalla Capitaneria di Porto di Gallipoli, sono scattate immediatamente. In campo motovedette e il supporto aereo dell’elicottero “Drago” dei Vigili del Fuoco, che ha sorvolato incessantemente la zona fino al tramonto. A complicare i soccorsi sono le proibitive condizioni meteo-marine: il forte vento da nord e il mare molto mosso rendono difficile individuare qualsiasi traccia del giovane o della sua attrezzatura.

Nel locale al civico 55 di Piazza Umberto a Carbonara di Bari i carabinieri della Compagnia Bari San Paolo hanno trovato il cadavere di Michelangelo Scamarcia, 68 anni, scomparso il 31 marzo scorso. Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto nel negozio avvolto in buste per l’imballaggio, in avanzato stato di decomposizione. Il titolare del negozio, ora sotto sequestro, è stato sottoposto a fermo, con l’accusa diomicidio volontario, portato via e salvato da sicuro linciaggio della folla. Sul cadavere, da una prima ispezione, non sarebbero stai rilevati segni di violenza. Non si esclude una morte per soffocamento. L’uomo, un cittadino cinese di 42 anni che è ora in carcere, durante l’interrogatorio avrebbe confessato di averlo ucciso soffocandolo con un sacchetto. Non è ancora chiaro il movente. Sembra che tra i due ci sia stato un litigio, ma il presunto responsabile non sarebbe stato in grado di spiegare le motivazioni. Nei prossimi giorni verrà disposta l’autopsia. Sia la vittima sia il fermato sono incensurati. Il presunto omicida è stato individuato grazie anche all’esame dei sistemi di videosorveglianza e i prelievi fatti sulle carte della vittima. Le indagini sono condotte dai carabinieri coordinati del pm della procura di Bari Claudio Pinto. Qui la ricostruzione dei fatti

Quattro colpi di pistola al cuore, all’addome, al braccio e all’avambraccio destri, esplosi da vicino, e nessun segno di colluttazione: è quanto emerso dall’autopsia. Quattro colpi di pistola al cuore, all’addome, al braccio e all’avambraccio destri, esplosi da vicino, e nessun segno di colluttazione: è quanto emerso dall’autopsia su Stefania Rago, la 46enne uccisa giovedì scorso nel suo appartamento, a Foggia. In carcere, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, c’è suo marito Antonio Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni, che ha assassinato la donna con l’arma di servizio.  I funerali saranno celebrati sabato mattina nella parrocchia di San Michele.Sarà lutto cittadino. Stefania Rago voleva separarsi, hanno ribadito i figli Jessica e Michael. Intervistati: Jessica e Michael Fortebraccio, figlio di Stefania Rago e avvocato Michele Sodrio, legale figli di Stefania Rago 

Secondo gli inquirenti potrebbe essersi trattato di un’aggressione punitiva, le due minorenni avrebbero aizzato contro la 13enne un rottweiler e un pastore del Caucaso. Sono stati sequestrati i cellulari delle due sorelle di 15 e 17 anni denunciate dopo l’aggressione subita da una 13enne. La ragazzina è stata azzannata da due cani sulla spiaggia di Porto Cesareo, dopo aver avuto un diverbio con le due sorelle. I carabinieri, su disposizione della Procura per i minori, stanno ricostruendo i dettagli dell’accaduto. Secondo gli inquirenti potrebbe essersi trattato di un’aggressione punitiva, le due sorelle avrebbero aizzato contro la ragazzina un rottweiler e un pastore del Caucaso. Fondamentale alle indagini il video girato e diffuso. Si vedono tutte le fasi dell’aggressione, si sentono insulti contro la vittima e anche risate.Le accuse sono di lesioni personali aggravate da futili motivi e dalla minorata difesa della vittima. La 13enne ha riportato gravi ferite ad una gamba. 

É il drammatico particolare che emerge nelle indagini a carico di Sheikh Md Humaun il 33 enne bangladese, l’autore del delitto, arrestato dai carabinieri a Tricase dove vive e lavora. La scena del delitto mostrata ai familiari in una drammatica videochiamata nella quale confessa di aver appena ucciso il fratello minore durante una lite. É il drammatico particolare che emerge nelle indagini a carico di Sheikh Md Humaun il 33enne bengalese l’autore del delitto, arrestato dai carabinieri a Tricase dove vive e lavora, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, nella videochiamata ha mostrato l’arma del delitto, un coltello da cucina, e poi l corpo riverso in casa per terra. La scena della videochiamata compare su molti siti di news del Bangladesh in cui si fa riferimento ai dissidi tra i due fratelli. Dall’ispezione cadaverica effettuata dal medico legale Ermenegildo Colosimo presso l’obitorio del Vito Fazzi di Lecce, sono emerse tre coltellate inferte, solo una mortale, inferta di spalle, all’altezza della regione lombare .

Gino, come era conosciuto nell’ambiente, viene descritto come una persona onesta e seria. Lascia una figlia e una compagna. Angelo Pizzi era il direttore di sala della “Spaghetteria numero 1”. Ha aperto lui ai suoi assassini che però cercavano un’altra persona. Si è trovato sulla traiettoria dei colpi ed è morto. Gino, come era conosciuto nell’ambiente, viene descritto come una persona onesta e seria. Lascia una figlia e una compagna. Qui la testimonianza del collega e amico

Per Angeloantonio Angarano è importante che la città mostri una coesione sociale importante. “Aprile è stato un mese che ha messo Un mese che ha messo a dura prova la nostra convinzione di poter superare qualsiasi ostacolo e di affrontare qualsiasi problema” dice il sindaco di Bisceglie, Angeloantonio Angarano, dopo l’omicidio ai ristorante. Si era da poco conclusa la marcia silenziosa in memoria di Patrizia Lamanuzzi, la 55enne uccisa dal marito che poi si è tolto la vita lo scorso 15 aprile. L’omicidio di una persona innocente pesa ora come un macigno sulla comunità impaurita e scossa già dalla morte di una bambina sotto il peso di un albero caduto e da due delitti di mafia, senza dimenticare l’angoscia della famiglia di un pescatore disperso dopo il crollo di un ponte in Molise. “Non pensavamo mai di trovarci oggi di fronte ad un brutale omicidio e ad una criminalità organizzata che ha alzato l’asticella. Oggi è importante rimanere uniti, insieme con l’obiettivo che questa città deve mostrare una coesione sociale importante” conclude in sindaco Angarano. Si era da poco conclusa la marcia silenziosa in memoria di Patrizia Lamanuzzi, la 55enne uccisa dal marito che poi si è tolto la vita lo scorso 15 aprile, e subito la città è ripiombata nell’orrore, al termine di un mese orribile, contrassegnato da tragedie che sono come ferite difficili da rimarginare. L’omicidio di una persona innocente pesa ora come un macigno sulla comunità impaurita e scossa già dalla morte di una bambina sotto il peso di un albero caduto, da un omicidio suicidio, e da due delitti di mafia, senza dimenticare l’angoscia della famiglia di un pescatore disperso dopo il crollo di un ponte in Molise.

Il quadro per gli investitori è chiaro, si tratta ora di individuare esecutori e mandanti dell’agguato. Non era il 62enne Angelo Pizzi il bersaglio del commando, in tre con i volti coperti arrivati a bordo di un auto, guidata da un complice, poi svanita nel nulla; il direttore di sala si è trovato sulla direttrice dei proiettili e ha fatto come da scudo al suo titolare, il vero obiettivo, emerge dal riserbo degli inquirenti, della spedizione punitiva, che è riuscito a scappare, pare, trovando riparo in un ripostiglio del locale. Qui la ricostruzione dei fatti Nessuna certezza, i carabinieri però confermano che l’omicidio nel ristorante “Spaghetteria n. 1” di Bisceglie, si inserisce nell’ambito di una faida tra clan rivali di Bari, e cioè gli Strisciuglio, a cui era affiliato Filippo Scavo, ucciso lo scorso 18 aprile al Divinae club, e i Capriati. Una guerra per il controllo delle piazze di spaccio che è ripresa senza esclusione di colpi, anche con le sparatorie nel capoluogo, per fortuna senza vittime. Indaga la Direzione distrettuale antimafia, che da tempo ha evidenziato come la provincia a nord e in particolar modo Bisceglie siano diventate terreno fertile per i traffici dei gruppi criminali di Bari. Sul corpo della vittima intanto è stata disposta l’autopsia, Pizzi sarebbe stato raggiunto prima da 4 colpi e poi finito quando era a terra agonizzante. Qualcuno ha lasciato un fiore rosso all’ingresso del locale sequestrato, in memoria di un uomo morto alla vigilia della festa del lavoro.

Il corpo era in un negozio. I carabinieri hanno portato via un uomo, il titolare, probabilmente per interrogarlo. Il cadavere Michelangelo Scamarcia, 68 anni, è stato rinvenuto in tarda mattinata, a Carbonara, quartiere di Bari, all’interno di un esercizio commerciale gestito da un cittadino cinese. Si tratta dell’uomo di cui, il 31 marzo, era stata denunciata la scomparsa. Sulle cause della morte sono al lavoro i carabinieri della Compagnia del San Paolo, che sono stati impegnati nelle ricerche. L’uomo aveva problemi di salute, ma era autosufficiente. Subito dopo la scomparsa i familiari avevano ricevuto un messaggio che li rassicurava sul fatto che sarebbe tornato. Una cosa molto strana visto che l’uomo pare non fosse in grado di mandarne. Da quel momento in poi non si era saputo più nulla. Gli investigatori sarebbero riuscito a risalire all’attività commerciale dove hanno trovato il cadavere per una serie di pagamenti bancomat effettuati dal conto dell’uomo da quel negozio. Il proprietario del locale è stato fermato per accertamenti. I carabinieri lo hanno portato via, probabilmente per interrogarlo. Mentre l’uomo entrava nell’auto di servizio, alcune persone, staccatesi dalla folla che si era radunata all’esterno del negozio hanno tentato di scagliarsi contro di lui. I carabinieri lo hanno protetto e portato via. A quanto si è appreso, il cadavere era in avanzato stato di decomposizione. Non sono ancora note le cause della morte.

Ci sarà un incontro con prefetti, questori e vertici delle forze dell’ordine per analizzare la situazione. Il ministo dell’Interno Matteo Piantedosi nei prossimi giorni arriverà in Puglia per fare un punto sulla sicurezza alla luce dei recenti episodi di cronaca. Secondo quanto si apprende, ci sarà un incontro con prefetti, questori e vertici delle forze dell’ordine per analizzare la situazione. L’ultimo caso di cronaca ieri sera a Bisceglie, quando Angelo Pizzi, responsabile di sala di un ristorante, è stato ucciso per errore nel corso di un agguato.

La giovane lavorava presso un’attività della zona dopo essere stata recentemente assunta. Incidente mortale nella mattinata di oggi nei pressi di Ceglie Messapica, a meno di tre chilometri dal centro abitato. A perdere la vita una Samantha Lacedonia 21 anni, originaria di Bisceglie e trasferitasi da pochi giorni a Ceglie per motivi di lavoro. La giovane era alla guida di una Fiat 500 rossa ed era l’unica occupante del veicolo. Per cause ancora in fase di accertamento, l’auto si è scontrata con una Mercedes Classe C a bordo della quale viaggiavano due giovani, entrambi rimasti feriti ma non in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti i soccorsi e le forze dell’ordine che stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Secondo le prime informazioni, la vittima lavorava presso un’attività della zona dopo essere stata recentemente assunta.

“Il mio cliente è molto provato“ è la breve dichiarazione rilasciata al TgNorba dall’avvocato Dario Paiano, difensore del 33enne. Sono andati avanti fino a tarda sera gli interrogatori dei due cittadini stranieri testimoni dell’omicidio di un 28enne bengalese, ucciso a coltellate dal fratello 33enne all’interno della loro abitazione in via Luigi Cadorna a Tricase.  Si tratta del coinquilino che ha assistito alla scena e di un altra persona sopraggiunta in un secondo momento per prestare aiuto. Al momento, però, ancora nulla trapela in relazione al movente.  “Il mio cliente è molto provato“, è la breve dichiarazione rilasciata al TgNorba dall’avvocato Dario Paiano, difensore del 33enne. L’uomo, ora in carcere, subito dopo sembrava essere in stato di shock, con il capo chino: pare che non abbia spiegato a nessuno i motivi del gesto.  Ieri era presente sul posto anche il pm Donatina Buffelli: da chiarire, oltre al movente, anche la dinamica dell’omicidio.  Pare che sia stato uno il colpo fatale, alla spalla, ma non si esclude che i fendenti inferti alla vittima possano essere più di uno. Da capire anche se ci sia stata una eventuale colluttazione, visto che l’indagato avrebbe delle ferite sulle mani. Di certo nessuno si aspettava che potesse accadere una cosa del genere: i due fratelli erano pienamente inseriti nella comunità locale, lavoravano entrambi in un bar di Tricase Porto. 

Quelle più pesanti inflitte a Pietro La Torre, all’ergastolano Matteo Lombardi e Francesco Scirpoli. Ventidue condanne, a complessivi 180 anni di reclusione, e due assoluzioni nel processo di primo grado alla mafia garganica denominato ‘Omnia Nostra’, sul racket nel settore ittico. Il verdetto, dopo nove ore di camera di consiglio, è stato emesso dal Tribunale di Foggia. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga e tentato omicidio. L’inchiesta riguarda i gruppi criminali attivi tra Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste. Le condanne più pesanti sono state inflitte ai presunti capiclan: Pietro La Torre – per lui 30 anni -, all’ergastolano Matteo Lombardi – inflitti 24 anni – e Francesco Scirpoli, a cui sono stati comminati 12 anni e sei mesi.

I fatti risalgono al 2025 nel Tarantino. È stato catturato in Svezia un iracheno-curdo, sfuggito all’arresto per fatti risalenti nel 2025, accaduti nel Tarantino. L’uomo avrebbe voluto costringere al matrimonio la giovane figlia. La ragazza si è ribellata alla volontà del padre, il quale l’avrebbe picchiata per costringerla al destino da lui deciso. La giovane però ha trovato il coraggio di denunciare, e a febbraio 2025 è scattato l’arresto. L’uomo era riuscito a far perdere le proprie tracce ma è stato rintracciato ieri in Svezia. È stato arrestato grazie al lavoro della Squadra Mobile di Taranto, coordinata dal vice questore Antonio Serpico. 

Fu il paziente stesso a scoprire che quel sangue era infetto . Con sentenza di primo grado, il tribunale di Lecce riconosce il risarcimento di 800mila euro ai familiari di un uomo di Martina Franca, morto nel 2008, a seguito delle complicanze da epatite C. Malattia contratta presumibilmente a causa di una trasfusione ricevuta nel lontano 1974, durante un intervento chirurgico al quale fu sottoposto in una asl brindisina. Fu il paziente stesso a scoprire, vent’anni dopo, che quel sangue era infetto. La decisione del tribunale arriva a 52 anni dalla trasfusione. Oltre mezzo secolo per ottenere giustizia. La famiglia è stata difesa dall’avvocato Mario Lazzaro che ha fatto leva sulla possibilità, condivisa dal tribunale, di fare riferimento al termine più lungo di prescrizione. 

Il 62enne era il direttore di sala, nessun precedente. Il bersaglio sarebbe stato il titolare. La quasi matematica certezza che non fosse la vittima il vero obiettivo del commando, almeno tre persone, incappucciate, arrivate a bordo di un’auto svanita nel nulla. Hanno esploso, alla presenza dei clienti, diversi colpi di arma da fuoco all’interno del ristorante Spaghetteria numero 1, in via Mauro Storelli, nel cuore di Bisceglie. Il 62enne Angelo Pizzi, secondo quanto ipotizzato dai carabinieri, si sarebbe trovato senza colpa sulla direttrice dei proiettili. Lavorava all’interno, era il direttore di sala, nessun precedente. Una persona “mite, seria sul lavoro e onesta. Mai un problema con la giustizia”. Così, è stato descritto dai suoi familiari e dai colleghi. I killer cercavano un’altra persona, evidentemente; un affiliato, trapela da fonti inquirenti, ad uno dei clan rivali di Bari, che ha ormai stabilito a Bisceglie una nuova roccaforte. Sullo sfondo, emerge, ci sarebbe la faida tra i Capriati e gli Strisciuglio, un episodio collegato all’omicidio di Filippo Scavo avvenuto nella notte tra il 18 e 19 aprile scorsi nella discoteca Divinae club e alle sparatorie degli ultimi giorni nel capoluogo pugliese. Le indagini sono coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Bari.  Il vero bersaglio di chi ha premuto il grilletto, secondo gli investigatori, sarebbe il titolare del ristorante, un 40enne con diversi precedenti e in qualche modo vicino ad uno dei clan di spicco della criminalità organizzata barese. L’uomo, come tutti i dipendenti del locale, è stato ascoltato dagli investigatori e sarebbe stato egli stesso a dirsi convinto di essere il vero obiettivo dei killer. Nel ristorante non c’erano molti clienti, cinque in tutto, che si trovavano in una saletta attigua: hanno sentito solo il rumore dei colpi ma non hanno assistito al delitto. Il ristorante è stato messo sotto sequestro mentre il corpo del 62enne, che lascia una compagna e una figlia, è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La vittima aveva 84 anni, disabile. Non è chiaro cosa abbia provocato il rogo . Tragedia questa sera a Sogliano Cavour dove una donna è deceduta in un incendio divampata nella casa al piano terra dove abitava, in via Nino Bixio. La vittima è Fulvia Maniglia 84 anni costretta su una sedia a rotelle da una disabilità Ancora da capire cosa abbia provocato l’innesco del rogo. Da quanto si apprendere aveva in uso una bombola di ossigeno e non è escluso che da qui sia avvenuta un’esplosione che ha generato l’incendio. Sul posto stanno operando i vigili del fuoco e gli agenti del commissariato di Galatina. Da quanto si apprende l’anziana si trovava da sola in casa e le fiamme che si sono levate alte in pochi secondi aggredendo gli ambienti, hanno impedito ai soccorritori di poterla salvare. I figli erano andati a trovarla poco prima .

La vittima, incensurata, lavorava nel locale: indagini su possibile agguato mirato o su un errore. Si chiamava Angelo Pizzi, 62 anni, l’uomo incensurato ucciso nella serata di oggi all’interno di un ristorante di Bisceglie, in via Gramsci. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, all’interno del locale sarebbero stati esplosi tra i 14 e i 15 colpi di pistola. La vittima, che faceva parte del personale del ristorante, è stata colpita mortalmente durante l’agguato. I clienti presenti al momento della sparatoria non sono rimasti feriti, ma sono sotto choc per quanto accaduto. Le forze dell’ordine stanno lavorando per chiarire la dinamica dell’omicidio e non escludono alcuna ipotesi. Tra le piste al vaglio, quella di un’azione mirata: secondo indiscrezioni, il possibile obiettivo potrebbe essere stato il titolare del locale, ritenuto vicino ad ambienti già noti alle forze dell’ordine, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Gli inquirenti stanno inoltre verificando un possibile collegamento con la sparatoria avvenuta lo scorso 19 aprile nella discoteca “Divinae Club” di Bisceglie, in cui perse la vita il 42enne Filippo Scavo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, gli agenti della Questura di Andria e il personale sanitario del 118. L’area è stata transennata per consentire i rilievi e la raccolta di elementi utili alle indagini. In corso anche l’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza del ristorante.

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