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Primo Piano

. Tragico incidente stradale in contrada Canali, lungo la provinciale Mesagne–San Vito. Tre le auto coinvolte: una Volkswagen Polo, una Lancia Y e una Renault Clio. Morta Maria Rosaria Console, 54 anni, di San Vito dei Normanni. La donna alla guida della Lancia Y, mentre la figlia diciassettenne è ricoverata in codice rosso all’ospedale Perrino di Brindisi. Sul posto sono intervenute quattro ambulanze e i vigili del fuoco, che hanno faticato non poco per estrarre i feriti dalle lamiere. La polizia locale ha avviato i rilievi per ricostruire la dinamica, mentre la strada è stata temporaneamente chiusa al traffico.

. Il gip del Tribunale di Bari ha respinto la richiesta di archiviazione e disposto nuovi accertamenti nell’ambito dell’inchiesta sulla morta di Gessica Disertore, la 27enne di Triggiano trovata morta nella cabina di una nave da crociera su cui stava lavorando come cuoca il 27 settembre 2023. Le nuove indagini riguarderanno innanzitutto la ricostruzione completa delle ultime ore di vita della giovane, con particolare attenzione ai movimenti effettuati a bordo della nave e ai contatti avuti poco prima del decesso.Gli investigatori dovranno inoltre approfondire il contenuto delle comunicazioni intercorse nelle ore precedenti alla morte, comprese chiamate, messaggi e interazioni digitali con membri dell’equipaggio, per comprendere il reale stato emotivo della ragazza e il contesto relazionale in cui si trovava. Secondo la procura, la ragazza si è tolta la vita dopo aver visto un ufficiale della nave, con il quale aveva trascorso la serata, entrare in cabina con un’altra ragazza. Secondo gli inquirenti, in seguito all’esame dei filmati delle telecamere della nave e ai dati ricavati della serratura automatica, nessuno oltre a Gessica sarebbe entrato o uscito dalla sua cabina. Ulteriori verifiche saranno rivolte alla piena compatibilità tra gli accertamenti medico-legali, la scena del ritrovamento e la dinamica ipotizzata dagli investigatori, con l’obiettivo di escludere definitivamente ogni possibile scenario alternativo.

. Il Bari retrocesso in serie C, il Lecce ancora in serie A. Grande la delusione dei tifosi baresi che per tutto il Campionato non hanno fatto mancare il loro amore per la squadra. Ci sono però dubbi sul loro sostegno in serie C. Qui le interviste a Franco Spagnuolo, presidente centro coordinamento Bari Club e Antonio Ricciato, presidente Salento giallorosso

. Ai microfoni del TgNorba parla Crescenza Liantonio, madre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto in ospedale la notte tra il 13 e 14 aprile dopo un intervento chirurgico. Un dolore lacerante il suo, che grida giustizia: “Gianvito è uscito dalla sala operatoria facendo il segno di vittoria” racconta in lacrime, “torniamo nella stanza, apriamo la porta e Gianvito era lì sul letto ormai esanime” Qui l’intervista alla madre di Gianvito, morto a 17 anni Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella che al 17enne sia stato somministrato un farmaco sbagliato, cloruro di potassio non destinato a lui. “Gianvito è il figlio di tutti, era il fratello di tutti” dice ancora la madre, “Su quel letto poteva esserci chiunque, chiediamo venga solo che venga fatta chiarezza”  

Scontro totale in Municipio per un sospetto registratore nascosto: entrambi finiscono in ospedale. Lite tra il neo sindaco di Laterza, Giuseppe Cristella, e il comandante della Polizia municipale, Sandro Frigiola. Il confronto sarebbe rapidamente degenerato per motivi ancora poco chiari e entrambi sarebbero finiti all’ospedale San Pio a Castellaneta. Il comandante è in attesa della diagnosi, il sindaco è in condizioni più preoccupanti. Dalle prime informazioni, riportate dalla lista civica di Cristella, il sindaco avrebbe sospettato che il comandante, durante il colloquio, avesse azionato un dispositivo di registrazione. Una ipotesi tutta da verificare. Il primo cittadino avrebbe chiamato i dipendenti comunali affinché potessero testimoniare quanto stava accadendo all’interno della sua stanza al Comune di Laterza. Dal canto suo Sandro Frigiola afferma che non gli è stato consentito uscire dalla stanza del sindaco che gli avrebbe negato la possibilità di andare via dopo aver inveito contro di lui. È stato necessario l’intervento dei Carabinieri, che ora indagano per ricostruire l’esatta dinamica di quanto avvenuto al Municipio.

La commissione lavorerà su tutti i fronti: economico, patrimoniale e operativo. Papa Leone ha istituito la Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina” con il compito di “analizzare la situazione attuale della Fondazione, individuare le migliori soluzioni per una sempre maggiore efficienza, efficacia e sostenibilità nel tempo della sua opera e della sua missione e per dare concreta attuazione alle soluzioni così individuate”. Il Pontefice ha nominato presidente della Commissione Maximino Caballero Ledo; Fabio Gasperini, coordinatore della Commissione e membri della stessa Commissione, monsignor Paolo Rudelli, monsignor Giordano Piccinotti, monsignor Giorgio Ferretti. Nominato anche nel Comitato Tecnico Benjamin Estevez de Cominges, Gino Gumirato e Alessandro Ela Oyana. La Casa Solievo della Sofferenza da tempo versa in una situazione di instabilità finanziaria.

Maxi operazione della DDA di Bari. I carabinieri del NOE di Bari eseguono 19 ordinanze cautelari . Una complessa e articolata indagine, iniziata nell’ottobre 2023, ha permesso di arrestare 19 persone (6 ai domiciliari, 7 obbligo di presentazione e 6 interdizioni per un anno dall’attività imprenditoriale) ritenuti responsabili a vario titolo del reato di traffico illecito di rifiuti. A essere interessate le province di Foggia, Salerno, Napoli Benevento, Roma e Latina; in azione i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti. L’ordinanza cautelare è stata emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. L’indagine, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è stata portata avanti dai Carabinieri del NOE di Bari che hanno ricostruito una filiera organizzata dedita allo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti speciali provenienti da impianti di trattamento/recupero nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno. Migliaia di tonnellate di rifiuti venivano illecitamente trasportate e smaltite presso cave in disuso, aree agricole (vigneti e uliveti) e capannoni dismessi nelle province di Foggia, della BAT, di Bari, di Napoli e Frosinone. Automezzi carichi di rifiuti urbani indifferenziati erano diretti verso le campagne tra Cerignola, San Severo, Lucera, nonché verso le aree dell’Alto e del Basso Tavoliere. Alcune aree di campagna sono diventate delle discariche abusive: i rifiuti una volta scaricati, in alcune circostanze, venivano dati alle fiamme, rendendo l’aria irrespirabile.  Da questa attività sono stati ottenuti illeciti profitti pari a 2.500.000 euro. Sono state sequestrate 10 società (per lo più aziende produttrici di rifiuti), 60 automezzi, nonché beni mobili e immobili.

Vasta operazione dei Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. È in corso dalle prime ore della mattina una vasta operazione dei Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, contro un organizzazione criminale dedita allo smaltimento illecito di rifiuti speciali provenienti da varie province della Campania e abbandonati in aree agricole delle province di Foggia e della BAT. Circa 90 i Carabinieri del Reparto Speciale dell’Arma e dei Comandi Provinciali di Napoli, Benevento, Bari, Roma, Caserta e Latina e Foggia impegnati nell’esecuzione di 19 provvedimenti cautelari.

“Le mie dimissioni significherebbero trascinare la città verso un lungo commissariamento, senza nemmeno restituire immediatamente la parola ai cittadini”. La sindaca di San Severo, Lidya Colangelo, ha azzerato la giunta comunale, revocando con effetto immediato tutte le deleghe assessorili. “Voglio essere chiara: ho deciso di azzerare la Giunta ma non di dimettermi – dice -. E non l’ho fatto per una ragione molto semplice: io non posso permettermi di abbandonare San Severo nel pieno di una fase così importante e decisiva per il futuro della nostra comunità. Le mie dimissioni significherebbero trascinare la città verso un lungo commissariamento, senza nemmeno restituire immediatamente la parola ai cittadini. Sarebbe un danno enorme per San Severo e inevitabilmente rallenterebbe e bloccherebbe opere e progettualità fondamentali. Fermare tutto oggi sarebbe un atto irresponsabile. E sarebbe irresponsabile anche spegnere il lavoro culturale, sociale e turistico che abbiamo costruito insieme. Non possiamo permetterci di bloccare le stagioni culturali, gli eventi estivi e natalizi e soprattutto il percorso di rilancio della Festa del Soccorso che nelle ultime due edizioni è tornata a essere un simbolo identitario forte, partecipato e riconosciuto da tutti. Io sento il peso della responsabilità che i cittadini mi hanno affidato e non intendo sottrarmi. Governare significa esserci soprattutto nei momenti difficili, non scappare davanti ai problemi. Ma voglio essere altrettanto chiara: non intendo aprire alcuna interlocuzione politica con chi ha contribuito ad alimentare questa crisi amministrativa trascinando la città dentro tensioni e dinamiche che nulla hanno a che vedere con il bene comune”.

. Quattro persone rischiano il processo per la morte di Clelia Ditano, la 25enne di Fasano deceduta la notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 2024 precipitando nel vano ascensore. La pm Livia Orlando ha chiesto il rinvio a giudizio, l’ipotesi di reato è omicidio colposo.L’udienza preliminare è stata fissata il 10 settembre prossimo. I quattro indagati sono l’amministratore del condominio, il rappresentante legale della ditta incaricata della gestione e riparazione dell’impianto insieme con il responsabile tecnico e un dipendente.

. Il video è agghiacciante: il 15 gennaio scorso a Corato una donna di 85 anni è stata inseguita, presa alle spalle, scaraventata a terra e rapinata. La signora stava camminando per strada quando è stata raggiunta da un ragazzo, dopo averle strappato la borsa, è fuggito via insieme al complice che faceva da palo. L’85enne è rimasta ferita mentre i due sono stati incastrati dai filmati delle telecamere di videosorveglianza. Nelle ultime ore sono stati arrestati dalla Polizia, hanno 19 e 27 anni. Sono accusati di rapina aggravata in concorso e lesioni personali. Nelle loro abitazioni sono stati trovati gli abiti che indossavano il giorno della rapina.

. Momenti di panico si sono vissuti negli uffici dei servizi sociali del comune di Taranto. Un minorenne in compagnia della madre si sarebbe presentato per un colloquio con un’assistente sociale. Improvvisamente la situazione è degenerata ed il ragazzo ha danneggiato una stanza degli uffici comunali. Ha mandato in frantumi i vetri delle finestre, rotto scrivanie, armadi, stampante e computer. L’episodio è avvenuto in un orario di afflusso di pubblico spaventando gli utenti presenti. I dipendenti comunali hanno messo in sicurezza le persone presenti cercando di calmare il minorenne in preda all’agitazione. La mamma del ragazzo ha accusato anche un malore ed è stato soccorsa dal personale sanitario del 118. Sul posto i Carabinieri che sono riusciti, dopo un po’ di tempo, a bloccare il minorenne.

. L’inchiesta sulla morte di Roberta Bertacchi va avanti. Il Gip del tribunale di Lecce ha respinto la richiesta di archiviazione sul decesso della 26enne di Ruffano, trovata impiccata sul balcone della sua abitazione di Casarano il 6 gennaio del 2024. Sono state disposte nuove indagini per l’inchiesta che vede l’ex fidanzato, Davide Falcone, indagato per istigazione o aiuto al suicidio.  Per il Gip “emergono numerosi profili di incompletezza investigativa” che impongono approfondimenti.  Innanzitutto ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato davvero di suicidio. Ci sono solo due impronte di scarpe sulla pensilina sotto alla quale c’è l’inferriata dalla quale pendeva il corpo della vittima. Le scarpe sono quelle di Roberta ma la posizione è tale per cui sembrerebbe che la ragazza abbia mosso solo un unico passo sulla tettoia, un movimento troppo limitato per un suicidio del genere. La sciarpa utilizzata era inoltre molto corta e non era stato realizzato un nodo scorsoio. Poi c’è il particolare delle calze smagliate, all’altezza delle cosce, sulla parte anteriore. Ma il corpo di Roberta fu trovato col lato frontale rivolto verso l’esterno, quindi le calze avrebbero dovuto rompersi nella parte posteriore delle gambe. In tutto questo lasso di tempo, inoltre, dov’era Davide Falcone? Lui ha dichiarato di non aver più visto la ragazza dopo le 2 del 6 gennaio ma la versione è stata smentita da cinque testimoni che hanno parlato di un violento tra Roberta e Davide alle 3 di notte. Non solo. Dagli audio delle immagini di videosorveglianza si sentono la voce della ragazza urlare “vattene” ed ad altri rumori fino alle 3.52. Quindi ben oltre l’orario indicato dall’ex fidanzato.  Il Gip ha pertanto disposto una serie di consulenze tecniche su file audio e video, sulla verifica di voci e rumori registrati nella notte, altre immagini di videosorveglianza nella zona su via brindisi angolo via del lavoro. Consulenza sulle impronte e sulla compatibilità delle stesse con un suicidio. Entro tre mesi il Pm dovrà espletare le indagini.

Le neo sindache più suffragate sono state Giovanna Bruno ad Andria e la sindaca di Bitetto Fiorenza Pascazio. In Puglia il primo turno della tornata elettorale delle amministrative che ha coinvolto 54 Comuni della regione, si è chiuso con 48 sindaci eletti, 11 dei quali in città con oltre 15mila abitanti, mentre in altre sei si andrà al secondo turno di ballottaggio il 7 e l’8 giugno. Dei 48 sindaci eletti, 40 sono uomini e 8 donne. Le neo sindache più suffragate, entrambe uscenti e riconfermate dall’esito delle urne, sono state la prima cittadina di Andria, capoluogo della provincia Bat, Giovanna Bruno (Pd) che ha superato il 77% dei consensi; e la sindaca di Bitetto, in provincia di Bari, Fiorenza Pascazio (centrosinistra), che è anche presidente regionale dell’Anci, eletta con oltre il 68% dei consensi. Nel resto della provincia di Bari sono stati eletti sette sindaci uomini. Nel Foggiano eletti otto uomini e due donne, a Ordona e Rocchetta Sant’Antonio. Sempre nel Foggiano, a San Giovanni Rotondo, unica città della provincia che andrà al ballottaggio, sarà sfida tra due candidate donne. In Salento eletti 16 sindaci uomini e tre donne (a Melpignano, Monteroni di Lecce e Corigliano d’Otranto).Nel Tarantino quattro uomini e una donna (a Fragagnano).Nel Brindisino, a Mesagne, c’è il sindaco più suffragato della regione, Francesco Michele Rogoli del campo largo, che ha ottenuto oltre l’86% dei consensi. Andranno al ballottaggio il capoluogo della Provincia Bat Trani, Molfetta nel Barese, San Vito dei Normanni nel Brindisino, San Giovanni Rotondo nel Foggiano, Casarano e Tricase nel Leccese.

I risultati negli altri comuni. È stata del 60,75% l’affluenza al voto per le amministrative in Basilicata, due punti in meno rispetto alla precedente tornata. Sedici i centri interessati, nessuno con più di 15 mila abitanti. Il comune più popoloso Lauria, dove ad aggiudicarsi la vittoria è stato Antonio Rossino. Altra sfida attesa quella di Sant’Arcangelo, nel Potentino, dove l’ex governatore lucano Vito De Filippo, 63 anni, ex parlamentare e sottosegretario è stato eletto sindaco nel suo paese d’origine, che conta circa seimila abitanti. Gli altri sindaci eletti in provincia di Potenza sono: Carmine Luca Lombardi ad Acerenza;Umberto Di Matteo a Castronuovo di Sant’Andrea;Domenica Paglia a Cersosimo;Ilenia Magaldi a Corleto Perticara;Andrea Lacerenza a Filiano;Pasquale Ciancia a Francavilla in Sinni;Antonio Rubino a Moliterno; Nicola Gulfo a Sarconi. In provincia di Matera: Pietro Varvarito ad Accettura;Vincenzo Lacopeta a Craco,Filippo Carretta a Grottole;Antonietta Zaccaro a Salandra; Giuseppe Antonio Domenico Esposito a San Giorgio Lucano;Maria Anglona Adduci a Tursi.

Stando alle ricostruzioni, il giovane era già uscito di casa armato. Omicidio Bakari. Quello in foto è il coltello impugnato da uno dei minorenni indagati per l’omicidio del maliano, morto a Taranto il 9 maggio per i tre fendenti inferti da uno dei due 15enni, che ha compiuto 16 anni qualche giorno fa. Stando alle ricostruzioni, il giovane era già uscito di casa armato. Il giorno dei primi 5 fermi, a poche ore dalla brutale aggressione, il minorenne non era stato subito rintracciato ma si è costituito, presentandosi in questura nella serata dell’11 maggio, rivelando anche dove avesse gettato il coltello di 15 cm, una lama di 6. L’aveva buttato in un cespuglio, nel tentativo di disfarsene. Dall’autopsia è emerso che la morte è stata causata dalle coltellate. Da una ferita al polmone e all’aorta.

Lo scrutinio a rilento fotografa la spaccatura del centrosinistra: il medico e il preside si sfideranno tra due settimane, caccia ai voti del terzo polo civico. Sarà il ballottaggio a Trani a decidere il nome del nuovo sindaco, poiché nessuno dei candidati è riuscito a ottenere la vittoria al primo turno. Le elezioni comunali a Trani vedono un centrosinistra frammentato dalla scissione di una parte del Partito Democratico e dal mancato accordo con il Movimento 5 Stelle, impedendo così a Marco Galiano di ereditare immediatamente la fascia tricolore dal sindaco uscente Amedeo Bottaro. Con uno scrutinio che procede a rilento, i dati parziali indicano Marco Galiano oltre il 42% dei voti, sostenuto da una coalizione che schiera PD, Popolari, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra, Popolari con Galiano e Per. A sfidarlo al secondo turno sarà Angelo Guarriello al 30%, candidato del centrodestra unito con Fratelli d’Italia, Forza Italia, Movimento Trani Libera e la lista civica Angelo Guarriello. In questo scenario diventa decisivo il ruolo del terzo sfidante, Giacomo Marinaro al 20% circa delle preferenze; l’ex presidente del consiglio comunale, uscito dal PD insieme a un folto gruppo di consiglieri, guida un polo civico composto da Marinaro Sindaco per Trani, Prossimamente, Giacomino Sindaco, Essere in Azione, Prima di tutto Trani e Partito Socialista. Nel commentare i primi risultati delle elezioni a Trani, il dirigente scolastico Marco Galiano si è detto orgoglioso di una cavalcata straordinaria partita da zero solo sei mesi fa, confermando l’intenzione di dialogare nelle prossime due settimane anche con l’elettorato civico di centrosinistra che ha sostenuto Marinaro. Sul fronte opposto, il medico urologo Angelo Guarriello ha rassicurato tutti sulle proprie condizioni di salute dopo un lieve malore e ha rilanciato la sfida, sottolineando la compattezza della coalizione di centrodestra e l’importanza di avere un filo diretto con il governo nazionale a Roma per il rilancio strutturale della città. Dal canto suo, Giacomo Marinaro non si sbilancia ancora su eventuali apparentamenti per il ballottaggio, dichiarando che la scelta dipenderà dalla reale convergenza sul proprio programma politico da parte di entrambi gli schieramenti in corsa.

La Dia di Bari e la Squadra Mobile della Bat hanno eseguito complessivamente 15 misure cautelari, nell’ambito di un’inchiesta che riguarda anche un gruppo dedito al riciclaggio di denaro fra Italia e Albania. Un affronto pagato con il sangue per aver messo in discussione l’autorevolezza del proprio interlocutore. Ad un anno di distanza la Dda di Bari arresta i presunti responsabili dell’omicidio del barbiere barlettano di 26 anni Francesco Diviesti, ucciso da 5 colpi esplosi da due pistole il 25 aprile dello scorso anno, il cui cadavere è stato poi rinvenuto carbonizzato quattro giorni più tardi in una cava di tufo isolata delle campagne di Canosa. In tre rispondono di omicidio volontario premeditato e aggravato dalle modalità mafiose; Igli Kamberi, 40enne albanese irreperibile dopo l’omicidio e poi rintracciato in Ungheria, già in carcere per la detenzione di 24 chili di cocaina. Altre due persone – una in carcere e l’altra ai domiciliari – rispondono invece di favoreggiamento.Tutto nasce da un presunto tentativo di estorsione ai danni della vittima: Diviesti aveva infatti contratto un debito di 500 euro con Kamberi, poi parzialmente compensato con il noleggio di un’autovettura. Nasce un diverbio legato al chilometraggio della macchina. Kamberi – spiegano gli investigatori – il 30 marzo 2025 si reca sulla spiaggia di Barletta dove si trovava Diviesti e gli mette la testa sott’acqua. “Io lo dovevo uccidere oggi”, si sentirà in un’intercettazione. Poi l’omicidio, commesso un mese più tardi, dopo una lite fuori da un bar. Le indagini condotte dalla Dia di Bari, con la collaborazione dell Squadra Mobile della Bat, riguardano in realtà una vicenda più vasta, che vede la collaborazione della Spak, la Procura Speciale Criminalità Organizzata di Tirana. Sono dieci le misure cautelari emesse dall’autorita albanese dei confronti dei presunti componenti di un gruppo dedito al riciclaggio di denaro fra Italia e Albania. “Le organizzazioni criminali albanesi sono oggi le organizzazioni criminali straniere più ramificate e diffuse nell’intera Unione Europea”. Lo ha detto il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Giuseppe Gatti, nel corso della conferenza stampa sull’operazione congiunta tra Italia e Albania relativa all’omicidio di Francesco Diviesti e a un presunto sistema di riciclaggio internazionale. Secondo Gatti, “si tratta di un fenomeno estremamente allarmante e per lungo tempo sottovalutato. Questi gruppi criminali – ha spiegato – sono stati considerati per anni semplice manovalanza, organizzazioni dedite alla prostituzione o al favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Oggi invece ci troviamo davanti a strutture criminali organizzate, capaci di assumere un ruolo centrale nel narcotraffico internazionale e di interagire con le più importanti mafie nazionali e internazionali”.

Maxi operazione della DDA a Squinzano e in tutta la provincia di Lecce: oltre 200 Carabinieri impegnati in perquisizioni e arresti, tra i reati contestati spaccio di droga, armi e l’inquietante ritorno delle vecchie liturgie di iniziazione. Sono 52 gli indagati nell’operazione antimafia “Core” che questa mattina all’alba nell’area del Nord Salento ha portato i carabinieri del comando provinciale di Lecce ad eseguire 30 misure cautelari, 27 in carcere e 3 ai domiciliari. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, incendio, violenza privata e minacce con l’uso delle armi, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. L’indagine, denominata “CORE” dal soprannome ricorrente nel corso delle conversazioni intercettate, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, avviata nel dicembre 2022 a seguito del tentato omicidio di Roberto Napoletano. un pregiudicato di Squinzano, all’epoca dei fatti 36enne. L’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività della Scu nel Nord Salento in particolare nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo, operando un controllo sui territori di come la Scu operasse un controllo sui territori affiancata da una associazione parallela dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana, approvvigionate e distribuite prevalentemente a Squinzano e nei comuni limitrofi, con disponibilità di armi e ricorso a condotte violente funzionali al controllo del territorio. Dalle indagini sono emerse antiche logiche del sodalizio mafioso salentino, che per gli investigatori denoterebbero come il vincolo associativo continui a fondarsi su regole, simboli e ritualità che restano tuttora centrali nella coesione e nell’operatività del sodalizio. Come i tre “summit” criminali, svoltisiall’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo, anche in un’abitazione del centro storico di Lecce, nel corso dei quali sarebbero stati celebrati veri e propri riti di affiliazione mafiosa e impartite direttive in ordine all’approvvigionamento e alla vendita di sostanze stupefacenti, al sostegno economico dei sodali detenuti e alla gestione dei contrasti interni ed esterni attraverso la forza intimidatrice del vincolo associativo. Il rito di affiliazione documentato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo prevedeva l’incisione diuna croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome dell’affiliando, seguita dal bacio sulle labbratra i partecipanti al rito. Elementi riscontrati su alcuni degli indagati successivamente arrestati. In altri casi, il rituale veniva ulteriormente rafforzato dal dono di una collanina recante un crocefisso e dalla celebrazione dell’evento con dolci e spumante, particolari che contribuiscono a delineare il carattere simbolico e fortemente identitario dell’affiliazione all’interno del sodalizio mafioso. Le intercettazioni e i servizi di osservazione hanno anche restituito il quadro di un gruppoparticolarmente prudente nelle proprie mosse. Emblematico quanto avvenne nei primi giorni digiugno 2023, in occasione della festa dell’Arma dei Carabinieri organizzata a Lecce: alla vista di uninsolito numero di mezzi in circolazione, alcuni appartenenti al sodalizio sospettando l’imminenzadi una retata, si allontanarono dalle proprie abitazioni, salvo poi scoprire che la presenza dei veicoli era legata da una celebrazione in corso. Nel corso delle indagini sono state sequestrate armi, munizionamento, polvere da sparo e droga ed eseguiti 13 arresti in flagranza di reato per detenzione di stupefacenti e armi. In particolare è emerso come i sodali chiamassero le pistole utilizzate con nomi di donna, come “Giulia”, “Patrizia” e “Gisella”,ulteriore elemento che evidenzia la peculiarità e il carattere ritualizzato del rapporto con le armiall’interno della struttura criminale. Qui di seguito le dichiarazioni del Ten. Col. Cristiano Marella, Comandante del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, del Comando Provinciale Carabinieri di Lecce.

Voto plebiscitario per la sindaca uscente di centrosinistra che batte Sabino Napolitano e allontana le voci sulle Politiche: “Andria non è più in macerie”. L’ingresso nel comitato elettorale è un’esplosione di pure emozioni, mentre dagli altoparlanti risuona a volume elevatissimo il celebre brano Viva la vida dei Coldplay e una t-shirt bianca mostra sul petto la scritta “Ancora Giovanna” e sulla schiena lo slogan simbolo “Andiamo avanti”, elementi che accompagnano il sorriso e le lacrime di gioia di Giovanna Bruno che, tra abbracci, strette di mano, cori da stadio e lo sventolio di fazzoletti arancio legati al collo e ai polsi, celebra ufficialmente la sua proclamazione a sindaca di Andria per il secondo mandato. I dati emersi dallo scrutinio delle schede elettorali delineano una vittoria schiacciante, un vero e proprio voto plebiscitario per il centrosinistra ad Andria che vede la prima cittadina uscente incassare oltre il 75% dei consensi, staccando nettamente lo sfidante ufficiale del centrodestra, Sabino Napolitano, rimasto ancorato ad appena il 25% delle preferenze totali. Subito dopo l’intensissimo abbraccio con il padre, la riconfermata sindaca ha urlato a gran voce la frase “Io resto qui”, un messaggio politico chiaro e mirato a scacciare definitivamente i fantasmi e i retroscena che hanno aleggiato durante l’infuocata campagna elettorale ad Andria, periodo in cui molti avversari scommettevano su una consiliatura breve, ipotizzando una sua dimissione anticipata utile solo a spiccare il volo verso Roma in vista delle prossime elezioni politiche 2027. Nel ribadirsi orgogliosa del risultato storico raggiunto, la sindaca si è immediatamente rivolta a quel 25% di elettori che ha scelto Napolitano, esprimendo l’auspicio che anche loro possano imparare a scommettere su questo progetto per riscoprirsi parte di una grande comunità che nel 2020 era stata ereditata in macerie, politicamente umiliata, dopo l’era del centrodestra guidata dall’ex sindaco Giorgino che era purtroppo sfociata nel commissariamento del Comune di Andria e nel pesante dissesto delle casse comunali. Continuando il suo discorso davanti alla folla dei sostenitori, circondata dall’affetto del marito e dei suoi figli, la prima cittadina ha rifiutato l’idea che si tratti di un successo puramente personale, preferendo interpretarlo come una vittoria collettiva legata sì alla sua storia nella città, ma soprattutto alla capacità della coalizione di superare i personalismi e le divisioni per fare sintesi democratica, evidenziando inoltre come il progetto politico sia stato fortemente premiato da tantissimi giovani elettori e nuovi candidati che lavoreremo insieme per restituire al territorio la visibilità che merita, poichè Andria ha dimostrato ancora una volta di essere una città capace di amare oltre ogni ostacolo e formata da gente laboriosa che non si arrende, motivo per cui la macchina amministrativa non subirà battute d’arresto e il lavoro per la comunità ripartirà in maniera incessante già dalle prossime ore.

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