
Da Verona a Manduria per vivere nella natura: la storia di Nicholas e Francesca
“Non ci paragonate, però, alla famiglia che vive in un bosco a Palmoli, qui non ci manca nulla” Nicholas e Francesca tre anni fa hanno
“Non ci paragonate, però, alla famiglia che vive in un bosco a Palmoli, qui non ci manca nulla”. Nicholas e Francesca tre anni fa hanno deciso di stravolgere la loro vita. Di inseguire la libertà. La città, Verona, il traffico, la corsa frenetica. Per Nicholas tutto questo era diventato una trappola. Così lui e Francesca, originaria di Taranto, hanno deciso di trasferirsi in Puglia, a Marina di Manduria. Hanno acquistato un rudere che Jonathan, con le mani sapienti di un artigiano, sta trasformando. Oggi vivono in mezzo alla natura, con gli animali, si prendono cura dell’orto e sognano davanti al mare. Interviste a Nicholas e Francesca
Pubblicata dal Sole 24 Ore l’indagine 2025. Le nostre province restano tutte nella seconda metà della classifica nazionale. Non migliora la qualità della vita in Puglia e in Basilicata. Tutte le province restano ferme dove erano lo scorso anno. L’unico movimento è Bari, che perde due posizioni e scende al 66º posto. Il peggioramento è legato soprattutto agli indicatori economici: il capoluogo resta sotto la media nazionale per reddito e capacità di spesa, pesa inoltre la fragilità dell’occupazione stabile e l’elevata percentuale di imprese in difficoltà. Sul piano della sicurezza rimane nella parte bassa, con valori elevati per furti e truffe informatiche. Meglio negli indicatori su ambiente e servizi, sopra la media nell’indice del clima. Lecce, stabile all’80º posto, ha la natalità tra le più basse d’Italia e cresce in età media. La provincia si distingue con una quota altissima di energia da fonti rinnovabili, prossima al 100%, e risulta più solida nella qualità dell’aria e nella partecipazione culturale. La Bat, ferma all’85º posto, somma criticità nei servizi pubblici e nei parametri di giustizia e sicurezza, dove i livelli di reati predatori restano alti. Brindisi, all’87º posto, risente di redditi bassi, pochi investimenti e un mercato del lavoro poco dinamico. Foggia, 97ª, soffre una combinazione pesante di insicurezza, scarsa qualità dei servizi e dinamiche sociali negative, con una delle più alte percentuali di giovani che lasciano il territorio. Taranto, 98ª, risulta tra le peggiori province italiane negli indicatori sanitari e ambientali: elevata incidenza delle patologie respiratorie, qualità dell’aria molto bassa e un punteggio quasi di fondo scala nella qualità della vita degli anziani. In Basilicata, Matera, al 78º posto, mantiene buoni risultati negli indicatori culturali ma resta indietro nei parametri economici e nel mercato del lavoro. Potenza, all’83º posto, mostra difficoltà nei servizi e nelle infrastrutture.
Si tratta di Serena Brancale, Raf, Ermal Meta, Arisa e Chiello. Sono cinque i cantanti pugliesi e lucani in gara al Festival di Sanremo 2026. Li ha annunciati, insieme agli altri, il direttore artistico Carlo Conti. Si tratta di Serena Brancale, cantante barese che torna dopo aver gareggiato nell’ultima edizione con la canzone “Anema e core”. Con lei ci sarà anche Raf, all’anagrafe Raffaele Riefoli, pugliese di Margherita di Savoia. E poi Ermal Meta, albanese trasferitosi a Bari con la famiglia quando aveva solo 13 anni. Dalla Basilicata torna Arisa e invece sarà il primo festival per il suo conterraneo Chiello, rapper di Venosa, nome d’arte di Rocco Modello.
Taranto può vivere senza Ilva. Le alternative ci sono. È stato questo l’intento della manifestazione organizzata da diverse associazioni. . Una città senza Ilva. Questo ha voluto dimostrare, attraverso tante testimonianze, la manifestazione itinerante “L’ora di Taranto”, il movimento nato sui social. Non la Taranto delle cronache industriali, ma una Taranto sussurrata dalle onde del suo mar Piccolo, scrigno di biodiversità marina, da un patrimonio archeologico e storico di inestimabile valore custodito al Museo Archeologico nazionale, dall’energia di giovani che, hanno scelto di non andare via e con tanti sacrifici, investono nella città. Un percorso alternativo grazie alle potenzialità straordinarie che ha la città che, però, vengono mortificate e ignorate, dicono i manifestanti. E invece ancora una volta il Governo e le istituzioni cercano di salvare la fabbrica. Da quasi vent’anni non si fa altro. Peccato che quando la piazza avrebbe dovuto raccogliere questo grido, l’assenza ha parlato più forte della presenza. Dov’erano i tarantini? È facile osservare da lontano, criticare, lamentarsi che scendere in piazza e rischiare di esporsi. Questa apatia rappresenta il vero grande ostacolo al cambiamento per Taranto.
Inaugurato a Pergola il centro di monitoraggio ambientale, intitolato alla memoria di don Gerardo Marsico. Testo Il Gruppo lucano della protezione civile ha da oggi a disposizione un Centro di monitoraggio ambientale, intitolato alla memoria di don Gerardo Marsico. Un importante strumento di controllo capace di preservare le bellezze naturali del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese e di supportare tutte le attività del Gruppo. È stato inaugurato a Pergola, frazione di MArsico Nuovo, in occasione del 17simo raduno nazionale dell’associazione di protezione civile presente in Basilicata, Campania e Calabria con circa 100 sedi e migliaia di volontari, iscritta dal Dipartimento Nazionale nell’elenco centrale delle organizzazioni di volontariato di Protezione Civile. Intervistati: Pierluigi Martoccia, presidente nazionale del Gruppo Lucano; Antonio Tisci, presidente del Parco dell’Appennino Lucano; Pasquale Pepe, vicepresidente della Regione Basilicata
Oltre 1200 iscritti e più di 42 km. Intanto è stato inaugurato il villaggio del maratoneta. Domenica 30 novembre torna la Due Mari Marathon di Taranto. Gli atleti attraverseranno la città in un percorso di 42 km. La manifestazione è supportata dal Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo. Interviste a Giuseppe Salerno, vice presidente ASD Nuova Atletica Taranto; Serena Tardiota, resp. Segreteria tecnica Giochi del Mediterraneo
Sì salute e ambiente, ma attenzione anche ai giovani e alla cultura: è quanto chiede la professoressa Motolese, fondatrice della biblioteca del quartiere Tamburi di Taranto, al neo presidente Decaro. I giovani, i libri, il quartiere: le passioni di una vita per Carmen Galluzzo Motolese. E anche le priorità posate sotto lo sguardo del nuovo governatore della Puglia, Antonio Decaro. 25 anni di insegnamento al quartiere Tamburi di Taranto e l’amore per la cultura e la città espressi tra scuola, Unesco, CSV, museo etnografico Majorano; in consiglio comunale e istituendo l’associazione e la biblioteca Marco Motolese, dedicata al figlio scomparso a 17 anni. Inaugurata nel 2009, conta 36mila libri di cui 19mila inseriti nel Sistema Biblioteche Nazionali, e una sezione per bambini, nel reparto di Pediatria del SS Annunziata. A Decaro chiede uno sguardo attento, sì all’ambiente e al lavoro, ma soprattutto alle scuole, alle famiglie, all’istruzione, alla cultura. Intervista a Carmen Galluzzo Motolese, resp. Biblioteca Marco Motolese
Misure di prevenzione o di esclusione? Tema delicato e attuale al centro del convegno nel dipartimento di Giurisprudenza a Bari. Contrastare la criminalità per garantire la piena fruibilità degli spazi pubblici e difendere la sicurezza urbana. Le misure ci sono: dopo il daspo, le zone rosse, in cui è limitato se non vietato l’accesso a soggetti ritenuti pericolosi, spesso con precedenti, che hanno comportamenti molesti, consumano alcool o droghe. I dettagli del provvedimento definito “daspo urbano” sono stati forniti dal Prefetto di Bari nell’incontro organizzato dall’associazione studenti per Giurisprudenza. Riprese e montaggio di Cosimo CaragiuloInterviste a Francesco Russo, prefetto di Bari; Vito Leccese, sindaco di Bari; avv. Guglielmo Starace, consigliere ordine avvocati Bari
Dopo anni di proteste, vertenze e battaglie civiche la discarica, precedentemente usata come cava per l’estrazione di materiali, non riaprirà più. Addio all’ex discarica di Grottaglie. Il sito non aprirà mai più. Ad assicurarlo il sindaco D’Alò che, insieme alla società Linea Ambiente, ha effettuato un sopralluogo al sito, esempio di rigenerazione ambientale. Intervista a Lorenzo Zanniboni, pres. società Linea ambiente; Ciro D’Alò, sindaco di Grottaglie
Ha trovato la sua madre biologica dopo anni di ricerca e adesso cerca il papà. La storia di Maria. Le foto dei suoi genitori le mostra con orgoglio, da figlia che a loro deve tutto, non ci sono più Lazzaro e Filomena, la adottarono che aveva pochi mesi in un orfanotrofio di Bari, la mamma biologica era stata costretta ad abbandonarla. Maria, che anni fa rivolse anche un appello ai nostri microfoni per cercarla, l’ha ritrovata in un paesino della Basilicata grazie ad un test del DNA e alla compatibilità con un parente della donna. Adesso cerca il suo papà biologico. Intervista a Maria Patruno
Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno della provincia di Bari con il triplo degli abitanti. Oscenità che la legge Mennea avrebbe scongiurato con una distribuzione più equilibrata dei seggi. Rimane chiusa nel cassetto la proposta di correzione della legge elettorale pugliese che avrebbe evitato il déjà-vu di contestazioni e ricorsi post voto. Il testo, a firma del consigliere regionale uscente Mennea, non rieletto, è stato proposto due volte: a giugno 2024 ed a gennaio 2025, ma in entrambi i casi senza successo. La riforma elettorale è rimasta sull’uscio della commissione consiliare anche per l’ostruzionismo bipartisan dei partiti più grossi Pd e Fratelli d’Italia. Risultato in quindici mesi i gruppi consiliari pur contestandola apertamente si sono guardati bene dal cambiare la norma del 2005 tranne che per la parità di genere, approvata con una leggina a parte. Un’inerzia stucchevole visti i disastri creati nelle ultime tornate elettorali da regole del voto capestro. Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno della provincia di Bari con il triplo degli abitanti. Oscenità che la legge Mennea avrebbe scongiurato con una distribuzione più equilibrata dei seggi, abbassando lo sbarramento dal 4 al 2,5% per favorire i partitini ed introducendo il supplente, il subentro del primo dei non eletti al consigliere nominato assessore. Alla fine il consiglio regionale ha dato priorità al Tfm, la riesumazione della liquidazione per gli inquilini del palazzo – poi bocciata – lasciando intatta una legge elettorale scandalosa che da 15 anni produce solo ingiustizie e incertezza.
La questione riguarda anche le farmacie: il programma utilizzato per le prenotazioni risulta totalmente bloccato. Negli ultimi due giorni in tutta la provincia di Lecce non è stato possibile prenotare prestazioni sanitarie: il sistema informatico del Cup, il centro unico di prenotazioni, è andato nuovamente in tilt. Dal pomeriggio di mercoledì il sistema Wvs risulta bloccato e di conseguenza gli operatori non hanno potuto effettuare alcuna operazione. Il risultato è purtroppo noto: lunghe code fuori dai centri Cup e poi una volta arrivati i pazienti sono dovuti tornare indietro con la necessità di dover rimandare la prenotazione in altra data. Impossibile fissare visite mediche, esami diagnostici o pagare il ticket. E se si prova a contattare telefonicamente il cup, anche in questo caso l’attesa e interminabile. La questione riguarda anche le farmacie: il programma utilizzato per le prenotazioni risulta totalmente bloccato. Non è la prima volta che si verifica un disservizio del genere nelle sette strutture sanitarie dell’Asl di Lecce. Il server è andato in tilt per diverse ore sbloccandosi solo nella tarda mattinata, ma comunque a ritmi lentissimi.
Nel 2024 in Europa sono stati registrati 24.164 nuovi casi di infezione da Hiv, un tasso di 5,3 diagnosi ogni 100.000 abitanti. Ti ricordi l’Aids? Quella parola che negli anni ’80 e ’90 faceva paura solo a sentirla nominare, che riempiva i telegiornali e scuoteva le coscienze, oggi sembra quasi scomparsa dal discorso pubblico, ma non dalla realtà. Nel 2024 in Europa sono stati registrati 24.164 nuovi casi di infezione da Hiv, un tasso di 5,3 diagnosi ogni 100.000 abitanti: numeri che appaiono in calo rispetto al passato, ma che secondo il report dell’Oms e dell’Ecdc devono essere letti con prudenza, perché la diminuzione potrebbe riflettere ritardi nelle segnalazioni e non una reale frenata del contagio. E mentre l’Europa osserva questi dati con preoccupazione, uno sguardo al Sud Italia, soprattutto a Puglia e Basilicata, mostra un mosaico fatto di progressi, fragilità e nuove consapevolezze che avanzano lentamente ma con forza. In Puglia la situazione si muove su due velocità: nelle città più grandi, come Bari, Lecce e Taranto, il test è più accessibile, le campagne informative più diffuse, la PrEP comincia a entrare nei comportamenti preventivi di giovani e adulti, e la normalizzazione del tema avanza grazie al lavoro delle associazioni. Ma basta uscire dai centri principali per scivolare in una realtà diversa, dove lo stigma pesa di più, il test viene percepito ancora come qualcosa “per altri”, e molte persone scoprono la positività quando compaiono i sintomi avanzati. Non è raro che la diagnosi arrivi in pronto soccorso o durante un ricovero per patologie correlate, quando ormai l’infezione ha compromesso il sistema immunitario. Eppure proprio in queste aree si sta muovendo un vento nuovo: screening nelle scuole, test rapidi durante gli eventi pubblici, sportelli universitari, piccoli gruppi di attivisti che lavorano nell’ombra e cambiano il territorio una conversazione alla volta. In Basilicata, regione meno popolosa e più dispersa, la sfida principale è la distanza. Potenza e Matera sono i due poli specialistici, ma per chi vive nei comuni interni il test diventa un viaggio, quasi un ostacolo logistico oltre che culturale. Gli operatori sanitari raccontano che molte diagnosi emergono tra adulti o persone di mezza età che non hanno mai considerato l’idea di controllarsi e arrivano alla verità solo quando compaiono segnali clinici importanti. Tuttavia anche qui si sta aprendo un nuovo scenario: campagne nei consultori, iniziative dedicate ai giovani, distribuzione di autotest, formazione nelle scuole. In un territorio segnato dallo spopolamento, l’educazione alla salute diventa una strategia di resistenza comunitaria, un modo per colmare distanze fisiche e culturali. Nel resto d’Europa il quadro resta complesso: più della metà delle diagnosi avviene troppo tardi e nell’Ue/See il 48% dei nuovi casi presenta una conta dei linfociti CD4 sotto le 350 cellule/mm³, un terzo addirittura sotto le 200, cioè in fase già avanzata. La diagnosi tardiva colpisce soprattutto uomini eterosessuali, consumatori di droghe iniettive e persone anziane, con forti differenze territoriali. Il direttore regionale dell’Oms per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, parla di una “crisi silenziosa”: sempre più persone convivono con l’Hiv senza saperlo, alimentando inconsapevolmente la trasmissione. La paura del test, lo stigma, la sensazione di non essere a rischio continuano a essere barriere più forti del virus stesso. Eppure qualcosa sta cambiando: la terapia antiretrovirale è sempre più diffusa, il principio “U=U” è ormai solido, la PrEP si sta espandendo, i test diventano più frequenti nelle popolazioni chiave e i servizi di prevenzione hanno ripreso vigore dopo la pandemia. L’Oms e l’Ecdc chiedono però di fare di più: rendere il test un gesto ordinario, facilitare l’autotest, raggiungere chi vive ai margini o lontano dai centri sanitari. Perché il vero nemico, oggi, non è più la malattia, ma il silenzio. In un’Europa che sembra parlare meno di Hiv ma che continua a conviverci, il Sud Italia mostra una verità semplice: la prevenzione funziona quando la comunità si mette in movimento. E mentre Puglia e Basilicata provano a trasformare il test in un gesto normale, la sfida più grande resta sempre la stessa: ricordare che l’Hiv non è un fantasma del passato, ma una realtà che si può controllare, curare e prevenire, a patto che nessuno scelga di voltarsi dall’altra parte.
Gli errori più diffusi sono noti e, ormai, quasi proverbiali: grafie come “qual’è”, “pultroppo”, “propio”. L’apostrofo risulta il primo colpevole, con il 62% degli intervistati che non ne padroneggia l’uso. Sette italiani su dieci inciampano nella grammatica italiana: è quanto emerge da un’indagine condotta da Libreriamo, un media digitale nato oltre dieci anni fa e dedicato alla promozione della cultura, della lettura e dell’educazione linguistica. La piattaforma, punto di riferimento nazionale per lettori, docenti e operatori culturali, monitora quotidianamente fenomeni legati alla lingua e ai comportamenti comunicativi online, attraverso ricerche, campagne social e contributi di esperti. Per questa indagine, Libreriamo ha analizzato un campione di 1.600 italiani tra i 18 e i 65 anni, monitorando blog, forum, social network e affiancando il tutto con il giudizio di un panel di venti tra linguisti, sociologi e letterati. I risultati raccontano un’Italia che comunica sempre di più, ma che spesso perde per strada le fondamenta della correttezza grammaticale. Gli errori più diffusi sono noti e, ormai, quasi proverbiali: grafie come “qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “avvolte”, assieme a storpiature come “al linguine”, “salciccia”, “cortello”, senza dimenticare “c’è ne” e “c’è né”, oppure le abbreviazioni da chat come “ke fai?”, “xché”, “tt bene”, ormai talmente radicate da essere usate anche in contesti formali. L’apostrofo risulta il primo colpevole, con il 62% degli intervistati che non ne padroneggia l’uso: “un’amica” richiede l’elisione, “un amico” no; “un po’” è un troncamento, mentre grafie come “pò” rimangono errori sempre più diffusi. Subito dopo arriva il congiuntivo, che continua a rappresentare il terreno minato della lingua italiana per il 56% del campione: forme come “se andavi”, “credo che è” o “penso che lo fa” sono così frequenti da essere diventate oggetto di discussione costante nei media e persino nei talk televisivi. Seguono i pronomi sbagliati (52%), con “gli” usato al posto di “le”, la declinazione verbale confusa (50%), gli errori nella distinzione tra C e Q (48%), le incertezze tra “ne” e “né” (44%), la punteggiatura approssimativa (39%) e infine l’uso poco consapevole delle forme eufoniche “e/ed”, “a/ad” (35%). Per gli esperti, il problema è strutturale. “La lingua si indebolisce quando la rapidità sostituisce la precisione – ha spiegato Marcello Vitale, linguista e membro del panel –. Non parliamo di mancanza di intelligenza, ma di una progressiva perdita di abitudine alla cura della parola, una conseguenza diretta della comunicazione digitale continua e frettolosa”. Non a caso, tra i rimedi indicati dagli intervistati figurano la lettura regolare (66%), la scrittura a mano (43%), un uso equilibrato dei chatbot linguistici (55%), il contenimento di anglismi e neologismi superflui (51%) e il ricorso a giochi linguistici come cruciverba, anagrammi o esercizi di sintassi (47%). Sul fronte territoriale, pur non essendo forniti dati regionali specifici, gli esperti di didattica individuano differenze significative, soprattutto nel Sud. In Puglia, ad esempio, gli ultimi anni hanno visto un miglioramento sensibile nelle competenze linguistiche degli studenti, in particolare nelle province più dinamiche culturalmente come Bari e Lecce, dove biblioteche, festival letterari e reti scolastiche attive stanno contribuendo a rafforzare l’esposizione alla lettura. Tuttavia persistono difficoltà marcate nelle zone interne e rurali, dove i docenti segnalano problemi più frequenti nella punteggiatura, nella costruzione del periodo e nell’uso del congiuntivo, spesso influenzati da modelli comunicativi informali tipici dei social e da una minore disponibilità di contesti di lettura domestica. Anche il bilinguismo con il dialetto, ricco e vivace ma molto diverso dall’italiano standard, può generare qualche interferenza soprattutto nella morfologia verbale. In Basilicata, regione caratterizzata da una popolazione scolastica numericamente ridotta ma molto variegata, la situazione appare ancora più articolata. Le scuole delle aree urbane come Potenza e Matera registrano un buon livello di competenze linguistiche, mentre nei centri più piccoli emergono difficoltà soprattutto nella morfologia dei verbi, nell’uso dei pronomi e nella comprensione di testi complessi. Secondo diversi insegnanti lucani, pesa ancora la scarsa diffusione della lettura quotidiana, spesso sostituita da un uso intensivo dello smartphone fin dalla preadolescenza. Ciò non impedisce alla regione di esprimere eccellenze: negli ultimi anni il territorio ha visto crescere iniziative culturali legate alla lettura e alla scrittura, specialmente dopo la spinta data da Matera Capitale Europea della Cultura 2019, un evento che ha lasciato eredità positive anche nell’ambito educativo. “Nel Sud c’è un potenziale enorme – ha osservato la sociologa dell’educazione Anna Ruggieri – ma servono continuità, investimenti e una vera cooperazione tra scuole, famiglie e istituzioni culturali. Dove questi tre attori collaborano, le competenze linguistiche migliorano in modo evidente”. I linguisti concordano: la grammatica non è un dettaglio di stile, ma una competenza che incide sulla qualità del pensiero e sulla credibilità personale. “Curare la grammatica non è un vezzo – conclude Vitale – ma un modo per essere più chiari, più precisi e più consapevoli. Una società che si esprime meglio è anche una società che pensa meglio”. In un Paese che parla tanto e scrive sempre di più, la sfida è riscoprire lentamente la bellezza della precisione, senza rinunciare alla velocità della comunicazione moderna ma imparando a non sacrificarvi la qualità.
I cittadini chiedono aiuto alla Regione, perché la comunità è composta soprattutto da anziani. Con poco più di 1700 abitanti, Rignano Garganico è il più piccolo Comune del Promontorio. Lo spopolamento avanza in modo inarrestabile: nel 2002, i residenti erano 2300. Ogni anno si registrano mediamente una trentina di decessi e meno di 10 nascite. A complicare la situazione, è la mancanza della postazione del 118. Interviste ad anziani; Luigi Di Fiore, sindaco di Rignano Garganico
Anche l’opposizione ha voluto vederci chiaro, presentando diverse decine di richieste di accesso agli atti. A Lagonegro da mesi ormai non si parla d’altro. Il sindaco vive in una casa che risulta abusiva. Ha presentato una richiesta di sanatoria all’ufficio tecnico che nei mesi scorsi ha ordinato la demolizione dell’immobile. Intervista a Salvatore Falabella, sindaco Lagonegro
I cittadini lamentano la situazione pericolosa delle strade, le risposte del primo cittadino. Sabato, avevamo risposto ad una segnalazione dei residenti di Palombaio, frazione di Bitonto, sulla situazione pericolosa delle strade. Il sindaco Francesco Paolo Ricci ci ha chiamati per dare risposte precise ai suoi cittadini Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo Intervista a Francesco Paolo Ricci, sindaco di Bitonto
Siamo sulla strada Caliandro in zona M, nel cuore della Valle d’Itria. Non troppo lontano dal centro. Martina Franca, oltre 100 famiglie senza acqua potabile, ma anche senza fogna e gas. Hanno avviato una raccolta firme e hanno scritto anche al prefetto.
Un’amara sorpresa per cittadini e turisti. Confusione a Taranto sulle attività per il Natale. In centro spuntano le casette in legno, ma l’assegnazione va deserta e sono chiuse. Unica certezza: non si tratterà di un mercatino natalizio, perché sono destinate alle associazioni.
A portare la sua esperienza sul campo il giornalista del TG1 Giuseppe La Venia. “La violenza e la sua narrazione. Il punto di vista della psicologia, dell’informazione e della letteratura” è il tema del convegno promosso a Bari dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia e dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia. Interviste a Giuseppe Vinci, Presidente Ordine psicologi e psicologhe Puglia; Giuseppe La Venia, giornalista e inviato Rai

“Non ci paragonate, però, alla famiglia che vive in un bosco a Palmoli, qui non ci manca nulla” Nicholas e Francesca tre anni fa hanno

ATTUALITÀ Pubblicata dal Sole 24 Ore l’indagine 2025. Le nostre province restano tutte nella seconda metà della classifica nazionale Non migliora la qualità della vita

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Oltre 1200 iscritti e più di 42 km. Intanto è stato inaugurato il villaggio del maratoneta Domenica 30 novembre torna la Due Mari Marathon di

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Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno

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Nel 2024 in Europa sono stati registrati 24.164 nuovi casi di infezione da Hiv, un tasso di 5,3 diagnosi ogni 100.000 abitanti Ti ricordi l’Aids?

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I cittadini chiedono aiuto alla Regione, perché la comunità è composta soprattutto da anziani Con poco più di 1700 abitanti, Rignano Garganico è il più

Anche l’opposizione ha voluto vederci chiaro, presentando diverse decine di richieste di accesso agli atti A Lagonegro da mesi ormai non si parla d’altro. Il

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